	

Lucia Bergamaschi


INCANTO D'AMORE

AI PIEDI

DI

SAI BABA






EDIZIONI MILESI










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Impaginazione: Daria Benfanti
Foto di copertina: Alessandro Milesi
Fotocomposizione: La Linotipo - Parma
Stampa: Nuovagrafica - Carpi (Modena)


Lucia Bergamaschi Veggenti


Incanto d'amore

ai piedi di

Sai Baba







EDIZIONI MILESI






Questa pagina contiene la riproduzione di un quadro di Lucia Bergamaschi in cui  raffigurato in primo piano un vaso di fiori e sullo sfondo il ritratto di Sai Baba.







					(Non voglio ricordare
					i miei giorni solitari
					che si trascinano lasciando
					dubbi irrisolti, paure nascoste
					ed ore sempre uguali 
					in un'aria stagnante.
					Indosser abiti nuovi e nuovi sorrisi
					per incontrarti ancora.
					Quali itinerari debbo percorrere
					per avvicinarmi a te sempre pi?

											Lucia)




Dapprima tu sei nella luce;
poi la luce  in te, ed infine tu sei la luce,
e la luce  dappertutto.
											Baba



I corpi possono essere uccisi e morire,
ma l'anima  intangibile: una ed eterna.
											Baba



L'uomo non  il suo corpo,  la sua anima
											Baba





Il mio cuore ti ha cercato
la mia anima ti ha chiamato
il mio desiderio ti ha partorito
											Lucia









				(Ringrazio con affetto gli amici
				Lella, Gianna, Michele, Piera, Marcella,
				Paola, Luigi, Edda che mi sono stati
				accanto incoraggiandomi nella stesura
				di questo mio secondo libro.
				Ringrazio infine i miei figli Luca
				e Gabriele che hanno sostenuto
				la mia fatica con tanto amore.

											Lucia)


"Ancora un piccolo diario di Lucia"



   Tre anni fa per la prima volta vidi Sathya Sai Baba e fu tanto sconvolgente la mia esperienza che sentii di comunicarla; fu cos che, fra lo stupore degli amici e della stessa famiglia, scrissi: "A oriente del mio cuore ho incontrato Sai Baba... 21 giorni a Puttaparthi".
   Pensavo che l'avrebbero letto per compiacermi solo amici e parenti, ma non fu cos; incredibilmente mi  stato chiesto di scriverne un altro. Come allora anche oggi ripeto che mi ha ispirato Swami.
   Sono del parere che un vero scrittore dev'essere dotato di grande cultura ed essere padrone assoluto della lingua; al contrario, a me  accaduto di intraprendere la lettura di un libro e di averla tralasciata perch lo avevo trovato ostico sia nei concetti che nelle astruse parole.
   Non sono una ricercatrice o un'esperta in teologia e Sacre Scritture, quello che ho fatto in questi anni  stata soltanto la ricerca dell'armonia interiore.
   Se l'armonia sar in me, vedr e sentir armonia in tutto il creato. Se le mie esperienze potranno aiutare qualcuno a riflettere sull'esistenza, a guardarsi dentro per trovare la ragione del "(Io sono)", allora avr ottenuto gi un risultato. Non vorrei trasmettere la mia confusione e le mie incertezze, vorrei al contrario dare chiarezza di concetti.
   Alle volte mi sorprendo a pensare: chi mi ha coinvolto in questo gioco dell'esistere, del prima della mia venuta nel mondo umano e del dopo la fine del mio corpo?
   So di essere il frutto di un atto d'amore, ma questo amore mi ha fatto vivere, amare a mia volta, soffrire e infine un giorno, sparire nel nulla... perch? Cerco le ragioni di tutto questo, cerco sentieri che mi conducano alla scoperta della Verit e lungo questa difficile strada della Conoscenza, mi conduce Baba.
   Nel primo libro ho raccontato la rinascita del mio Spirito e la scoperta di uno splendore che mi ha accecata: Sathya Sai Baba.
   Ho espresso gli stupori, i trasalimenti e le sorprese di una bimba che entra in un mondo meraviglioso e sconosciuto.
   In questo secondo volume ho cercato di narrare il succedersi degli avvenimenti lungo la strada luminosa tracciatami da Swami, una strada a volte dura, dove la sofferenza ha  prevalso

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sulla gioia ma dove l'amore  comparso in tutte le sue sfaccettature, una strada tanto lunga che certamente non finir con questa vita.
   "Baba, Amato mio, dedico questo nuovo libro a Te perch accettandomi hai sciolto le nebbie della mia mente e mi hai fatto riscoprire ed amare Ges."

	Incontrai l'Amore, ero piccola, lui grande e non lo riconobbi.
	Incontrai la Verit e una fitta nebbia la nascondeva,
	incontrai la Pazienza, era scialba e silenziosa,
	incontrai il Fratello, era scomodo e lo ignorai.
	Ho incontrato Baba, l'Amore, la Verit, la Pazienza, il Fratello e mi sono fermata...







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PARTE I





CAPITOLO I


VI MANDO MESSAGGI


   "Baba, com'era bello ridestarsi sotto lo stesso cielo mentre l'alba entrava dalla finestra su piccoli fili di luce e pensare che Tu eri l a poche centinaia di metri da me e potevo scorgere la Tua finestra illuminata!".
   Non so quando torner in India, non faccio programmi a lunga scadenza perch si realizzerebbero solo e quando Lui lo decider. Forse andr in estate, quando a Puttaparthi l'Ashram  chiuso, il caldo insopportabile e gli insetti vincono la benigna primavera.
   Si era deciso con le mie amiche che saremmo partite il 19 dicembre quando qui in citt la nebbia fa grigie tutte le cose e finalmente avremmo fatto l'esperienza del Natale accanto al nostro amato Guru fra migliaia di cristiani desiderosi come noi di festeggiare Ges e Baba in maniera diversa: con fiaccolata notturna, rappresentazione vivente del presepio, canti natalizi e (bhajan) (canti devozionali ind). Purtroppo in questo momento in India non regna la pace, disordini fra Ind e Musulmani insanguinano le strade di Bombay.
   E' decisamente una guerra fra poveri. Alle volte penso che diverse religioni in uno stesso contesto sociale creino pretesti fra le genti pi diseredate per far uscire allo scoperto il fuoco della disperazione. L'evidenza di popoli pi fortunati, la consapevolezza di essere i parenti poveri della porta accanto senza speranza di crescita in questa vita, fa senz'altro affiorare istinti di sopravvivenza e si fa strada la consapevolezza di un'ingiustizia perpetrata nel totale disinteresse di chi  ricco verso chi  povero. Questi popoli sono vittime di una civilt fasulla che non ha tempo da perdere e respinge chi ha il colore della fame. L'Occidente consuma fiumi di parole per compatire e compiangere chi  nell'indigenza ma spesso si ferma l perch non vuole complicazioni. Chi ha la pancia piena non riesce a vedere chi ce l'ha vuota.
   Alle volte questo mondo mi appare come un deserto senza amore, dove la sabbia  fredda e la rugiada brucia, un deserto di uomini che passano senza sfiorarti e guardano senza vederti, dove gli specchi riflettono immagini deformate di una verit crudele.
   Oggi il pretesto per scontrarsi  un tempio  musulmano,  una

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grande moschea costruita su di un terreno sacro agli Ind perch pare abbia dato i natali a Rama, uno dei grandi (Avatar) ancor oggi tra i pi venerati e adorati in India, attraverso gli amici gi partiti non sono delle pi confortanti: i voli dell'interno, da Bombay verso il sud, vengono spesso soppressi o rimandati di uno o due giorni, con grande disagio dei viaggiatori costretti a bivaccare nell'attesa di una qualunque possibilit di partenza, e chi  stato in India sa cosa pu significare il trascorrere giorni e notti dentro l'aeroporto di Bombay, buttati sui bagagli, in balia di qualche sgradevole imprevisto e senza la sicurezza della partenza.
   Le mie amiche ed io saremmo partite assieme a due giovani  coppie con figlio, un piccolo pieno di entusiasmo per un nuovo incontro con Baba, questo Santo sublime che di umano ha veramente soltanto l'aspetto esteriore, la figura che possiamo vedere e toccare, mentre ci che esula dalla nostra comprensione  l'Aura Divina che emana la Sua persona, infinitamente grande e che il nostro discernimento non pu definire: un Piccolo Uomo, un metro e mezzo di immensit.

   (Non cercate di indovinare la mia vera natura, non la scoprirete mai, non mi potete vedere con occhi terreni, n comprendere con l'intelligenza costruita dai sensi. Ogni vostro giudizio pu essere solo una congettura, ma sar sempre errata).
											    Baba
   Un mese circa prima di Natale, Lella, che doveva partire con me, si  svegliata un mattino con un braccio dolorante ed una mano gonfia che le procurava dolori lancinanti. Preoccupata ma decisa a partire comunque, ha consultato medici, sottoponendosi a drastici medicamenti senza averne giovamento, per cui si  deciso che la doveva vedere un professore nel quale io ripongo la massima fiducia. Questo medico, molto fermamente, pur con la gentilezza che gli  propria, le ha detto subito che non doveva assolutamente partire, perch i suoi problemi l'avrebbero accompagnata fino in India malgrado Sai Baba.
   Qui ci sarebbe da aprire una parentesi e fare un lungo e approfondito discorso su ci che rappresenta per noi "devoti" Sathya Sai Baba e la fiducia illimitata che nutriamo nella Sua Divina protezione.
   In questo stesso periodo neppure io ero al massimo della salute fisica, tanto mi sentivo forte dentro, quanto prostrata e debole fuori, e questo stato di cose mi  procurava  una certa

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cose mi procurava una certa preoccupazione. Le valigie erano pronte e i biglietti d'aereo pagati, ma, che fare? Il solo pensiero di rinunciare mi era motivo di grande tristezza. Che succedeva? Forse il nostro Amato Maestro non ci voleva ancora una volta a Prashanti?
   I giorni trascorrevano e si avvicinava l'ora della partenza, quando un mattino l'Air India mi telefon per informarmi che il nostro volo era stato soppresso mentre quello del giorno avanti era regolarmente confermato, come quello del giorno  avanti era regolarmente confermato, come quello del giorno successivo.
   Chi aveva deciso per noi all'ultimo momento? Lui, sempre Lui, il Padre, il Fratello, l'Amico, che sa ci che  bene per ciascuno di noi e ci che  male, che ci consiglia e ci guida nel tempo della nostra vita e oltre. Ormai era stabilito, la partenza era rimandata. Stranamente, l'entusiasmo e la smania di andare lasciavano spazio ad una tranquilla accettazione degli eventi ed i piccoli templi rosa nascosti nel muschio della boscaglia indiana, sfumavano dolcemente nel ricordo come la sabbia calda splendente nel sole.

   (I miei devoti debbono esercitare la pazienza, accettare la buona e cattiva sorte con lo stesso animo sereno e col cuore libero da ogni timore o risentimento. L'ieri, l'oggi e il domani, sono soltanto proiezioni della nostra mente).
                                                         (Baba)

   Cos dunque  avvenuto... Om sai Ram, sia fatta la Tua volont e non la mia.
   Om Sai Ramissimo... come mi saluta sempre Lella allegramente. Le valigie riposano in un angolo nell'attesa di un segno, qualcosa che ci induca a riprendere il nostro progetto.

   (Io vi mando messaggi ma... spesso voi non li sapete leggere)!                                           
                                                         (Baba)

   Nel mio libro precedente avevo riportato un episodio accaduto nel 1990 a Prashanti durante un (darshan): una signora italiana, in evidente stato confusionale, era balzata in piedi fra le file delle devote accovacciate, lanciandosi nella direzione del Tempio gridando "Baba! Baba! Sono qui!". Subito tacitata dalle (seva) (volontarie indiane) era stata immobilizzata e portata all'esterno. Ricordo che questo fatto mi aveva commossa e avevo provato compassione per quella persona che evidentemente non era stata in grado di sopportare la forte energia emanata dal Maestro. Al termine del (darshan) l'avevo trovata seduta fuori dal (Mandir) (Tempio), confortata

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dal marito subito accorso. Rammento di aver notato la dolcezza di quest'uomo che pareva soffrire enormemente del disagio psichico della moglie e in certo qual modo cercava di scusarla facendomi cenno che si sarebbe curato lui della donna, e mentre diceva queste parole, le cingeva amorosamente le spalle.
   Gianni, questo era il nome del devoto, leggendo il mio libro "A oriente del mio cuore ho incontrato Sai Baba" e riconoscendosi, mi ha telefonato qualche giorno prima di Natale chiedendo di incontrarmi, ed  cos che un pomeriggio  venuto a trovarmi ed  rimasto con me fino a tarda sera.
   Intercalando lacrime e parole mi ha raccontato la storia del suo tormentato rapporto con la compagna, del suo grande amore e del rifiuto della medesima a restargli accanto.
   Dalle foto che mi mostrava riconobbi la donna di quel giorno a Puttaparthi e compresi tutta la tragedia di questo povero marito che non sapeva rassegnarsi all'abbandono dell'oggetto del suo amore.
   Qualche giorno dopo torn a farmi visita e, sapendolo proveniente da una citt abbastanza lontana, mi sorpresi e restai interdetta soprattutto quando riprese a raccontarmi le stesse tristi vicende e le sofferenze sopportate giornalmente per il suo sentimento non corrisposto. Io provavo a interrompere l'eloquio ma ben presto compresi che non voleva ascoltarmi, non c'era nulla che io potessi dire per essergli utile. Ad un certo punto, infilandomi nei suoi ragionamenti, gli parlai di Baba e della Sua grande compassione per tutti. Mi rispose pacatamente che pregava ogni giorno sia Swami che Ges perch l'aiutassero a ricondurre la moglie alla ragione, anzi li scongiurava di trasferire il male e le sofferenze della donna su di lui perch volentieri avrebbe preso su di s qualsiasi dolore pur di essere d'aiuto all'amata.
   Difficilmente avevo incontrato un sentimento tanto puro ed esclusivo. Un uomo che avrebbe annullato se stesso sacrificandosi in qualunque modo umanamente possibile, per il bene della compagna.
   "Sai Lucia" - mi diceva - "Franca  molto ammalata, per lei io sono divenuto la causa delle sue disgrazie. E' riuscita a convincersi di ogni possibile mia nefandezza e l'accorgermi, giorno dopo giorno, di non sapere come aiutarla, mi fa impazzire".
   Confesso di essere rimasta sconcertata e molto turbata, come lo sono sempre di fronte al dolore. Salutandoci ci siamo scambiati la promessa di vederci ancora e di tornare un giorno assieme a Puttaparthi anche se non credevo troppo a questa eventualit: era un uomo disperato, amareggiato e stanco della vita.

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   Qualche giorno dopo mi telefon per farmi gli auguri di buon anno ed io cercai ancora delle parole affettuose per confortarlo, anche se avvertivo che i miei concetti cadevano nel vuoto perch li ascoltava senza udirmi, dibattendosi nel linguaggio muto della sofferenza. Parlava e parlava e parlava senza concedersi pause, come se la dimensione nella quale ormai si era confinato, lo estraniasse dal mondo intero. Per un paio di settimane non ne seppi pi nulla e nutrivo la speranza che questo infelice amico avesse trovato una ragione per continuare a vivere serenamente, separato dalla moglie, quando un mattino squill il telefono: era Lella. Come sollevai la cornetta sentii un piano accorato.
   "Gianni si  tolto la vita!"
   Il cuore mi batteva disordinatamente e la testa mi martellava quasi a volermi impedire di accettare ci che era accaduto.
   "No, non  possibile, non si pu morire cos!"
   Un ricordo sconvolgente mi  affiorato alla mente: Gianni aveva ripetuto pi volte che la moglie avrebbe ritrovato la pace soltanto se lui fosse scomparso, perch il marito rappresentava per lei satana in persona.

   (La nascita umana  infinitamente preziosa, anche solo cinque minuti sprecati sono una perdita tragica alla magnificenza di questa occasione umana! Neppure un istante di questa vita dovrebbe andare sprecato. La vita umana  sacra e dev'essere stimata di valore supremo.  un dono eccezionale essere nato uomo!)
                                                         (Baba)

   La morte ha senza dubbio troppa fretta di raggiungere l'uomo.
                                                      Gurdjieff  

   Povero amico mio! Nessuno  riuscito ad aiutarti, adesso ho la conferma che d'amore si pu morire, rinunciando alla vita! Quale karma crudele hai vissuto, caro Gianni, per scontare gli errori delle tue vite passate! Dovevi proprio ucciderti per lasciare libera tua moglie? Le tue inutili confessioni, i tuoi assurdi "mea culpa" si aggiravano fra le macerie di una vita tormentata che ormai sentivi non appartenenti pi. Rivedevi con gli occhi del ricordo il volto amato della fanciulla di un tempo che oggi ti respingeva senza appello. Sei stato un eroe incoronato col bamb! Non eri fatto per gli effimeri splendori di questa terra, hai cercato un'altra dimensione dove poterti realizzare; forse dovrai rinascere per vivere gli anni che hai sottratto a questa esistenza. Questa  vita era  una scuola dove 

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imparavi la lezione di vivere, hai marinato la scuola, ma non potrai sottrarti alle conseguenze del tuo gesto. La vita  un diamante prezioso e non si pu buttarlo, viverla  gi un privilegio toccato, per selezione di milioni di vite, all'umanit. E tu hai annullato con un colpo di spugna tutto ci che avevi conquistato.

   Come sarebbe utile poter descrivere le esperienze di un uomo che in una vita precedente si sia ucciso! Egli verrebbe a trovarsi nella necessit di affrontare e vincere le esigenze che lo avevano tormentato in precedenza e in questo modo arriverebbe alla consapevolezza, corretto e persuaso dalla sua esperienza; quest'uomo sarebbe pi saggio degli altri. Non  forse la nostra vita un sogno essa stessa... S, non  una mia invenzione, io credo in tutto questo, io ci credo senza dubbio alcuno.

                                              Leone Tolstoj

   Il Mahatma Gandhi nutriva grandissima ammirazione per Tolstoj e lo considerava uno dei grandi Saggi dell'Occidente. Diceva che le sue parole erano immerse nella verit. Fu il pi grande apostolo della non violenza che l'epoca attuale abbia dato. Nessuno in Occidente, prima o dopo di lui, ha parlato e scritto della non violenza cos ampiamente e insistentemente, e con tanta penetrazione e intuito.
   "Con il suo amore grande come l'oceano, la vita di Tolstoj", scrisse Gandhi, "dovrebbe servire da faro e da inesauribile fonte di ispirazione per inculcare in noi la vera non violenza."
   Buona notte Gianni, amico mio, che il tuo fatale errore ti sia lieve, che il Signore nella Sua infinita compassione ti apra gli occhi perch tu veda il baratro, ti prenda e ti aiuti a risalire!








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CAPITOLO II

IL SANTO SCALZO


   Si pensava ad un'eventuale partenza non appena i disordini in India fossero sedati ma purtroppo si avvicinava la stagione dei monsoni e sappiamo che non  auspicabile un viaggio in quel periodo; inoltre Baba si trasferisce in montagna consentendo cos ai devoti occidentali di raggiungerlo in un clima pi sopportabile, mentre l'Ashram di Puttaparthi resta chiuso. Allora che fare? Improvvisamente, nel bel mezzo di una conversazione al riguardo, un pensiero mi ha attraversato la mente: ma se va in montagna dove fa freddo, come pu camminare scalzo? E' risaputo che Swami cammina sempre scalzo, come solitamente fanno gli Indiani pi poveri del sud, tant' vero che le stesse profezie lo definiscono "Il Santo Scalzo".
   "No, quando va in montagna non cammina scalzo, porta i sandali" ha specificato Rossella.
   La cosa mi ha sorpreso e stranamente mi sono resa conto che non l'avevo mai veduto con i sandali. I Suoi Piedi piccoli e aggraziati, ripetutamente citati in vari libri, mi avevano sempre turbata ed attratta perch, come dicono gli Ind, nei piedi risiede la massima energia in un (Avatar), mentre la sua figura minuta e regale intimorisce il pi superbo dei giganti. Lui stesso definisce il Suo "un piccolo corpo".
   "Baba, amato mio, sei una nuvola rossa e bruna che incanta l'universo!"
   Quando i devoti s'incontrano, e la cosa potrebbe sembrare singolare a chi non segue questa via spirituale, se un qualsiasi argomento impegna la conversazione, fatalmente fuoriesce lasciando sempre e soltanto Lui: Baba.
   Qualche giorno fa per l'appunto un amico mi faceva notare scherzando che i miei argomenti preferiti sono: Baba e i miei figli. La sera stessa mi sono coricata serena e come sempre l'ultimo pensiero l'ho rivolto a Baba. a Luca e Gabriele. Amato Guru, quando l'avrei rivisto? Quando sarei finalmente partita?
   La notte stessa l'ho sognato.
   La prima cosa che mi apparve fu la Sua figura un po' in ombra che attraversava il (Mandir) a Puttaparthi e, mentre lo guardavo estasiata, avevo la netta sensazione di trovarmi l in quel momento. Caro Swami, ancora  una volta  tornava  nei  miei

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sogni! E' stato un lampo; non mi  venuto accanto come  accaduto altre volte, ma si  allontanato lentamente entrando nel tempio. Questa scena scomparve e immediatamente, come in un film, vidi proiettata a tutto schermo l'immagine chiara dei Suoi Piedi Divini, sovrastati dalla veste arancio ma, cosa sorprendente e inusitata, non erano scalzi, ma indossavano i sandali. Poi tutto svan e mi destai.
   Questo sogno non poteva essere pi chiaro e significativo. Andr in India quando Lui sar in montagna, a meno che le persone o gli avvenimenti non mi costringano a prendere decisioni contrarie; oppure... ha giocato con me (Lila) mostrandomi che anche Lui in determinate occasioni porta i sandali... S, torner in India, questo  ci che voglio credere. Ti prego Swami, fammelo credere!
   Qualcuno pu pensare che, avendone parlato il giorno avanti con gli amici, il mio inconscio abbia architettato, nell'irrealt del sogno, la proiezione del mio desiderio, ma tutti i devoti sanno che Swami entra nei nostri sogni raramente e soltanto quando Lui stesso decide che ci avvenga e questa asserzione la troviamo spesso nei Suoi scritti senza possibilit di equivoci.

   (Voi mi vedete in sogno, Io vi benedico, vi concedo la Grazia... Ci  vero ed  dovuto alla Mia volont ed al vostro Sadhana (pratica spirituale). Se il Signore appare in sogno  il risultato della volont creatrice di Dio e ci non si deve a nessuna delle altre cause che generano i sogni, n pu accadere come risultato della vostra volont.
                                                      Baba)

   Che assurda illusione questa vita! Cos' pi reale il sogno o la veglia?
   "Lucia, cosa pensi? Non mi hai sentito entrare? Hai sempre la testa fra le nuvole".
   La voce dell'amico Claudio rompe il silenzio. Quante volte mi sono sentita ripetere questa frase!
   "... ero una bimba che correva in una campagna divisa fra i soli accecanti dell'estate e i freddi pungenti dell'inverno; i ricchi si contavano sulle dita di una mano, vivevano nelle poche case belle e la domenica stavano seduti nei primi banchi della chiesa, tutti gli altri cercavano di sopravvivere..." ecco le caste!
   Altro che India! In ogni parte del mondo esistono le caste e ieri pi di oggi, per fortuna. Mia madre lavorava dal buio del mattino al buio della sera,  mio padre era  un  uomo  taciturno

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provato dalle fatiche fin dalla pi tenera et; ricordo che la sera rubava ore al sonno disegnando strani apparecchi meccanici di sua invenzione. E' chiaro che l'intelligenza non va di pari passo con la ricchezza, anzi spesso ne  inversamente proporzionale.
   Io ero estroversa ed irrequieta e quando i giochi dei miei coetanei mi annoiavano, mi allontanavo fantasticando con la testa fra le nuvole. La mia maestra mi ripeteva spesso: " Questi occhi azzurri sono pieni di domande, tu sei ricca di fantasia, spendi pure a piene mani questa moneta perch forse sar l'unica che ti potrai permettere. Tu sei un errore in questa landa desolata!"
   Avevo otto anni quando, grazie ad una piccola invenzione di mio padre, ci trasferimmo in citt. Trascorsero gli anni, mi sposai ed ebbi due figli: Gabriele il primogenito, dolce, estroverso e sognatore, Luca serio e riflessivo come mio padre.
   Il mondo fantastico di una bimba con la testa fra le nuvole si era realizzato.
   "Lucia, dico a te" - mi ripet Claudio - "ecco il denaro reso dall'Air India per il mancato viaggio; vedrai che Baba trover il modo di consolarti!"
   Malgrado le parole di Claudio sempre caro e disponibile, una stretta al cuore interruppe le mie divagazioni quasi che, ritirando il denaro mi venisse preclusa la possibilit di un'altra partenza per l'India.
   "Stai di buon animo che, quando c' di mezzo Swami, il diavolo va a dormire!"
   Gi, Claudio ha ragione, quando Baba compare, il diavolo sparisce ma... qualche volta un dubbio s'insinua nella nostra mente; infine, chi disse "anche agli angeli che stanno per le strade del mondo alle volte si appannano le lai"?
   Ora sono sola e Sai mi osserva da una grande foto: gli occhi grandi e scuri, le lunghe dita aristocratiche levate in gesto benedicente.

   (L'India vi  lontana ma Io vi sono vicino perch sono dentro il vostro cuore, sta a voi trovarmi.
                                                      Baba)

   In questi momenti di beata solitudine il Suo ricordo mi penetra e mi intenerisce fino alle lacrime, la nostalgia mi vince ed  allora che nascono dalla mia penna frammenti d'amore.

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A Baba

Mille sogni s'aggirano fra mura diroccate
come fantasmi di sparute illusioni.
Ero foglia ingiallita caduta in acque torbide,
ora l'anima scorre fra verdi sponde
e pensieri volano toccando le nuvole.
Chi sono? Un ponte fra vita ed eternit?
Swami, sole nero dagli occhi lucenti
che sradichi paure turbinose
dalla mia pazza mente,
se questo  un sogno
che succeder al mio risveglio?

   Baba, sono inquieta, temo di naufragare nelle indecisioni, di perdermi nei turbamenti; Tu mi sei vicino, lo sento, ma il tuo corpo  lontano e i pensieri non mi bastano a sopperire ai desideri. La Tua Forma sublime mi manca! La mente non mi permette di stare tranquilla,  un continuo andare e venire di pensieri che spesso litigano fra di loro; se emettessero suoni, nella mia testa ci sarebbe un chiasso assordante, una vera e propria rivoluzione. Mi amareggio quando ti negano e mi infurio quando ti criticano o addirittura diffondono falsit riguardo alla Tua Divina Persona o i Tuoi insegnamenti. Che posso fare per dominare la mia collera? E' vero che Tu hai detto spesso che Dio non ha bisogno di difensori, ma...

   (Sono un sacco di stracci su di una sella logora. Le loro parole saranno ascoltate solo da gente come loro, perci l'arma per abbatterli sta nelle loro mani. Ricordi la storia di Bhasmasura? Bastava che mettesse la mano sulla testa di qualcuno per ridurlo in cenere; un giorno distrattamente la mise sulla sua e s'incener da solo. Cos sar di coloro che mi accusano: a forza di accusare gli altri, con le loro stesse parole saranno accusati.
                                                      Baba)

   E come dimenticare le sublimi parole di Ges:

   ("Chiunque mi riconoscer davanti agli uomini, anche il Figlio dell'uomo lo riconoscer davanti agli Angeli di Dio. Ma chi mi rinnegher davanti agli uomini, anch'io lo rinnegher davanti agli angeli di Dio"

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   Fra questi due irraggiungibili (Avatar) non dimenticher ci che scrisse Sant'Agostino:

   Non ti confondere per ci che si dice nel mondo, ma per ci che si dice nel tuo piccolo teatro dell'anima.















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CAPITOLO III

CUCCIOLO DI CARIBU'


2 Gennaio
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   Nevica! Grazie Signore che costruisci giorno dopo giorno le pi belle espressioni della natura! La pioggia, il vento, il sole, la tempesta e il bellissimo arcobaleno! Gli alberi, i fiori, i fiumi e gli oceani!

   (Come si pu parlare di odio in mezzo a tutta questa evidenza d'amore? 
                                                      Baba)

   Oggi il freddo  intenso e ghiaccioli argentati brillano appesantendo i rami pi deboli degli alberi. Il giardino  bianco come un paesaggio nordico  fa pensare alle renne e agli esquimesi. A proposito di esquimesi, ricordo di aver letto un simpatico racconto su come la Bibbia  stata tradotta ed adattata a loro.

   (Quando il prete dice "agnello di Dio", perch gli esquimesi comprendano, dovrebbe dire "quella cosa speciale che assomiglia ad un cucciolo di carib", perch loro non hanno la pi pallida idea di che bestiola sia l'agnello, quindi la liturgia cristiana si  dovuta adattare alla fauna di quel loro particolarissimo ambiente. Perci i traduttori delle Sacre scritture non hanno trovato di meglio che trasformare l'agnello in un cucciolo di carib. Tutto questo perch il Vecchio ed il Nuovo Testamento son fioriti in una parte del mondo che non ha proprio nulla in comune con le terre e i ghiacciai dell'Artide, quindi sono pochi coloro che comprendono il significato di termini come albero, foglia, asino, tempio e tanti altri. Le bizzarrie dunque che compaiono nella Bibbia tradotta per gli eschimesi sono molte. L'asino  "la cosa con grandi orecchie", il tempio  il "grande igloo per il culto". Pi difficile  stato spiegare concetti astratti come l'amore.
   A parte l'amore fra i sessi, per il quale gli esquimesi usano termini estremamente espliciti, qui si trattava di esprimere  un  pi  alto  concetto d'amore: l'amore di Dio.


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   Per tale sublime forma d'amore la lingua di questo popolo ha altre parole: compassione, piet verso una persona colpita da disgrazie ecc. Non c' stato niente da fare: gli esquimesi non riescono a concepire Dio che ci vuol bene, ma soltanto che Gli piange il cuore nel vedere come siamo ridotti!)
                                   (da "Il Resto del Carlino")

   Forse hanno ragione loro!
   Lo scorso anno in questo periodo ero a Puttaparthi; al posto della neve, una sabbia calda m'accarezzava i piedi scalzi, anzich ghiaccioli pendevano dagli alberi fiori di buganvillee costruendo siepi impenetrabili. Bimbi scalzi correvano imprudenti fra carri trainati da buoi, e si vedevano vecchi taxi rumorosi, scimmie curiose e buffe sulla groppa di lenti e pacifici elefanti.
   Nella luce crepuscolare emergevano voci attenuate, aure tiepide, ombre e profumi. Non "grappoli di abituri atroci e file di cenciosi e straccioni" come scrisse Pasolini tanti anni fa nel volumetto "Odore dell'India". Forse la diversit del nostro approccio all'India e agli Indiani scaturisce dai nostri sentimenti: da parte mia l'amore predomina sulla ragione, mentre Pasolini era un turista con gli occhi ben aperti sulla realt a volte tragica e a volte fantastica dell'Oriente; io sono una "devota" di Sai Baba amante dello spirituale in ogni sua forma. Probabilmente la visione delle cose  giusta in ambedue le versioni.
   Io ho trovato in India una sublime spiritualit che non viene scalfita da "odori di cadavere e di sudiciume" come riprende Pasolini, e alle volte mi chiedo anche se non sono cieca; poi rifletto e mi dico: no, io vedo bene e vedo tutto, ma semplicemente guardo con "gli occhi del cuore". Scorgo splendore nei volti dei fanciulli, dolcezza e serenit nel comportamento degli adulti, profumi coinvolgenti nei fiori e luci dorate negli improvvisi tramonti dietro le colline. Questa  l'India per me! E su questa magica terra vedo e amo il dolcissimo Swami Sai Baba. Quando non sapevo della Sua esistenza ero sperduta in sentieri bui e fangosi, ora invece intravedo la luce.
   A Prashanti Nilayam (luogo della pace celeste) amo starmene tranquilla a riflettere sotto la colonna della Concordia sovrastata da un grande fiore di loto, ogni petalo del quale rappresenta una delle grandi religioni monoteiste; amo gustare il succo di cocco mentre guardo gli studentini che entrano correndo e vociando nel tempio in attesa del loro adorato Maestro.
   Solo chi  stato a Puttaparthi pu capire la pace che vi si respira quasi che le preoccupazioni, le persone e gli affetti lasciati in patria, siano nascosti da un velo che li rende evanescenti.

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   "L'attesa palpitante  nei cuori per l'incontro con l'(Avatar). Un silenzio totale, un rapimento estatico  su tutta l'assemblea, le mani giunte, le orecchie tese al pi piccolo sussurro, gli occhi sgranati e attenti a non perdere un attimo della Visione, mentre mille pensieri d'amore, come schegge impazzite, cercano l'Aura Divina che sprigiona e avvolge Colui che si autodefinisce (Premaswapura) (incarnazione dell'amore). Eccolo! Esce dal tempio, sosta un attimo, si guarda attorno, alza la mano destra disegnando nell'aria strani ghirigori ai quali solo Lui potrebbe dare un nome e benedice la folla immobile e silenziosa. Il volto serio, lo sguardo penetrante e l'aureola di capelli nerissimi arruffati che, filtrati dalla luce, assumono riflessi bluastri. C' in tutti l'attesa di una parola, di uno sguardo o di un cenno di chiamata all'interview (colloquio). Momenti esaltanti, la descrizione dei quali pu essere compresa appieno solo da chi ha sperimentato la Divina realt che si chiama Sathya Sai Baba (Verit, Madre, Padre).
   Dalla Sua Forma fluisce un incanto che non si pu descrivere a parole, subito senti d'amarlo, senti che di conosce, che sa tutto di te. La Sua presenza altera e pur timida emana una luce che inebria e spontaneamente si viene presi dal desiderio di offrirGli la nostra anima.
   Ci sar chi leggendomi dubiter del mio equilibrio o chi, pi fantasioso o superficiale, trarr l'idea che l'India sia un paese di sogno dove tutto  bello e dove si vive un incantesimo di favola, ma non  cos. In India troviamo tutto e il contrario di tutto. Per le strade affollatissime di uomini, animali, macchine e carretti, improvvisamente ci si imbatte in una donna bellissima, quasi bianca, superba nel portamento e armoniosa nella figura, avvolta in un ricco sari dorato, oppure in un uomo nerissimo di bruttezza sconvolgente o fanciulli vocianti e questuanti, allegri nei loro stracci dai quali spuntano volti che farebbero la felicit di qualsiasi pittore per l'incredibile perfezione dei lineamenti.
   Un giudizio su questo immenso Paese  molto difficile. Ognuno vi dar una versione diversa di questa terra calda ed esuberante, di questo misterioso mondo orientale che non  un paradiso terrestre; ma una cosa  certa: la profonda dignit che si riscontra anche nelle classi pi povere, non  paragonabile alla nostra dignit occidentale. L c' vera povert vissuta giornalmente, ma c' in tutti una grande ricchezza spirituale e la vita  pi legata alla sfera dell'essere di ogni individuo che alla ricerca del bene materiale. Lo spirito  la vera realt, il resto  (maya) (illusione) creata dal nostro pensiero!
   Gli spazi sono infiniti, splendide le citt e i palazzi dorati, antiche dimore di principi, cos come poverissimi sono i mille e mille villaggi sparsi in tutto il territorio

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e, cosa tristissima e per noi inconcepibile, innumerevoli sono i fanciulli che zoppicano o presentano mutilazioni come uccelli feriti. Suggestivi sono i piccoli templi nascosti nel verde dedicati agli antichi Dei delle tante religioni che convivono in India. Tutto  grande: insopportabili gli insetti e il caldo torrido, i cattivi odori per mancanza di igiene, cos come splendidi sono i giardini, dolci i profumi pregnanti e deliziose le fanciulle dalla lunga treccia nera, fasciate nei candidi sari. Gli occhi degli Indiani sono fra le cose che mi hanno maggiormente colpito: nerissimi, grandi, espressivi, ombrati da lunghe ciglia. Purtroppo altrettanto smisurate sono le mille calamit naturali che incombono su questa parte del mondo.

   (Se la ricchezza desse la felicit, voi Occidentali dovreste essere pi felici di noi, mentre succede proprio l'opposto. In occidente abbondano i suicidi e la violenza portata alle estreme conseguenze, mentre qui in India nessuno si aspetterebbe di essere pugnalato alla schiena. Questo popolo  semplice e mansueto e spesso riesce a raggiungere, malgrado la povert e gli stracci che lo rivestono, la vera felicit.
                                                          Baba)

   India, India... sei nel mio cuore! Se in un tempo futuro, in una dimensione che non conosco, mi verr data la possibilit di scegliere dove e quando rinascere, vorrei reincarnarmi accanto a Prema Sai, terza ed ultima incarnazione di Sai Baba, che avverr per Sua ammissione, otto anni dopo la Sua morte, a 96 anni.

   Mai in nessun luogo, in nessun'ora, in nessun atto, ho provato un senso di comunione, di tranquillit e quasi di gioia come in India.
                                                       Pasolini

   Amato Guru tanto prezioso e caro al mio cuore, so fin d'ora che vorrei trascorrere i miei giorni che verranno accanto a Te, in ginocchio, accarezzando i Tuoi Piedi Divini, cercando di far sparire la tristezza dal Tuo volto e godendo del Tuo dolcissimo sorriso.
   Spesso,  vero, vivo immersa nei sogni e spesso mi lascio sfuggire il presente, vago con la testa fra le nuvole... ma, esco dalle nuvole quando la mia mente fugge dal turbine di questa vita frenetica, per entrare nella Luce di Swami e l'incanto incomincia: gli occhi del pensiero vedono il Suo volto lontano e sento la Sua voce cantare (bhajan) nel mio cuore...

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Nascosi la femminilit nei luoghi capelli
mentre lacrime cadevano su una dolcezza incompresa.
Chi mi gett nella tempesta
che intrappola spiriti liberi?
Sono l'immagine deformata di chi vorrei essere
e mostri notturni devastano
con strappi violenti la coscienza.
Camminai fra ciottoli roventi
sfiorando la pazzia.
Chi raccolse il mio pianto?
L'argine di un fiume lontano
dove il sogno  reale, la fantasia certezza;
Swami, profumo inebriante di assolati giardini,
battito d'ali che riempi il vuoto dell'anima,
nel mio oggi sei Tu, nel mio domani
sarai sempre Tu.
Ora sono perch vivo lo splendore dell'umano,
il resto era prima e verr dopo.












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CAPITOLO IV

ECRIS!


   Avevo una gattina il cui padre era un bel persiano azzurro e la madre, una tigratina vagabonda molto disponibile agli incontri amorosi. Aveva lunghi baffi bianchi sul musetto e dentro le orecchie, era molto graziosa e intelligente; di giorno, quando si sapeva osservata si comportava secondo le regole, mentre di notte camminava sugli armadi, sulla segreteria telefonica e andava a dormire in cima alla libreria. Era la mia amica pi semplice e sincera.
   Si ammal e per un anno la curammo affettuosamente; mio marito la port pi volte alla clinica veterinaria dove le furono prescritti medicinali in grande quantit; purtroppo deperiva ogni giorno con evidente sofferenza. Nessuno mi toglie dalla mente che i suoi mali furono la conseguenza di un salto acrobatico che fece da una finestra del secondo piano. Ricordo ancora con tenerezza i suoi occhi smarriti e terrorizzati nel trovarsi per la prima volta in giardino e il volo che fece fra le mie braccia non appena mi vide.
   Aveva gli occhi dorati e il vezzo di emettere un miagolio quando veniva scherzosamente interrogata, quasi avesse voluto rispondere. Era la bimba di tutta la famiglia, vezzeggiata soprattutto da mio figlio Luca per il quale nutriva una civettuola attrazione. Lo scorso anno quando tornai dall'India, malgrado le cure affettuose di mio marito, la trovai molto peggiorata e il medico  mi conferm ci che temevo: soffriva molto ed era inguaribile. L'idea di farla sopprimere mi mulinava dolorosamente nel cervello. Chiedevo ogni giorno a Baba cosa dovevo fare e, conoscendo il Suo grande amore per gli animali, qualunque suggerimento ispirato da Lui sarebbe stato seguito.
   Una sera mi coricai pi triste del solito con la stessa domanda nel cuore: che debbo fare? Alla mia accorata preghiera la notte stessa Baba mi chiam in sogno a Puttaparthi.
   "Ero ai suoi piedi, con le dita sfioravo timidamente la Sua veste di seta rossa e lo guardavo rapita mentre l'energia Divina della Sua Persona mi avvolgeva come un manto. Avvertivo uno strano benessere fisico, come se una brezza mi sfiorasse in un clima torrido. Ad un tratto alz lentamente la mano destra e me la pos sul capo: era calda e delicata, quindi si chin avvicinando il Suo volto al mio e sorridendo mi sussurr: ...ecrs! (Scrivi).

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   Di soprassalto mi destai. Questi risvegli sono sempre meravigliosi perch si ha la consapevolezza di aver avuto l'attenzione del Maestro.
   "Swami, dolce Amico, Padre, Madre, debbo scrivere a Te? Debbo continuare a scrivere per gli altri? Sono tanti coloro che scrivono sulla Tua Persona, scienziati, ricercatori, giornalisti, cosa posso scrivere io? Ma se i miei modesti elaborati Ti sono graditi e se qualcuno leggendomi pu trarre qualche beneficio per la sua vita spirituale, ben volentieri racconter le mie esperienze, descriver ancora una volta ci che sento quando penso a Te e ci che provo guardandoti uscire lentamente e silenziosamente dal tempio. Tu mi ispirerai ed io cercher di trasferire dal mio animo a chi mi legger la piccola Luce che mi hai donato".
   Questo nuovo sogno mi aveva trasportata in uno stato di grande beatitudine tanto che avevo quasi dimenticato la mia gattina ammalata. Che dovevo fare? Cosa decidere? A questo interrogativo non avevo avuto risposta; chiss, forse mi sarebbe giunto un "segno" indirettamente, dovevo attendere. Riflettevo che in me c'era troppo "ego" e scarsa devozione; cercai di coordinare i miei pensieri ma erano come nuvole impazzite in un cielo burrascoso. Trascorse la giornata, le ore si erano susseguite in un clima euforico, andavo da Puttaparthi a Bangalore a Prashanti, quasi che la realt circostante fosse sfuggita al controllo del mio discernimento e mi domandavo come poteva essere tanto mutata la mia esistenza, la mia stessa morale, e mi accorgevo che le domande non avevano risposta: erano tutti avvenimenti senza cause apparenti, desideri mondani spazzati via in un soffio senza lasciare traccia. L'unica, la sola, semplice risposta a tutti i miei perch era l'esaltante consapevolezza che a risvegliare dal sonno il mio spirito inquieto era stata l'apparizione nella mia vita dell'(Avatar).
   La sera stessa ne discorrevo con un'amica e le esponevo dubbi e incertezze.
   "Ascoltami Piera, Baba ripete spesso che gli animali hanno una piccola anima e si deve amarli come creature di Dio e perci esse stesse divine ma, ripensando a Prashanti, ricordo che i cani per esempio, affamati e rognosi, venivano sfamati poi allontanati dai (Seva) perch non turbassero la pace del luogo. No, per la verit non mi sono sempre apparsi molto amati!".
   "Ecco - rispose Piera - ti sei data la risposta da sola! Ora cerca di ridimensionare il problema."
   Mi era giunto il "segno" attraverso le parole di Piera. Almeno cos ho voluto credere. Ora sapevo cosa fare. Ero molto triste ma avrei preso una decisione senza coinvolgere altri, dovevo allontanare dalla mia vita la gattina tanto  amata,  per

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il suo ed il nostro bene. Io ero la persona che l'aveva portata in casa, ero colei che l'amava di pi ed io sola potevo sopprimerla. Difficilmente scorder i suoi occhi fiduciosi e teneri mentre il medico le praticava l'iniezione mortale. Questo dolore mi spettava di diritto, ed io sola dovevo viverlo!
   La sera stessa mio figlio Luca mi telefon da Parigi. Il mio cuore acceler i battiti perch solitamente mi chiedeva subito: "Come sta la piccola?" Strano... quella sera non mi chiese nulla...
   Alla mia gattina che mi attende nell'infinito, dedico questi pensieri:

   "E' il tempo dei profumi,
   il vento trascina il tuo lamento
   e il dolore mi guarda coi tuoi occhi.
   L'oblio ti porti fra le stelle,
   dove meriti di sopravvivere!
   Lacrime amare cadono
   in silenzio fra le mani nude.
   In altro tempo e in altro spazio,
   quando il mondo crudele
   sar paura lasciata sul cammino,
   te lo prometto, improvvisamente
   ... saremo unite!"

   (Tutti gli animali hanno un'anima, come l'hanno tanti esseri del creato che voi nemmeno immaginate; solo che la loro anima  piccola. Quest'anima piccola vi ama di un amore totale. Se voi li ricambiate con un piccolo vostro amore, al momento del trapasso essi vi aspetteranno lass per riunirsi a voi con lo stesso rapporto d'amore che vi legava in vita. Dove c' amore c' Dio. L'amore  Dio; vivete in amore.
                                                          Baba)





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CAPITOLO V

LA VITA E' UNA SFIDA


2 Gennaio
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   Stamani di buon'ora ha squillato il telefono: era Luca da Parigi.
   "Mamma, ieri ho perduto il portafogli con le carte di credito, dovresti telefonare subito per bloccarle."
   Conoscendo mio figlio e la sua scrupolosit riesco a comprendere pi facilmente che gli sia stato rubato anche se, per comprensibile pudore, preferisce dire che l'ha smarrito. Incidenti come questo capitano sovente a mio figlio Gabriele che  molto distratto e spesso ha "la testa fra le nuvole" come la madre.
   E' di qualche anno addietro un fatto singolare successo a Copenaghen dove mio marito ed io eravamo andati ad incontrare Lucia che a quel tempo faceva parte di una compagnia di balletto inglese appunto in tourne in Danimarca. Si era nel periodo natalizio e sulla via principale di Copenaghen, passeggiavamo tranquillamente ammirando le vetrine, l'aria era pungente, una folla ci precedeva ed un'altra ci seguiva. Ad un tratto Luca sottovoce mi disse:
   "Mamma, accidenti, proprio in questo momento ho veduto davanti a noi un tizio sfilare il portafogli ad un vicino e schizzare via come una freccia."
   "Ma come! - sbottai - Perch non hai gridato?"
   "Mamma,  stata una cosa velocissima e poi se anche avessi potuto fare qualcosa tu non sai le complicazioni che potevano seguire! Qui la polizia non scherza!"
   Questo episodio mi aveva sorpresa e turbata. Conoscendo mio figlio, la sua onest, l'intransigenza e il rispetto per la verit detta sempre con determinazione, ma soprattutto la generosit del cuore, il suo comportamento mi aveva lasciata interdetta; poi ripensandoci mi resi conto che lui aveva istantaneamente realizzato che: era straniero, doveva ripartire l'indomani e certamente le autorit l'avrebbero trattenuto per l'iter burocratico ecc...
   Oggi ritornando a quel lontano episodio mi sono detta: forse qualcuno ha veduto mentre Luca, a Parigi, veniva derubato...

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   (Gli avvenimenti accadono perch debbono accadere. La gente considera giuste le cose che vede e che sente, e ritiene di aver detto il vero quando le descrive come le ha viste e sentite. Ma le cose cambiano in continuazione: ci che ci pare giusto oggi non lo  pi domani; ci che  vero per uno, pu non esserlo per un altro. La verit eterna, trascendente,  unica, uguale per tutti e la si trova nelle tre dimensioni del tempo: passato, presente e futuro. Non gettate via il tempo profanandolo con la critica verso gli altri.
                                                          Baba)

   E' il 4 gennaio e mi ritelefona Luca.
   "Mamma, sai cosa mi  accaduto ieri notte? Ero rimasto fuori a cena, ed erano le due quando mi sono avviato verso casa. Quasi sul portone quattro individui mi hanno bloccato. Mi sono terribilmente spaventato perch a Parigi non  raro di notte prendersi una coltellata.
   "Il portafoglio!", hanno gridato.
   "Immediatamente mi sono ricordato che avevo in tasca solo pochi franchi. Ho risposto che ero stato derubato due giorni prima ed ho tolto di tasca i soli 50 franchi che mi ritrovavo.
   "Poche storie, il portafoglio!", urlavano spintonandomi, i volti irati e minacciosi. Sentivo il cuore saltarmi in petto, per nell'agitazione che mi aveva preso stranamente il cervello si mise in moto con lucidit, per cui notai subito che erano pi piccoli di me e disarmati. Mi si avventarono contro come furie e nella colluttazione che ne segu riuscii ad atterrarne uno con un pugno e mi liberai degli altri fuggendo con tutta la velocit consentitami dalle gambe. Entrai in casa col cuore in gola.
   "Grazie a Dio che l'hai fatta, ma dimmi, e il bracciale di Baba?", gli chiesi.
   E' questo un prezioso bracciale che gli regalai lo scorso anno in occasione di un importante evento teatrale del quale mio figlio aveva curato le coreografie e sulla cui piastrina avevo fatto incidere questa frase: La vita  una sfida, affrontala. Baba.
"No mamma, incredibile, vero? Non me l'hanno preso! Anzi un amico al quale ho raccontato l'episodio mi ha detto: "Ma Luca, tu hai un Santo in Paradiso!"
   "Sai, mamma, volevo rispondergli: "S ce l'ho un Santo... ma  qui in terra!"

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   "Baba, Amato Maestro, la prima volta che venni da Te dopo venti giorni di attesa di uno sguardo, di un cenno, mi lasciai sopraffare dal dolore per la Tua trascuratezza e piansi accorata, pensavo di essere meno che un'ombra per Te, un nulla che ti era passato accanto e che nemmeno avevi veduto e quando stavo per ripartire disperata, seduta ai piedi di una rossa buganvillea, alzando lo sguardo... ti vidi. Avanzavi verso di me sorridendo, ti fermasti, la Tua veste mi sfiorava le ginocchia e i Tuoi occhi teneri e birichini mi fissavano interrogativamente. Ero paralizzata dallo stupore, provai a sussurrare il Tuo nome, ma nessun suono usc dalla mia bocca perch ero afona a febbricitante. Non mi riusciva di connettere. Tu eri l e aspettavi. Con un gesto improvviso di cui ancor oggi non mi rendo conto, aprii la bocca che tenevo in grembo, estrassi le foto dei miei figli e Tu chinandoti verso di me, allungasti la mano destra e le prendesti con delicatezza fra le dita, poi sempre sorridendo ti avviasti al tempio.
   Ti avevo consegnato la vita dei miei figli! Il tesoro pi grande che possiedo sulla terra. Campassi cent'anni non perder un solo attimo di quel magico momento! Ora, giorno dopo giorno mi dai la certezza della Tua Divina protezione. Nessuno deve spiegarmi il misterioso andamento degli avvenimenti che mi coinvolgono; ora non pi perch so che le Tue vie sono semplici, e Tuoi messaggi chiari, sei una Grande Luce che dirada e annulla le ombre della mia vita.
   Swami, come vorrei consolarti quando il Tuo volto  triste, quando i Tuoi occhi nascondono dolore per questa umanit che ti delude! Vorrei donarti gioia e allegria e rivedere sempre quel sorriso dolce che t'illumina il viso quando accarezzi i bimbi e getti loto manciate di caramelle o fai nascere dall'aria una nuvola di (Vibhuti) che cade sulle loro testoline nere!"

   (Il mio amore raggiunger ovunque il cuore dei devoti ed essi a loro volta lasceranno che la luce li circondi e raggiunga tutti coloro che incontreranno, questa luce allontaner i pericoli e l'oscurit.
                                                          Baba)

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CAPITOLO VI

PIERA


   Tre anni fa quando mi recai per la prima volta in India, ebbi il grande privilegio di conoscere Venkamma la sorella pi anziana di Baba che vive in una modesta stanzetta dietro il (Mandir). In quella occasione, Lella ed io avendo bisogno di un'interprete chiedemmo a Piera, una devota di Busto Arsizio che conosce l'inglese, di unirsi a noi per godere assieme questo incontro. In seguito rividi spesso Piera al (darshan) e seppi che soffriva di una malattia molto dolorosa e invalidante: l'artrite reumatoide. Trovai in lei un'accettazione del dolore interamente offerta a Swami, al quale chiedeva soltanto un aiuto per tirare avanti. Di aspetto e carattere gradevoli fui subito desiderosa di esserle amica e di starle accanto.
   Lo scorso anno l'ho rivista a Prashanti e sono rimasta turbata dal cambiamento avvenuto nel suo fisico: pallida, emaciata e sofferente, combatteva questa volta una battaglia ancora pi dura contro il male, confidando sempre nella grande compassione di Swami. Si notava subito che qualcos'altro si era aggiunto all'artrite reumatoide e infatti una sciarpa le avvolgeva il collo fino all'altezza del viso. Mi spieg che teneva protetto il gonfiore dolorante prodotto da un'infiammazione alle ghiandole che erano state aggredite da un male molto grave e disse che si trovava a Puttaparthi gi da un mese; aveva avuto un'intervista e Baba le aveva perentoriamente detto di non andarsene. La sofferenza di Piera era evidente, come altrettanto palese era la sua determinazione a seguire i consigli dell'Amato Guru sperando in una guarigione miracolosa proprio l accanto a Lui, com'era accaduto a tanti altri devoti sofferenti. Nutrivo grande compassione per questa sfortunata creatura ma non sapevo come avrei potuto aiutarla se non con qualche parola affettuosa.
   Quando mi trovo in questi frangenti vorrei fuggire per non soffrire; il mistero del dolore mi appare nebuloso anche se spesso il Maestro ne parla con dovizia di spiegazioni nei Suoi illuminati discorsi. Pi tardi e in maniera inaspettata ed eclatante compresi tutto il disegno di Baba, come se io stessa ne fossi una pedina e quanto chiari fossero i Suoi insegnamenti in questa avventura. Ora, pi rifletto su tutto ci che avvenne e pi mi convinco che, come noi abbiamo tanto bisogno di Lui, altrettanto Baba si serve  della  nostra opera  guidandoci  per

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sentieri che solo Lui conosce e determina.

