Corso yoga
A CURA DI E. N.
PREPARAZIONE AL KRIHIA YOGA
PARTE TERZA
ESERCIZIO: AGIAPA GIAPA
In questa terza lezione noi fonderemo Pranhayama con mantrha, ottenendo quindi il sesto esercizio.
Nella prima parte hai imparato tre esercizi, due nella seconda e qui, imparerai il sesto esercizio che prende il nome di Agiapa Giapa.Giapa vuol dire che c'è un mantrha, Agiapa invece, vuol dire che è spontaneo.
Il mantrha connaturato con il respiro, il mantrha spontaneo del respiro.
Questo è un metodo molto antico, non è un metodo inventato recentemente da qualcuno, oppure un metodo segreto che non si può spiegare no, esso esiste sull'Eupanishad, quindi sui testi sacri dell'India.
Vediamo di renderci conto ora come mai ci può essere un mantrha spontaneo nel respiro, quindi un mantrha adatto più di ogni altro ad essere fuso con il respiro. Qui ti insegnerò a percepirlo. Quindi tu adesso non andrai ad imparare un nuovo mantrha o, usare i mantrha che hai già imparato ma, cercherai di sentire nel tuo stesso respiro un suono particolare, un mantrha particolare in modo tale che tu con questo esercizio, con questa tecnica, ascolti il tuo stesso respiro.
Tu adesso prova respirando attraverso il naso, ad ascoltare se il respiro che entra, ha un particolare suono. Molto dolcemente prova a fare alcune inalazioni, se tu fai una inspirazione calma, sottile, tranquilla, tu associ senz'altro una s a questo suono.Ora prova a fare alcune esalazioni e, anche questa volta, a cercare di sentire che suono produce la tua esalazione.Esalando, sentirai come una specie di h, come un hum,.Quindi una s, nell'inalazione, ed una specie di h, nell'esalazione.
Gli antichi hanno detto che il suono so, ham, il primo nell'inalazione il secondo nell'esalazione.
Da adesso sarà questo suono so, ham, che cercheremo di percepire nel respiro, questo ci aiuterà a calmare la mente ancora di più di quanto non siano riusciti gli esercizi precedenti.Sperimenteremo quindi, come il respiro si calma, quasi a scomparire. Vedremo poi come qualche volta, in certi livelli profondi della meditazione, il suono è come capovolto, ossia ti verrà più facile dire ham, nella inalazione e so, nella esalazione.
Questa è però una cosa che tu sperimenterai più avanti per conto tuo. Tu fai Uggiai, quindi un respiro lungo, prova, e durante tutto questo respiro lungo, cerca di sentire so, una so lunga sssoooooo nell'inalazione e, una lunga haaaaammmm nell'esalazione.
Quindi adesso fai l'Uggiai che è Pranhayama con un mantrha, so, ham, ora che le due cose sono fuse insieme, proverò a descriverti cosa succede.
Tu farai dodici o ventiquattro respiri in questo modo, questa è solo la prima parte, solo per cominciare. Vediamo adesso cosa succede. Vai avanti in questo modo, una lunga respirazione in cui il suono del respiro si sente anche nella gola. Tutta la tua mente è portata a percepire, non tanto a concentrarsi su am, proprio a percepire, ad aderire a questo suono, a questo so, am.
Questa è la prima parte dell'esercizio.
Quindi respiro lungo, c'è dentro tutto il potere dell'Uggiai, potere che tu hai costruito nelle precedenti settimane di lavoro ma, c'è anche qualcosa di più.
Vediamo ora cosa avviene adesso.
Prova adesso a non guidare il respiro, lascialo fruire liberamente, immediatamente in tal modo il respiro diventa più breve. Noterai che ti viene spontaneo fare l'inalazione fino ad un certo livello e poi subito l'espirazione, come una specie di sospiro. Adesso tu lo osservi e sempre accompagni l'inalazione con so e l'esalazione con am.
