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SCHEDA ARTICOLO N. «01855»

CLASSIFICAZIONE: 3
TIPOLOGIA: YOGA
AUTORE: ROY EUGENE DAVIS
TITOLO: SI, VIVRAI PER SEMPRE. (MONOGRAFIA LUNGA)
SPAZIATORE bianco

TESTO ARTICOLO

Si, vivrai per sempre

(Che cosa ogni persona dovrebbe sapere su nascita, morte, vita e immortalità)

di Roy Eugene Davis

Traduzione e note di Furio Sclano http://www.angelfire.com/yt/KRIYAYOGA/

- Il risveglio della conoscenza e il ritorno alla comprensione -

Conosci già interiormente ciò che leggerai in queste pagine, perché la
conoscenza della vita e dei suoi processi è innata nel tuo essere e
nella natura dell’anima. Mentre leggi, non lasciare che la tua testa
ostacoli il cuore. Lascia che la tua consapevolezza intuitiva della
verità prevalga su nozioni errate e limitazioni intellettuali. Sei una
creatura spirituale, fatta ad immagine e somiglianza di Dio.
Quest’ultimo è Coscienza Suprema in manifestazione e tu sei
un’espressione specializzata di questa coscienza. In quanto tale, hai
attributi e capacità divine. Dio è infinito ed è al di fuori del tempo
e dello spazio.

Anche tu sei in grado di rimuovere te stesso dal piano del tempo e di
conoscere l’immortalità. Se - al momento - non comprendi la verità su
te stesso, è solo perché a livello cosciente hai momentaneamente
dimenticato le tue origini. Quando la conoscenza si risveglierà in te,
la tua consapevolezza sarà nella comprensione e ciò che è stato
oscurato sarà chiarito. Che cosa ci fa dimenticare le nostre origini e
la nostra vera essenza? Il problema è l’identificazione con il piano
della natura. A causa del relazionarci inconsciamente con la materia,
tendiamo a perdere consapevolezza soggettiva e ad essere maggiormente
coinvolti con le circostanze oggettive.

Credendo che le realtà percepite dai sensi sono le sole esistenti, ci
aggrappiamo alle stesse creando gli attaccamenti. Anche se siamo così
coinvolti, molte persone ci ricordano frequentemente che situazioni e
circostanze mondane sono mutevoli, in cambiamento e impermanenti.
Nonostante le verità che ci sentiamo dire spesso, essendo incerti o
poco consapevoli della Realtà permanente (che ci circonda n.d.t.),
manteniamo i nostri attaccamenti, poiché ci permettono un grado di
sicurezza emotiva. Possiamo pensare: “Se rinuncio ai miei
attaccamenti, non ho nulla”. E’ solo quando abbiamo percezioni sottili
delle realtà più elevate, che iniziamo a comprendere ciò che sta
dietro le dimensioni oggettive, che le causa e le supporta. Siamo
giunti in questo mondo dallo spazio profondo e ad esso ritorneremo
(1). Proveniamo dalla dimensione di Dio attraverso i piani sottili e
raffinati della natura, fino a raggiungere la dimensione fisica.
Nascita e morte del corpo sono solo incidenti episodici che avvengono
durante il nostro soggiorno nel tempo e nello spazio.

Possiamo essere felici, quando qualcuno nasce ed essere tristi quando
muore, ma se lo facciamo con un eccessivo attaccamento a livello
emotivo, è perché pensiamo erroneamente che la nascita fisica sia il
vero inizio della vita e la morte, la sua fine. L’incarnazione in un
corpo non è l’inizio dell’anima e l’uscita dal corpo non è il suo
termine. Durante i momenti di calma riflessione introspettiva, lo
sappiamo. Quando abbiamo attaccamenti verso l’esterno, siamo catturati
da rapporti emotivi e guidati dall’agitazione (anche se possiamo
affermare di credere in Dio e in una possibilità di vita futura),
possiamo spesso mancare di coltivare la consapevolezza di Dio o di
pensare seriamente a quale sarà il nostro destino nel momento in cui
il corpo non sarà più in condizione di supportare il processo della
vita e saremo costretti a lasciarlo. Persino molte persone di natura
religiosa che affermano di essere devote sul sentiero spirituale,
spesso relegano al secondo o terzo posto la coltivazione delle virtù
morali e delle pratiche spirituali intenzionali, facendolo solo se
hanno tempo e dopo aver soddisfatto per primi i loro interessi
egocentrici.

