I CLASSICI DELLO SPIRITO
MADRE TERESA
LA MIA REGOLA
FABBRI EDITORI


Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi  fatelo a loro. 
Matteo 7,12

REGOLA DI VITA

" Il nostro ideale non  altro che Ges.
Il nostro spirito
 uno spirito di totale abbandono a Dio,
di reciproca, amorosa fiducia
e di santa letizia con tutti
come si viveva nella Famiglia di Nazareth.

Per me vivere  Cristo.

(Fil 1, 21)

C' un gran bisogno, fra i giovani, dei Fratelli della Parola, contemplativi nel cuore del mondo: per talora vita di preghiera, adorazione, contemplazione, penitenza e totale abbandono a Dio e per la loro presenza, per la Parola di Dio che diffondono per poche ore al giorno in mezzo ai pi poveri fra i poveri. Facendo questo, essi proclameranno Cristo a tutte le nazioni e renderanno la Chiesa pienamente presente nel mondo di oggi (Lettera di Madre Teresa al Papa Paolo VI, 12. 12. 77).

La nostra chiamata

Associazione di fedeli cristiani fondata da Madre Teresa di Calcutta 
1. La nostra fraternit, conosciuta come Fratelli della Parola,  un'"associazione di fedeli cristiani" fondata da Madre Teresa di Calcutta con promesse perpetue di castit, povert, obbedienza, e dedito libero servizio a coloro che, fra i poveri, sono spiritualmente pi poveri.

Carattere
internazionale

2. Per il suo carattere internazionale, 
la nostra fraternit partecipa a questa missione speciale della Chiesa: diffondere in tutto il mondo la luce del messaggio evangelico e unire sotto un unico spirito i popoli di qualunque nazione, razza o cultura, ed essere segno di quella fratellanza che permette un onesto dialogo e dal quale trae nuovo vigore.

Comunit dei Fratelli in Ges Signore 
3. Crediamo che siamo stati chiamati dal Padre a somiglianza dei primi Cristiani ad essere una comunit di Fratelli in Ges il Signore; a seguirlo come maestro secondo l'ispirazione, gli insegnamenti e gli esempi di Madre Teresa di Calcutta; e ad essere un cuore solo e un'anima sola: in comunione di beni, in umile sottomissione l'uno all'altro e verso il servoguida, rimanendo celibi per il Signore, perseverando quotidianamente nella preghiera, nell'adorazione e nello "spezzare del pane"; disposti a portare la sua Parola agli spiritualmente pi poveri fra i poveri, a tempo opportuno e inopportuno, fino agli estremi confini della terra.

Contemplativi
nel cuore del mondo

4. La nostra vocazione  di appartenere a Ges e soltanto per Lui divenire Fratelli Universali, cio portatori dell'amore di Dio, contemplativi nel cuore del mondo, monaci e missionari, impegnati ad annunciare con la nostra vita, la Parola al mondo, nello spirito di ecumenismo promosso dal Concilio Vaticano II.


Il nostro nome

Fratelli della Parola

5. Per mettere in evidenza che la nostra vocazione  radicata nell'universalit della Chiesa Cattolica, saremo chiamati "Fratelli della Parola". Ci significa che, per amore di Ges, e del vangelo desideriamo essere fratelli di tutti e di ciascun essere umano, senza guardare n al suo colore, n alla sua cultura, n alla sua credenza e che per questo scopo desideriamo rimanere aperti, umili, piccoli e disposti ad amare fino a doverne soffrire.

La Parola  il "Logos" del Padre, Incarnato in Maria sulla terra, vissuto e morto per la nostra salvezza.  il Signore Ges Cristo, vivo e presente oggi fra noi, che ci parla e ci guida poich ci riuniamo nel suo Nome. Ci leghiamo a Lui e fra di noi con l'alleanza di questa regola di vita per seguirlo nelle sue vie, e imitarlo con cuore gioioso e indiviso in virt dello Spirito Santo.

Il nostro fine

"Ho sete"
6. "Voglio dare santi alla Madre Chiesa" (Madre Teresa). Il nostro fine  appagare la sete di Ges, sulla croce per le anime e saziare la fame che queste hanno di Lui, Parola e Pane di Vita, mediante la professione dei consigli evangelici e il dedito, libero servizio ai pi poveri spiritualmente per rendere cos la Chiesa pienamente presente nel mondo di oggi.



La nostra Missione: "Proclamare Ges, Salvatore, a tutte le nazioni"

La nostra missione specifica  lavorare per la salvezza e la santificazione di coloro che sono spiritualmente i pi poveri fra i poveri in tutto il mondo, ovunque si trovino:
 ascoltando la Parola di Dio per mezzo della meditazione quotidiana, dello studio e della spiegazione delle Scritture;
 vivendo la Parola di Dio nella preghiera e nel servizio in una vita marcata dalla semplicit del Vangelo;
 amando il Verbo di Dio nascosto sotto le apparenze del Pane, per soddisfare la nostra fame mediante l'adorazione eucaristica quotidiana e la celebrazione della messa pieni di santo fervore;
 annunziando la Parola di Dio a coloro che sono i pi poveri spiritualmente, sotto la cui sofferenza Ges si nasconde. Questo apostolato di preghiera, di contemplazione e di servizio sar la nostra vocazione specifica
di proclamare Ges Cristo "Salvatore" a tutte le genti.

Il nostro spirito

Abbandono totale, fiducia amorosa, santa letizia .

7. "Il nostro ideale non  altro che
Ges" (Madre Teresa).
Il nostro  uno spirito di totale abbandono a Dio, di reciproca, amorosa fiducia e di santa letizia con tutti come si viveva nella Famiglia di Nazareth. "Fate della vostra
famiglia un'altra Nazareth dove Ges possa venire a riposarsi per qualche tempo" (Madre Teresa, Lettera ai Fratelli, 7 giugno 1979). Cristo era interamente a disposizione del Padre per il riscatto di molti. "Pur essendo di natura divina, non consider un tesoro geloso la sua eguaglianza con Dio; ma spogli se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini" (Fil 2, 58).


Abbandono totale


8. Essere posseduti da Lui affinch possiamo possederLo; prendere qualunque cosa Egli ci doni e dare qualunque cosa Egli ci prenda con un largo sorriso: essere usati da Lui come pi Gli piace, senza essere consultati. Offrire a Lui la nostra libera volont, la nostra ragione, tutta la nostra vita in pura fede, in modo che Egli possa pensare i suoi pensieri nelle nostre menti, compiere le sue opere con le nostre mani e amare con i nostri cuori.
Il nostro totale abbandono consiste anche in una completa disponibilit a Dio e alla Chiesa attraverso il servoguida, gli altri Fratelli e le persone dei poveri che serviamo. Cos potremo tutto in Colui che ci conforta.


