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SEZIONE: « DIZIONARIO ESOTERICO »

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DIZIONARIO ESOTERICO SCHEDA N. «01091»

TERMINE: KANT IMMANUEL
DEFINIZIONE:

Filosofo tedesco (1724-1804), che con la sua dottrina del criticismo operò una vera rivoluzione speculativa, mettendo radicalmente in crisi tutti i concetti precedenti di metafisica, ed indicando i limiti oltre i quali la ragione umana non può spingersi. Questo portò a fondamentali rinnovamenti non soltanto nel campo gnoseologico, ma anche in quelli dell’etica e dell’estetica. Dal punto di vista storico complessivo del pensiero, K. Offre una sintesi che riassume i risultati delle grandi correnti critiche del Settecento, quali l’Illuminismo e l’Empirismo, tenendo conto della rivoluzione scientifica attuata da Newton, e cercando di attuarne una analoga in filosofia; nello stesso tempo inaugura le tematiche che saranno in seguito sviluppate dall’idealismo e dal romanticismo. K. Studiò teologia e filosofia all’università di Knigsberg dov’era nato, avendo come maestro Martin Knutzen, di formazione wolffiana; gli interessi di questo primo periodo, che va fino all’inizio degli anni ’60, sono soprattutto in senso fisico, astronomico, e cosmologico, nel quadro del dibattito tra metafisica cartesiana e leibniziana. Nel 1755 pubblica la Allgemeine Naturgeschichte und Theorie des Himmels (Storia universale della natura e teoria del cielo), esponendovi le ipotesi di formazione dell’universo a partire da una nebulosa primitiva (ipotesi oggi nota sotto il nome di Kant-Laplace),. Sempre del 1755 è lo scritto con cui K, conseguì la libera docenza, Principiorum primorum cognitionis metaphysicae nova dilucidatio, in cui già si presentano i nuovi interessi gnoseologici e metodologici, che vengono poi sviluppati in una serie di opere fino alla "Dissertazione" del 1770. Questo secondo periodo è determinante per la formazione del suo pensiero, in quanto segna il netto distacco dalla metafisica wolffiana e l’apertura di K. verso l’empirismo ed il sentimentalismo inglesi. Nella Untersuchung ber die Deutlichkeit der natrlichen Theologie und der Moral (Ricerca sull’evidenza dei principi della teologia naturale e della morale, 1764) distingue tra metodo matematico (sintetico) e metodo filosofico (analitico), contro la tradizione cartesiana che li identificava, ma è soprattutto nei Trume eines geistersehers erlutert durch Trume der Metaphysik (Sogni di un visionario, spiegati con i sogni della metafisica, 1788) che si annuncia la nuova posizione criticistica. In questa operetta K. prende spunto dalle facoltà spiritistiche attribuite al contemporaneo svedese Swedenborg, per concludere che i metafisici sono dei visionari della ragione, e che la metafisica dev’essere trasformata in scienza dei limiti della ragione umana. Nel 1770 K. ottiene finalmente la cattedra di logica e metafisica a Knigsberg, ed espone nella Dissertazione inaugurale De mundi sensibilis atque intelligibilis forma et principiis, una teoria del rapporto tra sensibilità ed intelligibilità, che sarà in larga parte mantenuta nelle opere successive. In particolare nella Dissertazione, con cui si chiude tutta la frase pre-critica del suo pensiero, troviamo la prima formulazione della distinzione tra fenomeni e noumeni. Il decennio successivo è interamente dedicato alla messa a punto dell’opera maggiore, Kritik der reinen Vernunft (Critica della ragione pura), la cui prima edizione esce nel 1781; ad essa seguono i Prolegomena zu einer jeden knsftigen Metaphysik, die als Wissenschaft wird autreten knnen (Prolegomeni ad ogni metafisica futura, che potrà presentarsi come scienza, 1783), che ne sono una rielaborazione schematica, e la seconda edizione riveduta nel 1787. Critica della ragione pura significa la critica che la ragione istituisce nei confronti di sé stessa, per vedere sino a che punto la sua conoscenza sia valida ed oltre quale limite invece si tratti di una conoscenza supposta od illusoria: tale impostazione implica che il soggetto sia in grado di valutare sé stesso, e di esprimere in sé un criterio di