Osserva questo respiro, come quando inali il respiro entra attraverso il naso, attraverso le due narici per unirsi poi nel punto dietro le sopracciglia, scendere giù nella trachea e poi, quando esce da un unico flusso diventa due. Cerca di seguire tutto il percorso del respiro, in questo momento esso è naturale, non è controllato, continua a farlo per un pò.
Cosa dovrebbe succedere a questo punto? La mente potrebbe andare per suo conto, potresti cominciare a pensare ad altre cose, ciò avviene senz'altro se tu stai creando un ritmo al canto di so, ham. Se tu crei un ritmo la mente dopo un pò se ne va per conto suo, sei completamente distratto, ciò perchè la mente si annoia, non resiste neanche per un minuto.Per riuscire ad andare avanti, per riuscire ad andare in profondità, dobbiamo ora fare una cosa nuova.
Siamo giunti ora al terzo punto, prima c'era l'Uggiai, poi il respiro è diventato libero ma adesso, dopo pochi respiri, già c'è una cosa nuova ed importantissima.
Quale cosa? Cosa avviene se tu non crei un ritmo?
Se tu crei un ritmo, pensi che il respiro sia libero? No, il respiro segue il ritmo. Alcuni, sbagliando totalmente, quando spiegano questa tecnica, invitano a riportare sul respiro la mente che divaga. Questa è una mera illusione, perchè dovresti riportarla mille volte, tanto che alla fine ti provocherebbe solo nervosismo. Io ti dico che se la mente divaga, è perchè tu non hai permesso che quando il respiro è fuori rimanga fuori tanto quanto vuole rimanere fuori.
Cosa significa?
Tu hai fatto so, ham, e chiaramente dopo aver fatto ham, proprio per il fatto che prima tu hai fatto l'Uggiai, proprio per il fatto che stai usando il mantrha, è cosa comunissima che il respiro rimanga fermo per alcuni istanti. E' un fatto umano e scientifico. Quando tu fai questo esercizio, dopo aver fatto i piegamenti, il Nadi Sodana, arrivi in quest'ultimo momento della pratica, indubbiamente molto calmo, quindi non c'è bisogno di respirare molto. Farai so , ham , e per alcuni istanti il respiro si ferma.
Qui nasce il grande miracolo, questa è la cosa fondamentale, il terzo punto da ricordare.
In questo momento non c'è nulla, allora avviene qualcosa di meraviglioso in questa pausa. Infatti, succede che i pensieri si fermano, il pensiero si apre proprio come quando in un cielo annuvolato si apre uno spazio di azzurro. Allora tu quella pausa la trattieni, non il trattenimento classico in cui tu tieni il respiro un tot di secondi ma, la trattieni anche solo qualche istante, per inalare poi non appena senti la necessità di farlo. Quando tu entri nel giusto equilibrio, quando lasci che la pausa esista, senza esagerare nella pausa stessa, senza stare troppo con il respiro fuori, ecco che dopo ogni esalazione c'è una pausa.Noterai poi che queste pause tendono ad aumentare in durata, magari di poco forse anche solo qualche frazione di secondo, però ciò avviene.
Questo era il terzo punto ma, c'è anche un'altra cosa che può avvenire, solo se tu permetti che avvenga.
Che cosa?
Esaminiamo un pò la respirazione che stai facendo.
Tu fai so, ham e dopo ogni ham, ossia dopo ogni esalazione, ti fermi per una pausa. Ma per quale motivo non ti fermi mai dopo il so, ossia dopo l'inalazione?
La risposta è semplicissima, tu non ti fermi dopo l'inalazione perchè quando hai inalato,i tuoi polmoni che assomigliano ad una cassa elastica, si sono dilatati e quindi, subito dopo l'inalazione questa elasticità butta fuori il respiro. Se tu con la tua volontà non permetti che il respiro si possa fermare anche dopo l'inalazione, esso non si fermerà mai.
