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SCHEDA ARTICOLO N. «01884»

CLASSIFICAZIONE: 4
TIPOLOGIA: CONGENERE
AUTORE: STEFANO CARNAZZI
TITOLO: FRITJOF CAPRA: IL TAO IN NOI
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TESTO ARTICOLO

Fritjof Capra: Il Tao in noi


(di Stefano Carnazzi)

Ha tro
vato un collegamento tra la fisica quantistica e l’antica saggezza orientale.
Ha dimostrato una sostanziale armonia tra le concezioni più rivoluzionarie della
scienza occidentale e l’intuizione mistica del Taoismo, dell’induismo, dell’Oriente
antico. A partire da un'onda.

Laureato in fisica all’Università di Vienna, ricercatore nel campo della fisica
delle alte energie, Fritjof Capra è stato il primo a esplorare i legami tra
scienza, implicazioni filosofiche e matrici di sapienza antica.

È l’autore de "Il Tao della fisica (1975)". Il libro ha venduto un milione e mezzo
di copie in tutto il mondo, tradotto in oltre ventiquattro lingue.

È l’uomo che ha letto un testo cinese del 1200 d.C. intravvedendone una spiegazione
del bootstrap quantistico.

È l’uomo che ha messo a confronto gli scritti di Oppenheimer con quelli delle
Upanisad (i libri indiani più antichi del mondo).

È il pensatore che trent'anni fa (Il punto di svolta, 1982) ha preconizzato
l’arrivo dell’attuale crisi energetica, l’iperbole dell’epoca dei combustibili
fossili. E ha desunto dall’irrigidirsi delle strutture sociali e valoriali
l’indizio dell’emergere di “nuovi modelli di evoluzione culturale”.

"Il Tao della fisica". Il punto di svolta. La rete della vita e La scienza della
vita: dopo aver dato alle stampe un libro ogni otto anni, ognuno fondamentale,
basilare, storico, negli ultimi anni si è dedicato a nuove rêveries culturali. Ha
fondato il Center for Ecoliteracy a Berkeley in California, si è dedicato a
spiegare ai bambini i cicli della natura attraverso la coltivazione di orti
scolastici (Ecoalfabeto, 2006) e ha rivisitato il genio di Leonardo Da Vinci come
pioniere dell’olismo (con i volumi La Scienza di Leonardo, 2007, e col fresco di
stampa La Botanica di Leonardo, per i tipi di Aboca).

Tutto a partire da un’illuminazione poetica del 1970, trascritta nella storica
introduzione a "Il Tao della Fisica": “In un pomeriggio di fine estate, seduto in
riva all’oceano, osservavo il moto delle onde e sentivo il ritmo del mio respiro,
quando all’improvviso ebbi la consapevolezza che tutto intorno a me era parte di
una gigantesca danza cosmica. Essendo un fisico, sapevo che la sabbia, le rocce,
l’acqua e l’aria erano composte da molecole e da atomi in vibrazione… ma fino a
quel momento ne avevo avuto esperienza solo da grafici, diagrammi, teorie
matematiche. Sedendo in quella spiaggia, le mie esperienze presero vita. ‘Vidi’
scendere dallo spazio cascate d’energia; ‘vidi’ gli atomi degli elementi e del mio
corpo danzare; percepii il ritmo, ne sentii la musica. E in quel momento seppi che
questa era la danza di Shiva, il dio dei danzatori”.

C’è un ritmo - sembra suggerirci - un’onda, una tonalità indefinibile e sfuggente
comune a tutta l’esistenza. Ricorre negli elementi subatomici della fisica
quantistica, in natura, nelle galassie, nelle antiche sapienze orientali. Che è
stata intercettata o intuita dai pensatori illuminati d'ogni epoca e dai
ricercatori delle frontiere scientifiche più avanzate, e risuona sempre alla base
della vita, di ogni vita, di ogni essere. In noi.

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