Fiducia amorosa 

9. Ges ebbe nel Padre suo una incrollabile fiducia. Questa fiducia era il frutto della sua intima unione e del suo amore per Lui. Ebbe una fiducia cos completa nel Padre che affid tutta la sua vita, la missione per la quale era stato mandato, nelle sue mani pienamente sicuro che Egli avrebbe operato il suo piano di salvezza nonostante i mezzi inadeguati e l'apparente fallimento.



Santa letizia 

10. La santa letizia  certamente frutto dello Spirito Santo e non segno caratteristico del regno di Dio, perch Dio  gioia.
"La mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena" (Gv 15, 21). La nostra gioia sar manifestazione della nostra dedicazione generosa e unione intima con Dio. Un cuore gioioso  un cuore ardente di amore, perch dona di pi chi dona con gioia, e Dio ama un lieto donatore. Un Fratello pieno di gioia predica senza parole. La gioia per noi  una necessit e una forza che sostiene anche il fisico, e che ci rende sempre disponibili a correre per fare del bene. Perci accetteremo: di vivere una vita di povert in santa letizia, di obbedire con intima gioia, di servire Cristo nel suo miserevole travestimento con allegria e devozione. Questa gioia sar la nostra migliore gratitudine a Dio e a tutti quelli che ci stanno attorno.

Mezzi

Rinati in Cristo 

11. "Come il seme  destinato a diventare albero cos noi siamo programmati a crescere in Ges" (Madre Teresa).
Rinati in Cristo con l'acqua e lo Spirito Santo e stabiliti nella Chiesa come comunit di vita nella fede, nella speranza e nella carit, noi che entriamo nei misteri della vita dovremmo essere modellati a sua immagine "finch Cristo sia formato in noi" (Gal 4, 19).
Far parte di questa fraternit di alleanza vuol dire aspirare con tutte le forze a quella "metanoia", quel cambiamento di cui parla il Vangelo, frutto dell'intima conoscenza di noi stessi.
Tale disponibilit al potere trasformante dello Spirito Santo creer progressivamente in noi quel cuore di fanciullo libero e sincero che sa che il regno dei cieli  sempre dentro di noi qualsiasi siano le mutevoli circostanze della vita esteriore.

Fede

 12. La Fede, dono di Dio, ci introduce nella realt spirituale del Regno, la cui venuta fu annunciata da Cristo. Cresce nell'obbedienza alla sua legge e si esprime con la carit fraterna. Infine, si fonda sulla fedelt e la fiducia: "Infatti so a chi ho creduto" (2 Tm 1, 12). A coloro che credono in Lui Egli concede di fare cose anche pi grandi di quelle che Egli stesso comp sulla terra.
Con interiore convinzione, viviamo e facciamo cose che non ci saremmo mai sognati di realizzare. Come Fratelli della Parola, siamo chiamati in particolar modo a vedere Cristo nelle apparenze del Pane e a toccarLo nella desolazione di cui  spiritualmente povero.

Speranza

 13. Nella speranza ci affidiamo completamente all'onnipotenza di Colui che ha detto: "Senza di me non potete far nulla". Convinti del nostro niente e con la benedizione dell'obbedienza, osiamo tutto, non dubitiamo di nulla, perch con Dio ogni cosa  possibile. Affideremo al Signore i nostri piani per il futuro, perch ieri  passato, domani non  ancora venuto e abbiamo solo oggi per farLo conoscere, amare e servire. Grati per le migliaia di occasioni che Ges ci d di portare
la speranza in una moltitudine di esistenze con il nostro interesse per l'individuo che soffre, aiuteremo il nostro mondo sconvolto e quasi sull'orlo della disperazione, a scoprire una nuova ragione di vivere o di morire con un sorriso di tranquillit sulle labbra.

Carit

 14. Dio  amore: la carit ha la sua sorgente nell'amore eterno del Padre e del Figlio, nello Spirito. Permettiamo che lo Spirito di amore prenda possesso di noi e che rimuovendo le barriere dell'Ego, ci renda aperti agli altri dal pi profondo del nostro essere, rendendoci capaci di accogliere a un tempo Dio e l'umanit.

Nel prendere il pane Cristo disse: " prendete e mangiate, questo  il mio Corpo dato per voi". Donando Se stesso Egli ci invita a crescere nella potenza del suo amore per far ci che Egli ha fatto. L'amore di Cristo per noi ci dar la forza e ci spinger a donare noi stessi per Lui. "Lasciati divorare dai Fratelli e dalla gente". Non abbiamo nessun diritto di rifiutare le nostre vite agli altri, nei quali incontriamo Cristo.

Miti ed umili di cuore

15. Ges, desideroso di farci imparare da Lui ad essere miti ed umili di cuore, permise che il suo costato fosse squarciato. Dobbiamo farci piccoli per poter entrare nel suo cuore. Cristo, la nostra via all'umilt, ci chiede di vivere in Lui e per mezzo di Lui. Convinti che da soli non possiamo far nulla se non abbiamo altro che peccati, debolezza e miseria, noi riconosciamo tutte le doti di natura e di grazia come doni di Dio. Non ci lasceremo scoraggiare da nessun fallimento se abbiamo fatto del nostro meglio e nemmeno ci glorieremo del successo, ma nella gratitudine pi profonda riferiremo tutto a Dio autore di ogni bene in noi. La nostra chiamata non  al successo ma alla fedelt.
 "Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me che sono mite ed umile di cuore e troverete riposo per le vostre anime, il mio giogo  dolce e la mia disciplina leggera" (Mt 11,2930).


Vita evangelica
16. Pi le costituzioni saranno semplici pi saranno prossime al Vangelo. Vivete il Vangelo giorno per giorno e da quella vita cresceranno le vostre regole (Lettera di Madre Teresa ai Fratelli, 10 giugno 1978).
La nostra vita, orientata alla contemplazione di Dio in tutte le Sue opere, deve essere marcata da quella libert, semplicit del Vangelo che deve rimanere la nostra caratteristica. Ci manterremo aperti a tutto ci che  bello e nobile nell'eredit culturale e spirituale dei popoli fra i quali dimoreremo e che intendiamo servire, rendendoci particolarmente sensibili alle loro concezioni del sacro. In particolar modo ci sforzeremo di conoscere e di custodire con zelo le migliori tradizioni sia orientali che occidentali della Chiesa.