Quando diventano malati, nei momenti di difficoltà, quando sono da
soli o hanno paura, possono pensare a Dio e a come mettersi in
sintonia con Lui. Le persone spesso hanno bisogno di affrontare
circostanze impegnative, prima di aspirare a ciò che è in – in realtà
– la possibilità più attraente di tutte: risvegliarsi spiritualmente e
acquisire una comprensione più elevata. Fare entrambe le cose
renderebbe la vita più godibile, dandogli anche uno scopo. La
spiritualità è naturale in noi, perché è innata nel nostro essere. Non
è una condizione da acquisire o creare, ma solo un bisogno al quale si
deve permettere di svilupparsi. E’ più facile essere spiritualmente
consapevoli di non esserlo, quando abbiamo imparato ad abbandonarci
alle inclinazioni di sviluppo dell’anima. Abituati a pensare nei
termini della tua realtà spirituale relazionata alla condizione umana,
piuttosto di pensare come un essere umano condizionato che si sforza
di diventare spirituale. Questa semplice correzione nell’atteggiamento
contribuirà a farti sperimentare “passi in avanti” nella coscienza,
che ti permetteranno di comprendere in modo più chiaro le realtà più
elevate. Lo spirito di Dio, risplendendo sul piano della materia
primordiale, gli dà vita. I riflessi della coscienza di Dio assumono
un senso di individualità e si identificano con i processi della
natura.

Ognuno di noi è un riflesso della Coscienza di Dio. Quando diventiamo
così coinvolti dai processi universali al punto di perdere la
consapevolezza della nostra vera essenza, nasciamo nelle varie sfere
della natura a livelli fini, sottili e grossolani. La via per
ristabilire la consapevolezza nel suo stato puro e originale, consiste
nel desiderare l’illuminazione della coscienza, la realizzazione di
Dio e nel risvegliarsi in entrambe. Con l’incarnazione fisica,
perdiamo solitamente la consapevolezza dell’esistenza precedente e
abbiamo poco o nessun ricordo attivo di incarnazioni passate o di
esperienze astrali. Benché la consapevolezza elevata sia una
caratteristica di alcune anime appena nate, spesso questa si oscura a
causa dei coinvolgimenti sensoriali, delle abitudini e degli
atteggiamenti acquisiti, che culminano dagli sforzi fatti per
adattarsi a tradizioni e circostanze culturali.

Alcune anime molto consapevoli, tuttavia, riescono a mantenere stati
di consapevolezza chiara e sono in grado di focalizzarsi sugli scopi
dell’anima per tutta la durata della loro vita terrena. Varie
influenze restrittive possono interferire con la consapevolezza
dell’anima nel momento della nascita fisica. Si può nascere con
consapevolezza limitata, oppure un’anima può portare con sé conflitti
mentali ed emotivi. I fattori genetici possono influire, come possono
essere presenti anche squilibri dovuti alla scarsa salute fisica e
psicologica dei genitori prima del concepimento o a cattive abitudini
mantenute durante la gravidanza. Possono prevalere condizioni
ambientali poco salutari, oppure condizioni economiche e sociali
repressive possono influenzare negativamente la famiglia. Alcune anime
arrivano in questo mondo in situazioni molto difficili, eppure si
elevano subito sopra di esse.

Altri, invece, nascono con opportunità splendide e una costituzione
perfetta, riuscendo in ogni modo a rendere la propria vita un inferno.
Non abbiamo scelto coscientemente i nostri genitori o le circostanze
dell'infanzia che abbiamo vissuto. Possiamo però essere attratti da
determinate circostanze a causa delle nostre tendenze subcoscienti e
degli stati condizionati di coscienza. Più importante dell’inizio
della vita terrena è che, crescendo, ognuno di noi faccia scelte
razionali e costruttive per dirigere la vita verso la realizzazione e
la crescita spirituale. Non possiamo fare nulla per cambiare il
passato, ma possiamo fare molto per assicurarci opportunità presenti e
future di apprendimento e crescita.