   Il devoto non dovrebbe limitarsi a lodare e glorificare il Signore quando tutto procede bene e muovergli delle critiche non appena qualcosa contrasta le sue aspettative... Il dolore non  che una breccia fra due piaceri, se non ci fosse il dolore non ci sarebbe il piacere. Dio, quale madre amorosa viene fra gli uomini per incoraggiarli e riversare su di loro la Sua tenerezza. Dal Suo altissimo livello Egli si porta a misura d'uomo per aiutare l'umanit sofferente. Ma gli uomini non tentano neppure di scoprire il segreto della Sua misteriosa discesa.
                                                          Baba)

   Alla mia partenza da Prashanti salutai Piera che era pi che mai decisa a restare fino a quando Baba non le avesse detto di ripartire. Francamente temevo che non l'avrei pi rivista in questa vita, tanto il suo fisico appariva prostrato e debilitato dalla malattia. L'abbracciai con un nodo alla gola. Qualche mese pi tardi inaspettatamente mi telefon da Milano. Piacevolmente sorpresa di riudire la sua voce, le chiesi subito come stava e lei per tutta risposta mi domand se la potevo ospitare un paio di giorni perch sarebbe entrata in un ospedale di Bologna per fare una piccola operazione e che mi avrebbe raccontato ogni cosa quando ci saremmo riviste. Sbalordita, cercavo di indovinare le ragioni che la inducevano a farsi ricoverare a Bologna tanto lontana dalla sua famiglia, quando sapevo che a Milano ci sono ospedali specializzati di fama europea, ma ero certa che per ogni cosa che avviene sotto il sole, c' un perch, un disegno superiore che non sempre siamo in grado di recepire.

   Molti progetti sono nel cuore dell'uomo, ma il disegno di Dio si realizza
                                             (Proverbi, 19-20).

   Alcuni giorni dopo arriv. Il piacere di riabbracciarla fu mitigato dalla dolorosa scoperta di vederle enormemente aumentato il gonfiore sul collo che ormai si estendeva fino alla guancia e che non era pi della dimensione di un arancio ma piuttosto di una noce di cocco: un'escrescenza di quella dimensione non l'avevo mai veduta su di un corpo umano. Il disagio del primo impatto fu presto superato dall'affetto che provavo per questa sventurata creatura e, come dice Baba:

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   ("Servitevi dell'amore che  la forza pi grande della natura e abbattete ogni ostacolo perch l'amore  una chiave magica che apre tutte le porte").

   Ero curiosa di apprendere il racconto delle sue vicissitudini, cosa le aveva detto Sai Baba, ma soprattutto perch era venuta proprio a Bologna. Avevo avvertito l'amica lella, che nel pomeriggio giunse desiderosa di riabbracciarla e di avere le ultime notizie di Puttaparthi. Nel mio libro precedente raccontai che, durante l'interview che il gruppo di Bologna ebbe lo scorso anno, nell'uscire dal tempio, Lella aveva chiesto a Baba una Sua veste in regalo, mentre tutti sanno che gli abiti indossati da Lui vengono donati solo ai "Centri Sai Baba"; perci ci sorprendemmo quando, alla sua richiesta, rispose con divertita dolcezza: ("yes, yes").
   Naturalmente presso gli uffici preposti le fu risposto che non c'erano vesti disponibili. Lella delusa si rassegn conservando nel cuore la promessa avuta da Sai mentre io, memore di altri episodi riferiti al tempo ed allo spazio nella sconosciuta dimensione di Swami, la prendevo in giro facendo il verso a Baba: "yes, yes..."
   Mentre Piera disfaceva le valigie, notammo un involto tenuto con cura particolare dalla nostra amica la quale non era al corrente dell'episodio della Veste. Apr con devozione il pacco e ne tolse una splendida Veste di seta color arancio, la porse a Lella, badate bene, non a me, e le disse:
   "Ecco Lella, tieni sul cuore la Veste del nostro care Maestro e che la Sua energia divina t'investa e ti ricopra di Grazia. Tienila stretta per tutto il tempo che vuoi, poi la far avere al "Centro" al quale  destinata."
   Lella ed io ci siamo guardate in viso sbalordite e sconcertate... ecco la promessa mantenuta!
   Ecco la Veste portata da Prashanti, la parola di Baba si era concretizzata, la mia amica aveva finalmente avuto la Veste. Commossa se l'appoggi al petto in silenzio.
   Con calma Piera ci raccont la lunga e dolorosa storia della sua malattia.
   "La notte seguente la prima intervista concessa da Swami, con tutto il trasporto della sua anima in pena e del suo corpo in preda alla sofferenza, preg tanto e gli chiese un segno tangibile del Suo grande amore. Sul dietro del collo si era formato un secondo linfoma della grandezza di una nocciola ed era tanto ben radicato che sarebbe stato impossibile smuoverlo. Il mattino seguente al suo risveglio si accorse che il piccolo linfoma si era spostato sul davanti del collo.

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Questo era il segno che Piera aspettava e da ci comprese che Baba l'avrebbe aiutata. Questo episodio all'apparenza semplice, era a detta dei medici non solo straordinario ma addirittura impossibile. Da quella prima notte fu un susseguirsi di avvenimenti inconsueti dai quali Piera comprese l'operazione d'amore che Baba stava eseguendo sul suo corpo martoriato. Ebbe una seconda intervista e Sai, con una dolcezza infinita le materializz una deliziosa scatoletta d'argento intarsiata, con un gesto della mano la riemp di (Vibhuti) accompagnandolo con queste parole: ("Questa  per la tua artrite").
   In seguito Piera si rese conto che quando la scatoletta era quasi vuota, misteriosamente si riempiva, splendido ("Lila") (gioco divino). Molti sono infatti i devoti ai quali la (Vibhuti) si riproduce senza l'intervento diretto di Swami.
   Il racconto di Piera continu. Molte notti quando ancora si trovava a Puttaparthi avvert l'intervento di Swami a distanza. La Sua energia lavorava dentro il suo corpo sradicando il terribile male che l'affliggeva. Spesso si svegliava durante il sonno tormentato avvertendo strane sensazioni seguite da calore insopportabile quasi che una febbre altissima la bruciasse. A questa fiammata seguiva una sudorazione tanto abbondante che nel togliersi il pigiama madido, sentiva goccioline di sudore uscire dalle ginocchia, tanto che vi furono notti in cui dovette togliersi pi volte gli indumenti e metterne altri asciutti. La sofferenza era inenarrabile, il suo corpo era squassato da dolori lancinanti e da prostrazione tanto da riuscirle impossibile alzarsi, ma l'incredibile si verificava puntualmente al momento del (darshan): lentamente i dolori sparivano per consentirle di reggersi in piedi; infatti Piera assicur di non aver mai perduto un (darshan). Intuiva che Baba le chiedeva l'abbandono totale e la fiducia illimitata nel Suo grande Amore. Una notte si svegli di soprassalto con la sensazione che qualcuno le fosse accanto. Sedette sul letto, era in uno stato di dormiveglia. In un alone di luce scorse Baba seduto sul lettino vuoto accanto al suo. Sorpresa gli chiese: "Baba, sei stanco?" ("Si, sono molto stanco."), e si sdrai sul letto.
   Poi lentamente si dilegu.
   Dopo tre settimane di notti insonni, assistita dalla dottoressa del piccolo ospedale di Prashanti, ebbe il primo sospetto che le metastasi che ormai invadevano tutto il suo corpo fossero scomparse. In seguito la cosa fu confermata dai medici. Le chiesi come aveva potuto mantenersi per tanti mesi lontana da casa, sapendo che non era in condizioni finanziarie eccellenti.
   "Non ci crederai" - mi rispose - "ogniqualvolta il denaro stava per finire, puntualmente persone sconosciute si rivolgevano a me  per una  traduzione  d'inglese  o altro  e mi

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lasciavano denaro pi di quanto mi necessitasse".
   Raccont poi che, dopo sei mesi di dolorosa permanenza, Baba, in un'ultima intervista le aveva detto di tornare in Italia perch era gi guarita. Per un attimo era rimasta delusa dall'atteggiamento strano di Swami visto che il gonfiore era aumentato e i dolori pure; inoltre aveva sperato che avrebbe risolto completamente il suo male l a Puttaparthi; comunque se ne torn subito in Italia, e siccome Baba aveva aggiunto di recarsi subito in ospedale, era venuta a Bologna, perch negli altri ospedali i medici avevano chiaramente manifestato perplessit sull'opportunit di un intervento; anzi, a Milano le era stata praticata una biopsia dalla quale era risultata affetta da "linfoma maligno ad elevato grado di malignit".
   Piera, forte della grande fede in Baba, era decisa a rifiutare un intervento drastico e pericoloso. Queste erano le condizioni che Piera poneva prima di mettersi nelle mani dei medici. E' proprio vero che la Fede muove le montagne. Logicamente nessun ospedale accettava le sue pretese miracolistiche, i medici scettici nonch sbrigativi, si rifiutavano di ricoverarla, Baba o non Baba, se non si atteneva alle loro decisioni, cercasse pure altre strutture ed altre soluzioni. Per strana combinazione, un rinomato chirurgo dell'ospedale Maggiore di Bologna era amico di un devoto di Baba e si offr di ricoverarla. Il mattino seguente mio marito l'accompagn all'ospedale, l'eminente clinico la visit immediatamente, quindi, sconcertato, disse che il tumore era entrato nella fase terminale e confid a mio marito che, se l'avesse operata, avrebbe dovuto "decapitarla". Comunque alcuni giorni dopo accett di prenderla in cura.
   Piera era sola in citt, la sua famiglia eravamo diventati noi, il marito era rientrato a Busto Arsizio e i figlioli non si erano mossi per non assentarsi dalla scuole. Mio marito, commosso dalla sofferenza di questa povera creatura, si offr di seguire giornalmente Piera, costretta a rimanere lontana dalla sua casa e dagli affetti pi cari. Dopo una settimana circa di degenza durante la quale i medici si limitavano a medicare la piccola ferita prodotta dalla biopsia fatta a Milano, la piaga incominci ad espellere liquido in abbondanza e, dopo qualche giorno, ci si accorse che l'enorme escrescenza stava diminuendo di volume senza interventi esterni finch, giorno dopo giorno, mese dopo mese, non rest che una pallina della dimensione di una nocciola. I medici scuotevano il capo dubbiosi ed anche seccati per lo strano andamento della malattia che si andava risolvendo senza intervento, ascoltavano Piera parlare di Baba e dell'India e se ne andavano sconcertati.

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   E' risaputo che la scienza stenta ad accettare avvenimenti che sfuggono al suo controllo: cancro era, e, salvo casi rarissimi di remissione spontanea, cancro restava. In seguito fu sottoposta, suo malgrado, al trattamento chemioterapico al fine di distruggere cellule cancerogene ancora esistenti.
   Fra alti e bassi la degenza di Piera in ospedale si protrasse per sei mesi e mio marito raccontava che al capezzale della nostra amica vi erano sempre medici curiosi e stupefatti, anzi esterrefatti. La medicina ancora una volta era stata messa in ginocchio dall'Amore!
  Quando in seguito torn a Bologna per una visita di controllo era irriconoscibile: i capelli, caduti per effetto della chemioterapia, erano ricresciuti folti e pi belli di prima, le guance che ricordavo scarne e giallastre, erano rosee e paffute, decisamente era un'altra persona e non mi meraviglia che i medici dell'ospedale Maggiore le abbiano fatto le feste riabbracciandola come una "rediviva".
   Questa  la bella storia di Piera, una meravigliosa storia d'Amore e di sofferenza, d'amicizia e di comprensione, una di quelle storie che fanno riflettere anche le persone pi lontane dai miracoli dello spirito.
   Di casi come questo chi  stato a Puttaparthi ne ha visti accadere giornalmente, ma lo scettico, l'incredulo ad oltranza, trover sempre altre strade per giustificare queste straordinarie guarigioni e, come dice il proverbio: "Non c' peggior sordo di chi non vuol sentire".
   In seguito mi sono spesso chiesta perch Piera sia venuta proprio nella mia casa, perch proprio mio marito l'abbia seguita amorevolmente, visto che non  neppure un devoto di Baba. Forse ha ragione Piera quando dice che mio marito non ha bisogno di andare in India perch fa gi tutto ci che predica Baba!

   (Chi cammina lungo la via morale, chi agisce come parla e parla secondo il suo punto di vista, chi si commuove alle sofferenze altrui e gioisce alla gioia di un altro... questi  un devoto, forse un devoto persino pi grande.
                                                          Baba)

   Si lo so Swami, le Tue strade sono imperscrutabili, i Tuoi disegni non sono i nostri, ogni cosa che avviene sotto il sole ha una sua ragione d'essere, tutto il resto  (maya), illusione. Ti prego, continua a condurre la nostra barca nel Tuo mare, i nostri pensieri anche i pi nascosti nel Tuo cielo,

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le nostre azioni, anche le pi insignificanti, nella luce del Tuo infinito Amore e nulla di male pu accaderci.

   Egli veglia dal principio alla fine del tempo, non c' sorpresa alcuna al Suo cospetto. Non deve dirsi: "Cos' questo?", "Cos' quello?" Tutto  stato creato secondo il Suo scopo: la Sua benedizione ricopre come un fiume...
                                               Siracide (39,20)

   (Non accade mai nulla senza una ragione, per quanto il fatto possa sembrare accidentale e misterioso le motivazioni sono profonde e invisibili.
                                                          Baba)










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CAPITOLO VII

IL "PAPALAGI"


7 Gennaio, mi telefona Lella.
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   "Lucia... meraviglia delle meraviglie... questa notte ho sognato Swami!"
   Proprio ieri avevo sentito la mia amica un poco triste per la salute ancora malferma, mentre ora  raggiante e la sua felicit mi contagia. Quando qualcuno di noi devoti sogna Baba ne fa quasi sempre partecipi gli amici e, cosa strana, nessuno  invidioso dell'altro e anzi ne condivide la gioia.
   "Tu ed io eravamo a Prashanti durante il (darshan), Baba  uscito dal (Mandir) e lentamente  venuto verso di noi, si  fermato sorridendo, quindi ha posato la Sua mano Divina sul mio capo e ha detto: (Conosco i problemi che ti angustiano e le tue preoccupazioni, ma stai tranquilla, io veglio sulla tua famiglia."
   "Swami, quando potr venire da te?"
   ("E' ancora presto.")
   "Come sta Venkamma?" (sorella di Baba)
   ("Andate a trovarla, vi aspetta.")
   Cos dicendo si  allontanato dileguandosi fra le ombre del tempio ed io mi sono svegliata. Pensa Lucia, eravamo assieme e Lui ci ha parlato! Ha detto che torneremo a Puttaparthi; cosa possiamo desiderare di pi? Abbiamo avuto ancora una volta la conferma del Suo Amore. Ora sono certa che avremo il Suo (darshan).
   A proposito di (darshan) (visione fisica), leggevo di recente ne "I discorsi di Sai Baba" un concetto molto suggestivo su Ges e cio che diede il Suo primo (darshan) da neonato, ai pastori ed ai Re Magi che andarono per conoscerlo e adorarlo; Baba parla spesso di Ges confermando il racconto biblico sui fatti essenziali e donando alcune interpretazioni illuminate sugli anni "nascosti" della sua vita e cio quelli che vanno dai 13 ai 30 anni quando, gi realizzato e consapevole appieno della Sua Divinit, comparve in Palestina iniziando la predicazione del Vangelo. Non di rado qualche devoto di religione cristiana gli chiede di parlarne e Swami lo accontenta volentieri citando gli insegnamenti di Ges con dovizia di particolari.
   Si racconta che un giorno durante un'interview, una devota argentina gli abbia chiesto com'era fisicamente Ges, perch la tradizione  cristiana  spesso  lo descrive  in  un  modo  o  lo

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rappresenta in un altro. Questa devota teneva in grembo una macchina fotografica, naturalmente chiusa, perch  risaputo che non  permesso fotografare il (Mandir) se non si  espressamente autorizzati da Baba in persona. Alla domanda rivoltagli rispose:

   ("Ges ebbe coscienza di essere il Cristo solo nel Suo venticinquesimo anno. Dopo i sedici anni viaggi in India, nel Tibet, nell'Iran e in Russia, molti lo credevano un Samnyasin, era di pelle bianca e di bell'aspetto.")

   Nell'istante in cui venivano pronunciate queste parole, nella macchina fotografica chiusa scatt una foto senza che alcuno la manovrasse: uno dei simpatici ("Lila") di Baba dai quali pare tragga compiaciuto divertimento.
   La macchina fotografica fu portata da un fotografo che ne tolse il rullino e lo svilupp. Fra la meraviglia dei presenti incuriositi, apparve l'immagine di Ges: un viso molto bello, espressivo, dai lineamenti dolci e dallo sguardo penetrante. Barba e capelli neri ne incorniciavano il volto. Questa foto  stata riprodotta in migliaia di copie e non c' devoto cristiano che non la possegga.
   Lo scorso anno a Puttaparthi accadde un fatto che non avrebbe dovuto sorprendermi; tuttavia in quel momento mi lasci sbalordita. Pi volte e in diverse occasioni avevo letto ed io stessa sperimentato che Baba parla "cuore a cuore" e naturalmente comprende ogni lingua parlata del globo, in verit, se si crede che  Dio disceso sulla terra in forma umana come lo fu Ges, che ha fatto dal nulla tutto il Creato, come si pu pensare che non si faccia intendere da ogni uomo o animale dell'universo? Nondimeno la mia natura umana ha il sopravvento su quella Scintilla Divina che  in ognuno di noi e mi porta inconsciamente a sorprendermi di fatti straordinari che esulano dalla mia capacit di discernimento, forse perch quella Scintilla  troppo in alto per me, intoccabile, invisibile ed inconcepibile.
   Ero a Puttaparthi con un'amica, eravamo momentaneamente alloggiate in un modesto hotel fuori dall'Ashram; ma dopo alcuni giorni d'attesa ci fu assegnata dentro all'Ashram una bella camera spaziosa con bagno che dividemmo con Roth, una devota svizzera.
   Accanto a noi alloggiava una signora molto anziana e, cosa sorprendente dato l'affollamento, le era stata assegnata una camera tutta per s. Chiese si unirsi al nostro gruppo di Bologna cosicch, se fossimo state invitate all'interview, sarebbe entrata con noi. Qui  doveroso che io confessi l'insofferenza che mi procurava la vicinanza di questa persona e sono costretta a convenire che  il mio atteggiamento non  era

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certo in linea con gli insegnamenti di Baba.
   Ada, questo  il suo nome, si lamentava per ogni cosa, parlava ininterrottamente pretendendo che la si ascoltasse, denunciava innumerevoli mali fisici che cercava di curare con ogni sorta di medicinali e spesso veniva ripresa dalle (Seva) per le sue impertinenze.
   Un mattino, in attesa del (darshan) ci accorgemmo che era riuscita a farsi assegnare un posto in prima fila e chi  stato l sa cosa significa, visto che le file sono sempre non meno di una cinquantina e vengono estratte a sorte di volta in volta. Anna Maria ed io ci guardammo divertite: come far ad averla sempre vinta!
   Il Maestro usc dal tempio, lo sguardo sulla moltitudine adorante, il sorriso paterno e dolcemente materno insieme, la mano destra benedicente: avanz lentamente sfiorando con i piedi scalzi la bella composizione di fiori che le (Seva) preparano ogni giorno sul selciato dove Lui cammina, materializz (Vibhuti) che pose delicatamente sul capo di alcune ammalate in carrozzella, quindi prese ad avanzare passando accanto alle devote sedute in prima fila, accettando le lettere che gli venivano porte e lasciandosi sfiorare i piedi o toccare la veste, grande privilegio e delizia di coloro che riescono a farlo, cosa che non tutti i giorni avviene, anzi spesso si ritrae per non essere toccato e addirittura, a volte, con sguardo severo, riprende un devoto insistente dicendogli bruscamente: ("Non toccarmi!")
   Appresi poi che questo gesto dell'appoggiare la fronte sui piedi del Maestro, ha un significato profondamente spirituale.
   I nostri occhi erano fissi sulla Sua Divina persona e gli animi trepidavano nel desiderio di ottenere quello sguardo che  un lampo nella nostra interiorit pi oscura e un baleno indimenticabile, o facesse un gesto col quale ci convocasse all'interview. E' consuetudine, se chiama un devoto, che tutti gli appartenenti allo stesso gruppo si alzino e in silenzio si portino nel tempio. Ognuna di noi esercitava muta il linguaggio del cuore cercando di attirare la Sua attenzione, quando lo vedemmo fermarsi davanti ad Ada e, mentre lei felice sussurrava: "Baba... Baba...", Egli le appoggi una mano sulla spalla e le disse ("Signora, sei qui finalmente! Vieni...") (in Inglese)
   Ammutolite per la scena che si svolgeva sotto i nostri occhi, ci avviammo ancora incredule e col cuore in tumulto, all'ingresso del tempio, perch fortunatamente Ada faceva parte del nostro gruppo. Ci fu detto di attendere nella stanza delle interviste; io avevo avuto la fortuna di sedermi proprio accanto alla poltrona di Swami che era situata in un angolo; mi

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guardai intorno stupita; l'ambiente era quanto mai disadorno: solo un tavolinetto accanto al muro, una sportina rossa piena di bustine di (Vibhuti) e un modesto ventilatore al soffitto. Questa era la saletta delle interviste; in seguito ebbi tempo e modo di riflettere sulla semplicit francescana nella quale viveva questo Essere Superiore, questo (Avatar) che noi devoti amiamo come vero Dio in terra. Troppo facili i raffronti che ne seguivano per noi cristiani e in special modo per i  cattolici, avvezzi a vedere i vertici della Chiesa su scanni dorati, paramenti preziosi e calici d'oro. Considerazioni che fin da bambina causarono in me quei turbamenti che mi predisposero poi alla ricerca ed infine all'uscita definitiva dalla pi importante Chiesa cristiana. Chiss perch in certi momenti mi torna alla mente una frase che mi diceva spesso mia nonna quando bambina invidiavo le mie coetanee ricche e ben vestite: "Luciolina (Lucia), se chiudi gli occhi puoi immaginare di essere abbigliata come una principessa, solo se li riapri vedi le differenze; sforzati di essere ricca dentro, il fuori ha poca importanza. Ora non lo capisci, ma quando avrai la mia et vedrai tutto pi chiaro."
   "S nonna, avevi ragione, il tempo  passato, ho cercato di superare le mie incertezze e ancora aspetto di trovare la verit, ma finalmente di una cosa sono certa: ora so che il Paradiso pu trovarsi in una semplice stanzetta disadorna inondata di Luce Divina."
   L'attesa era carica di pathos. Finalmente eccolo! Entr, ci sorrise, disse alcune parole che certamente erano spiritose perch l'interprete rise, poi sedette come fa una mamma quando di appresta a raccontare ai suoi piccoli una favola fantastica.
   Ada era finita in fondo addossata alla parete; allora Swami le fece cenno di avvicinarsi e sedersi ai Suoi piedi, quindi alz a parlare chiedendo ad ognuno cosa desiderasse. Ad ogni richiesta, quasi sempre rispondeva: "yes... yes".
   Si respirava amore, profumo d'incenso e vibrazioni di intensa spiritualit. Il mio cuore aveva rallentato i battiti, mi sentivo prostrata e tacevo, le orecchie tese e gli occhi inchiodati alla straordinaria Persona che mi stava accanto. Tutto era successo troppo in fretta ed inaspettato perci faticavo a credere a ci che mi stava accadendo.
   A una devota chiese di mostrarGli la mano al cui anulare portava due fedi d'oro; le chiese di sfilarsele, cosa che l'interpellata fece porgendogliele senza indugio. Tutti fissavamo la scena muti. Swami prese gli anelli, li guard scuotendo il capo, poi le domand cosa rappresentassero; lei rispose timidamente che erano le fedi nuziali dei suoi genitori morti. A questo punto Baba divenne serio,  poi paternamente  le

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disse, in Inglese: ("Sono inutili! Cose passate... passate... devi portare al dito l'anello del marito vivo, non dei genitori morti.")
   Detto ci, con un gesto che allora mi parve incredibile, gett lontano le fedi che andarono a ruzzolare fra le gambe dei devoti seduti. L'insegnamento che volle dare a tutti noi era molto chiaro: conservare le cose del passato  solo una perdita di tempo, affetto sprecato su degli oggetti, attaccamenti assurdi e inutili e, quindi, meglio disfarsene. Ci chiedeva di essere saggi, di abbandonare le cose mondane e ci metteva in guardia contro gli orpelli che riempivano la nostra mente e ci sottraevano tempo prezioso che andava inevitabilmente perduto. Dovevamo arrivare all'essenziale...
   In seguito, ripensando a questo episodio, ricordai le parole di Marcel Swoob riguardo al coltivare il culto dei morti e al conservare oggetti con feticismo: "Non abbracciate i morti perch soffocano i vivi, non collezionate buste vuote, non fate del vostro cuore un cimitero."
   Tornando all'(Interview), Swami rispose con grande compassione alla devota che Gli chiedeva di guarire la figliola molto ammalata, ("yes... yes")
   Qui vorrei fare una parentesi per approfondire questi ("yes") di Baba. E' vero che non nega quasi mai, verbalmente, l'aiuto a un devoto, per non sempre siamo in grado di comprenderne il significato. Pu accadere che una mamma chieda la guarigione della figlia ammalata e, quando Swami pieno di compassione le dice ("yes"), pu voler dire che far il bene della fanciulla, anche se ci vorr dire una morte dolce. Molto difficile, anzi impossibile per noi, comprendere il disegno del Signore!
   A proposito dei significati nascosti nelle promesse e nelle azioni dei grandi maestri, Yogananda, sublime (yogi) conosciuto in tutto il mondo, scrisse che un giorno gli fu portato fra le braccia un neonato, ma appena lo ebbe, il primo impulso fu quello di lasciarlo cadere a terra perch aveva istantaneamente avuto la visione di quella che era stata la sua vita precedente e cio quella di uno scellerato assassino.
   A due signore che Lo guardavano adoranti, gli occhi illuminati, Baba con ampio gesto rotatorio del braccio, fece comparire nel palmo della Sua mano destra due meravigliosi anelli: uno con un grosso diamante e l'altro con uno smeraldo. Li prese uno alla volta sulla punta delle dita e ce li mostr con aria divertita e maliziosa avvicinandoli ai nostri occhi perch potessimo osservarli bene, quindi li infil con garbo agli anulari delle due devote stupite: naturalmente le misure erano perfette.

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   Questa scena rimarr sempre impressa nella mia mente ma soprattutto nel mio cuore, come ad una bimba resta negli occhi la meraviglia del primo gioco fantastico di un grande prestigiatore. Guardavo questi gioielli che erano apparsi dal nulla come nati nell'aria, nuovi, luccicanti e faticavo a dirigere correttamente i miei pensieri, come se questo avvenimento sconvolgente che si verificava sotto i miei occhi non rientrasse assolutamente nella realt che vivevo. Dovevo pizzicarmi per convincermi di non essere precipitata nella follia. Tacevo e sbalordita guardavo le Sue mani scure e belle e sentivo il desiderio irrefrenabile di baciarle con devozione. Quanto volentieri le avrei accarezzate! Come una mamma accarezza le manine del suo bimbo o come un'amante sfiora le mani dell'amato. Poi rinsavivo e mi domandavo cosa mi stesse accadendo e perch ero presa da questa attrazione dolce e coinvolgente verso questa Persona misconosciuta, quest'uomo non bello, ma attraente e che fino a ieri non avevo mai veduto. La mia anima era assorbita dall'immensit della Sua presenza e stranamente non cercavo di lottare contro questi sentimenti perch mi sentivo inondata di felicit.
   Baba ci guardava divertito e rideva del nostro stupore, eravamo come tanti bambini ai Suoi piedi. Io avevo programmato molte domande da porGli eppure me ne stavo l estatica col fiato sospeso e la testa vuota: i miei pensieri erano tutti volati via, ero al di l di qualsiasi sogno; tuttavia, quando volse lo sguardo interrogativo verso di me, con una prontezza che mi sorprese, osai dirGli: 
   "Baba... i mie figli...", intendendo con questa domanda pregarLo di farli venire ai Suoi piedi. Con un'espressione dolcissima dalla quale traspariva tenerezza paterna e il desiderio di essermi gradito, alzando la mano destra verso di me, con un gesto esplicativo molto chiaro mi disse una sola parola: ("wait...") (aspetta, non  ancora il momento...)
   S, caro Swami, ognuno di noi ha una sua strada da percorrere, i miei figli verranno da Te quando Tu li chiamerai!

   (Le mamme spinte dall'amore per i loro figli... sono sempre impazienti.
                                                          Baba)

   "Caro, Tu giochi col sole, con la pioggia, con le stelle, il cosmo  Tuo, l'uomo  Tuo... i miei figli sono Tuoi!"
   Ogni giorno portavo con me al (darshan) il libro che avevo scritto nella speranza che me lo firmasse, ed ora lo tenevo in mano senza osare mostrarlo, anzi, per una sorta di pudore, cercavo di nasconderlo.  Improvvisamente  si  volse  dalla  mia

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parte con gli occhi interrogativi, allung la mano verso il libro che Gli prosi come un'automa assieme alla penna. Prese il volume, ne osserv il titolo, sfogli le prime pagine lentamente, ancora una volta mi guard sorridendo, quindi nella prima pagina bianca scrisse: (With Love, Baba).
   Poi se lo pos sulle ginocchia e su di esso firm tutte le foto che Gli venivano porte.
   La mia felicit era alle stelle, mi trovavo in uno stato di beatitudine inenarrabile e, mentre cercavo furtivamente di sfiorare la Sua veste, una folla di sensazioni tumultuose si disperdevano nell'aria.
   Quando termin di firmare, con grazia un po' birichina alz in alto il libro e chiese:
("Di chi  questo?") (in Inglese)
"Mio!", risposi. (in Italiano)
Poi alz in alto la penna: ("E questa?") (in Inglese)
"Mia!", (in Italiano)
   Assistevo stupita a questa sceneggiata sicura com'ero che sapesse molto bene che quegli oggetti erano miei e, mentre me li rendeva, un'espressione buffa si disegnava sul Suo volto. Scuotendo la testa disse: (Miooooo! Miaaaaa!) e mi fissava facendomi il verso (in Italiano) come a volermi prendere in giro.
   A parole non riesco ad esprimere la commozione e l'euforia di quel magico momento, gli aggettivi sono tutti inadeguati, ricordo di aver pensato: possibile che tutto questo stia accadendo proprio a me? Questa  realt oppure la rappresentazione illusoria dei miei desideri? Ho parlato proprio con Dio? In verit ci che mi sta accadendo  troppo straordinario, se sto sognando... per favore, non mi svegliate!
   Mi accorsi che Baba stava materializzando (Vibhuti) per tutti e con gesto aggraziato la lasciava nel palmo delle nostre mani; poi prese dalla sportina che aveva accanto, bustine confezionate di (Vibhuti) che ci don da portare via; quindi si alz, fece cenno a noi di restare seduti, prese la mano di Ada aiutandola ad alzarsi e la condusse in una stanzetta attigua per un'intervista privata e, mentre si avviava disse, in Inglese: ("Questa devota era gi ai Miei piedi quando ero Baba di Shirdi.") (prima incarnazione di Sai Baba)
   In quell'istante mi folgor la constatazione che l'interprete era rimasto seduto fra noi. Alcuni minuti dopo ci avviammo all'uscita: l'(interview) era finita.
   Ada fuori di s per l'emozione gridava che Swami l'aveva abbracciata e le aveva detto che avrebbe risolto i suoi problemi e che l'avrebbe protetta sempre. Eravamo tutti curiosi

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di sapere, ma un dubbio mi mulinava nel cervello, quindi chiesi ad Ada: "Ma tu sai l'Inglese?"
   Alla sua risposta negativa rimasi attonita e per un attimo pensai: ma come avranno comunicato? Che domanda sciocca! Oggi non mi porrei pi tale quesito. Swami, nella Sua potenza e grandezza pu comunicare con noi in mille modi, col cuore, con la mente, con lo sguardo o col tocco della mano. Le montagne potrebbero divenire mari e fiumi oro puro, tanto il Suo potere non ha confini, n in cielo, n in terra, anche se spesso ripete che, scendendo fra gli uomini si  posto dei limiti. Se vuole soffre come noi, agisce come noi, vive come noi mettendosi al nostro livello per essere meglio compreso, ma la Sua vera natura non potr mai essere indagata dal nostro discernimento.

   (Tutto ci che credete di aver scoperto su di Me sono soltanto fantasie costruite dalla vostra mente.
                                                          Baba)

   Entra nei nostri sogni e ci manda messaggi ed insegnamenti utili alla nostra vita e al nostro cammino spirituale. Un giorno ebbe a dire in un Suo discorso:

   (Quando sognate di essere qui a Puttaparthi, in realt non siete voi che venite da Me, sono Io che entro in voi,  Puttaparthi che entra nei vostri sogni. I sogni non hanno limiti, sono come i pensieri, non sono soggetti al tempo ed allo spazio, l'India pu trovarsi improvvisamente dentro il vostro cuore, mentre il vostro pensiero, senza preoccupazioni di terre ed oceani, in un lampo pu trovarsi in Australia. Qual' secondo voi la realt vera e quale maya (illusione?)

   Nisargadatta, un realizzato indiano che ha abbandonato la sua forma terrena alcuni anni fa, rispondendo ad un discepolo che gli chiedeva cos'era il sogno, disse: "Il sonno e la veglia sono la stessa cosa, la loro unica differenza consiste nella durata. I sogni rappresentano un aiuto per comprendere l'irrealt di questo mondo. Gli esseri umani possono soffrire nel mondo del sogno come nel mondo della veglia perch entrambi i mondi provengono dalla stessa sorgente: il principio che ci libera dal mondo dei sogni, che toglie di mezzo il sogno, ci fa entrare nello stato di veglia che  un mondo di sofferenza.
   Ci che accadde lo scorso anno durante l'(interview) mi sbalord perch, nel giudicare gli eventi, le parole e le persone, usavano ancora un metro che non  pi quello di oggi a

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due anni di distanza. Allora ero una neonata, ora ho imparato a portare il cibo alla bocca, quel cibo che  rappresentato dagli insegnamenti di Sai. So che la strada da percorrere  lunga e non terminer con questa vita, come so che innumerevoli sono i miei errori e come i ciottoli del fiume debbono essere trascinati a valle perch ostruiscono il cammino delle acque. Durante l'(interview) aveva detto, a me direttamente ed implicitamente a tutti i presenti, che dobbiamo superare l'ego, anzi distruggerlo se desideriamo avanzare nella via dello spirito.

   (La coscienza incatena l'uomo nei ceppi dell'io e del mio. Ma cos' questo "mio" e questo "tuo"? Cos' l'io, questo incombente "ego", questo ridicolo possesso delle cose materiali? Quando guardate una banconota e dite: questa  mia, essa vi ride in faccia perch, quante volte migliaia di altre persone avranno detto  "mia"?
                                                          Baba)

   Orecchie per intendere e cuore per comprendere. A proposito del "mio" e del "tuo", Tuiavii, un saggio capo indiano delle isole Samoa, comp un viaggio in Europa agli inizi del secolo venendo a contatto con gli usi e i costumi del "papalagi" (uomo bianco) e ne trasse impressioni folgoranti che gli servirono per mettere in guardia il suo popolo dal fascino perverso dell'Occidente. A noi "civilizzati" suona esilarante e nel contempo, atroce.

   Quando il papalagi dice: la mia testa  "mia", la mia mano  "mia", ha tutte le ragioni, ma dice anche, la palma  mia come se l'avesse fatta crescere lui stesso. Ma  la mano di Dio che l'ha fatta uscire dalla terra. Dio ha molte mani: ogni albero, ogni fiore, ogni filo d'erba, il mare, il cielo, le nuvole, tutto questo sono le mani di Dio. Noi possiamo godere di queste cose ma non possiamo dire: la mano di Dio  la mia mano. Il papalagi per lo fa. Lau, si chiama nella nostra lingua il "mio" e il "tuo" ed  quasi la stessa cosa, nella lingua dei "papalagi" il "mio"  tutto ci che appartiene esclusivamente a me e il "tuo"  ci che appartiene solo a te.
   Quando vai da un papalagi e presso di lui vedi qualcosa, un frutto, un albero, un'acqua, un mucchio di terra, guardati bene dal toccarlo perch il papalagi ti dice subito: questo  mio. E se tu lo fai ugualmente, allora il papalagi grida che sei un ladro, una parola che rappresenta una grande vergogna e questo soltanto  perch  hai  osato  toccare  un

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   "mio e ti mette in catene. Con questo il papalagi vuol dare a vedere di avere un reale diritto di propriet su queste cose, come se Dio stesso gli avesse concesso ci che possiede per tutti i tempi. Come se davvero, la palma, il fiore, il mare, il cielo con le nuvole e le stelle gli appartenessero. Il pi incredibile  che, pochi hanno tanti "mio" e molti non hanno nessun "mio" ed hanno le mani vuote... Pu darsi che, coloro che hanno le mani vuote perch non vogliono offendere Dio, siano i migliori fra i papalagi. Ma di questi papalagi sicuramente ce ne sono pochissimi, la maggior parte deruba Dio senza vergogna e il pi ridicolo  che spesso non sanno neppure di fare qualcosa di male. In ogni modo, in Occidente Dio non ha quasi nulla, gli uomini gli hanno portato via quasi tutto per farne dei "mio" e dei "tuo".
   Se il papalagi pensasse in modo giusto, dovrebbe sapere che nulla ci appartiene di ci che non possiamo tenere stretto e in effetti noi non possiamo tenere stretto quasi nulla. In tal caso comprenderebbe anche che Dio ha dato la Sua grande casa perch tutti ne godano, tutti dovrebbero avere un angolino; eppure quanti sono, in Occidente, coloro che ancora cercano l'angolino a loro destinato!
                                              Tuiavii di Tiavea

   (Nemmeno un'oncia di bottino guadagnato pu essere portato oltre la tomba. Persino una semplice Verit come questa non pu essere creduta dalla maggior parte delle persone!
                                                          Baba)











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CAPITOLO VIII

15 GENNAIO


   Camminando sui miei sogni raggiungo spazi infiniti e se chiudo gli occhi la fantasia mi mostra tutto il cosmo!
   Non solo ho spesso la testa fra le nuvole ma mi succede di manovrare le cose con grande sveltezza per non sciupare tempo prezioso in lavori noiosi e ripetitivi e naturalmente, non di rado, debbo subirne le conseguenze negative. Infatti non ho mai capito le persone che fanno le cose per "passatempo", io faccio le cose ed il tempo purtroppo passa comunque senza che io lo possa fermare.
   Oggi per l'appunto, sciacquando un bicchiere, mi si  rotto fra le dita frantumandosi in tante schegge di vetro. Malauguratamente uno di questi frammenti mi si  conficcato fra l'anulare ed il mignolo della mano destra. Un brivido mi ha investita non appena ho veduto il sangue fuoriuscire abbondantemente. Il taglio era profondo, mi trovavo sola in casa e mi riusc molto difficile superare un momento di panico. Immediatamente ho afferrato un asciugamano e l'ho avvolto attorno alla mano infortunata cercando di tamponare la ferita, per mi andavo accorgendo che l'asciugamano stava divenendo rosso. Se fossi stata un monaco buddista non avrei battuto ciglio perch  risaputo che i seguaci di queste stupefacenti millenarie dottrine spesso hanno il dono della chiaroveggenza e della telepatia, cos come molti Lama tibetani possono sedersi nudi sul ghiaccio e farlo sciogliere con la sola forza di volont. Un individuo, una volta raggiunto un determinato stadio di evoluzione spirituale  in grado di superare non solo il dolore fisico ma la morte stessa del corpo.
   "Baba, aiutami Tu!", fu il primo pensiero ragionevole che mi venne in mente. La (Vibhuti)... ecco cosa mi occorreva. Immediatamente ho preso la scatolina nella quale conservo la preziosa cenere taumaturgica materializzata da Sai, ho sfasciato la mano sanguinante, l'ho posta sotto l'acqua corrente per liberare la ferita, quindi velocemente vi ho versato sopra tutto il contenuto della scatoletta, avendo cura di tenere ben distanziate le dita perch la (Vibhuti) vi penetrasse a fondo, poi ho rifasciato strettamente la mano con una nuova benda.
   Ho telefonato subito a mio marito dato che in questi frangenti ha mostrato sempre un controllo invidiabile riuscendo

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a ridimensionare l'accaduto ed a calmare la mia agitazione. Mentre facevo il numero, tenevo lo sguardo incollato alla mano infortunata temendo di vedere riaffiorare il sangue. Nel frattempo pregavo Baba di venirmi in aiuto. Mi distesi sul divano non osando fare altri movimenti e, mentre i pensieri andavano e venivano sovrapponendosi, ripetevo a me stessa che infine il corpo aveva poca importanza, che era un piccolo schiavo del mio spirito e intanto recitavo le 21 AUM che dovevano aiutarmi con le vibrazioni del suono a curare il dolore fisico e ad armonizzare corpo e spirito.
   In India avevo appreso che i suoni hanno un grande potere; cos come una semplice nota musicale pu infrangere un cristallo, altrettanto una combinazione di note pu far scaturire forze metafisiche inimmaginabili.
   Improvvisamente ebbi l'impressione di sentire una mano sfiorarmi con delicatezza la colonna vertebrale pi e pi volte e debbo dire che quasi mi assopii.
   Trascorse pi di un'ora prima dell'arrivo di mio marito che si trovava abbastanza lontano da casa. Con calma e parole rassicuranti sciolse la benda che mi avvolgeva la mano.
   "Vediamo un po' cos' successo, poi ce ne andremo tranquillamente al pronto soccorso.", disse.
   La mano non presentava pi tracce di sangue, la (Vibhuti) aveva annerito la ferita impedendone la fuoriuscita.
   "Mamma mia!"- grid mio marito - "cos' questa patina scura fra le dita?"
   " (Vibhuti)!", risposi.
   "Ma che (Vibhuti) d'Egitto, qui c' un largo taglio che dev'essere medicato e suturato immediatamente, occorrono punti e non pochi, forse  bene fare pure l'antitetanica!"
   Il terrore dei punti e la speranza che forse non sarebbero stati necessari mi indussero a rimandare al mattino seguente l'andata in clinica. Ricordai un antico detto bolognese che la mia nonna soleva ripetere: ("curagg, chi la slonga, la scapa") (coraggio, chi l'allunga, la scappa).
   La notte dormii poco, pregai, accesi un incenso ed ascoltai (bhajan) cantati dalla voce di Baba quindi presi un leggero sonnifero.
   Appena desti sfasciammo la mano e, come la sera precedente, constatammo che di sangue non ne usciva pi. Misi le dita sotto l'acqua per detergere la ferita, presi una nuova bustina di (Vibhuti) e la rovesciai nuovamente sul taglio aperto  che  ora

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appariva in tutta la sua dimensione. Decisi che potevo rimandare ancora l'intervento del medico, contro il parere di mio marito che se ne and preoccupato e molto stupito dell'andamento delle cose. Infatti, mentre mi rifasciava con bende sterili scuoteva il capo disapprovando.
   Col braccio al collo affrontai abbastanza serena la giornata. Quando la sera mio marito rientr, volle vedere subito cos'era nel frattempo accaduto alle mie dita.
   "Senti dolore?", mi chiese premuroso.
   "Per niente", risposi.
   La mano nuda apparve normalissima, non era gonfia n dolorante, le dita erano rosee e scuro il taglio annerito dalla (Vibhuti).
   "Questa la debbo proprio raccontare" - disse mio marito - "quel vetro ti ha diviso ulteriormente le dita, io non ci capisco nulla; ora cambiamo le bende e che Dio le la mandi buona!".
   "S caro, Dio me l'ha mandata buona, mi ha curato con una scintilla del Suo fuoco. L'amore di Baba  una strada che nasce dal cuore e si perde nell'infinito!"
   Tre giorni dopo tolsi definitivamente le bende perch la ferita era completamente rimarginata. Oggi un leggero solco bianco di alcuni centimetri di lunghezza va dal palmo al dorso della mano fra il mignolo e l'anulare.
   Come potevo dubitare del mio Amato Guru? E poi  risaputo che la fede  capace di produrre qualsiasi prodigio!

   (Io sono sempre accanto a voi, ascoltate il vostro cuore e vi accorgerete che dentro ci sono Io. Quando m'invocate, Io Mi commuovo e poi sono troppo vicino per non sentirvi: Io sono vostro, come voi siete Miei.

   Venite a me con le mani vuote ed Io le riempir d'amore.
                                                          Baba)







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CAPITOLO IX

UN DELIZIOSO BANCHETTO


   Chi  stato a Puttaparthi sa quanti disagi si affrontano nel viaggio e durante la permanenza. Se sei fortunata ti viene assegnata una camera con servizio da dividere con altre signore. Lo scorso anno Lella ed io siamo state molto fortunate; qui  doveroso che io faccia una precisazione, Baba non vuole che si parli, di fortuna; infatti dice:

   (Ma la fortuna cos'? Ogni cosa accade per un disegno prestabilito e perch deve accadere...)

   Allora a questo punto  pi giusto che io dica: siamo state molto gratificate da Swami: ci  stata infatti assegnata un'ampia stanza in una bella palazzina rotonda. Era rustica e disadorna, ma siamo riuscite a renderla abitabile con civetteria occidentale. Fuori dall'(Ashram) abbiamo noleggiato brandine e materassini, acquistati con poche rupie, stuoie di cocco con le quali abbiamo ricoperto tutto il pavimento di cemento, un paio di tavolinetti sgangherati e alcune seggiole. Con un grosso spago, tirato fili di divisione fra i letti dove abbiamo appeso gli abiti e, per completare il tutto, una bianca zanzariera alla finestra.
   Il sei gennaio giorno in cui Baba ci ha donato l'(interview), eravamo tanto colme di allegrezza che, volendo festeggiare l'avvenimento, pensammo di approntare un pranzetto pi ricco del solito e di invitare alcuni amici. Acquistammo alle "botteghine" dell'Ashram) un lenzuolino a fiori che divenne la tovaglia con la quale coprimmo i tavolini, apparecchiammo radunando le poche stoviglie di cui disponevamo e invitammo Edda, Michele e Mario i quali si presentarono puntualmente: Mario con il (chapati) (schiacciata indiana di farina integrale), Michele con aranciate fresche, mentre Edda port una bella composizione di rose che mettemmo, parte al centro tavola e parte davanti al ritratto di Baba.
   Raffaella ama cucinare e per questa ragione fin dal primo giorno si era data il ruolo di cuoca della nostra piccola famiglia e quel giorno prepar un'ottima minestra di verdure con pastina portata da casa; per secondo una gustosa insalata di patate, carote e cipolle e come dessert un dolce indiano di mandorle; infine ananas e papaia.

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   Questo fu il nostro delizioso banchetto: ridemmo, scherzammo, cantammo i (bhajan) e parlammo di Baba, il tutto in un'atmosfera allegra con l'immancabile presenza spirituale del nostro Amato Ospite. In quell'occasione vedemmo una cosa incredibile ed esilarante: Lella gi nonna e con dolori "romantici" come li chiama lei, fare salti sulla sua brandina sgangherata alla maniera dei bambini.
   Nella stanza non c'erano poltrone sulle quali adagiarsi, non vino ne caff o sigarette; non c'era nulla che potesse avvicinarsi alle nostre abitudini occidentali e soprattutto: niente carne n pesce. Per non mancava nulla, c'era l'essenziale per essere felici.

   (Il corpo  il tempio del Signore, ma l'uomo lo contamina con la sua ingordigia infestandolo di mali e di dolori. Si degrada e si comporta peggio dell'animale da cui ebbe origine. Se l'uomo non fa che consumare cibo come gli altri animali,  forse diverso da questi? E' forse necessario nascere uomo per ammassare cibo? L'uomo non  fatto per andare in cerca di cibo per soddisfare i suoi sensi,  fatto per andare in cerca dell'Atma. Molti si lamentano dei loro mali incolpando altri o la fortuna, ma ognuno ha il suo destino nelle proprie mani. L'avidit produce molto dolore; la cosa migliore  sapersi accontentare. Non c' gioia pi grande del sapersi accontentare.
                                                          Baba)

   I nostri cuori erano in sintonia, sentivamo la grazia di Dio su di noi, avevamo santificato questo giorno di Beatitudine. La stanza era fresca, i fiori profumati e i frutti saporiti, mentre l'incenso purificava l'aria. C'era serenit nei nostri pensieri e pace nella mente. L'Ego era rimasto fuori dalla porta. Non ricordo un pranzo fra amici pi divertente; avevamo tutto ci che ci serviva per trascorrere un paio d'ore in letizia. C'era armonia nelle cose fondamentali e la consapevolezza che la felicit non la possiamo trovare al di fuori di noi ma solo dentro. Quando l'interiore trabocca di gioia pu solo portare armonia all'esterno ed investire il mondo che ci circonda.
   Nella mia famiglia non siamo soliti fare inviti importanti, viviamo una vita semplice costruita sul lavoro e sugli affetti, ma quando ho dovuto affrontare un convivio, la mia preoccupazione maggiore finiva con l'essere l'apparecchiatura della tavola, il rosa che si intonasse con l'azzurro, i fiori freschi, il tutto armonioso nei colori e nei cibi, cercando di indovinare il gusto degli invitati. Carne per chi la desiderava

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e l'assenza totale della medesima per chi era vegetariano.
   A questo proposito ricordo un buffo episodio riguardante mio figlio Gabriele, il quale porta avanti il "vegetarianesimo" con tale scrupolosit che, qualunque vivanda in sospetto di carne diventa una contaminazione.
   Un giorno rientrando si ferm al piano sottostante dove abita un'anziana amica e, mentre la salutava affettuosamente com' sua abitudine, and a scoperchiare la pentola che stava sul fuoco.
   "Cosa cucini oggi di buono?"
   "Faccio il brodo con un pezzo di manzo e mezzo pollo", rispose.
   Quando Gabriele sal mi disse subito:
   "Mamma, sapessi che sensazione sgradevole, in casa della signora Lidia, ho visto bollire una tibia... assieme a pezzi di cadavere di pollo!"
   Confesso che quel giorno  scattato in me un senso di ripulsa per la carne e non mi viene pi il desiderio di comprare carne per fare il brodo, vedo sempre un osso ballonzolare in pentola con brandelli di "cadavere".
   Ritornando al pranzetto di Prashanti, tutto fu bello: gli amici, i cibi, l'Aura di Baba ed un commensale molto importante: Prema! (l'amore)









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CAPITOLO X

CORRIDA


   Luca in questo periodo si trova a Madrid dove  impegnato con la messa in scena di una commedia musicale e stamani mi ha telefonato di buon'ora.
   "Mamma, ci sei? Qui tutto bene, fra poco termina il mio impegno e torno a Parigi. Senti mamma, ti debbo assolutamente dire una cosa, mi pareva assurdo essere da un mese di Spagna e andarmene senza aver visto una corrida."
   "Bene, raccontami,  senz'altro uno spettacolo affascinante, i costumi, la coreografia, l'arena..."
   "Ma che dici, mamma! Lascia stare i costumi che sono senz'altro stupendi, la cornice e tutto il resto; questo  uno spettacolo da barbari e non dico da animali perch farei torto a quel povero toro che ho visto agonizzare braccato da tutte le parti; il pubblico  stata la cosa pi sconvolgente, veramente ripugnante, una marea di gente che ad ogni urlo del toro, ad ogni arma infilata nelle sue carni, esultava battendo le mani e godendo di quello strazio. Mamma, ti giuro che ho sofferto come non avrei mai creduto, mi veniva da vomitare!"
   "Ti capisco, Luca, sai cosa mi fa venire in mente ci che mi racconti? I Cristiani offerti in pasto alle belve e straziati fra l'esultanza del "civile" popolo romano."
   Sentivo Luce agitato e ricordavo una conversazione avuta con l'altro mio figlio riguardo alle corride e come, da vegetariano convinto e promotore della non violenza, avesse avuto parole di fuoco verso chi organizza questi spettacoli cruenti e verso le persone che vi assistevano.

   (Ricordate di rispettare gli animali, essi hanno una piccola anima... 
                                                          Baba)

   "Grazie Signore di avermi dato due figli sensibili e battaglieri contro chi violenta la natura in tutte le sue forme, quella natura che Tu hai costruito col Tuo pensiero, tanto bella e utile a tutti noi. Gli animali poi dovrebbero essere i nostri compagni nel cammino dell'esistenza terrena."
   Mia madre che era presente alla telefonata di Luca, mi ha voluto raccontare un tenerissimo episodio alcuni anni or sono e che, per la sua dolcezza, non ha mai dimenticato.

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   "Ero in campagna e camminavo tranquilla quando decisi di fermarmi un attimo per riposarmi e mi sedetti su di un tronco d'albero abbattuto e inconsciamente fissai il terreno ai miei piedi. Sbalordita mi misi ad osservare uno spettacolo stupendo: due formiche spingevano un seme bello grosso con grande fatica; io avevo lo sguardo inchiodato al terreno perch la cosa era estremamente buffa, quando mi resi conto che le due formiche spingevano il seme senza avanzare. Ad un certo punto una delle due formiche lasci la presa e pass davanti al seme e incominci a tirare in modo che una tirava e l'altra spingeva e piano piano progredivano un millimetro per volta. Rimasi sconvolta, compresi che agivano con intelligenza, dentro due millimetri di essere animato vi era una mente pensante, un cervello in grado di prendere decisioni."
   Edward Wilson, studioso della vita delle formiche disse: "Gli uomini non sopravviverebbero senza le formiche mentre loro se la cavano benissimo senza di noi."
   E noi uomini, grandi e grossi come siamo, calpestiamo con noncuranza degli esseri pensanti. Su questo avremmo molto da riflettere.
   Perdona Baba la nostra superbia ed aiutaci a cambiare, a rispettare ogni forma del Creato, dalla pi minuscola alla pi grande; certamente abbassando l'Ego, l'umanit farebbe un grosso passo avanti.