Preghiera continua

17. Consapevoli che il Signore ci ha raccomandato di pregare sempre, dobbiamo trasformare tutta la nostra vita in preghiera, imparando a pregare il nostro lavoro senza mai sostituire il lavoro alla preghiera.

Lo spezzare del pane

18. Lo spezzare quotidiano del pane eucaristico nella messa sar il centro dinamico di tutto il nostro vivere e fonte di ogni iniziativa apostolica.

Adorazione 

19. Al sorgere e al calare del sole ci ritroveremo regolarmente per un'ora di adorazione in intimit con il Fratello Ges.

Vigilia

 20. Ogni vigilia festiva ci incontrer riuniti per una veglia notturna di intercessione riparatrice, in attesa che Cristo compia ogni giustizia in noi e intorno a noi, con l'avvento della sua seconda venuta.

Sacra Scrittura

 21. La Chiesa ha sempre venerato le Divine Scritture come ha fatto con il Corpo di Cristo, non mancando mai, soprattutto nella sacra Liturgia, di nutrirsi del pane della vita e della mensa sia della Parola di Dio che del Corpo di Cristo e di porgerlo ai fedeli.

Insieme con la sacra tradizione, la Chiesa ha sempre considerato e considera le Divine Scritture come la regola suprema della propria fede (Costituzione dogmatica sulla rivelazione).
La Parola di Dio nelle Sacre Scritture  la nostra regola di vita e deve sempre ispirare la nostra condotta. Dobbiamo nutrircene quotidianamente e condividerla con gli altri fratelli nella preghiera comunitaria, imparando a rivolgerci alle parole della Bibbia per incontrare luce nei momenti di oscurit, direzione nel dubbio, forza nella prova e correzione nell'errore.
Un particolare significato deve avere per noi il detto di Ges che l'uomo non vive soltanto di pane, ma di ogni parola proferita dalla bocca del Padre (cif. Mt 4,4).

Venerazione della Bibbia 

22. Per indicare la presenza misteriosa di Dio nella sua Parola, accanto all'Eucaristia, avr, nei nostri luoghi di preghiera, un posto di venerazione particolare la Bibbia, ricordandoci sempre che tutto ci che  stato scritto lo  stato per nostro insegnamento, affinch attraverso gli esempi e la consolazione della Scrittura abbiamo speranza.

Ufficio divino 

23. Il nostro tempo di preghiera comunitaria, sar un tempo di apertura alle ispirazioni della grazia attuale.
Sono incoraggiate spontaneit e semplicit, evitando un atteggiamento rigido e di routine, mantenendoci disponibili al movimento dello Spirito fra noi.
L'ufficio divino verr celebrato al mattino, mezzogiorno e sera e potr essere sia recitato che cantato. Un uso di semplici strumenti musicali cos come di gesti e di posizioni del corpo saranno lasciati alla discrezione che sempre rimane la norma di tutto.

Stagioni liturgiche

24. La nostra vita di preghiera deve svilupparsi attorno ai vari tempi liturgici e al loro mistero profondo, in modo che possiamo mantenerci sempre uniti a Ges Cristo, che vive nelle stagioni liturgiche della sua Chiesa.







Lettura spirituale

 25. L'adorazione e l'ufficio divino saranno completati giornalmente da un periodo di lettura spirituale.
Oggetto della nostra ora di lettura sar la Bibbia e i suoi commentari, i Padri della Chiesa sia orientali che occidentali e altri autori spirituali universalmente conosciuti per la loro santit e dottrina.

Sacramento di riconciliazione 

26. Ges Figlio di Dio, incarnatosi nel grembo della Vergine Maria ha assunto
la condizione umana per liberarci dal male. La sua morte in Croce ci invita alla conversione dal peccato alla grazia, dalla tiepidezza al fervore, dal fervore alla santit. Senza rinunciare al nostro io infermo e senza un progressivo ascetismo,  impossibile risvegliarci nel pi profondo di noi stessi dove Dio vive e trovare la nostra reale identit.
Il sacramento della penitenza  il dono pasquale di riconciliazione di Ges Cristo con ciascuno di noi e dobbiamo farne uso non solo come rimedio della nostra ferita originale e di tutte le sue conseguenze, ma anche a nome del resto dell'umanit caduta.

Revisione di vita

 27. Chiamati periodicamente dal servo locale, sia come singoli individui che come comunit ad una revisione di vita, ci riuniremo alla luce del Vangelo per esaminare il nostro operato, aprendoci alla correzione fraterna. La volont di superare i nostri difetti di carattere e le nostre negativit, deve essere sempre oggetto dell'esame quotidiano al termine di ogni giornata.


Riparazione e sacrificio

 28. Per partecipare alla passione di Cristo che  costantemente ripetuta nelle privazioni dei poveri, in riparazione delle proprie e altrui mancanze, in particolare quelle dell'egoismo, della cupidigia e dello spreco, ogni venerd dell'anno ci nutriremo a base di pane, eccezione fatta delle festivit che ricorrono in questo giorno.

Fratelli del silenzio 

29. "Anime di preghiera sono anime di profondo silenzio" (Madre Teresa).
"Voi infatti siete morti e la vostra vita  ormai nascosta con Cristo in Dio! Quando si manifester Cristo, la vostra vita, allora anche voi sarete manifestati con Lui nella Gloria" (Col 3,3). Per essere fratelli della Parola, dobbiamo essere prima fratelli del silenzio. Dio parla nel silenzio interiore, per poterlo ascoltare dobbiamo fare di questo il nostro linguaggio, dimorando raccolti nella grotta del cuore.
Nell'eucaristia Ges  pura lode di silenzio al Padre e ci invita al silenzio come fonte di comunicazione, con noi stessi, con Lui e con gli altri.
Frutto del silenzio  la preghiera.
Frutto della preghiera  la fede viva. Frutto della fede viva l'amore.
Frutto dell'amore il servizio.

Chiamata al silenzio profondo della passione 


30. "Seguire nudi il Cristo nudo" (San Girolamo). Accetteremo con serenit e perseveranza tutte le opportunit che il
Padre ci presenter, donandoci di prendere parte alla sofferenza, con Ges Salvatore, agnello
offertosi in sacrificio e con i poveri. Condividere nella nostra vita, senza pretendere di capire l'impotenza dell'agonia di Cristo, causata da contrariet, umiliazioni, respinte, malintesi, false accuse, abbandoni, insuccessi, separazioni, debolezza, infermit, vecchiaia e morte. Ricordando che ogni pena  un invito a scoprire il dono di Dio e promessa di un maggior bene. "Il Padre ha pronunciato una sola Parola, e l'ha detta in un eterno silenzio, questa Parola  Ges il suo Verbo. Per poterlo conoscere dobbiamo nasconderci nel segreto del suo stesso silenzio" (San Giovanni della Croce).