Prova adesso con la forza di volontà a voler gioire per qualche istante della calma del respiro, quindi di quella pausa di cui abbiamo parlato prima, anche dopo l'inalazione. Se tu fai in modo che la pausa dopo il so, sia troppo lunga, quando fai ham, il respiro non rimane fuori ma ti viene subito da inalare di nuovo anzi, di fare una lunga inalazione quasi per recuperare ossigeno. E' normale che all'inizio, prima di trovare il giusto mezzo, il giusto atteggiamento, si sbaglia, andando dal niente al troppo nelle pause. Bisogna trovare il giusto mezzo dove c'è una breve pausa dopo l'inalazione, ed una breve pausa dopo l'esalazione.Andando avanti ciò non comporta una maggiore necessità di respirare ma, il respiro si calma sempre di più.
Questo è il quarto punto, il quarto segreto.
Tu hai vinto la tendenza del ritmo ma, hai anche vinto il fatto dell'elasticità dei polmoni. Vincendo entrambe le cose hai usato la forza di volontà, non è stato veramente un respiro libero, hai condizionato la tua attenzione per condizionare un pò il corso del respiro, però arrivi in questo modo ad ottenere uno stato di respiro libero.La tecnica o la si fa correttamente, o è meglio non farla proprio.
Dopo aver fatto l'Uggiai, per ricaricare d'ossigeno il corpo e per stabilire chiaramente il mantrha so, ham, nella mente ed affinchè tutto l'essere risuoni del so, ham, bisogna lasciare il respiro libero. Lasciare il respiro libero vuol dire vincere il ritmo e l'elasticità della cassa toracica, solo in tal modo le pause esistono e poi si dilatano in modo che l'esercizio diventa sempre più bello.
A cosa conduce questo esercizio?
Il solo fatto che questi spazi tra due respiri esistono, vuol dire che esistono anche nella tua mente e che quindi i pensieri si fermano. Qui tu gusti, forse per la prima volta, cos'è la non mente, cosa vuol dire vivere fuori da essa.Questo puoi portarlo avanti per cinque, dieci minuti, tutto l'esercizio dalla seconda parte in poi, ossia dopo l'Uggiai dovrebbe durare dai cinque ai venti minuti, questa è la meditazione vera e propria. L'esercizio si finisce aprendo gli occhi lentamente, guardando senza guardare, senza posare l'occhio su niente di preciso, continuando così a sentire la calma interiore mentre gli occhi sono aperti. Dopo dolcemente ti alzi per fare ciò che devi fare, la meditazione è finita.
Hai finalmente conosciuto l'unica cosa che realmente merita di essere conosciuta, tutta la vita tu sei stato dentro la mente, nel regno della mente, dei tuoi pensieri, dei tuoi ragionamenti, delle tue illusioni, dei tuoi condizionamenti, dei tuoi deliri, della tua paranoia, ed adesso finalmente la mente si è fermata, in queste pause tu non pensi niente pur essendo cosciente.
Ciò è paradossale, sei cosciente, sai che esisti, però non c'è un pensiero, questa è la cosa meravigliosa, questa è la meditazione. Questo è un punto di arrivo in cui il lavoro fatto nelle due lezioni precedenti, si fonde, tu qui puoi conoscere lo stato oltre la mente.
La routine di meditazione non dovrebbe cambiare da quella che già stai seguendo quindi,i piegamenti, Nadi Sodana, Uggiai. A questo punto puoi decidere se fare tutto l'Uggiai usando il so, ham, come ti consiglio, o se per qualche motivo vuoi fare qualche Uggiai libero come avevi già imparato fin ora. In ogni caso già nell'Uggiai inizierai ad introdurre il so, ham. Ciò che si fa dopo l'Uggiai, si chiama Agiapa giapa, quello che si fa prima è solo preparazione.
Nella prima parte ti dicevo, rimani lì e senti l'effetto benefico dell'esercizio ora invece, ti ho dato qualcosa di preciso da fare che và ad appronfondire quello stato che tu hai già conosciuto, ossia quello stato di gioire della calma che c'è in noi. Questa calma diviene più profonda perchè il respiro si ferma molto di più. Questo puoi conoscerlo una volta al giorno, tutti i giorni.