Ai bambini si dovrebbe insegnare la verità su ciò che sono (esseri
spirituali) e lo scopo della vita. Bisognerebbe fornir loro
informazioni, senza supportare miti ed evitando di inventare
spiegazioni illusorie. Se non sapevi queste cose, le stai imparando
adesso, pertanto, da ora in avanti, procedi con buon senso e con uno
scopo. Non esiste ragione per la quale non dovremmo goderci la vita ed
essere felici, ma la stimolazione sensoriale e la felicità
superficiale non dovrebbero essere enfatizzate in modo eccessivo. Si
sperimenta naturalmente il godimento, quando viviamo in modo corretto
e siamo nel flusso di eventi e relazioni che supportano scopi elevati.
L’universo ci sta già dando ogni cosa di cui abbiamo bisogno per avere
conforto, nutrimento ed espressione creativa, pertanto vivere non
dovrebbe essere un grande sforzo.

Scopri perché sei venuto in questo mondo e quali sono i tuoi
obiettivi, quindi, se vuoi essere felice e compiere il tuo destino,
vivi con uno scopo. Le persone centrate nel (piccolo) sé e deboli di
mente non sono felici. Sii cosciente di Dio, emotivamente maturo e
responsabile. Se lo farai, sarai molto felice e avrai successo in ogni
modo. Siamo in questo mondo per imparare, crescere nella comprensione,
rendere un contributo utile alla società e alle circostanze
planetarie, per risvegliare le nostre capacità spirituali e per
metterle in pratica. La vita nel corpo è troppo breve per sprecarla in
rapporti problematici, comportamenti di dipendenza, preoccupazioni
egocentriche e ricerca di guadagno materiale, a scapito della crescita
dello spirito. Vivi una vita godibile e produttiva, mantenendo un
atteggiamento mentale positivo, entusiasta e interessandoti ad
attività che supportino lo sviluppo dell’anima. Espandi la tua
consapevolezza per diventare maggiormente cosciente a livello cosmico
e nutri il sano desiderio di esprimere il tuo pieno potenziale e di
realizzare la totalità di Dio. Quando affronterai il momento in cui
dovrai lasciare questo mondo, fallo con grazia, senza dispiacere.

La morte del corpo è la transizione dell’anima verso le dimensioni
sottili e gli stati più elevati della coscienza. Preparati per la
transizione, vivendo coscientemente già da adesso, relazionandoti alle
circostanze con piena consapevolezza e in modo appropriato. Rinuncia a
sentimenti di colpa e dispiacere. Liberati dal peso dei conflitti
psicologici. Puoi farlo perché sei un essere spirituale, superiore a
stati mentali, emotivi, fisici e alle circostanze. Ristabilire la
consapevolezza nella chiarezza e nell’armonia, non è tanto una
questione di volontà, quanto di scelta. Quando non permettiamo più a
ricordi, traumi, fallimenti, stati mentali negativi, umori, bisogni
istintivi, influenze di altre persone, stati fisici e circostanze
ambientali di determinare i nostri punti di vista nella vita, possiamo
fare le scelte corrette e seguirle con azioni determinate. La
preparazione migliore per la transizione è di essere abili nel
“morire” quotidianamente nei confronti del mondo. Questo non significa
rigettare il mondo o rifiutarsi di partecipare ad attività e relazioni
utili, ma significa essere attenti ed addestrati a vedere noi stessi
nella giusta prospettiva riguardo al mondo. Significa anche vivere
coscientemente e con una comprensione più elevata. Impara ad osservare
la natura illusoria del mondo, attraverso le sue realtà sottili che lo
causano e lo supportano.