Tempi e luoghi di silenzio

 31. Il rispetto e la considerazione che ci vogliamo mutuamente deve portarci a mantenere nella comunit un clima di silenzio che favorisca la preghiera, lo studio, il lavoro e il riposo. In ogni fraternit vi saranno luoghi particolari riservati all'intimit della sola famiglia e tempi particolari di raccoglimento come quello della giornata di ritiro e del silenzio della notte.

Case li preghiera

32. Le nostre case saranno case di preghiera e di riconciliazione aperte a tutti quelli che hanno bisogno di ritrovare la pace dell'anima nel rinnovo dell'amicizia con Dio senza distinzione di casta, di credo, o di nazionalit.
Nella misura del possibile, la fraternit dovr essere vicino ad un luogo aperto per non troppo lontano dalla popolazione. Nell'impossibilit di fare altrimenti i Fratelli saranno contenti di condividere completamente con i poveri la mancanza di uno spazio privato e accogliente cos come tutto il disagio degli aspetti pi penosi dell'emarginazione.
Come Ges pass quaranta giorni di deserto all'inizio della sua vita pubblica, anche noi siamo chiamati in certi momenti particolari della nostra vita a intervalli di silenzio profondo e di digiuno nel deserto.
Il servoguida avr cura di trovare in un luogo remoto qualche grotta o capanna che serva da eremitaggio per quei fratelli che mossi dallo Spirito, sono desiderosi temporaneamente o per un pi lungo tempo di un periodo di deserto.

Abito

33. Come segno che apparteniamo a Ges e per amore alla sua vita ordinaria a Nazareth ci vestiremo con la semplicit dei poveri che ci circondano, consapevoli che il nostro abito pi espressivo  la nostra interiorit e condotta. Volendo per essere anche segni concreti a noi stessi e agli altri, dell'invisibile, porteremo un umile uniforme e il crocefisso appuntato sul cuore.
Ove il clima lo permetta semplici sandali e scalzi in casa e nel luogo di preghiera, per rispetto della Presenza di Dio.
Per i novizi un "mala" dei misteri del rosario come corona attorno al collo, ricorder loro il bisogno di abituarsi alla preghiera. Quest'uso venne inaugurato da Madre Teresa al momento della nostra fondazione a San Gregorio al Celio nel 1977.

Alla scuola di Maria 

34. "Disse a sua Madre: ecco tuo figlio, poi al discepolo: ecco tua madre,
e da quell'ora il discepolo la prese con s" (Lc 2, 19). "Maria, prima portatrice della Parola, insegna ai Fratelli della Parola ad essere umili come te e santi come Ges" (Madre Teresa). La Madre di Ges  la prima portatrice della Parola quindi in particolar modo madre di questa fraternit. Noi ci sentiamo alla sua scuola. Ella che insegn a Ges a fare i suoi primi passi ci insegner a seguirla, nell'intimo della sacra famiglia, se ci manteniamo piccoli e fedeli.

Con Maria portatori della Parola

35. Non appena il Verbo si fece carne del suo grembo, Maria and in fretta a portarlo ad Elisabetta sua cugina. Anche noi con lei e come lei andremo in fretta portando Ges nel nostro cuore, nelle citt e nei villaggi di tutto il mondo, anche in ambienti pericolosi o di estremo squallore, cercando i poveri spirituali
Per incoraggiarci e proteggerci unitamente, partiremo sempre due a due, meditando i misteri del rosario, pronti a proclamare la buona novella, a cantarla con inni spirituali, e a testimoniare con la nostra presenza il Suo provvidenziale amore per ogni bisognoso.

Contemplativi nel cuore del mondo

 36. "Beati i poveri in spirito perch di essi  il regno dei cieli.
Beati i miti perch possederanno la
terra.
Beati coloro che piangono perch saranno consolati. Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia perch saranno saziati.
Beati i misericordiosi perch otterranno misericordia.
Beati i puri di cuore perch vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace perch saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati a causa della giustizia perch di essi  il regno dei cieli" (Vangeli sinottici).
"Quello che avrete fatto ad uno dei miei fratelli lo avete fatto a me" (Mt 25, 40).
"A differenza dei contemplativi claustrali, voi siete dei contemplativi esposti. Per contemplativi intendo dire che viviate con Ges, per Ges, in Ges 24 ore al giorno, e che tutto quello che fate agli altri, lo facciate per Lui" (Madre Teresa).
La nostra chiamata al servizio dei pi spiritualmente poveri contraddistingue il nostro posto nella Chiesa, facendoci cooperatori di Cristo nella sua missione universale di salvezza.
Lasciamo che egli viva in ciascuno di noi come in una nuova incarnazione. Cos i perduti conoscendoci saranno attratti alla Sua persona divina; gli schiacciati e i sofferenti troveranno in noi angeli di conforto; i piccoli e gli umili vorranno divenire nostri compagni perch rammentiamo loro l'amico dei senza amici.

Opere di misericordia spirituale

37. Come frutto della nostra adorazione eucaristica, parte di ogni giorno sar impiegata al servizio in favore degli spiritualmente poveri, non preoccupandoci delle folle, ma di singoli individui, uno ad uno, o di piccoli gruppi in cui  possibile conservare il contatto personale.
Poveri sono tutti quelli che la Chiesa ci propone tradizionalmente nelle opere di misericordia.

Consigliare i dubbiosi

Rendendoci disponibili all'ascolto delle loro esitazioni e perplessit, affermandoli nel loro vacillare e guidandoli nella loro confusione, perch disciplinando i propri pensieri, scoprano la fiducia e l'abbandono all'amore reale del Padre.  solo nell'ascolto di Dio che parla dal nostro profondo e nella preghiera, che troviamo la volont e la decisione di uscire dall'instabilit dei nostri dubbi.

Istruire gli ignoranti 

Non solo con la Parola di Dio, ma anche con il nostro esempio silenzioso,
non avendo esitazione e timore per le loro reticenze e i pregiudizi anche pi radicati.
Esponendo le verit fondamentali della fede con chiarezza e convinzione, istruendo pi con il nostro amore comprensivo che con mezzi pedagogici, non cercando di vedere il frutto del nostro lavoro ma con totale fiducia che Dio  fedele alle Sue promesse. Aiutando ad acquistare i rudimenti della conoscenza coloro che siano analfabeti e senza alcun tipo di istruzione.