A questo punto viene spontanea una domanda, se questo mantrha è così bello, perchè non posso farlo tutto il giorno? Cioè, durante il giorno come ho imparato a fare con il Giapa? Perchè quando vado a lavorare invece di dire sri ram , gey ram, gey gey ram , om, non posso invece dire so, ham, so, ham?
Il fatto è che questo mantrha è specifico per calmare il respiro. Quando lavoro il respiro non può essere calmo, certo se sono seduto in treno, allora si, ma in tal caso è come se tu stessi meditando. Le cose che noi facciamo lavorando fanno sì che il respiro non si calmi, non è possibile, quindi in questo caso conviene usare il mantrha
sri ram, gey ram, gey gey ram om,
Quello che dovrebbe avvenire è che ad un certo punto il so, ham, scompare e si entra in uno stato in cui non c'è niente, non c'è nè il respiro, nè i pensieri e questo è veramente la meta dello Yoga, questo è la coscienza pura.
Se durante il giorno farai giapa, avverrà che le pause di cui abbiamo parlato saranno percepite da te non solo molto prima ma, queste stesse pause si dilateranno ed il respiro rimane per lungo tempo fuori. Potrebbe anche capitare che il respiro che è breve, diventa così breve quasi come un palpito.Ad un certo punto tu ragionando dirai, sicuramente il mio corpo sta respirando, infatti è impossibile che non respiri, ma non me ne acorgo. Mi sembra di essere libero dal respiro. Perchè capita questo?
Perchè come già detto, il Giapa fa sì che anche le cicatrici, le ferite della vita scompaiano, e quando tu ti mettti a meditare, veramente la mente è in uno stato naturale, questo è il segreto del Giapa. Ecco perchè se tu durante il giorno fai Giapa, tu semini per poi raccogliere quando farai questa tecnica.
Il risultato ha veramente dell'incredibile, ti riempirà di entusiasmo e di gioia pura.
ENSARE IN UN ALTRO MODVIVERE E PO SECONDO LO YOGA
Dopo aver imparato l'ultima tecnica, bisogna cominciare a pensare ed a vivere in un altro modo. Vedere la realtà della mente, del pensiero, ciò per non rovinare tutto con la vita. Questo quindi è un discorso teorico, potrebbe sembrare filosofia, ma non lo è. Questo è un discorso molto serio perchè riguarda noi stessi.
Vorrei chiederti adesso se tu sei disposto a seguirmi in una fatica, perchè è proprio faticoso riuscire a non continuare a pensare sempre nello stesso modo, a fermarsi ed ad aprire gli occhi a vedere qual'è la realtà della nostra condizione umana. Ti chiedo adesso di riflettere per poi finire la riflessione in un momento di calma della tua giornata.
Lo scopo è quello di riuscire, in un certo tempo, a liberarsi da tutti i condizionamenti a cui siamo stati sottoposti dall'infanzia. Questo è il più grande lavoro che adesso tu puoi fare. La tendenza generale delle persone è quella di leggere tanti libri, comprare tutto ciò che riguarda l'India, io ritengo che le cose che contano veramente sono il lavoro che tu fai per conto tuo, la tua presa di consapevolezza, quello che realizzi da te soprattutto nel campo che più ci riguarda.
Poniamoci una domanda e cerchiamo di dare una risposta con sincerità.
Per quale motivo hai iniziato a fare Yoga?
Perchè avevi qualche problema, e da cosa deriva questo problema? Deriva dal male che il tuo pensiero ha fatto alla tua stessa mente, dai condizionamenti a cui sei stato sottoposto fin dalla prima infanzia, questa è l'origine di tutti i nostri problemi.
Il pensiero umano per molte persone è tutto, è la cosa più nobile dell'essere umano, la cosa che ci distingue dagli animali, la cosa che rappresenta proprio il massimo. Il pensiero ha prodotto il progresso tecnologico che avrebbe dovuto migliorare la qualità della vita, forse c'è riuscito.
