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SEZIONE: « DIZIONARIO ESOTERICO »

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DIZIONARIO ESOTERICO SCHEDA N. «01069»

TERMINE: ISIDE
DEFINIZIONE:

Secondo la mitologia greca, sarebbe il nome assunto dalla giovenca Io quando, sospinta fino in Egitto dall'assillante tafano mandatole da Giunone, vi fu raggiunta da Giove, che le rese le forme femminili e la fece madre di Epafo, che divenne poi re d'Egitto, fondando la città di Menfi. É di qui che scaturisce la leggenda di Io, diventata Iside, che la volle sorella e sposa di Osiride, dal quale nacque Horus. Osiride sognava la conquista dell'India e, lasciato il governo dell'Egitto ad I., con un esercito composto da uomini e donne, si impadronì di alcune regioni indiane. Tornato in Egitto, scoprì che durante la sua assenza, nonostante I. fosse assistita da Thoth-Mercurio-Hermes e da Ercole, il fratello Seth-Tifone aveva sollevato il popolo contro di lui. Osiride, nonostante l'offesa subita, tentò la rappacificazione col fratello, ed accettò di partecipare ad un banchetto di riconciliazione. Ma i sicari di Seth lo catturarono, rinchiudendolo in una cesta che gettarono nel Nilo. I., desolata, andò alla ricerca del marito, seguì la corrente del grande fiume e raggiunse la Fenicia dove, tra i rami fronzuti di un'acacia, rinvenne il corpo di Osiride. Lo riportò in Egitto, ma Seth, temendo che la vista dei resti dell'amato monarca sollevasse il popolo contro di lui, lo fece a pezzi che disperse in diverse località egiziane. I. si rimise nuovamente alla ricerca con l'aiuto di Thoth, riuscì a raccoglierle e, sfruttando le sue doti magiche, ricompose il corpo dello sposo, riportandolo al trono. Esiste una seconda versione di questa conclusione, per la quale I. avrebbe sepolto i resti ritrovati in Abido, sulla riva occidentale del Nilo (dove sorgeva un magnifico tempio appunto dedicato ad Osiride), mettendo poi a capo dell'esercito il figlio Horus. Questi, in due giornate campali, sconfiggeva i seguaci di Seth e lo uccideva, per poi succedergli sul trono. Dopo la morte I. fu venerata come dea, unitamente ad Osiride, sotto le forme di una giovenca, mentre Osiride assunse le sembianze di un bue, in considerazione dell'impulso dato da entrambi all'agricoltura. Col tempo il loro mito finì per confondersi con quello del Sole e della Luna. In loro onore furono istituiti solenni festeggiamenti, nelle quali fece la sua comparsa anche il bue Api o Apis (v.). Poi la figura di I., simboleggiante l'immortale forza della natura, finì lentamente per confondersi con quella di Cerere, di Giunone, di Minerva e di Diana. I. veniva rappresentata da una donna munita di ali protettrici, oppure con le corna bovine, a simboleggiare il crescere ed il declinare della luna, con in una mano il sistro, un caratteristico strumento musicale egizio, e nell'altra un'anfora, simbolo della fertilità ottenuta grazie alle inondazioni del Nilo. Talvolta teneva sull'omero un turcasso, ed una serie di torri le coronava il capo. Fu onorata in moltissimi templi, ma soprattutto nei santuari di File, nell'Alto Egitto, e l'Iseo (Beibet el-Haggar) nel Delta del Nilo. É il principio femminile della natura, la calamita che attira lo sperma maschile, la passività attiva e la sostanza materna. Iniziata da Thoth, detentrice della Parola perduta, I. è in primo luogo la Grande Sacerdotessa iniziatrice che guida sui sentieri di Horus. Fu anche venerata a Roma, come I. Faria (la luce del mondo, simboleggiata dal grande faro di Alessandria), ed in Gallia, dove fu a lungo considerata protettrice di Lutezia, ovvero di Parigi. La storia parla della chiesa parigina di San Germano, in cui per secoli fu tollerata la presenza di una statua di I., finché un certo cardinale Brisonnet, visto che molti fedeli l'avevano scambiata per una santa e le accendevano candele benedette, la fece ridurre a pezzi. Y (Misteri Isiaci) Quasi nulla è trapelato nel tempo sui riti dei misteri egizi di Iside. Si sa soltanto che ogni neofita veniva così ammonito: "Ogni morto che procederà solo e sicuro in questo luogo tenebroso, sarà purificato dal Fuoco, dall'Acqua e dall'aria, e sarà iniziato ai misteri di Iside". Munito di una lampada. Il neofita doveva poi attraversare strisciando un corridoio stretto e tortuoso, al cui termine trovava un pozzo nel quale doveva discendere, attraverso una scala di ferro ed una intagliata nella roccia. Giunto in un'ampia sala doveva prestare il seguente giuramento: "Giuro di non rivelare mai ad alcun profano ciò che vedrò nei Templi sotterranei, e se dovessi essere spergiuro invoco sulla mia testa la vendetta degli dei del cielo, della terra e degli inferi, e la morte più terribile".

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