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SEZIONE: « DIZIONARIO ESOTERICO »

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DIZIONARIO ESOTERICO SCHEDA N. «01165»

TERMINE: LITURGIA
DEFINIZIONE:

Termine derivato dal greco leiton, luogo per gli affari pubblici, ed ergon, opera, che nella Grecia antica, particolarmente in Atene, indicava il servizio di pubblica utilità che i cittadini più facoltosi (con censo superiore a tre talenti) dovevano obbligatoriamente accollarsi. Attualmente viene impiegato per designare qualsiasi azione cultuale esercitata pubblicamente e ciclicamente da parte di una élite sacerdotale, e che, come tale, dev’essere regolata da norme fisse, stabilite dalla stessa classe sacerdotale, tali da differenziarla da ogni altra forma di culto privato e spontaneo. Nel cristianesimo indica il complesso, definito per tradizione, delle cerimonie e delle formule del culto. Nelle religioni primitive la L. consiste in gesti, parole ed azioni di carattere magico, come il rovesciamento dell’acqua per invocare la pioggia, spesso fornite di intenti rappresentativi a scopo mitico. Dal formulario magico si passa spesso alla preghiera od alla rievocazione di miti, un miscuglio di invocazioni e narrazione, come nel rituale dei Boscimani durante la festa del plenilunio, che comprende anche il mito dell’origine della morte. Nelle religioni politeistiche preclassiche, la L. si esprime in rappresentazioni drammatiche di genealogie divine: parole ed azioni vi si fondano formando rispettivamente dramma e commento. Testi rituali ci sono pervenuti dall’antico Egitto (Testi delle Piramidi e Libro dei Morti, v.), e dal medio Oriente (testi rituali assiro-babilonesi). Nel tempo particolare rilievo assunsero la L. giudaica (v. Ebraismo) e cristiana. La L. cristiana, formatasi verso il II secolo formatasi intorno alla celebrazione della "Coena Domini" (il sacrificio eucaristico), venne consolidandosi fino a formare un complesso omogeneo al tempo di Gregorio Magno (VI-VII secolo). Un’ulteriore e definitiva sistemazione fu effettuata dopo l’istituzione della Congregazione dei Riti (1588). Più recentemente, nuove disposizioni liturgiche sono state emanate da Pio XII (enciclica Mediator Dei del 1947) e durante il Concilio Vaticano II che, tra l’altro, dichiarò lingue ufficiali della L. quasi tutte le principali lingue parlate nel mondo. In precedenza, dal IV secolo in poi, unica lingua liturgica era il latino, mentre prima ancora era stata il greco. La L. cristiana, come culto pubblico, risulta nettamente separata dalle preghiere e dalle devozioni private. Gli atti fondamentali della L. sono la messa (basata sulla frazione del pane, Atti degli Apostoli 2, 42), l’ufficio divino ed i sacramenti. A loro volta i primi due vengono conformati all’anno liturgico, lungo il quale si trovano ciclicamente disposte le commemorazioni degli avvenimenti interessanti la vita terrena di Gesù (proprium de tempore) in un periodo intercorrente tra la prima domenica di Avvento e la ventiquattresima dopo Pentecoste, e le feste dei santi (proprium de sanctis). Fra i riti liturgici della chiesa d’Oriente sono la L. antiochena, la gerosolimitana, la bizantina o costantinopolitana, la copta, la armena ed altre ancora. Fra i riti occidentali, sono la L. romana, la ambrosiana, la gallicana, la mozarabica ed altre. Inoltre benedettini, certosini e domenicani introducono nella L. alcune varianti proprie. Tutte le L. possiedono propri libri liturgici, comprendenti preghiere, excerpta biblica e canti per la messa, per l’officiatura, per i sacramenti e per il rituale sacramentale. Tra i canti liturgici ha conquistato una posizione di prevalenza il canto romano o gregoriano, che musicalmente possiede due stili: quello recitativo (accentus) e quello melodico (concentus). Anche le chiese cristiane evangeliche ed ortodosse possiedono loro tipiche L.: particolare importanza hanno assunto le chiese riformate, soprattutto per i corali. Dagli inizi del XIX secolo è sorto in Francia il movimento liturgico che, diffusosi poi in Germania ed in Italia (con particolari ramificazioni fra i benedettini delle abbazie di Beuron e di Solesmes), vuole diffondere la conoscenza della L. fra il popolo, onde agevolarne la partecipazione ai riti.

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