Quando noi lavoriamo, usiamo il pensiero, nessuno dice che si deve vivere senza pensiero. La vita però, non è fatta solo di lavoro. C'è qualcos'altro che è la parte più importante in cui il pensiero non deve entrarci più niente. Per capire questo chiediamoci, qual'è la natura del pensiero?
Se tu rifletti ti accorgi che il pensiero è strettamente legato alla memoria, cio se tu per ipotesi assurda tagliassi fuori tutta la memoria, non riusciresti ad avere il minimo pensiero. Il pensiero è qualcosa che lavora macinando continuamente i ricordi, ossia quello che è vecchio. Per sua natura quindi il pensiero non potrà mai incontrare il nuovo, l'esperienza della vita, l'esperienza attuale. Quando nella vita incontri o una persona nuova, o una persona che hai già conosciuto però in quel momento è nuova, ogni volta che vai in un posto nuovo, ogni volta che ritorni in un posto in cui eri già stato e lo trovi nuovo, in quel momento il pensiero non c'entra niente in quel momento il pensiero deve essere messo da parte. Devi essere in quel momento, morto al passato, morto alla memoria, solo così potrai incontrare il nuovo.
Supponiamo che tu incontri una persona che ti viene presentata in quel momento, riesci ad evitare di paragonarla a chi già conosci? Riesci a cercare di evitare di catalogarla, di prevenire questa persona, di essere totalmente vuoto davanti a lei, affinchè l'esperienza dell'incontro possa avvenire? Riesci a far sì che non sia l'incontro tra due immagini, tra una persona che voleva porti una domanda e tu che hai posto in mezzo tanti pensieri, tanto da non aver capito niente?
Ti accorgerai che il problema non vale solo per le persone nuove, ma anche per le persone di sempre. Ti accorgerai che ogni incontro dovrebbe essere l'incontro tra due esseri umani e non tra i pensieri, tra le immagini che ognuno proietta dell'altro. Riuscirai ad incontrare realmente quella persona se il tuo pensiero è fermo. Ti accorgerai che in quel momento il tuo pensiero non c'entra niente, non deve entrarci e, se il pensiero interviene, rovina. Non vi è alcuna possibilità che il pensiero possa essere utile nel momento dell'incontro quando tu ascolti una persona. Certamente il pensiero potrà intervenire dopo, ed interviene è ovvio.
La qualita pura della vita, le cose vere importanti di cui è fatta la vita, quelle cose non prevedono l'intervento del pensiero umano. Infatti, quante volte recandoti in un posto nuovo vorresti essere invece da un'altra parte? Oppure, quante volte ritornando in un posto dove sei già stato vorresti riprovare le stesse sensazioni che hai già provato precedentemente? Ma ciò è impossibile.
Quante volte tu nella vita non incontri la vita, ossia il nuovo, ma incontri un povero avanzo del ieri, di ciò che è vecchio.
Ecco perchè ho tanto insistito sul fatto che il pensiero deve calmarsi, deve diventare tranquillo, bisogna riuscire a metterlo da parte. Perchè si dovrebbe andare oltre la mente? Forse perchè c'è questa sete di esoterismo che ci spinge a cercare cose oltre la mente? No, ma soltanto perchè è una questione di vita, proprio per poter vivere la vita, altrimenti tu non la vivi. Chiamala pure se vuoi salute mentale. Il fatto di andare oltre la mente, diventa la condizione essenziale per riuscire a vivere. Lo Yoga si fa per riuscire a vivere, tu il primo passo lo hai già fatto imparando le tecniche che ti ho insegnato, ed ancora questo difficile lavoro di prendere coscienza della natura del pensiero.
Il secondo passo è che non appena conosci la natura del pensiero, tu ti accorgi che connaturato con il pensiero stesso c'è la paura, l'ansia, l'avidità, l'ego, l'orgoglio, tanti difetti che sono connaturati con il pensiero. A cosa serve capire questo?
