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SCHEDA ARTICOLO N. «01719»

CLASSIFICAZIONE: 5
TIPOLOGIA: AFFINE
AUTORE: GIAMPIERO CIAPPINA
TITOLO: SCONFIGGERE I SENSI DI COLPA
SPAZIATORE bianco

TESTO ARTICOLO

L' Inferno non è uscito solo dalla fantasie di Dante Alighieri, ma
sembra essere inciso profondamente nel DNA delle nostre cellule.
L'uomo moderno appare schiacciato da un macigno di dimensioni
inimmaginabili: il senso di colpa.

Dietro alla facciata della pretesa, della presunzione, si nasconde -
implacabile - un enorme senso di colpa che schiaccia con forza le
nostre anime e le fa inesorabilmente penare.

Durante il lavoro terapeutico con le persone, uno degli elementi che
emergono con maggiore forza e virulenza è la mancanza di merito.
Superata la fase del vittimismo, strettamente collegata alla pretesa
infantile, uno degli ostacoli più grossi alla autentica realizzazione
della persona sono i suoi sensi di colpa.

La fase della pretesa e del vittimismo è quella in cui le persone
conservano in alcune parti della loro personalità adulta "sacche" di
atteggimenti infantili. E' Il momento in cui le persone in analisi si
lamentano di non avere un lavoro migliore, di essere sfortunate in
amore, e che le cose vanno tutte inevitabilmente male.
Man mano che l'analisi procede, la persona comincia ad intravedere che
il vittimismo non aiuta a creare nulla, ma serve unicamente per
rimanere pervicacemente attaccatti ad un seno che non dà più latte. La
persona così comincia ad escogitare nuovi spazi di creatività
personale, dove il vittimismo e la pretesa lasciano il campo agli
sforzi e a quella autodisciplina che la persona stessa mette in atto
per realizzare profondamente se stessa.

Ma la strada che porta ad una autentica realizzazione è costellata di
ostacoli interiori che i nostri genitori e la società ci hanno
inculcato, ma che poi noi stessi abbiamo deciso di adottare e
mantenere.

Ecco allora che un nuovo nemico lo attende in agguato: i sensi di colpa.

I sensi di colpa sono quelli che dicono: "non te lo meriti", "chi ti
ha dato il permesso di stare così bene?", "non sai che la vita è una
valle di lacrime?", "non sai che siamo nati per soffrire e il nostro
paradiso - se non avremo peccato - è solo dopo la morte?".

Ecco quindi che lentamente emerge quel macigno enorme che affligge
tutta la nostra società contemporanea: i sensi di colpa!

Naturalmente i sensi di colpa non sempre parlano un linguaggio così
chiaro ed esplicito. Molto più frequentemente il loro linguaggio è
simbolico, quando non addirittura criptico, o ci parlano per bocca di
qualche altra persona.

Basta però un po' di allenamento e tutti saremo capaci di scoprire i
messaggi dei sensi di colpa nella nostra vita e in quella degli altri.

Quanti di noi hanno fatto l'esperienza che - dopo mesi di duro lavoro
- proprio il giorno prima della partenza per quella settimana in
montagna programmata da tanto tempo, ecco un brutto raffreddore,
oppure un lavoro urgentissimo, la macchina si rompe, la lavatrice
allaga casa, o qualcos'altro ci impedisce la partenza verso il
"meritato" godimento. Certo "meritato" va tra virgolette: perchè mai
abbastanza riusciremo a darci il permesso di GODERE e di ESSERE
FELICI.

Ecco la vera colpa:

GODERE non ci è permesso!!!

Ecco perchè dico che l'Inferno è dentro le nostre cellule, scritto a
caratteri cubitali nel nostro DNA.

GODERE è una colpa che non possiamo permetterci: sicuramente qualcosa
arriverà a rompere l'incanto, a rovinare la serenità che ci siamo
costruiti anche in piccole cose.

GODETE, GODETE, GODETE più che potete: e non è un inno alla lussuria.

E' un inno alla vita, al dono che tutti noi abbiamo ricevuto. Il vero
peccato è quello di gettare la nostra vita nel vittimismo, nelle
malattie, nella pretesa di un partner perfetto, di un lavoro
miliardario, di una vita irrealizzabile e nell'attesa che tutto questo
un giorno ci sarà concesso.

"La vita è adesso" - recita una canzonetta e la cosa migliore che
potete fare per voi stessi e per le persone che amate è quella di
GODERE e di far GODERE.
Questo significa riconoscere che la vita è un dono e che dobbiamo
esserne grati a Dio, alla Natura, all'Universo, e ai vostri Genitori
che ne sono stati lo strumento.
Voi siete già un miracolo di gioia e beatitudine: dovete solo
scegliere, decidere da che parte stare.

Non voglio attaccare chi è malato o sfortunato: voglio dire che la vita è tua!

Il tuo corpo è il miracoloso risultato di millenni di evoluzione: esso
esprime la gioia della Vita Universale in tutta la sua perfezione.

I sensi di colpa possono inquinare questa gioia, portando nella nostra
vita malumori, blocchi emotivi, spesso malattie vere e proprie.
Talvolta l'incapacità di GODERE è talmente forte che incosapevolmente
ci mettiamo in condizioni difficili, spesso dolorose, ci esponiamo al
pericolo di incidenti: tutto perchè darci il permesso di realizzarci,
di stare bene è uno dei doni più grandi che possiamo chiedere.

Ecco perchè i sensi di colpa, una volta che siamo riusciti a scorgerli
negli angoli nascosti della nostra personalità, che siamo riusciti a
scovarli e a riconoscerli, dobbiamo subito metterceli sotto i piedi:
sì, sotto i piedi. Vanno schiacciati e dimenticati. Non sarà facile e
non basterà farlo una volta per tutte. I sensi di colpa tornano, come
un'erbaccia la cui radice è molto profonda.

Ma ogni volta di più sapremo riconoscerli sempre meglio, e sempre più
rapidamente sapremo riportare la nostra vita sul binario della gioia.

La gioia non è una condizione esistenziale che ci piove dal cielo; non
è determinata solo da avvenimenti esterni cui l'uomo è impotente
spettatore.

La gioia è prima di tutto una decisione.

Certo non basterà svegliarsi una mattina e dire: "nella mia vita
scelgo di essere felice" perchè questo veramente accada.

Significherebbe essere ancora una volta vittime di quell'onnipotenza
infantile che crede nella realizzazione magica dei desideri.

Ma provate a dirvelo tutte le mattine per un mese di seguito; provate
a osservare dove si annidano i sensi di colpa e le briciole di
depressione: scovateli e imponetevi di non assecondarli.

Qualcosa di straordinario accadrà nella vostra vita.

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