   (L'uomo impara la lezione studiando la natura, analizzandola e cercando di capirla. Se violate le leggi della natura, essa vi prende a schiaffi; obbedite ai suoi comandi e fate attenzione ai richiami: allora vi riveler la vostra eredit immortale.
                                                          Baba)

   Di storie edificanti sugli animali ve ne sono a milioni e le leggiamo ogni giorno sui giornali, ma quando ci troviamo ad esserne testimoni, ci stupiamo e ci dimentichiamo che non stiamo sognando.
   Qualche anno fa mi trovavo con Luca in Portogallo, il nostro albergo era molto lontano dall'abitato e per raggiungere il posto era necessario farsi una passeggiata a piedi. Un giorno ce ne tornavamo per una stradina deserta, il paesaggio era suggestivo: il mare da un lato e alberi di mele dall'altro.
   Improvvisamente ci pass fra le gambe un simpatico cucciolo, un grazioso bastardo che correva felice guardando a destra e a manca scodinzolando. Ci domandammo stupiti da dove sbucasse questo buffo cagnolino che correndo si allontan uscendo dalla nostra vista. Erano trascorsi forse cinque minuti quando sentimmo alle spalle un ansimare strano: un cane adulto femmina

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avanzava correndo e ci sorpass a tutta velocit. Eravamo quasi giunti all'hotel quando ci apparve un quadretto delizioso: i due cani tornavano sui loro passi, il grazioso cucciolo e la mamma. Avanzavano sbandando e ci accorgemmo che la cagna spingeva col muso il cucciolo e con piccoli morsi lo spronava ad andare avanti. Il cagnetto guaiva, evidentemente rimbrottato dalla madre che, incurante della nostra presenza, continuava a pungolare con mugolii il piccolo fuggitivo che abbaiava per il dolore. La scena era deliziosa, il cucciolo aveva tentato di scegliere la libert, ma non c'era riuscito. La mamma riconduceva a casa il suo piccolo con una severa lezione di comportamento.








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CAPITOLO XI

HO SOGNATO SWAMI


   I sogni che arrivano all'alba, frantumano la notte e il risveglio stupito si fa largo fra realt ed illusione.

20 Gennaio
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   Questa notte Baba  venuto da me.  sempre esaltante svegliarsi con la visione ancora palpitante della Sua presenza anche se non sempre avviene nel sogno ci che si desidererebbe. Questa notte infatti  venuto con severi ammonimenti. Non mi ha toccata con le sue mani brucianti come  successo in altre occasioni, non mi ha fatto il dono di una nuvola di (Vibhuti) e inoltre mi  parso come offuscato da un velo. La Sua Mirabile Persona era nascosta ai miei occhi anche se percepivo la potenza del Suo sguardo penetrante travolgermi come una bufera.
   Le parole sono sempre inadeguate a spiegare il mistero di un incontro col Maestro.
   Al risveglio il cuore mi batteva e la testa mi doleva, le mani tremavano e gli occhi bruciavano come fossi stata accanto ad una fiamma. Avevo la certezza che la Sua venuta era apportatrice di un messaggio ed ora toccava a me scoprirlo e alla mia mente scorgere l'insegnamento che mi era diretto.

   (Io sono deciso a correggervi).
                                                       (Baba)

Sogno
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   Ero nella mia casa, su di una parete era appeso un grande ritratto di Swami ed io stavo ponendo davanti all'immagine un mazzo di fiori rosa e rossi.
   Li avevo appena composti in vaso quando ho avvertito alle mie spalle la sua presenza forte e imperiosa; non lo vedevo ma ero pienamente consapevole che si trovava accanto a me. Ho avvertito un brivido di eccitazione misto a timore ed ho percepito il suo sguardo severo percorrermi tutta. Era irato e pareva un ciclone che volesse travolgermi. Improvvisamente ho veduto uscire dietro le mie spalle il Suo braccio e la mano avanzare  verso  il vaso  di fiori, togliere alcune rose rosse,

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buttarle a terra e mettere al loro posto un giglio bianco. Sorpresa e un poco irritata nel vedere i miei fiori gettati, li ho raccolti da terra, ho tolto il giglio perch mi pareva turbasse l'armonia della bella composizione colorata ed ho rimesso nel vaso le rose rosse. Nell'istante seguente ho sentito la Sua disapprovazione come una frustata ed ho rivisto la Sua mano nervosa dirigersi verso il ritratto, togliere nuovamente i fiori rossi e rimettere il giglio candido.
   Ero sconvolta e nel contempo irritata, non capivo perch Swami mi guardasse con tanto rancore e subito alla sorpresa subentr il dolore, l'incomprensione per il Suo gesto e una grande tristezza per averlo offeso. Poi lentamente da una profonda sofferenza risalii ad un'inspiegabile felicit, il mio turbamento spar e mi sentii avvolta da un tenero sentimento d'amore. Mi pareva di leggere nell'aria queste parole:

   (Lascia che ti risvegli dal tuo sonno con tutto il Mio affetto, apri gli occhi e guarda quanto  grande l'amore che nutro per te! Ho a cuore il tuo corpo come il tuo spirito, tu sei una creatura e le Mie braccia sono fatte per proteggerti, non per respingerti. Io non ti condanno e ricordati... io rimprovero chi amo!)

   Mi sono destata di soprassalto e subito mi sono sentita immersa in uno stato di totale abbandono. Ero confusa perch non capivo cosa aveva voluto dirmi l'Amato Sai.
   Certo avr peccato, la mia giornata  cosparsa di piccoli peccati, di errori che debbo cercare di correggere.

   (Il peccato  un esperimento pericoloso che immancabilmente porta un raccolto di lacrime... Siate morali con il pensiero, le opere e le parole. Siate onesti con voi stessi.)
                                                         (Baba)

   Molto spesso al risveglio t'accorgi che il sogno ha distrutto se stesso, ma non quando nel sogno compare Baba! Questa volta il sogno continuava ad occhi aperti... senza tempo n fine. Baba aveva manifestato ancora una volta la Sua Grazia, ancora una volta era accaduto il pi dolce dei miracoli, era entrato nella mia casa e mi aveva dimostrato col Suo rimprovero il Suo prezioso Amore.
   I pensieri si accavallavano bisticciando. Per quale ragione non aveva mostrato la sua Divina Forma? Il Padre aveva rimproverato  la   figlia   disubbidiente?  Aveva  respinto  il

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"cucciolo" perch imparasse la lezione? La gioia che ora mi pervadeva prevaricava il significato del Suo messaggio. Dovevo riflettere, pregare, scoprire l'insegnamento trasmessosi attraverso il sogno.
   Ero certa che mi sarebbe giunto un segno per aiutarmi a comprendere. Infatti nel pomeriggio  venuto a farmi visita Michele al quale ho subito raccontato la mia esperienza.
   "Sei proprio sicura di non aver intuito ci che voleva dirti? E' tanto chiaro! Cara amica, a me puoi nascondere tutto, ma non a Lui. Egli  presente nel tuo cuore come nel mio; quante volte ha detto: (Io sono dentro di voi). Egli  qui, la distanza  solo un'illusione. Lui sa tutto, anche ci che noi stessi abbiamo dimenticato di questa vita e delle tante vite precedentemente vissute. Forse i fiori rossi possono significare passione, dedizione, ma i gigli bianchi sono candore, purezza, luminosit... e chi ha orecchi per intendere, intenda."
   Si, Michele aveva ragione, io sono ben lontana dalla purezza del giglio e so che Swami mi vuole candida. Come Ges lo chiese a Pietro, cos anche Lui forse con questo sogno mi sta chiedendo: ("Mi ami tu?")
   Ed io voglio rispondere come Pietro: "Tu lo sai che io Ti amo!"
   Maestro aiutami a meritare il Tuo perdono e la visione della Tua Forma ed io cercher di togliere dal mio giardino i fiori rossi e seminer solo gigli bianchi, puri e immacolati distruggendo le ombre che oscurano il mio cammino spirituale.

   "I peccati della mia giovinezza e le mie trasgressioni dimentica secondo la Tua misericordia, ricordati di me in grazia della Tua bont Signore"
                                                  (Salmi, 25,7)

   Ripensando alla sublime dedizione di Baba verso tutta l'umanit, mi tornano alla mente le parole accorate di un devoto che teneva una conferenza qui a Bologna: "Alcuni avanzano fra le altre, l'ipotesi che Sathya Sai Baba possa essere satana travestito. Ma, com' possibile anche sono sfiorare un simile giudizio? Paragonare Swami al diavolo. Questo s  diabolico!"
   Riassaporando queste emozioni, qualche giorno dopo il sogno, presi colori e pennelli e provai a trasmettere sulla tela, il bianco, il rosso e l'arancio di quella straordinaria notte.

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L'alba avanza e le mie mani annaspano
cercando l'Io sotto la luna.
Non conosco strade di verit
se non cantate da labbra di un Dio nascosto,
Dio del silenzio, del sorriso
e di profumata cenere nell'aria.
Ti ho cercato nel mare, nei monti,
nelle foreste, nel silenzio della notte
e nel frastuono del giorno...
Ti ho cercato nel mio cuore
e Ti ho trovato!









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CAPITOLO XII

IL SOGNO DELLE ERBE


   Accendo il televisore e mi soffermo a guardare una trasmissione che mi pare interessante. Il conduttore interroga alcuni ospiti sui gravi problemi che affliggono oggi l'umanit: la droga, la violenza e la fame.
   Fra gli intervenuti c' un giovane che denuncia un'estrazione sociale modesta ma ha un viso bello e intelligente.
   "Lei come si chiama?", gli chiede il giornalista che conduce il dibattito.
   "Carlo Agnelli", risponde il ragazzo.
   "Parente di?", s'informa l'intervistatore.
   "No, no" - lo interrompe il giovane - "non sono parente dei "Fiat", magari lo fossi! Io sono una persona "normale" ... (risata dei presenti) faccio il venditore ambulante di ceramiche!"
   La sua frase, detta con aria tanto genuina, provoca gli applausi del pubblico divertito, finch il ragazzo, prima sorpreso e poi confuso si corregge:
   "Scusate, ho sbagliato, volevo dire che faccio il venditore ambulante di ceramiche."
   Che strani scherzi pu giocare alle volte la timidezza, fa esternare una frase buffa in seno a una discussione molto seria.
   Gabriele  passato a salutarmi;  sempre allegro, lo guardo e vedo gli occhi azzurri di mio padre e il carattere spensierato di mia madre.
   "Allegra mamma" - mi dice - "che sta arrivando la primavera! Oggi sono andato ad un congresso sul "vegetarianesimo" ed ho rivisto tanti amici che hanno fatto festa."
   Alle volte mi sorprendo a scrutare i miei figli, cosa che infastidisce molto Luca e, al contrario di certe madri che vedono i loro sempre bellissimi, mi accorgo di cercare i loro difetti fisici, poi trasferisco il mio pensiero sul loro carattere e mi dico: ecco perch sono amati, forse sono belli dentro!
   "La prendo in prestito per un po', mamma, ho tanto da scrivere", mi dice tranquillamente e mi guarda con l'aria di quando bambino combinava qualche marachella.

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   Aveva circa 12 anni quando un giorno gli diedi mille lire per andarmi a comprare il giornale. Dopo mezz'oretta ritorn mogio mogio senza il giornale. Pensai subito che avesse smarrito il denaro, lo guardai con aria interrogativa aspettando. Apr una mano e mi mostr il contenuto: erano le mille lire fatte a pezzetti. Non riuscii a comprendere come poteva essere stato tanto distratto. Oggi ha bisogno della mia macchina.
   "Ma come" - gli chiedo - "e la tua dov' finita?" Lo vedo un po' imbarazzato.
   "Me l'hanno rubata!"
   Santo cielo, mi dico, speriamo che questa torni indietro, e poi rifletto che forse  finita dove si trovano il televisore, il videoregistratore e le macchine fotografiche che gli hanno sottratto qualche mese fa.
   "Caro Baba, aiutalo Tu ad essere pi prudente, non pu continuare a fidarsi del mondo intero."
   Quella stessa notte ho nuovamente sognato Swami. Debbo premettere che da qualche tempo sto cercando di risolvere alcuni disturbi intestinali di una certa gravit; dai prodotti farmacologici sono passata alle erbe perch temo che i medicinali di sintesi mi siano pi nocivi che curativi, tanto da essere addirittura la causa dei mali stessi. Dal canto loro, le erbe mi procurano dolori insostenibili per cui le mie preoccupazioni stanno aumentando notevolmente.
   Quando Baba entra nei nostri sogni lo fa per aiutarci, cos come avviene a Puttaparthi quando si viene ricevuti e le Sue parole e i Suoi gesti ci aiutano a portare in superficie, dal profondo, la conoscenza della "verit", la consapevolezza di possedere nella nostra interiorit una pace Divina e una gioia che non  paragonabile ad altra felicit terrena. Con Baba le tempeste che turbano i nostri giorni si placano e spesso si dissolvono senza lasciare traccia. Accanto a Lui la vita muta radicalmente come se togliessimo un abito consunto e ne indossassimo uno nuovo e splendente che nemmeno sapevamo di possedere. Scopriamo che "Sathya", la verit, nuda,  bellissima, non paludata delle vesti dorate dell'ipocrisia, ci accorgiamo che  bello amarla, propagarla e non discostarsi pi da essa. L'amore per la verit ci aiuta ad ogni passo della nostra via: cadono le paure, i falsi pudori, gli egoismi, le menzogne e improvvisamente scopriamo di essere nuovi e liberi.

   Se rimanete nella mia parola siete veramente miei discepoli e conoscerete la verit, e la verit vi far liberi.
                                                           Ges

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   (Se alcuni dicono che Dio non c',  soltanto perch si tengono troppo lontani per esserne consci.
                                                         Baba)

   La verit  dentro di noi, come il Divino  dentro di noi, l'amore  dentro di noi, Dio che  Verit e Amore e dentro di noi, dobbiamo solo cercarlo e portarlo alla luce.

Sogno
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   Mi trovavo in un grande giardino cosparso di tante piccole aiuole con virgulti di piantine diverse, colorate nelle varie gamme del verde. Accanto a me c'era Sai che, contrariamente al solito, vestiva la tunica bianca che usa solitamente in occasioni particolari come il Natale o il giorno del Suo compleanno. Si chinava e delicatamente coglieva un piantina e mostrandomela diceva: ("Ecco, questa  velenosa"), poi ne coglieva un'altra ("Questa  buona") e divideva le varie piantine in curative e velenose. Era sereno e sorridente e mi parlava come fa una mamma con la sua bimba. Naturalmente, come  accaduto in tutti gli altri sogni, io lo comprendevo senza udire il suono della Sua voce. Ancora una volta discorrevamo "cuore a cuore"!
   Lentamente il sogno dilegu nel nulla ed io mi destai. Nell'attimo stesso in cui aprivo gli occhi, sentivo il suono della mia voce chiara e forte che scandiva la parola ("rudraksha") e stranamente, mentre prendevo coscienza di essere completamente sveglia e presente a me stessa, mi accorgevo di ripetere ancora questa strana parola che assolutamente non conoscevo. Immediatamente pensai: cosa mi sta succedendo? Cosa significa tutto questo? Ebbi subito l'intuizione di scrivere questa strana parola per non scordarla e la cosa sorprendente fu che la scrissi nel modo giusto includendovi le lettere k e h. In seguito constatai che era una parola in sanscrito, per non riuscii a saperne il significato. Mi scervellavo cercando di comprendere perch Baba me l'avesse fatta pronunciare, era un piccolo rebus che dovevo risolvere. Se ha voluto che entrasse nella mia memoria, mi dicevo, deve pur significare qualcosa! Avrei certamente avuto un "segno" esplicativo. Era senz'altro un (Lila) di Swami che ama giocare a rimpiattino e porre indovinelli ai devoti giocando sulle parole e sul loro significato. Per quanto concerneva la selezione delle erbe, l'avvertimento era chiarissimo: dovevo stare molto attenta perch non tutte le erbe che ingerivo giovavano alla mia salute. Riflettevo su quanto mi erano necessari questi incontri col Signore e quanto la certezza del Suo amore mi fosse ormai  indispensabile  per  raggiungere  uno

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stato di (Shanti) (pace) e di (Ananda) (felicit). Quando si ha la coscienza che la vicinanza di Swami  qualcosa che sta mutando radicalmente la tua vita e che prima non eri nulla ed ora questo "nulla" si sta trasformando in una realt che supera l'illusione della materia, quando si  felici pensando a Lui e tristi se lo si avverte lontano, allora ci si domanda: ma che esistenza era la mia prima?
   Quando ti accorgi che stai superando i desideri, gli attaccamenti, senza traumi e stanno mutando radicalmente i valori che guidavano la tua vita, ancora una volta ti chiedi: chi ero prima e chi sono ora?
   Qualche giorno fa un'amica mi ascoltava mentre esternavo i miei sentimenti e, dopo avermi lasciato parlare senza interrompermi, se ne usc con questa frase:
   "Scusami Lucia, non ti offendere, ma per me tu sei fanatica!"
   "Cara Marisa" - le ho risposto - "non temere, sapessi che complimento mi hai fatto, non mi sono certo offesa!", e rammentai una frase che avevo udito pronunciare da Martin Luter King: "Vi scongiuro fratelli, siate fanatici di Dio!"
   Trascorsero alcuni giorni dopo quello che ho chiamato "il sogno delle erbe" e ripensavo spesso a quella parola bizzarra che avevo pronunciato al mio risveglio: (rudraksha). Per strana combinazione, anzi ripensandoci, niente affatto strana, ripresi in mano un libro letto alcuni anni prima, "Sai Baba, la divinit vivente" di Sakuntala Balu e giunta alla pagina 211 trovai queste righe: "Sri Sathya Sai Baba materializz anche un rosario (rudraksha) per la madre del devoto perch lo immergesse nell'acqua e bevesse della medesima e dopo dieci giorni la signora guar." Finalmente svelato il mistero! Dovevo cercare un rosario (japamala) di (rudraksha) e fare altrettanto. Purtroppo fra gli amici devoti nessuno lo possedeva. Dovr dunque andare in India per trovarlo?
   Baba, delicato fiore di loto, pensi Tu a farmelo trovare?
   Stamani di buon'ora mi ha telefonato Michele. Quando sento la voce di Michele una sensazione di calda amicizia m'investe e malgrado spesso mi contraddica, lo ascolto sempre con attenzione perch poi, riflettendo, mi convinco che aveva ragione. Le parole di Michele non sono sempre allineate coi concetti, il suo pensiero  pi veloce delle parole per cui alle volte ne esce un discorso un po' intrecciato nei significati che per sono sempre profondi. Alla base di ci che espone vi  sempre l'immagine di Baba e si comprende subito che staziona ininterrottamente nel suo cuore. Michele, che io chiamo scherzosamente "il mio piccolo guru", oggi mi ha portato il (japamala) di (rudraksha).

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   "Ti ricordi Lucia, gli shivaiti che incontrammo a Puttaparthi e che tu chiamavi "gli uomini neri", con barba e capelli lunghi, torso nudo, drappo nero intorno al capo e una specie di telo nero dalla cintola fino ai piedi?
   "Ricordi che Swami li lasci un giorno e una notte fuori dall'Ashram per purificarli? Ebbene questo (rudraksha)  una collana di semi essiccati che solitamente portano al collo e che serve loro per la preghiera e per la purificazione."
   Ricordavo molto bene quell'episodio bizzarro e rivissi quel giorno a Prashanti quando nell'oscurit della sera questi shivaiti, scuri come la notte, coi volti seri e gli occhi torvi, mi passarono accanto con aria minacciosa e che cercai di scansare per timore che mi sfiorassero e che rividi, con grande sorpresa il giorno seguente dentro il (Mandir) compiere le loro pratiche religiose con particolare umilt e devozione tanto che li definii "agnellini neri".
   Grazie Michele, sei un amico prezioso!

   I ricchi hanno domestici e non amici e noi abbiamo amici e non domestici.
                                                     Ezra Pound










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CAPITOLO XIII

DUE LIRE


   Come ogni giorno anche stamani mia madre  venuta a fare un giretto e a raccontarmi le chiacchiere di chi ha incontrato per strada, sempre con una vivacit che non finisce mai di sorprendermi. Ha 86 anni e per sua scelta vive ancora sola e va e viene con la disinvoltura di una quarantenne. Alle volte mi soffermo ad osservarla e mi auguro, senza crederci troppo, di arrivare anch'io a questa et nelle sue invidiabili condizioni.
   Questa mattina mi ha sbalordita con un ragionamento a dir poco singolare. Premetto che non legge i "discorsi" di Baba, n tantomeno gli scritti di Maaraji Nisargadatta, grande "realizzato" indiano; ascolta per con sempre maggior interesse tutto ci che le racconto e non di rado mi dice di parlarle di Baba e dell'India. Oggi inaspettatamente mi ha detto: "ieri sera pensavo alla mia vita trascorsa, ai miei figli, alle tribolazioni di un tempo, a tuo fratello che mi ha lasciato quando il tempo di morire era il mio e non il suo e alla crudelt del destino che vuole che una madre sopravviva ai suoi figli, ho guardato la mia bella casa e tutto il superfluo che mi circonda ed ho avuto una folgorazione.
Questi anni trascorsi sono stati un "nulla", un attimo fa era ieri ed ora  gi domani e mi domando: dove si sono nascosti gli 86 anni che ho vissuto? Forse fra un giorno o fra un anno perder la memoria e li brucer perdendone il ricordo e quindi, se saranno usciti dalla mia mente  come se non fossero mai stati vissuti. Sai che ti dico? La mia vita  un'illusione assurda costruita dal nostro pensiero, io credo che non esista n il tempo, n lo spazio, n prima, n dopo e... forse, non ci siamo nemmeno noi!"
   Questa  mia madre. Io dovrei sempre scrivere tutto ci che dice, soprattutto le sue esperienze di bambina povera, tanto lontane dal mondo consumistico di oggi. Un giorno mi ha raccontato una storia molto commovente:
   "Eravamo nel 1916 e a quel tempo la miseria "si tagliava col coltello". Nelle campagne l'indigenza era ancora pi sentita e le famiglie numerose solevano mandare le figlie in tenera et a servizio in citt. Io ero la quarta di dodici figli, una ricca famiglia bolognese si offr di prendermi a servizio, avevo solo dieci anni e ricordo che partii piangendo. Mi adattarono un abitino nero, un grembiulino bianco, la "crestina" in testa e mi misero a dormire in soffitta coi pappagallini della signora.

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Alle sei in punto suonava la sveglia, io avevo sempre sonno ed ero molto triste, mi mancava tanto la mia famiglia!
   In villa si davano spesso ricevimenti e la signora mi esibiva alle sue amiche come un oggetto e insieme ridacchiavano: le umiliazioni erano giornaliere. Il padre della padrona era un vecchio giudice a riposo, molto gentile, che alle volte si fermava a farmi una carezza o a darmi una caramella e forse gli facevo un po' compassione.
   Un giorno di ricevimento, la signora, in presenza degli ospiti, mi disse che in salotto era mancata una moneta da due lire e solo io potevo averla presa. Rimasi allibita da questa accusa infamante. La mia disperazione fu tanto grande che fuggii sconvolta dalla stanza, salii di corsa le scale e nel mio abbaino buttai le poche cose in un fazzoletto e nello scendere precipitosamente le scale mi imbattei nel vecchio giudice.
   ("Duv corret cineina? Parch zighet?) (dove corri piccolina, perch piangi?)
   Il vecchio giudice amava parlare il dialetto bolognese.
   "Torno a casa dalla mamma perch io non sono una ladra, la signora dice che ho rubato due lire!"
   ("Povra fangeina, ma cusa t'eni faat!") (povera bambina, ma cosa ti hanno fatto!)
   Quindi afferrato il suo bastone da passeggio me lo porse dicendo:
   "prendilo e dai una bastonata a questo vecchio somaro! Sono io il ladro! Le ho prese io le due lire!"
   Racconti come questo me ne ha fatti tanti, squarci autentici di un tempo in cui i ricchi erano pochi e i poveri molti, i divertimenti semplici e le gioie genuine; l'unica complicazione era quella di provvedere ai bisogni giornalieri.
   Spesso mi soffermo a pensare che l'India che io amo come una seconda patria  ancora oggi a questo livello di povert: i bambini laceri ti rincorrono per avere qualche rupia o il frutto che non possono comprare. Le donne lavorano come formichine instancabili dentro i loro miseri sari, il colore dei quali s' perso lungo gli anni e gli uomini camminano per la campagna, sovraccarichi di foraggio ma, come diceva Gandhi: "Guardate negli occhi i bambini indiani, osservate le loro espressioni, essi dentro i loro stracci, sono felici!"

   (La felicit  una condizione della mente e non del corpo e misteriosi sono i moventi che agiscono nell'animo umano.
                                                          Baba)

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CAPITOLO XIV

ERNESTINA


Baba, radice del mio desiderio,
ti ho veduto negli occhi
cavalli impazziti correre nel vento.
Ti ho sfiorato la veste
e una fiammata ardente
mi ha bruciato l'anima!

   La notte era trascorsa, albeggiava quando mi  venuta in sogno Ernestina, una mia cognata mancata tre anni fa; il tempo  stato azzerato in un batter di ciglia: era viva e vera come negli anni trascorsi.
   Al mio risveglio mi sorprendo a pensare come nel sogno i sentimenti non mutino, come siano sempre uguali a se stessi e come scompaiano le ombre quasi che in questa seconda realt non si possa mentire n a se stessi n agli altri.
   Ho il sospetto che, senza la zavorra del corpo, si raggiunga un tipo di conoscenza praticamente illimitato: comprendiamo tutto, nulla ci  oscuro, voliamo senza ali, galleggiamo sulle onde del mare senza sorprenderci o ci rivediamo fanciulli rigustando le meravigliose sensazioni proprie di quell'et.
   I sogni non sono soggetti al tempo perch il tempo  un concetto che appartiene al nostro corpo fisico e non alla mente; infatti alle volte pare che un sogno duri interi giorni, poi ci si sveglia e ci accorgiamo che si  svolto nello spazio di un secondo.

   Finch la coscienza si identifica nel corpo non potr mai sorgere in te la conoscenza.
                                                   Nisargadatta

   Nel sogno vediamo le cose da un'angolazione strana, come fossimo scissi in due entit: una che vive l'azione e l'altra che osserva.
   Il sogno della scorsa notte era "lucido", ero cio consapevole del fatto che stavo sognando e mi rendevo conto che Ernestina non c'era pi e osservandola riflettevo sul fatto che era priva di esistenza e mi domandavo come poteva essere l, reale, allegra e felice. Implicitamente c'era la  risposta:  si

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comporta in questo modo perch non sa di appartenere ad un'altra dimensione cosmica e di non possedere pi il corpo, ed io mi guarder bene dal dirglielo perch se glielo svelassi forse soffrirebbe e con la sofferenza scomparirebbe la visione del corpo e rimarrebbe di lei soltanto il "s".
   Intriganti e sconvolgenti i ragionamenti che si fanno dentro un sogno! Fra le altre cose mi stupivo che fosse l accanto a me in sembianze umane; certo significava che la "materia" era necessaria solo in quella porzione di tempo che aveva racchiuso la sua esistenza terrena, mentre ora "viveva" in un piano di esistenza non condizionata dalla materia.
   La vedevo serena e disinvolta perch era "libera", senza corde che la tenessero ancorata al dolore fisico, era soltanto energia pura, l'involucro che l'aveva rivestita era venuto e se ne era andato.
   Dicono i buddisti: "L'uomo  spirito e una volta liberatosi dai legami della carne, pu vagabondare come spirito in mezzo agli uomini e aiutare il prossimo con il pensiero. I pensieri sono onde di energia e la materia  energia condensata. Il pensiero pu far s che un oggetto si sposti, oppure dar luogo alla telepatia inducendo una persona lontana a compiere una determinata azione. Tutto ci pare incredibile nel mondo occidentale dove la tecnologia impera, ma l'uomo ha tali potenzialit che potrebbe con la sola forza del pensiero arrivare a compiere qualsiasi azione senza ricorrere ad apparecchi sofisticati."
   Pi guardavo Ernestina e pi mi accorgevo che non c'erano in lei n stupori n domande e lo stesso dolore che io sentivo per la sua scomparsa non era recepito. Noi vivi siamo ossessionati dalla morte perch la identifichiamo con la fine del corpo che  la sola realt che conosciamo, ma coloro che l'hanno lasciato non si sono resi conto di questo passaggio.

   (Sono tornati a casa e sono felici, infatti si dovrebbe piangere quando uno nasce e ridere quando muore. L'uomo nasce in un pianto disperato, deve andarsene con un sorriso di gioia. Quando nascesti tu ridevan tutti e tu solo piangevi. Fa' che quando morrai piangano tutti e tu solo sorrida.
                                                          Baba)

   "La morte, il pi atroce di tutti i mali, non esiste per noi. Quando noi viviamo la morte non c', quando c' lei non ci siamo noi. Dunque non  nulla, n per i vivi, n per i morti. Per i vivi non c', i morti non sono pi."
                                                        Epicuro

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   Mia cognata trasse da una scatola un'infinit di addobbi natalizi che mi parvero di una bellezza inimmaginabile. Erano una specie di filamenti impalpabili, come nuvolette filtrate dalla luce e intercalate da una sorta di piccoli fiori argentati e luccicanti, eterei, non equiparabili ad oggetti terreni.
   Tutto questo non mi sorprese perch, in vita, Ernestina aveva conservato anche nella maturit una specie di fanciullesca propensione a scovare nei negozi i gingilli pi strani. Conservo ancora delle ciotoline di plastica luminosa contenenti un piccolo cero da accendere durante un pranzo, immerse in un piatto contenente acqua per cui galleggiano donando alla tavola un carattere festoso.
   Mentre mia cognata mi mostrava i suoi ornamenti natalizi, io li confrontavo con altri simili che avevo in mano e vedevo che i miei oggetti erano "spenti" mentre i suoi brillavano, c'era fra le due cose la stessa differenza che possiamo osservare guardando una rosa vera illuminata dal sole e la medesima riprodotta da un pittore su di una tela: due versioni, una divina e l'altra terrena.
   Istantaneamente pensai che, nella nuova dimensione di Ernestina tutto appariva di una bellezza irraggiungibile, lei stessa era bella come non l'avevo mai vista in vita e un sole pallido le splendeva negli occhi: era una fanciulla senza et.
   Mi destai di soprassalto e la realt mi balz incontro colpendomi in pieno petto, avevo avuto la visione di un mondo sconosciuto infinitamente pi bello di quello che conoscevo ed avevo compreso che non era il corpo che dava la pienezza della felicit e la realizzazione di noi stessi; infatti vi era la sola sembianza senza la materia. Avevo veduto un corpo che non esisteva pi e nel sogno Ernestina ed io eravamo uguali, non c'era differenza fra di noi, eppure lei era morta ed io viva. Allora  proprio vero che questa vita, tutto il mondo che ci circonda  un pensiero nella mente di Dio,  un'illusione e il sogno  un'illusione dentro l'illusione!
   Lucidamente desta, una voce chiara e forte usc dalla mia bocca, sorprendendomi, con questa frase: "Dio misericordioso". Restai per un attimo interdetta pi che spaventata da questo fenomeno inconsueto perch le parole "Dio misericordioso" non facevano parte del mio esprimermi e perch era la seconda volta che mi accadeva questa stranezza di svegliarmi parlando. Subito realizzai che era opera di Sai.
   Guardandomi intorno sento e vedo che  meraviglioso essere vivi, ma forse se Ernestina ed io potessimo parlarci sulla stessa lunghezza d'onda, mi direbbe: "Non sai quanto  pi bello non esserlo pi".

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   Io credo nella reincarnazione e ci credo con una sicurezza che alle volte mi d i brividi e penso a quanti "ricordi" sono frutto inconscio della mia ultima incarnazione. Per esempio io ho verso l'acqua un rapporto di odio-amore, amo l'acqua e la desidero sempre: per berla, per immergermi, per giocarci, ma nello stesso tempo l'acqua del mare, di una piscina profonda o di un lago mi terrorizza come se avessi il timore di venirne attratta annegandoci dentro. Quando mi trovo al mare desidero buttarmici e mi difendo anche nell'arte di restare a galla ma, non appena avverto che i piedi non toccano pi il fondo, vengo presa dal panico, il cuore mi salta e subito cerco il fondo sotto i piedi, e allora torno serena.

   Noi siamo spiriti immortali, la morte non esiste, come ci si spoglia al termine di una giornata, cos l'anima si spoglia del corpo che viene gettato via quando  troppo logoro. L'anima rinuncia al corpo quando questo  consumato. Morire  semplicemente l'atto di nascere su un'altro piano di esistenza: la morte  nascita.
                        (da "Il terzo occhio" di Lobsang Rampa)

   Spesso mi trovo a riflettere dolorosamente su coloro che mi hanno lasciato e sulla possibilit che abbiano trasferito la loro esistenza in altro corpo ed in altra esistenza e mi chiedo: in questo caso li sognerei ancora?
   Ma infine cos' il sogno? Un concetto? Un'allucinazione? Un'illusione o la realt? Io credo che comunque il taluni casi il sogno sia un tramite fra il mondo materiale e il mondo immateriale.

   Le cose non sono sempre ci che appaiono ai sensi.
                                                        Fedro

   I sogni sono i nostri desideri nascosti. Nella dimensione irreale talvolta fanatica nella quale si dipanano, incontriamo chi abbiamo amato, rivediamo i luoghi della nostra fanciullezza o riviviamo gioie e dolori che hanno scavato nell'inconscio. Comunichiamo con il "sacro" e con il "profano", con i vivi e con i morti.
   Stamane  passato mio figlio Gabriele a salutarci.
   "Sai mamma, sono sceso (vive in collina) per fare un po' di provviste", e mentre lo dice il suo occhio corre svelto sul tavolo di cucina dove stanno allineate le confezioni varie, verdure, bevande ed altri cibi appena comprati da mio marito.
   "Scommetto che ti farebbe comodo fare la spesa su questo tavolo piuttosto che in negozio, non  cos?", dice la nonna.

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   "Eh s, soprattutto  meno costoso! E va bene, prendo un po' di queste provviste e me ne vado."
   Questo figliolo non finir mai di stupirmi. Ah Baba, di quale pasta l'hai modellato?! Non si riesce mai a dirgli di no!
   "Sapete la notte scorsa ho sognato il nonno Alfredo,  stato un incontro bellissimo."
   "Racconta, dicci tutto!"
   Velocemente estrae dalla tasca un foglio piegato in quattro.
   "Ecco qui, l'ho scritto, leggetelo quando ne avrete voglia." Un bacio veloce a nonna e mamma e se ne va.

Sogno di Gabriele
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   Primo mattino. Una luce diffusa come se il sole sorgesse dall'intero orizzonte.
   Una collina senza alberi, sulla collina una montagna di rifiuti industriali: ferri vecchi, auto in demolizione, macchine e utensili dall'aspetto morto e rugginoso. Ruote, molte ruote di ogni tipo.
   Da un vialetto tra i rottami spunta mio nonno Alfredo accompagnato da Alimagnauna, un enorme gatto nero con una macchia nera sul muso, dall'aspetto pigro, grasso e indolente.
   Dietro occhiali dalle grosse lenti, gli occhi azzurri di mio nonno mi guardano con aria miope senza riconoscermi.
   "Nonno!"
   "Gabriele, cosa ci fai qui?"
   Le sue parole sono senza stupore, ritrovo appieno la sua aria mansueta, il suo procedere nella vita senza scossoni, con la curiosit dell'uomo sempre alla ricerca, dall'intelligenza viva ma che non gliene frega niente di darla a vedere.
   Ricordo il suo essere ai margini e il suo modo di osservare apparentemente distratto, il suo appartenere ad un'altra dimensione, alla dimensione dove tutto  pensiero.
   "Nonno che meraviglia ritrovarti, allora sei vivo. Stai lavorando?"
   "Certo che sono vivo, che domande mi fai?!"
   "Quante volte ho desiderato vederti ed ora sei qui." Lo guardo felice mentre il mio viso si copre di lacrime.
   I suoi capelli sono bianchi e folti esattamente come li ricordavo, il suo odore di schiuma da barba, la sua maglia dai colori sgargianti, appoggiato ad una carrozzina piena di ferri vecchi e rottami.

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   Mentre sta per parlarmi un grosso aereo passa a bassissima quota emettendo un boato assordante, vedo muoversi le sue labbra senza sentire il suono della sua voce, il boato prosegue fastidioso per secondi forse per minuti, un frastuono senza interruzione che copre interamente il parlare di nonno Alfredo.
   Sono infastidito, cerco di decifrare le parole dai movimenti della bocca. Impossibile.
   L'aereo passa quando mio nonno ha appena terminato il suo lungo discorso.
   "Nonno, non sono riuscito a sentire niente. Ti prego parla ancora, non so quando potr rivederti."
   Ride accarezzandomi dolcemente la testa, una risatina sottile che a poco a poco si trasforma e confonde in una piccola tosse e poi in una tosse insistente e stizzosa.
   Mentre cerco di trattenerlo mi accorgo che con la mente  gi lontano e guarda con interesse un cumulo di motorini elettrici oltre le mie spalle.
   "Nonno non andare via rimani ancora qui con me."
   "Devo lasciarti, ho veramente molto da fare,  stato bello parlarti. Fai il bravo Gabriele mi raccomando, at salt!"
   "Nonno, nonno.........nonno!"
   Si avvia lentamente, senza guardarmi. Lo vedo incamminarsi con a fianco Alimagnauna.
   Ricordo ancora la sua figura piccola, di spalle, accanto a quella del gatto allontanarsi in un'alba di rottami.
   Parlavano tra loro teneramente.

   Il sogno ri Gabriele ha aperto un piccolo squarcio nel bagaglio dei miei ricordi. Mio padre, questo piccolo uomo, sereno, mansueto e sempre pensoso che spesso di fronte a qualche mio problema sussurrava: "C' una soluzione a tutto, basta riflettere, non aver fretta. Pensaci!"
   La sua vita  stata una continua lotta per la sopravvivenza, non ha avuto n il tempo n la cultura per ricercare nel soprannaturale, chiss, forse non accettava nemmeno l'idea di Dio.
   "Baba, Luce folgorante, dolce amico della mia anima, vorrei chiederTi, dov' mio padre? E' vicino alle porte del Tuo Regno?"
   E come vorrei sentirti rispondere: ("Tuo padre  qui accanto a me").

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CAPITOLO XV

GUIDO


   Il cugino Guido  un personaggio singolare. Primo di quattro fratelli, con una madre cagionevole di salute ed il padre "assente", si trov fin da bambino ad essere la stampella della famiglia. Lo ricordo soldatino di leva, spedire a casa ogni mese il "soldo" che percepiva.
   Dopo vicissitudini durante una vita, ora si trova in Brasile dove la sua intelligenza ed operosit  stata premiata con l'agiatezza; possiede infatti, una bella villetta e un ristorante, beni inimmaginabili nel mondo tribolato della sua fanciullezza.
   Mio fratello Luciano, introverso e problematico, era una persona che non legava facilmente, ma andava spesso a Goiania a trovare Guido e quando rientrava in Italia mi diceva: "Quando sono con lui mi sento sereno e il mondo mi appare pi gradevole come se la mia mente si liberasse da ogni problema, penso che sia un "mistico" anche se non parla spesso di Dio. Trovo in lui una grande maturit interiore e nello stesso tempo l'ingenuit di un fanciullo."
   Anche mia madre alcuni anni fa, recatasi in Brasile, volle arrivare fino a Goiania per rivedere i nipoti e mi raccont che andava con Guido al mercato per le provviste necessarie al ristorante e fra i vari acquisti, vi era sempre un sacco di pasta, di riso, oppure una cesta di frutta, vettovaglie che venivano scaricate davanti ad un orfanotrofio e, ai suoi interrogativi, mio cugino rispondeva: "sai Zia, ne ho comprata un po' troppa di roba, ce n' uno assai commovente.
Non di rado le autorit cittadine si fermavano a cenare nel suo ristorante e quando avevano qualche problema con Italiani di passaggio, lo interpellavo amichevolmente.
   Un giorno fu convocato da un giudice che gli present un ragazzo italiano sprovvisto di documenti e di denaro. Mio cugino non ci pens due volte e garant per lui. Il ragazzo disperato gli spieg che era un turista derubato di ogni cosa, che era di buona famiglia e abitava a Genova. Il giorno seguente Guido chiam il giovane, gli consegn un documento rilasciato dalla polizia, un biglietto d'aereo per l'Italia e un po' di denaro. Il ragazzo commosso promise di rimborsarlo appena giunto a casa. "Vai tranquillo" - gli disse - non voglio

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nulla, ti d solo un consiglio, se un giorno ti troverai al posto mio... ebbene, fai altrettanto!"
   Due anni fa Guido torn in Italia con la moglie e la figlia e fu piacere ritrovarsi. Si convers per ore di tanti argomenti ma quello pi toccato fu Sai Baba; pare infatti che sia gi molto conosciuto ed amato in tutta l'America Latina. Si parl di reincarnazione, di parapsicologia, di sensitivit e nei suoi racconti trovai una trasparenza di vita che spesso si riscontra solo nelle persone semplici. Le sue parole mandavano vibrazioni positive che m'avvolgevano e la sua spiritualit si mescolava ad una sorta di saggezza e di umorismo campagnolo che lo rendevano simpatico e divertente.
   "Non sono un sensitivo e nemmeno un guaritore" - si scherniva - "sono ignorante perch quand'era il momento di studiare dovevo lavorare, ma di una cosa sono certo: questo mondo  un passaggio e ci porteremo in un'altra vita tutto il bene ed il male che abbiamo fatto in questa. Si,  vero, quando qualcuno sta male io gli prendo le mani e vedo che migliora, ma credo che questo non significhi nulla, secondo me siamo fatti come una cipolla, a strati, chi ne ha di pi e chi ne ha di meno, perci meno foglie si hanno e pi si  vicini all'energia pura, primordiale; a me forse  stata qualche foglia in pi."
   Rimanevo stupita di fronte ai ragionamenti di quest'uomo che faceva scendere al suo livello sia la pranoterapia che la parapsicologia senza scomodare problematiche di difficile comprensione. Pur nella sua umilt era anche lui un ricercatore, aveva cercato ragioni al suo esistere, strade da percorrere e le aveva trovate: era sereno.
   "Vuoi sapere perch credo nella reincarnazione?" - mi diceva - "la mia vita  stata un susseguirsi di "segni" sconvolgenti che possono scaturire solo da realt precedentemente vissute. Per esempio, ogniqualvolta mi reco in montagna, pi salgo e pi mi sento male, non un male fisico, ma uno sconvolgimento totale, una disperazione ed un'angoscia senza limiti e, se chiudi gli occhi, mi vedo nel fondo di un baratro come una marionetta rotta. Ecco, capisci ci che voglio dire? Io sono certo di aver incontrato la morte in alta montagna in una vita precedente."
   Un giorno mi raccont un episodio assai simpatico nella sua stupefacente realt.
   "Ero andato ad un convegno "espirita" (strana realt questa dello spiritismo brasiliano dove il sacro si mescola al profano, il cristianesimo alla "macumba" e dove i medium sono 
mezzo santi e mezzo stregoni); ero curioso  perch  avevo udito

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fatti incredibili di guarigioni istantanee ed esperimenti medianici sorprendenti.
   I membri del "Centro Espirita" sedevano ad occhi chiusi attorno ad un tavolo e si tenevano le mani formando una catena cantilenante inni religiosi.
   Gli ospiti come me erano appoggiati al muro in fondo alla sala. Io assistevo a questa sceneggiata fra il curioso e il divertito nell'attesa di vedere qualcosa di veramente interessante. Mi addossai alla parete e mi posi in attenta osservazione. Confesso che ero abbastanza scettico. Nel bel mezzo della seduta, quando la mia attenzione era completamente presa dall'atmosfera misteriosa che sovrasta tutti, sentii un colpo alla schiena come se qualcuno mi avesse sferrato un pugno con forza, tanto che caddi in avanti andando a ruzzolare a qualche metro di distanza. Sorpreso, anzi sbalordito da quando mi era accaduto, mi domandai perch mi succedeva tutto questo e poi riflettendo compresi di aver irritato col mio atteggiamento qualche spirito burlone il quale forse in questo modo intendeva punirmi per la mia incredulit, a meno che, dal muro al quale ero appoggiato, fosse uscito un braccio e mi avesse atterrato. Il fenomeno che mi aveva investito superava ogni immaginazione. Confesso che ebbi un po' paura.
   In seguito mi sono accaduti altri episodi fuori dalla norma che francamente oggi non mi fanno pi impressione. Pensa che un giorno, mentre guidavo la macchina ed avevo sul sedile posteriore mia moglie e mia nipote Rossana, improvvisamente dallo specchietto retrovisore scorsi in mezzo a loro mio padre Pietro in carne ed ossa, come si vuol dire, mentre tu sai che  morto molti anni fa. Fermai di colpo la vettura e mi volsi a mio padre che mi guardava sorridendo:
   "Pap, ma sei proprio tu?", gli chiesi.
   Corinna, sapendo che amo scherzare anche su cose serie, alz le spalle infastidita, mentre Rossana, con grande stupore di mia moglie conferm:
   "Si, nonno Pietro era qui con noi, mi ha detto che mi sta aspettando, forse intendeva dire che morir presto..."
   Ebbi una stretta al cuore perch Rossana aveva soltanto quattordici anni, era una ragazzina dolce e intelligente appena sbocciata alla vita, ma tutti sapevamo che la terribile malattia che la perseguitava da anni era incurabile, e presto sarebbe giunta all'epilogo. Era molto sensibile e pensai che il male sopportato con grande pazienza avesse sviluppato in lei una eccezionale sensitivit: era ancora in terra e gi guardava verso il cielo.
   Mille dubbi riemergono periodicamente e mi succede di avvertire che il mio corpo passa da una dimensione ad un'altra,

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da una vita ad un'altra gia vissuta e percepisco sensazioni al di fuori del tempo e dello spazio. Un tempo mi spaventavo ora non pi, non mi pongo domande, un giorno sapr, tutti avremo le risposte ai mille perch che intrigano la nostra vita. Le verit ci saranno svelate, ne sono certo, tutte le ombre spariranno e avremo la "conoscenza".
   Ripensando a Guido col quale ho tanto parlato di Baba deduco che forse un giorno andr, se Swami vorr, anche se il Brasile  assai lontano dall'India; poi faccio una considerazione ovvia: mio cugino ha gi scoperto baba dentro il suo cuore, non ha bisogno di andare a Puttaparthi, anzi ho la certezza che  sempre stato con lui e lo guidava anche nel lontano giorno in cui decise di prendere i suoi fratelli, i genitori e di trasferirsi in Brasile in cerca di fortuna.
   Il pensiero mi torna a Rossana e la rivedo ancora: era graziosa e molto serena, le piacevano tanto i capelli lunghi come avevano le sue amiche e mentre le facevo il ritratto, se li toccava spesso e con aria rassegnata e dolce mi diceva: "Zia Lucia dipingimi con i capelli lunghi e folti, voglio lasciare ai miei genitori un bel ricordo, vedi (e se li accarezzava) mi cadono tutti!"
   Odilea la cugina italo-brasiliana mamma di Rossana, mi raccontava che sua figlia non si era mai allontanata da lei, che la sentiva accanto ogni minuto della giornata e aveva fatto una richiesta mente-cuore guardando il cielo stellato dei tropici: "Rossana, dove sei? Fammi un cenno della tua presenza, non puoi essere scomparsa completamente, il tuo corpo soltanto  finito, ma tu esisti ancora, dove non so ma  certo che in qualche dimensione del cosmo ci sei. Ogni notte alla medesima ora io guarder il cielo e aspetter...!"
   Odilea mi disse poi che ogni sera scrutava il cielo ed una stella, sempre nello stesso punto del firmamento, roteava su se stessa poi cadeva lasciando una tenue scia luminosa. Chiss, forse la pi strampalata delle ipotesi potrebbe essere vera, che ne sappiamo noi dei misteri dell'universo? Delle vite vissute? Dei livelli di esistenza? Se  vero che noi siamo tutt'uno con l'infinito, Rossana non potrebbe essere una stella?

   (Il cielo non  una regione sopraterrena di primavera eterna,  un'esperienza interiore, uno stato di suprema felicit).
                                                         (Baba)

   "Caro Swami, siamo tanti su questa terra ma per Te, tutti siamo Uno!"
   Vorrei riportare una frase molto bella: "A differenza degli ideologi e dei capi militari, Dio non conta gli esseri umani a masse, non li stipa come aringhe dentro barili, Dio sa contare soltanto fino a Uno!"

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CAPITOLO XVI

PAGORA


   "Pronto Lucia? Sono Marina. Torno ora dall'India e sei la prima persona alla quale racconto le meraviglie che ho vissuto!"
   "Dimmi tutto, Marina, sto col fiato sospeso!"
   "Dunque, tu sai che Swami ora si trova a Whitefield non a Puttaparthi. Devi immaginare un caldo infernale, io penso che ci fossero 40 gradi all'ombra, pazzesco! Il taxi che ci portava da Bangalore a Whitefield ha avuto un brutto incidente, siamo andati a sbattere contro un grosso automezzo. Tutti illesi! Incredibile no? Considerando soprattutto quanto sono sgangherati i taxi in India! Appena giunti a destinazione abbiamo trovato un alloggio e poi siamo andati di corsa al nostro (darshan). Eravamo un piccolo gruppo di dieci persone, stanche, accaldate e ancora sotto shock per l'incidente subito. Ci siamo seduti fra la marea dei devoti sotto una grande tettoia, eravamo all'ombra ma ti assicuro che il piancito, malgrado i cuscini che ci isolavano, era bollente.
   Swami  uscito. Tu lo sai Lucia, sono attimi indescrivibili. Giunto davanti a noi, ci ha sorriso e ci ha fatto cenno di entrare per l'(interview). Ti garantisco che quando mi sono alzata, bench io sia di corporatura un po' robusta, volavo in preda alla felicit e nemmeno mi ero accorta che il mio sari era completamento madido di sudore. Ci ha accolti affettuosamente scherzando come al solito e dondolando la testa com' il dolce uso degli Indiani. Quale insperata pace Divina! Con parole tenere e consolatorie ha accennato subito al pericoloso incidente che abbiamo avuto e immediatamente abbiamo compreso che era stato per Suo volere che ne eravamo usciti illesi. Ormai nulla di Baba ci sorprende pi, sa tutto di tutti, il passato il presente e il futuro, e ci fa comprendere quanto siamo importanti per Lui. Ha avuto parole d'amore per ognuno di noi, poi mi ha chiamata accanto a S, ha preso la mia mano fra le Sue, l'ha accarezzata con dolcezza e mi ha detto: ("Pagora... cara pagora.")
   E mi parlava con quella voce meravigliosa che ti scava nell'animo e ripeteva ancora: ("Pagora... cara pagora.")
   E lo diceva con quell'aria sbarazzina di dolce rimprovero come ha una madre per la figlia che ha mangiato una fetta di torta in pi. Credimi,  stato uno dei momenti pi belli  della

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mia vita. E questo non  tutto, mi ha sollevato con delicatezza la mano che teneva in grembo e col gesto rotatorio che ben conosci, ha materializzato uno splendido anello con la Sua effige in smalto e me lo ha infilato al dito: la misura era perfetta. Ero in estasi tanto che mi sfuggivano i Suoi insegnamenti ed ho dovuto impormi di ascoltarli. Ha detto di non fare i turisti, dentro e fuori dalle botteghe per acquistare ciarpame superfluo e costoso."

   (Dovete imparare a vivere del necessario, aiutare i fratelli bisognosi e stare in pace, con il pensiero sempre rivolto a Dio.)

   Mentre Marina parlava riandavo allo scorso anno quando eravamo a Puttaparthi e la vedevo comparire con qualche leccornia da offrire oppure, sempre affettuosa e gentile, mi invitata a cena in una trattoria fuori dall'(Ashram).
Ho sempre saputo che la gola  una cattiva consigliera ma non sempre riesco a non darle ascolto ((pagora) significa una persona di sovrappeso)."
   "Ah, Marina, quanti bei gingilli compravi. Erano argenti, erano sari di seta per farne dono alle amiche; te l'ha data la sgridatina Baba!"
   "Ha detto che l'Italia sta attraversando un momento molto critico, che ne avr ancora per un po', ma infine ci sar la rinascita. Ha ribadito che in Occidente  in atto una campagna diffamatoria contro di Lui e che noi dobbiamo combatterla tacendo perch "il silenzio  d'oro". Pensa che ci ha trattenuti accanto a S per oltre un'ora discorrendo amabilmente e quando ci ha congedati, ha promesso che si avrebbe richiamati prima della nostra partenza e ci avrebbe donato (Vibhuti) da portar via. Ha aggiunto di passare subito all'(accomodation) che ci avrebbero assegnato tre camere dentro l'(Ashram) perch fuori per noi c'era pericolo. Infatti ci sono state consegnate subito le chiavi degli alloggi. Ed ora ti racconto questo episodio perch  troppo bello: il (Seva) addetto all'ufficio ha estratto da un cassetto un pacchettino e mentre ce lo consegnava ha detto: "Questo ve lo manda Swami,  (Vibhuti), si scusa perch non pu richiamarvi in (interview) essendoci devoti che hanno pi bisogno di voi di essere ricevuti".

