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SCHEDA ARTICOLO N. «01821»

CLASSIFICAZIONE: 5
TIPOLOGIA: AFFINE
AUTORE: LIBER
TITOLO: IL FARAONE CHE C'E' IN ME: STORIA DI UNA MADRE TERRIBILE
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TESTO ARTICOLO

Il faraone che c'è in me

Storia di una madre terribile

di Liber

- È sempre stato un mistero per me come gli uomini possano sentirsi onorati
- dall'umiliazione dei loro simili- (Gandhi)

-----------------------------

Ero molto piccolo quando mia madre mi disse che per punizione sarei rimasto
chiuso da solo al buio nel sottoscala.

Quanto tempo passò? Quante ore prima che tornasse riaprirmi? Cosa mi passò
per la mente durante tutte quelle ore al buio?

Oggi - ho quasi 40 anni - non posso dormire da solo: ho una paura terribile
del buio e dei fantasmi che vi abitano.

Ero molto piccolo quando mia madre mi disse che ero intelligentissimo,
praticamente un genio! Non dimenticò di dirmi inoltre che i miei risultati
dovevano essere i migliori di tutta la classe: solo così mi avrebbe voluto
bene. Lei aveva già un uomo pessimo accanto a sé, un uomo incapace ed
imperfetto: non ne avrebbe accettato ancora un altro.

Oggi - se non ci sto attento - la mia presunzione schizza fuori nei rapporti
di lavoro ogni volta che può, impedendomi di avere un lavoro stabile e
distruggendo le relazioni che cerco di creare.

Ero molto piccolo quando mia madre mi disse che solo accanto a lei sarei
sopravvissuto: avrei avuto amore, calore, cibo, vestiti, giocattoli e tutto
ciò che desideravo. Ma se l'avessi lasciata, avrei perduto tutto. Niente
giocattoli, niente vestiti, ma soprattutto niente amore.

Oggi non riesco a vivere accanto ad una donna: mi manca sempre qualcosa, e
la mia compagna non è mai sufficientemente perfetta come l'avrei voluta. L'
amo, ma ho sempre paura di perdere tutto, e per essere certo di non
perderla, fomento litigi senza senso.

Sono un uomo "normale": a volte saggio;altre volte stupido. Ma la mia vita è
divisa.

In altri momenti smetto di essere normale e una nuova personalità si
impossessa del mio corpo, dei miei pensieri, delle mie relazioni.

La seconda personalità non è ben evidente, ma piuttosto difficile da
distinguere, perché è confusa e mischiata con la prima.

La seconda personalità è quella di un faraone, con poteri di vita e di morte
su tutti gli uomini della terra. Ricchezze infinite, molte più di quanto sia
possibile spendere e scialacquare in una vita intera, mi appartengono.
Terribili poteri soprannaturali possono ulteriormente aiutarmi in momenti
difficili, o semplicemente quando lo desidero.

Come può quest'uomo girare in mezzo alla gente? Come può prendere la
metropolitana, o mettersi in fila alla posta per pagare l'affitto? Come può
accettare un rifiuto da una bella ragazza, o accettare un posto di commesso
ad un negozio?

La sua vita è terribilmente dolorosa: ogni momento, la sua incolumità è
messa in pericolo, ogni circostanza ferisce l'immagine che ha di sé, ogni
persona lo umilia profondamente, semplicemente perché non lo adora, o non si
inchina al suo passaggio.

Questo faraone è cresciuto insieme a me e dentro di me: ogni volta che un
pensiero creato da lui si impossessa di me, il risultato è sempre il dolore.

Dolore perché non sono ricco, dolore perché non sono il presidente degli
Stati Uniti (ed è pure un po' pochino ..), dolore perché non sono
onnipotente, dolore perché - come tutti - mi capita di ricevere qualche
rifiuto, sgarbo.

Anzi, più il faraone vive e si esprime, maggiori sono le offese e gli sgarbi
che ricevo. Questo perché nei rapporti con le persone, lui ha un
atteggiamento presuntuoso, borioso, saccente, strafottente e arrogante: in
una parola - antipatico!

"Ma chi si crede di essere?" - Dice chi lo conosce. E giù, ancora più
rifiuti ed offese.

Il faraone crede inoltre di avere diritto alla vita eterna. E' cresciuto
dentro di me, ha succhiato il latte mentre io succhiavo il latte, ha
sfruttato le miei gioie, i miei amori, i miei successi ed insuccessi per
nutrirsi di odio e di rancore verso i miseri umani che non lo capivano e non
lo adoravano.

Ha sfruttato il mio corpo per vivere una vita che non gli appartiene e che
non ha neanche chiesto in prestito: l'ha rubata. La vita è la mia, ma lui
crede di poterne disporre a suo piacimento: perché lui è un faraone. Lui è
il padrone della vita di tutti, compresa la mia (figurarsi ...).

Io sono stato il suo schiavo fedele, il suo illuso servitore: ingannato che
un giorno - quando lui avrebbe conquistato il potere che gli spetta - anche
io ne avrei goduto.

Quando tutti avrebbero finalmente riconosciuto che lui era un faraone, io
sarei stato libero.

Menzogna!

Il faraone crede di vivere in eterno: ma non dentro di me!

Io ho deciso di ucciderlo. Ho deciso di ammazzarlo, di farlo fuori, di
avvelenarlo, come lui ha avvelenato me e la mia vita.

Ho deciso di diventare il padrone della mia vita e di smettere di voler
essere il padrone della vita degli altri.

Ho deciso che - ogni volta che si presenterà un suo pensiero - lo toglierò
dalla mia mente, farò finta che non sia mai venuto: farò qualsiasi cosa pur
di non seguire il pensiero del faraone. Anzi, se non riuscirò a spazzare via
il suo pensiero, farò deliberatamente il contrario pur di non seguirlo.

Il faraone deve morire: perché se non muore lui, io non sarò mai libero. Se
non muore lui, morirò io. Se non se ne va, io non saprò mai chi sono, non
saprò mai perché sono nato, perché sono venuto al mondo e cosa sono venuto a
fare.

Se il faraone non muore, io non posso spezzare le catene e uscire alla luce.

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