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SCHEDA ARTICOLO N. «01731»

CLASSIFICAZIONE: 4
TIPOLOGIA: CONGENERE
AUTORE: FLORINDA BALLI
TITOLO: PISTIS SOPHIA, MADDALENA, MARIA, IL FEMMINILE NEI VANGELI GNOSTICI (MONOGRAFIA LUNGA)
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TESTO ARTICOLO

Pistis Sophia, Maddalena, Maria, il femminile nei Vangeli Gnostici

di Florinda Balli

Il Dr. J.J. Hurtak e Desiree Hurtak sono gli autori di un importante e
approfondito commentario al Vangelo Gnostico della Pistis Sophia (Fede
e Saggezza), un testo copto riscoperto in Egitto nel 1773 e uno dei
più importanti rotoli cristiani sulle origini, sulla natura e
sull’ascesa finale dell’anima.

Il rotolo della Pistis Sophia inizia là dove apparentemente terminano
i Vangeli sinottici, con l’ascensione di Gesù il Cristo che ora
ritorna in una grande Luce rivelatrice per istruire i suoi discepoli,
sia uomini che donne, sulla natura superiore del Corpo di Luce e sui
sentieri della saggezza per l’anima intrappolata nei mondi della
creazione materiale.

Il libro di ben 900 pagine, che è apparso recentemente anche in lingua
italiana traccia ad ogni passo del testo originale un commento con
approfondimento sui segreti più riposti del trattato. Il Dr.J.J.Hurtak
è inoltre l’autore de "Il Libro della Conoscenza: Le Chiavi di
Enoch®", pubblicato nel 1973 e tradotto in molte lingue.

Gli autori del libro Pistis Sophia hanno fondato l’Accademia per la
Scienza Futura, un’associazione senza scopi i lucro che opera in molte
nazioni, il cui interesse principale è l’unità della scienza e della
spiritualità che forma la base di una "fisica della coscienza".

Ecco alcune risposte di J.J. e Desiree Hurtak sulla figura di Gesù e
sul femminile nei Vangeli gnostici.


- Chi è Gesù per voi? -

Per noi Gesù è il Divino in forma umana. Concordiamo con gli gnostici
copti che scrissero Pistis Sophia, il cui scopo era di rivelare
sull’insegnamento di Gesù Cristo più di quanto è stato scritto nei
Vangeli storici. Essi ci dicono che dobbiamo "togliere Gesù dalla
croce" da un punto di vista rituale e vederlo come il Cristo Risorto,
esistente nei regni multidimensionali della Casa de Padre dalle Molte
Dimore.

Questa visione non nega la morte di Gesù sulla croce, ma sottolinea
altresì la realtà del "Cristo asceso" e tornato per dare insegnamenti
sul suo operato sulla terra e nei cieli.

Come rivelato nel commentario alla Pistis Sophia, il nostro pianeta è
solo una parte della più ampia missione del Cristo. In effetti, la
missione stessa del Cristo sulla terra ci dà una dimostrazione del
potere Divino sui mondi inferiori. Nel suo corpo risorto, un corpo di
luce e di trasparenza, egli continua a dare insegnamenti, rivelati
dall’alto di una presenza glorificata. Pertanto la sua esistenza
manifesta due nature – la divina e l’umana – all’interno di un’unità.

Questo è anche il modello dell’umanità futura, quando raggiungeremo i
doni della collaborazione tra Dio e l’uomo ed esploreremo la vita nei
mondi più elevati. Anche noi possiamo sperimentare il potere Divino di
rinascita spirituale e lasciare questa continuità di spazio-tempo per
diventare parte dell’universo vivo. Gesù ha aperto la Via a tutti gli
esseri senzienti che comprendono l’Amore del Cristo, permettendoci di
accedere alla nostra maggiore ascensione.

- Quale è il significato della missione di Gesù prima e dopo la sua morte? -

Uno degli aspetti più importanti del ministero di Gesù sta proprio
nella sua discesa nei regni inferiori, seguita dalla sua ascensione
nei cieli del Padre. Egli rivela così l’ampiezza dei molti mondi e
delle molte dimensioni, con gli angeli e gli arcangeli connessi sia
con i regni celesti che con quelli caduti. In effetti il testo della
Pistis Sophia con i commentari ad opera dei coniugi Hurtak ci dicono
che la Veste di Luce del Cristo è molto di più di un semplice abito
bianco; essa contiene tutte le dimensioni che fanno parte del lavoro
del Figlio Creatore.