   Ascoltate le voci delle vostre anime. Questo mondo  un'illusione, tutto ci che  nato deve morire. Solo la via del Buddha conduce alla vita eterna."
                                    (da una preghiera tibetana)

   Ogni volta che un devoto mi racconta la sua esperienza, io la rivivo sulla mia pelle e ascolto la voce della mia anima.

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   (Vi dir perch regalo anelli, talismani, rosari, ecc... E' perch voglio evidenziare il legame esistente fra Me e quelli che lo ricevono. Quando vi succede una disgrazia l'oggetto viene a Me in un attimo e in un attimo ritorna prendendo da Me la Grazia protettiva che vi porta soccorso. Tale grazia  disponibile per tutti coloro che Mi chiamano con ogni nome e sotto qualunque forma e non soltanto per chi porta questi doni. L'Amore  il legame che fa meritare la Grazia!
                                                          Baba)

   "Marina, cara amica mia, quale gioia mi hai donato oggi aggiungendo una perla alle mie esperienze! Io rivivo i tuoi momenti meravigliosi come fossi stata presente, perch il ricordo di Sai riesce a commuovermi sempre e, mentre il desiderio di rivederLo m'investe come un tornado, il timore di non andare pi da Lui mi arriva come una ventata gelida. Chiss cosa mi riserber il destino. Un giorno lessi la frase di un Guru che mi colp: "Desiderate con tutta la vostra forza e con una fede senza confini e (maya) sar sconfitta mentre il vostro desiderio diverr realt."
   Si. lo so che la Fede  una piccola immensa parola, so che la fede pu smuovere le montagne ma... Swami... quanta me ne occorre per tornare da Te?
   E poi sono impaziente, Tu lo sai che questa  una delle tante virt che io non posseggo. Dammi una mano... Ti prego!

   (La pazienza vi far vedere meraviglie! Se aspettate un po' di tempo vedreste anche l'uovo camminare!
                                                         Baba)



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CAPITOLO XVII

L'OSPEDALE DI BABA


   Lo scorso anno prima di ripartire da Prashanti, mi fu offerta l'opportunit di visitare il grande ospedale che Baba ha fatto costruire a pochi chilometri da Puttaparthi. Un amico doveva recarsi sul posto per prendere visione di alcune imperfezioni dovute ad un errore di montaggio di un lampadario costruito dai vetrai di Murano e relazionare la cosa al suo rientro in Italia.
   Ci fu messo a disposizione un taxi; Anna Maria, Lella e Michele vennero con noi.
   La prima cosa che videro i nostri occhi increduli fu un immenso prato all'inglese attorno alla maestosa costruzione. Riuscite ad immaginare, in mezzo ad un landa desolata e arida, fra colline sassose e sabbie rosse, un grande fazzoletto verde cosparso di alberelli di rose di ogni colore e giardinieri indiani intenti ad annaffiare, a rassettare e dissodare zolle? Pareva uno splendido miraggio.
   "Swami, candido fiore di loto, hai fatto fiorire i sassi e scendere ruscelli dalle colline bruciate dal sole!"
   Tutti sanno che in qualunque casa, negozio o luogo di culto si entri,  buona norma in India lasciare le scarpe all'esterno, e cos facemmo noi. Entrammo nell'atrio e ci fermammo in estatica ammirazione. Era di forma ottagonale, grandissimo, con nicchie contenenti piccole statue della tradizione spirituale ind ornate di collane di fiori. Al centro vi era una grande scultura di Ganesha, una delle Forme di Dio pi amate, uno strano Dio con la testa d'elefante, e dal soffitto altissimo, a cupola, scendeva il meraviglioso lampadario in cristallo composto da 108 braccia come i grani del (japamala). Le luci rappresentanti un fiore di loro, rivolte parte verso l'alto e parte verso il basso, brillavano come gemme. Sostammo muti di fronte a questa creazione artistica e debbo confessare che il saperlo costruito da artigiani italiani mi diede un brivido di piacere.
   Il pavimento era di marmo bianco variegato, gli uffici spaziosi e le sale operatorie corredate dei pi moderni strumenti scientifici di indagine e di cura. Camminavamo lungo i corridoi senza vederne la fine e ci rendemmo conto che probabilmente questo era uno degli ospedali pi grandi e moderni di tutta l'India.

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   Un addetto alla direzione ci faceva da guida illustrandoci man mano i vari reparti che ben presto sarebbero entrati in funzione. Tutto era pronto, lindo, accogliente e lussuoso. I miei pensieri correvano incespicando disordinatamente, costruendo facili paragoni fra ci che vedevo e l'immagine giornaliera dei miseri tuguri dove abitavano gli Indiani dei villaggi, e riandavo con gli occhi del cuore alla cameretta "francescana" di Baba dentro il tempio e riflettevo sul fatto che l'unica forma di eleganza che si riscontrava sulla Sua Divina Persona, era la veste arancione di seta o di cotone, sempre fresca di stiratura.
   Di fronte a questa magnifica struttura ospedaliera trovavo vivificante le parole dell'Amato Guru.

   (Amate il prossimo, curate gli ammalati nel modo migliore e alleviate le loro sofferenze.)

   E il sublime messaggio di Ges: "Ama il prossimo tuo come te stesso"
   Se debbo essere sincera, io di amore in giro ne vedo molto poco! Questa  una considerazione terra terra di Lucia.
   La prima volta che giunsi a Puttaparthi mi avevano sbalordito i grandi college che circondano il villaggio, dove studiano i giovani di tutte le et, accolti senza discriminazione di condizione o di casta, Indiani e non, istruiti secondo i pi avanzati dettami della scienza unitamente alla rigida osservanza dei "valori umani" e della tradizione spirituale ind. Rammento di aver constatato che nemmeno in Italia avevo veduto istituti festosi, eleganti e ben curati come questi.

   (I giovani debbono poter vivere e studiare in luoghi sani e spaziosi, disporre di ogni comodit e di ogni ausilio per sviluppare al meglio la loro potenzialit perch i giovani che studiano oggi, saranno la classe dirigente di domani.
                                                          Baba)

   Mentre percorrevo i lunghi corridoi commentando con gli amici ci che vedevamo, mi accorsi di faticare un poco a camminare: fitte dolorose mi salivano dalla pianta dei piedi lungo le gambe e improvvisamente mi sovvenne che da un'ora circa stavo a piedi nudi sul pavimento. Vi assicuro che il marmo  freddo anche in India! Sostai un attimo prendendomi un piede fra le mani: era un ghiacciolo. Povera me, come avevo maltrattato la parte pi delicata del mio corpo.
   Mi preoccupai subito di lasciare lo stabile  immaginando  il

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dolore che avrei dovuto sopportare come conseguenza di questa mia scervellata incuria.
"Caro Swami, qui ci vorrebbe un po' del Tuo aiuto!"
   Corsi fuori sul prato, infilai gli zoccoli che erano caldi e consolanti e attesi gli amici all'ombra di un grande cespuglio di rose, ripromettendomi, non appena fossi rientrata a Prashanti, di prendere un'aspirina che mi togliesse il dolore che era divenuto lancinante.
   Il taxi di Baba ci riport a Puttaparthi mentre nell'aria rimbalzavano le parole Divine del Maestro:

   (Circondate d'amore il fratello che soffre, adoperatevi e servite che si affida alle vostre cure... e la Mia protezione e il Mio amore non vi verranno mai meno. Questo  il Mio messaggio.)

   Al rientro ebbi molte cose di cui preoccuparmi, non presi aspirine n antidolorifici... me ne dimenticai. Quale analgesico pi efficace dell'Aura Divina di Baba!
   Ci che desidero avvenga  gi nella mia mente prima che lo elabori col pensiero e ci che mi fa paura o temo che succeda, succeder se la mia convinzione  tanto forte da guidare gli avvenimenti.
   La giornata era trascorsa nella pace e nell'amore sublimata dalla presenza invisibile e insostituibile di Baba. Accanto a Lui si dimentica tutto, si lasciano indietro gli affanni e i giorni trascorsi appaiono lontani come lontani e velati ci sembrano gli avvenimenti lasciati in patria.

   Vicino a Te
   dimentichiamo chi ci odia,
   chi inquina il nostro pensiero
   e chi scava nel nostro scontento.
   Dimentichiamo le lacrime, il furore,
   dimentichiamo e amiamo.
   Amiamo l'amore, il sole, l'acqua, il cielo
   e il sorriso. Amiamo una carezza,
   uno sguardo e... amiamo le parole
   amiamo il silenzio, e con tutti noi stessi
   amiamo il perdono.

   Ero un po' stanca, mi recai alla (canteen) e dopo aver fatto la mia bella "fila indiana", acquistai una pizza appena sfornata, profumata e saporita e in cuor mio benedissi l'Italiano che  l'aveva  inventata  e  il  Romano  che  l'aveva

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portata a Puttaparthi e aveva insegnato agli Indiani a prepararla.
   Me ne andai a dormire stremata ma serena, col pensiero lontano, alla mia casa e ai miei figli e nell'addormentarmi ricordai le parole di mio fratello Luciano quando, osservandomi mentre mi muovevo come una trottola per casa, mi diceva scherzando: "Non fare oggi quello che puoi fare domani e non correre troppo perch potresti stancarti!"
   "Buonanotte Luciano, ovunque tu sia, o fra le stelle o memoria di un'illusione, o soltanto dentro i miei umani pensieri. Buonanotte, caro compagno dei miei giochi di bimba, complice affettuoso o litigioso ma sempre socio alla pari nella dimensione dell'amore."







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CAPITOLO XVIII

UNA FARFALLA BIANCA


   Un'amica mi aveva pregato di duplicarle un video-nastro su Sai Baba ed io aspettavo il momento opportuno per farlo perch, quando guardo un film dove compare il Maestro, preferisco essere sola per gustare appieno il piacere della Sua immagine e rivivere i momenti trascorsi accanto a Lui. Non di rado mi commuovo fino alle lacrime nel desiderio di esserGli accanto immagino di partecipare alla lontana realt che appare sul teleschermo con tale intensit da ricavarne una sensazione sconvolgente: "divina follia" come dice la mia amica Lella. Chi non  ancora entrato nel mondo meraviglioso di Baba difficilmente pu comprendere i sentimenti e i turbamenti che si vivono a Prashanti quando, durante il (darshan), Swami cammina fra i devoti benedicendo e muovendo dolcemente il capo mentre gli occhi, quei neri occhi magnetici, ti fissano con un'intensit che ti penetra fino nell'anima.
   Quel giorno mi trovavo sola in casa, recitai le AUM per creare l'atmosfera, accesi un incenso profumato al gelsomino, oscurai la stanza e mi immersi piacevolmente nel mondo di Sai. Debbo fare una premessa. Io amo molto il verde tanto che coltivo piante anche durante l'inverno e me ne circondo per mantenere un contatto visivo con la natura in attesa della primavera; chiss, forse in una precedente incarnazione ero un agricoltore e per questo ho conservato il "pollice verde". Fra le tante piante d'appartamento che curo, vi  una grande euforbia che amo in modo particolare e che fui per perdere alcuni anni or  sono per averla esposta in agosto sul terrazzo convinta di farle cosa gradita essendo una pianta tropicale, ma che, al contrario, dopo alcuni giorni fui costretta a ritirare perch la parte pi esposta al sole era ingiallita e quasi seccata. Il giardiniere conferm ci che temevo: la mia bellissima euforbia stava morendo perch non aveva sopportato il passaggio dalla frescura della casa ai raggi cocenti dell'agosto; l'unica speranza di conservarla, almeno in parte, era recidere tutti i rami ammalati decapitandola, anzi praticamente dimezzandola. Non me la sentii, riportai la pianta al clima dell'interno e incominciai a lungo e paziente lavoro di restauro senza reciderla ma parlandole come ad una persona, imponendo le mani sulle parti rovinate sperando di trasmetterle un po' della mia energia vitale e ricordai una frase ascoltata dalla voce di Baba:

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   (Il mondo va avanti cancellando se stesso. Ci che conosce la scienza  microscopico rispetto all'immensit di ci che non conosce).

   Il mio era un gioco affettuoso di infantili speranze; sta di fatto che non solo la bella euforbia continu a vivere verde ed esuberante, ma ripristin anche buona parte dei rami secchi; inoltre ebbi l'incredibile sorpresa alcune settimane dopo, di scoprire che in cima ad ogni ramo erano spuntati tanti germogli che parevano manine verdi protese verso la luce. Ora mi accorgo di amare questa creatura vegetale pi di ogni altra pianta e avendo chiesto l'aiuto di Baba per salvarla, l'ho ribattezzata "l'indianina". Per tornare al film, mi apprestai a registrarlo nell'intimit coinvolgente della semioscurit profumata d'incenso.
   La figura del Maestro era reale e la musica di sottofondo deliziosa.
   La Piccola Persona avanza lentamente e i piedi scalzi fuoriuscivano dalla tunica arancio ad ogni passo. L'armonia dei Suoi gesti, il sorriso che indirizzava ora a questo ora a quello era un incantesimo che mi avvinceva e, come prevedevo, la commozione mi prese totalmente ed il cuore inizi la consueta sarabanda. Ad un certo punto volse il viso verso di me ed ebbi l'impressione che sostasse fissandomi. Era divenuto serio, lo sguardo torvo e magnetico. D'un tratto sorrise e due fossette Gli si disegnarono ai lati della bocca. In quel momento Lo vidi bello, i neri capelli filtrati dalla luce parevano azzurri mentre con garbo quasi femmineo muoveva la testa a destra e a sinistra. Ricordo che un giorno conversando con un'amica dissi: " Ti giuro che certe volte lo vedo bello, regale ed affascinante."
   "Caspita, Lucia" - mi rispose - "non ti pare di esagerare? Addirittura bello! Hai un bel po' di fantasia."
   S, amica mia ne convengo, dissi fra me e me. Quando si tratta di Baba sento la necessit di esagerare in tutto perch niente che Lo riguardi  nella norma e del resto come potrebbe esserlo? Nessun aggettivo rende giustizia a Dio! Mentre il filmato scorreva mi accorsi di tenere le mani appoggiate al petto quasi a frenare i battiti del cuore o a voler scoprire se proprio lo sentivo dentro di me e mi sorpresi a colloquiare con Lui: "Io lo so che Tu sei qui con me, lo sento, non posso sbagliarmi!"

   (Io sono in voi e voi siete in Me. 
                                                          Baba)

   Ero tanto coinvolta da non accorgermi che la registrazione era terminata.

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Aprii la finestra e lasciai che un timido sole entrasse a riscaldare e illuminare le mie belle piante anche se l'aria pungente mi diede un brivido. L'euforbia protendeva le verdi manine verso l'alto. La fissai come ipnotizzata. Dio, come sei bella! Sento che Swami  qui con noi, ci guarda e ci sorride; infatti siamo entrambe Sue creature.
   Istantaneamente un'idea m'illumin la mente e con una presunzione che pu essere perdonata solo dall'amore che Gli porto, Lo sfidai: "Se sei qui con me, se veramente il bene che Ti voglio  corrisposto, mandami un segno, uno dei Tuoi piccoli (Lila) quale conferma ai miei pensieri."

   (Se alcuni dicono che Dio non c',  soltanto perch si tengono troppo lontani per esserne consci.
                                                          Baba)

   Ero in attesa, immobile. Mi dicevo: Lucia, sei tornata bambina? Stai giocando con Dio? Pochi secondi dopo dalla finestra aperta assieme alla gelida aria invernale, entr battendo delicatamente le ali una splendida farfalla bianca come quelle che si vedono in estate nei prati fioriti. Era grande e candida, le ali luminose e trasparenti vibravano come mosse dal vento, ed io la guardavo estatica. Svolazz sull'euforbia partendo dal fondo e girandole attorno a spirale giunse alla cima; si ferm immobile su di un germoglio sporgente poi riprese il volo di ritorno scendendo sempre a spirale fino a raggiungere il vaso: un attimo, un batter d'ali e usc dalla finestra dileguandosi nell'aria.
   Ero raggiante di felicit. Una farfalla, armoniosa figura da favola, aveva portato nel silenzio della mia anima un delizioso (Lila) del mio Amato Guru. Come non credere a questo stupendo dono Divino? Come pu, a Dicembre, in una citt ammalata d'inquinamento dove nemmeno le rondini a primavera osano pi fermarsi a fare il nido, dove il piombo delle auto brucia ogni siepe, come pu una farfalla entrare nella mia casa, sorprendendomi con un delicato luccichio, lasciarmi un messaggio d'amore e sparire nel cielo?

   (Perch cercate di vedere Dio? Voi siete Dio e non c' nulla che non sia Lui. Vedete Dio in tutto ci che toccate. Il Suo mistero  immanente in tutto ci che  immateriale e in tutto ci che  materiale. Tutto  Dio,  espressione del Suo mistero. Imparate a vedere le Sue interpretazioni perch le incontrerete ovunque.
                                                          Baba)

   Mi soffermai ad osservare  la  natura  intorno.  L'aria  era

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fredda, non si udiva pi il cinguettio dei passeri, quell'assordante rumore che 25 anni fa, quando venni in questa casa m'impediva di dormire e che tanto mi affatic ad abituare l'orecchio ai mille suoni che mi giungevano dal giardino. Ricordo una famigliola di usignoli il canto dei quali registrai, tanto era superbo e melodioso che non pareva provenire dall'ugola di cos minuscoli animali.
   Mi soffermai un attimo a guardare la siepe che circonda il giardino, un tempo tanto folta da non permettere ad alcuno di curiosare all'interno e dovetti constatare ancora una volta che, n concimi, n accorgimenti vari erano riusciti a conservarla. I rami scarni, neri e immobili come fantasmi di un tempo passato, parevano scheletri con le braccia imploranti al cielo. Come siamo riusciti a violentare a tal punto la natura? I topi fuggono dalla nave maledetta, dove fuggiremo noi? Dove saremo in salvo?

   (Il mondo Io lo feci perfetto, siete stati voi uomini a rovinarlo con la violenza del vostro egoismo.
                                                          Baba)

   A proposito di deturpamento della natura, lessi un giorno una lettura, delicata e al tempo stesso sconvolgente, scritta nell'anno 1855 dal capo pellerossa Scallagh al presidente degli Stati Uniti d'America Franklin Pierce:

   "Il Grande Capo bianco ci manda a dire che desidera acquistare la nostra terra. Come si possono comprare o vendere il cielo e la terra? L'idea ci sembra strana. Noi non siamo padroni della freschezza dell'erba o dello zampillare dell'acqua. Come si pu chiedere di comperarli? Per la mia gente, qualsiasi componente di queste terre  sacro. Qualsiasi ago di pino, qualsiasi sponda sabbiosa, qualsiasi nebbia nell'oscurit dei boschi, o radura erbosa, qualsiasi insetto ronzante  santo nella memoria e nell'espressione del mio popolo. L'uomo bianco  uno straniero che viene nella notte e deruba la terra. La terra  sua nemica, non sua sorella. Non vi  nessun posto tranquillo nelle citt dell'uomo bianco, nessun posto dove si possono ascoltare lo stormire delle fronde in primavera e il ronzare degli insetti. Forse io sono un selvaggio e non comprendo. Quanto vale la vita su un uomo non pu udire di notte il grido del lupo o il gracidare delle rane nello stagno? A me sembra che il frastuono delle citt offenda le orecchie! Anche i bianchi scompariranno forse prima delle altre trib. Continuate a contaminare il vostro letto e una

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   notte sarete contaminati dai vostri stessi rifiuti! Quando i bisonti saranno stati tutti sterminati, i cavalli selvaggi tutti domati, quando gli angoli segreti della foresta saranno invasi dall'odore di molti uomini e la vista delle colline oscurata dai fili che parlano, allora l'uomo si chieder: dove sono gli alberi e i cespugli? Scomparsi! Dove sono le aquile? Scomparse! E cosa significa dare addio al rondone e alla caccia se non la fine della vita e l'inizio della sopravvivenza?"







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CAPITOLO XIX

LA MEDAGLIETTA


   Lo scorso anno acquistai nelle "botteghine" di Prashanti alcune medagliette in smalto e argento con l'effigie di Baba; intendevo farne dono a chi le avesse gradite. Debbo dire che, dato il costo irrisorio delle medesime avrei potuto portarne molte di pi perch furono in tanti a chiedermele; infatti a mala pena riuscii a conservarne due per i miei figli e proprio qualche giorno fa ne diedi una a Gabriele che la infil nella catena che porta al collo, accanto ad un piccolo crocefisso.
   La scorsa notte ho fatto un sogno, un breve sogno al quale non ho dato eccessiva importanza perch, non comparendo la figura di Sai, ritenevo che fosse pi un parto del mio inconscio che un messaggio Divino.
   Debbo puntualizzare che scrivendo questo libro non ho attinto a fonti pi o meno attendibili, ho raccontato soltanto fatti, impressioni, sogni o percezioni scaturite da mie dirette esperienze o riportatemi da amici degni di stima. Specialmente quando narro un sogno cerco sempre di non subire l'influsso della fantasia, mi faccio guidare soltanto dalla mia voce interiore e cio da Swami che  dentro il mio cuore.
   Ecco il sogno.
   "In un ampio piazzale molto somigliante al (Mandir) di Puttaparthi, stava accovacciata una moltitudine di uomini vestiti di bianco, silenziosi e in attesa del (darshan). Io guardavo la scena a distanza ed improvvisamente fra la folla raccolta in attesa di Baba, si alz un giovane alto e snello il cui volto non era molto chiaro per cui non lo riconobbi subito anche se le sue sembianze mi parevano familiari. Infil una mano dentro la bianca camicia e ne estrasse una catenina d'oro tenendo fra le dita la medaglietta di smalto con l'effigie di Sai, la stessa che avevo donato a Gabriele e la mostr agli astanti girandola a destra e a sinistra. Si scorgeva chiaramente la tunica arancio e la chioma nera di Baba. La medaglietta brillava come una piccola luce. Poi la notte cal sulle ombre del fiume Chitravathi che lentamente sfum in un bagliore argentato.
   Svegliandomi restai interdetta, poi mi resi conto che il giovane fra la folla dei devoti era mio figlio Gabriele e la medaglietta era la stessa che io gli avevo donato alcuni giorni prima.

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   Fu una rivelazione! La verit si era fatta strada, ora comprendevo.
   Durante il giorno seguente con insistenza compariva davanti ai miei occhi la medaglietta e ripensavo a quello strano sogno che un significato doveva pure averlo; avevo forse pescato nell'inconscio?
   Da quando mi sono avvicinata alle dottrine orientali d molta importanza ai sogni, soprattutto se nel sogno compare Sai, certa come sono, e come Lui ripete spesso, che:

   (I sogni sono i miei messaggi inequivocabili.)

   Cosa aveva soluto dirmi il mio Amato Guru? Pi mi scervellavo e meno comprendevo. Cos trascorse la giornata... fra (bhajan) e pensieri d'amore.
   Verso sera mio figlio Gabriele che non vive pi in famiglia ma ha una casa in campagna, mi telefon.
   "Mamma senti... questa notte  accaduto un brutto incidente e Lucila (la sua ragazza). Stai tranquilla perch  sana e salva, torniamo ora dall'ospedale dove le sono state riscontrate soltanto leggere escoriazioni alle mani. Erano le tre del mattino e rientrava da Modena dove si era recata per impegni di lavoro. Le avevo prestato la mia macchina perch pi sicura, ma purtroppo, a poche centinaia di metri da casa, ha perso il controllo e, forse per un colpo di sonno, possa esserne uscita illesa. La mia macchina purtroppo  ridotta tanto male che forse non la si recupera."
   Sono ammutolita. Si  ripetuto l'incidente dell'11 febbraio dello scorso anno e, come ha raccontato nel mio libro precedente, quando accadde il fatto, avevo fatto un sogno meraviglioso: Baba mi benediceva con tutto il Suo Amore. Anche allora Lucila era uscita incolume.
   Adesso comprendevo appieno il sogno della medaglietta di smalto. Ma che sventata! Certo che compariva Swami, era nella medaglietta e lo si vedeva molto bene!
   Amato Maestro, Sublime Padre e Madre cosa posso chiederTi ancora? Tu proteggi notte e giorno i miei figli, il Tuo Amore  un invisibile filo d'argento col quale li tieni legati a Te e guidi la loro vita!
   Sento che mi ami e che le orme dei nostri passi sono accanto alle Tue. Col Tuo amore metti in fuga l'oscurit che ancora mi circonda. Ti prego, di tanto in tanto, fai esplodere un faro di luce, solo cos posso sperare di raggiungerTi!
   Tu cammini fra noi mortali desiderosi della Tua  grazia,  ci 

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guardi, ci ascolti e ci correggi. Vorrei essere tanto saggia da scoprire sempre e subito ci che vuoi da me, debbo imparare a "guardarmi dentro" ... il fuori  solo illusione!

   Il maestro che cammina all'ombra del tempio fra i devoti, non d la Sua scienza, ma il Suo Amore e la Sua Fede.
                                                         Gibran

   Stamani al mio risveglio, aprendo la finestra, ho veduto il mandorlo completamente fiorito. S, la primavera mi venuto incontro anche se i passeri non ci sono pi; ora c' solo la mia mente che lavora senza tregua passando da un ramo all'altro, da un cespuglio all'altro: ricordi che vanno vengono e s'ingarbugliano. Me ne resta qualcuno libero che lascio appeso in cielo.
   Com' sempre bello il mutare delle stagioni! La neve che lascia spazio alla pioggia, la pioggia alla nebbia, la nebbia al sole. Tutto questo mi pare veramente un gioco divino: Dio che si trastulla con la natura. Che strani esseri siamo, ora vogliamo il caldo, ora il freddo, ora cerchiamo l'amore, ora desideriamo la pace, ma ben poco facciamo personalmente per averla, e pare incredibile ma ci accade! Pare che Dio assecondi i mutevoli capricci degli uomini. Veniamo in terra per imparare la lezione e poi ce ne andiamo bocciati in quasi tutte le materie. Dio ci d tante opportunit ma spesso facciamo di tutto per evitarle.
   E' vero, la morte non esiste, esiste solo la vita senza fine, siamo tutti spiriti immortali vaganti fra il cielo e la terra.
   Deliranti sensazioni di una Lucia che afferra nell'aria, nell'inconscio, nel ricordo di vite precedenti, un miscuglio di tendenze, di desideri e di istinti umani che vorrebbero alzarsi fino a toccare l'infinito.
   Ho appena terminato di leggere un delizioso libro che narra le vicende di un Lama Tibetano, vissuto in un mondo a noi sconosciuto, lontano migliaia d'anni dall'Occidente, forse pi indietro o forse pi avanti... debbo ancora stabilirlo: una favola luminosa che sfiora dimensioni dove l'anima e la mente si smarriscono.
   Pare un controsenso ma ne sono convinta: pi il tempo passa e pi mi accorgo di essere un pozzo d'ignoranza e temo che non mi resti pi molto tempo per curare questa malattia. La realt purtroppo  questa, pi studio e pi mi accorgo di non sapere nulla! Alle volte mi domando chi mi d il coraggio di scrivere questo secondo libro.
   Poi mi dico... Baba! Spero che i miei lettori saranno critici benevoli, a mio favore posso dire soltanto che scrivo ci che sento e non invento storielle fantasiose per divertire chi mi legge.

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   (Imparate a parlare secondo quello che sentite e ad agire secondo quello che dite: non permettete che ci sia falsit.
                                                          Baba)

   Uno sguardo fuori mi fa rientrare in una realt abbastanza triste. La siepe non mi impedisce di scorgere la strada dove macchine veloci sfrecciano inquinando l'atmosfera, mentre sullo stretto marciapiede un nonno molto premuroso conduce la carrozzina di un neonato. Quale aria respira questo piccolo uomo accudito con tanto amore? Questo  il tragico risultato della "civilt del benessere".

   S,  vero che le nostre nonne avevano pane scarso e molte fatiche da sopportare mentre oggi non manca il superfluo, per  anche vero che di questo passo verr a mancare l'aria per sopravvivere. Non continuiamo ad armeggiare per cambiare il mondo, l'abbiamo gi troppo cambiato! Siamo divenuti povera gente ricca d'orgoglio e di passioni sfrenate, crediamo di aver conquistato il Paradiso, ma teniamo i piedi ben saldi nell'inferno. Il nostro trionfo andrebbe incoronato di sterco e non d'alloro, ci siamo lasciati fuorviare da desideri di grandezza ed ora siamo finiti in un pantano che potrebbe sommergerci.
   Edgar Dean Mitchell, pilota di una missione Apollo, scrisse nel 1971:

   "Quando ho visto il pianeta terra fluttuare nello spazio, ho avuto sensazioni straordinarie. La terra era incredibilmente bella, una visione superba, uno splendido gioiello blu sospeso nel velluto nero del cielo. Paragonandola al deserto lunare, mi domandavo perch l'uomo non comprendesse quale dono inestimabile gli era stato dato. No, la vita non era dovuta al caso! Ebbi la sensazione di una realt divina nascosta. L'universo era finalizzato a una meta. Poi mi colse un'angoscia profonda. In quel nostro paradiso gli uomini commettevano ogni sorta di crimine, lottavano per il potere, inquinavano l'ambiente, devastavano le risorse naturali, l milioni di uomini soffrivano povert, malattie, paure, denutrizione. Mi resi conto della tragedia umana e mentre mi avvicinavo alla terra nella mia coscienza andava maturando una nuova realt, un nuovo stato di coscienza."

   Caro Edgar Dean, quanto sono vere le tue parole!
   O-na do-a! (Arrivederci, in Tibetano)


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CAPITOLO XX

ARRIVA DIO


   Stamani di buonora mi ha telefonato Lella. Da ogni parola traspariva gioia, era in Ananda (stato di beatitudine), parlava senza interrompersi e contemporaneamente mi incitava a scrivere ci che diceva.
   "Lucia, hai scritto?"
   "Abbi pazienza!  Vai troppo in fretta... io non so stenografare!"
   "Perdonami, ma  troppo bello ci che mi  accaduto, sono ancora immersa nella magica visione di Sai."
   "Amica mia, ricomincia da capo e parla lentamente... Om Sai Ram."
   "Dunque, eccomi, ho sognato Baba, l'ho sognato in tutta la Sua luminosa Divinit e questo mi ha procurato una gioia che raramente ho provato nella vita. Tu eri con me a Prashanti, era l'alba e la luce faticava a farsi strada nel cielo stellato. Ti ho svegliata dandoti come al solito della dormigliona. Non capivo il perch, ma sentivo nel cuore grande felicit, tale da farmi immaginare l'evento pi desiderato e cio che Swami ci avrebbe ricevute.
   "Giunte nel (Mandir) ci siamo sedute in attesa del (darshan). Il silenzio era intenso e avvertivo uno strano brivido in ogni fibra del mio essere. Mentre assorta pregavo, ho avvertito il calore di una mano sul mio capo, ho alzato la testa e ho veduto Baba che sorridendo ci invitava ad entrare."

   (Go!)

   "Vieni Lucia, svelta, Swami ci ha chiamato! Tu mi fissavi incredula e parevi paralizzata dallo stupore tanto che faticavi ad alzarti. Ci siamo recate sotto il porticato del tempio in attesa. Accanto a noi c'era Venkamma (sorella di Sai) che sorpresa e contenta di rivedermi, mi ha chiesto: "Sei felice?" "S cara, sono molto felice" - le ho risposto - "ma tu sai che io ho tanti problemi e ho figli e nipoti piccoli ed  di loro che mi preoccupo."
   "Tutti abbiamo problemi, perch ti lamenti? Sii felice, vedrai che Swami ti aiuter, tutto  opera divina, tu non puoi fare nulla che non sia stabilito, devi avere pazienza."
   "A questo punto Venkamma  sparita mentre col Suo passo leggero  venuto avanti Baba e ci ha invitate ad entrare. Stranamente mi accorgo che non ci  troviamo  pi  in  India  ma

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nella sala della mia casa di campagna. Baba con ampio gesto della mano destra, ha materializzato una nuvola di (Vibhuti) che ha inondato tutta la stanza. La contentezza di vederlo non aveva limiti."
   "Oh, Baba, come sono felice che Tu sia venuto proprio qui nella mia casa, un avvenimento straordinario come questo non avrei mai osato sperarlo. Tu sai quanto io ami questa abitazione in mezzo al verde, ma i miei figli preferiscono vivere in citt. Addirittura vorrebbero che io la vendessi!"

   (No, questa casa deve rimanere, Io voglio che resti a voi. Io vi sar sempre accanto e vi protegger.)

   "Baba, siedi in poltrona per favore che vado a chiamare Lucia, tu sai quanto le sono affezionata!"

   (Lo so, lo so, stalle vicina... anche quando scrive. Lo sai? Lo spazio costituisce il Brahman (Dio); conquista la libert totale e sii felice!)

   "Non ti so esprimere, Lucia, la mia gioia, accanto a me c'eravate tutti, amici e parenti, ed era tanto grande la letizia per questa fase d'amore, che avrei voluto gridare ma la voce non mi usciva."

   (Ascoltami ancora: la Conoscenza, il senso dell'essere non  nient'altro che la Coscienza che sorge spontanea in ogni essere. Non ti preoccupare troppo, devi avere la certezza che Io sono con voi. Le mamme sono sempre apprensive ma debbono sopportare e comprendere. Tua figlia come tutti i giovani, a volte  scontenta e nervosa, ma  piena di devozione, dille di meditare... meditare... In Italia ora c' molta confusione, il tempo per la ripresa sar lungo, ci vorranno molti anni... Per questo  meglio per voi abitare qui in collina, in questa casa.)

   "Baba ti prego, benedici la mia famiglia e tutte le persone che amo e quelle che non mi amano. Benedici il mondo intero. Ma... Swami, ora chi ti riporter a Puttaparthi?"

   (Perch mi chiedi questo? Allora non credi alla mia Divinit!)

   "Oh, Baba, certo che ci credo, ci credo con tutta me stessa cos come credo nel Tuo amore e nel mio amore per Te."
   "Detto questo mi sono inginocchiata ai suoi piedi singhiozzando. mi sono svegliata: il mio volto era bagnato di lacrime."

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   Come vola l'immaginario della nostra mente! Mentre la mia amica mi narrava il sogno, vedevo Baba con la veste di fiamma, i capelli arruffati ed infine le mani, quelle meravigliose mani che attraggono i nostri sguardi quasi che l'energia che sprigionano possa essere veduta e toccata. Questo tenero affetto per l'amato Guru mi portava alla memoria tanti frammenti del passato e riflettevo quanto e come fosse cambiata la mia vita dopo averlo incontrato. Quanto mutati i valori, l'atteggiamento verso il prossimo, verso la natura, gli animali e anche verso il mio stesso corpo. Quale Grazia inestimabile mi stata donata... ho riconosciuto subito l'(Avatar), l'incarnazione di Dio in terra, non certamente per i miei meriti in questa vita e mi ripetevo spesso che tutto ci che mi  stato dato in questa vita  tutto regalato!
   "Swami, sei entrato nella (mia casa), nel mio cuore, nei miei pensieri e non ti sei preoccupato di trovare tutto bello, tutto pulito; sei entrato, mi hai donato la Tua Grazia... e basta!"
   Un giorno mi capit di leggere un racconto spirituale-fantasioso di Bruno Ferrero e tanto mi piacque che non l'ho pi dimenticato. Assomiglia molto alle storie orientali o alle favole che mi raccontava la mia nonna quand'ero piccina;

"Arriva Dio"
___________

   Un giorno un uomo venne a sapere che Dio stava per andare a trovarlo.
   "Da me?", si preoccup. "Nella mia casa?"
   Si mise a correre affannato attraverso tutte le camere, sal e scese per le scale, si arrampic fin sul tetto, si precipit in cantina. Vide la sua casa con altri occhi adesso che doveva venire Dio.
   "Povero me!" - si lamentava - non posso ricevere visite in questa indecenza. E' tutto sporco! Non c' un solo posto per riposare. Non c' niente di buono, neppure l'aria per respirare!"
   Spalanc porte e finestre.
   "Amici, fratelli!" - invoc - Qualcuno mi aiuti a mettere in ordine! Ma in fretta!" E cominci a spazzare con energia.
   Attraverso la spessa nube di polvere che si sollevava, vide uno che era venuto ad aiutarlo. In due era pi facile.
   Buttarono fuori il ciarpame inutile, lo ammucchiarono e lo bruciarono. Si misero ginocchioni e strofinarono vigorosamente i pavimenti. Ci vollero molti secchi d'acqua per pulire  i  vetri.  Stanarono  anche  la  sporcizia  pi

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   nascosta.
   "Non finiremo mai!", sbuffava l'uomo.
   "Finiremo, finiremo.", diceva l'altro con calma.
   Continuarono a lavorare fianco a fianco per tutto il giorno e finalmente la casa pareva messa a nuovo, lustra e profumata di pulito.
   Quando scese il buio andarono in cucina e apparecchiarono la tavola.
   "Adesso" - disse l'uomo - "pu venire il mio visitatore, adesso pu venire Dio!"
   "Io sono gi qui!" - disse l'altro, e si sedette a tavola. "Siediti e mangia con me!"





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CAPITOLO XXI

AMORE


   Quante volte ricorre in queste pagine la parola Amore. Un giorno mi divertir a contarle. Non mi preoccupo di esagerare perch penso che questa semplice parola andrebbe ripetuta tutto il giorno in ogni parte del mondo unita alla parola Dio. C' un detto spagnolo molto bello: "Siempre: que haya un hueco en tu vida, adolescente, joven, viejo, llanalo de amor" (sempre che tu abbia un buco nella tua vita, adolescente, giovane, vecchio, riempilo d'amore).

   (Comincia il giorno con amore, trascorrilo con amore, riempilo d'amore e finiscilo con amore; questa  la strada che porta a Dio.
                                                          Baba)

   Se tutto il mondo parlasse e vivesse d'amore quante catastrofi sarebbero evitate, quanta violenza superata, quanta fame e malattie debellate!
   Fin da bambina mi sono resa conto che noi cristiani, o forse anche i non cristiani (questo non posso asserirlo), parliamo molto d'amore, entriamo con grande devozione nelle chiese, ci inginocchiamo e guardiamo con adorazione Ges morto in croce per amore dell'umanit, poi usciamo dal tempio e ci dimentichiamo tutto, altri pensieri ci coinvolgono, altre preoccupazioni ci prendono e non ci avvediamo che abbiamo lasciato Ges dentro al tempio, ancora l, solo, in croce, che continua a morire per testimoniare l'Amore.

   (Non lasciate Ges dentro al tempio, portatelo fuori con voi, dentro al vostro cuore.
                                                          Baba)

   Perch mi chiamate Signore, Signore, e non fate quello che dico? A voi che mi ascoltate io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite colore che vi maledicono, pregate per coloro che vi fanno del male...
                                                           Ges

   "Caro dolce, irripetibile, immenso Ges, confesso che mi riesce molto difficile, anzi impossibile amare chi mi ha fatto del male, e mille sono le scusanti che trovo  per  discolparmi!

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So che se non seguir i Tuoi insegnamenti, il nome "cristiana" per quanto mi riguarda  un nome usurpato!
   Qualche giorno fa ne parlavo a Don Giacomo, un amico sacerdote col quale amo conversare e anche dissentire su alcuni suoi convincimenti troppo lontani dal mondo sublime di Sai che lui non conosce e che s'intestardisce a non voler conoscere. Anche lui pensa che la parola "cristiano" sia usata da molti come pretesto per il proprio tornaconto, anzi, "buttandola nel buonumore" mi diceva:
   "Sai qual' il significato della sigla Citt del Vaticano? S.C.V. (Stato della Citt del Vaticano) "Se Cristo Vedesse!"
   La storiella pi simpatica che mi ha raccontato riguarda la pseudo-confessione di un uomo che si auto-denunciava ladro.
   "Padre ho peccato, mi dia una penitenza perch ho rubato due fascine al mio vicino!"
   "Rendile subito!"
   "Non posso padre, le ho gi bruciate!"
   "Allora devi dire dieci Ave Maria e dieci Padre Nostro e chiedi perdono al Signore per il tuo misfatto."
   "Certo Padre, grazie Padre... ma... adesso che ci penso, facciamo venti Padre Nostro e venti Ave Maria?"
   "Ma perch, non ti bastano?"
   "No, Padre, non  per quello, che l vi sono rimaste due fascine e domani ho pensato di andarle a prendere!"
   Certo che le storielle pi spassose sulla Chiesa le raccontano proprio i preti!
   A proposito delle penitenze inerenti la Confessione, mi viene spontaneo un ragionamento dai risvolti singolari. Ho sempre ritenuto che il momento della preghiera fosse una "pausa" altamente spirituale; infatti chi prega si estranea dalle cose materiali per immergersi in un'atmosfera divina gratificante, perci una "pausa" di gioia e non di penitenza per cui pregare non dovrebbe significare soffrire, ma gioire. Non sarebbe pi giusto che il confessore imponesse al peccatore di vuotare il portafoglio e per penitenza dare il denaro al primo bisognoso che incontrasse? Oppure che si recasse in ospedale per un giorno intero a consolare ed assistere gli ammalati?
   La preghiera, la meditazione, il canto dei (bhajan), l'unione col Divino, questo  il tempo pi bello che si trascorre a Puttaparthi. La Visione del Signore che canta assieme  ai  devoti,  che  benedice  o  tocca  le  loro  fronti

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segnandole con la (Vibhuti) rappresenta l'esaltazione del trascorrere delle ore, ore che purtroppo fuggono sempre velocemente e ti trovi a dover ripartire quando il momento di restare  "d'oro".

   (Perch avete trascorso con me queste lunghe ore? Per ascoltare la mia parola vero? Non lasciate che, una volta terminata la lezione, tutto questo zelo vada perduto. Incamminatevi per la via della Giustizia, della Rettitudine e quando percorrendo questa strada la vostra vita sar trasformata in una incessante preghiera, lasciate che tutto cada nell'oblio di un'estasi: della via che porta all'Assoluto.
                                                          Baba)

   Alle volte temo che la possibilit di tornare in India si allontani sempre pi da me; pare infatti che gli avvenimenti della mia vita facciano a gara per tenermi frenata, ancorata a questo minuscolo angolo della terra. Avvera che io non incontri pi swami? Dovr rassegnarmi ad averlo solo dentro al cuore? Ad afferrare nell'aria i Suoi (Lila?) I sogni? I ricordi?
   Iliana parte domani per l'India. stamane sono andata a portarle una lettera da consegnare a Swami.  risaputo che, quando un amico parte, assume volentieri l'incarico di portare lettere a Baba il quale, durante il (darshan), quasi sempre le accetta e le porta con S per poi leggerle durante le ore notturne dato che non dorme o dorme pochissimo e trascorre la notte leggendo le lettere dei devoti e programmando gli impegni dell'indomani. A proposito della lettura di queste missive, che naturalmente sono sempre migliaia ogni giorno, corre fra i devoti simpatica interpretazione della cosa: pare infatti che vengano riposte in un grande canestro alla destra di Baba mentre alla sinistra viene posto un uguale contenitore vuoto. Swami prende una lettera dal cesto pieno con la mano destra e con la sinistra la ripone nel canestro vuoto per cui le buste passano fra le Sue Mani Divine e automaticamente il contenuto delle medesime Gli entra nella mente e nel cuore.
   Detta cos la storia sembra abbastanza improbabile ma.. cosa pu esserci di irrealizzabile per il Signore? Afferra nell'aria monili d'oro o li trasforma con un soffio, un paralitico senza speranza si alza e cammina... Io ho la certezza che Sai legge le nostre lettere nell'istante in cui le scriviamo, ma ama la nostra devozione e il nostro impegno nel volerle far giungere fino a Lui.
   Abbiamo l'incredibile opportunit di avere Dio qui sulla terra accanto a noi, perch non fargli giungere i nostri pensieri? i nostri desideri?

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   ( sempre preferibile rivolgersi a Dio per l'esaudimento dei desideri, piuttosto che inchinarsi davanti agli uomini che sono poi sempre strumenti nelle mani di Dio. Nel Suo modo silenzioso Dio trasformer la mente dell'uomo e la rivolger verso un Sadhana. Non permetter che i Suoi figli si smarriscano, soffrano nel deserto. Se cercate Dio, il Suo aiuto, la Sua guida avrete fatto il primo passo per salvarvi.)
                                                         (Baba)



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CAPITOLO XXII

MESSICO


   Quando consegnai le foto dei miei figli a Swami, Gli consegnai le loro vite e, mentre i miei occhi, i miei pensieri, la mia commozione era tutta rivolta a Lui, l'unico desiderio che scatur in quell'attimo dal mio cuore fu: "Baba, come vorrei che Luca e Gabriele fossero qui a godere della Tua visione, del Tuo sorriso, del Tuo amore!"
   Oggi Gabriele venuto a prendere l'ennesimo scatolone di libri da sistemare nella sua casa e, mentre spostava i volumi caduta a terra la sua tesi di laurea. Nel vederla ho rivissuto l'emozione di quel giorno quando uno degli autorevoli esaminatori gli porse la mano sorridendo e disse:
   "Complimenti dottor Veggetti!"
   Si era ripromesso, a studi conclusi, una vacanza in Messico e per realizzarla aveva lavorato alcuni mesi prima della laurea per disporre di un gruzzolo consistente. Conosceva la lingua inglese e si era preparato un po' anche nello spagnolo per non trovarsi completamente sprovveduto.
   L'unico lavoro ben retribuito che gli era stato offerto era "manovale-muratore". Un giorno torn a casa allegro per un episodio divertente che gli era accaduto. Mentre trasportava sulle spalle un carico di pietrisco, era stato fermato davanti allo stabile in costruzione da due signori giapponesi i quali, scesi da una macchina importante, gli si erano avvicinati chiedendo dove si trovasse un determinato Istituto bancario. Avendo compreso che non parlavano l'Italiano, si rivolse loro in lingua inglese: "Do you speak English?" (Parlate Inglese?)
   I giapponesi, sorpresi, fecero cenno di no.
   "Hablas espaol?" (Parlate Spagnolo?)
   Annuirono sbalorditi. Gabriele diede le indicazioni del caso in lingua spagnola. Ringraziarono e allontanandosi si volsero indietro sorridendo e salutando con brevi inchini.
   Probabilmente erano rimasti sconcertati nel constatare che in Italia anche il pi umile degli operai parlava diverse lingue.
   Baba, quale carattere invidiabile hai donato a mio figlio! Mi dicono che Gabriele mi somiglia, ma io so bene di non essere come lui, vorrei somigliargli... questo s.

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   A proposito del suo viaggio in Messico fra gli altri episodi mi fece questo simpatico racconto:
   "Quando partii da Bologna ero felice, la mia citt mi salutava con la neve. Fui in Messico, colorato, assolato e allegro. Il tempo passava e i giorni si accumulavano velocemente, sparivano le citt e i villaggi, conobbi ragazze brune dalle lunghe trecce e dagli abiti sgargianti. Ero contento e spensierato, avevo fatto amicizie che sembravano eterne ma che finivano dopo un giorno. In un villaggio dell'interno conobbi una splendida ragazza alla quale, per la scarsa conoscenza della lingua, avevo promesso il matrimonio per cui dovetti fuggire precipitosamente. Intanto il mio gruzzolo si assottigliava per cui mi imposi di risparmiare: mangiavo panini e bevevo bicchieroni di succhi di frutta. Arrivai a Cancun, una splendida citt dai colori incredibili, un mare da cartolina illustrata. Trovai alloggio in un alberghetto malandato ma economico. Una notte in cui faceva un caldo torrido e un nugolo di zanzare mi infliggeva sevizie inaudite, dissi a me stesso: Basta! E uscii dirigendomi alla spiaggia. La sabbia era tiepida, il mare una striscia dorata. Mi trovavo nel tratto di spiaggia prospiciente l'hotel Hilton, splendido maestoso. Una doppia fila di lettini erano stati preparati per gli occupanti del mattino dopo. Mi buttai sul primo che incontrai e mi addormentai come un sasso. Lievi rumori mi svegliarono alcune ore dopo: erano le otto e la spiaggia si andava animando. Mentre mi stiravo soddisfatto, sentii un fruscio: un cameriere inappuntabile e sorridente mi si avvicin con fare ossequioso e in perfetto Inglese mi chiese cosa desideravo per colazione e se volevo consumarla sul posto. Preso alla sprovvista, per un attimo mi sentii un ricco americano, feci un rapido calcolo delle mie finanze e mi dissi: va bene, Gabriele, fai quest'ultima pazzia, spendi tutto e tornatene a casa!
   Risposi al cameriere di portarmi un'abbondante colazione. Il ricordo dei panini sbocconcellati in piedi mi pass davanti velocemente. Poco dopo torn con un enorme vassoio che trasform in tavolino e me lo mise accanto. Ogni leccornia era davanti ai miei occhi: latte fumante, ciambelline calde, uova, pane tostato, burro e marmellata. Mi buttai su quella grazia di Dio e in pochi minuti avevo spazzato via ogni cosa. Torn il cameriere e, quando stavo per estrarre il portafoglio, prese un taccuino e molto compito mi chiese qual'era il mio numero di camera. Realizzai immediatamente che mi aveva scambiato per un ospite dell'hotel.
   Istintivamente, senza la minima premeditazione, dissi un numero: 140. L'uomo s'inchin ossequioso, grato della lauta mancia che gli avevo dato, prese il vassoio e se ne and. Ero esterrefatto; per un attimo ebbi la tentazione di  richiamarlo,

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poi sbirciando il grande albergo alle mie spalle conclusi che solo persone veramente danarose potevano permettermi tanta magnificenza... e la mia coscienza si assop. Con studiata lentezza mi allontanai cercando di essere disinvolto. I miei passi si fecero sempre pi veloci finch mi accorsi che stavo correndo, l'hotel divenne sempre pi piccolo finch spar. A volte ci ripenso con un po' di rimorso e mi domando: quale ricco americano avr pagato la mia colazione?"
   Gabriele, figlio mio, continui a combinare marachelle come quando avevi quindici anni! Quando penso ai miei figli, mi chiedo quando Baba li chiamer in India: n io, n loro, n alcun altro pu saperlo. L'attimo magico scatter quando sar Lui stesso a deciderlo. Allora parler al loro cuore... (Ecco, venite figli miei... Io vi aspetto!)

   Quando l'Amore chiama, seguitelo anche se ha vie sassose e ripide. E quando vi parla credete in Lui bench la sua voce possa disperdere i vostri sogni come il vento del nord devasta il giardino. E non pensate di poter dirigere l'Amore perch se vi trova degni  Lui che vi conduce.
                                                         Gibran






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CAPITOLO XXIII

VIVEKA E VAIRAGYA


   Circolava la voce che un gruppo di devote avrebbe organizzato una serata benefica per reperire una somma di denaro che consentisse di costruire un asilo a Puttaparthi. Le attrazioni della serata erano varie, dalla cena sul prato, all'asta di oggetti preziosi donati dai devoti, al piccolo concerto offerto da un cantante di musica leggera, lui pure devoto di Sai: Fred Bongusto. Ogni convenuto avrebbe contribuito con un'offerta. Io decisi di donare per l'asta un mio dipinto. La serata, allestita in una splendida villa ebbe grande successo. convenirono circa trecento persone e fu molto bello reincontrarsi e discorrere dell'India e soprattutto di Swami. Si respirava gioia e amore, non ci fu un attimo di noia e verso il termine della serata, si tenne l'asta che fu presentata da un simpatico comico bolognese molto conosciuto per le sue apparizioni in televisione e in molti film: Andrea Roncato. Fra gli oggetti presentati vi era per l'appunto anche il mio dipinto che raggiunse la cifra di tre milioni. Fui molto felice di questo lusinghiero risultato anche se debbo dire che il mio "ego" ebbe un'impennata della quale non fui molto orgogliosa. Nei giorni che seguirono ebbi modo di riflettere a lungo su questa serata e sulla possibilit di reperire, grazie alla pittura, una somma di denaro con la quale aiutare una cara amica in grande difficolt, una persona speciale che Baba aveva guarito da un cancro dopo anni di sofferenza; anzi di recente le aveva detto: ("Stai di buon animo che non sei sola.")
   L'episodio dell'asta fece scattare in me una molla che mi sugger ci che avrei potuto fare nel futuro: il ricavato della vendita di ogni mia opera sarebbe servito ad alleviare i problemi di qualche "fratello". Presa questa decisione, chiedevo a Baba che mi sostenesse e mi aiutasse ad ottenere risultati. Cos come non cercavo lucro dalla vendita di ci che scrivevo, altrettanto avrei fatto con la pittura. Il Signore mi aveva dato le mani e la testa adatta alla pittura ed io avrei reso col "servizio" ci che mi aveva donato. Purtroppo ho un carattere impaziente: quando prendo una decisione vorrei subito metterla in atto, ma tutti sappiamo che i tempi di Dio non sono i nostri e i Suoi disegni non  sempre  coincidono con i nostri.

   (I miei devoti non debbono mai perdersi d'animo, io sono
   sempre  con  loro e  ascolto  le loro preghiere. Amate e 
   servite gli altri e avrete conquistato il mio amore).
                                                       (Baba)

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   A Milano vive Marcella una devota in tale sintonia d'amore con Baba da essere gratificata del meraviglioso dono di vedere la (Vibhuti) sgorgare da un Suo ritratto nella sua stessa casa; inoltre quando prega e medita, spesso si sente allontanare dal corpo e trasportare a Prashanti alla presenza dell'Amato Sai, e pu accadere che durante queste escursioni astrali, Baba le parli o risponda alle sue domande.
   Ripensando a Marcella che avevo conosciuto in India lo scorso anno, decisi di telefonarle per esporle il mio progetto e chiedere l'aiuto di Baba per attuarlo.
   Alcuni mesi fa, in seguito ad un sogno descritto in questo stesso libro, riportai sulla tela l'emozione di quel momento: vi era raffigurato Baba seminascosto da un giglio bianco. Sono molto attaccata a questo dipinto ma ci rinuncerei volentieri se trovassi il compratore.
   Marcella fu molto contenta della telefonata e mi disse che si ricordava di me e del mio libro, mi conferm ci che gi sapevo e cio che da oltre un anno i suoi incontri in astrale con Swami erano silenziosi, aveva solo il dono immenso di esserGli accanto, ma non le parlava e non rispondeva alle sue preghiere.
   Conversammo a lungo ed io le spiegai che era impellente il bisogno di denaro per la comune amica e l'unico modo per me di aiutarla in questo momento era la vendita di qualche mia opera. Ci salutammo affettuosamente con la promessa da parte di Marcella di cercare un contatto con Sai. Se debbo essere sincera, non ci speravo proprio.
   Chi legge questo capitolo probabilmente  portato a pensare di trovarsi in presenza della follia pi autentica ma chi  incamminato sui sentieri di Baba, sa molto bene che il Suo amore  tanto smisurato da risultare quasi incomprensibile. La Fede della quale parlava spesso Ges e che smuove le montagne, intorno a Swami fiorisce e si espande ogni giorno.

