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SEZIONE: « DIZIONARIO ESOTERICO »

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DIZIONARIO ESOTERICO SCHEDA N. «01175»

TERMINE: LUCE
DEFINIZIONE:

Radiazione elettromagnetica emessa dai corpi, che colpisce la retina dell'occhio producendo il fenomeno della visione. Le prime ipotesi sulla natura della L. risalgono agli antichi filosofi greci, ma la prima teoria rigorosamente scientifica è dovuta a Newton che, nella sua Ottica (1704), ne sostenne la natura corpuscolare. Egli affermò che la L. è costituita da corpuscoli materiali emessi dai corpi, viaggianti secondo traiettorie rettilinee con velocità dipendente dal mezzo in cui si muovono. Tale teoria doveva soppiantare quella precedentemente sostenuta da C. Huygens (1690), per cui la L. consisteva in un moto ondulatorio dell'etere, materia elastica che compenetra lo spazio. Nel XIX secolo fondamentali esperimenti condotti da A. Fresnel convalidavano la vecchia natura ondulatoria della L., che poi C. Maxwell dimostrò essere costituita da onde elettromagnetiche e non da onde elastiche. Sul finire dell'800 gli studi sull'emissione e sull'assorbimento dell'energia portarono a formulare l'ipotesi quantistica dell'energia radiante, ed a stabilire che la L. è costituita da quanti o fotoni. Le radiazioni che formano la L. hanno una lunghezza d'onda compresa tra 400 e 780 nanometri. Le varie lunghezze d'onda sono percepite dall'occhio come coloro diversi, osservabili sia nel fenomeno naturale dell'arcobaleno sia scomponendo la L. bianca attraverso un prisma di vetro. La velocità di propagazione della L. è di circa 300.00 km/sec. Y (Religione) Secondo l'Antico Testamento, dopo la creazione del cielo e della terra, Dio pensò di creare qualcosa di nuovo che si distinguesse dalle tenebre dominanti. Fu allora ch'Egli disse: "Fiat Lux", "Sia la L.", e la L. fu. Dio vide che la L. era cosa buona, e la separò dalle tenebre, e chiamò la L. giorno e le tenebre notte. (Genesi: 1, 3-5). Y (Massoneria) Il giuramento, come la Promessa solenne, viene prestato dal Massone sul Vangelo di San Giovanni, che inizia così: "In principio era il Verbo, e il Verbo era presso dio, e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste. In lui era la vita, e la vita era la Luce degli uomini; la Luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta". Si tratta di un testo che non può non far riflettere gli Iniziati. Esso divinizza l’Intelligenza che, mentre sbroglia gradualmente il Caos, si comunica agli esseri umani, dapprima sotto forma di istinto, poi di coscienza e di comprensione sempre più completa. La vita universale sembra un immenso lavoro costruttivo che non potrebbe essere eseguito ciecamente. Se vi è un’organizzazione progressiva, dunque coordinazione, significa che interviene un discernimento. Ma non tutti i costruttori sono illuminati in ugual misura. Alcuni obbediscono docilmente a leggi di cui non hanno coscienza, mentre altri sono giunti ad un livello iniziatico più o meno elevato, nella misura in cui essi hanno saputo discernere il piano della Grande Opera (v.). Da questo punto di vista per l’Apprendista è sufficiente essere fermamente deciso ad istruirsi in un’Arte di cui possiede solo una vaga nozione tecnica. Il Compagno si esercita nella pratica, pur andando ancora a tentoni, impegnandosi in tentativi spesso infruttuosi. Per evitare l’empirismo occorre elevarsi alla Maestria, a meno che non si benefici di un vero Maestro illuminato. Resta da svelare il mistero dell’Illuminazione. Se alcuni uomini si rivelano più chiaroveggenti di altri, potendo istruire ed utilmente guidare i propri simili, resta oscura l’origine della loro capacità di attingere una comprensione superiore, come la sorprendente lucidità di