Ammonire i peccatori

 Offrendo loro l'opportunit di una scelta alternativa al loro disordine, con
un programma spirituale di ricupero della propria vita. Testimoniando della nostra propria conversione e aiutandoli ad acquistare un cuore
nuovo, frutto di un pentimento sincero e di un proposito fermo di cambiare e di fare ammenda per i torti commessi nel passato.

Confortare gli afflitti

 Facendoci amici dei senza amici, mostrando interesse per loro, identificandoci con la loro pena, pregando con loro per aiutarli a scoprire una chiamata di predilezione celata nel dolore.

Perdonare quelli che offendono

Non offrendo loro resistenza, rinunciando a sfidarli a nostra volta, rifiutando la loro violenza pur accettandoli rendendo loro bene per male. Consapevoli che la ferita di colui che offende  pi profonda della nostra e che dobbiamo desiderare di guarirla con la preghiera e con l'accettazione riparatrice.

Sopportare i molesti

 Scoprendo nei loro problemi il bisogno nascosto di attenzione e il grido di angoscia della loro solitudine. In questo infatti consiste la chiamata eroica del Vangelo: "Se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l'altra; e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringer a fare un miglio, tu fanne con lui due" (Mt 5, 39-41).

Pregare per i vivi e i morti 

Non solo individualmente e nelle intercessioni titaniche della comunit, ma introducendo la fame per la preghiera nella loro vita e nella loro famiglia. Facendogli capire il potere della preghiera perseverante, con la convinzione che chi cerca trova, chi chiede riceve e a chi bussa sar aperto (Cfr. Mt 7,7).

Mettendoci con frequenza e rispetto davanti al ricordo di coloro che ci hanno preceduti col segno della fede e dormono ora il sonno della pace e commemorandoli in particolare nella liturgia.

Opere di misericordia corporale

 38. Anche se come Fratelli della Parola, soddisfare la fame per Dio  il cuore del nostro apostolato, sapremo riconoscere l'aspetto spirituale di tutte le opere di misericordia, in maniera che trovando qualcuno in immediato bisogno di un soccorso materiale, non trascureremo di aiutarlo, finch altri meglio organizzati di noi per questo, possano occuparsene in modo pi stabile.
Non solo di cibo, ma anche di ogni parola che viene dalla bocca di Dio.
Non solo di bevande ma di conoscenza spirituale, di verit e di giustizia.
Non solo con abiti ma con dignit e rispetto, coprendo il loro senso di vergogna, di colpa e di umiliazione con l'amore di Dio che tutto copre, perdona, e veste a nuovo.
Non solo in una casa fatta di mattoni ma in un cuore aperto, capace di accogliere, di condividere e di fare spazio all'ultimo arrivato.
Non solo del corpo o della mente, ma anche del comportamento e dell'anima.
Non solo delle carceri o dei centri di detenzione, ma anche dei loro pregiudizi di cultura, razza, politica o religione, delle loro cattive abitudini, dell'odio e dell'influenza del maligno.
Non soltanto corporalmente, ma togliendo radicalmente dal nostro cuore il ricordo di situazioni negative vissute nel passato, con la fede viva che nel mistero di Dio, dopo ogni morte ha luogo la risurrezione.

Semplici e umili mezzi

 39. Tra i pi poveri spiritualmente, inizieremo per annoverare ciascuno di noi Fratelli, consci che la nostra alleanza di vita ci lega l'un l'altro cos come lo fa con gli altri poveri.
 un privilegio e un amore servire Cristo nascosto nelle apparenze dell'altro, qualsiasi esso sia e dobbiamo farlo con riverenza e rispetto in spirito di fede e di sacrificio.
La fertilit del nostro lavoro, dipender dall'essere solidamente radicati in Cristo, non con mezzi importanti ma con la scelta deliberata di semplici ed umili servizi fatti con grande amore.
In particolare identificandoci con i poveri e condividendo completamente la loro condizione di insicurezza fino a sentircene male.



A cause di Ges e del Vangelo 

40. "Figliolini miei amatevi scambievolmente perch  il precetto del Signore. Se si adempisse anche solo questo  gi abbastanza" (San Giovanni Evangelista). "Amare Cristo con amore indiviso nella castit, nella libert della povert, nel totale abbandono all'obbedienza, nella reciproca fiducia e nella gioia, servendolo di tutto cuore sotto le apparenze stressanti dei pi poveri" (Madre Teresa).
 solo a causa di Ges e del Vangelo, che tu fratello potrai scegliere spontaneamente di sottometterti alla disciplina della regola, e di entrare in alleanza di vita con gli altri fratelli sotto l'autorit del servoguida.
Questo abbozzo di regola  solo qui per indicarti un cammino. "Qual  infatti la pagina, la parola di autorit divina nel Vecchio e nel Nuovo Testamento che non sia una regola sicura per la vita umana?" (Regola di San Benedetto: capitolo 73, verso 4).

Ricorda quindi che la tua disposizione alla generosit con il Signore e con gli altri, ti permetter di correre con cuore aperto al suo incontro sperimentando la gioia profonda di vivere assieme con altri fratelli. Mentre ogni qual volta ti allontanerai dal tuo centro interiore con l'egoismo, rifiutandoti di portare la tua parte di croce, ne appesantirai il peso sulle spalle di tutti gli altri.

La nostra chiamata  di vivere in pace nel paradosso. Affrettati quindi verso il ritorno del maestro che viene e poich non ne sai n il giorno n l'ora, rammenta che la scena di questo mondo passa subito e la realt ultima ci chiamer presto a confronto, poich alla sera della vita saremo giudicati sull'amore.

"Maranatha". "Vieni Signore".


IL NOSTRO STILE DI VITA

" Cristo pur essendo ricco spogli se stesso.
Qui si trova la contraddizione.
Se voglio essere povero come Cristo
 che si fece povero pur essendo ricco 
devo fare lo stesso.
Oggigiorno c' chi vuole essere povero
e vivere con i poveri,
ma vuole essere libero
di disporre delle cose come desidera.
Avere questa libert significa essere ricco.
Vogliono avere tutt'e due le cose e non possono averle.
Questo  un altro genere di contraddizione."

Io sono la via, la verit e la vita.

(Gv 14,16)
Come il seme  destinato a diventare un albero,
cos noi siamo destinati a trasformarci in Ges.

Ognuna di noi accetter:  di vivere una vita di povert con gioiosa fiducia;  di imitare la castit di Maria, causa della nostra gioia;  di offrire lieta obbedienza sgorgata da vera gioia interiore.