   Chi crede in me avr la vita eterna.
                                                           Ges

   (Chi Mi riconosce sar colmo di beatitudine.
                                                          Baba)

   E' risaputo che spesso un pittore si distacca malvolentieri da una sua opera, per me  la stessa cosa; presa per la decisione di cedere qualunque opera mi venisse richiesta, cadde in me qualunque attaccamento e ricordai le parole di Baba:

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   (Cos' questo "mio" e "tuo", basta! Nulla ti appartiene, ti si chiede di lasciare tutto indietro anche le cose pi care, questo "ego" di cui fate gran parlare, questo "ego"  l'unica muraglia che impedisce la presa di coscienza della vostra vera realt che  Dio. Per dissipare ogni dubbio occorre spogliarci di tutti gli attaccamenti agli oggetti dei desideri esercitando ci che si chiama discernimento (Viveka) e il distacco (Vairagya).
                                                          Baba)

   Il mattino dopo, inaspettatamente Marcella mi chiam di buon'ora. Dopo tanto tempo, finalmente Baba le aveva parlato, era stato un colloquio meraviglioso; tanto Marcella Gli aveva chiesto, altrettanto Lui aveva risposto.
   Ascoltavo l'amica parlare e una commozione indicibile mi invadeva. Le sue parole cadevano come acqua di sorgente in una bocca assetata.
   "Senti Lucia che cosa sublime! Dopo tanta attesa, mi ha parlato! Mi trovavo o Prashanti durante la (darshan), la Persona deliziosa del nostro amato Guru mi  venuta incontro sorridendo. Ero stupita e intimidita; infatti vedendo la Sua espressione interrogativa Gli ho chiesto:

   "Swami, Lucia desidera che Tu le dica cosa deve fare... "

   (Devi dire a Lucia che Io le sono vicino e la benedico.)

   "E il tuo ritratto che ha pensato di vendere?"

   (Ma Lucia dipinge ancora? (con un sorriso birichino). Dille che ci saranno due compratori disposti ad acquistarlo e verr venduto. La persona che lo avr in casa sar investita della Mia benedizione, questo dipinto che Io benedico, porter con s tutto il Mio amore e la Mia Divina protezione. Di' a Lucia che tenga i colori vivaci.)

   "Lucia, ha scritto un libro su di Te Baba e ne sta scrivendo un altro... "

   (Lo so, lo so, e altri ne verranno... Io sono con "loro" e non li abbandoner.)

   Mi sono chiesta spesso cosa intendesse il Maestro per "loro", forse i miei libri?
   Marcella parlava ed io tacevo estasiata. Era mai possibile tutto questo? Baba aveva parlato proprio di me? Di questo minuscolo granello di polvere vagante nel cosmo? No, dicevo a me stessa, non pu essere reale ci che mi sta accadendo.

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   "Signore, splendore dell'universo, se veramente sei sceso al mio livello, Ti prego, fa' che io non rovini con l'ego nefasto questa stupenda esperienza!"
Ego... ego... quale potere inarrestabile hai sulle creature umane!
   "Allora, Lucia, sei contenta?" - Marcella mi riport alla realt strappandomi dai turbamenti. Non solo ero contenta, ero in uno stato di beatitudine e non riuscivo a risponderle perch le lacrime me lo impedivano.

   (Io sono nell'intimo dell'anima spirituale di tutti. Se cerchi pace, Io sar il vento che guida le tue vele, il tuo timone per tutto il tempo che avrai bisogno di me!
                                                          Baba)

   Immagino le considerazioni che ciascuno per proprio conto far riguardo a questo episodio: una menzogna, frutto dell'inconscio, nasce dall'incontro collettivo.
   Comunque e qualunque cosa sia, il Signore che sa tutto e vede tutto, guarda dentro i nostri cuori e se li trova puri, porta avanti i Suoi disegni d'amore senza curarsi delle supposizioni degli uomini. Io per parte mia ho annientato qualsiasi dubbio, per me Marcella conduce una splendida esperienza incontrando Swami "in astrale". Marcella non  capace di mettere in scena questo spettacolo, escogitare trucchi, e poi perch? Per chi?
   "Stai serena, amica mia, la tua semplicit, la tua devozione parlano per te! Hai salito qualche gradito nella benevolenza del nostro Divino Maestro!"

   (La menzogna richiede intelligenza per essere sostenuta, astuzia nello schivare e buona memoria.  molto pi facile dire il vero e basta!
                                                          Baba)

   Con  una  fede  come  quella  di Marcella non ci sono tentennamenti, le critiche scivolano come acqua fresca; chi si allontana da persone come lei per dubbi, per invidia o per qualsiasi altra ragione, non offre che altri spunti per espandere la sua fede e renderla pi forte.

   (La Fede  una pianta a crescita lenta, con radici che affondano nel cuore. Il silenzio  il miglior Sadhana (pratica spirituale) per difendere la Fede. La Fede fa cose miracolose: pu costringere il Signore e manifestarSi e a offrirvi ci che desiderate, solo perch credete.
                                                          Baba)

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CAPITOLO XXIV

BABA! TI AMO!


   Ricordo che mancavano tre giorni alla mia partenza da Puttaparthi ed era festa nel (Mandir). Festoni di bandierine colorate sovrastavano tutta la piazzetta dove noi devoti stavamo accovacciati cantando (bhajan). Baba era gi rientrato nel Tempio e forse per quel giorno non L'avremmo pi rivisto. Accanto a me stratte come acciughe c'erano Anna Maria e Lella.
   "Purtroppo io parto domattina presto perch debbo fermarmi un paio di giorni a Bangalore per sbrigare alcune pratiche", diceva Anna Maria.
   "Bene, allora ci troviamo fra tre giorni in aeroporto alla partenza per Bombay, faremo il viaggio assieme fino a Roma, poi Lella ed io andremo a Bologna e tu a Milano", aggiunsi.
   "Sono tanto triste, mi sto facendo prendere dallo sconforto" - continuava Anna Maria "Baba non mi ha concesso l'(interview) e oggi che  l'ultimo giorno, L'ho appena intravisto... mi bastava uno sguardo, un piccolo cenno e sarei partita felice."
   Il suo volto era serio, il sorriso festoso che metteva allegria in tutte noi, era scomparso. Ogni anno veniva a Puttaparthi e ritornava a casa soddisfatta anche se, da tempo Swami non le donava un colloquio. Ora per non accettava questa trascuratezza da parte dell'Amato Guru. Era infelice.
   I (bhajan) erano terminati e i devoti stavano rialzandosi per dirigersi all'uscita del (Mandir) quando scoppi un applauso fra la folla. In alto, sulla terrazza che sovrasta l'ingresso del tempio, inaspettatamente era comparso Baba. Noi eravamo sul lato sinistro e lo vedevamo di fianco mentre benediceva la folla.
   "Caro, voltati dalla nostra parte e mandami un salutino, Ti prego", mormorava Anna Maria a mani giunte.
   Un attimo dopo Swami si  girato verso di noi, ha alzato la mano destra ed ha fatto un cenno di saluto sorridendo. Anna Maria  scoppiata in lacrime... Rideva e piangeva insieme, felice del dono che Baba le aveva fatto ed io stessa seguivo la scena stupefatta e commossa.
   "Mah... Anna Maria, Baba ti ha salutato! Si  girato dalla nostra parte e giurerei che il Suo sguardo era diretto proprio a te!"

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   L'amore non desidera che consumarsi! Ringraziare per un altro giorno d'amore e addormentarsi con una preghiera per l'amato nel cuore e un canto di lode sulle labbra.
                                                         Gibran

   Ho riportato questo tenero episodio perch proprio oggi a due anni di distanza, Anna Maria mi ha telefonato.
   "Lucia, tesoro, torno ora da Prashanti e voglio raccontarti cosa mi  accaduto. Tu sai come sono fatta, non posso stare lontana a lungo da Swami e poi... sono un'innamorata fedele!"
   "Dimmi, ti ha concesso finalmente l'(interview)?"
   "No, pi bello... pi bello!"
   MI domandavo cosa potesse esservi di pi bello che lo stare accanto a Lui, sentire la Sua voce, ascoltare i Suoi insegnamenti.
   "Ricordi, Lucia, quando lo scorso anno andammo assieme a visitare l'ospedale appena inaugurato? Tu scappasti perch avevi freddo ai piedi."
   E come se ricordavo.   
   "Bene, quest'anno ci siamo tornati. Avevamo un pomeriggio libero perch, dovendo Baba allontanarsi, non avrebbe concesso il (darshan). Volevamo vedere i progressi che erano stati fatti e la nuova ala che lo scorso anno era in costruzione. Abbiamo preso un taxi e siamo andati. Ora veramente  una struttura imponente, non manca nulla, gi in piena efficienza, vedessi che meraviglia! Pure l'aeroporto  ultimato, ora gli ammalati possono essere trasportati direttamente e celermente con l'aereo, ma ci pensi? E questo in India!
   "Da un'oretta eravamo all'interno dell'ospedale quando improvvisamente si  udito in lontananza un brusio e un battimani simile a quello che accoglie Baba, mentre incuriosita allungavo lo sguardo, ho veduto avvicinarsi dal fondo una di quelle piccole auto che girano dentro ai grandi ospedali portando una o due persone e... mi  apparso fra gli applausi un bagliore rosso: Baba! Si avvicinava su quella motoretta sorridendo e benedicendo chi si trovava sul cammino. Il corridoio si era improvvisamente animato ed io ero l mentre lui avanzava. Non ti so dire il perch, non so spiegarti cosa  scattato in me, posso solo dirti che appena me lo sono trovato a pochi metri, con una voce che veniva direttamente dal cuore, ho gridato: Baba ti amo! Baba ti amo!
   "E Lui", chiedo trattenendo il fiato, "cos'ha detto?"
   "Pensa che meraviglia! Ha fermato il veicolo,  sceso ed  venuto verso di me sorridendo e scuotendo il capo con aria divertita come per dire: (Che pazzerella!) Poi mi ha benedetto,

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mi ha materializzato la (Vibhuti) e si  allontanato."
   Il racconto di Anna Maria non mi ha sorpreso perch queste sono le piccole delizie che accadono a Puttaparthi. Per chi non conosce, non pratica, non crede in Sai, sembrano sciocchezze, ma per noi devoti che ci sentiamo tutt'uno con Lui, per noi che siamo certi della Sua divinit, ogni pi piccola azione acquista dimensioni che altri non possono comprendere.
   Cosa pensate abbiano provato 2000 anni fa coloro che stavano accanto a Ges e riuscivano ad attirare un Suo sguardo o sentire il tocco delle Sue mani? Ecco, questo  ci che ha provato Anna Maria: essere oggetto dell'attenzione di Baba, attenzione che  l'espressione tangibile dell'amore di Dio.

   (Il Signore pu essere capito solo dal devoto e il devoto pu essere capito solo dal Signore. Nessun altro li pu capire.
                                                          Baba)









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CAPITOLO XXV

LUCA


   La scorsa estate mio figlio Luca si trovava a Ravenna per lavorare nell'ambiente teatrale e spesso la messa in scena di uno spettacolo richiede giornate e anche nottate di incessante impegno fino al giorno della "prima".
   Una notte in cui evidentemente aveva abusato delle sue forze, al rientro dal teatro si sent mancare. Riavutosi, ci telefon immediatamente e mio marito si precipit nel cuore della notte a Ravenna per riportarlo a casa.
   Luca  un ballerino e quindi dotato di un fisico sano e robusto, "da manuale", come dice il nostro medico, per cui questo episodio insolito ci impression oltre misura. In seguito ci rassicurammo: si trattava di un malore dovuto a semplice stress e gli fu consigliato riposo e tranquillit. Ma Luca non era tranquillo, io lo sentivo, una piccola paura si era insinuata nel suo inconscio e stava l in attesa di emergere per aggredirlo.
   Mio figlio ha un carattere introverso, molto serio e volitivo ed  un grande perfezionista. Tutto deve procedere nel migliore dei modi, non ci debbono essere intoppi di alcun genere nella realizzazione di una coreografia; pretende molto dagli artisti ma  esigente ed intransigente prima che verso gli altri verso se stesso.
   Nei giorni scorsi mentre si trovava a New York per "montare" un balletto, ebbe la sensazione che il fatto di Ravenna potesse ripetersi e che l'ha provato sa che il timore slitta spesso nell'avverarsi dell'oggetto della paura.
   Si rec subito da un medico la cui diagnosi fu la stessa del medico di Ravenna. Mi telefon immediatamente e mentre parlava sentivo nell'aria il panico sommerso di mille intriganti paure, quelle paure che appoggiano nel nulla e per questo pi insidiose e difficili da debellare. Io stessa ne sono stata vittima per tanti anni e forse non ne sono ancora uscita completamente come ho raccontato nel mio libro precedente; solo Baba  riuscito ad abbattere il muro delle mie angosce, un muro che mi teneva segregata, vittima della forza del mio inconscio.
   L'inconscio  una misteriosa entit che fa parte di noi ma  indipendente dalla nostra volont:  subdolo, sleale ed egocentrico e vuole avere sempre la meglio. Bisogna stare in guardia, non lasciargli spazio n tempo per agire,  non  dargli

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appigli per attaccarci. Ogni nostra sensazione o sentimento viene analizzato dall'inconscio il quale all'attacco deciso a combattere e vincere. Il concetto  complicato e nel medesimo tempo, semplice. Se io dico per esempio: "Ho la testa che mi scoppia", l'inconscio parte immediatamente e fa di tutto perch ci si avveri e la testa scoppi veramente, senza considerare che  un luogo comune ben lontano dall'avere riscontro nella realt. Ma l'inconscio non lo sa e si adopera perch ci avvenga. Ecco perch se alle volte abbiamo paura che qualcosa accada... questa accade!
   Certamente queste mie considerazioni non rientrano nel lessico della psicanalisi e forse farebbero rabbrividire qualche psicanalista, ma io le ho dedotte dalla mia diretta esperienza e quindi hanno per me una loro validit.
   Oggi posso dire di essere uscita finalmente dal tunnel oscuro che mi voleva prigioniera ad ogni costo: un fascio di Luce ha polverizzato i miei fantasmi! Qualcuno ha sciolto le tenebre!
   In questi giorni ho pregato tanto Swami, mi sono appellata alla Sua grande compassione ed al Suo infinito amore; ho riletto alcuni Suoi discorsi i quali, come i devoti sanno, sono diretti singolarmente ad ognuno di noi. E' l che troviamo le risposte alle nostre domande e infatti ho stralciato una pagina che pare scritta proprio per mio figlio Luca ed al quale la spedir subito ora che  rientrato a Parigi.

   (Non aver paura. Io sono qui e rimuover le tua ansie come nuvole nel vento. Non voglio tagliarti le ali e farti dimorare in un solo luogo, viaggia pure avanzando verso la realizzazione della tua vita e verso il cammino spirituale, io sar nelle tue orme e ti sosterr quando vacillerai. Come potrai mai essere un Mio messaggero se tu stesso sei debole, tremante ed esitante? Se stai attento puoi sentire il Mio tocco Divino: Io sono in te e tu sei in Me, le tue paure non hanno fondamenta terrene, se sei consapevole che tutto  illusione, persino il tuo corpo, persino le scene che vedi giorno dopo giorno, anche i giorni stessi, anche la concezione del tempo, incluso il tuo spazio di vita, come puoi temere che qualcosa possa distruggere un'illusione? Le paure sono catene che frenano i tuoi passi e ti fanno entrare in paludi fangose e oscure, ma tu sei pi forte di esse, il tuo corpo  sano e bello mentre le paure sono fosche e subdole, minano con la loro potenza anche i giganti. Ricordati sempre che sono "maya" (illusione); vuoi farti vincere dall'illusione? Dal  nulla?

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   Non affidarti ai veleni per curare il tuo spirito, il tuo pensiero  la tua medicina, la consapevolezza della tua forza  il balsamo per le ferite della tua anima. La vita  un fiume, cammina tranquillo sulle sue acque, non ti far sommergere, se vuoi lo puoi fare. Tu puoi fare tutto! Ricordati che il "passato"  andato, il "futuro"  incerto, il "presente", l'adesso  qui: questo  il momento d'oro. Non sprecare questo prezioso presente lasciandoti manovrare dalle tue paure. Impara ad appoggiarti sempre meno sugli altri e sempre pi su te stesso, sulla tua forza interiore. Sviluppa in modo giusto la tua volont; il controllo dei sensi  il segreto della tua forza e del tuo potere: controlla la mente, la parola, gli impulsi e le passioni. Questo dev'essere il tuo costante impegno. Scopri chi sei, indaga, chiedi, investiga, io ti aiuter a trovare le risposte. Ricordati sempre che la tua vera natura  Ananda (felicit), non darla in pasto alle paure! Se incontrerai sofferenze: per ogni dolore che avrai, ti stringer al mio petto per mille anni!
                                                          Baba)

   Chi bada al vento non semina, e chi sta a guardare le nuvole non miete.
                                                   Qohelet 11,4

   A volte mi chiedono quale differenza c' fra il bene che voglio ai miei figli (il bene di una madre credo sia la sublimazione dell'amore) e il bene che voglio a Baba. Io rispondo: nessuna differenza, non sono paragonabili. Traducendo il mio pensiero in maniera comprensibile potrei dire che l'amore per Swami e un amore Divino, un amore che attinge a quella divinit che  in ciascuno di noi, mentre l'amore per i figli  un amore terreno, viscerale, umano. E non mi domandate quanto sono grandi questi "amori": si pu misurare una strada che va dalla terra al cielo o un tempo che va da oggi all'eternit?

3 settembre
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   Oggi  il giorno del mio compleanno. I mesi corrono e l'India resta lontana. Sono tanti gli avvenimenti accaduti nella mia famiglia in questi ultimi due anni, che sono stata costretta a soprassedere al viaggio dei miei desideri e per non cedere alla delusione mi impongo di credere che torner a Puttaparthi, rivedr il mio Amato Guru e forse bacer i Suoi Divini Piedi di Loto. Fisso una data e mi dico, per questa data

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andr, poi i giorni passano e sposto la data. Di una cosa sono certa: se Baba vorr, disporr le cose, i fatti e le persone in modo tale da permettermi di andare. La mia vita  nelle Sue mani, le mie ore sono nella Sua mente e il mio amore  nel Suo cuore.
   Stamani  venuto a farmi gli auguri un amico sacerdote col quale parlo spesso di Baba e che so impegnato in una battaglia di dubbi, dibattuto fra il credere e il respingere. A volte arriviamo a veri e propri scontri verbali poi mi pento di averlo ferito e ricordo le parole di Swami:

   (Non parlate di Me a chi non  disposto ad ascoltarvi, chi dubita ha ancora molta strada davanti a s ma la dovr percorrere da solo.)

   L'amico sacerdote mi ha portato in dono il libro di uno scrittore cattolico molto conosciuto e del quale lessi un bellissimo "Ipotesi su Ges" e un meno bello "Scommessa sulla morte". Questo di oggi suppongo sia l'ultimo di una piccola serie e s'intitola "Pat" sotto Ponzio Pilato". Sul frontespizio, come dedica augurale, ha scritto alcune citazioni Bibliche:

   Volete andarvene anche voi? Signore da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e abbiamo riconosciuto che Tu sei il santo di Dio.
                                                        G. 6,67

   E non c' in alcun altro la salvezza. Nessun altro Nome infatti sotto il cielo  stato concesso agli uomini per il quale siamo destinati a salvarci.
                                                      Atti 4,12

   Questo caro amico, dopo anni di discussioni, fiumi di parole, letture dei discorsi di Baba e dei Suoi insegnamenti, insiste nel volermi convincere che solo attraverso Ges c' salvezza. Ha messo un freno alle intenzioni e alla volont di Dio che si manifester sempre lungo i millenni nei quali l'umanit scriver la sua storia. Ha messo un limite all'illimitato!
   Peccato! Anche lui come tanti altri non ha capito! Come non ha capito nulla o non ha voluto capire il Cardinale Arcivescovo della mia citt quando, ad una mia lettera di protesta per alcune sue asserzioni piuttosto azzardate, mi rispose che io dovevo decidere se essere cristiana o essere induista perch non potevo essere le due cose assieme senza peccare di falsit.

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   Per una volta spero sar perdonata se user le parole di Ges sulla croce:

   Padre perdona loro perch non sanno quello che fanno"

   Questo amico sacerdote non sa accettare le sublimi parole di Sai:

   (Chiamatemi come volete, tutti i nomi sono i miei, cambia solo il tempo e la forma: Buddha, Ges, Baba, Krihsna, Maometto, non fa differenza. Seguite il Maestro, sia esso Ges o Sai, seguite lo Spirito che  in voi, il Super-conscio. La vita  una sfida: combattete fino alla fine. La vita  una canzone: cantatela. La vita  Divina: prendetene coscienza.
                                                          Baba)

   Caro amico, purtroppo chi non crede in Baba, alle volte pur senza intenzione, arriva alla maldicenza. Ti prego non cedere a questa debolezza, tu sai che:

   (Nei riguardi di Dio, la maldicenza  vecchia quanto il mondo, non  cosa di adesso, l'unica differenza  che ad ogni tempo si confezionano storie nuove. Vi siete mai chiesti quale vantaggio ne hanno coloro che denigrano? La maldicenza  una loro abitudine e a loro pare di compiere un dovere!
                                                          Baba)







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CAPITOLO XXVI

UNA LETTERA


   Oggi ho ricevuto una lettera di Piera, l'amica miracolata da Baba che fu seguita dalla mia famiglia nel periodo che rimase in ospedale a Bologna.
   Le sue parole mi sono parse tanto belle che, avutone il permesso, la trascrivo interamente. Anche lei  amica di Marcella, la devota che ha colloqui extra corporei con Swami; Piera riceve segnali inequivocabili della presenza costante e affettuosa del Maestro, segni e messaggi "cuore a cuore" che solo chi vive intensamente in questa dimensione spirituale pu comprendere ed accettare senza riserve. Per godere di queste manifestazioni divine sono necessarie tre prerogative: aver Fede, Fiducia e Devozione. Aver Fede significa credere che Sai Baba  Dio in veste umana; Fiducia vuol dire riporre in Lui e nei Suoi insegnamenti la sicurezza assoluta che rappresentano la Verit; Devozione vuol dire Amore, dedizione completa alla Sua Forma Divina.

Lettera di Piera
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   "Lucia, amica mia,  a te che posso far intravedere la "Luce" e la "Forza" che ci segue perch, come avrai compreso, noi siamo legate, Baba ci ha unite. Ripenso alla nostra non casuale conoscenza sul suolo sacro di Puttaparthi, alla continuazione del nostro rapporto e al suo consolidamento nel reciproco affetto. Posso addirittura vedere quanta strada abbiamo percorso assieme e quanto tu sia cresciuta spiritualmente in questo periodo. Sei forte, combattiva, e a volte mi pare di vederti come un guerriero con la lancia in mano. Questa posizione, cara Lucia,  bella ma scomoda perch  il momento in cui si delineano le differenze:  il "vedere" con occhi aperti la realt. E' il momento in cui ci si chiede: perch gli altri non vedono? Perch non comprendono quello che per me  tanto chiaro e semplice? E' qui, cara amica, che si scorgono i gradini della strada dello Spirito e la lunga salita che porta alla "Luce".
   Cos troviamo le ricche signore che gestiscono le loro vite pensandole eterne, con il senso del possesso nel nefasto "mio", e francamente mi viene naturale il pensare: in quale ottica vedono la "fratellanza umana"?
   Rifletto a come Baba abbia voluto accomunarci rispondendo ad entrambe attraverso marcella, evento raro, dono prezioso dopo tanto silenzio!

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   Sono stata felice quando ti ha dato, tramite la comune amica, delle risposte. Tieni strette queste "perle": sublime attenzione di Baba verso di te. Forse noi comprendiamo ci che per altri  astruso, senza senso, quasi misterioso.
   Non permettere a nessuno di insinuare dubbi nella tua felicit! Ti ha parlato, ti ha dato la Sua approvazione, i Suoi consigli! Si  interessato dei tuoi quadri e simpaticamente ha detto: ("I colori sono vivaci? Pi colore!")
   Se penso che la persona che comprer il tuo quadro avr il privilegio di avere Baba in casa, la Sua Divina protezione! Non dimentichiamo l'accenno al tuo prossimo libro, hai la Sua approvazione prima ancora di averlo terminato!
   Se le tue amiche sapessero quanto Swami  con noi, forse comprenderebbero come viverlo, come mettere in pratica i Suoi insegnamenti: aiutare il fratello quando ha un problema, stargli accanto. Penso a ci che disse tristemente al termine di un'udienza: ("Molti mi seguono, pochi per Mi capiscono.")
   Come sai, l'abbandonare il cattolicesimo ormai demotivato  diventato facile, soprattutto nei ceti alti, poi viene la chiamata e l'incontro con Swami: Bello! Sorprendente! Miracoloso! Unico! Nuovo! Ma di nuovo Baba non ha niente,  il ripristinatore del Messaggio Cristico di amore e fratellanza. Purtroppo il Messaggio arriva spesso solo alla mente della gente, attuare i suoi insegnamenti e tradurli in pratica  arduo. E' qui che non viene capito! Perch la gente abituata ad appoggiarsi alla Chiesa, a demandare ad essa ogni responsabilit, non sa camminare da sola, ha bisogno del bastone! Capire Baba significa abbandonare il bastone d'appoggio, comprendere la grandezza del S, la Divinit che rappresentiamo ed attuare la legge dell'amore. La realizzazione di questo programma richiede profonde modifiche interiori. E qui nascono i conflitti: per prima cosa, i soldi non si toccano, restano il primo valore della vita, poi viene Baba, ma senza troppe complicazioni. E Swami ci dice a Puttaparthi: ("Non  per caso che voi vi trovate qui.")
   Poi c' un'altra riflessione da fare: "Perch"? E' chiaro che un programma ci unisce, noi abbiamo bisogno di Lui, Lui avr bisogno di noi! Ma come potremo diventare le Sue "luci" se non decidiamo di cambiare ora, subito? Il tempo sta scorrendo veloce, di tempo non ce n' pi. Swami ha fretta! Nei mesi che ho trascorso durante la mia lunga malattia accanto a Lui, sovente purtroppo lo si vedeva triste ed io mi chiedevo: "Perch?" "Chi ti ferisce?" "Cosa Ti rattrista?" E inevitabilmente sentivo in me la risposta: "Voi". Noi amato, deriso, incompreso, tradito, crocifisso!

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   No, Tu Swami no - mi dicevo. Io voglio ardentemente vivere come tu desideri, nella comprensione dei Tuoi insegnamenti prima e nella messa in pratica poi; voglio amarti e amare imparando a vedere in ogni persona il Tuo volto e perci trattare tutti come tratterei Te. All'inizio  difficile ma ad ogni piccolo progresso sorge il sorriso sul Tuo viso. Swami come sarebbe bello attuare i Tuoi principi di amore universale!









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CAPITOLO XXVII

UNA VITA


   S, posso affermare di aver trascorso una vita nel buio. Non vorrei usare parole che potessero sembrare denigratorie nei confronti della cristianit. Sono cristiana ed ora pi che mai sono contenta di esserlo, per la mia coscienza m'impone di spiegare perch uso la parola "buio" per definire la mia condizione spirituale e vorrei aggiungere che l'assenza di luce ha oscurato il mio cielo in tutti gli anni che vanno dalla fanciullezza alla maturit fino al giorno della folgorazione: l'incontro con Sai Baba. Quel giorno memorabile in cui Lo vidi apparire in TV scatt in me qualcosa che non saprei definire, forse sortito dal mio inconscio, una luce accecante scaturita da "dentro" che mi fece riconoscere immediatamente l'(Avatar), l'incarnazione di Dio in terra. Fino ad allora avevo vagato nell'ignoranza, la Fede era un'illusione, la Devozione una specie di abitudine, l'ateismo un concetto che respingevo per pura vigliaccheria, non certo per convinzione. Da quel giorno "magico" incominci una seria, lenta, caparbia ricerca interiore, un desiderio sofferto di conoscere, di indagare, di scoprire chi ero, dov'ero e dove sarei finita "dopo", Cercavo la soluzione a tutti i perch della mia mente turbata che fino ad allora avevo schivato per pura superficialit. 
   "Devi amare Ges", mi si diceva, "Lo devi amare sopra ogni cosa." ed io ripetevo: "Ges ti amo", ma era una specie di ingenua favola che mi raccontavo quand'ero bimba e un'ipocrita scappatoia quando fui grande. Come potevo amare chi non conoscevo? Una Persona della quale avevo soltanto un'informazione libresca. Come un pappagallo ripetevo preghiere trite e ritrite che non mi sfioravano nemmeno in superficie. Il mondo nascosto dello spirito mi era precluso quasi che un muro fosse eretto fra me e i misteri del cosmo. Per ogni cosa che non comprendevo, c'era la frase pronta: " un grande mistero della nostra fede."
   Fin da bambina ho seguito l'iter impostomi dalla societ in cui vivevo; s, qualche volta  accaduto che un personaggio o un evento straordinario suscitasse in me sensazioni sconosciute e relative perplessit, poi tutto rientrava nella normalit. Ben presto mi accorsi che questa non era soltanto la "mia" situazione spirituale, ma la condizione della maggior parte dei cristiani: eravamo cristiani "all'acqua di rose", niente a che vedere col messaggio divino di Ges.

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   Quando sentivo raccontare o leggevo di Santa Teresa o di San'Antonio o degli innumerevoli Santi del calendario di Santi che fungevano da intermediari fra me e Dio, mi limitavo a trattarli con grande rispetto e tutto finiva l.
   Quando mi accadeva di leggere di "santoni" indiani o di "stregoni" africani, rilevavo il dileggio per questi personaggi; la nostra civilt occidentale li ridicolizzava sentendosi chiaramente al di sopra di queste culture. Oggi io la penso esattamente come un amico che un giorno alla mia indignazione per certi atteggiamenti della Chiesa mi disse: "La verit prima o poi si fa strada anche grazie agli stolti."

   (Io sono in te, tu  sei  parte  di  Me;  i  tuoi  errori formeranno  un Karma che  dovrai  percorrere  vita  dopo vita, migliorandoti ogni volta, i tuoi giorni saranno la tua  scuola,  finch  finalmente  sarai  nella  luce,  e diverrai tu stesso Luce.)

   Queste parole sublimi dette da Baba come dal padre al figlio o come da madre alla figlia, hanno scavato una breccia sconvolgente nella mia anima.

   (Io sono Dio ma anche tu lo sei, con l'unica  differenza che io lo so e tu no.)
                                                         (Baba)

   Oggi, dopo quattro anni di ricerca spirituale, ho preso una nuova strada e i veli sono definitivamente caduti. Dopo aver incontrato fisicamente Baba, aver goduto la dolcezza delle sue attenzioni, aver udito dalla Sua viva voce la storia di Ges e dei Suoi sublimi insegnamenti, oggi vi dico: ora si amo Ges, ora lo conosco e lo amo come amo Baba, ed ho la certezza che entrambi sono la stessa Divina presenza di Dio.

   (Sei  cristiano? Torna a casa  e  metti  in pratica gli insegnamenti di Ges.)
                                                         (Baba)

   Ora rileggo con commozione i Vangeli e riscopro le Verit che Ges 2000 anni fa proponeva alle folle che spesso non capivano le Sue idee rivoluzionarie, non comprendevano che il Maestro lavorava sulle loro anime e sui loro cuori cercando di mutarli. Le Sue Verit alle volte erano nascoste e difficili da comprendere, parlava per parabole e per simboli e sono certa che il pi scuotevano il capo interdetti e si domandavano cosa mai volesse proporre quella specie di vagabondo figlio di un falegname.

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   Poi lungo i secoli i Suoi meravigliosi insegnamenti sono stati manipolati e spesso mutati nei significati da mille mani e divenuti qualche volta poco credibili, a volte astrusi; qualcosa fu tolto e qualcosa aggiunto e molto fu alterato.
   "Caro Ges, dolce vagabondo dalla lunga chioma scomposta, ci hai rubato l'anima. E che abbiamo saputo farti noi uomini? Addirittura siamo stati ma Tu sapevi come vincere la morte del tuo corpo e sei risorto. La materia era un pensiero nelle Tue mani, eri Dio e potevi distruggere con un soffio ci che avevi creato, hai preferito mostrarci con la Tua morte il sacrificio, la sofferenza e l'amore per l'umanit. Hai permesso che t'immolassero come capro espiatorio sull'altare della nostra superbia, della nostra violenza, per insegnarci come vivere, come amare, come soffrire per gli altri."
   Oggi guardo Baba e vedo la luce folgorante di Ges. Oggi per me  come guardarmi dentro e scoprire un paesaggio di sogno. Vedo tutto chiaro, tutto vero... ma, dove sono vissuta fino ad ora? Dov'ero mentre accadeva questo meraviglioso universo intorno a me? Mi accorgo con gioia che piano piano, senza forzare, percorro sentieri dove ad ogni passo trovo risposte ai miei perch e perplessa ancora mi domando: "Chi mi ha tenuto nascosto tutto questo? Chi ha distorto queste verit universali? Perch mi sono sentita sempre sotto il peso di qualche colpa?"
   "Tu hai fatto questo? Allora pentiti in fretta o ti aspettano le fiamme dell'inferno." "Ricordati che Dio  bont infinita."
   Mi sono sempre chiesta come si potevano proporre concetti cos contrastanti: se pecchi, inesorabilmente sarai condannato per l'eternit a sprofondare in un buco-nero e brucerai e Dio  tuo padre ed  tanto buono e ti ama tanto che  pronto a perdonarti settanta volte sette, cio sempre. Mi si costringeva a credere a una cos strampalata rappresentazione e se finivo col depennarla dalla mia vita, ero una peccatrice.
   Ho aperto un libro, poi un altro, ho scrutato dentro una religione poi dentro un'altra, ho studiato gli insegnamenti dei maestri orientali ed infine ho incontrato Baba, il Maestro dei maestri, dolce, tenero, paterno ma anche severo negli ammonimenti, come Ges, e... ho cambiato vita, pensiero, atteggiamenti; ho scoperto che vorrei amare l'umanit tutta senza alcuna riserva.

   Ama il prossimo tuo come te stesso.
                                                           Ges

   L'Oriente  stato la mia grande svolta, il "santone"  deriso

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dall'Occidente  un uomo che ha scoperto la Sua divinit. Il Guru che raccoglie intorno a s moltitudini di devoti desiderosi di ascoltare i Suoi insegnamenti, non  un "santone" ma un Santo. L'India  un mondo a s, dove lo Spirito, Dio, l'Anima, sono sulla bocca di tutti dal pi semplice al pi erudito e dove  pi importante essere che avere, conoscere la Verit e metterla in pratica piuttosto che paludare grandi templi, mettervi dentro il Signore e lasciraLo nel marmo delle statue; qui si apprende e si sperimenta che Dio  dentro di noi, dentro ogni cosa animata dell'universo, il corpo che ci  stato dato  un abito che si logora e poi si butta mentre noi resteremo eternamente; dove apprendi che sei immortale perch "nessuno nasce e nessuno muore", dove scopri che il pensiero  pi importante dell'azione e la preghiera serve al corpo come allo spirito pi del cibo che ingeriamo. Che il "servizio" al fratello bisognoso  la migliore lode a Dio.








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CAPITOLO XXVIII

SOFFERENZA


   Vorrei parlare della sofferenza. Dell'umana, incancellabile, imprevedibile sofferenza, quella che ci passa accanto ogni giorno e ci fa credere subdolamente di esserne immuni.
   Quando tutti ti sorride, la natura ti ama e mille sono i progetti che si allungano fino alla felice realizzazione, quando non ti sfiora il sospetto che qualcosa possa turbare o mutare la tua tranquilla esistenza, come una valanga inarrestabile che parte dalla cima del monte e precipita a valle trascinando gioie e speranze, arriva l'inaspettata, sconosciuta sofferenza. Quella del corpo che strazia l'anima, sconvolge tutta l'esistenza e la tua vita muta d'incanto e ti domandi: ma  proprio vero? E' accaduto proprio a me? E allora vorresti dormire perch al tuo risveglio tutto possa venire cancellato come un incubo, un sogno che distrugge s stesso con l'avvento del giorno. Ma un'ora passa, passa un giorno e infine apri gli occhi, vedi tutto e sai che proprio a te  successo! Mia madre che era il "miracolo" del paese per la sua salute, l'energia e la fantasia che metteva ancora in tutte le cose malgrado l'et avanzata, mia madre che veniva a svegliarmi al mattino quando ero ancora pigramente addormentata, ha avuto un ictus ed  rimasta semi paralizzata e priva della parola. Ora vive con circondata dalle cure di tutta la famiglia. Ancora ieri mi rimproverava come quando ero bambina, mi dava consigli, mi faceva commissioni, ora lei era diventata la bimba ed io la madre con tutte le conseguenze che comportano i due ruoli. Improvvisamente mi sono piombati sulle spalle dieci anni non ancora vissuti con tutto il bagaglio delle frustrazioni, delle preoccupazioni e della fatica, quella a lettera maiuscole, quella fatica della quale sentivo parlare ma che la vita mi aveva fino ad oggi risparmiato. Ed ora la mia esistenza  divenuta un'appendice di quella di mia madre. Non pi le mie belle ore di solitudine godute minuto per minuto, l'ascolto dei (bhajan), la meditazione e la pittura; l'India  addirittura uscita dall'orbita terrestre. Per fortuna o meglio, per grazia di Dio, la fede mi ha permesso di sentire Baba sempre accanto, il ricordo esaltante della Sua mirabile Forma e la presenza nei miei sogni. Tutto questo era scritto nel mio Karma, nel Karma di mia madre e della famiglia tutta e ringrazio il Signore che mi ha dato queste sopportabili sofferenze, se servono  le ombre

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ed a purificare le mie passate esistenze.

   (Coloro che soffrono hanno la Mia grazia. Solo attraverso
   il dolore potete convincervi a guardare e analizzare  voi
   stessi.  Senza  una  ricerca  interiore  non  potrete mai 
   sfuggire  alla  sofferenza.  La   gioia    una  trappola 
   ingannatrice  e  il  vero  maestro  il  dolore perch vi
   insegna a  essere cauti, circospetti, a  discriminare, ad
   essere distaccati, consci e vigili.
                                                      (Baba)

   A volte rifletto su tutto ci che mi sta accadendo e sulle lezioni che imparo giornalmente: il servizio, la sofferenza, gli ammalati, la pazienza...

   (Tutto deve servire alla vostra  crescita, nulla  avviene
   per caso grazie alla fortuna o alla  sfortuna, ma  infine
   cos'  la sfortuna?  solo  una  proiezione  della  vostra
   mente.
                                                      (Baba)

   Rifletto dolorosamente e mi convinco sempre pi che, se Baba vuole, io torner a Puttaparthi. E se mia madre migliorasse tanto da divenire autosufficiente? Se trovassi la persona adatta che s'impegnasse ad aiutarla nella riabilitazione? Se qualcuno si prendesse cura della mia casa ormai trasandata e in disordine, forse, oltre al lavoro che svolgo giornalmente fuori casa, potrei ritargliarmi delle pause per riprendere a dipingere o a scrivere come desidera Swami. Poi apro gli occhi e vedo che tutto  (maya) (illusione) e l'oggi riappare triste e sempre uguale all'ieri mostrandomi il decadimento rapido di quello che fu un bel corpo femminile e che oggi giace nel letto e attende le mie continue attenzioni. Improvvisamente tutto ci che era stato per me soltanto teoria compresa ed accettata, mi si presenta fulminea nella tangibilit dei sensi e senza proroga. Cos la bellezza corporea e il concetto pagano di essa, sfuma nella mia mente come la pi subdola ed intrigante delle illusioni. Ecco la china che porta alla fine, all'abbandono del corpo e alla liberazione.
   Sei mesi dopo. La mia bella salute era inciampata, la mia vita divenuta sempre uguale e triste, le preoccupazioni aumentavano e l'India stava scomparendo definitivamente dal mio orizzonte. Lentamente e caparbiamente, alla luce del grande amore di Baba, mi sono rialzata e le cose sono migliorate mentre Puttaparthi sta rientrando timidamente nei miei desideri... o cos mi pare; per ora mi accontento di crogiolarmi in questi consolanti pensieri.  Lo  scoramento  dei

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primi mesi ha lasciato il posto ad una specie di battaglia che conduco ogni giorno ininterrottamente. Ho ripreso a dipingere e a scrivere conscia dell'affetto costante del mia Amato Guru che ancora una volta  entrato nei miei sogni, mi ha sorriso e toccato con le Sue mani Divine odorose di (Vibhuti), donandomi la certezza della Sua paterna protezione. L'amica Lella mi  stata molto vicina in questo frangente sostenendomi e incoraggiandomi e un giorno mi ha telefonato per dirmi che aveva trovato la persona adatta per aiutarmi in casa, e rimasi molto sorpresa quando seppi che si trattava di un giovane, molto bravo e volenteroso che, di giorno si adattava a lavorare come domestico e la sera studiava.
   Daniele, un ragazzo dell'et dei miei figli, intelligente, educato, svelto e molto simpatico  cos entrato nella mia casa ormai degradata per la lunga incuria e debbo convenire che, fra la sorpresa di tutta la famiglia, un po' alla volta l'ha cambiata smontando, lavando e lucidando, il tutto nella maniera pi sorprendente.
   Ora fa parte del mnage della mia casa, sorride e lavora, chiacchiera con la mia mamma e lavora mentre io gli parlo continuamente di Baba.

   (Fidatevi della grazia di Dio perch sopravviverete senza subire alcun danno, per quanto forte sia la tempesta.
                                                          Baba)

   La cosa che ci ha sorpreso di pi  stata la sua appartenenza ad una famiglia che professa la religione cristiana nell'ambito dei "testimoni di Geova" anzi, per la precisione, i suoi genitori sono "pastori" impegnati a tempo pieno. Noi che siamo stati educati spiritualmente nella Chiesa cattolica, avremmo dovuto, secondo i condizionamenti e i suggerimenti dei nostri sacerdoti, metterlo alla porta come indesiderato. Neanche per sogno! Ormai da tempo ho rifiutato e con me tutta la mia famiglia, i pregiudizi, e in fatto di spiritualit siamo del parere che l'ecumenismo non  soltanto una parola astratta, ma una forma della mente che deve essere messa in pratica e vissuta giorno dopo giorno e chi entra in questa dimensione non respinge pi alcuno, cristiano o non cristiano.

   (Lasciate che le religioni fioriscano perch il nome di Dio sia cantato in tutte le lingue ed in ogni angolo della terra perch ogni religione pratica l'amore e l'amore porta a Dio e Dio  amore.
                                                          Baba)

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   Swami, amato mio, so che Daniele me l'hai mandato tu ed io ho compreso anche l'insegnamento nascosto nella Tua Grazia.
   Un altro personaggio entrato nella mia casa, e nella mia vita di ogni giorno:  un giovane fisioterapista cercato per mesi inutilmente; ora ha preso in cura mia madre ed ogni giorno resta con lei operando una riabilitazione che incomincia a dare i suoi frutti e lentamente a piccoli passi conduce la sua paziente verso una piccola autosufficienza. Inoltre la mia mamma ha ripreso a parlare quasi normalmente. Grazie Swami!

   (La vita  una grande sacrificio: fate che Dio vi presieda, non ignorateLo, Dio prender su di S il fardello del vostro benessere. Sappiate che Dio  il vostro congiunto pi prossimo e amoroso. Cercate di arrivare al livello nel quale solo Dio conta, sapendo che voi siete solo uno strumento nelle sue mani.
                                                          Baba)

1 Ottobre 1993
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   Mia madre migliora ogni giorno ma il mio fisico  provato, lo stress mi toglie ore di sonno, per col mio carattere ottimista che riaffiora sempre e del quale non ringrazier mai abbastanza il Signore, faccio mie le parole dell'amico Gianni: "Ho mille mali per li reggo bene perch, grazie a Dio, ho una salute di ferro." Mi dicono che un gruppo di Milano sta partendo per Puttaparthi e fra qualche giorno ne partir uno da Bologna. Piera mi ha telefonato per salutarmi prima della partenza... tutti vanno, tutti vedranno Baba giorno dopo giorno e godranno della Sua visione e della Sua parola mentre io resto qui, sempre qui, e sono trascorsi gi due anni dal mio ultimo viaggio in India. Questo e il sentiero che Baba ha tracciato per me, mi ha dato l'opportunit di essere accanto a Lui per que anni, cosa posso desiderare di pi? Cosa debbo desiderare di pi? (Maya) aveva preso possesso della mia mente, avevo mille certezze e mille progetti, per me il sipario non si era ancora chiuso, lo spettacolo durava sempre, il fascino delle rappresentazioni Divine non aveva termine: cielo, terra, Sai, amore, Puttaparthi, India...
   Oggi tutto  naufragato, l'oceano ha eliminato le onde, l'acqua  calma ed io sono qui e... gli altri partono!
   Addio India, per questa vita e finita fra noi!
   "Mamma", mi vanno ripetendo i miei figli, "torna in India, pensiamo noi alla nonna... vai tranquilla!"
   "Ma io  non  posso  andare."  Loro  sono  animati  da  buone

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intenzioni ma la realt non  quella che leggo nel loro cuore, mia madre ha bisogno di me. Chiss forse un giorno avr un'altra opportunit, Swami mi doner la Sua Grazia ed io Lo raggiunger.

15 Ottobre
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   Ieri sera ero pi stanca del solito, il buon umore era un po' appannato. Messa a letto mia madre, mi ero ritirata nella mia stanza per ritagliarmi qualche ora di solitudine e di lettura: finalmente un po' di quiete! Ho preso in mano il bellissimo libro "Mio Amato" di Charles Penn e scorrendo le pagine, mi sono fermata ad un discorso tenuto da Baba il 23 novembre 1990, in occasione del Suo compleanno.

   (Quando i problemi arrivano, guardate al di sopra delle montagne, verso i cieli blu. Comprendete che state solo assistendo alla Mia rappresentazione. Realizzate che la vostra vita  temporanea come le nuvole danzanti. Il vostro venire e il vostro andare sono solo una parte della esibizione. Prendete seriamente solo Dio e recitate con amore la parte a voi assegnata. Sar addolorato se non comprenderete i vostri ruoli. Il Mio regno  in voi. Oh, quanto vi amo quanto vi voglio bene. Venite e gioite con Me! Voi siete sempre vicini al Mio cuore!
                                                          Baba)

   Con queste parole sulle labbra mi sono addormentata.

16 Ottobre
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   Appena sveglia sento la voce di mia madre dalla camera accanto che mi sta chiamando.
   "Arrivo, mamma!" Balzo dal letto svelta e stranamente allegra. Guardo mia madre che dal letto mi sorride. Sento improvvisamente il cuore pulsare e quasi senza rendermene conto grido: "Mamma, vado in India!"
   Lei mi guarda sbalordita: "S cara vai dal tuo amato Baba, vai serena e vedrai che tutto andr bene!"
   Era la prima volta che mia madre affrontava questo argomento e quando leggeva nei miei occhi la tristezza per il mio mancato viaggio, l'accettava come inevitabile, pareva quasi che senza di me non potesse sopravvivere. Ora invece il suo atteggiamento era completamente mutato.

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   "Devi andare da Baba. Lui ti chiama, non farlo aspettare!"
   Il mio cuore era pieno di beatitudine, finalmente la decisione era presa: sarei andata, ora avevo la certezza che sarei partita, tutto il resto pareva non contare pi. La scuola di danza, i figli, il marito, la casa, infine la mamma... potevano andare avanti senza di me. Il Signore mi aveva mandato un messaggio di comparizione; tutto improvvisamente era divenuto possibile, i pensieri cupi erano svaniti nell'aria come nuvole toccate dal sole. Ho preso il telefono e ho chiamato subito Lella.
   "Pronto Lella?... Vengo in India."
   "Che meraviglia! Dio Ti ringrazio! Baba sapeva che sarei andata in India solo se venivi con me!"

20 Ottobre
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   Ho gi tutto programmato. Daniele si occuper della casa, il fisioterapista e un'infermiera cureranno mia madre. Luca rientrer da Parigi e rester con la nonna fino al mio ritorno e mio marito non mancher di vigilare su tutto. Incomincia il conto alla rovescia, lascio le ore ed i giorni alle mie spalle e guardo avanti; nel mio orizzonte vicino, vedo scimmiette curiose, elefanti, bimbi neri e festanti, buganvillee e noci di cocco... e vedo il diamante che brilla sotto il sole, la stella che luccica nella notte... l'incarnazione dell'amore: Baba.
   Che strano, mi chiedo d'un tratto, chi ha deciso per me, chi ha spinto i miei sentieri?

   (Guarda indietro nella tua vita, da quando ti ho attirato a Me, rifletti sulle risposte che ti sono state fornite. Io sono pi profondamente interessato a te di quanto tu abbia mai saputo. Non ti ho forse dato dimostrazione del Mio amore? Io sono tuo padre, tua madre, sono il consolatore, sono tutto ci di cui hai bisogno, sono stato sempre con te e non ti abbandoner mai!
                                                          Baba)




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CAPITOLO XXIX

GO!


   Ho terminato il manoscritto della prima parte del libro dedicato a Baba. 
   La seconda parte la scriver in India.
   Quando sar a Prashanti, ogni giorno porter al (darshan) il mio elaborato perch l'energia Divina del Maestro l'avvolga, e perch mi illumini per la stesura dell'ultima parte. Chiss forse avr l'(interview), forse Swami lo prender nelle sue piccole mani, mi chieder una penna e, come per l'altro libro che scrissi due anni fa, me lo firmer: (With love, Baba).
   E cos, costruisco la mia bella sceneggiata, della quale Swami  il protagonista ed io il suggeritore. Che pazza! (Mente di scimmia), come dice Baba; sar gi un miracolo se riuscir ad andare in India e ad accovacciarmi ai Suoi Piedi di Loto. Se avr fortuna... ma che dico fortuna, se Lui vorr, riuscir ad essere estratta nelle prime file e a godere della Sua visione a breve distanza.
   Certo che potrebbe accadere veramente che mi dicesse... (Go!)
   Poi rinsavisco e continuo nel lavoro di rilettura dei fogli sparsi un po' dovunque in questo incredibile disordine che mi ritrovo sul tavolo; intanto fisso il volto di Baba che mi guarda da una bella foto, gli occhi magnetici, seri e teneri ad un tempo e rifletto sul meraviglioso rapporto spirituale che c' fra di noi... e gli faccio pure le mie rimostranze: "Sono tanti mesi ormai che non compari nei miei sogni, perch? E pensare che faresti presto, sei qui dentro al mio cuore... quanto ci vuole a spostarTi un attimo ed entrare nel sogno? Forse non lo merito. Dove ho sbagliato? Ma tu sai bene che provo a correggermi con impegno... e intanto mi stai fissando con questi occhi che mi scavano nell'anima. Ti prego, entra ancora una volta nei miei sogni."
   La notte stessa l'ho sognato.

13 Novembre 1993
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   "Ero al (darshan) seduta fra la moltitudine dei devoti in silenziosa attesa. Tutto era bianco e splendente, a mani giunte aspettavo. Finalmente sul selciato assolato  apparso Lui in tutto il Suo Splendore, una macchia rossa e nera fra il candore degli astanti. D'un tratto me lo sono trovato davanti, la Sua Divina Persona sfiorava le mie ginocchia, sorrideva e mi guardava. Come potrei rendere l'idea di ci che avveniva in me?

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Ero come paralizzata dallo stupore, lo ammiravo rapita mentre il cuore mi saltava in petto. Swami si  chinato verso di me, mi ha preso delicatamente il viso fra le mani e mi ha baciato, il bacio affettuoso del Padre alla figlia. Non sapevo se ridere o piangere, la mia commozione aveva raggiunto un livello insostenibile, ero nella pi pura (ananda) (gioia, beatitudine); si era verificato il pi splendido degli accadimenti, ci che forse nessun devoto ha mai osato sperare. Improvvisamente, spinta da un prorompente slancio d'amore, con entrambe le mani Gli ho accarezzato il viso proteso verso di me sussurrando: "Caro Baba... caro Baba" e mentre pronunciavo queste parole sentivo la moltiplicazione del Suo e del mio amore."
   Poi tutto si  dissolto e mi sono svegliata.

