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SCHEDA ARTICOLO N. «01829»

CLASSIFICAZIONE: 5
TIPOLOGIA: AFFINE
AUTORE: ANTHONY DE MELLO
TITOLO: USCIAMO DALLA GABBIA
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TESTO ARTICOLO

Usciamo dalla gabbia

Tratto da - Il Pensiero Positivo- - di Anthony De Mello

In questo nostro mondo siamo un po' tutti dei folli, cioè
agiamo senza troppo buon senso, specialmente a livello
spirituale.

Ci è stato insegnato a considerare noi stessi come dei
contenitori vuoti, che hanno bisogno di essere gradata-
mente riempiti. A questo pensano la religione, l'educa-
zione e i tanti condizionamenti che riceviamo in conti-
nuazione dalla società e, in generale, dall'ambiente che
ci circonda. «Non far questo perché è peccato». «Non
dire quello perché non sta bene». «Non fare quell'altro
perché è sconveniente».

Quante proibizioni riceviamo fin dall'infanzia! E quan-
te ingiunzioni a fare invece tante altre cose, soltanto per-
ché la morale comune, la moda, l'etichetta, gli usi e co-
stumi richiedono quel determinato comportamento.
Siamo come ingabbiati, imprigionati in una rete di - fare-
e - non fare- , - dire- e - non dire- , perfino - pensare- e
- non pensare- .

Questa rete è stata costruita da altri esseri umani che
si sono arrogati il diritto di decidere, stabilire certe nor-
me e sono stati poi così in gamba da farsi ubbidire un po'
da tutti. Così sono nate le consuetudini di vita comune,
sia a livello fisico che psicologico e perfino spirituale.
Siamo in prigione e ci siamo ormai abituati così bene
al nostro stato di prigionieri che non pensiamo neppure
alla possibilità di essere liberi padroni di noi stessi e delle
nostre scelte.

Se capita ogni tanto che qualcuno si rende conto della
pania in cui si trova avviluppato, comincia a smaniare
per liberarsene. E allora soffre per tutte le costrizioni
cui deve sottostare e disperatamente cerca la forza di
spezzare le sbarre della gabbia. Non si rende conto
che essa è inesistente, è cioè una creazione psicologica
e intellettuale che esiste solo in quanto la nostra accetta-
zione le dà vita.

Nel momento in cui dico: «Non ci credo più», essa si
dissolve istantaneamente.

Cerco in mille modi di liberarmi, di aprire la porta e
non mi accorgo che è già aperta. Se riesco a convincermi
che tutto ciò che devo fare è provare a girare la maniglia,
vedrò che non è mai stata chiusa.

Basta che io dica con convinzione - no- , oppure - sì- ,
- voglio- , - posso- , e la mia potenzialità di spirito libero
e creatore si innalzerà al di sopra della gabbia delle con-
venzioni e dei condizionamenti, li attraverserà come se
fosse nebbia che si dissolve al sole della conoscenza, del-
la consapevolezza, della verità.

Rendiamoci finalmente conto che la porta è aperta.
Proviamo a bussare, o a tentare di girare la maniglia e ve-
dremo che i battenti dell'autodeterminazione e dell'illumi-
nazione si spalancheranno dinanzi alla nostra coscienza.

La dottrina, cioè l'istruzione e l'educazione di qualsiasi
genere, non dovrebbe mai essere fine a se stessa. Se cer-
te nozioni ci vengono fornite per condizionare la nostra
mente, per formare un bagaglio culturale a cui attingere
regolarmente, diventano uno schermo che ci separa dal-
la nostra effettiva capacità di apprendimento.

La dottrina non deve insegnarci che «questo è così e
basta». Deve invece direi: «Questa è la base che ti serve
per costruire la tua idea».

Se riusciamo a tagliare i legami che ci tengono stretta-
mente avvinti alla religione e alle tradizioni, comincere-
mo a distinguere quanto di buono si trova in esse. Potre-
mo scegliere quello che va bene per noi, ciò che troviamo
adatto a essere adoperato per l'edificazione del nostro
personale sistema di vita, che non può essere uguale a
nessun altro.

I principi sono gli stessi, siamo d'accordo.
Ogni religione e gran parte dei sistemi filosofici, politici
e sociali espongono idee di grande valore. Ed è bene far-
ne tesoro. Quando però si arrogano il diritto di dirigere la
mia vita punto per punto, dicendomi quello che posso o
non posso fare, definendo la punizione, sia fisica che spi-
rituale, che mi aspetta se non òttempero ciecamente alle
istruzioni, mi permetto di dissentire energicamente.

Nel nostro mondo la gente a tutti i livelli, e special-
mente quelli che hanno in mano le redini del comando,
diffidano di chi è capace e desideroso di ragionare con la
propria testa, perché lo vedono come una minaccia alla
loro autorità.

Le pecore non pensano a sovvertire la gerarchia del
gregge. Quando gli arieti si sono messi d'accordo a suon
qualcosa simile a un involucro. Viviamo nel nostro boz-
zolo, incapaci di vedere al di là dei nostri preconcetti.

Tali preconcetti non sono innati. La nostra mente, fin
dalla nascita, subisce uno stillicidio continuo di informa-
zioni che hanno lo scopo di - educarla- , cioè renderla
conforme alla vita della comunità. Queste informazioni,
che ci vengono trasmesse dalle fonti più svariate, ma tut-
te ugualmente potenti, come la scuola, la famiglia, l'am-
biente sociale, la religione, creano un vero e proprio
schermo intorno al nostro cervello.

Ci troviamo così condizionati, cioè programmati a da-
re determinate risposte a determinati stimoli. Se temo
una certa cosa, la mia risposta, cioè la mia reazione, sarà
direttamente dettata dal condizionamento ricevuto.

Potrò perciò comportarmi da vile, da temerario, da aggres-
sivo, da indifferente e così via. Le reazioni sono infinite,
dato un determinato stimolo, perché infiniti, o quasi, so-
no i programmi che possono essere stati inseriti nella
nostra mente fin dalla più tenera età. Anche l'esempio
ricevuto da altri, una semplice immagine, una parola
udita per caso, hanno contribuito ad arricchire il nostro
- computer- mentale. Adesso però siamo adulti. Siamo
quindi capaci di vedere se il - programma- che dirige
la nostra vita non è più rispondente alle nostre esigenze.
Se decidiamo che, in effetti, non lo è, non siamo obbli-
gati a tenercelo per sempre. Ogni condizionamento può
essere eliminato e sostituito con un altro di nostra scel-
ta.

È esattamente lo stesso procedimento che usiamo
con il computer in ufficio, o la lavatrice per la quale se-
lezioniamo un diverso programma a seconda dei capi
che dobbiamo lavare. Se si lascia tale programma immu-
tato, resterà così per sempre. Se decidiamo che non ci
serve più, o non ci piace più, o abbiamo un'idea miglio-
re, possiamo imparare come cancellarlo e riprogramma-
re il tutto secondo le nostre attuali esigenze.

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