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SCHEDA ARTICOLO N. «01863»

CLASSIFICAZIONE: 5
TIPOLOGIA: AFFINE
AUTORE: GIANMARCO BRAGADIN
TITOLO: C'E' SALVEZZA ANCHE PER I NON CRISTIANI?
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TESTO ARTICOLO

C'è salvezza anche per i non cristiani

(di Gian Marco Bragadin)

"Tutti i giusti della Terra, anche quelli che ignorano Cristo e la Sua Chiesa e
che, sotto l'influsso della grazia, cercano Dio con cuore sincero, sono chiamati
a edificare il Regno di Dio, collaborando col Signore che ne è l'artefice primo
e decisivo ": l'ha detto Giovanni Paolo II, durante l'ultima udienza generale in
Piazza San Pietro.

Si tratta di una dichiarazione assolutamente rivoluzionaria anche perché
corregge quanto affermato dal Cardinale Ratzinger poco tempo fa.

Ci troviamo di fronte ad un'apertura del Papa che non solo concede la
possibilità di salvarsi a chi segue un'altra religione, ma come hanno scritto
alcuni esperti o commentatori sui giornali, addirittura a chi non ha religione,
ma vive in modo giusto la sua esistenza.

Dopo secoli in cui il mondo ha visto intere popolazioni uccise perché non
credevano in Cristo, e considerando che ancora oggi ci si ammazza per questioni
religiose, quest'ultima affermazione del Papa avrebbe dovuto trovare un'eco
straordinaria sui mass media, ed essere seguita da dibattiti, sermoni,
entusiasmo.

Invece niente. Ignoranza? Superficialità? Mancanza d'interesse? Sembra che pochi
abbiano capito il valore di quest'apertura, eppure moltissime persone hanno
sempre sentito nel proprio cuore un senso d'ingiustizia, Dio non poteva negare
il Paradiso a miliardi di persone solo perché avevano seguito il Buddismo,
l'Islam, le grandi religioni, o perché la loro unica colpa era di essere nati
prima di Cristo. Oggi dovrebbero tutti rallegrarsi per la dichiarazione di
Giovanni Paolo II.

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(Risposta di "mazza")

Io credo che l'importanza storica di questo papa sarà apprezzabile soltanto
nell'arco di qualche decennio. Ma è da tempo ormai che Woytila svolge un sottile
- quanto costante - lavoro di ampliamento della visione ufficiale della chiesa
cattolica rispetto ai fondamentali criteri spirituali che coinvolgono l'umanità
intera.

Bisogna tenere conto del fatto che, per ampliare questa visione, si tratta poi
solo di spostare - mattone per mattone - mura che restitono, calcificate su sè
stesse, da circa 1700 anni. E che molti di coloro che le vorrebbero fisse per
sempre dove si trovano sono ancora ben vivi e vegeti, sia all'interno che
all'esterno di quelle vaticane.

Chiamandole così, genericamente, la "chiesa di sinistra" e "la chiesa di
destra", andiamo a mettere in discussione un concetto che non è poi così ovvio
come sembrerebbe: la chiesa stessa infatti, e non soltanto il papa dal primo
laterano in poi, è "infallibile" - lo è per auto-definizione. Ed è proprio "non
potendo errare per definizione" (qualunque siano stati i motivi a monte di
questa "scelta") che la chiesa si tira addosso, da Galileo in poi, difficoltè
sempre crescenti rispetto alla propria credibilità. Ed è in base a questa sua
caratteristica (ripeto, i motivi possono essere utilitaristici finchè vogliamo,
ma il fatto rimane) che è poi in un certo senso "obbligata" (e non dico che non
le sia mai dispiaciuto) ad accendere roghi sotto ogni voce contraria.

Tornando quindi ad oggi, quando ad esempio Woytila dice "no" alle donne sul
pulpito, lo fa sempre (secondo me) come se, tra le righe, quasi gridasse "Ma lo
volete capire che non posso!?" (In troppo chiare lettere sta scritto nel Vangelo
che "la donna in chiesa non deve aprir bocca").