Povert

Le volpi hanno le loro tane
e gli uccelli del cielo i loro nidi,
ma il figlio dell'uomo
non ha dove posare il capo (Lc 9,58).
La povert  la nostra dote.

Di fronte a Dio la nostra povert  umile riconoscimento ed accettazione della nostra fragilit umana, della nostra impotenza e nullit;  consapevolezza della nostra indigenza che si esprime come speranza in lui e disponibilit a ricevere tutto da lui che  Padre. La nostra povert dovrebbe essere veramente
evangelica  amabile, lieta, cordiale, sempre pronta a offrire un gesto di amore. La povert  amore prima di essere rinuncia.
Per amare  necessario dare.
Per dare  necessario essere liberi dall'egoismo. Desiderose di condividere la povert di Cristo e quella dei nostri poveri:
 consentiremo ad avere tutto in comune e a condividere ogni cosa con le Sorelle in congregazione;
 non accetteremo assolutamente nulla dai parenti, amici o benefattori per il nostro uso personale. Qualunque cosa ci venga offerta la consegneremo ai nostri superiori ad uso della comunit o per il servizio dei poveri;
 mangeremo il cibo della gente, del paese in cui viviamo, preferendo ci che  pi a buon mercato. Dovr essere sufficiente e sano, per mantenerci in buona salute, cosa essenziale dato il lavoro che la nostra vocazione richiede;
 le nostre case saranno semplici e modeste, luoghi dove i poveri possano sentirsi a casa propria;
 andremo a piedi, ogni volta che ne avremo l'occasione, o ci serviremo dei mezzi pi umili di trasporto disponibili;
 dormiremo in dormitori comuni senza privatezza,
come i poveri;
 noi e i nostri poveri dipenderemo interamente dalla Provvidenza divina per le nostre necessit sia materiali che spirituali.
Ogni volta che sar necessario saremo disposte anche a fare la questua di buon grado, in spirito di povert e di fiducia gioiosa, facendoci mendicanti per le membra povere del Cristo che visse Egli stesso di elemosine durante la sua vita pubblica e che noi serviamo nei malati e nei poveri. Non faremo provviste, n mendicheremo pi di quanto sia necessario.
Nella nostra Congregazione dobbiamo cercare di avere come meta la povert pi completa. Essa deve essere un muro di difesa che ha due effetti:
 tiene lontano il nemico. Come sappiamo dagli Esercizi Spirituali, il primo stratagemma del diavolo  infondere negli uomini l'amore per le ricchezze; il vero amore per la povert evangelica chiude l'accesso dello spirito del male nelle nostre esistenze;
 assicura pace e protezione a coloro che vivono nell'interno di questo muro.
Nostro Signore sulla croce non possedeva niente. La croce era stata data da Pilato, i chiodi e la corona gli erano stati dati dai soldati. Era nudo e, quando mor, croce, chiodi e corona gli furono portati via; fu avvolto in un sudario donatogli da una persona di buon cuore e fu sepolto in una tomba che non era sua.
Dobbiamo perdere l'abitudine di preoccuparci del futuro. Non c' motivo. Il Signore  qui. Quando viene il desiderio del denaro, viene anche il desiderio di ci che il denaro pu dare: cose superflue, belle camerette, ricercatezze a tavola, pi abiti, ventilatori, ecc. Le nostre necessit aumenteranno, perch una cosa tira l'altra e il risultato sar una continua scontentezza. La povert ci rende libere. Ecco perch possiamo scherzare e sorridere e avere il cuore felice per Ges. La prima vera povert fu quella di Cristo che "spogli se stesso". Per nove mesi egli rimase nascosto nel piccolo spazio del seno di Maria: nemmeno Giuseppe sapeva chi egli fosse. Pur possedendo tutto, non possedeva nulla. Anche la sua nascita fu come quella dei pi poveri tra i poveri. Anche i nostri poveri hanno qualcuno che li assiste... Maria, no. A Nazareth, anche la sua gente lo disprezzava. Non era necessario per Ges praticare questa povert assoluta. Il motivo  uno solo: lo desiderava. Egli voleva essere nella maniera pi completa uno di noi.
La povert  necessaria perch serviamo i poveri. Quando si lamentano per il cibo, possiamo dire: lo mangiamo anche noi. Dicono: faceva tanto caldo stanotte, non si poteva dormire. Possiamo rispondere: anche noi abbiamo avuto tanto caldo. I poveri si fanno il bucato, vanno scalzi: cos facciamo anche noi. Dobbiamo abbassarci per elevarli. Il cuore dei poveri si apre quando possiamo affermare che viviamo come loro. A volte hanno un solo secchio d'acqua. Cos anche noi. Fanno la fila: anche noi. Cibo, vestiario, tutto deve essere come quello che hanno i poveri. Non facciamo digiuni. Il nostro digiuno  mangiare quello che riceviamo senza scelte di sorta.
Cristo pur essendo ricco spogli se stesso. Qui si trova la contraddizione. Se voglio essere povera come Cristo  che si fece povero pur essendo ricco  devo fare lo stesso. Oggigiorno c' chi vuole esser povero e vivere come i poveri, ma vuole essere libero di disporre delle cose come desidera. Avere questa libert significa essere ricco. Vogliono avere tutt'e due le cose e non possono averle. Questo  un altro genere di contraddizione.
La nostra povert  la nostra libert. Questa  la nostra povert: rinunciare alla nostra libert di disporre delle cose, di scegliere, di possedere. Nel momento in cui mi servo delle cose e ne dispongo come se fossero mie, in quel momento cesso di essere povera.
Dobbiamo sforzarci di acquistare il vero spirito di povert, che si manifesta nell'amore con cui pratichiamo la virt della povert ad imitazione di Cristo, che la scelse come compagna della sua vita terrena quando venne a vivere in mezzo a noi. Cristo non era tenuto a vivere una vita di povert, ma scegliendola ci ha insegnato quale importanza ha per la nostra santificazione.
Pratichiamo la virt della povert quando ci rammendiamo i nostri vestiti rapidamente, e nella maniera pi bella che ci sia possibile. Andare in giro con un abito e con un sari lacero non  certamente indizio di virt di povert; perch ricordiamolo, non professiamo la povert dei mendicanti, ma la povert di Cristo. Ricordiamo anche che il nostro corpo  tempio dello Spirito Santo e che per questo motivo dobbiamo sempre rispettarlo con vesti rammendate bene. Non ci sogneremmo mai di usare panni sporchi e stracciati come velo del tabernacolo per coprire la porta della dimora che Cristo ha scelto per Se sulla terra fino dal giorno della sua ascensione al cielo.
Per lo stesso motivo, non dovremmo mai coprire il tempio dello Spirito Santo, che  il nostro corpo con vesti stracciate, sporche, in disordine. I vestiti rattoppati non sono una vergogna. Si dice di San Francesco di Assisi che, quando mor, il suo abito aveva tante di quelle toppe che la veste originaria non esisteva pi.
I poveri sono anime grandi e dobbiamo loro profonda gratitudine, perch se non ci avessero accettato non esisteremmo come Missionarie della Carit. Per poter comprendere questo guardiamo Ges. Per potersi fare uomo, Egli, pur essendo ricco si fece povero. Avrebbe potuto scegliere il palazzo del re, ma per essere eguale a noi, scelse di essere come noi in tutto, eccetto il peccato. Per essere eguali ai poveri, scelse di essere povero come loro in ogni cosa, eccetto la miseria. Ciascuna di noi ha dato la sua parola a Dio di seguire Cristo nella povert.