scientificità. Si tratta della cosiddetta rivoluzione copernicana di K., intesa a spostare il polo della conoscenza dall’oggetto al soggetto, spostamento che verrà in seguito assolutizzato dall’idealismo. K. intende escludere dal piano della filosofia la pretesa realtà in sé delle cose, per la quale la ragione non possiede alcun criterio di attestabilità, mentre identifica nel campo dell’esperienza (fenomeni) l’unico oggetto dell’effettivo sapere filosofico, come già aveva fatto Hume. Ma K. supera lo scetticismo di Hume proprio attraverso la funzione del soggetto (io penso), in quanto condizione formale della conoscenza: la conoscenza dunque è possibile solo nei limiti dell’esperienza, ma solo le condizioni soggettive, come le intuizioni trascendentali, od a priori di tempo e spazio, forme a priori o categorie dell’intelletto. Modo tipico di tale conoscenza è il giudizio sintetico a priori, un giudizio cioè che sia nello stesso tempo sintesi empirica e forma trascendentale soggettiva. La Kritik, la cui ricchezza tematica e la cui complessità non sono qui ricostruibili, si articola in tre grandi parti: l’Estetica trascendentale, che studia la sensibilità e le sue forme pure (spazio e tempo); l’Analitica trascendentale, che si occupa dell’intelletto, del suo funzionamento e delle sue categorie (Divise in quattro gruppi: quantità, qualità, relazione e modalità); la Dialettica trascendentale, in cui sono studiati gli effetti delle pretese da parte della ragione di spingersi oltre il fenomeno. In quest’ultima sezione K. analizza le idee fondamentali della metafisica tradizionale (Dio, anima, mondo) mostrandone la natura contraddittoria dal punto di vista della conoscenza, e vedendo in esse un altro tipo di realtà, proprio dell’etica, o, come egli dice, della ragion pratica. All’etica K. dedica, oltre ad alcuni scritti minori, la Kritik der praktischen Vernunft (Critica della ragion pratica, 1788), che pure costituisce una svolta decisiva nella storia del pensiero: infatti K. vi svolge, sulla base degli imperativi categorici come leggi proprie del soggetto, una teoria della morale autonoma e formale, sostenendo il principio della libertà della determinazione soggettiva, e la necessità di sganciare le leggi etiche dai loro effetti. La libertà, l’immortalità e l’idea di Dio vengono qui recuperate come ideali regolativi, o postulati della ragion pratica. La terza critica, Kritik der Urteilschaft (Critica del giudizio, 1790), viene infine composta da K. per rispondere ad un problema implicito emerso nei lavori precedenti: come è possibile armonizzare la conoscenza determinata dei fenomeni e la libertà della sfera autonoma dell’io? La natura, risponde K., può essere considerata non solo scientificamente, ma anche dal punto di vista degli interessi e degli scopi soggettivi, cioè come natura oggetto del giudizio estetico e come natura oggetto del giudizio teleologico (finalistico). Questo tipo di conoscenza non determinante è raggiungibile attraverso il giudizio riflettente. Tra le altre opere dell’ultimo periodo sono importanti: Die Religion innerhalb der Grenzen der blossen Vernunft (La relione nei limiti della semplice ragione, 1793), la cui tesi (riduzione della religione alla morale) suscitò vivacissime polemiche, e l’Opus postumum (uscito nel 1820), che riunisce dodici fascicoli di appunti di una riflessione sui principi metafisici della natura, lasciata incompiuta a causa della morte. Ipotesi nebulare di K.: è un’ipotesi sulla genesi del sistema solare formulata da K. nel 1755. Essa suppone che il sistema solare si sia formato a partire da una nebulosa primitiva costituita da polvere e gas. In seguito la nebulosa si sarebbe contratta per attrazione gravitazionale, ed appiattita per la forza centrifuga prodotta dalla rotazione, ed intorno a nuclei più densi di materia si sarebbero formati il sole, i pianeti ed i satelliti. Laplace formulò più tardi, ed indipendentemente da K., un’ipotesi analoga ma con diversa evoluzione. Attualmente i presupposti ed alcuni aspetti delle due teorie vengono ancora ritenuti validi.

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