   (Solo colui che ho chiamato pu servirMi. Ognuno di voi ha una parte unica e preziosa da eseguire in questa Vita. Dar a coloro che donano se stessi una gioia ed una beatitudine mai conosciuta e ancora di pi; li guider tenendoli per mano lungo i sentieri verso la gioia eterna... trova il sentiero che ti porta a Me!
                                                          Baba)

   Finalmente  tornato Michele. E' rimasto a Puttaparthi sei mesi, sei lunghi mesi trascorsi ora dopo ora con la visione di Baba negli occhi e nel cuore. 
   Purtroppo non ha avuto l'(interview)... Lo so che non dovremmo attaccarci tanto tenacemente alla forma, alle gratificazioni che ci d la vicinanza e l'attenzione del nostro Guru, ma in noi purtroppo c' solo una piccola fiamma di Divino, il resto  tutto umano e come tali desideriamo il contatto fisico e non solo spirituale dell'oggetto del nostro amore.
   Michele mi ha portato un bellissimo poster di Baba che sorride. Una meraviglia. Grazie Michele!
   Qualche mese fa le televisioni e i giornali di tutto il mondo riportarono la notizia che Sathya Sai Baba, il pi conosciuto Guru dell'India, era stato oggetto di un attentato. Si diceva che alcuni malintenzionati si erano insinuati fra i devoti cercando di accoltellarlo. Purtroppo il fatto era risultato molto cruento. Swami era illeso ma lacune persone avevano perso la vita.
   Nelle pagine precedenti non ho riportato il fatto perch le notizie che mi giungevano attraverso i giornali o direttamente da Puttaparthi erano frammentarie e contraddittorie. Le versioni dell'accaduto riportate da chi si era trovato sul posto erano sempre diverse, pareva quasi che una mano invisibile e potente avesse mischiato le carte per confonderle.

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   In questo triste bailamme mi sentivo angosciata anche se, nemmeno per un attimo mi sfior il timore che Swami potesse venire ucciso; la mia fede in Lui  tanto grande che non pu assoggettarsi agli avvenimenti mondani. Baba ha pi volte asserito che lascer le Sue spoglie mortali a 96 anni e cos sar. Ci che avviene sulla terra  l'eterna lotta fra il bene e il male, satana briga e intriga per minare la fede degli uomini ma spesso riesce soltanto a produrre un macabro spettacolo di violenza e di morte. La Fede, quella vera, autentica, non viene sfiorata.
   Attendevo Michele per saperne di pi, lui era a Prashanti ed ha vissuto questi tragici momenti, da lui avrei voluto l'esatta versione dell'attentato.
   "Allora, Michele, cos' veramente successo e come? Alcuni giornali hanno riportato che ci sono stati quattro morti: i due attentatori e due (Seva) che avevano fatto da scudo a Baba. Eravamo intervenuti i militari e avevano ucciso i due assassini mentre i due devoti erano morti accoltellati. Un'amica tornata da Prashanti ha riferito che nella notte la campana del (Mandir) ha suonato,  accorsa la polizia che ha bloccato i quattro attentatori uccidendoli. Mario, un altro devoto, mi ha raccontato che due erano gli Indiani che volevano uccidere Swami e non trovandoLo hanno ferito a morte un (Seva) e un giovane studente che solitamente guidava la macchina di Baba. Una versione strana ma certamente non impossibile  quella di Ombretta la quale mi ha assicurato che gli assalitori erano quattro ed erano riusciti a passare fra le maglie dei (Seva), e giunti nella camera di Baba non l'avevano trovato perch si era "smaterializzato". Insomma, Michele, tu eri l, dammi le notizie esatte dell'accaduto; la fantasia  una cosa, la realt un'altra."
   "Senti Lucia, ti parr incredibile, ma io ho molte pi versioni di te; il mattino dopo l'attentato nessuno sapeva con precisione ci che era avvenuto. Ognuno dava la sua interpretazione e ti assicuro che erano una pi fantasiosa dell'altra. Addirittura c'era che assicurava di essere stato presente al fatto ed essere stato chiamato in soccorso ai (Seva). Forse si saranno sentiti gli spari della polizia, forse la campana del (Mandir) avr suonato, per ti assicuro che la verit nessuno la s. Io ho dormito come non mai e il capannone dov'ero alloggiato si trova abbastanza vicino al (Mandir). Una cosa la sappiamo tutti ed  la morte di quattro esseri umani, due dei quali guidati da satana e due guidati da Dio."
   "Ci che mi dici mi pare allucinante... quanto vorrei sapere che cosa pensa di tutto questo Swami!"
   "Io ti posso dire che il mattino seguente Baba  uscito regolarmente per il (darshan). L'apparizione  stata breve e nulla trapelava dal Suo volto. L'espressione del Suo  viso  era

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seria, gli occhi severi e le spalle pi curve del solito come gravate da un peso insostenibile."
   Pare che Baba non abbia accennato al triste episodio n rilasciato pubbliche dichiarazioni quasi che, nella Sua immensit, questa umana tragedia non riesca nemmeno a sfiorarLo. Altri sono i Suoi compiti sulla terra e altri i Suoi intendimenti. Mille morti periti nel terremoto, per Lui sono mille fortunati individui "tornati a casa", "tornati al Padre". Alle volte resto confusa quando Baba dice:

   (Io parlo come voi, mangio come voi, ma guardatevi bene dal pensare che Io sia come voi, per quanto possiate indagare, non riuscirete mai a conoscere la Mia vera natura.
                                                          Baba)

   "Caro Swami, gigante dell'amore, messaggero della bont, Maestro di parole illuminate, perch gli uomini desiderano farti del male? Come si pu ripagare il bene con la violenza?"






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PARTE II


BOLOGNA- PUTTAPARTHI













(Pensieri)


Sento le onde tumultuose dell'oceano
e le colline di creta che si sfaldano
ai miei piedi.
Sento qualcosa che mi graffia dentro
ma non mi lascia ferita.
Tu non lasci libero il mio cuore,
sei una sete che non si estingue
e sei un fiore che vorrei tenere tra le dita
e vederlo sbocciare.
Amato mio,
ultima follia di un cuore stanco
dove s'annida la paura
di una vita inutile,
sradica, muta, trasforma
un'assurda illusione,
toccami con le Tue mani di seta
e liberami da me stessa.










CAPITOLO XXX

SOTTO LA NEVE


   Siamo all'aeroporto di Bologna, la partenza  per le ore undici. Prima tappa Bologna-Francoforte. Purtroppo il cielo  burrascoso e corre voce che nessun aereo partir finch non saranno mutate le condizioni atmosferiche. Infatti una voce annuncia la sospensione di tutti i voli e i passeggeri vengono invitati a prendere posto sui pullman per essere trasferiti a Rimini o a Cesena dove le condizioni del tempo sono pi favorevoli.
   Se c' una cosa che non sopporto  viaggiare in pullman: il mi stomaco non  in grado di accettare questo tipo di veicolo. Siamo molto deluse, l'inizio del nostro viaggio si prospetta piuttosto disagevole. Certo non rinunciamo a partire, ma lo scontento si insinua nei nostri cuori.
   "Baba, perch ci fai questo? Se  una prova al nostro bene l'accettiamo volentieri ma ti preghiamo, se  possibile, risparmiaci altri disagi, non frapporre tra Te e noi altri ostacoli".
   Mentre ci accingiamo ad andare verso i pullman, una voce improvvisamente fa un annuncio: "Il volo Bologna-Francoforte si effettuer regolarmente, preghiamo i passeggeri di presentarsi all'imbarco."
   Ci fissiamo negli occhi in silenzio.
   "Ma non  possibile!", dice Ombretta la figlia di Gianna, "parte solo il vostro aereo."
   Mio figlio Luca che mi ha accompagnata, scuote la testa incredulo e divertito, contento che tutto si svolga nel migliore dei modi.
   "Ah, Swami, grazie! Sei qui con noi. Siamo commosse e felici."
   La neve scende fitta e luminosa mentre prendiamo posto sull'aereo della Lufthansa. L'aereo  nuovo e bello, comodo ed accogliente. Al nostro rientro in Italia avremmo ripensato spesso al bell'aereo della compagnia tedesca.
   Il nostro desiderio di rivedere Swami e la crescente impazienza di arrivare sono cos intensi che sono stati senz'altro premiati.

   (La devozione  come un fuoco e il fuoco fonde il  ferro.
   Dio  commosso dalla devozione).
                                                      (Baba)

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   Presto ci troviamo al di sopra delle nuvole, immerse in un paesaggio fantastico, mentre la luce filtra fra l'impalpabile bianco e azzurro del cielo. Solo gli occhi possono penetrare questo paradiso incantato, il pensiero no, questo si ferma, non riesce a discernere il dopo-orizzonte. Che cosa c' al di l dei sensi? Forse i Serafini e i Cherubini della nostra infanzia? Non fatico a credere che tutto ci che appare al mio sguardo sia un pensiero di Dio. E se questo cielo non esistesse realmente? Se io non esistessi? Se nulla esistesse? Se Dio non fosse che una splendida costruzione del nostro spirito e perci Egli stesso inesistente? Che cosa resterebbe? Questo  il limite che il mio intelletto pu raggiungere. Quando i miei ragionamenti arrivano a questo punto incomincio a sentirmi male, non riesco a fissare il pensiero, e la testa  in un vortice di angoscia.
   Dove sono? Chi sono? Come e perch "sono"?
   Ricordo una frase che mi disse mio fratello Franco al quale avevo manifestate queste mie sconvolgenti sensazioni:
   "Noi non siamo programmati per comprendere il "nulla", non possiamo nemmeno cercare di esplorare questo mistero della "non esistenza", il nostro cervello non accetta questa ipotesi."
   L'atterraggio a Francoforte  perfetto come perfetto  stato il viaggio fino ad ora. Abbiamo una lunga sosta prima dell'imbarco per Bombay.
   Ci buttiamo su comode poltrone cercando di dimenticare la nostra impazienza chiacchierando. Questo aeroporto  immenso, veramente una citt dentro la citt.
   Mentre discorriamo del pi e del meno, un signore di mezza et, molto educato e distinto, si avvicina:
   "Scusate, sento che siete Italiane, io sono di Bologna e voi?"
   "Noi pure siamo di Bologna, guarda un po' com' piccolo il mondo. Dove va di bello?"
   "Vado in Cina per fare acquisti, sono un antiquario, e voi dove andate?"
   Tutte assieme rispondiamo che la nostra meta  l'India e Sai Baba  l'amato Maestro che ci sta aspettando. Con piacevole sorpresa apprendiamo che questo signore ha gi sentito parlare di Sai Baba e che  molto interessato a saperne di pi. Conversando piacevolmente trascorre il tempo mentre apprendo con grande sorpresa che il negozio di questo antiquario dista poco dalla mia casa. E' proprio vero, lo spazio  un'illusione,  solo il pensiero di Dio che ha in pugno la realt umana.

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   Io vado in India, questo signore va in Cina, ci incontriamo in Germania e scopriamo di essere vicini di casa!
   Nulla accade per caso, tutto fa parte di un disegno dai tratti sottili e insondabili, c' un mistero prima di questa vita che viviamo e c'incontriamo e forse ci sar un'altra vita e un'altra ancora e infinite vite che ci vedranno assieme in altre circostanze, in altro luogo. E' un grande enigma!
   Penso che ci siano due mondo paralleli: uno materiale visibile e umano, e uno spirituale invisibile al di fuori dell'uomo.
   Alle volte mi chiedo: dove stanno nascoste tutte le "verit"? Quando mi si sveleranno questi misteri? E' una vita che mi sento dire dai sacerdoti cattolici sull'altare " un grande mistero della nostra fede." Scruter tutta la vita se sar necessario, dentro e fuori di me per afferrare le ragioni misteriose del mio "esistere". Quale meta debbo raggiungere, perch sento che ho una lunga strada da percorrere. La vita non pu essere un divenire piatto di ore e di giorni, di azioni e di pensieri fini a se stessi.

   (Le sfere celesti girano e si distruggono; il tempo vola, un'era segue l'altra; i corpi che sono nati crescono e si finiscono. Mettete in sintonia i vostri cuori perch vibrino in simpatia con i dolori e con le gioie dei vostri simili e riempite il mondo d'amore. L'amore vi impedir di consigliare agli altri cose che non vorreste fare, perch la vostra coscienza vi direbbe che state mentendo. Riempite d'amore ogni vostra azione. Che nessuno soffra per effetto di un vostro pensiero, parola o altro. Sia questo il vostro "Sadhana" (pratica spirituale) che vi aiuter sicuramente a raggiungere la meta.
                                                          Baba)

   Amore... Prema... Sembra facile metterlo in pratica a questo livello; ma s'illude chi crede che sia una cosa impossibile. L'amore  una piccola parola ma il suo significato  grande come l'universo!

   Ama il prossimo tuo come te stesso.
                                                           Ges



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CAPITOLO XXXI

LA PORTA DELL'INDIA


27 Dicembre, Bombay
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   Tragica, sconvolgente, immensa citt dove ogni cosa  grande. I palazzi, i giardini, i tuguri maleodoranti, le miserie, le malattie, il caldo soffocante e il degrado sociale. Quasi incredibile  la concentrazione della folla, impensabile nelle citt dell'Occidente. Per non si pu disconoscerle un misterioso, sottile fascino.
   Siamo spossate,  quasi mezzogiorno e decidiamo di restare in aeroporto dove ci attende il volo per Bangalore; dovremo trascorrere cinque ore pazientemente. Riuniamo i bagagli accanto a quelli di un gruppo di tedeschi diretti come noi a Puttaparthi. E' molto difficile raccapezzarsi nel bailamme di questo aeroporto; per fortuna Swami ha voluto che avessimo accanto questi devoti molti gentili e disponibili; bench non parlino l'Italiano, n noi d'altronde il Tedesco, abbiamo una lingua che ci accomuna: l'amore per Sai Baba.
   Stanno annunciando che il nostro aereo porta molte ore di ritardo sull'orario stabilito: ah India, India, quando crescerai! Quando potremo viaggiare tranquilli e sicuri!
   Le ore trascorrono lente, la stanchezza accumulata nella lunga traversata Francoforte-Bombay si fa sentire, il nostro malcontento aumenta e il tempo non passa mai. Improvvisamente una voce avverte che l'aereo per Bangalore partir soltanto l'indomani alle nove. 
   Vorrei gridare per quanto sono innervosita e le mia amiche sono irritate non meno di me. Quindi saremo a Puttaparthi solo domani... un giorno perduto!
   "Baba caro, perch tutto questo?"
   Pentita di questo sfogo prendo fra le dita la medaglietta con la Sua effigie che porto sempre al collo e Gli chiedo umilmente perdono, nulla deve interrompere questa corrente d'amore che ci unisce. Quante volte ha ripetuto che i Suoi devoti debbono esercitare la pazienza e il controllo della mente.

   (Ogni secondo segna per voi una nuova nascita:  una nuova occasione per raggiungere una vittoria, la vittoria su voi stessi.
                                                          Baba)

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   S, lo so, bisogna esercitare la pazienza specialmente quando le cose vanno storte perch tutto accade inevitabilmente che lo vogliamo o no.
   Dunque, domani partiremo per Bangalore e saranno due ore e mezzo di aereo, dopo di che un taxi ci porter in quattro ore a Puttaparthi. Non riesco a tranquillizzarmi, tortuose considerazioni invadono la mia mente. Chi ha trascorso un'intera notte di attesa dentro l'aeroporto di Bombay pu comprendere il nostro stato d'animo. Se poi a tutto questo si aggiunge il timore di vedere ulteriormente spostato o addirittura soppresso il proprio volo, la situazione diviene insostenibile. Non so dire quante volte guardiamo l'orologio: le due, le tre, le cinque...
   Mentre ce ne stiamo sedute cercando di riposare sento che gli occhi mi si chiudono e il sogno entra in me: lo scenario indiano si popola di nuovi fantasmi, fantasmi buoni, fantasmi amici: grandi fiumi pieni di elefanti che giocano con l'acqua, bambini neri che si rincorrono e cantano (bhajan) per la strada con grandi idoli sulle braccia...
   "Lucia, dormi?" La voce di Lella mi fa rientrare nella realt.
   "Veramente dormivo prima che tu mi svegliassi."
   Lella mi fa segno che accanto a noi si  fermata una piccola comitiva di Italiani.
   Bene, mi dico, scambieremo qualche parola per ammazzare il tempo. Noto subito che della comitiva fa parte un giovane sacerdote cattolico.
   "Siete Italiane? Dove siete dirette?"
   "A Bangalore, e voialtri?"
   "Andiamo in visita ad una missione del sud."
   Mentre discorriamo, alcuni membri del gruppo, notano sulle nostre valigie la dicitura Sai Baba Puttaparthi. Sottovoce parlottano tra di loro e lo fanno notare al sacerdote il quale visibilmente incuriosito ci chiede:
   "Ma chi  questo Sai Baba?" Noto gi nella sua voce un tratto ironico."
   "Ma padre, davvero non ne ha mai sentito parlare?"
   "E' la prima volta che vengo in India."
   "Ma non  necessario essere venuti in India per sapere chi  Sai Baba, ormai se ne parla in tutto il mondo e non solo in quello orientale!"
   "Lei dice di essere cristiana e viene fin qui per vedere un "santone"?", ribatte con veemenza il sacerdote.
   "Strano, padre, una voce mi dice che lei sa bene di chi stiamo parlando. Sai Baba non  "un santone", come lo definisce lei, ma  un'incarnazione divina, un (Avatar) come lo era Ges."

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   Il giovane prete irritato e innervosito, con aria di compatimento, esprime qualche commento derisorio ribadendo che  incredibile per non dire vergognoso che proprio noi che veniamo dalla culla della cristianit esprimiamo questi concetti.
   Il diavoletto che cerco di tenere a bada e di distruggere, improvvisamente riaffiora dal profondo e un'ira malamente contenuta mi induce ad esternare tutto il mio sdegno per un simile arrogante comportamento e mi auguro quasi che di Swami sparlino per gustare il piacere di difenderLo. Che assurdit, difendere Dio! Proprio ci che Baba non vuole; in varie occasioni ha ripetuto che Dio non ha bisogno di difensori.
   Questo giovane non  senz'altro uno sciocco e forse  pure in buona fede, una cosa per  evidente: si comporta come uno sciocco.

   Se  uno  sciocco mi chiama sciocco non mi fa effetto nell'intimo... sono anche troppo bramoso di corteggiare il biasimo come necessaria contropartita alla considerazione di Dio.
                                      George Ivanovic Gurdjieff

   "Ma lei padre  mai stato a Puttaparthi? Ha mai incontrato Sai Baba? E allora, come pu giudicare chi non conosce? Cos'ha imparato in tutti questi anni di studio? Che si pu deridere o condannare chi non si  mai visto? Di quale primato si va gloriando? Lei  pieno di presunzione e di ego, non mi pare che sia ci che ha insegnato Ges!"
   "Per carit non parliamo di Ges, non mescoliamo i pulpiti con le polpette!", riprende il sacerdote sempre pi alterato.
   "Padre", interviene Gianna, "anche noi siamo cristiane ma, grazie a Dio, non siamo n cieche n sorde. Noi abbiamo trovato Ges dopo 2000 anni."
   "Non diciamo bestialit", rimbecca rosso di sdegno il giovane sacerdote che si allontana velocemente troncando la discussione.
   Come al solito sono stata incapace di dominare la mia collera dimenticando gli illuminati insegnamenti di Sai: ("... in certi casi il silenzio  d'oro.")
   Sono le nove, finalmente ora partiremo e ci metteremo alle spalle questo increscioso episodio. Stranamente ci accorgiamo che non viene eseguito il ritiro dei bagagli n ci viene consegnata la carta d'imbarco. E' tardi, gli impiegati addetti dovrebbero essere gi da tempo sul posto. Siamo inquiete, stremate e di pessimo umore. Sono le dieci, poi le undici e finalmente ci viene comunicato che il nostro aereo partir soltanto alle sette di questa sera.

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   A questo punto i nervi saltano e ci ritroviamo a urlare contro ogni impiegato dell'Air India. La nostra indignazione ha raggiunto un limite tale che potremmo facilmente passare agli insulti senza nemmeno accorgercene.
   Alle nostre rimostranze gli addetti "fanno gli Indiani" e fingono di non capire. Lella non si sente bene e mi accorgo che ha ceduto al pianto. Sono furiosa, forse Swami non ammette un simile comportamento da parte dei Suoi fratelli Indiani ma certamente condanna la mia condotta riprovevole. Mi pare di sentire la Sua voce: (Che cosa ci vuoi fare, questa  l'India! Dirigi il tuo amore verso di Me anzich giudicare, togli dalla tua mente questi pensieri che ti fanno solo male, dona amore a tutti e avrai il mio amore.)
   Riflettiamo sulla possibilit di andare per qualche ora in un albergo a riposare ma poi decidiamo di restare in aeroporto certe che tutto quello che ci accade  voluto da Baba.
   Sono stanca, scontenta di me stessa come non mai, penso che se ci fosse qui l'amico Michele mi direbbe: "Che devota di Swami sei? Perch ti comporti in questo modo? Ogniqualvolta ti butti in queste discussioni fai del male solo a te stessa e dai un dispiacere a Baba."
   Ricordo che in valigia ho un medicinale che serve a farmi rilassare, lo prendo e dopo un po' sento gli occhi che mi si chiudono. Mi appoggio pi comodamente allo schienale e, mentre recito mentalmente i 108 nomi, mi addormento. Immediatamente entro in un sogno, un sogno tanto chiaro e logico da superare la realt.
   "Me ne sto chiacchierando con diverse persone e parlando mi gingillo con la catena che porto sempre al collo e alla quale  appesa una medaglietta in smalto con l'effigie di Baba. Improvvisamente la catena si rompe e cade sul tavolo. Nel raccoglierla mi accorgo che  andata in frantumi. L'effigie di Swami  in briciole. Un dolore acuto mi sale dal cuore mentre raccolgo i minuti pezzi della medaglietta distrutta."
   Mi sveglio di scatto con la sensazione strana di sentire i battiti del cuore come fossero al di fuori del mio corpo. Ancora una volta Swami  venuto e mi ha dimostrato quanto  triste per il mio biasimevole comportamento. Forse  un rimprovero del mio inconscio? No, Baba  sempre stato ben chiaro riguardo ai sogni nei quali compare la Sua Persona, nessuna ragione  plausibile se non che  Lui stesso che decide di entrare nei nostri sogni.
   Sono le quattordici e vediamo un giovane impiegato dell'Air India che si avvicina premuroso. Siamo tentate di assalirlo con le pi crude invettive, quasi che sia lui in persona il responsabile delle nostre disgrazie.

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   "Prego, ci sono tre posti disponibili sull'aereo che parte fra poco per Puttaparthi.  valido lo stesso biglietto che porta a Bangalore."
   Siamo costernate, la nostra ira cade come per incanto e fissiamo quel giovane indiano tanto gentile con tutta la gioia e l'amore dei quali siamo capaci. Ancora incredule scattiamo in piedi con la velocit che ci  concessa e ci dirigiamo all'imbarco.
   "Perdonami Swami, ti prego, in un bagliore improvviso ho compreso quanto mi ami."
   Afferriamo le valigie, ancora stupefatte per ci che ci sta accadendo. L'aereo che va direttamente a Puttaparthi? So per certo che effettua solo un paio di voli al mese e non sempre, ed ora  disponibile per noi. Tre posti poi!
   Saliamo felici ed eccitate su un piccolo aereo di linea, le hostess ci accolgono con grande premura dopo di che ci viene servito un delizioso pasto vegetariano. La nostra stanchezza  svanita, fra un'ora e mezzo saremo a Puttaparthi. Debbo pizzicarmi per convincermi che non sto sognando.
   "Signore, amato Sai, voglio vivere al di fuori di ogni influenza, solo con Te, accanto a Te. Hai fatto fiorire le rocce, hai fatto scendere cascate d'acqua da queste colline bruciate dal sole, hai costruito l'ospedale pi bello dell'India in un deserto, in quel puntino che nemmeno compariva sulle carte geografiche; in quel piccolo villaggio, ora atterrano gli aerei di linea. Come sarebbe possibile tutto ci per un essere umano? Come non credere che Tu sei Dio padrone del cielo e della terra?"
   "Fra pochi minuti atterreremo all'aeroporto di Puttaparthi, vi preghiamo di allacciare le cinture!"
   A queste parole inattese mi prende un riso nervoso, un'euforia, tanto che non so se ridere di gioia o piangere di commozione.
   Ora vedo dall'alto il piccolo villaggio di Puttaparthi, la dolce oasi ammantata di romanticismo orientale. Sono tentata di gettare il mio passaporto fuori dall'aereo perch si disperda nell'aria. E' qui dove vorrei vivere, dove regna la quiete e l'armonia e dove sono stata vaccinata contro le paure. Qui ho iniziato il mio "viaggio interiore" ed ho scalato finalmente le vette senza corda, senza sentirmi legata ad alcuno e ad alcuna cosa e dove ho scoperto che anche in me vi  una briciola di immortalit.
   "Caro Swami ora comprendo appieno cosa volevi da me! Mi sono lasciata prendere dall'ira e avevi ugualmente in serbo un premio alle mie piccole sofferenze. Aiutami ad avere pazienza e a saper attendere."

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   (Quanto pi nell'uomo cresce l'ira, tanto pi grande  la diminuzione della Divinit in lui.
                                                          Baba)

   L'atterraggio  dolce, il piccolo aeroporto di Baba  assolato e accogliente. Siamo una ventina di persone, sono circa le tre e trenta del pomeriggio e purtroppo temo che non faremo in tempo ad avere il (darshan) delle quattro dato che Prashanti Nilayam dista alcuni chilometri. I (Seva) si adoperano con la consueta gentilezza a spostare i bagagli. Debbo inghiottire l'emozione.
   "Scusate, come possiamo telefonare per avere un taxi?", interroga Lella impaziente.
   "Swami mander subito un pulmino, Sai Ram.", risponde un (Seva) sorridendo.
   E' troppo bello ci che ci accade. Gianna che viene per la prima volta  sbalordita, si guarda attorno confusa, inciampa nelle valigie, si soffia il naso e, forse sta per crollare.
   "Non ci credo, io sto sognando, non pu essere vero ci che mi accade", balbetta. "Chi mi ha portato fin qui? Questo cielo, questi fiori, questi volontari bianchi nell'abito e neri nel viso, questa dolcezza nei loro sorrisi..."
   Intanto arriva il pulmino, montiamo tutti velocemente, impazienti di arrivare in tempo per il (darshan). La trasferta dura dieci minuti. Quando entriamo nel (Mandir), Swami non  ancora uscito, ci ha aspettato. Il cuore mi martella, mille sensazioni si accavallano nel mio corpo. Gianna mi prende una mano e sento che trema. Tratteniamo il respiro, sta per uscire il (Bhagawan), Dio in persona.
   Eccolo!
   Un bagliore arancio appare sul selciato del tempio. La vista mi si annebbia, ora lascio scorrere le lacrime liberamente. Dio ha voluto premiare ancora una volta la mia indomabile speranza e il premio supera come sempre ogni immaginazione. Rivedo ancora una volta l'Essere pi sorprendente e stupefacente che io abbia mai pensato di incontrare nella mia vita.
   Baba si ferma, si volge dalla nostra parte e sorride.





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CAPITOLO XXXII

"ASUYA HASTAMU"


28 Dicembre
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   Ho atteso per due anni questo momento magico, questo evento meraviglioso. Credevo di non tornare pi, ma non sapevo, non avevo capito che Swami mi voleva ancora una volta ai Suoi Piedi Divini. Se mi guardo attorno avverto un sentimento di fratellanza che mi accomuna a tutte queste persone e comprendo che raggiungo l'armonia interiore solo quando indirizzo verso gli altri pensieri d'amore.
   Ci stiamo avviando al (darshan), sono le cinque del mattino, il vialetto dove negli anni scorsi ci mettevamo in fila  chiuso, alcuni militari con tanto di fucile impediscono a chiunque di avvicinarsi mentre due (Seva) sono fermi davanti all'ingresso del (Poornachandra) dove Swami si  trasferito dopo l'attentato.
   Il bel viale fiorito che vide il mio meraviglioso incontro di tre anni fa con Baba,  recintato, pure le finestre sono protette da sbarre di metallo e ogni accesso  guardato a vista.
   Ieri ho rivisto il mio caro Guru dopo due anni: pi curvo, smagrito e la folta chioma nera che tanto ha fatto parlare e sparlare i denigratori, quasi fosse degradante per un (Avatar) avere simile capigliatura, si  diradata e annebbiata.
   Un tenero sentimento d'amore mi prende; sapevo che il governo aveva adottato serie precauzioni per salvaguardare la Divina Persona del Guru pi importante dell'India e l'incolumit di migliaia di devoti, ma non pensavo che si fosse arrivati a questo punto.
   Il tre luglio scorso, festa del Gurupurnima, Baba fece un breve accenno all'attentato del sei giugno cercando di dare una spiegazione dell'accaduto ai devoti e agli studenti angosciati.

   (Nella vita umana vi sono molte aberrazioni. C' una sola mano dietro tutte le miserie e le  sofferenze  di questo mondo. Per tutto quanto  accaduto la gente fa un gran strepito  dicendo  che  dietro  tutto  ci  c' una mano estranea, la  mano di sette religiose. Ma queste sono tutte opinioni prive   di alcun fondamento, pura immaginazione, falsit... C', s  una mano,  vero. 

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   Ma quale mano? "Asuya  hastamu", la  mano della  gelosia.  una grave malattia presente in tutti i campi, in tutte le  aree del mondo.  una malattia incurabile. Per curare il cancro esiste la medicina, ma per la gelosia non ci sono cure; la gelosia vi si porter via, irrimediabilmente. La gelosia  una  malattia oggi assai diffusa in ogni settore.  la gelosia che provoca questi fatti).
                                                         (Baba)

   Sono molto triste, mi metto in fila e attendo. Un volo di corvi disturba il silenzio.
   Lingue di fiamma attraversano l'orizzonte e si spengono al di l delle colline. Sono quasi le sette, tutto  silenzio, sono finita tra le prime file e certo avr una visione ravvicinata dell'amato Sai. Inizia il suono di una musica in sordina, un sussurro corre tra la folla. Allungo lo sguardo e Lo vedo...
    solo. Al Suo apparire sia i soldati che i (Seva) si allontanano, evidentemente dietro Suo preciso ordine. Avanza lentamente guardando la folla, con le mani sfiora un cespuglio fiorito quindi dirige verso il tempio passando fra le devote.
   "Come sei triste! Hai sulle spalle il peso di una missione che investe l'intero universo. Caro, dolce, piccolo Swami, cosa Ti hanno fatto? Hanno messo la tua Mirabile Persona dietro le sbarre! Ti sei lasciato incatenare con l'arrendevolezza di chi vuol proteggere i Suoi figli, con la dimessa dolcezza di chi  deluso di fronte alla violenza degli uomini. Il Tuo messaggio urgente radicale travolgente  inviso a coloro che vorrebbero darTi spine in cambio d'amore, pugnalate in cambio di (Vibhuti)... hai la timidezza dei piccoli e la forza dei giganti! Oggi sbarre dorate Ti nascondono ai nostri occhi desiderosi della Tua Visione Divina, al nostro anelito di averTi tra noi." Lo sguardo. Quanto vorrei stringerLo a me e consolare le pene che l'umanit ingrata Gli infligge ogni giorno, odiando, uccidendo, violentando. Si  lasciato imprigionare per non mettere in pericolo le nostre vite. Perch, io mi domando, perch qualcuno vuol vederLo morire? Anche Baba come Ges, la storia si ripete dopo 2000 anni. Perch vogliono distruggere due Esseri Splendenti e Sublimi che inondano il mondo d'amore?
   "Swami, Ti prego, solleva i veli che oscurano le verit che mi sfuggono, i perch incontrollabili che assillano la mia mente. Ti sei incarnato per insegnarci a scoprire chi siamo, per portare alla luce la Divinit che giace sopita nel profondo

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di ciascuno di noi, non sanno gli uomini iniqui che, ancorch riuscissero a distruggere la Tua Forma, non riusciranno mai a distruggere la Tua Anima. Provarono con Ges. Lo coronarono di spine e Lo crocifissero, ma la Sua Essenza, la farfalla luminosa che ha lasciato un bagliore di luce nell'universo intero, non poteva perire, il Suo corpo non lasci questo mondo se non risorto incolume per ritornare al Padre, per ricongiungersi all'Assoluto eterno ed immutabile."
   Lo sguardo mentre materializza (Vibhuti) per alcune ammalate e finalmente Lo vedo sorridere e sorridendo ricompaiono agli angoli della bocca quelle fossette che illuminano il Suo volto.
   Si allontana, molte mani si protendono per sfiorarLo. Riconosco i Suoi occhi neri e profondi, dolci ma imperiosi e come sempre sento il desiderio di chiedergli: "Oh Re di tutti i mondi visibili ed invisibili, dove sei? Sei qui fra noi o sei lontano dove una voce ti sta invocando?"
   Mi sento molto fortunata di essere ancora una volta immersa nella Sua mirabile Energia Divina. Ero oppressa da una cappa di oscurit ma ora sento che sto conquistando la libert e intravedo la luce. Nulla  ormai pi importante per me della ricerca spirituale, del voler scoprire chi sono, per quale scopo sono su questa terra, in questo corpo e in questo tempo. Ora sono ai Suoi piedi e attendo che mi prenda per mano e guidi i miei passi.
   Lo vedo camminare con l'atteggiamento riservato di chi, circondato dall'amore e dall'adorazione di milioni di persone, non sembra rendersene conto. Ma queste mie sono considerazioni umane, pensieri semplici di una semplice mortale dominata dalla presunzione, guidata come sono, mio malgrado, nei miei comportamenti dall'ego difficile da debellare. Quali vette potremmo scalare se avessimo in mano questa vittoria su noi stessi!
   Baba come Ges, non conosce l'ego, di umano ci mostra soltanto la Forma, mentre nell'Essenza  di natura imperscrutabile ed insondabile; misterioso  tutto ci che Lo pervade e incomprensibile il fascino che tutti subiamo senza sapercelo spiegare, un fascino che nasce dall'infinito, un indecifrabile potere di seduzione e di attrazione che ci fa dire: perch accade tutto questo? Cosa dobbiamo fare? E infine ci fa desiderare di non allontanarci pi da Lui.
   Lascio scorrere dentro l'anima l'amore, vorrei essere sola perch questa commozione, questo rapporto resti tutto mio e nessun altro possa condividerlo, mentre alle lebbra, inspiegabilmente mi vengono i nomi dei miei figli quasi a volerli comunicare ancora una volta a Lui che mi sta a pochi metri.
   Non mi guarda, non mi vede, ha gli occhi distratti come perduti nel vuoto.

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   "Cosa stai vedendo? Chi ha afferrato la Tua attenzione? Dove sei?"
   Una signora argentina mi sta accanto a mani giunte, il volto trasfigurato da un sentimento di gioia incontenibile, la osservo attratta dalla sua espressione inconsueta. Guarda Swami rapita: "Baba, Divino Encantador!"










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CAPITOLO XXXIII

"CHIEDETE E VI SARA' DATO"


   E' ancora buio quando usciamo per recarci al (darshan) ma i vialetti sono gi popolati da devoti che si avviano all'incontro.
   Intorno il silenzio  rotto soltanto da qualche stridio d'uccello e le piccole luci qua e l illuminano i sari variopinti delle donne indiane ed i nostri camioncini mentre qualche velo buttato frettolosamente sulle spalle scivola a terra durante il tragitto.
   Ancora assonnate affrettiamo il passo per trovarci avvantaggiate nelle file che gi si stanno formando al di fuori del (Mandir). Davanti a noi camminano due anziane signore dai capelli candidi, forse gemelle, forse tedesche, sussurrano tra di loro e ogni tanto inciampano nelle lunghe gonne inconsuete.
   Mentre le osservo non mi accorgo che un gradino di cemento mi sbarra la strada facendomi cadere. Nel trovarmi a terra dolorante mi rendo conto che ho battuto il ginocchio sinistro. Le due vecchiette che mi precedono, gentilmente si fermano e premurose tornano sui loro passi, aprono una scatoletta di (Vibhuti) che mi applicano sul ginocchio: tutto con calma e velocemente.
   Seduta sulle gambe incrociate dentro al (Mandir) guardo il cielo che si va schiarendo e colorando di rosa e gli uccelli che si rincorrono fra i merli dorati del tempio. I volti dei devoti sono attenti mentre, malgrado i miei sforzi, gli occhi mi si chiudono e a tratti riesco anche a dormire e a sognare. Per me  molto duro alzarmi alle quattro del mattino e rifletto sul fatto che la visione del Signore compensa largamente la mia piccola sofferenza. Io solitamente mi corico tardissimo e naturalmente mi sveglio quando il sole  alto.
   Sembra assurda questa valutazione in India dove i disagi per noi occidentali sono molti e non lievi, ma per me il tormento pi grande  sempre la levata all'alba.
   Alle sette in punto Baba esce dal tempio, una brezza leggera muove le cime degli alberi mentre la veste arancio ondeggiando si adagia sul Suo corpo scolpendone le forme somiglianti pi a quelle di un adolescente che a quelle di un adulto. Avanza lentamente benedicendo la folla e si intuisce che pronuncia qualche frase ma io sono troppo lontana per sentire la Sua voce, potessi almeno percepire la benevolenza di un Suo sguardo.

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   Giunto all'altezza delle due devote che mi hanno soccorso, sosta un attimo e le apostrofa: (Go!)
   L'intervista  scattata, subito una decina di devote si alzano dirigendosi al tempio. Con una punta d'invidia indugio ad osservare le due fortunate sorelle ed appuro che sono veramente identiche, hanno volti ridenti, occhi vivaci e si tengono per mano, sembrano uscite da un film di Frank Capra. Il giorno seguente le ho riviste, le due figurette si stagliavano fra la massa delle devote in attesa, erano finite molto indietro nelle file, ma quale non  stata la mia sorpresa quando Swami le ha richiamare in (interview).
   Quanti e quali pensieri si accavallano nella mente quando accadono fatti simili! Ma come, mi sono detta, siamo a migliaia in attesa di un cenno, di un sorriso, di una chiamata, alcuni di noi vengono da dieci anni e mai sono stati oggetto dell'attenzione palese del Maestro e due devote vengono ricevute per due giorni di seguito. Cosa avviene in questi casi? Quali ragioni inducono Baba a comportarsi in questo modo? E poi ragiono con me stessa e rileggo mentalmente ci che ho intuito nei Suoi lunghi silenzi.

   (Non cercate di scoprire le ragioni dei Miei comportamenti, non sono alla vostra portata, accade ci che deve accadere, abbiate pazienza e fiducia. Io vi amo tutti di un amore infinito, vi benedico uno per uno e dono a tutti la mia Energia Divina. Ricordatevi che non siete qui per caso, siete stati scelti uno per uno e molti di voi erano gi ai miei piedi 5000 anni fa quando ero Krishna. Io conosco tutte le vostre vite passate e quelle future, l'oggi come l'ieri e come il domani).
                                                         (Baba)

   "Caro Swami, come vorrei entrare per un attimo nel Tuo mondo misterioso, nei Tuoi pensieri, nella Tua dimensione incomprensibile. Quanto vorrei che si aprisse uno spiraglio nel Tuo regno infinito tanto che potesse penetrarvi un mio sguardo!"
   Il ginocchio che ho battuto si  escoriato ed inoltre presenta un gonfiore molto pronunciato, mi duole tanto che fatico a salire le scale per rientrare nella nostra camera, tuttavia rinuncio a recarmi nel piccolo ospedale dentro l'(Ashram) perch le lunghe file di Indiane che vedo ogni mattina in attesa di una visita mi fanno soprassedere. Un incidente simile mi accadde mesi fa quando, volendo sollevare mia madre paralizzata, scivolai cadendo proprio sul ginocchio sinistro. Allora il medico cerc di curarmi con  varie  pomate;  

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poi, visti gli scarsi risultati, decise che dovevo sottopormi ad un piccolo intervento ambulatoriale, cosa che non feci decidendo di curarmi con la (Vibhuti). Ora il fatto si  ripetuto con l'aggravante della piccola ferita; metter ancora (Vibhuti) e penicillina, poi vedremo.
   I giorni trascorrono e il mio ginocchio si  completamente sgonfiato, evidentemente sono guarita. Swami ancora una volta mi ha toccata con una piccola scintilla del Suo Divino Amore.

   (Non vi stancate di chiedere, Io sono qui per ascoltarvi ed aiutarvi).
                                                         (Baba)  

   Chiedete e vi sar dato.
                                                         (Ges)

   Pomeriggio, sono le quattro, il sole  caldissimo, i fiori profumano e i fanciulli di Swami si rincorrono sul viale che porta al (Mandir). Sono tanti! Una folla di bianchi soldatini, nere le testine indiane e nerissimi gli occhi. Occhi come questi raramente se ne vedono in Occidente: grandi, leggermente a mandorla, espressivi e ombrati da lunghe ciglia. 
   Certamente di scarpe ne consumano poche! Sono tutti a piedi scalzi.
   Siamo seduti, il silenzio  perfetto, salvo qualche sussurro qua  l. Finalmente si apre il portone del (Poornachandra) e compare Swami. Oggi cammina svelto, passa tra le file delle devote senza soffermarsi, solo uno sguardo intorno e la mano destra sollevata col gesto che ormai tutti conosciamo e che dispensa Energia Divina, poi si allontana verso gli uomini dove indugia e raccoglie le lettere che Gli vengono porte.
   Ha fretta, forse dovr andarsene presto: all'ospedale o all'universit oppure all'aeroporto, chi pu dirlo...
   Si ferma tra i fanciulli e si china ad ascoltarli, li coccola sorridendo. Quanto amore! Noi seguiamo da lontano ogni Suo movimento riempiendo gli occhi e l'anima della Sua straordinaria Visione.
   Vorrei poter udire le Sue parole che hanno sul mio spirito un potere vivificante, quelle parole che placano la mia sete di Conoscenza. Baba non  venuto tra noi per donarci qualche esotica stravaganza, i Suoi insegnamenti hanno tale vigore di contenuto da lasciarci coinvolti fin nel profondo. Accanto a Lui non si sente pi il peso degli anni, pare di tornare all'inizio della vita, della ricerca; infatti si incomincia ad invecchiare quando si ha improvvisamente la folgorazione che il grande evento della nostra vita non succeder pi, quando si ha

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la sensazioni che tutti i grandi giochi sono fatti e si incomincia a spendere il tempo ricercando i ricordi sparsi lungo la vita trascorsa.
   Cerco di farmi pi vicina per afferrare almeno il suono della Sua voce, insisto con ostinazione ma, nulla, non sento nulla.
   Ora si rivolge ad un ragazzo, gli dice qualcosa e questi si alza, si volge ai compagni e inizia a parlare mentre gli sguardi attenti lo seguono con interesse. Parla per alcuni minuti volgendosi ogni tanto a Swami per avere la Sua approvazione o la Sua correzione. Terminato il suo intervento, si ferma un attimo poi si inginocchia ai piedi del Maestro che gli accarezza i capelli con aria soddisfatta.
   Quindi  la volta di un fanciullo sui quindici anni e la scena si apre sotto lo sguardo amoroso di Sai che annuisce ogniqualvolta il ragazzo indugia titubante. Al termine un buffetto sulla guancia gli fa capire che, s,  stato bravo.
   Un altro e un altro ancora vengono chiamati a tenere la loro lezione ai compagni. In seguito apprendiamo che questa  una prova per i ragazzi che dovranno parlare pubblicamente nel (Poornachandra) il giorno della premiazione di fine anno scolastico.
   Per ultimo si esibisce un ragazzino sui dodici anni un po' timido e impacciato, Baba lo incoraggia con un sorriso e con alcune parole affettuose, il fanciullo  volto verso i compagni offrendo a noi le spalle mentre Swami  un passo indietro. Nell'alzarsi la camicia che porta sopra i pantaloni si  un poco sgualcita e ripiegata da un lato; allora Baba lo guarda e col gesto amoroso di una mamma gli assetta l'indumento in disordine con qualche colpetto delicato, quindi gli fa cenno di parlare.
   Una risatina sommessa corre tra i devoti che hanno assistito alla scena, il gesto di Swami  stato di tale delicatezza che ne siamo tutti commossi: una mamma non avrebbe saputo fare di meglio.
   Dio, cosa insegni ad ogni istante con ogni Tuo gesto, con ogni Tua parola, quale esempio di umilt e di dolcezza sai donare a tutti noi! Se non ci fossimo noi uomini a chi doneresti questo oceano d'amore? Ci mostri ad ogni passo come immergerci nella Tua Divinit e come divenire divini noi stessi, come afferrare la stupenda intuizione di essere qualcosa di splendido, invece del "nulla".
   Questi frammenti di Verit mi penetrano e mi sconvolgono ogniqualvolta mi trovo alla Sua presenza, la Sua Visione serve a far affiorare le mie percezioni spirituali, la maestosit della Sua persona e la Sua regalit riescono ad intimidire anche coloro che sono animati da prudente scetticismo.

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   Terminate le "performances" degli studenti fa un cenno ad un (Seva) e subito viene raggiunto dalla Sua macchina e fra i nostri applausi si allontana velocemente non prima di averci benedetti e salutati con un gesto della mano ed un sorriso.
   Oggi non concede l'(interview), evidentemente altri impegni lo incalzano. La Sua vita  una corsa continua, un movimento incessante di progetti umani e Divini, il tutto armonizzato da un'infinita dedizione all'umanit.
   Quante volte nei Suoi discorsi ha detto che non c' pi tempo per tergiversare, l'oggi  d'oro, l'adesso  il momento, dopo sar troppo tardi!





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CAPITOLO XXXIV

"SONO QUI ACCANTO A TE"


   Di ritorno dall'India Piera mi aveva portato un promemoria dove erano elencate varie pomate medicamentose per gli occhi richieste da una dottoressa del piccolo ospedale di Prashanti ed io mi ero adoperata per acquistarle; inoltre alcuni amici medici mi avevano dato molti medicinali coi quali avevo riempito un'ampia sacca e, come dice spesso mia madre: "Una ne fai e cento ne pensi": Avevo infatti avuto l'idea, essendo a contatto giornalmente con bambini di tutte le et, di raccogliere giocattoli da portare con me.
   E' risaputo che i nostri bambini sono veramente sommersi dai giocattoli, mentre ero certa che cos non fosse per i bambini indiani. Mai avrei immaginato che alla mia richiesta, le mie allieve avrebbero aderito con entusiasmo facendo a gara per portare i giocattoli pi belli: bambole, macchinette, animali di peluche, belli, nuovi e di qualit. Immaginavo i volti dei bambini indiani quando li avessero ricevuti.
   Fu cos che al mio normale bagaglio unii due sacche di medicinali e di giocattoli.
   Oggi, Gianna, Lella ed io ci siamo dirette con le nostre sacche al dispensario. Entriamo nel reparto di oculistica per lasciare le pomate ed i colliri che ci erano stati richiesti mentre io tengo in braccio un bellissimo orsacchiotto di peluche che non sono riuscita a far entrare nella sacca. La dottoressa oculista sta medicando un bambino di circa cinque anni che piange disperatamente malgrado la vicinanza rassicurante della sua mamma. Il pianto cessa d'incanto non appena vede l'orsacchiotto. La dottoressa mi chiede a chi  destinato ed io le faccio capire che abbiamo tanti giocattoli ma non sappiamo a chi consegnarli.
   Con dolcezza tutta indiana, mi prende l'orsacchiotto e lo mostra al piccolo paziente che  ammutolito. In effetti  un oggetto veramente bello. Il bimbo allunga le braccia incredulo, gli occhi spalancati ancora pieni di lacrime e lo afferra con tale gioia da lasciarci commosse. Caro fanciullo, comprendo il valore delle tue lacrime! La scena  troppo viva e suggestiva per non turbarci. Quante cose si potrebbero fare e non facciamo per pigrizia, superficialit ed egoismo, ci nutriamo spesso di belle parole, pensieri  delicati  e compassione per  il  nostro

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prossimo, ma poi passiamo oltre, perch non abbiamo tempo. Ironici abbellimenti del nostro egoismo di fronte alle miserie del prossimo. "Dio, ti prego ancora, fammi cambiare, non importa se le rinunce mi costeranno, saranno sempre poca cosa rispetto a ci che guadagner."
   Lasciamo i medicinali e i giocattoli, la dottoressa ci ringrazia con un tenero sai Ram. Siamo ripagate abbondantemente della fatica sopportata durante il viaggio, i giocattoli sono andati a buon fine e i medicinali pure.
   Pomeriggio.  gi l'ora del (darshan), anzi ci dobbiamo affrettare perch  un po' tardi. 
   Oggi le devote sono moltissime, forse ci sono stati molti nuovi arrivi, temo che non riusciremo ad entrare nell'aerea del (Mandir) e dovremo restarcene all'esterno dove alcune (Seva) stanno gi approntando le file. Purtroppo sappiamo bene che vedremo Swami solo da lontano, pazienza, dovevamo affrettarci, ormai le file sono tutte fatte. Mentre ce ne stiamo tranquille aspettando che ci diano uno spazio dove sederci, a terra naturalmente, assistiamo stupite e scandalizzate ad una scena che ci disonora e che non avremmo mai voluto vedere.
   Una devota italiana insiste con arroganza per entrare nel (Mandir) mentre  chiaro che non c' pi un centimetro libero! infatti dall'alto vediamo una scacchiera piena fino all'inverosimile. La signora, e francamente il sostantivo in questo momento non le si addice, insiste con malagrazia nel suo intento di non voler aderire alle preghiere di mettersi in fila all'esterno, dove del resto siamo anche noi, tanto che si butta oltre l'ingresso trattenuta immediatamente dalle (Seva) che sanno essere molto decise verso chi non osserva le regole. La devota quando si sente toccata da molte mani indiane, fa un balzo indietro e col viso dall'espressione schifata allontana dalla sua persona le mani che per forza di cose la stanno toccando e con un gesto veramente inqualificabile scuote la stoffa del sari ripetutamente per togliere ci che, secondo la sua mente contorta, le Indiane le avrebbero attaccato con il loro contatto.
   Dato il mio carattere estroverso e alle volte irruento, sono tentata di intervenire per dire alla devota il fatto suo ma Lella che mi conosce bene, mi prende una mano e me la stringe perch io desista.
   "Hai ragione amica mia, il nostro impegno costante dev'essere quello di migliorare noi stessi non di cambiare gli altri. Perch cercare la perfezione negli altri quando noi stessi ammettiamo di non essere perfetti, dobbiamo accettare le persone come sono. Sai Ram."
   Alle volte penso che certi  comportamenti  sono il frutto di 

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frustrazioni e di aspirazioni inappagate.
   A questo spiacevole episodio per fortuna ne fa seguito uno molto divertente. Inizia il (darshan), dalla posizione dove mi trovo riesco a vedere molto bene il piazzale davanti al tempio e swami che esce con passo leggero e si inoltra tra le file delle devote. Ad un certo punto si ferma accanto a una signora inglese, le rivolge qualche parola poi col gesto che ben conosciamo, l'invita al colloquio. Agitata e commossa la devota si alza e con passo veloce si dirige verso il porticato del (Mandir) e guarda verso gli uomini cercando con gli occhi il marito che, essendo lui pure del medesimo gruppo, ha diritto di entrare in (interview).
   Osservando la scena ci accorgiamo che nessun uomo risponde ai cenni della donna la quale, per essere pi efficace, si toglie il fazzoletto azzurro che distingue il gruppo e lo sventola verso il lato dove presume che si trovi il marito il quale forse si  distratto e non si  accorto di essere stato chiamato.
   swami, e lo sappiamo tutti, riceve molto volentieri i coniugi e meglio ancora le intere famiglie, l'armonia delle quali approva ed ama in maniera particolare. La signora va avanti e indietro irrequieta perch il marito non arriva. Nel frattempo Swami ricompare. La devota  disperata, forse vorrebbe pregare, forse piangere perch vede sfumare la meravigliosa opportunit offerta al marito.
   Baba le si avvicina e sorride.  chiaro che Lui sa gi tutto, la signora gli sta dicendo che il marito non si  accorto di nulla e perci sta perdendo l'(interview).
   A questo punto Swami chiama uno (Seva) con un gesto, gli sussurra alcune parole e poi gli mostra con la mano un angolo in fondo al (Mandir) dietro le palme dove il marito in oggetto sta tranquillamente chiacchierando. Il (Seva) si dirige correndo nel punto indicato ed ecco staccarsi dalla folla l'uomo e precipitarsi verso la moglie che sta ormai entrando nel tempio.
   Questo piccolo trascurabile episodio appare di una grandiosit inimmaginabile. Non  il miracolo sconvolgente del paralitico che si alza o del malato inguaribile che riacquista improvvisamente la salute, questo  un delizioso (Lila), un gioiello uscito dallo scrigno di Swami con il quale vuole dimostrarci ancora una volta che ci conosce uno per uno, sa chi siamo, dove siamo e cosa pensiamo.
   Quando i giorni passano e non riesci ad avere da Lui neppure uno sguardo, quando ti senti trascurata e meno importante dei granelli di sabbia sui quali cammina,  proprio allora che scatta un segnale che, se sai leggerlo, ti d la misura del Suo

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grande amore. Ora pi che mai mi  chiaro che, qualsiasi sofferenza mi venga dal Suo atteggiamento distaccato dal Suo fingere di ignorarmi,  una tappa necessaria alla mia evoluzione, anche se alle volte mi verrebbe la tentazione di gridare: "Swami, ci sono anch'io! Ti prego, guardami e placa l'inquietudine del mio animo!"
   "O emissario di luce, sei una realt irrazionale, debbo accontentarmi, anche se non sempre ci riesco, debbo gustare il sapore del presente, di oggi che sono qui con Te e come Tu ripeti spesso: "(L'oggi  d'oro; l'adesso  d'oro)."
   "Swami, ora me ne vado, ma Tu rimani nei miei occhi! E ancora una volta Ti vorrei chiedere: Baba, dove sei?"

   (Sono qui accanto a te).





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CAPITOLO XXXV

"TEACHER?"