Quando fate voto di povert, dite: "Io non ho nulla". Ecco perch non potete distruggere le cose o regalarle senza permesso. Non avete nemmeno il diritto di dire: "Questo  il mio sari". Per noi, la povert  libert. Tu sei libera di amare Dio  libera di amare Dio con cuore indiviso.

Il diavolo si d molto da fare. Quanto pi la nostra opera tende a portare anime a Dio, tanto pi egli cerca di allontanarci da Dio, di sciupare il nostro lavoro. La povert costituisce una straordinaria protezione. Io la chiamo libert. Nulla e nessuno mi separer dall'amore di Cristo.

Devi sperimentare la gioia della povert. La povert non  solo rinuncia. La povert  gioia,  amore. Il motivo di ogni mia privazione  che "amo Ges". Finch tu stessa non sperimenterai questa gioia della povert, non comprenderai mai ci che dico. Abbi il coraggio di vivere questa povert. Ges nacque a Betlemme, tutto quello che aveva era un pezzo di stoffa, un po' di paglia. Immagina gli animali riuniti intorno al Bambino. Non c'erano stufe elettriche. La Madonna deve avergli insegnato a camminare. Avrebbe potuto scendere dal cielo gi uomo fatto, invece venne fra di noi come un piccolo bimbo. Ogni cosa era stata fatta per Lui. Egli si fece povero per amor nostro.

Non dimenticher mai una cosa che accadde quando ero a Loreto. Fra le bambine ce n'era una tanto, tanto birichina. Aveva sei o sette anni. Un giorno in cui era pi turbolenta del solito, la presi per mano e le disse: "Vieni, andiamo a fare una passeggiata". Aveva con se alcune monete. Con una mano teneva la mia mano, con l'altra teneva strette le monete. "Voglio comprare questo, voglio comprare quello", andava dicendo. Improvvisamente vide un mendicante cieco e subito gli diede le sue monete. Da quel giorno fu una bambina completamente diversa. Era tanto piccola e tanto irrequieta Bast quella decisione per cambiare la sua vita Lo stesso vale per noi. Liberati da tutto ci che pu frenare il tuo slancio. Se vuoi essere tutta di Ges, la decisione deve venire dal tuo profondo.

Desidero che tu sperimenti quella gioia della povert che  in realt la perfetta letizia di San Francesco di Assisi.

Egli la chiamava Madonna Povert. Quanto pi abbiamo, tanto meno sappiamo dare. Procuriamo, dunque, di avere meno, per essere realmente capaci di dare tutto a Ges.

Siccome i poveri diventano di giorno in giorno pi poveri a causa del rapido aumento del costo della vita  poniamo maggiore attenzione nel praticare la povert nelle nostre case. Cerchiamo di moderarci nell'uso di quelle comodit che i nostri poveri non possono permettersi, facendo in modo di avvertire la scarsit di cibo, di vestiario, di acqua, di elettricit, di sapone, cose di cui essi spessissimo fanno a meno.

Castit

Beati i puri di amore
perch vedranno Dio (Mt 5, 9).
La castit  la nostra risposta
alla chiamata di Cristo.

1 voto di castit  la nostra risposta alla chiamata di Cristo:  un'offerta fatta a Dio solo, al quale ci consegnamo totalmente:

 per vivere una vita verginale nel fervore della carit e nella perfezione della castit, perch siamo convinte che la completa continenza non  n impossibile, n dannosa allo sviluppo umano, in quanto, nella maturit e nella delicatezza della nostra vocazione di donne consacrate, amiamo Cristo di amore profondo e personale, che si esprime nel nostro amore per le Sorelle, per i poveri e per il mondo nel quale
viviamo;

 lo spirito di rinuncia, non solo riguarda il matrimonio ma anche ci impegna ad evitare qualsiasi mancanza esterna o interna contro la castit.

Il voto di castit ci rende totalmente libere per la contemplazione di Dio e per il dedito, libero servizio dei pi poveri tra i poveri.

Per suo mezzo ci uniamo a Ges con amore indiviso, in modo da:

 vivere in Lui, con Lui, per mezzo di Lui come nostra sola guida;

 essere invase dalla sua stessa santit e ricolmate del suo spirito di amore;

 far risplendere il volto luminoso di Ges, raggiante di purezza e di amore per il Padre e per l'umanit intera;

 fare riparazione a Dio per tutti i peccati della carne che si commettono nel mondo di oggi.

Con il nostro voto di castit rinunciamo al dono naturale che Dio ci fa come donne di diventare madri, per un dono ancora pi grande, quello di essere vergini per Cristo, di partecipare a una maternit molto pi sublime.

Un giorno, in una riunione, mi fu chiesto di dire qualcosa ai presenti. Perci dissi: "Mariti, sorridete alle vostre mogli, mogli, sorridete ai vostri mariti e ai vostri figli". Non poterono capire come potessi dire loro una cosa di questo genere. " sposata?", mi fu chiesto. "Si", risposi, "e non sempre mi  facile sorridere a Ges, perch a volte  tanto esigente". Ed  vero. Con il voto di castit siamo sposate con Ges.

Nel mio cuore c' un solo posto vuoto.  per Dio e per nessun altro. La tentazione  come il fuoco nel quale l'oro si purifica e noi dobbiamo passare attraverso questo fuoco.