Guarda attraverso le apparenze esteriori, fino al cuore dell’attività
universale (Dio). Questo è il modo per vivere in maniera godibile nel
mondo senza attaccamenti e per lasciarlo senza dispiaceri o paure.
Attaccamenti, dispiaceri e paure, sono causa di infelicità e
avvelenano le nostre vite. Metti la parola fine in questo momento al
dolore mentale ed emotivo, e te ne libererai per sempre. Se desideri
crescere a livello spirituale ed essere più rispondente all’attività
della Grazia di Dio, dovresti includere nella tua routine anche la
preghiera e la meditazione quotidiane. Si può pregare con lo scopo di
entrare in maggior sintonia con Dio, quindi si può trascendere la
preghiera, quando prevale la consapevolezza supercosciente e cosciente
di Dio. Queste ultime permettono la contemplazione divina spontanea.
Da solo, nel silenzio dell’anima, dimorerai per l’eternità.

Sperimenterai la gioia serena e non emotiva della consapevolezza di
Dio che conoscevi prima di essere coinvolto nelle scene mutevoli dello
spettacolo del mondo. Con la pratica, sarai ancorato a Dio al punto
che nulla di esterno potrà disturbare la tua pace dell’anima. Quando
si medita profondamente, il praticante ritira l’attenzione da corpo
(ma questo ritiro è una cosa diametralmente opposta rispetto
all’incoscienza), sensi, sentimenti e pensieri. E’ supremamente
vigile, con la consapevolezza non limitata dalle precedenti influenze
ingombranti e libera di esplorare stati soggettivi della coscienza e
di percepire direttamente Dio.

A volte, mentre si medita, si percepisce una luce bianca chiara con la
visione interiore; la stessa che molte persone vedono, quando iniziano
la loro transizione dal corpo verso le sfere più elevate. Meditando
regolarmente, iniziamo a trovarci a nostro agio con la luce e con le
varie percezioni sottili che la possono accompagnare. Alcuni
meditanti, durante la pratica, vedono un tunnel di luce in mezzo alle
sopracciglia. Questa visione è dovuta alle forze vitali nel corpo che
fanno il percorso inverso, fino a raggiungere i centri alti del
cervello.

Molte persone che hanno sperimentato (temporaneamente) la cessazione
delle funzioni vitali, hanno riportato in seguito di aver visto un
tunnel di luce attraverso il quale sono passati, per raggiungere una
sfera di brillantezza e bellezza incredibili. A volte, in quella sfera
di luce, comunicano con esseri benevolenti che solitamente li
informano del fatto che la loro presenza, in quel luogo, è prematura e
che dovranno ritornare alla consapevolezza del corpo per compiere i
loro doveri terreni. Essi possono vedere amici o parenti che sono
morti anni prima, oppure santi che irradiano qualità divine. Di
solito, chi ha avuto anche solo una di queste esperienze, sostituisce
l’ansia con la comprensione. Una caratteristica delle persone che
hanno avuto incontri durante le esperienze di pre-morte, è data dal
fatto che diventano più attente al giusto vivere (con uno scopo) e
sono più gentili e appropriate nelle loro relazioni con il prossimo.
Esistono altre dimensioni, oltre la terra, abitate da esseri che
stanno crescendo spiritualmente.

Dalla dimensione di Dio, attraverso la manifestazione materiale,
esistono piani della natura che fungono da campi di operazione per le
anime che hanno bisogno di rimanere in essi o che desiderano di
esprimersi in quei luoghi. Esistono dimensioni celesti, dove gli
abitanti sono quasi completamente illuminati. Parliamo delle
dimensioni fini causali dei campi magnetici e delle proprietà
elettriche. Esistono dimensioni astrali dove le forze vitali sono
espressive in modo predominante. Benché tutte le dimensioni abbiano
anime illuminate che servono come insegnanti, la maggior parte degli
abitanti sono anime che stanno ancora crescendo nella comprensione
verso la libertà. I loro stati di coscienza non sono ancora perfetti e
i loro comportamenti non sono ancora divinamente ideali, a causa delle
loro percezioni illusorie e delle restrizioni mentali persistenti. Le
dimensioni astrali più elevate sono i “cieli” sperati da molte
persone religiose che vedono la vita dopo la morte come il momento in
cui saranno riuniti con i loro cari e – forse - con Dio. Le persone
non illuminate tendono naturalmente ad immaginare una condizione umana
glorificata come ideale più elevato.