cui danno prova. Un compito certo agevolato da perseveranti studi, profonde meditazioni ed una lunga esperienza; ma alla fin fine la loro superiorità si basa sull’affinamento delle loro facoltà pensanti. Sono diventati più sensibili alle vibrazioni della luce iniziatica, da cui deriva la loro iniziazione ai misteri mai rivelati agli uomini comuni. La L. che illumina progressivamente l’iniziato potrebbe essere fatta risalire al Logos di Platone (v.), al suo Grande Architetto o Demiurgo, ma è saggio fermarsi al Maestro Hiram. Un’entità questa che è la personificazione del pensiero iniziatico, ovvero di quell’insieme di idee che sopravvivono anche allorché nessun cervello vibra più sotto la loro influenza. Quanto è prezioso non muore, sussiste allo stato latente fino al giorno in cui si offrono possibilità di manifestazione. È allora che Hiram risorge nella persona di ogni nuovo Maestro Massone. Secondo la Tradizione di cui sono impregnati i rituali, la L. rappresenta quindi una facoltà latente nell'essere umano, destata e resa potenzialmente disponibile attraverso l'Iniziazione. Tale facoltà può anche essere acquisita, sebbene raramente, attraverso l'Intuizione. Si definisce dunque L. quanto di più elevato vi sia nell'Intelligenza e nella Volontà dell'essere umano. Per Intelligenza non s'intende tanto la facoltà del ragionamento, quanto la capacità di percezione della Verità, realizzata con il semplice sguardo influenzato dalla Saggezza. L'illustre Massone rosacrociano Karl von Eckhartshusen (1752-1803), nel suo volume "La Nuèe sur le Sanctuaire" sostiene: "Come per un uomo privo di organi la L. non esiste, anche se altri ne possono godere e gioire, così molti uomini non possono gioire di qualcosa di cui invece altri possono. Un uomo potrebbe essere organizzato in modo tale da sentire, intendere, vedere e gustare cose che un altro non potrebbe, perché privo dell'organo necessario. Ammettendo ciò, se questi cercassero spiegazioni plausibili a tale fatto, sarebbe assolutamente inutile, in quanto le idee che uno ha ricevuto dal suo organo particolare cozzerebbero contro quelle dell'altro che non potrà mai afferrarle. Siccome ognuno riceve le proprie idee dai suoi sensi, e considerato quindi che tutte le operazioni della ragione non sono che forme di astrazione di impressioni sensibili, ne consegue che è veramente impossibile crearsi delle idee su molte cose fin quando non avremo ricevuto delle sensazioni su tali cose. Questo perché ogni nostro organo è o diventa sensibile soltanto per noi stessi, e non per altri". Y (G.O.I.) Chiamiamo con questo stesso nome quell'aspetto che caratterizza il verificarsi di fenomeni esteriori, come anche quello di eventi interiori. Certamente non si tratta della stessa L. Dovrebbe sempre stupire il fatto che si sia quasi unanimemente concordi nel dare il nome di L. o di tenebre ad aspetti di fenomeni interiori, aspetti che però non sono misurabili come quelli esteriori. Una tale indefinibile concordanza universale ripropone ancora una volta, sotto un differente punto di vista, l'esistenza di una oggettività interiore, che dovrebbe far riflettere profondamente sulla superficialità di molte affermazioni dogmatiche, che restringono la realtà oggettiva solo a quanto può essere misurato. Il fatto che la L. possa essere oggetto di valutazioni individuali, per esempio in relazione alle tenebre, può costituire una base per riaffermare l'importanza della centralità dell'uomo nella valutazione dei fenomeni che riguardano l'esistenza. Ferma restando la fallibilità dei giudizi troppo personali, è possibile proporre una via di conquista di superiori forme di imparziali giudizi, ottenibili attraverso un duro lavoro di disciplina interiore.

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