   Il giorno del nostro arrivo andammo immediatamente all'(accomodation) per lasciare i documenti come  d'obbligo e per chiedere la disponibilit di un alloggio dentro l'(Ashram). Facile  chiederlo ma pi difficile  ottenerlo. Uno spazio in un capannone questo s te lo trovano sempre, ma una stanza con servizio in uno dei tanti fabbricati  quasi impossibile. Io pensavo gi di uscire in cerca di una sistemazione in uno dei tanti piccoli hotel che circondano l'(Ashram), anche perch c' una tale affluenza di devoti che  impensabile che ci sia qualcosa di ancora libero dentro.
   Quale non fu invece la nostra sorpresa quando ci fu data la chiave di un piccolo alloggio con servizio in un vecchio fabbricato adibito solitamente ai devoti indiani. Certo non  una bellezza ma sar tanto esaltante essere a poche centinaia di metri da Baba; ci diciamo che non  proprio il caso di fare le schizzinose.
    mezzogiorno, oggi per la prima volta dopo il nostro arrivo andiamo alla (canteen) occidentale dove ci si dice che il cibo  ottimo e preparato da volontari occidentali. Ci che ci attende  veramente incredibile: un grande salone con pavimento in marmo, graziosi piccoli tavoli, stoviglie belle di una certa eleganza e sul fondo una grande cucina dove vengono preparate le vivande che risultano ottime, le porzioni abbondanti con un delizioso dolce che conclude il men che varia ogni giorno.
   "45 rupie, prego", ci chiede la volontaria addetta alla cassa.
   Per chi non sapesse il valore della rupia preciser che si aggira intorno alle 50 lire, perci in tre abbiamo raggiunto la cifra di 2500 Lire. Un costo che farebbe sorridere d'incredulit chiunque.
  Questa (canteen)  sobria e molto bella tanto da sembrare un grande ristorante italiano. Un'altra dimostrazione dell'amore di Swami. Siamo in India ma non veniamo trattati alla maniera e nel costume degli Indiani ma all'occidentale, con le comodit alle quali in genere siamo abituati.
   Ricordo di aver letto che un giorno  Baba aveva a pranzo alcuni ospiti occidentali e quando fu portato in tavola un cibo tipicamente Indiano, e forse non gradito al loro palato, pare che l'abbia fatto portare via  dicendo: "(No,  questo non  per 

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voi,  roba da Indiani!"), mettendo chiaramente nell'espressione l'umorismo che gli  proprio.
   A questo proposito si racconta che il giorno di Natale di qualche anno fa, un gruppo di Italiano volendoGli fare una bella sorpresa (quasi che Baba non sappia gi tutto del prima e del dopo) Gli abbia fatto trovare all'uscita del mattino, sul sagrato del tempio, un bell'albero di Natale con tanto di fiocchi bianchi per simulare la neve e che Lui vedendolo abbia gridato di gioia e poi, con aria interrogativa, abbia chiesto, prendendo in mano un fiocco di neve: ("E queste belle cosine bianche cosa sono? Sono per me? E le bamboline, dove sono le bamboline?")

1 Gennaio
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   Forse in Italia nevica mentre qui fa tanto caldo!
   Terminato il (darshan) decidiamo di telefonare a casa. Usciamo dall'(Ashram) mentre bambini questuanti ci rincorrono come sempre impedendoci di camminare. Facciamo molta fatica a non donare loro qualche rupia ma, memori degli ammonimenti di Baba, cerchiamo di allontanarli.

   (Il Mio popolo deve crescere in dignit. Se fin da bambini esercitano la questua, non cresceranno mai. Questo diverr il loro lavoro. Non vi commuovete, non abbisognano del necessario. Io d loro giornalmente il cibo e una volta l'anno un abito, perci, per il loro bene, ignorateli).
											  (Baba)

   Una bimbetta seduta accanto a una cesta vende aranci e collane di fiori. Acquistiamo una collana per adornare il ritratto di Swami che sta in camera nostra e qualche chilo d'arance che distribuiamo ai bambini intorno.
   Ho subito la comunicazione, in Italia sono le tre del mattino. La voce di Luca di giunge chiara e forte, sono commossa tanto che non riesco a parlare. 
   "Mamma... sei l?"
   Baba quanto debbo esserti grata per tutto ci che mi dai.

Pomeriggio
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   Oggi sono riuscita a sedermi sotto gli archi che delimitano lo spazio del (Mandir). Sono appoggiata ad un tronco, sto molto comoda e all'ombra degli alberi. Siamo stipate come aringhe in un barile, le studentesse in sari bianco, la lunga treccia nera

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(mai visti capelli cos folti e neri come quelli delle donne indiane), sedute, formano una scacchiera perfetta. Poi ci sono le bimbe pi piccole e infine gli studentini. Dio quanti sono! Forse un migliaio. Oggi  un giorno particolare; infatti Swami invece di chiamare qualche gruppo in (interview), fa portare dalle (Seva) scatoloni di sari che distribuir alle studentesse universitarie ed alle loro insegnanti. Ha una parola per ognuna ed un sorriso: la scena  pervasa da incredibile dolcezza. Dalla mia posizione posso seguire molto bene ci che accade e riesco anche a sentire la voce di Baba. Fra le insegnanti noto una bimba di circa sette anni con le sue manine giunte all'altezza del viso e gli occhi inchiodati al volto di Baba. Non appena si trova davanti a lei con un sari in mano, la piccola con gli occhi adoranti lo prega: "Baba... sari".
   A queste parole pronunciate con tanto candore. Swami sorride e chinandosi verso di lei, le chiede: ("Teacher?") (Sei una maestra?)
   La piccola abbassa gli occhi confusa e allora Baba le getta in grembo delicatamente un sari.
   Terminata la distribuzione dei sari, ecco uscire dal tempio altre (Seva) con grandi contenitori di metallo colmi di dolcetti alla mandorla, il (prasad),una leccornia indiana offerta dal sublime Sai a tutti noi. Siamo migliaia ma nessuno resta senza.
   Come brillano i Suoi occhi mentre osserva lo svolgimento della cosa!
   "Caro Swami come sei felice quando ci fai un dono. Perch dici spesso che Tu non provi n gioie, n dolori, n attaccamenti, che trascendi questi umani sentimenti?
   "Come si spiega che alle volte dal Tuo viso traspare tristezza o il Tuo sorriso mostra gioia? Perch alle volte dici: non vi attaccate a questo mio corpo, se noi sentiamo la Tua grazia fluire attraverso la Tua Forma? E in Tua presenza la nostra mente si quieta e diviene umile scacciando l'ego?"
   Io sento che il potere e la grazia di Swami sono infinite. Oppure tutto questo  una rappresentazione che serve a noi, o  la nostra mente umana che attribuisce a Swami queste manifestazioni giudicandole dal nostro punto di vista e interpretandole affinch si adattino alle nostre sensazioni? Forse per lui non esiste veramente il piacere e la sofferenza e ci che crediamo di vedere  frutto della nostra immaginazione: vediamo ci che vogliamo vedere e sentiamo ci che vogliamo sentire.  certo che tutto questo serve alla nostra crescita interiore.

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   Questi vostri pensieri compaiono perch vi identificate erroneamente con il corpo, vedete il mondo all'esterno e il suo dolore e il suo piacere vi si rivela. Ma essi non sono reali. Cercate la realt e liberatevi da questa sensazione irreale.
							             Ramana Maharshi

   Credo che Baba dimori costantemente in una dimensione a noi assolutamente incomprensibile, guarda tutte e vede tutto con lo stesso occhio equanime in ogni circostanza, supera qualsiasi sentimento umano perch  in un regno spirituale, il Suo lavoro  all'interno di noi, non all'esterno, anche se la nostra misura ci fa credere che Lui sia qui con noi. Lui  dentro di noi, il suo regno  dentro di noi.

   I farisei gli domandarono: "Quando viene il regno di Dio?"
   E Ges rispose:

   Il regno di Dio non viene in modo che si possa osservare. Nessuno potr dire "Eccolo  qui!" o "Eccolo  l!", perch il regno di Dio  gi in mezzo a voi.
										  Luca, 17-20



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CAPITOLO XXXVI

RAMAJANNA


   Un'amica ci aveva incaricato di portare una busta al direttore di un collegio per bambini a qualche chilometro da Puttaparthi e infatti oggi decidiamo di andare dopo il (darshan) del mattino. Prendiamo un taxi e partiamo.
   La strada si insinua tra colline rocciose intercalate da piccole oasi di verde. Un grande portone  spalancato davanti a noi, entriamo e ci vengono incontro due, tre, dieci ragazzini fra i 4 e i 15 anni facendoci le feste, qualche femminuccia se ne sta in disparte guardandoci timorosa.
   Non ci aspettavamo questa accoglienza visto che non avevamo avvertito del nostro arrivo e soprattutto nessuno ci conosce.
   Un maschietto mi prende immediatamente la mano che non mi lascer fino alla partenza. Ci fanno strada fino in direzione, entriamo in una specie di ufficio dove ci sono alcune seggiole, uno scaffale di carpette accatastate piene di polvere, una scrivania e tanti quadri alle pareti raffiguranti Sathya Sai Baba e Sai Baba di Shirdi (precedente incarnazione di Sathya Sai Baba). Il direttore, un Indiano attempato, molto distinto e dall'aspetto gradevole, ci accoglie con un sorriso paterno. Un nugolo di bambini ci segue e alcuni si appoggiano affettuosamente al direttore mentre altri si insinuano fra le nostre sedie e parlano fra di loro litigandosi il posto pi vicino alle nostre persone.
   Siamo stupefatte e commosse, la scena pare tratta dal film "La citt dei ragazzi" con Spencer Tracy. Imbarazzate da tanta gioiosa accoglienza, consegnamo al direttore la busta dell'amica Paola e apprendiamo cos che contiene foto e lettere per alcuni ragazzi da lei adottati con il procedimento ormai in uso delle "adozioni a distanza".
   Un bambino pi svelto degli altri. Subrahmanyam, che abbiamo subito riconosciuto per averlo veduto negli anni scorsi per le stradine di Puttaparthi mentre vendeva le foto di Baba, ci fa da interprete. Evidentemente la strada gli  stata maestra nell'apprendimento delle lingue pi sentite a Puttaparthi, ora qualcuno l'ha adottato,  felice, ben lavato e vestito in questo modesto istituto dove il pasto  assicurato e dove viene educato e istruito.
   Ci viene offerto un t mentre apprendiamo che gli ospiti sono 230, presi dalla strada o da situazioni familiari miserande. Intanto il mio piccolo inseparabile amico mi  venuto

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sulle ginocchia e stringendomi una mano ripete: "Amm football". (mamma un pallone).
   Ci guardiamo ammutolite. Il direttore ci fa accompagnare a visitare tutto il collegio, che consiste in un piccolo edificio dove, al piano superiore una fila di stanzette fanno da aule, mentre al piano terra si trovano un refettorio, il dormitorio e la cucina. Il tutto circondato da alberi e da prati dove corrono bambini e bambine in divisa. Certo non hanno gli abitini eleganti degli studentini di Baba ma una gonnellina scura o pantaloncini completati da una camicina bianca e riflettiamo sul fatto che spesso per le strade dell'India s'incontrano i bambini coperti di stracci sudici.
   Il direttore ci spiega che ci sono tanti altri bambini sparsi nelle campagne e per le strade che aspettano di essere adottati perch il mantenimento dei medesimi, anche se di cifra contenuta,  indispensabile per venire accettati.
   Ho il batticuore, questo piccolo mondo sommerso mi lascia sconvolta, non riesco a parlare e mi sforzo di non dar sfogo alla commozione mentre mi accorgo che le mie amiche provano le mie stesse sensazioni. Lo so che di ci se ne parla sempre in Occidente, ma una cosa  ascoltare testimonianze altrui e un'altra  viverle in prima persona.
   La conversazione attraverso Subrahmanyam  incredibilmente simpatica, questo ragazzino dagli occhi vivaci e intelligenti  riuscito a conquistarsi un piccolo ruolo di prestigio. Alla nostra richiesta, il direttore ci scrive su un foglietto un promemoria: occorrerebbero 14 abitini per le femmine e 12 per i maschi.
   "Amm, football.", ripete accarezzandomi le mani il piccolo che mi sta in braccio.
   Siamo commosse. Chiss se i nostri bambini occidentali immaginano che cosa succede oltre gli oceani. E pensare  che fanno i capricci se non hanno le scarpe o la giacca firmata... e i quaderni pure.
   "Amm, pen." Ancora chiedono quaderni e penne per scrivere.
   "Baba, ti ringrazio di avermi mostrato questa realt. La giusta misura delle cose e quanto potrei fare ma non faccio. Nulla avviene per caso, ripeti spesso, sono certa che qui mi ci hai condotta Tu. Rifletto che l'amore non  soltanto una parola, non basta parlarne, l'amore va dimostrato giorno dopo giorno.
   Ad un certo punto esco velocemente dell'ufficio perch la commozione sta per giocarmi un brutto tiro. Mi rifugio per alcuni minuti a nascondere il mio turbamento dentro il taxi che mi sta aspettando.

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   "Perch Signore, perch mi hai messo di fronte a questo strazio? Cosa vuoi da me?"
   Raggiungo le mie amiche. Un ragazzino bellissimo sui dodici anni, con grandi occhi malinconici mi viene a chiamare, mi prende per mano e mi mostra due graziose bimbette:
   "My sisters." (le mie sorelle)
   In seguito apprendo che questo fanciullo aristocratico e di incredibile avvenenza  stato raccolto dalla strada dove si prostituiva per mantenere la famiglia.
   "Dio mio, Om Sai Ram, quanto lente a cedere sono le scaglie che mi accecano gli occhi, come accadde a Paolo sulla via di Damasco! E quanto sconvolgente dolore provocano alla mia anima cadendo una per una e liberandomi dalla schiavit dell'indifferenza."
   Senza bisogno di consultarci, immediatamente decidiamo di adottare tre bambine. Subito ci viene mostrata una miriade di foto, maschietti e femminucce di tutte le et.
   Il mio sguardo cade su di una foto dove appare un visetto grazioso e intelligente: Ramajanna, una bimbetta di cinque anni. Chiediamo subito di poter conoscere le tre piccole prescelte e il direttore, attraverso Subrahmanyam, ci tiene a precisare che le tre bimbe considerate appartengono a famiglie di "intoccabili", la casta pi bassa e miserevole dell'India e ci domanda se questo fatto ci crea dei problemi.
   Un sentimento di rivolta mi nasce nell'anima quando vengo a contatto con queste assurde realt, questi pregiudizi che avevano ragione di esistere, se mai ne avevano, mille anni fa, ma ora, dopo Gandhi, dopo le Grandi Anime che anno popolato l'India e dopo l'immenso Baba, come pu ancora accadere? Mi rendo conto che certi comportamenti sono tanto atavicamente radicati specie nell'interno e nei villaggi pi sperduti che sar lunga la strada da percorrere perch vengano definitivamente debellati.
   cara, piccola Ramajanna, "creatura intoccabile", tu sei la figlia che fa per me e che non ho avuto. Da oggi hai due fratelli fra i pi grandi e affettuosi che ti ameranno da lontano.
   Con un gesto il direttore incarica alcuni ragazzi fra i pi grandi di andare a prendere le fanciulle designate. Dopo un oretta circa giungono le bimbe accompagnate dalle rispettive mamme e dai numerosi fratellini.
   La mammina di Ramajanna ha solo vent'anni e tiene fra le braccia un delizioso neonato di pochi mesi e le stanno aggrappati alle gonne altri tre bimbi  di varia  et. Ramajanna

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 molto timida e si nasconde, noto subito che  stata ben lavata e pettinata, vestita con l'abito della festa e due nastri rossi legano le treccine nere come l'ebano.
   Com' possibile a vent'anni avere gi cinque figli? Povere mamme fanciulle, non solo le vostre bimbe andrebbero adottate, ma voi stesse avreste bisogno di una mamma che si prendesse cura della vostra crescita.
   Questa graziosa mammina mi prende timidamente una mano e vorrebbe baciarmela in segno di riconoscenza ma mi rifiuto, vorrei invece abbracciarla ma non oso, il mio cuore di mamma s'intenerisce. Penso che essa stessa  una bambina cresciuta troppo in fretta. Vorrei dirle tante cose, ma non possiamo comunicare che a gesti, vorrei farle capire che non  la "Grazia di Krishna" che le manda tanta bambini, ma tutto questo  assurdo, inutile.
   Improvvisamente mi passano davanti agli occhi della mente le leggiadre studentesse di Baba che conseguiranno presto la laurea e ripenso alle Sue parole quando dice che l'istruzione  la cosa pi importante e impellente per il Suo grande paese. Mentre il diavoletto che  sempre in agguato dentro di me mi suggerisce considerazioni che paiono semplici ma che al contrario so bene quanto siano complicate e misteriose. Perch tanti fanciulli sono privilegiati e frequentano i bellissimi college di Baba gratuitamente, mentre questi bambini che mi vedo attorno sono come tanti passerotti che mangiano le briciole che cadono dalla mensa dei ricchi?

   (Non cercate di scoprire il perch dei Miei comportamenti, la Mie incomprensibili decisioni. Io vedo l'ieri, l'oggi e il domani di ogni essere umano e in base a questo scelgo che entrer nei Miei college, quando e come. Ogni avvenimenti ha una grande ragione d'essere. Cercate di fare il bene, di amare, questo  il vostro compito, lasciate il resto a Dio!
                                                          Baba)

   In verit vi dico: tutto quello che avrete fatto a uno dei pi piccoli di questi miei fratelli, l'avrete fatto a me... Ci che non avrete fatto a uno di questi pi piccoli, non l'avrete fatto a me.
                                               Matteo 25, 40-45

   Firmiamo i documenti che il direttore ci mostra e ci impegnamo a mantenere le bimbe per cinque anni, il tempo necessarie per conseguire la licenza delle scuole inferiori dopo di che potranno forse essere accettate in un  istituto  di 

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Baba e qui proseguire gli studi e in questo caso non avranno pi bisogno del nostro intervento finanziario perch  risaputo che i college di Baba sono gratuiti per coloro che non hanno possibilit finanziarie.
   Domani torneremo e porteremo le divise che il direttore ci ha richiesto e tanti palloni per i piccoli calciatori e mi domando: metteranno le scarpe per giocare a football?
   Ce ne torniamo a Prashanti commosse ma contente per lo squarcio d'umanit che Swami ha voluto mostrarci. Certo quello che abbiamo fatto  nulla, un bicchiere d'acqua nell'oceano ma sentiamo il cuore pieno d'amore.
   Del mio passato, dopo l'esperienza indiana, rimarranno ombre in un paese di ombre.






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CAPITOLO XXXVII

UN PICCOLO "LILA"


   Siamo al (darshan),  ancora semibuio e la luce avanza velocemente. com' splendida la natura! Il verde cupo degli alberi si fa man mano pi luminoso fino a raggiungere in pieno sole un colore brillante. Un brivido mi percorre al contatto dei piedi con la terra fredda. Nella notte appena trascorsa ho finalmente goduto di un lungo sonno. Il sonno  un amico, un caro ineguagliabile amico che non mi delude mai, percorro con lui strade sempre nuove, ma come certi amici,  prezioso ma si fa spesso desiderare. Questa notte  stato dolce e coinvolgente: no, non ho sognato Baba, anche se ho desiderato sognarlo come ogni sera. Ho camminato leggera, ho volato, mi sono arrampicata agevolmente lungo i muri e sul pi bello la sveglia mi ha destato.
   Il sonno  sempre una rivelazione meravigliosa, esso mi dice che esisto anche senza il corpo. Il corpo infatti  fermo e immobile, inerte nel letto mentre mi muovo al di fuori di esso, in una dimensione dove il corpo non  necessario.
   Non molto tempo fa, appena desta, prima ancora di aprire gli occhi alla realt della veglia, ero solita prepararmi un ricco caff, ben forte e profumato. Senza il caff faticavo anche a connettere, non avrei potuto affrontare la giornata. Poi a mezza mattina con un qualsiasi pretesto mi premiavo con un altro caff, come di solito fanno i fumatori con l'amica sigaretta; dopo il pranzo ci stava benissimo un caff ed un altro nel tardo pomeriggio. Le volte che i medici mi avevano consigliato di smettere di drogarmi col caff non si contavano. Vari disturbi erano oramai compagni inseparabili, sgraditi al fegato, all'intestino e ai miei nervi a fior di pelle. Decisamente questa bevanda non era un toccasana e malgrado mi rendessi perfettamente conto di ci, non riuscivo a smettere.
   Avevo messo in atto numerosi accorgimenti per ridurne almeno il numero ma pian piano ricadevo in questa debolezza.
   Il primo anno che mi trovai ai piedi di Sai lo pregai con molta umilt di aiutarmi ad eliminarlo. Mi rendevo conto che era una vera presunzione anche solo esprimere un simile desiderio, quasi che intorno a me nel mondo intero non ci fossero cose, persone, avvenimenti anche tragici che pi  di me 

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avessero le carte in regola per appellarsi alla compassione e alla Grazia di Swami che con le mie riprovevoli intemperanze. Purtroppo, come temevo, allora non accade nulla. Baba aveva ignorato questa mia piccola supplica.
   Quest'anno sono veramente soggetta a grossi disturbi intestinali ed ho rinnovato la mia accorata preghiera: "Swami, ti prego, dammi una mano"
   Ieri per la prima volta dopo tanti anni mi sono completamente scordata del caff, ma riflettendo mi sono data delle ragioni plausibili aggiungendo che, forse quando sar a casa ricomincer lo stillicidio di questa droga che si chiama caff e che  decisa a distruggermi. Contrariamente alle mie previsioni, al mio ritorno in Italia avrei constatato giorno dopo giorno che addirittura il profumo stesso della tazzina fumante mi dava nausea. In seguito non ho pi sorbito un caff; questo dopo trent'anni di consuetudine consolidata e incontrollabile.
   Compresi cos che Sai aveva ascoltato la mia timida supplica, che il caff sarebbe stato ormai uno sconosciuto. Lo so,  una piccola cosa, ma non  detto che Swami ci sia accanto solo nelle grandi battaglie della vita, i Suoi (Lila) e i Suoi miracoli avvengono ogni ora e ogni minuto per le strade del mondo.

   (Per quelli che M'invocano e per quelli che Mi negano, per coloro che Mi amano e per coloro che Mi odiano...)
                                                         (Baba)

   Quante volte  accaduto che qualche avvenimento anzich concludersi tragicamente si sia risolto bene e abbiamo pronunciato questa frase:  stato un vero miracolo!" Un detto entrato ormai nella consuetudine e buttato l senza crederci troppo e invece, ecco Dio, nelle vesti di Baba, di Ges, dei Santi, scendono al nostro livello. Nel capitolo seguente racconter come fui toccata dal miracolo tanti anni fa quando ancora non sapevo dell'esistenza di Baba.
      Il suono della campana mi dice che Swami sta arrivando. Allungo il collo cercando di vedere l'ingresso del (Poornachandra) dal quale uscir.
   Eccolo!
   Lentamente si apre il battente ed appare sulla soglia. Chiama con un gesto i militari di guardia i quali scattano e in un attimo gli sono accanto riguardosi. Affettuosamente d loro un colpetto sulla spalla com' solito fare con i Suoi studentini e dice loro qualche parola sorridendo. I militari retrocedono annuendo e allontanandosi.  chiaro che li ha pregati di non seguirlo cos come alcuni (Seva) i quali anzich accompagnarlo si bloccano immobili lasciandoLo incedere solo tra la folla.
   Avanza fra di noi, indugia ora qua e ora l. Sono trascorsi ormai dieci giorni e sono sempre in trepidante attesa di un Suo

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sguardo, con un'intensit che a volte sorprende me stessa. Lo chiamo mentalmente, cerco la Sua attenzione e il desiderio di una Sua parola diventa spasmodico, ma Lui cammina senza sfiorarmi, i Suoi occhi severi e dolci ad un tempo, passano distrattamente sulla mia persona ignorandomi. No, anche per oggi non mi ha veduta. 
   Quale sciocchezza! Il mio risentimento mi gioca brutti scherzi, Lui sa che sono qui, sente il mio desiderio ma volutamente mi punisce, ed anche questo  un insegnamento.

   (Se Io dico qualcosa, c' un motivo; se faccio qualcosa c' un motivo e cos pure se voglio che accada qualcosa. Voi dovete avere una fiducia implicita e cio: che esiste sempre una ragione dietro a quello che dico, che voglio, che faccio. Questa  la fiducia che dovete avere anche se le apparenze possono dimostrare il contrario).
                                                         (Baba)

   Cara la mia nonna quando mi diceva: "non si muove foglia che Dio non voglia!"
   Ho letto un memoriale di Tigret, il ricco americano che ha offerto il meraviglioso ospedale del quale ho fatto cenno in diverse occasioni che, non per quindici giorni, ma per quindici anni,  venuto a Puttaparthi ai piedi di Sai e mai  stato oggetto della Sua attenzione, tanto che il momento in cui Swami l'ha chiamato per l'(interview), al perentorio comando ("Go"), si  girato indietro per scoprire chi era il fortunato, ancora incredulo che avesse chiamato proprio lui.
   Noi contiamo i giorni, i minuti, e non ci siamo ancora arresi completamente a Lui, non vogliamo comprendere che il tempo per Baba non si conta in minuti ma in millenni.


   (Io trascendo il tempo. Non sono pertanto legato ai limiti terreni che concernono la misurazione del tempo. Il Mio concetto di tempo  diverso dal vostro. Voi siete in una prigione e per voi il tempo si misura in giorni, notti, ore, minuti. Io per non sono imprigionato. Io sono nella Luce Eterna e il tempo per Me  eterno. Io non sono vincolato dai giorni, mesi, anni; passato, presente e futuro, per Me sono la stessa cosa. Tutto il tempo  presente. Ogni momento  "adesso". Io vedo le cose in un modo diverso dal vostro perch la Mia percezione  diversa).
                                                         (Baba)

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   "Perdonami Swami, Ti guardo e sento il mio amore fluire da me a Te e viceversa. Percepisco quasi tangibilmente che Tu mi sei accanto anche se i miei occhi ti vedono lontano. Ho degli attimi di smarrimento, dei momenti di vuoto nei quali mi chiedo: chi sono io? Che cosa faccio qui? Chi  questo Baba? Poi rinsavisco e so che Tu mi comprendi e mi tieni per mano."

   (Io non permetter che tu ti abbatta. Io sono sempre al tuo fianco, aiutandoti e sorreggendoti, confortandoti e guidandoti attraverso le avversit e le prove. Come ti appoggi a un muro sapendo che non croller, appoggiati a Me e dipendi completamente da Me).
                                                         (Baba)

   Ci rialziamo a fatica, indolenzite per le lunghe ore trascorse sedute. Swami  rientrato nel tempio. Il gruppo fortunato ricevuto oggi  australiano.




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CAPITOLO XXXVIII

(HOKD MADAGH KES KHURBAN)


   Padre e Madre Divina. Tu hai detto che sei stato sempre e dovunque accanto a chi amava, a chi ti rifiutava e a chi non ti conosceva, bastava un anelito sincero del cuore, un'invocazione disperata verso l'Essere Supremo, la forma o l'Idea del Divino che  in ognuno di noi e Tu affioravi dal profondo dell'anima e sollevavi dalle pene anche colui che era lontanissimo da Te. So per esperienza diretta che ciascuno di noi nel momento di massimo sconforto si rivolge a un Dio conosciuto o sconosciuto, a un'Entit misteriosa che pu venirci in soccorso e forse questo  insito nella natura umana. Inconsciamente sappiamo che Qualcuno al di sopra di tutto e di tutti pu aiutarci, arriviamo a pensare che ha il dovere di aiutarci.

   (La gente nel momento del bisogno si attacca a tutto ci che ha l'aria di essere spirituale pur di trovare aiuto e pace).
                                                         (Baba)

   Io ho avuto la prova che sei sempre stato accanto a me anche se la mia Fede compariva solo nei momenti pi tragici della mia vita. Ora so, ora ho fede e fiducia nel Tuo Amore Eterno e nel Tuo farmi scoprire ci che  bene e vedere dove sta il male e rifiutarlo.
   Quattordici anni fa, mio figlio Luca studiava danza classica alla Scala di Milano e rientrava in famiglia una volta al mese. Un giorno che non potr mai dimenticare, torn di notte, erano circa le due quando mio marito lo riport dalla stazione. Non si sentiva bene, il viaggio l'aveva disturbato, tuttavia andammo tutti a dormire.
   Avevo appena preso sonno quando un insolito trambusto mi dest di soprassalto e udii la voce concitata di mio marito che pregava Luca di stare calmo. Balzai dal letto con un brutto presentimento. In corridoio vidi mio marito che infilava velocemente una camicia e Luca pallido, immobile, con gli occhi spaventati, appoggiato al muro.
   "Che cosa succede?", gridai col cuore in gola.
   "Mamma ho ingoiato un cucchiaio."
   Inebetita, faticavo ad afferrare il senso delle parole. Ma come, mi dicevo, ha ingoiato un cucchiaio?!   solo  un  brutto

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sogno, com' possibile tutto questo? Dio, ti prego fa' che mi svegli! Fa' che non sia vero.
   "Mamma, volevo vomitare, allora ho preso un cucchiaino e me lo sono messo in gola per stimolare la fuoriuscita del cibo che mi dava nausea, ma non so come, il cucchiaio  scivolato ed ora me lo sento qui dentro lo stomaco."
   Le gambe mi si piegarono e mi imposi di non cadere, la vista mi si era annebbiata e sentivo che stavo per svenire.
   "Dammi la chiave della macchina, presto! Lo porto al pronto soccorso dell'ospedale", grid mio marito che in questi casi riesce a dimostrare un invidiabile sangue freddo.
   "Tu non venire, staresti male certamente, aspetta una mia telefonata."
   Per rincuorarmi, Luca mi sorrise, aveva solo quattordici anni, era ancora un bambino per me, ma la padronanza delle sue emozioni era una di quelle cose che mi avevano sempre stupita.
   Partirono immediatamente. Ricordo che mi sedetti in cucina con la testa tra le mani mentre un tremolio convulso mi percorreva. Riandai col pensiero agli anni trascorsi e tornai indietro fino al giorno in cui, le manine paffute, gli occhi azzurrissimi, lo posi sul lettino del medico che esclam: "Che bella creatura." Giudizio assai insolito in bocca ad un clinico.
   Pensieri tumultuosi mi invadevano la mente. "Che sar di lui? Dio mio, che accadr al mio bambino? Dio, se ci sei, se vedi tutto questo, se puoi, aiuta mio figlio."
   Ecco che, inconsciamente, esplodeva in questo momento tragico una fede che credevo di non possedere.

   (Tutti credono in Dio, solo che alcuni non se ne rendono conto).
                                                         (Baba)                                

   "Ges, Tu che hai sofferto sulla croce e vedevi Tua madre straziata ai Tuoi piedi, Ti scongiuro aiuta Luca!"
   "Figlio adorato, tenero germoglio della mia pianta, potessi essere al posto tuo, soffrire per te".
   Mentre il mio cuore combatteva una dura battaglia e la mia mente balzava su alti picchi di disperazione, ricordai un delicato pensiero armeno: "Hokd madgh Kes Khurbn!" (Possa io essere sacrificata per l'anima tua)
   Il telefono squill, era mio marito che mi disse, con voce volutamente calma, di stare tranquilla perch il medico l'aveva gi visitato e non c'era pericolo immediato. Avrebbe atteso l'arrivo del professore per decidere cosa si doveva fare.

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   La nottata fu la pi lunga della mia vita. La luce pian piano schiariva mentre io pregavo, supplicavo Dio che avesse compassione.
   "Mamma: magica parola, magica radice! Nessun essere umano investe di pi in tempo, energie e amore. Figlio, nessuno pu amarti di pi!"
   Ogni ora mio marito mi telefonava e anche Luca mi faceva udire la sua voce ed io mi sentivo come un fantasma vagante in un mondo sconosciuto. A tratti la realt mi sfuggiva, poi rientravo e la disperazione mi riprendeva inesorabilmente. Mi raccontarono poi che gli avevano fatto una radiografia per localizzare l'oggetto e il professore aveva prospettato la possibilit di un intervento chirurgico immediato, al che mio figlio si era opposto con tutta la caparbia determinazione propria del suo carattere. Se lo avessero operato probabilmente avrebbero leso i muscoli addominali troncandogli una promettente carriera di ballerino. A questo punto il medico aveva preso a cuore con tenerezza le ragioni di questo giovane tanto serio e determinato e cerc una strada incruenta per poter estrarre il cucchiaio.
   "Luca, gli disse, "se tu mi aiuti cercheremo di estrarlo dalla bocca, ma devi stare immobile e lasciarmi operare con calma. Ricordati che tentiamo quasi l'impossibile."
   Fu anestetizzata la parte e si diede inizio alla delicata operazione.
   Mi fu poi raccontato dal professore stesso che ad ogni tentativo l'oggetto saliva fino alla gola e poi scivolava nuovamente. Dopo innumerevoli sforzi il medico era scettico sul risultato.
   "Luca, ascoltami bene", gli disse, "quando lo sentirai salire, infilati le dita in gola ed estrailo velocemente, proviamo."
   L'incredibile, l'impensabile, il meraviglioso successe, Luca sentendo il cucchiaio in gola, infil deciso le dita in profondit e lo estrasse.
   Quando mi recai a ringraziare il valente professore mi sentii dire una frase che difficilmente potrei scordare:
   "Signora, mi creda, abbiamo operato in due: io e suo figlio. Le faccio i miei complimenti, questo ragazzo ha un carattere di ferro."
   "Baba, amato mio, allora non Ti conoscevo ma Tu conoscevi me, io avevo solo briciole di fede che affioravano dal profondo, ma Tu che sai tutto delle nostre vite passate e presenti sapevi fin d'allora che un giorno Ti avremmo amato."
   Chiss, forse in una futura (interview) Te lo chieder e Tu mi dirai:

   (Si, ero l con voi ed ho aiutato Luca ad estrarre il cucchiaio. Io sono vostro Padre.)

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CAPITOLO XXXIX

BIORITMO PRIMARIO


   Marcello, un amico di Gabriele, un giorno si offr di compilare col computer il mio bioritmo primario. Pur non avendo le idee molto chiare su ci che significa il bioritmo di ognuno di noi, che spesso ho sentito menzionare, ho accettato di buon grado un atto di gentilezza donato tanto affettuosamente ed  stato cos che mi sono trovata fra le mani un documento in cui era descritto quale sarebbe stato il mio bioritmo dal giorno 21 dicembre al 21 gennaio.
   Per la verit lo scorsi in fretta senza capirci granch e nemmeno ebbi il tempo di approfondire perch da l ad una settimana sarei partita per l'India ed ero quindi molto occupata. "Lo studier bene al mio ritorno" mi dissi e lo riposi in un cassetto.
   Al mio ritorno da Puttaparthi ho ritrovato questo foglio e con tanta pazienza mi sono accinta a studiarlo. La stranezza che mi ha subito colpita,  stata la data: vi erano inclusi i ventun giorni "indiani". La mia curiosit si  fatta pi attenta ed ho pregato Marcello di aiutarmi a decifrare questo strano disegno.
   Ho avuto modo di raccontare nelle pagine precedenti che, alla mia partenza per l'India, la mia salute non era in un momento d'oro e nemmeno il mio stato d'animo. Lasciavo a casa mia madre semiparalizzata, sebbene perfettamente accudita, problemi vari di ordine finanziario ed altre cosette sospese fra il male e il peggio. Pur tuttavia mi ero decisa a partire animata dal grande desiderio di raggiungere Baba. Le ragioni che mi inducevano a non partire erano innumerevoli, ma qui sappiamo bene che non  in gioco la ragione ma il cuore e come scrisse Pascal: "Il cuore ha delle ragioni che la ragione non ha".
   Partii e, come prima ho descritto, i disagi mi hanno accompagnato fin dal primo giorno, ma alla fine era sempre la gioia di arrivare alla Meta che aveva il sopravvento.
   A Prashanti Nilayam si dimentica di tutto, i problemi, i disagi, chi ci vuol bene e chi ci vuol male. L'Aura Divina di sai ci coinvolge ed avvolge a tal punto che anche i mali che a casa ci parevano grandi diventano trascurabili.  proprio ci che si sente dentro che condiziona i nostri giorni: l'amore, la serenit e soprattutto la vita semplice che si conduce accanto a Swami che scandisce le ore in un clima quasi irreale.

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Ti alzi all'alba, corri per vederlo, per sentirlo, avere il Suo (darshan) e poi cantare i (bhajan), quindi rientri e mangi ci che trovi, ti riposi su brandine sgangherate che certamente a casa avresti buttato nei rottami e sulle quali non sai proprio chi pu averci dormito. E poi parli di Lui, solo di Lui e del nuovo Incontro.
   Dunque, come ho detto, al mio ritorno ho preso in mano il resoconto del mio bioritmo primario, cio la descrizione di ci che sarebbero stati i miei giorni dal 21 dicembre al 20 gennaio, e come si pu vedere, tre sono i valori che compongono il bioritmo: valore fisico, emozionale e intellettivo, rispettivamente contrassegnati da piccole figure geometriche.
   Quale non  stato il mio sbalordimento quando mi  stato spiegato che dal giorno della mia partenza, cio il 26 dicembre, al giorno del mio ritorno, il 13 gennaio, i miei valori avevano avuto un'ascesa velocissima fino a raggiungere picchi incredibili!
   Osservando questo diagramma mi sono posta mille domande aspettando risposte che restano in parte misteriose.
   "Swami, piccolo immenso proiettore dell'amore universale, cosa sei capace di fare per noi! E noi, cosa siamo in grado di fare per Te? A Te sono sottomesse tutte le potenze umane e spirituali, non c' religione o rito o canto che non Ti sia gradito, non dobbiamo ricercare come vivere questa parentesi umana, non ci sono Santi maggiori o Santi minori, tutto il Creato concorre alla perfezione, al raggiungimento dell'Assoluto qualunque sia la religione professata o la preghiera rivolta a Dio nelle Sue molteplici Forme. Tu non ci imponi teoremi difficili da risolvere, ci guardi dolcemente negli occhi e ci dici: (Ama!)"

   (Coloro che fortunati Mi raggiungono nella forma concreta, ritornano alle loro case con il Mio amore. Questi fortunati, con la loro presenza sono in grado di attirare verso l'alto le anime oscurate. Il processo di elevare i mortali verso la Luce richiede tempo, al di l della comprensione umana e pazienza al di l della resistenza umana. Tutti coloro che vengono a Ma nella forma concreta hanno fortunatamente raggiunto lo stadio di quelli che cominciano a "vedere" la Vera Realt mentre sono ancora mortali.
                                                          Baba)

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BIORITMO PRIMARIO per Lucia Bergamaschi Veggetti






(disegno del bioritmo
per il periodo
dicembre 1993)







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CAPITOLO XL

CANTI DEL PARADISO


   La Tua gioia  tanta in me; perci sei sceso qui gi. Altrimenti, o Dio dei tre mondi, in me il Tuo amore sarebbe vano.
                                                         Tagore

   Al primo chiarore dell'alba le file dei devoti si allungano sconfinando nei viali intorno al (Mandir). Siamo migliaia, molti sono gli uomini: giovani, maturi e anziani, qualche bambino  accanto al padre, un po' assonnato ma tranquillo.
   Il silenzio  totale, l'aria  fresca e i fiori sugli alberi profumano arrivando alle nostre narici come se li tenessimo nel palmo delle mani. Oggi sono insolitamente ben desta ed euforica e non so quale interpretazione dare a questo mio stato d'animo. Forse il mio inconscio mi vuol suggerire che Swami mi chiamer in (interview?)
   In questo clima di pace affiorano alla mia mente suggestivi ricordi di quando bambina entravo in chiesa, mi sedevo tra i banchi e guardavo un grande dipinto di Ges col cuore in mano, o quando nella penombra piena di pathos, seguivo la celebrazione della morte del Cristo e il sacerdote che con voce profonda e coinvolgente recitava le parole proferite da Ges  sulla croce: "Elo, Elo, lam sabactan." (Dio mio perch mi hai abbandonato). Ero piccola ma gi sentivo che tutto questo era vero, Ges era Dio e stava morendo per la salvezza degli uomini, anche di coloro che lo schernivano e lo trafiggevano. Allora il mio piccolo cuore accelerava i battiti soffrendo indicibilmente e solo nel pianto trovavo consolazione al mio dolore ed alla compassione per l'ingiusta morte di questo giovane uomo, bello e appassionato, che era venuto fra noi per portarci la "Buona Novella" e per raccontarci che Dio  nostro Padre.
   Esce Swami. Lo guardo estasiata. "Ges o Sai, o Angelo sceso dal cielo, chi sei?"
   Un'improvvisa folata di vento lo investe e gli scompiglia i capelli. Gli sono vicina tanto da scorgere l'espressione del Suo volto. Un raggio di sole attraversa gli occhi che brillano come fiamme. Come posso ancora una volta descrivere il fascino che emana questo piccolo Uomo?!


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   Solleva la lunga veste per non inciampare nei pochi gradini quindi benedice con quella mano destra che  da sola un poema, un canto d'amore, un fiore scuro sulla veste rossa: "Orchidea nera", sussurra Gianna con lo sguardo rapito. In realt troviamo sempre parole nuove per raccontare lo splendore di questo (Avatar) del 2000.
   Mentre cammina tra di noi Gli lancio un piccolo tenero appello: "Caro, dolce Guru, Luce della mia vita, donami un segno, dimmi che mi vedi, mi conosci e mi ami, porta il dorso della mano destra alla bocca come sei solito fare e volgiti verso di me. "Questi appelli d'amore che Gli giungono da mille cuori in attesa, alle volte trovano una risposta.
   Passa oltre ignorandomi, sosta davanti a una giovane in carrozzella, le materializza (Vibhuti) riempendole il palmo delle mani, poi come soprappensiero si gira dalla mia parte, porta il dorso della mano alla bocca e sorride.
   "Lucia, ma che fai? Piangi?" La voce di Lella dissolve l'incantesimo. Taccio. Ora no, ora voglio tenere per me questo piccolo (Lila). ma il solito diavoletto nascosto mi sussurra: "ma cosa ti inventi? Baba fa sempre quel gesto!" S,  vero, ma per questa volta voglio credere che l'abbia fatto solo per me.
   I fanciulli del college entrano in ritardo correndo, Swami li osserva mentre si siedono in file ben ordinate e s'immobilizzano a mani giunte, in silenzio.
   Oggi vengono chiamati in (interview) due gruppi, uno indiano e uno occidentale. dal foulard viola con la scritta in oro comprendo che vengono dal Canada. Fortunati loro!
   Una musica forte e delicata ad un tempo ci sorprende.  strano, di solito il canto dei (bhajan) inizia quando le interviste sono terminate, e mentre ci domandiamo cos' cambiato, una voce forte e intonata irrompe; ammutoliamo in ascolto. Un fanciullo ha iniziato un canto struggente che si diffonde su tutta l'area del (Mandir). Una musica deliziosa, direi occidentale, accompagna la voce meravigliosa di questo adolescente. Non si pu non ascoltare, rapiti da questo improvviso incantesimo. I canti si susseguono con solisti diversi, tutti dotati di una bellissima voce. Una signora accanto mi sussurra: "Sono gli studenti di Baba che cantano, pare che Lui stesso li scelga uno per uno per fare i solisti. Senti che meraviglia!"
   Forse  il luogo, forse la mia disposizione d'animo, una cosa  certa, raramente sono stata coinvolta a tal punto da un canto e la considerazione pi semplice che mi viene alle labbra : "Questi canti vengono dal Paradiso."


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   (Ogni bambino  un individuo particolare,  sensibile e sempre in attesa. A volte un semplice sguardo pu trasformarlo. Debbono imparare ad usare perfettamente i loro talenti, se debbono cantare, cantino bene e con impegno e, come diceva un grande saggio cinese: "Se Dio ha scelto di farti fare lo spazzino, sii un perfetto spazzino." Il canto dei bhajan e la recitazione dei mantra aiutano ad armonizzare il corpo e la mente mediante il suono e la vibrazione. La disarmonia del sistema corpo-mente a qualsiasi livello impedir al bambino di dare il meglio di se stesso.
                                                         Baba)









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CAPITOLO XLI

CIAO SWAMI


   Stamani abbiamo salutato con le lacrime l'Amato Guru. La dolcezza del Suo piccolo corpo, la tenerezza delle Sue mani brune e aristocratiche, lo sguardo seducente e quel Suo portarsi lentamente il dorso della mano alla bocca per detergere la saliva, tutto in Lui ci ha commosso; eppure in venti giorni non abbiamo veduto i Suoi occhi posarsi un attimo su di noi, n uno dei Suoi gesti affettuosi dirigersi verso le nostre persone. Ha ricevuto tanti gruppi: argentini, giapponesi, africani, tedeschi ed anche due gruppi italiani, uno di Milano e uno di Roma, ma noi no.
   La malinconia di questo distacco mi ha prostrata, alle volte ho avvertito quasi una ribellione per la Sua trascuratezza. Spesso Lo sentivo lontano, assente, quasi incurante di ci che Gli stava intorno oppure, come una folgorazione, mi sentivo avvolta nel Suo mondo d'amore. Anche se sono un "nulla", so che per Lui sono preziosa, sento che nella parvenza d'ignorarmi c' tutto un disegno Divino e Illuminato. Sono certa di partecipare a un divenire cosmico e sento di essere una pedina che percorre orme preordinate.
   Oggi la tristezza  la mia regina. Fra poche ore partir e lascer qui un pezzetto del mio cuore. Nel ritorno rivedr per un attimo l'ospedale, l'incredibile realizzazione che ha stupito tutta l'India, questa struttura altamente specializzata, questo rifugio dell'umana sofferenza, e il pensiero mi torna a Tigret, il ricco imprenditore americano proprietario degli Hard Rock Caf con quattromila punti vendita sparsi in tutto il mondo il quale, dopo anni di domande senza risposte, di devozione incondizionata, ai Piedi di Loto del suo Amato Guru ha umilmente chiesto come dare un senso alla sua vita travagliata: "Cosa vuoi da me?"
   ("Vendi tutto poi torna.")
   Ha liquidato la sua immensa fortuna quindi  corso da Baba: "Eccomi Swami, metto ai tuoi piedi le mie ricchezze e Ti chiedo ancora: Cosa vuoi da me?"
   ("Costruisci un ospedale.")
   Ed ecco che, superando ogni immaginazione    sorto  il  pi

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bello e moderno ospedale dell'India e forse dell'intero Oriente, dove tutti possono farsi curare gratuitamente. Dove gli indiani delle caste pi miserevoli, gli intoccabili, vengono ricoverati gratuitamente e curati con lo stesso amore col quale sono curati i ricchi.
   Un'opera completa in un anno com'era nel desiderio di Swami, fra lo scetticismo di architetti e costruttori che ritenevano che fossero indispensabili dai cinque ai sette anni per realizzare questo "mega progetto". Ecco cosa pu succedere se entri nell'Aura Divina di Sai, tutto  possibile. Ci che non  possibile all'uomo  possibile a Dio.

   Maestro buono, che cosa devo fare per ottenere la vita eterna? ...vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri, cos avrai un tesoro nei cieli, poi vieni e seguimi.
                                                  Luca 18,16-22

   Le mie compagne si sono avviate al nostro alloggio. Ho insistito per tornarmene da sola. Voglio restare ancora un poco vicino a Swami.
   Il (Mandir)  ormai deserto, solo alcune (Seva) si aggirano sul selciato riordinando. Swami  rientrato nella Sua abitazione, il portone e i cancelli si sono chiusi dietro di Lui.
   I soldati si sono dati il cambio e stazionano davanti al (Poornachandra). Si avvicina l'ora del pranzo e io cerco di visualizzare Baba che siede a tavola e di concede l'unico pasto della giornata.
   Sola, un po' in disparte, guardo da lontano verso quelle che presumo siano le Sue finestre, chiss, forse potrei intravederLo oltre le sbarre.
   "Swami caro, se mi vedi, se mi senti, Ti prego donami la Grazia per il mio progresso spirituale. Aiutami ad abbandonare i pensieri che combattono nella mia mente e guidami sulla strada della Conoscenza. Dammi la possibilit di scoprire chi sono. Senza la visione della Tua Forma e la consapevolezza completa del Tuo amore, la mia ricerca non avr alcun esito. Quando la mente mi suggerisce che non ho fatto alcun progresso, vengo presa dallo sconforto.
   "So che la Conoscenza  al di l delle parole, al di l della mente, risiede nell'umilt e nella fede, ma io temo di possedere poca sia dell'una che dell'altra.
   "Come Ges, sei un fiore sbocciato sulla terra per la nostra salvezza; Ti prego, dimora sempre nel mio cuore e nei miei pensieri, aiutami a non insuperbirmi per alcuna ragione al mondo perch tutto ci di cui mi compiaccio nella vita    solo

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una manifestazione del mio ego. La mente  come una fiammata alimentata dai miei desideri e se Tu vuoi puoi spegnere questo fuoco col Tuo Pensiero Divino."
   Improvvisamente la porta del (Poornachandra) si apre ed escono due studenti, fanno un cenno ad un (Seva) il quale si allontana correndo sul vialetto, evidentemente deve portare a termine un incarico. Ora i miei occhi sono inchiodati all'ingresso. Trascorrono alcuni minuti e vedo giungere la macchina rossa di Baba e fermarsi davanti al portone. Il cuore mi salta, nessuno pare essersi accorto di nulla, ora so che rivedr Sai.
   Esce. Entra svelto nella macchina che parte all'istante. Dove sar diretto? Tante sono le cose che realizza, controlla, avvia, tanti sono gli impegni vicini e lontani che porta avanti in prima persona. Una cosa  certa: per l'ora del (darshan) comparir puntualmente.
   Lentamente rientro percorrendo i viali che ogni giorno, per venti giorni, mi hanno condotta ai piedi di Swami.
   "Addio buganvillee odorose, corvi gracchianti, rondini che sorvolate il tempio disegnando ghirigori nel cielo, addio umili (Seva) che mantenete l'ordine e la pulizia con tanta devozione. Addio a tutti. Vorrei portare con me la pace, l'armonia, la gioia di questo piccolo mondo fuori dal tempo e tanto lontano dall'Occidente: Puttaparthi, sei un'oasi nel deserto, un punto fermo dove ritroviamo noi stessi, i valori trascurati e i sentimenti dimenticati. Swami, torno a casa, lascio la Tua Forma Divina che riesce a commuovermi fino alle lacrime, il Tuo sorriso dolce, la compassione letta nei Tuoi occhi ardenti."
   Le valige sono pronte, abbiamo lasciato alle Indiane che ci sono state vicine tutti gli indumenti e altre cose preziose per loro, ci guardiamo intorno, la stanza  vuota, i bagagli sul ballatoio. Ci stiamo rivestendo in attesa degli incaricati che verranno a prendere le valige. C' intorno un'aria di malinconia, chiss se potremo tornare, se Sai vorr che torniamo. Un discreto bussare alla porta interrompe le nostre considerazioni.
   "Non abbiamo pi bisogno di nulla, grazie." La voce di Lella si rivolge alla sconosciuta, supponiamo indiana, che forse vuole offrire ulteriori servigi. Ancora un ripetuto bussare c'innervosisce perch ormai sappiano bene quanto possono essere insistenti gli Indiani:
   "Non ci serve nulla", dice Gianna a porta chiusa. Stiamo infatti rivestendoci con indumenti comodi e il tempo stringe.
   Il discreto bussare si ripete per la terza volta:
   "Oh, insomma!", grida Lella irritata, "Chi ?" E spalanca la porta.

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   Un (Seva) anziano molto compito ci sorride sulla soglia. Sorprese e incuriosite ci blocchiamo guardandolo.
   "Om Sai Ram, Swami vi manda questo (Prasad) per il viaggio", e cos dicendo ci porge delicatamente tre piccoli dolci.
   Lo fissiamo ammutolite. Lella si mette una mano sul cuore incapace di proferire parola.
   "Om Sai Ram" Il (Seva) s'inchina e se ne va lentamente mentre Lella, ancora stupita si affaccia sul ballatoio, i dolci in mano, seguendo con lo sguardo l'Indiano che si allontana.
   Ci buttiamo a sedere sulle brandine in silenzio, ancora non ci rendiamo conto appieno di ci che ci  accaduto. Gianna, vinta dall'emozione scoppia in lacrime: "Stento a credere... Non immaginavo...  stupefacente!"
   "Swami ha mandato il Prasad a noi tre, proprio a noi. Grazie caro, dolce immenso Baba, cosa non farei per Te se Tu me lo chiedessi!", grida Lella mescolando le parole al pianto.
   Io taccio, non riesco a connettere, il cuore mi martella impetuosamente.
   Debbo fermarmi un attimo a riflettere. La gioia che sento traboccare da tutta me stessa  veramente un sentimento incontenibile.
   "Per venti giorni non ci hai dato un segno, un sorriso, uno sguardo che ci facesse supporre che sapevi di noi. A volte siamo state in preda allo scoramento e all'amarezza, abbiamo pensato di essere meno di nulla per Te, perdonaci! Guardavamo il mondo fuori, vedevamo la Tua Divina Persona e spesso non Ti trovavamo. Se avessimo guardato dentro di noi Ti avremmo sentito e goduto della Tua meravigliosa presenza. Amato Baba, potrei non essere in grado di ritornare, perci ora metto ai Tuoi Piedi di Loto le mie lacrime di gioia, i pensieri, i desideri, e Ti chiedo umilmente, donami la Grazia, l'Abbandono e la Conoscenza. Rendi pi leggero il mio Karma sicch io possa affrontare in questa vita e nelle prossime le traversie e le conseguenze delle mie vite passate."
 