Alcune persone sperimentano una condizione celeste che si conforma
alle loro aspettative. Una volta giunti in quella dimensione, vi
risiedono per un po’, dopodiché o ritornano sulla terra in una nuova
incarnazione, o trascendono gli attaccamenti astrali per continuare la
loro crescita spirituale, senza ritornare sul piano terreno. La
reincarnazione (3), anche se molte anime la sperimentano, non è una
necessità. Siamo propensi ad essere attirati dalle circostanze che
servono i nostri scopi nella maniera migliore o con le quali ci
sentiamo maggiormente a nostro agio; è comprensibile, pertanto, che
alle anime le cui opportunità migliori di crescita sono in questo
mondo sia data l’opportunità di rientrare in questo piano, mentre le
anime che non hanno facoltà intellettuali ed intuitive sviluppate,
considereranno esclusivamente quella terrena come l’unico tipo di
esperienza possibile.

Tutte le anime hanno la stessa essenza e le medesime capacità, poiché
sono tutte espressioni della Coscienza Suprema, ma alcune sono più
consapevoli di altre e, di conseguenza, più funzionali. Il destino
finale di tutte le anime è lo stesso: il risveglio completo in Dio.
Quanto veloce possa essere la realizzazione del Supremo, dipende del
desiderio individuale per la realizzazione e dalla grazia di Dio.
Avendo un sincero desiderio di realizzazione, ogni persona farà il
massimo possibile per il benessere personale, per vivere secondo le
influenze di supporto della natura e per facilitare la propria
crescita spirituale. Quale risultato del vivere intenzionale,
diventiamo maggiormente rispondenti alle attività della grazia di Dio.

La Grazia è l’inclinazione irresistibile intrinseca dell’evoluzione
dentro e intorno a noi, che culmina in trasformazione, crescita e
raggiungimento degli scopi. Senza di essa, saremmo soli in mezzo a
forze cosmiche enormemente possenti. Con il suo aiuto, siamo condotti
fino ai livelli di consapevolezza dell’anima che le persone limitate
dai sensi difficilmente aspirano a conoscere. La nostra condizione
psicologica si trasforma, mentre si dissolvono e si superano
restrizioni interiori e ostacoli esteriori. La consapevolezza,
precedentemente ristretta a spazi limitati, si espande fino a
raggiungere l’onnipresenza. La mancanza di potere è sostituita
dall’onnipresenza. L’onniscienza dissolve totalmente l’ignoranza.
Onnipresenza. Onniscienza e onnipotenza non sono caratteristiche
acquisite. Sono cose naturali, attributi che si realizzano, quando la
nostra consapevolezza si espande, permettendoci di reclamare la nostra
identità divina. Siamo già immortali. Avendo origine in Dio, la Sua
vita è la nostra ed è questa la ragione per cui vivremo per sempre.

Benché sia possibile vivere a lungo (anche centinaia d’anni in
qualche caso) (2), l’immortalità fisica non è possibile, poiché il
mondo non è destinato a rimanere per sempre com’è oggi. L’immortalità
è una caratteristica dell’anima, e quest’ultima, mentre acquisisce
consapevolezza, continua ad esprimersi in dimensioni sempre più
sottili (dopo aver lasciato il corpo) fino al raggiungimento della
consapevolezza perfetta dell’esistenza-essere oltre le dimensioni
della natura manifesta. L’ideale, per chi è risoluto e in grado di
discriminare, non è di diventare un Dio, ma di realizzare la coscienza
di Dio. Anche gli esseri più elevati, ossia le anime che hanno
raggiunto uno status quasi divino, stanno ancora sperimentando stati
di coscienza soggetti a fluttuazione e devono continuare ad aspirare
al risveglio finale. Benché l’immortalità non sia peculiare al corpo,
la si può realizzare durante l’incarnazione fisica e questo è l’ideale
principale che ogni devoto dovrebbe avere come aspirazione di guida.