Inoltre, con la sua risurrezione, il Cristo ha mostrato a tutti i suoi
discepoli il suo vero ministero come Figlio Creatore, che dà gloria e
lode all’Altissimo come parte della Divinità. Ma ancora più importante
è il suo ruolo di Divina Guida che ci mostra come anche noi possiamo
vincere la morte e indossare la nostra luminosa veste di risurrezione,
grazie alla quale avremo il controllo delle Profondità dei regni
inferiori. Tanto grande è l’amore del Padre che il suo Disegno è
veramente Ineffabile ed emana un processo di creazione e ricreazione
continue, in uno stato senza principio né fine.

Gesù è venuto sulla terra per aprire i Portali della Luce del nostro
spettro evolutivo per permettere l’ascesa di tutte le anime e
l’avanzamento di tutti gli esseri umani così come di tutti gli esseri
dei generi evolutivi paralleli che hanno perduto anch’essi la strada.
Questa liberazione viene esemplificata dall’imprigionamento di Sophia,
il potere creativo femminile, che deve essere liberato per ereditare
il vero Sé Divino, l’imago Dei, in un Corpo di Luce.

Noi, come il Cristo, possiamo potenzialmente indossare un Corpo di
Luce, quando il corpo fisico muore. Pertanto il vero insegnamento del
Cristo, quello che deve essere portato avanti, è in che modo noi,
quali "esseri Cristizzati" (Cristopheroi) possiamo tornare alla Luce e
indossare la veste di Luce che viene data solo dopo certi livelli di
esperienza, come Saggezza (Sophia) e servizio al Divino.

- Che cosa rappresenta per voi la Pistis Sophia? -

La Pistis Sophia come io narrante rappresenta l’integrazione della
Fede (Pistis) e della Saggezza (Sophia). Ma la sua storia, così come
ci viene presentata dagli insegnamenti del Cristo presuppone che sia
la Fede, sia la Saggezza, su questo pianeta, non siano complete
fintanto che non comprendono l’aspetto femminile della Divinità.

Da ultimo il Piano Divino permette la co-creazione e l’esperienza
dello stato divino in nuovi mondi; per cui Sophia (la Saggezza) è in
un continuo stato di espansione verso la Luce, esemplificando la
nostra lotta per trovare la Verità e la Via più alta.

Attraverso una partecipazione più completa alla creazione divina,
impariamo gradualmente, come Sophia nella sua lotta e nella sua
crescita spirituale, a diventare la Sposa di Cristo. La storia di
Pistis Sophia dà speranza nel pellegrinaggio che ciascuna anima deve
intraprendere dalla sua "natura caduta" verso la scoperta di una più
totale creazione divina.

- Che cosa rappresentano le varie figure femminili in Pisti Sophia -

Nel testo della Pistis Sophia, Gesù dialoga più con le donne che con
gli uomini presenti tra i suoi discepoli. Nella fattispecie, egli si
rivolge 5 volte ad Andrea; 3 volte a Giacomo; 9 volte a Giovanni; 3
volte a Matteo; 5 volte a Pietro; 5 volte a Filippo; 3 volte a
Tommaso. Mentre parla 83 volte a Maria Maddalena, 5 volte a Maria (sua
Madre); 6 volte a Marta e 4 volte a Salome.

Collettivamente tutte le donne del testo della Pistis Sophia
dimostrano che tra i discepoli di Gesù vi erano molte donne, in grado
di sostenere discussioni teologiche e di insegnare insieme ai
discepoli maschi. Gesù era l’unico maestro del suo tempo ad ammettere
donne nella cerchia più stretta dei suoi discepoli e permetteva loro
di farsi vedere in pubblico con lui senza la separazione usuale nella
tradizione ebraica.