   (Un devoto sincero riuscir ad avere la Grazie di Dio e la Sua benedizione. Se il devoto  sincero e possiede la costanza del pentimento, Dio pu anche decidere di benedirlo cancellando il suo karma passato. E' come un recluso al quale vengono condonati anni di detenzione per buona condotta. Dio pertanto  l'ultimo giudice. Egli con la Propria Grazia e Compassione pu trascendere tutte le leggi del karma. Dovrete compiere ogni azione per amore  di

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   Dio. Pertanto siate buoni, fate il bene, vedete il bene, ascoltate ci che  buono, parlate e pensate bene. Allora la Grazia di Dio sar sempre con voi e non dovrete temere nulla.
                                                          Baba)









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CAPITOLO XLII

ECCOTI LE MIE MANI


   Sono trascorsi i giorni e i mesi, gli avvenimenti si sono succeduti incalzanti con gli alti e i bassi del normale caos dell'Occidente.
   Lasciata l'India con la Visione Sublime di Sai negli occhi e nel cuore, sono stata riafferrata dalla "vita" ma sento che il cammino  pi leggero, la mente  pi serena e i molti desideri mondani si sono allontanati come evanescenti dai miei giorni. Guardo il mondo che mi circonda, le persone, le cose, con occhi nuovi.
   La scorsa settimana  venuta a trovarmi Lucila, la cara amica venezuelana la quale, malgrado sia finito il rapporto d'amore con mio figlio Gabriele,  rimasta affezionata a tutta la famiglia. C' stato sempre uno strano legame fra lei, Gabriele e Baba. Ebbe due gravi incidenti automobilistici e in entrambi i casi il giorno prima che accadessero avevo sognato Swami; ne era uscita sempre miracolosamente illesa: ecco la protezione di Baba.
   Un giorno le avevo donato una catena d'oro con un ciondolo nel quale avevo fatto incastonare una medaglietta in smalto raffigurante Baba: "Tienila sempre con te."
   Lucilla era triste, la medaglietta sacra, come la chiamava lei, era improvvisamente totalmente sbiadita e quasi fuoriuscita dal castone nel quale era sigillata.
   Un malessere inspiegabile, quasi un presentimento, mi ha preso non appena L'ho avuta fra le mani. Perch accade questo? Mi son detta...

   (Rifletti, nulla avviene per caso... 
                                                          Baba)

   Mi sono fatta lasciare il gioiello cercando di non manifestare le preoccupanti sensazioni che questo episodio aveva suscitato in me.
   Stamane di buonora ha squillato il telefono. Ho sollevato la cornetta e un pianto accorato mi ha fatto sobbalzare.
   "Sono Lucila. E' morta mia mamma!"
   Sentivo che le mie parole non erano un balsamo per il suo immenso dolore. Perdere la mamma lontana ero uno schianto che non poteva essere attutito. Il mio affetto  in  questo  momento

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era inadeguato. Subito ho pensato a Baba e ho avuto la visione, dolcemente persistente, del Suo sorriso. Ecco... mi sono detta, ecco l'avvertimento di nostro Padre!

   (Siate forti, mi riprendo la figlia... ora torna a casa con Me...)

   Spesso mi sorprendo a riflettere sul mondo illusorio che ho intorno: che cos' questa,  la vera esistenza? No! Questa  (maya), la vita  il prima e il dopo la realt dei sensi. Ora metto un passo avanti all'altro, un sentimento incatenato all'altro, mentre i pensieri si sovrappongono confondendosi. Quando finir questo bailamme? Questa torre di Babele? Poi mi fermo, chiudo gli occhi e torno all'India, mi accorgo che il suo ricordo sta gi lavorando dentro di me; si profilano infatti nuovi progetti per ripartire, per tornare laggi dov' pace e trionfo dello spirito, dove la sola presenza dell'Amato Guru  l'oblio di tutte le cose, le persone, i desideri e dove si anela un Suo sguardo, un Suo cenno o una Sua illuminata parola. Ed ecco che mi sorprendo a pensare e a comporre tutto ci che avverr la prossima volta. Che mi accadr? Mi doner l'(interview)?
   E la sceneggiata si ripete mentre ne scrivo il copione, giocando con le possibilit, le situazioni, le parole e i sentimenti.
   Quando i devoti vengono ricevuti in (interview), spesso Swami domanda singolarmente, con l'infinita dolcezza che Gli  propria: ("Che cosa desideri?") E' allora che scattano le richieste: "Vorrei... vorrei..." E Lui che sorridendo risponde: ("Yes... yes.")
   "Caro Swami, quando torner da Te, perch  certo, io torner ai Tuoi Divini Piedi di Loto e, se sar ricevuta, non rester muta, incantata dal Tuo Splendore, appagata dalla sola vicinanza della Tua Sublime Persona, ah no, questa volta no, anch'io vorr esternarti un mio segreto desiderio. Un desiderio spirituale e viscerale insieme, un sentimento materializzato in un gesto, un pensiero che mi torna insistente quando il ricordo della Tua Forma mi invade e mi commuove. Alla domanda ("Cosa vuoi?") risponder con grande emozione:
   "Baba vorrei accarezzare le Tue Mani Divine."
   Chiss, tutto  possibile, se Tu lo vuoi, nella luce accecante del Tuo Amore, mi risponderai:
   ("Eccoti le mia mani...")
   Fine della rappresentazione fantastica dettata dal mio inguaribile ottimismo!
   "A presto caro... caro Baba!"

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Il Tuo sguardo  un turbine di vento caldo!

E i Tuoi silenzi urlano i nostri nomi.

Sorridi e sei un bosco dai mille profumi

E dai significati nascosti.

La Tua voce una lampada bianca

Che rischiara le ombre intrecciate

Nel buio della nostra solitudine.

Dolce, violento, tenero, irato,
   Sei la furia che scatena

Improvvise tempeste nei cuori,

Ma sempre sarai l'ultimo porto tranquillo

Dove riposeremo le nostre anime.


                            Lucia









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PARTE III


NATALE 1994





CAPITOLO XLIII

NATALE CON IL GURU


Puttaparthi, Natale 1994
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   L'amore  come un boomerang: se lo lanci ti ritorna, se doni amore non puoi ricevere che amore.
   Vorrei raccontare con parole semplici le emozioni travolgenti di un Natale vissuto ora per ora ai piedi di Sai Baba, senza cadere nel melenso o nell'irreale. Noi devoti siamo tutti vittime consenzienti del magnetismo del Suo sguardo penetrante e dei Suoi silenzi pieni di pathos. Ti passa accanto e senti che i tuoi problemi si sono dissolti e potresti non chiedere pi nulla alla vita e tutto il mondo si  dileguato nell'aura della Sua presenza; comprendi inequivocabilmente che ogni tuo gesto, ogni tuo pensiero  voluto da Lui e che tutto era gi deciso prima che tu lo vivessi. Quando Gli sei accanto intuisci la presunzioni e l'ego che sovrastano ogni tua azione, anche la migliore. Ti dici: questo  bene, questo  male, e spesso capisci che ci che ti appare buono o ci che reputi male, in verit se lo sono per il tuo discernimento, possono non esserlo per i disegni di Dio.
   Mi trovo a Puttaparthi. E' ancora buio, percorro la stradina che porta all'(ashram). Sono in ritardo, mi era stato raccomandato di essere nel (Mandir) alle quattro e trenta e sono gi le cinque. Un'aria pungente attraversa lo scialle di lana che m'avvolge. Un cane randagio e malconcio segue i miei passi con mansueta sollecitudine; lo sguardo e la compassione mi prende. "Povera bestiola sola e affamata, cosa posso fare per te? Chi sei? Chi eri?" I pensieri volano afferrando nell'aria una musica lontana; forse stanno terminando i canti dell'(omkara) (preghiera del primo mattino) ed io sono ancora per via.
   Quando giungo al posto indicatomi, con sottile aria di rimprovero vengo spinta fra due devote inglesi che si scansano per farmi posto. Quanti siamo! Impossibile contarci. Gli uomini sono dall'altra parte del (Mandir). Ormai tutti i vialetti di Prashanti sono intasati dalle file che si allungano sempre pi. Tutto avviene in silenzio e quasi al buio. Il cielo va lentamente schiarendo. Le (Seva) riescono a mantenere un ordine perfetto: le giovani a destra, le anziane a sinistra, le inferme sul fondo nelle poltroncine e le ammalate pi gravi  in

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apposite carrozzelle. Il loro andare e venire stupisce per l'efficienza sorretta da un'appena accennata severit. Non si pu sgarrare, pena l'allontanamento immediato, senza discussioni. E' quasi assurdo constatare quante persone riescono a stipare in questo spazio.
   Ora siamo sedute, una incastrata all'altra, mentre ci chiedono di dare spazio ad altre devote.
   E' la vigilia di Natale. Col primo chiarore si scorgono volontarie occidentali che sostituiscono le (Seva) indiane le quali scompaiono come per incanto lasciando alle Occidentali il compito di portare avanti il lavoro di questa giornata interamente dedicata alla cristianit. Una morbida luminosit si riflette sul (Poornachandra). Mi guardo attorno e, stupita, mi rendo conto che in effetti siamo quasi tutte di carnagione bianca, le Indiane sono rimaste fuori perch Baba ha voluto che questa festivit fosse organizzata dai Cristiani in onore di Ges. Ieri si erano visti nugoli di Indiani lavorare come formiche attorno, sopra, dentro e fuori dal (Mandir): chi pennellava, chi spostava oggetti, chi applicava lampadine colorate sui cornicioni del tempio ed attorno alle cupole, ed era evidente che avrebbero lavorato tutta la notte per eseguire gli ordini di Swami.
   Intanto, con sollecitudine vengono convogliate altre devote ritardatarie. Oggi siamo insolitamente eleganti: le (seva) occidentali vestono il sari bianco e un foulard verde al collo con la scritte in oro "Merry Christmas". Ci  stata consigliata una "mise" ricercata perch pare che Baba abbia detto: ("Facciamo in modo che domani e dopo domani sia tutto pi bello in onore di Ges.")
   Non ho mai trascorso un Natale a Puttaparthi e mai avrei supposto che qui, nella culla dell'Induismo, il rispetto e la venerazione per Ges fossero tanto sentiti. Non ero preparata a questo impatto di Oriente ed Occidente armonizzati nella figura di Baba, il pi grande (Avatar) di tutti i tempi, e mi tornano alla mente le Sue parole illuminate:

   (Ges  universale, non  da identificare con l'Occidente o con l'Oriente perch  un tesoro di propriet di ogni singolo uomo sulla terra, di qualsiasi colore e a qualsiasi latitudine.)

   L'amara considerazione chi mi viene naturale  la prosopopea con la quale noi Occidentali ci siamo appropriati di questa Figura sublime, arrogandoci il diritto di cancellare con qualche attimo di derisione i Rama, i Krishna, e tutti gli (Avatar) ed i Santi delle altre religioni. Quale tristezza! Ci troviamo in un tempio Ind, decorato ed illuminato come una chiesa cattolica, anzi  direi  con  pi  solennit  e  con  pi

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dovizia di particolari, quei teneri particolari che ci ricordano la nostra infanzia: figure di angeli appese alle pareti, lampadari dai mille colori che muovendosi mandano luccichii intermittenti, piccoli alberi di Natale e file di bandierine che partono dalla cupola pi alta del tempio e arrivano agli alberi di banano.
   Un nodo mi stringe alla gola mentre mi guardo attorno stupita. Gli uomini sono gi tutti seduti e s'intravedono, oltre le mura di cinta, visi attenti e curiosi di Indiani che per due giorni, ogni anno, cedono a noi la gestione del loro tempio perch questo  il volere di Swami che rispecchia il Suo rispetto e l'Amore infinito per ogni uomo sulla terra, sia esso nero come lui o bianco o giallo.
   Ora la luce ha definitivamente allontanato le tenebre e tutto ci appare nella sua stupefacente realt. Vedo al centro del (Mandir) una piccola orchestra con gli strumenti di ottone luccicanti nel primo sole e una signora olandese in sari bianco dorato che va dai devoti alle devote parlottando animatamente; diriger il coro che interpreter le arie del nostro Natale. Cerco di non lasciarmi sfuggire alcun particolare poich  troppo bello ci che accade oggi a Puttaparthi. Alcune (Seva) fanno scorrere sul pavimento una guida rossa che porta ad una poltrona. E' chiaro che l sieder Baba, l'amato, l'incredibile fonte di beatitudine che ha fatto preparare per noi questa commovente festa di Ges.
   Solitamente negli altri giorni, a questo punto, la musica in sordina annuncia la comparsa di Swami che ci dona il (darshan) e sono (bhajan) suonati da strumenti orientali. Oggi questo non succede, un brano di Beethoven invade il (mandir) con tutta la sua potenza e, infine... Eccolo!
   Avanza con passo calmo e regale fra il silenzio estatico della folla. Questo piccolo uomo dai modi semplici e naturali appare come un gigante luminoso, la veste arancio brilla sotto il sole mentre la chioma corvina  mossa dalla brezza mattutina. Ha l'aria di chi  compiaciuto che tutto sia stato approntato come Lui desiderava. Raggiunge la poltrona e si siede. Un applauso rompe il silenzio.
   "Caro Swami, com' grande il Tuo amore per noi! Quanto  irraggiungibile il Tuo splendore!"
   Una devota milanese accanto a me ci sorprende tutte gridando, fra il battimani generale: "Baba... bello..." Lui guarda, alza la mano destra e sorridendo ci benedice.
   Chiunque potrebbe assicurarvi che Swami non  bello, ma come si pu giudicare un complimento che viene dal cuore e non dagli occhi?
   A  questo   proposito   gira  una  storiella   che  riflette

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perfettamente il carattere allegro di questo (Avatar). Pare che uno dei Suoi piccoli studenti Gli abbia chiesto: "Ma Tu Baba, che sei Dio, non potevi farti pi bello!" Ed a ci Egli avrebbe risposto: ("Ho gi il mio bel daffare e i Miei problemi ad essere come sono, figurati poi se fossi bello!")
   Ora il silenzio  totale, la musica tace, la Maestra del coro avanza verso Baba e Gli consegna il programma dei canti. I musicanti accordano gli strumenti mentre i coristi, forse duecento o forse di pi, si preparano attenti. Le coriste, elegantissime nei sari, attendono l'attacco.
   Mi accorgo di trattenere il respiro mentre il coro possente invade l'area del (Mandir). Sono sbalordita. Non credevo che gli Occidentali presenti a Prashanti potessero in cos breve tempo preparare un tale tripudio di armonia. L'alternanza delle voci maschili e femminili produce un effetto straordinario. Sono tutti canti di Natale e vengono eseguiti con incredibile bravura. Baba segue attento battendo il tempo sui braccioli della poltrona. Sono vinta dall'emozione, non sono in grado di accettare senza reazione palese questo spettacolo d'amore e mi accorgo che sto piangendo e ridendo senza ritegno; poi guardandomi attorno vedo che non sono la sola. Certo quando racconter ai miei amici cattolici ci che accade oggi e che accadr domani, forse non mi crederanno perch per loro  inconcepibile che in un tempio Ind avvenga questa dimostrazione di devozione a Ges. Senz'altro penseranno che qui regna Krishna, Rama, Sai Baba, e allora... cosa c'entrano questi personaggi con Ges? C'entrano, c'entrano. Dio c'entra sempre qualunque sia la forma, perch e Uno per tutte le religioni e per tutti i mondi animati ed inanimati. Cambiano le culture, le latitudini, ma il Dio Cosmico, Brahman, non cambia, ci contiene tutti,  la coscienza di tutti. Siamo noi piccoli uomini che facciamo le differenze, le divisioni e che ci vogliamo appropriare della Verit come se fosse appannaggio di questa o di quella religione.
   Alle volte di chiedo: come mai tutto mi appare tanto chiaro e semplice? Complicata  la confusione che da sempre fanno gli uomini interpretando a modo loro le sacre scritture le quali portano tutte a Dio, nessuna esclusa. Consideriamo solo la religione cristiana. Quante sono le Chiese che, ognuna per proprio conto, si ritengono depositarie dell'esatta interpretazione della Sacra Bibbia? E' pur vero che la Chiesa Cattolica, la pi importante, non ha il minimo dubbio di essere l'unica, la sola ad avere il monopolio della Verit malgrado gli scandali che hanno appannato la sua credibilit, malgrado i Papi, i Vescovi, e i teologi che spesso si sono contraddetti lungo i duemila anni della sua storia e malgrado le esecrabili "guerre sante" e  la  terribile  "santa  inquisizione".  Quando

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qualcuno mi chiede a quale Chiesa appartengo, non ho alcuna titubanza nell'affermare che sono cristiana, solamente cristiana e che le Chiese non mi interessano pi, le ho superate e la sola realt  rappresentata da Ges, il Dio di 2000 anni fa, "l'esaltato vagabondo messaggero d'amore" come lo ha definito il poeta indiano Tagore, e Sai Baba il Dio vivente. Per me le complicazioni sono definitivamente cadute il giorno in cui ho incontrato l'(Avatar) in carne ed ossa, il Dio Cosmico del 2000.
   Ero in letargo e sono stata risvegliata al frastuono di muri che venivano abbattuti e veli che venivano squarciati. Chi potrebbe asserire che tutto ci che sta accadendo, non solo a me, ma a milioni di uomini oggi, sia un'enorme menzogna? Chi, invitato, non vorr sedere a questa mensa divina?
   Dopo un'ora circa termina il concerto fra gli applausi di tutti, compresi gli Indiani che osservano dall'esterno. Baba si alza e si dirige verso l'orchestrina e i coristi e probabilmente si complimenta con loro con qualche battuta spiritosa perch tutti ridono; quindi fa cenno al alcuni (Seva) che velocemente scompaiono nel tempio e ne ritornano portando contenitori metallici colmi di piccoli dolci, il (prasad), o cibo divino, e incominciano a distribuirli. Nessuno resta senza. Migliaia di palline di riso e mandorle vengono donate fino al loro esaurimento. A questo punto l'altoparlante riprende a diffondere per tutto l'(ashram) musica occidentale: Bach, Mozart, Chopin, e addirittura il "Sul bel Danubio blu" di Strauss.
   Chi non conosce la realt di questo piccolo regno della pi pura spiritualit, come pu comprendere la commozione che ci afferra nell'ascoltare la nostra musica pi bella qui a Prashanti? Qui dove ogni giorno per tutto l'anno vengono cantati i (bhajan),  bello pensare che Swami fa tutto questo per noi cristiani, perch ci ama e vuole vederci felici.
   La mattinata termina e ci viene detto che domani, giorno di Natale, saremo tutti ospiti di Swami alla mensa occidentale dove verr servito il pranzo natalizio. Non siamo poche decine, siamo migliaia... grazie Baba, grazie Padre, Madre, cosa puoi fare di pi per noi?
   Nel pomeriggio si sposteremo nel (Poornachandra), il grande teatro auditorium che ha una capienza di circa sedicimila posti. Qui fanciulle e fanciulli occidentali si esibiranno in una rappresentazione del Santo Natale. Non sappiamo di cosa si tratti esattamente, supponiamo che riguardi la vita di Ges.
   Sono le tre del pomeriggio, il (Poornachandra)  gremito e dai portoni laterali aperti si scorgono volti di Indiani in attesa come noi di vedere che cosa abbiano preparato i ragazzi, che pare siano stati istruiti da un regista americano.
   L'attesa  come sempre grande perch si aspetta l'arrivo di

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Baba che assister assieme a noi alla recita. L'unico inconveniente per chi non  di lingua inglese, sar il comprendere le parole, speriamo di afferrarne comunque il significato.
   Un applauso interrompe i miei pensieri: Swami  arrivato. Sorride e ci benedice passando lentamente tra le fila, lasciandoSi toccare la veste e sfiorare i piedi nudi. Sono stata molto fortunata, mi hanno assegnato un quadratino di pavimento a pochi metri dal palcoscenico e quindi abbastanza vicino alla poltrona di Baba. Lo guardo incedere fra di noi con tanta familiarit che mi viene naturale pensare che vorrei qui i miei amici sacerdoti, cos come i vescovi e i prelati cattolici che si fanno portare in portantine dorate, ossequiati ma non sfiorati dai fedeli. Non  una critica,  la semplice constatazione delle differenze: qui sta lo spirito di San Francesco, non in Vaticano! E pensare che questo Dio-Uomo  adorato in terra, non solo da milioni di Ind, ma anche da milioni di Occidentali appartenenti alle religioni di tutto il mondo.
   Come se fosse la cosa pi naturale, Baba sale sul palcoscenico da una scaletta laterale, solleva un lembo del sipario e scompare dietro le quinte. E' chiaro che si  recato fra gli artisti improvvisati per augurare loro buona fortuna. Ho saputo da un'amica che ha contribuito a confezionare i costumi di scena che ieri nel tardo pomeriggio Swami  comparso tra di loro che lavoravano alacremente, si  fatto dare un coltello e ha tagliato personalmente una grande torta invitando ciascuno a prenderne una fetta, ha riso con loro incoraggiandoli e poi se n' andato. Immaginate la scena, l'umilt di questo (Purnavatar) (Colui che  disceso sulla terra con tutti i poteri divini) che si muove fra noi, scalzo, sorridente e paterno, e immaginate l'ego che, al contrario, travolge noi piccoli uomini. "Io sono... "  la frase che ci domina, "io ho fatto, io ho detto, io posseggo, io... io..." Ci aggiriamo con falsa modestia in questa (maya), in questa illusione che ci avvolge e ci coinvolge. E in verit non sappiamo proprio chi siamo.
   Osservo Baba seduto in poltrona nella penombra della sala e la tenerezza che mi ispira  inevitabile. Convengo ancora una volta con me stessa che Lo amo con tutto il cuore. Si rassetta la veste con brevi colpetti e con entrambe le mani si accomoda i capelli per essere in perfetto ordine, quindi sussurra qualcosa all'orecchio di uno studente che si alza velocemente.
   Evidentemente  andato a portare l'ordine di dare inizio allo spettacolo. La musica, prima piano, poi sempre pi forte, investe il (poornachandra). La riconosco,  l'(Aria sulla quarta corda) di Bach. Lentamente il palcoscenico si illumina e la scena che ci appare mostra un paesaggio indiani  con  alcuni

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personaggi in costume antico. Una bella voce in sottofondo illustra il significato di ci che sta accadendo; riconosco subito prima Rama e poi Krishna, Incarnazioni Divine del (dharma).
   Anche se non conosco l'Inglese,  facile capire che la recita vuole illustrare la strada spirituale che l'umanit deve percorrere per raggiungere l'abbandono e la realizzazione. I fanciulli che mimano sono molto spontanei ed efficaci.
   Un lungo applauso chiude questo primo quadro mentre una ragazza abbigliata da Angelo, con tanto d'ali, attraversa lentamente il palcoscenico reggendo un grande cartello sul quale sta scritta la parola (Dharma) (Rettitudine).
   Il secondo quadro ci presenta una scena ancora di ispirazione indiana e mi pare di indovinare l'identit del personaggio:  il Dio Shiva circondato da figure minori, fra le quali spicca una forma femminile abbigliata in sari dorato, forse  Shakti, la manifestazione femminile di Shiva. La solita bella voce fuori campo spiega il significato dell'azione. Tutto  molto suggestivo, mentre un (bhajan) in sottofondo accompagna il solito Angelo bianco che compare con la parola (Sathya) (Verit).
   Ancora grande entusiasmo. Sono perplessa, pensavo di vedere un presepe vivente o la rappresentazione della vita di Ges; vedremo in seguito.
   Il quarto quadro ci mostra una modesta casa indiana, un prato e un uomo accovacciato all'usanza della sua gente, il quale accanto ad un arcolaio, fila in silenzio. E' a torso nudo, il capo rasato, un semplice (doti) come abito, magro e dolce nell'aspetto: Gandhi. Fra gli applausi passa lentamente l'Angelo: (Ahimsa) (Non violenza).
   Siamo tutti commossi e partecipi del profondo significato della recita, uniti in un unico sentimento di ammirazione per il (Mahatma) (grande anima) che ha illuminato con la sua luce, non solo l'India ma il mondo intero. La voce fuori campo scandisce le tappe salienti della vita di questo Santo che ha saputo dare un volto nuovo al suo paese ed una dignit sociale ed umana alla sua gente.
   Mentre vengono cambiate le scene per il nuovo quadro, Baba si alza e fa qualche passo fra i Suoi studenti pi piccoli i quali, provati dalla levataccia del mattino, poco confacente alla loro giovane et, dormicchiano uno appoggiato all'altro; li osserva proteso confidenzialmente verso di loro, scompigliando i capelli di qualche testina addormentata. Quanto amore per questi fanciulli!
   Le luci si spengono, la nuova scena ci mostra un paesaggio brullo, roccioso, un piccolo rialzo sul quale sta seduto un personaggio singolare mentre ai suoi piedi, giovani discepoli ascoltano rapiti la sua parola. I giovanetti mostrano il capo rasato come il loro  maestro,  una  spalla  nuda  ed  il  corpo

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fasciato in una tunica arancio. Non comprendo ci che la voce sta raccontando, ma  chiaro che spiega l'insegnamento di quel grande maestro che fu il Buddha, l'Illuminato, il giovane principe che dedic la sua breve vita alla ricerca dell'(Io sono). Il momento  carico di una straordinaria intensit.
   Uno scroscio di applausi gratifica gli attori che sono veramente efficaci, l'Angelo passa e sul cartello sta scritto (Shanti) (Pace).
   Certo che, se il mondo si comportasse come ha insegnato il Buddha, le guerre non avrebbero pi ragione di essere combattute, la giustizia e il non attaccamento ai beni terreni e la meditazione da sole potrebbero debellare qualsiasi diatriba fra gli uomini. Non esisterebbero pi nemici.
   La scena si chiude per permettere la preparazione del nuovo quadro. Questa piccola pausa mi consente di stirarmi un attimo cercando di allungare in qualche modo le gambe e trovare lo spazio per i miei gomiti, mutando un poco questa posizione tanto inconsueta quanto dolorosa per noi Occidentali. Confesso che mi auguro la fine della rappresentazione al pi presto per potermi alzare. Cosa di proporranno ora i nostri attori? Mi appoggio a una colonna mentre la schiena mi manda fitte insopportabili; forse dovrei provare ad uscire carponi approfittando del buio prima che il dolore mi metta in serie difficolt. Ho la sensazione di essere intrappolata.
   Mentre elaboro queste considerazioni, nel silenzio totale si apre il sipario. Non riesco a distinguere che cosa si sta rappresentando. La luce aumenta lentamente e si scorgono alcune palme, rocce sovrapposte e al centro la cima di un monte.
   La mia attenzione e i miei occhi vengono afferrati immediatamente, la musica tace cos come la voce fuori campo. Finalmente  tutta luce e i miei occhi sono focalizzati sulla figura snella e armoniosa vestita di bianco:  un giovane bello, con barba e capelli neri fluenti sulle spalle, le braccia levate sopra la folla ai suoi piedi che lo ascolta attenta.
   Istintivamente mi pare di riconoscerlo. Mi porto le mani al petto e sento il cuore che batte all'impazzata, mentre la voce fuori campo si alza forte ed imperiosa. Parla Inglese, ma io, chiss per quale mistero, ne faccio la traduzione simultanea senza rendermene conto.
   "Beati i poveri di spirito perch di essi  il regno dei Cieli."
   "Ma  Ges", mi dico. "Dio mio, ma questi  proprio Ges!"
   Gli applausi riempiono tutto l'auditorium.
   "Beati quelli che piangono." E gli applausi continuano...
   "Beati quelli che hanno fame..."

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   La commozione ha raggiunto livelli molto alti. Io sono ammutolita, non odo altro che le parole di Ges. Non avverto pi alcun male, mi accorgo solo che sto piangendo mentre le mani mi premono ancora sul cuore. Cosa mi succede? Perch sento il mio amore moltiplicarsi all'infinito? E' un'esplosione,  qualcosa che non avevo mai provato, eppure quante volte nella mia vita ho ascoltato il Sermone della Montagna? Chi ha rimosso ora il macigno che ostruiva l'uscita e l'espandersi di questo meraviglioso sentimento? Questo  amore autentico ed  lo stesso che provo per Baba.
   Una voce interiore mi suggerisce: "Come potrebbe essere altrimenti, figlia mia, siamo le stessa Persona, la stessa Essenza, la stessa Coscienza, la stessa Divinit. Siamo Brahman... siamo Uno."
   Gli applausi non tendono a smorzarsi. Il nostro amato Guru ha saputo ancora una volta toccarci l'anima.
   Ora vedo Ges in piena luce mentre la voce continua:
   "Beati i misericordiosi perch troveranno misericordia."
   Continuo a piangere e sento che il pianto fa tanto bene alla mia anima.
   "Beati i puri di cuore perch vedranno Dio."
   S, ora lo posso affermare con l'impellente necessit che mi scaturisce dal cuore. Ora so di amare Ges. Tutto  mutato,  avvenuta in me una sorta di metamorfosi, un muro si  sgretolato e una folgorante luce  esplosa.
   Caro, dolce, severo, inimitabile figlio della Palestina, prediletto da Dio, che cosa hai fatto della Tua vita? Ce l'hai donata nel fiore degli anni.
   Come un pugno sferrato in pieno petto sento contrarmi le viscere...
   Ges aveva infatti l'et dei miei figli! Dio mio, ma che hanno saputo fare gli uomini se non crocefiggerTi nella maniera pi esecrabile, trattandoTi come un ladro e un assassino, avevi davanti una vita luminosa e ce l'hai offerta con immenso amore perch comprendessimo fino in fondo ci che eri venuto a darci: la salvezza.
   L'Angelo passa lentamente sollevando il grande cartello sul quale sta scritto: (Prema) (Amore). "S, Ges, Tu sei veramente l'incarnazione dell'amore!"
   La sala  nuovamente buia, cerco d'intravedere Baba ma non ci riesco, pare quasi scomparso. Certo, ora comprendo, ancora una volta ci vuole gratificare del Suo amore nascondendoSi per lasciarci soli con nostro Signore Ges Cristo. Caro Baba, e caro Ges, ora so che siete due corpi e una sola anima.
   Si riapre il sipario e in un tripudio di luci appare una foto di Swami a grandezza naturale. Gli applausi riprendono pi intensi ed esultanti mentre la solita voce armoniosa riprende a

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declamare, ma io comprendo solo la parola (Avatar). L'Angelo attraversa con leggiadria il palcoscenico, sul cartello vi sono le parole: (Sathya, Dharma, Shanti, Prema, Ahimsa,.)
   S, Caro Swami, Tu sei tutto questo!
   Il (poornachandra)  illuminato, Baba si alza e sale svelto sul palcoscenico sollevando, com' Sua abitudine, un lembo della veste per non inciampare. Tutti gli attori sono in scena. Si mette tra di loro toccandoli affettuosamente uno per uno, poi si volge ai fotografi e fa un cenno che vuole dire: potete fotografare.
   La giornata  finita. Le ombre calano sui viali di Prashanti e i devoti tornano ai loro alloggi. Quanti siamo! Una folla incredibile. Percorrendo la stradina che porta all'hotel rifletto su quanto mi  accaduto di straordinario. Mi sento leggera, quasi incorporea. Ho dentro tutto il mondo d'amore che preme per uscire. Quante volte Baba ha ripetuto:

   ("L'importante  ci che sta dentro, non ci che sta fuori di noi.")

   Oggi mi  stato finalmente svelato il grande mistero chiamato Ges, e ho scoperto di amarLo. E' venuto da me, dentro di me, in tutto il Suo splendore e divinit, e sento che non se ne andr pi. Grazie Baba, questa  opera Tua! Come  opera Tua l'avermi permesso di comprendere subito le parole che Ges declamava sulla cima del monte; io infatti non conosco l'Inglese. Forse era il mio cuore che ascoltava, non le mie orecchie.
   Un somarello mi cammina a fianco,  piccolo, ha un bel muso grigio e liscio come quello della mia gattina. Se ne va solo, tranquillo e incurante della mia persona. Una voglia irrefrenabile di accarezzarlo mi prende all'improvviso, forse assomiglia all'asinello che vide nascere Ges, oppure  proprio lo stesso che ora compare appagando il desiderio di esternare ad un essere vivente la mia tenerezza. Infine, cosa ci sarebbe di strano? Qui pu succedere di tutto, il reale e l'irreale, strano sarebbe in verit se la vita scorresse piatta e normale fra le nebbie di questa grande (maya) che ci abbaglia.
   Accarezzo il somarello che continua il suo cammino col muso basso e indifferente si allontana nell'oscurit.
   "Buonanotte Swami, ovunque Tu sia. Buonanotte Ges, Testimone dell'Amore universale, venuto per le strade del mondo a insegnarci come usare la nostra vita dedicandola a Dio e al servizio per gli altri. Buona notte Puttaparthi, piccolo angolo del mondo, ultimo traguardo del mio vagabondare nei sentieri dell'anima. A domani."

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   Spesso un pensiero ardito compare nei miei segreti desideri. E' vero che Baba ripete sovente che non dobbiamo coltivare attaccamenti e farci soggiogare dai desideri, eppure se sar ricevuta, questa volta non mancher di esprimerGli che vorrei tanto accarezzare e baciare le Sue mani divine, quelle mani gentili che sempre attraggono i miei sguardi. Purtroppo i giorni passano e si allontana sempre di pi la speranza di avere l'(interview).
   Questa notte ho sognato Baba.
   Ero al (darshan) e guardavo Swami che si avvicinava tenendo per mano due bambini. Mi ha guardato intensamente con quegli occhi che da soli solo un mistero e mi ha teso le mani.
   Confusa ed emozionata ho preso timidamente fra le mie le Sue belle mani e le ho baciate ed accarezzate con grande tenerezza. Ero talmente fuori di me, turbata da ci che mi stava accadendo, che mi sono destata di soprassalto. L'orologio segnava le due. Allora ho richiamato alla memoria le parole di Baba quando asseriva che Ges non  nato a mezzanotte del 24 Dicembre ma nelle prime ore del 25.
   Forse questo sogno  avvenuto proprio alla stessa ora della nascita di Ges. Quale significato dare a questo sogno meraviglioso? Ripensandoci, non  necessario dare ad esso una ragione particolare se non l'ennesima manifestazione dell'Amore Divino.
   "Grazie Swami, questo  senz'altro il Natale pi bello della mia vita!"
   Il mondo ha smarrito la via come un viandante cieco, ma Tu lo guidi per sentieri impervi ma sicuri.
   Ho incontrato Ges dentro al cuore, il Suo Regno dentro la mia anima ormai sgombra da dubbi e Baba che mi offre sorridendo l'energia delle Sue mani. Ora posso continuare il mio cammino spirituale e cercare di modificare la mia indocilit, distruggere i sogni fantasiosi e trovare la strada della Conoscenza. Ora so che Baba e Ges mi sono accanto e mi aiuteranno ad estirpare l'ego caparbio e ingannatore che cerca di dominare la mia vita.
   Mi vesto in fretta per essere al pi presto nel (Mandir). La strada  gi piena di ombre frettolose. Il tempio  illuminato e lo spettacolo che mi si offre  assolutamente fantastico: le cupole adornate da migliaia di luci brillano come gioielli, i lampadari di cristallo, forse italiani, sembrano gocce di diamanti e, tutt'intorno al (MAndir), tanti piccoli ombrelli dorati, ad uguale distanza l'uno dall'altro, lasciano filtrare tra il raso delle stoffe bagliori di luce, donandoci la visione di un regno incantato.
   Ecco quale Natale ha preparato per noi l'amato Sai. Come non

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crederGli quando dice che ci ama?
   In cielo vi  ancora uno spicchio di luna circondato da gruppi di stelle, l'incredibile luna che tanto mi sbalord la prima volta che misi piede in India, quando mi accorsi che la falce luminosa, anzich presentarsi verticale, si presentava orizzontale con la parte concava rivolta verso l'alto. Perch, mi domando, non si insegnano a scuola questi dettagli stravaganti della natura e le ragioni scientifiche che li determinano?
   Finalmente la mia fila entra nel (Mandir). Penso che siamo molti pi di ieri, come faremo a starci tutti, Dio solo lo sa. Mi accorgo che non volendo mi  uscita una battuta divertente:  certo che Dio trover un posticino per ognuno di noi.
   Le amiche del mio gruppo coltivano ancora la speranza di essere ricevute prima della nostra partenza. Io le dissuado con grande sicurezza:
   "Care mie, levatevelo dalla testa, per quest'anno non ci sar l'(interview)."
   Come posso dir loro che l'(interview) io l'ho gi avuta?
   Al centro dello spiazzo sta ancora la poltrona di Baba, accanto ad essa un enorme ombrello di Natale fa bella mostra di s.
   Il giorno che avanza fa scemare le ultime ombre. Tutto ci  troppo bello per riuscire a descriverlo, mi mancano gli aggettivi, le sensazioni sono pi complicate delle parole che potrei usare. L'aria che vi si respira e il pathos che ci avvolge creano un'atmosfera inimmaginabile. Ora il (Mandir)  stracolmo, tanto che centinaia di devoti sono rimasti all'esterno. Una musica dolce inizia a farsi sentire e sono ancora brani di musica classica; improvvisamente una applauso di mille mani riempie l'aria. Ne cerco la ragione e mi accorgo che  stata scoperta una grande statua di Ges che era nascosta da drappi di broccato. Mi dicono che  un'opera nuova che viene esposta per la prima volta e che Sai inaugurer oggi.
   Sono le otto, il silenzio  assoluto, un (bhajan) sottolinea la venuta dell'Amato (Sadguru). Un applauso festante Lo accoglie per un fatto che si ripete: ogni anno il giorno di Natale infatti, anzich la tunica arancione indossa una veste candida in onore di Ges che vestiva di bianco. Benedice la folla che Lo guarda adorante soffermandosi ora qua ora l, scambiando qualche parola e lasciandosi baciare i piedi. Dalla mia posizione non riesco a vederLo ma pare che si sia avvicinato alla statua di Ges e rompendo due noci di cocco (rito ind) le abbia dato il benvenuto inaugurandola ufficialmente, quindi saluta un gruppo di Suoi studenti che si preparano a suonare e a cantare arie natalizie.

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   Un solista si alza, la figuretta snella si inchina all'Amato Sai, alza la tromba e, prima in sordina, poi sempre pi forte, lancia nell'aria le note di una musica struggente. Inutile dire che la commozione ci  compagna inseparabile.
   Davanti alla statua di Ges, questo fanciullo indiano riesce a far vibrare tutte le corde del nostro cuore, e siccome spesso vi sono individui che nascono con tutte le qualit, questo giovanetto, visto in piena luce, si rivela di una bellezza di forme e di lineamenti veramente straordinari; lo osservo con la delusione del pittore che si vede sfuggire uno splendido modello.
   Ora la tromba tace e un coro di voci giovanissime inizia il canto. I nostri occhi sono inchiodati alla scena veramente deliziosa: questi piccoli Indiani che rendono omaggio col loro canto a noi cristiani e soprattutto a Ges. Baba ascolta attento e le ultime note sono coperte dal nostro rumoroso entusiasmo.
   Il solito diavoletto che ogni tanto fa capolino nei miei pensieri mi ricorda i lunghi discorsi fatti da cristiani impegnati nell'ecumenismo, tanto bello a parole, ma altrettanto deludente nei fatti. Come vorrei vedere in una chiesa cattolica, una volta nella vita, la commemorazione di un Santo o di un Profeta indiano. E ricordiamoci che Ges per un Ind  un (Avatar) come ce ne sono stati tanti in India, non un Purnavatar come  ritenuto Sai Baba.
   Swami si alza, si avvicina a un enorme cero e ne accende la fiamma che subito divampa mossa dal vento, dopo di che viene compiuta l'(Arathi), un rito durante il quale viene bruciata la canfora al suono di un canto devozionale davanti alla persona eccelsa del Guru.
   Al termine gli studenti circondano Baba e qualcuno riesce a baciarGli i piedi. Swami li asseconda graziosamente soddisfacendo la loro sincera devozione. Uno fra i tanti avvicina il suo volto a quello di Baba e Gli sussurra qualcosa. Lui sorride e gli parla appoggiandogli una mano sul capo e scuotendo la testa in segno di approvazione, poi, fra la sorpresa di tutti, col solito gesto rotatorio della mano destra, materializza un prezioso (Lila) che nessuno si aspettava cos "coram populo", poich da tempo aveva annunciato che raramente avrebbe fatto ancora miracoli platealmente per non alimentare un fanatismo incontrollabile; ora  entrato nel periodo della Sua vita dedicato esclusivamente all'insegnamento. In occasione del Natale rompe la promessa; infatti saranno molti, in questi due giorni di festa, i (Lila) che usciranno dalle Sue mani divine. "Questi gioielli" - dice scherzosamente - "provengono dalla gioielleria di Sai." La stessa signora olandese che ha  preparato  e  diretto  il  coro

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degli Occidentali viene gratificata col dono di una stupenda materializzazione, una lunga catena con una medaglia raffigurante Ges.
   Come ieri anche oggi fa portare dal tempio scatoloni colmi di dolci che distribuisce seguendo attento lo svolgersi dell'operazione e correggendo con gesti aggraziati qualche imperfezione, quindi passa tra le nostre fila benedicendo.
Purtroppo io mi trovo piuttosto lontana dal Suo passaggio e mi rammarico di non poterLo toccare, inoltre non riesco a vedere bene il Suo viso. Una devota che mi sta accanto, in un impeto d'amore, grida, fra lo stupore delle astanti ed il disappunto delle (Seva): "Sai Baba, voltati!"
   Swami si ferma, si gira verso di noi e sorride. La nostra felicit  alle stelle, tanto che Gli inviamo baci sulla punta delle dita. Baba scuote il capo divertito e si allontana con l'aria di dire: che pazzerelle!
   Ma questo  amore, e Lui lo sa.
   La mattinata  terminata e ci dirigiamo tutti alla (canteen) occidentale per consumare in allegria il pranzo natalizio offerto dal nostro delizioso Ospite.
   Pomeriggio, ora del (darshan). Non sappiamo che cosa accadr oggi. Sono le sedici, il (Mandir)  pieno "come un uovo". Sono entrati anche molti studenti e studentesse, una bianca folla, un fiume. Le ragazze universitarie sono in sari bianco, altro omaggio a Ges.
   Mentre osservo tutto ci che succede, quattro personaggi inconsueti si piazzano accanto alla poltrona di Baba: indossano caffetani di seta color avorio ed hanno strumenti tipici indiani. Si fa silenzio, quello strano silenzio che precede la venuta di Sai; letteralmente si potrebbe dire che "si sente una mosca volare". Nessuno oserebbe contestare l'affermazione che sta per entrare Dio.
   L'aria si  fatta calda, i corvi e le rondini, nostri compagni giornalieri, che sempre compaiono all'arrivo di Baba, volano bassi tra i merli del tempio e un intenso odore d'incenso sale alle nari. Accanto a me una giovane mamma tiene tra le braccia un neonato che dorme tranquillo, dove potrebbe trovare un'atmosfera migliore? Qui si respirano amore e pace.
   Ecco Swami! Oggi cammina svelto benedicendo la folla, prende le lettere che Gli vengono porte con qualche parola d'incoraggiamento. Ora lo vedo molto bene e mi pare altissimo, la Sua figura armoniosa avanza lasciandosi sfiorare. Improvvisamente accade un fatto che ci lascia sconcertati; infatti prende la lettera che una devota Gli porge, la guarda serio poi la rilancia indietro con gesto determinato e prosegue.
   Mi domando che cosa contiene quella  busta.  Forse  minacce.

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Forse denaro, nessuno pu saperlo, si possono solo fare congetture. Swami non d certo spiegazioni ai Suoi comportamenti: ogni Suo gesto ha una ragione importante che lo determina, nulla avviene per caso, ogni Sua parola, ogni Sua azione  un insegnamento.
   Un devoto Gli porge un vassoio pieno di caramelle, ne afferra una manciata e la lancia tra di noi; questo delle caramelle  un gesto che si ripete ogni giorno e pi volte. Oggi vuole aggiungere al lancio delle caramelle un piccolo (Lila). Quando le caramelle sono state gettate e la Sua mano  gi vuota, continua a lanciare tutt'intorno piccoli semi mangerecci che nascono dalle sue dita. Un applauso festoso sottolinea questo delizioso gioco divino.
   Intanto i musicanti accordano gli strumenti e infine incominciano a suonare, prima piano e poi con un lento crescendo giungono ad un suono potente e solenne tanto da far vibrare ogni cosa. Il concerto dura circa un'ora alternando pezzi lenti a brani velocissimi ed a virtuosismi davvero strabilianti. Pare si tratti di musicisti di fama internazionale. La musica indiana  molto lontana dalla nostra ed  difficile entrarci, ma quando finalmente ne vieni afferrato, la senti vibrare fino delle viscere conquistandoti.
   Un applauso caloroso conclude l'esibizione. Baba si alza sorridendo e si avvicina ai musicisti che si prostrano ai Suoi piedi, quindi con un gesto delicato prende la mano del solista responsabile del quartetto e, dopo aver materializzato un anello con un diamante di singolare bellezza, glielo infila al dito. 
   Gli applausi che seguono questa "performance" sono facilmente intuibili, poi  nuovamente silenzio e i musicisti vengono rapidamente sostituiti da un gruppo di studenti che cantano, con voci evidentemente selezionate, i pi bei (bhajan) devozionali.
   La giornata  finita, le luci abbaglianti ci circondano. Il tempio sembra il paradiso della nostra infanzia, la favola pi bella mai raccontata.
   Il Natale accanto al nostro amato (Sadguru)  terminato.
   Caro Baba, hai ridisegnato l'intera mappa della mia vita e mi hai tirato fuori dai miei sogni; hai catturato, cancellandone le ombre scure, il mio cuore e non lo lasci pi. Ora sto su di un osservatorio e guardo il pianeta terra cercando di scansare le illusioni.

   (Sopporta tutto e non fare nulla
    Ascolta tutto e non dire nulla
    Dai tutto e non prendere nulla
    Servi tutti e sii nulla.)

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GLOSSARIO


. ASHRAM            Eremitaggio. Luogo dove si radunano i fedeli e i discepoli di un Maestro.
. AVATAR             Incarnazione divina.
. BHAJAN             Canto devozionale.
. BHAGAWAN           Nome attribuito agli esseri di natura divina.
. DARSHAN            Visione Divina. Incontro col Maestro.
. GURU               Maestro Spirituale.
. GURU-POORNIMA      Festa del Guru o Maestro Spirituale.
. INTERVIEW          Udienza, colloquio con il Maestro.
. JAPAMALA           Rosario per le preghiere.
. KARMA              Conseguenze di azioni commesse nelle vite passate. Legge del Karma.
. KRISHNA            Nome di uno degli otto (Avatar) di Visn.
. LILA               Gioco Divino.
. MANDIR             Tempio.
. MANTRA             Una frase le cui vibrazioni hanno una grande potenza; per i devoti di Sathya Sai Baba : Om Sai Ram.
. MAYA               Illusione, irrealt, apparenza.
. MUDRA              Potente gesto rituale che dirige le nostre energie interiori.
. POORNACHANDRA      Grande fabbricato comprendente un teatro dalla capienza di ventimila persone e altre stanze.
. PRASAD             Cibo donato da una Maestro Spirituale e considerato sacro.
. PRASHANTI NILAYAM  (Ashram) di Sathya Sai Baba (lett.: Luogo della Pace celeste).
. PREMA              Amore.
. RAMA               Nome del settimo (Avatar) di Visn.
. SADHANA            Pratica composta da una serie di esercizi che combinano mantra, mudra e meditazione, ed ha lo scopo di favorire la crescita spirituale.
. SARI               Abito indossato dalle donne indiane.
. SEVA               Servizio volontario disinteressato.
. SWAMI              Signore, padrone.
. VIBHUTI            Cenere Sacra.

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(INDICE)


Capitolo I             Vi mando messaggi               pag.  17
Capitolo II            Il Santo scalzo                  "    23
Capitolo III           Cucciolo di carib               "    29
Capitolo IV            Ecris!                           "    35
Capitolo V             La vita  una sfida              "    39
Capitolo VI            Piera                            "    43
Capitolo VII           Il Papalagi                      "    51
Capitolo VIII          15 gennaio                       "    61
Capitolo IX            Un delizioso banchetto           "    63
Capitolo X             Corrida                          "    65
Capitolo XI            Ho sognato Swami                 "    69
Capitolo XII           Il sogno delle erbe              "    73
Capitolo XIII          Due lire                         "    77
Capitolo XIV           Ernestina                        "    83
Capitolo XV            Guido                            "    85
Capitolo XVI           Pagora                           "    91
Capitolo XVII          L'Ospedale di Baba               "    99
Capitolo XVIII         Una farfalla bianca              "   103
Capitolo XIX           La medaglietta                   "   109
Capitolo XX            Arriva Dio                       "   113
Capitolo XXI           Amore                            "   117
Capitolo XXII          Messico                          "   121
Capitolo XXIII         Viveka e Vairagya                "   125
Capitolo XXIV          Baba Ti amo!                     "   129
Capitolo XXV           Luca                             "   133
Capitolo XXVI          Una lettera                      "   139
Capitolo XXVII         Una vita                         "   143
Capitolo XXVIII        Sofferenza                       "   147
Capitolo XXIX          Go!                              "   153

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Parte II - Bologna-Puttaparthi


Capitolo XXX           Sotto la neve                   pag. 159
Capitolo XXXI          La porta dell'India              "   163
Capitolo XXXII         Asuya Hastamu                    "   169
Capitolo XXXIII        Chiedete e vi sar dato          "   173
Capitolo XXXIV         Sono qui accanto a te            "   179
Capitolo XXXV          Teacher?                         "   183
Capitolo XXXVI         Ramajanna                        "   187
Capitolo XXXVII        Un piccolo "Lila"                "   193
Capitolo XXXVIII       Hokd madgh khurbn             "   197
Capitolo XXXIX         Bioritmo Primario                "   201
Capitolo XL            Canti dal Paradiso               "   205
Capitolo XLI           Ciao Swami                       "   209
Capitolo XLII          Eccoti le mie mani               "   215


Parte III - Natale 1994


Capitolo XLIII         Natale con il Guru               "   221

Glossario                                              pag. 237

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              EDIZIONI MILESI SRL
Pubblicazioni esclusive su Sri Sathya Sai Baba
      Via Sallustio 9/15 - 41100 Modena

DISCORSI E SCRITTI DI SATHYA SAI BABA
DISCORSI DI SATHYA SAI BABA, 5 voll.
Sathya Sai Baba, (Dio  unit)
Sathya Sai Baba, (La voce dell'Avatar), volume 1 e 2
Sathya Sai Baba, (La filosofia dell'azione)
Sathya Sai Baba, (Al di l dell'illusione)
Sathya Sai Baba, (Prepararsi alla vita)
Sathya Sai Baba, (Cos' la verit?)
Sathya Sai Baba, (Quelli che Dio ama di pi)
Sathya Sai Baba, (Dio e il suo discepolo) (Gita Vahini)
Sathya Sai Baba, (La via della verit (Sathya Sai Vahini)
Sathya Sai Baba, (La via per amare) (Prema Vahini)
Sathya Sai Baba, (Educazione superiore)
Sathya Sai Baba, (La Legge Eterna) (Dharma Vahini)
Sathya Sai Baba, (Fiume d'amore) (Prema-Dhyana)
Sathya Sai Baba, (Bhagavata Vahini)
Sathya Sai Baba, (La Divina Canzone) (Gita Vahini)
Sathya Sai Baba, (Dialoghi con Sai) (Sandeha Nivarini)
Sathya Sai Baba, (Prema Dhaara) (Lettere di Sai)

BIOGRAFIE - SAGGI - ESPERIENZE
N. Kasturi, (La mia vita accanto a Sai Baba)
J. Hislop, (Il Mio Baba ed io)
Narasimha Rao, (Sai Baba: la storia della vita)
J. Karro, (Sai Baba, diavolo o santo?)
C. Penn, (Mio amato)
S. Sandweiss, (Sai Baba: L'Uomo santo e lo psichiatra)
P. Mason/R. Laig, (Sai Baba, l'incarnazione dell'Amore)
G. C. Rosati, (Sai Baba l'Uomo venuto dal Cielo)
G. C. Rosati, (Sai Baba: il Cristo  tornato)
G. C. Rosati, (Chi  Sai Baba?)
M. Mazzoleni, (L'albero dei desideri)
M. Mazzoleni, (Isavasyopanisad (Il Divino che tutto avvolge))
H. Murphet, (Sai Baba: invito alla gloria)
H. Murphet, (Un nuovo viaggio)
C. Mendogni, (Il risveglio dell'anima)
M. J. Bianco, (Sai Baba: un viaggio alla ricerca di Dio)
L. Ioverno, (Il gioco autentico)
A. e S. Craxi, (I Valori Umani nell'educazione)
S. Caffery, (Favole dalla meravigliosa terra di Sai)
L. Ralli, (I messaggi di Sai Baba), volume 1 e 2
Ph. Krystall, (Sai Baba, l'ultima esperienza)
Sitaram, (Immergersi nell'infinito)
C. N. Mangala, (Sublime Sai)
A. Marwah, (Sai Baba... e il pi grande  l'amore)
L. Roti, (Sai Baba: storie vissute)
L. Bergamaschi, (A Oriente del mio cuore)
R. L. Buttafava, (Sai Baba e la reincarnazione)
V. Carnisio, (Puttaparthi - il Paese di Shri Sathya Sai Baba)


(Foto  raffigurante 
 Lucia  Bergamaschi
 seduta in giardino 
 con  il  gatto tra
 le braccia)



					Lucia Bergamaschi Veggetti
					Insegnante di danza classica, pittrice ritrattista particolarmente attenta al mondo dell'infanzia; vegetariana per amore degli animali, vive a Casalecchio di Reno provincia di Bologna.




Dopo aver pubblicato un primo libro ("A Oriente del mio Cuore ho incontrato Sai Baba"), ora, con questo secondo volume continua il resto della storia, qual' stata l'influenza che Sai Baba ha avuto nella sua vita, come e in che cosa sono cambiati i suoi rapporti con il mondo che la circonda, le sue emozioni, il modo di affrontare i problemi quotidiani, la crescita interiore. Il tratto della scrittrice  semplice e genuino particolarmente adatto a chi si avvicina a Sai Baba per la prima volta.