Ti serve per capire la natura reale di altri fenomeni umani. Prendiamo ad esempio il fenomeno religioso. Prendiamolo nella forma più detestabile ossia quella di un teologo, quella di una persona che passa tutta la vita solo perso sui libri a tentare di capire dei segreti, dei dogmi,ecc... Ci sono persone che passano la vita a studiare come dovrebe essere l'aldilà, ossia l'Escatologia. Studiano come dovrebbe essere l'aldilà e, si dimenticano come dovrebbe essere la vita.
Allora a cosa serve capire la natura del pensiero umano?
Serve perchè quando tu incontri qualcuno di questi esseri,in realtà vedi l'incarnazione della degenerazione della mente umana in maniera ingigantita e capisci dove questo delirio può condurre.
Studiando te stesso, studiando la natura del tuo pensiero umano, tu puoi arrivare a vedere chiaramente cos'è in realtà una cosa che magari prima ammiravi. Forse eri convinto che un teologo fosse un pozzo di scienza. No, è un pozzo di pensieri, di idee, di parole, di nomi che non dicono niente. Così allora puoi vedere cosa sono le religioni.
La religione è forse la stessa cosa di colui che ha creato quella religione? Ad esempio il Cristianesimo, il Cattolicesimo, la gerarchia, la Chiesa, i Dogmi, sono la stessa cosa che il Cristo stesso? No, perchè Cristo era autentico, Egli non è un prodotto del pensiero, Cristo non è un labirinto di pensieri ed idee, Cristo è una realtà, è un'esperienza che è stata, che è e che sarà. La stessa cosa dicasi di Buddha, Krishna, Shivah.
La religione ha costruito attorno a se tanti paramenti che, se almeno servissero ad avvicinare il Cristo, sarebbero bene o male accettabili. Il fatto è che ciò non accade. Hanno creato uno stereotipo così potente che costituisce una barriera invalicabile tra il singolo e l'autentica realtà del Cristo. Ecco che allora i santi che ci sono stati, che ci sono e che ci saranno, non li troverai mai tra coloro che passano la vita solo leggendo od ostentando agli altri la loro scienza. Può anche capitare di un teologo, come San Tommaso, che diventa sì Santo ma, non in virtù della Teologia ma della sua visione della vita. Comprendendo la natura del pensiero umano capisci la natura di tanti fenomeni intorno a te, ciò ti serve perchè così forse ti renderai conto qual'è la natura dei condizionamenti a cui tu stesso sei stato esposto dalla prima infanzia.
Noi dovremmo liberarci da ogni condizionamento, dovremmo riuscire a pensare con la nostra testa, siamo però condizionati. Come facciamo a distinguere le cose corrette che ci hanno insegnato dalle cose folli che ci hanno comunicato? A mio avviso la strada è quella che ti sto indicando, prima riuscire a capire i limiti del nostro pensiero, poi i limiti del pensiero degli esseri umani attorno a noi, poi i limiti delle organizzazioni, delle istituzioni, delle religioni.
Oggi quelli che passano da una religione ad un'altra, da una setta ad un'altra, non hanno capito questo meccanismo, non sanno riconoscere che la setta non è una culla dorata in cui si vive bene. Essa è l'abbraccio micidiale di un ragno velenoso che si chiama mente umana, portata all'esasperazione, alle estreme conseguenze. Una setta per quanto grande, organizzata e diffusa in tutto il mondo, ha sempre all'interno quest'avidità, questo senso di insicurezza, per cui vuole costruire dei templi, accumulare danaro ecc.. Nelle sette c'è sempre un senso di vendetta, di maledizione, per chi lascia e va via. Ed ecco che ad esempio il Cristiano dirà: tu andrai all'inferno; l'Induista dirà: tu ti reincarnerai per mille volte; e così via. Quindi si odia colui che si libera e se ne va da un'organizzazione, egli è uno che ha tradito, che ha abbandonato. Forse ti chiederai perchè me la prendo tanto con le religioni, il fatto è che esse sono la fonte dei più gravi condizionamenti. Quando comprederai che questi condizionamenti hanno un'unica matrice, la mente, ecco che forse comicia ad apparire in te il barlume del valore dello Yoga.