Permettendo ad una donna di toccarlo (di ungergli i piedi) Gesù ha
mostrato di riconoscere la necessità di ristabilire quel perfetto
equilibrio tra interiotà ed esteriotà che è stato ampiamente negato
fin dai tempi di Adamo. Questo equilibrio si esprime anche nel Cantico
dei Cantici, dove la sposa e lo sposo si uniscono in Chokmah
(Saggezza), il perfetto matrimonio, equilibrando gli aspetti interiori
ed esteriori dell’appartenenza al Popolo di Dio.

Alcune donne importanti in Pistis Sophia sono:

- Maria Maddalena -

Maria Maddalena è quella da cui sono stati scacciati sette demoni.
Essa è un esempio di corpo purificato. Se si interpretano
letteralmente i sette demoni (Luca 8:2; Marco 16:9) come i sette
sigilli o chakra del corpo, Maria Maddalena emerge come veicolo degli
insegnamenti di Gesù Cristo per mostrare come la natura interiore si
può auto-purificare con l’aiuto del Cristo.

Non sappiamo se Maria Maddalena sia la stessa Maria di Betania
(sorella di Marta e di Lazzaro), o se si tratta della penitente
sconosciuta che unge i piedi di Gesù (Luca 7:36-48). Tuttavia Maria
Maddalena emerge nel testo come la maggiore teologa femminista che
entra con Gesù in uno stato di purezza più elevata.

Non dimentichiamo che fu lei a vedere per prima il Signore Risorto e
ad annunciare la Risurrezione agli apostoli e ai fedeli. In
conseguenza di ciò, in alcuni scritti cristiani più antichi viene
definita "apostolo degli apostoli". Nonostante i sette demoni dai cui
è stata liberata, non vi è nessuna prova che sia la prostituta che
Gesù salva dalla lapidazione.

- La Vergine Maria, Madre di Gesù -

Nella Pistis Sophia la Vergine Maria viene citata soprattutto per
quanto si riferisce alla gioventù di Gesù e alla sua piena
glorificazione nel contesto della natura e del sacrificio del
discepolato. Essa rappresenta il potere della Vergine di Luce, come
viene chiamato nel testo, ossia il potere che dirige tutte le anime
verso un nuovo livello di manifestazione.

Così la Vergine Maria si prepara a partorire una nuova Razza Cristica,
ma questo ruolo è condiviso dalla vera Sophia (redenta), quale esempio
di potere femminile co-creatore che con-divide con Maria l’apertura
dell’universo e l’ingresso in un più gande Insegnamento di Saggezza
per il risveglio dell’umanità. Ma prima di partorire, la donna deve
ritirarsi nella natura selvaggia fino al momento in cui si compirà la
nuova creazione.

- Marta -

Maria e Marta si dividono la Luce. Nella Pistis Sophia Maria comincia
a spiegare una verità più alta e Marta completa la spiegazione. Non è
più colei che si preoccupava dei preparativi per l’accoglienza degli
ospiti mentre la sorella rimaneva attenta ai piedi di Gesù. Marta, che
un tempo si arrabbiava perché la sorella non l’aiutava nei i lavori
domestici, oggi riprende e completa il dialogo spirituale, dimostrando
la sua vera divina comprensione della missione del Cristo.

- Salome -

Ricordiamo che Salome è una delle tre donne presenti alla tomba (Marco
16:1) per preparare il corpo del Cristo dopo la morte. Con le altre
rappresenta una Trinità femminile quale testimonianza fedele del
potere della risurrezione ed è parte di un gruppo centrale che
rappresenta il veicolo Creativo di rinascita ed ascensione.

Simbolicamente le tre donne presenti sulla tomba rappresentano una
Presenza trinitizzata della Shekinah che viene a nome della Vergine
della Luce a preparare il dramma della risurrezione alla fine della
vita del Cristo sulla terra, come i tre Re erano presenti alla sua
nascita.

- Pistis Sophia -

Pistis Sophia assume una forma umana-transumana, nonostante sia
soltanto uno strumento narrativo per portare avanti i significati
nascosti nell’insegnamento di Gesù. Essa rappresenta simbolicamene "la
Sposa di Salomone" i cui nemici vengono sconfitti e il cui posto nel
Regno viene ripristinato. La Sabbath Challah (Sposa) incorpora la
Saggezza di Salomone indossando l’abito nuziale della Mente e della
Saggezza superiori; presto porterà il diadema di Luce posto sul capo
come la Corona della Regina – Regina di Saba – per la suprema
trasformazione della Vita.