Dalla morte di Pio XII in poi, la chiesa "di sinistra" è sempre riuscita a
vincere in conclave (Roncalli, Montini, Luciani-Woytila) ma a quale prezzo ed a
che condizioni solo la lentezza della "rivoluzione" - da allora iniziata e che
oggi Woytila sta portando in piena luce - lo può indicare. In Vaticano, le lotte
intestine debbono essere qualcosa di sconosciuto anche ai più agguerriti
politicanti, di qualunque epoca e paese. Ed è quindi soltanto "fra le righe",
almeno per ora e temo ancora per un pò, che bisognerà accontentarsi di cercare i
segni di cambiamento.

Quando infatti Woytila, in "Fede e Ragione", sceglie addirittura come frase di
apertura: "Sia in Oriente che in Occidente, è possibile ravvisare un cammino
che, nel corso dei secoli, ha portato l"umanità a incontrarsi progressivamente
con la verità e a confrontarsi con essa" non faceva (sempre secondo me,
ovviamente) che iniziare a smuovere quel mattoncino che oggi ha finalmente
spostato con grazia tutta sua.

E pensare che, nel frattempo, c'era stato un suo viaggio in India nel quale era
stato invece obbligato - si suppone per motivi politici del momento, e non certo
per senilità precoce - a negare pubblicamente il concetto di "salvezza aperta",
con quel "extra ecclesiam nulla salvatio" che fece infuriare non poco i leader
di spiritualità orientale allora presenti. In fondo, la stessa "contraddizione
ufficiale" citata da Bragadin in apertura (tra Ratzinger e Woytila)
sull'argomento odierno, dovrebbe dirla lunga sui conflitti interni di cui non
vediamo che una punta d'iceberg.

Un'altro argomento, invece, che è "passato" stranamente senza provocare eco
alcuna (come se appunto, su quello almeno, la "destra" fosse tacitamente
d'accordo), è stato la grandiosa "revisione" (sia topologica che termica)
dell'inferno, avvenuta un paio d'anni fa al massimo. Non solo esso diventava
"più che un luogo, la situazione in cui viene a trovarsi chi liberamente e
definitivamente si allontana da Dio...", ma da un giorno all'altro si passava
dal classico luogo di "bruciamento eterno" ad un luogo decisamente "freddo", ove
però il freddo non fosse strettamente termometrico, ma piuttosto esistenziale.

Un freddo che l'anima prova nella sua distanza dal divino (Woytila dice "Dio",
ma questo intende). Un freddo che, in un certo senso, mette molto più terrore di
qualunque forcone arroventato da iconografia di paese. Ma ci vuole un bel
coraggio (ed una grandiosa arte retorica), per un papa come per chiunque, a
sostenere che all'inferno sia saggio portarsi delle coperte calde. Io credo che
il lavoro e le intenzioni di questo papa non solo siano chiari, ma che non
facciano che confermare una linea intrapresa dall'avvento di Roncalli in poi
(Vaticano II), di cui l'ammissione di colpevolezza del cristianesimo nei
confronti delle persecuzioni giudaiche è decisamente il macigno più ingombrante
(e, finora, tutt'altro che rimosso).

Se solo riuscissimo a tenere conto della densità della "melma" in cui questi
papi si sono mossi da allora, ogni successo andrebbe moltiplicato per mille e
non deriso per la sua apparente "pochezza". La chiesa oggi è come il Titanic
lanciato dritto contro l'iceberg, troppo pesante per fargli cambiare rotta in
poche miglia. Woityla sta riuscendo almeno a deviarla di quel tanto che gli
riesce. Se poi il "taglio sulla fiancata" sarà comuinque letale, ciò avverrà
perchè i vari "Lusitania" dell'occasione avranno scelto di ignorarne i richiami
di SOS - ma la nave aveva galleggiato per il tempo sufficiente da mettere
teoricamente ancora tutti in salvo. Questa credo - e non la vecchiaia in sè -
sia la disperazione che leggiamo ogni giorno più chiara negli occhi di quel
vecchio aggrappato ad una croce più ricurva di lui.

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