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SCHEDA ARTICOLO N. «01830»

CLASSIFICAZIONE: 2
TIPOLOGIA: BUDDISMO
AUTORE: THICH NHAT HANH
TITOLO: MAMMA, RESPIRA CON ME!
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TESTO ARTICOLO

Mamma, respira con me!

di Thich Nhat Hanh

Tratto da un discorso di Thich Nhat Hanh del ritiro estivo del 1996

Correre dietro a uno scopo ci impedisce di essere veramente vivi.
Quanta parte della vita si spreca, correndo dietro al guadagno o al
piacere dei sensi? Crediamo che la felicità sia qualcosa da ottenere,
in realtà la felicità è qualcosa che succede in ogni momento della
giornata. La felicità è accettarsi, essere soddisfatti di se stessi,
soddisfatti di essere bambini, quando si è bambini, se si è adulti
comprendere la meraviglia di essere quello che si è, senza volere
diventare qualcun altro. Questo è un punto molto importante. Secondo
gli insegnamenti buddhisti, non porta felicità volere cambiare se
stessi, l'ambiente, la situazione, volere diventare qualcos'altro. Il
Buddha ci ha insegnato ad accettare noi stessi, perciò dobbiamo
imparare a gioire della pace e delle cose che abbiamo.

Gioire dello scrivere, se siamo scrittori, gioire del fare vestiti, se
facciamo vestiti, gioire del lavare, se laviamo, gioire del bere un
caffè, se stiamo bevendo un caffè, gioire se stiamo parlando con un
amico, se stiamo lavando il pavimento. A Plum Village impariamo a
vivere in modo che tutto ci porti pace, felicità e libertà.

Occorre imparare a sedersi in pace, in maniera stabile e calma:
meditare non significa sentirsi forzati a stare fermi in un posto. I
nostri genitori hanno magari passato l'intera vita a correre di qua e
di là, non hanno avuto mai un momento per sedersi e provare pace e
gioia. Io, come figlio, posso sedermi in modo stabile, posso sorridere
e dire: 'Mamma, mi siedo con te, ora. Tu sei in me e io sono in te. Se
mi siedo e respiro, anche tu puoi sederti e respirare'. Questo è
l'unico modo per liberare la madre dentro di noi. Per aiutarla a porre
fine alla sua sofferenza, a quell'agire senza tregua, che non le ha
mai concesso un momento di calma e di pace. 'Mamma, siediti con me,
respira con me. Quando io inspiro, inspira anche tu. Quando espiro,
espira anche tu'.

Inspirando, mi calmo.
Espirando, sorrido.

Se calmo il corpo, la calma raggiungerà anche i miei pensieri, così
come il corpo e i pensieri di mia madre, perché il corpo e la mente di
mia madre continuano nel mio corpo e nella mia mente. Provate a
sentire questa sensazione di devozione e di pietà verso i vostri
genitori e offritegliela; essi vi hanno dato la vita e di sicuro hanno
voluto prima di tutto la vostra felicità. Meditando, respirando
tranquillamente e sorridendo, pace e gioia entreranno nel nostro corpo
e nella nostra mente, come nel corpo e nella mente dei nostri
genitori. Noi saremo liberati e anche loro lo saranno, perché non
pratichiamo solo per noi, ma anche per loro.

Anche adesso che sono anziano, pratico in questo modo:

Inspirando, mi sento calmo e leggero.
Espirando, mi sento sereno e gioioso.

Poi, a volte, chiamo mia madre: 'Mamma, respira con me'. A volte
chiamo la nonna, a volte mio padre e mentre inspiro ed espiro vedo
molto chiaramente che io e lui siamo una sola cosa e gli offro la
possibilità di fare la meditazione seduta, la meditazione camminata,
di essere in contatto con quegli insegnamenti che a me hanno procurato
la pace e la gioia e che a lui sono mancati. Anch'io ho vagato a
lungo, cercando la felicità, ma ora ho avuto l'illuminazione che la
felicità è proprio qui, nel momento presente. So che posso essere
felice mentre lavo, so che posso essere felice mentre preparo da
mangiare, mentre sto seduto. Mi sono finalmente fermato, sono tornato
a casa e questa casa è il momento presente.

Quando sentiamo una campana, diciamo: 'Ascolta, ascolta. Questo suono
meraviglioso mi riporta alla mia vera casa', perché la nostra vera
casa è nel momento presente. Il Buddha ci ha insegnato a vivere
profondamente ogni momento della nostra vita. Perciò 'sono a casa'
significa che smetto di vagare: torno qui, torno da mia madre, da mio
padre, imparo a sedermi in pace.

Inspirando, sono a casa.
Espirando, sono arrivato.

Mangiare in silenzio, nel pasto formale, ci dona quaranta minuti di
felicità, perché mangiamo insieme al sangha, ci guardiamo sorridendo,
sapendo che abbiamo cibo sufficiente, che questo cibo è un dono della
terra e del cielo. Impariamo a camminare, consapevoli che ogni passo
che facciamo è un miracolo. Quando saremo morti non potremo più
camminare, guardare il cielo, sentire il canto degli uccelli, la voce
delle persone che amiamo: il fatto di essere vivi è il miracolo più
grande.