Lo Yoga comincia con la propria mente, ma si estende in maniera inesorabile a tutto ciò che essa ha prodotto, a tutto ciò che la mente incarna, fino alle estreme conseguenze, fino agli estremi deliri.
Cosa intendo per estremi deliri?
Se ad esempio un gruppo di persone inizia a proclamare che entro il duemila avverrà la fine del mondo e che per questo motivo conviene magari suicidarsi prima, se questo avviene,è indispensabile riuscire a capire che non è un messaggio che viene dall'Aldilà e che non ci sono entità strane che annunciano questo tipo di cose. No, questo è l'estremo parto, è l'estremo parto della mente umana,la stessa che ha portato sangue e disperazione nel mondo. Le guerre infatti non nascono per esempio dalla natura ma solo e soltanto dalla mente umana. Questa stessa mente umana che non ha esitato ad uccidere il proprio simile, perchè adesso dovrebbe forse esitare a rendere a molte persone la vita miserabile?
Il fatto che tu a questo punto della tua vita abbia incontrato lo Yoga, vuol dire per te la possibilità di liberarti per sempre da tutto questo. Non ritieni che questa sia la cosa più bella, più nobile che ti sia potuta capitare? E possibile liberarsi da tutto questo? La risposta è si, è possibile, ed è proprio per questo che usiamo queste tecniche e magari in seguito tecniche ancora più sottili e potenti, come il Kriya Yoga. Questa liberazione cosa apporta? forse che tu diventerai come Sai baba, un santone capace di fare miracoli? No, per noi questa liberazione vuol dire semplicemente una vita naturale, completa, senza condizionamenti, e in questa vita riusciremo a vivere tante esperienze, ed a vivere in mezzo ai nostri simili creando dei rapporti veri, basati sulla verità.
Comunemente si pensa che chi fa Yoga si isoli, vada verso l'isolamento, in realtà egli fa un lavoro meraviglioso su sè stesso per riuscire poi veramente ad essere unito con gli altri. Nello Yoga essere solo vuol dire essere senza alcun condizionamento, solo nel senso che non sei condizionato, ossia libero. I condizionamenti se ne sono andati e con essi anche il loro stesso ricordo.In questo modo puoi incontrare gli altri perchè il tuo rapporto diventa vero e hai la forza anche di distruggere i condizionamenti nell'altra persona, magari lentamente, ma con il tuo esempio puoi farlo. Ecco cos'è lo Yoga. In questo lavoro pu essere utile la lettura. Shibendu Lahiri, colui che mi ha iniziato al Kriya Yoga, consiglia la lettura di Krishnamurti che ama molto, ed al quale è stato vicino per tanto tempo.
Vi sono molte opere, quelle imperniate su domanda e risposta, sono le più difficili.
Il libro "La sola rivoluzione" è decisamente consigliabile.Leggere in una maniera moderata è sempre opportuno, se tu ìnfatti non leggi niente, se non frequenti delle persone con le quali poter fare questi discorsi tenendo viva questa consapevolezza, ecco che in una maniera sottile, subdola, l'ambiente vince su di te. I vecchi condizionamenti vincono provocando una catastrofe, tu ritorni come prima. Addirittura anche il ricordo delle cose migliori che hai sperimentato nello Yoga viene cancellato come se non fosse mai successo niente, tu ritorni nelle complicazioni, abbandonerai queste pratiche, farai altre cose magari dannose e te ne accorfgerai quando sarà troppo tardi. Shibendu diceva che queste cose non basta sentirle una volta, bisogna essere esposti a queste cose più volte. La mente deve essere come colpita da queste cose.Quando Shibendu viene qui, per dare iniziazione al Kriya Yoga, nei discorsi che fa di premessa, parla sempre di questi concetti. Lui dice: comincerete a realizzare solo quando annodopo anno mi vedrete qui e vi ripetrò questi concetti.
Quando sarai padrone di queste tecniche ti renderai conto di quanto sono semplici, quando le farai non avrai strumenti con te, le tue mani saranno libere, avrai solo il tuo respiro.
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