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SCHEDA ARTICOLO N. «01811»

CLASSIFICAZIONE: 2
TIPOLOGIA: BUDDISMO
AUTORE: DALAI LAMA
TITOLO: VEDERE L'INTERDIPENDENZA
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TESTO ARTICOLO

Vedere l'interdipendenza

(di Sua Santità il Dalai Lama -

Una riflessione di Sua Santità il Dalai Lama sulla stretta
interelazione che lega tutti gli esseri sulla Terra, tratta da Siddhi,
periodico del buddhismo Mahayana e rivista dell'Istituto Lama Tzong
Khapa di Pomaia.

Nella vita quotidiana siamo impegnati in innumerevoli e svariate
attività e riceviamo numerosissimi input sensoriali.

Il problema del fraintendimento, che naturalmente può essere più o
meno grave, nasce quasi sempre dalla nostra tendenza a isolare
particolari aspetti di un evento o di un'esperienza e a vederli come
se ne costituissero la totalità. Questo determina un restringimento
della prospettiva e di conseguenza induce a false aspettative.

Quando invece prendiamo in esame la realtà in sé, ci rendiamo subito
conto della sua infinita complessità e possiamo capire che il nostro
modo di percepirla è spesso inadeguato. Se così non fosse, il concetto
stesso di delusione sarebbe privo di significato. Se tutto si
svolgesse sempre e secondo le nostre aspettative, non sapremmo neppure
cosa sono l'illusione o il fraintendimento.

Come mezzo per prendere coscienza di tale complessità, trovo che il
concetto di originazione dipendente (in tibetano ten del) così come è
stato sviluppato dalla scuola di filosofia buddhista Madyamika (la Via
di Mezzo), sia particolarmente utile. Secondo questa scuola possiamo
comprendere la vera natura delle cose e degli eventi in tre modi
diversi.

Al primo livello, ci si riferisce al principio di causa ed effetto,
per cui l'origine di ogni cosa ed evento dipende da una complessa rete
di cause e condizioni correlate. Questo ci induce a pensare che
nessuna cosa (o evento) possa essere intesa come capace di entrare
nell'esistenza o di rimanervi, di per se stessa. Per esempio, se
prendo l'argilla e la modello, posso creare un vaso. Il vaso, quindi,
esiste come effetto delle mie azioni. Al tempo stesso, è anche il
prodotto di una miriade di altre cause e condizioni. Per esempio, la
materia grezza è il risultato della combinazione dell'acqua e
dell'argilla.

Ma possiamo spingerci oltre e considerare questi due componenti come
il risultato della combinazione di molecole, atomi e altre minute
particelle (che a loro volta dipendono da innumerevoli altri fattori).
Ci sono poi le circostanze che mi hanno portato a decidere di fare un
vaso e, inoltre, le condizioni che hanno operato insieme alle mie
azioni nel momento in cui davo forma all'argilla. Il vaso è originato
in modo dipendente. Tutti questi diversi fattori ci fanno capire che
il mio vaso non può esistere indipendentemente dalle sue cause e
condizioni.

Al secondo livello, ten del può essere inteso nei termini della
dipendenza reciproca che lega le parti e il tutto. Senza le parti non
può esserci il tutto; senza il tutto, il concetto di parti è privo di
significato. L'idea del tutto è fondata sulle parti, ma le parti
stesse devono essere considerate come interi che a loro volta
comprendono parti.

Al terzo livello, tutti i fenomeni possono essere intesi come
originati in modo dipendente in quanto, se li analizziamo, troviamo
che, in definitiva, essi non possiedono un'identità indipendente.
Possiamo comprenderlo dal modo in cui ci riferiamo a certi fenomeni.
Per esempio, le parole 'azione' e 'agente' sono l'una il presupposto
dell'altra. Lo stesso vale per 'genitore' e 'figlio'. Si è genitori
unicamente perché si hanno dei figli. Una figlia o un figlio vengono
così chiamati solo in relazione al fatto che hanno dei genitori. Lo
stesso rapporto di dipendenza reciproca si riscontra nei termini che
usiamo per i mestieri o le professioni. Certe persone sono chiamate
contadini per il fatto che lavorano la terra, i medici perché operano
nel campo della medicina e così via.

Un altro modo, ancora più sottile, di giungere alla comprensione delle
cose e degli eventi in termini di originazione dipendente è quello,
per esempio, di chiedersi: che cosa è esattamente un vaso d'argilla?
Nel momento in cui cerchiamo qualcosa da definire come la sua
effettiva identità, ci rendiamo conto che la sua stessa esistenza - e,
di conseguenza, quella di tutti gli altri fenomeni - è in qualche
misura provvisoria e frutto di una convenzione. Quando ci chiediamo se
la sua identità è determinata dalla sua forma, dalla sua funzione,
dalle sue parti specifiche (vale a dire il fatto che sia composta da
argilla, acqua e così via), ci rendiamo conto che il termine 'vaso'
non è altro che una designazione verbale.

Per quel che riguarda i fenomeni mentali, anche qui riscontriamo che
esiste una dipendenza. In questo caso tra colui che percepisce e il
percepito.

La comprensione della realtà che ci viene suggerita dal concetto di
originazione dipendente ci mette di fronte a una sfida importante. Ci
sfida a vedere le cose e gli eventi meno in bianco o nero, più come
una fitta rete di relazioni, difficili da scindere e fissare. E
diventa difficile anche parlare in termini assoluti. Inoltre, se tutti
i fenomeni dipendono da altri e nessuno può esistere in modo
indipendente, dovremo ritenere che neppure il nostro io-sé, che
abbiamo tanto a cuore, esiste come noi siamo soliti supporre.

In realtà, se indaghiamo in modo analitico sull'identità dell'io-sé,
vediamo che la sua apparente solidità si dissolve anche più
rapidamente del vaso di argilla o del momento presente. Infatti,
mentre un vaso è qualcosa di concreto che possiamo effettivamente
indicare, l'io-sé è più elusivo: la sua identità come costruzione
artificiale appare subito evidente. Ci rendiamo conto che l'abituale
netta distinzione che facciamo tra 'io' e gli 'altri' è
un'esagerazione.

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