Inspirando, so di essere vivo.
Espirando, sorrido alla vita.

Impariamo la meditazione seduta e camminata, così da poter vivere
profondamente la gioia e la pace del momento presente. Riflettiamo:
'Cosa ho fatto della mia vita? Ho bruciato, sprecato la mia vita, la
mia giovinezza? Non voglio più continuare a vivere in questo modo
inconsapevole'. Nel momento in cui abbiamo una simile illuminazione e
decidiamo di non volere più gettare via la nostra vita, sapremo come
tornare nel momento presente e viverlo profondamente, praticheremo la
meditazione seduta e camminata, il pasto in silenzio, in modo da
sentirci leggeri, a nostro agio, felici. Ogni momento deve essere una
gioia.

Le persone non sanno mangiare, in realtà mangiano la tristezza, la
rabbia, l'ansia e perdono il cibo reale, un dono meraviglioso
dell'universo. Chi guarda la televisione, invece di guardare il
proprio partner o i propri figli, sta compromettendo la felicità.
Alcuni si chiedono perché mangiare in silenzio. Non si tratta di
semplice silenzio: bisogna imparare a respirare profondamente, per
entrare in contatto con il cibo, per entrare in contatto con la pace e
la felicità. È lo stesso per la meditazione, per la cucina. Non
occorre parlare di cose metafisiche, ma di come portare felicità nella
vita quotidiana, qualsiasi cosa facciamo, di come sorridere alla
famiglia in cui viviamo, perché la felicità dipende proprio da come
camminiamo, da come sorridiamo, da come prendiamo per mano un bambino.

E molto semplice. 'Sono a casa'. 'Sono arrivato'. Ma quando diciamo
'casa', dobbiamo davvero tornare a casa, smettere di girovagare. È
un'illuminazione vedere che la felicità è qui, che posso accettarmi
così come sono. Quando inspiriamo e diciamo 'sono arrivato' ci
impegnamo a fermare questo peregrinare. Samatha, il fermarsi, è la
prima cosa da imparare. Quando siamo nel momento presente, non
corriamo più, scopriamo una pace istantanea. Quando pratichiamo la
meditazione camminata nella sala di meditazione, inspiriamo, facciamo
un passo e diciamo: 'Sono arrivato'. Non permettete alla mente di
pensare a qualcosa di diverso dai piedi. 'Casa', 'arrivato'. Camminate
in modo che ogni passo vi porti pace, felicità e leggerezza. 'Ad ogni
passo sboccia un fiore'. È come se parlassimo col Buddha, quando
diciamo 'casa', 'arrivato'. Anche il suono della campana è la voce del
Buddha che dice: 'Vieni, non correre più'. E noi rispondiamo: 'Sono
arrivato, sono a casa'. Anche soltanto dopo pochi passi, ci rendiamo
conto che la nostra mente è più solida, più libera. Siamo felici,
perché siamo più liberi dall'ansia, dall'avidità, dall'ignoranza.
Insistiamo nella pratica di 'qui è bello', 'ora è meraviglioso', fino
a quando non cominceremo a sentirci stabili e felici.

Il paradiso è qui, ora, perché qui la nostra anima è in pace, non si
disperde in tutte le direzioni. Questo è il posto dove posso prendere
rifugio, qui il Buddha mi protegge.

E se perdete la concentrazione e l'attenzione, ma vedete un amico, il
vostro maestro che pratica correttamente, sarete aiutati e, a vostra
volta, potrete aiutare gli altri.

Durante la meditazione seduta, non dobbiamo fare qualcosa di
complicato, stiamo semplicemente seduti, col corpo dritto e rilassato,
sentendoci liberi e leggeri. La posizione seduta è una delle più belle
che il corpo umano possa assumere. Possiamo rimanere così per venti
minuti, rimanendo eretti, ma rilassando ogni muscolo del corpo.
Inspirando, dico al Buddha, al mio Maestro, ai miei genitori: 'Sono
arrivato, sono a casa'. È importante ricordarsi di sorridere. Ogni
volta sono nella terra del Buddha. A ogni respiro sono più libero, più
stabile e posso dire: 'Mamma, respira con me. Ora siamo a casa. Siamo
arrivati'.
A volte chiamo il Buddha: 'Buddha, vieni a respirare con me'.
Respirare con il Buddha ci fa sentire felici, perché è molto facile
respirare con lui.

All'inizio possiamo scegliere le persone che ci infondono vitalità e
piacevolezza, meditare con loro ci rende felici, possiamo sorridere. A
volte possiamo scegliere le persone con cui abbiamo un rapporto
difficile. Ci accorgeremo che respirare con loro ci permette di vedere
la loro sofferenza e questo fa sparire la rabbia e la tristezza.
Provate a praticare così e potrete verificarlo. Io non ho più nemici e
perciò mi sento libero e in pace.

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