Si può avere la tentazione, mentre si sperimentano condizioni umane
limitanti o confortevoli, di accettare le circostanze come sono,
sperando in miglioramenti futuri. Il tempo però non fluisce, poiché
siamo noi a fluire in esso e le esperienze che abbiamo, unitamente
alle circostanze che sperimentiamo, sono ciò che sono a causa dei
nostri stati di coscienza. Quando sperimentiamo avanzamenti nella
coscienza, partendo dalla consapevolezza limitata fino a raggiungere
quella senza limiti, le nostre circostanze cambiano in corrispondenza
diretta alle nostre realizzazioni. Questo è il motivo per cui il
completamento (la realizzazione n.d.t.) è possibile in questa
incarnazione.

Per riuscire a raggiungerlo, bisogna correggere atteggiamenti e stati
di coscienza. Farlo, richiede pensiero razionale, regolamentazione
degli impulsi sensoriali e dei desideri, maturità emotiva,
comportamenti conformi alle leggi di supporto della natura,
coltivazione delle virtù morali e pratiche spirituali in grado di
contribuire al risveglio e allo sviluppo delle capacità dell’anima.
Vivendo adesso come desideriamo, la buona fortuna che può essere stata
pensata solamente come una possibilità futura, può essere disponibile
in questo momento. Non possiamo avere realizzazioni più alte e
dimostrare qualità divine fintanto che scegliamo di drammatizzare
comportamenti irresponsabili e di essere indisciplinati. Benediciamo
noi stessi e ci puniamo in base alle scelte che facciamo, pertanto è
inutile biasimare Dio o le circostanze per la nostra condizione. Le
leggi universali di causa ed effetto determinano i risultati e, poiché
sono immutabili, si applicano nello stesso modo a tutti.

Questo significa che, se facciamo scelte razionali, possiamo
partecipare (attivamente n.d.t.) al processo di autotrasformazione e
di crescita dello spirito, evitando allo stesso tempo di essere alla
mercé delle nostre condizioni interiori o esteriori. Non dobbiamo
essere vittime del fato e della legge di causa ed effetto. Possiamo
sperimentare il compimento del destino dell’anima in
quest’incarnazione. Ovviamente, questo non significa che, di tanto in
tanto, non avremo sfide da affrontare. Vivendo come dobbiamo in un
mondo che cambia, emergeranno a volte circostanze non pianificate, ma
le potremo affrontare meglio rimanendo calmi a livello interiore e
relazionandoci ad esse con saggezza. Mentre siamo in questa dimensione
o in qualsiasi altra, è produttivo per noi pensare a quale ruolo utile
possiamo agire in cooperazione con i processi della vita.

Facendolo, evitiamo le preoccupazioni personali e diventiamo
partecipanti più coscienti (e agenti consapevoli di Dio) sulla scena
del mondo. Pensiamo maggiormente in termini di cosa possiamo fare (di
valore) e di cosa Dio può fare attraverso di noi. Facendo tutte queste
cose, risolviamo immediatamente molti dei problemi relazionati agli
sforzi centrati nel (piccolo) sé e la crescita spirituale naturale
avviene in modo spontaneo. Facendo realmente del servizio utile, senza
nessun pensiero del tipo: “Cosa ci guadagno?” scopriamo che Dio, in
quanto universo, provvede per ogni nostro bisogno e ci dà anche di
più. Sperimentiamo di essere nel flusso della buona fortuna infinita,
della soddisfazione dell’anima e della continua scoperta. Realizziamo,
a quel punto, cosa significa sperimentare per sempre la vita
immortale.

***
(1) Per “spazio profondo” si intendono le dimensioni sottili e non le
galassie materiali.
(2) Si afferma che Il primo guru della nostra tradizione (Mahavatar
Babaji) sia incarnato nello stesso corpo da secoli.
(3) Vi consiglio di leggere il libretto “Un uomo nuovo in una nuova
era – La reincarnazione e il tuo destino – pubblicato gratuitamente su
www.kriyayoga.it

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