Ricordiamo che anche Giovanni il Divino viene chiamato "Vergine" nella
Pistis Sophia. Giovanni rappresenta l’aspetto femminile interno della
mente creativa (la Destra) che lavora direttamente con la Verità
Divina, perché le forme superiori del maschile e del femminile si
devono incarnare entrambe attraverso l’aspetto Vergine della natura
umana.

- Esiste qualche prova di un matrimonio tra Gesù e la Maddalena con
relativa creazione di una "stirpe" come si legge nel "Codice da
Vinci"?

Molte delle informazioni contenute nel "Codice da Vinci" sono tratte
dal libro "Il Santo Graal", scritto da Michael Baigent, Richard Leigh
ed Henry Lincoln. Secondo questo libro Maria Maddalena e Gesù si
sposarono, ebbero una figlia e si stabilirono nel Sud della Francia,
dando nascita alla stirpe dei Merovingi. Quindi, secondo i tre autori,
il vero Graal, il contenitore del sangue di Gesù, non era un calice ma
il grembo di Maria Maddalena.

Come detto anche nel Codice da Vinci, il Graal è un antico simbolo del
femminile e il Santo Graal rappresentava il femminile sacro, la dea,
concetti che oggi sono andati perduti, perché praticamente aboliti
dalla Chiesa. Un tempo, il potere della donna, la sua capacità di
produrre la vita, erano considerati sacri; ma ciò costituiva una
minaccia per l’avvento di una Chiesa dominata dai maschi. Così il
sacro femminile venne demonizzato e dichiarato impuro.

Fu l’uomo, non Dio, a creare il concetto di peccato originale secondo
cui Eva mangiò la mela e causò la caduta della specie umana. Da sacra
donatrice di vita, la donna divenne il nemico.

Secondo Dan Brown fu Maria Maddalena, non Pietro, l’apostolo prescelto
e probabile capo della Chiesa. Brown afferma che la Maddalena ebbe una
figlia di nome Sara, da notare la similitudine con la moglie di
Abramo. Così nacque una stirpe sacra che più avanti produsse la
dinastia Merovingia nella Francia medioevale e sopravvisse poi in
diverse famiglie della Francia moderna, tra cui quella di Pierre
Plantard, capo del misterioso Priorato di Sion che ebbe tra i suoi
Grandi Maestri nientemeno che Leonardo da Vinci, Botticelli, Isaac
Newton e Victor Hugo.

La verità è che nessuna di queste affermazioni regge ad un esame delle
fonti citate da Brown, ossia i Vangeli Gnostici, inclusi quei testi
antichi scoperti nel secolo scorso e chiamati Biblioteca di Nag
Hammadi. Questi testi (pubblicati dall’Unesco) risalgono per la
maggioranza ai primi duecento o trecento anni dopo la morte del Cristo
e avrebbero sicuramente menzionato un matrimonio e una discendenza,
nel quadro delle dispute teologiche tra "ortodossi e "liberali non
ortodossi" all’interno delle comunità gnostiche cristiane, ampiamente
diffuse in Asia Minore.

Ciò avrebbe aggiunto materiale pro o contro gli insegnamenti sulla
duplice natura di Gesù, divina e umana, quale equilibrio tra le due
nature in un essere (divino). Anche i commentatori ebraici, che nei
primi tre secoli furono molto critici nei confronti degli insegnamenti
di Gesù, avrebbero sicuramente menzionato il matrimonio con Maria
Maddalena quale prova di "mancanza di natura divina" in Gesù. Ma nulla
di tutto ciò si è verificato!

Nei testi antichi non vi è nessuna prova che Gesù avesse avuto
rapporti intimi con Maria Maddalena. Certo, era una discepola amata,
ma in nessuno dei testi, nemmeno in quelli scoperti di recente, si
accenna ad un matrimonio, né ad un figlio che avrebbe dato inizio ad
una stirpe. Questo perché la stirpe di Gesù non si limita alla terra,
ma è una stirpe celeste!

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