Le tentazioni sono permesse da Dio. La sola cosa che dobbiamo fare  rifiutarci di cedere. Se dico che non voglio, sono salva. Ci possono essere tentazioni contro la purezza, contro la fede, contro la vocazione. Se amiamo la nostra vocazione, saremo tentate. Ma allora, anche, cresceremo in santit. Dobbiamo vincere la tentazione per amor di Dio.
Con il voto di castit, non solo rinuncio allo stato di vita coniugale, ma anche consacro a Dio l'uso dei miei atti esterni e interni, i miei affetti. Non posso, in coscienza, amare una creatura con l'amore di una donna per un uomo. Non ho pi il diritto di dare quell'affetto a una creatura in particolare ma solo a Dio.
Come! Allora dobbiamo essere come pietre, esseri umani senza cuore? Dobbiamo dire semplicemente: "Non ha importanza; per me tutti gli esseri umani sono uguali?". No, affatto. Dobbiamo rimanere come siamo, ma solo per il Signore, al quale abbiamo consacrato tutti i nostri atti esterni ed interni.
Nostro Signore, nel momento della sua morte, pens a sua madre. Questa  la prova che Egli fu uomo fino alla fine. Perci, se hai un'indole affettuosa, conservala e usala per Dio; se hai un temperamento portato al sorriso, mantienilo e usalo per Dio.
La gente del mondo pensa che il voto di castit ci renda disumane, facendoci diventare come pietre, senza sentimento. Ognuna di noi pu dire che questo non  vero. Il voto di castit ci d la libert di amare tutti, invece di diventare madri soltanto di tre o quattro figli. Una donna sposata pu amare un uomo solo; noi possiamo amare tutto il mondo in Dio. Il voto di castit non ci rimpicciolisce; ci fa vivere in pienezza se  osservato fedelmente. Non  semplicemente un elenco di "no";  amore. Mi dono a Dio e ricevo Dio. Dio diventa mio e io divento sua. Ecco perch  proprio con il voto di castit che mi consacro totalmente a Dio.
Dio non vuole imporci un peso con questo voto. Dobbiamo amare la nostra consacrazione che ci separa dal mondo per Dio solo. Dobbiamo essere libere dalle cose per essere piene di Dio. Il voto di castit ci rende libere di amare con tutto il cuore e con tutta l'anima per amore di Dio.
Con il voto di castit mi rendo libera per il Regno di Dio. Divento sua propriet ed Egli s'impegna a prendersi cura di me. Devo allora prestare un servizio dedito e gratuito. Che cosa significa?  la conseguenza della castit, della mia unione con Cristo. Perci mi impegno a dare non un servizio qualunque, ma un servizio dedito. Quando trascuro di fare bene qualche lavoro, come il servizio ai poveri, questo voto ne risente di pi, perch veniamo prese solo da quelle cose a cui diamo il nostro affetto.
Non permettere che qualche cosa venga a mescolarsi con il tuo amore per Ges. Tu appartieni a Lui. Nulla pu separarti da Lui.  questa una frase importante da ricordare. Egli sar la tua gioia, la tua forza. Se ti tieni salda a questa frase, le tentazioni e le difficolt verranno, ma nulla ti spezzer.
Ricevi il simbolo del nostro sposo crocifisso. Ho scelto di essere la sposa di Ges Crocifisso. Di seguire le sue orme in cerca di anime facendo piccole cose con grande amore. Egli viene a proclamare il lieto annunzio ai poveri per mezzo delle nostre opere di amore.
Siamo Missionarie della Carit unicamente per questa ragione. Portare Lui e la sua luce nelle case dei poveri.
Ricordate sempre, dilette figlie in Cristo, il valore della vostra consacrazione religiosa. Con la vostra consacrazione al Signore Ges voi rispondete al suo amore e scoprite le necessit dei suoi fratelli e delle sue sorelle sparse nel mondo. Questa consacrazione, espressa con i vostri voti,  per voi sorgente di gioia e di pienezza.  il segreto del vostro contributo
soprannaturale al regno di Dio.  la misura dell'efficacia del vostro servizio ai poveri, la garanzia della sua durata. Si, appartenere a Cristo Ges  un grande dono dell'amore di Dio e possa il mondo vedere
sempre questo amore nel vostro sorriso. A tutte voi giunga la nostra Apostolica Benedizione" (Papa Paolo VI, Roma, 5 giugno 1978). Queste sono le ultime parole del Papa alle Missionarie della Carit. Andate da Ges e ripeteteGli quello che vi ho detto: "Ges che sei nel mio cuore, ti amo e credo nel tuo amore per me".
Castit non significa solo che non siamo sposate. Significa che amiamo Cristo con amore indiviso. Per essere pure abbiamo bisogno di povert.  male possedere? Facciamo voto di povert non perch sia male possedere le cose, ma perch volontariamente scelgo di farne a meno.
Voto di castit significa amare Cristo con amorosa indivisa castit. Non vuol dire soltanto che non possiamo avere una famiglia, che non possiamo sposarci.
Ma  qualcosa di pi profondo, qualcosa di vivo, di reale  significa amarLo con indivisa, amorosa castit per mezzo della libert che la povert ci dona. Dobbiamo essere libere di amare  e di amarLo  con indiviso amore.
Nulla ci separer dall'amore di Cristo. E questo  il nostro voto di castit.
Con questo voto siamo impegnate a rimanere fedeli alle umili opere della Congregazione: ai pi poveri fra i Poveri, agli emarginati, ai respinti, ai non amati, ai non curati. Ci significa che dipendiamo esclusivamente dalla Divina Provvidenza. Dopo anni di rapporti con migliaia e migliaia di persone, non c' ancora mai capitato di rimandare indietro qualcuno perch non avevamo nulla da dargli. C' sempre stato un piatto di riso in pi, un letto in pi. Non abbiamo mai dovuto dire: "Mi dispiace, non ti posso accogliere o non posso darti niente".
Ricordo che, quando stavo per partire da casa cinquanta anni fa, mia madre era assolutamente contraria che io me ne andassi per farmi suora. Ma alla fine, quando si rese conto che questo era ci che Dio voleva da lei e da me, disse qualche cosa di molto semplice: "Metti la tua mano nella sua mano e cammina tutta sola con Lui". Questo  esattamente il nostro genere di vita. Anche se siamo sempre circondate da tante persone, la nostra vocazione in realt  vissuta da sole con Ges.
Per che cosa mi impegno? Per quale motivo mi consacro a Dio?  Mi lego a Lui con amore indiviso. Dico a Dio Onnipotente: "Amer tutti, ma l'unico che io voglio amare in particolare sei Tu, solo Tu".

Per essere in grado di comprendere la castit dobbiamo sapere che cosa sono la povert e l'obbedienza. Sono come i pilastri. Se muovo i pilastri tutto l'edificio si piegher da un lato e cadr.

Obbedienza

Ecco, io vengo, o Dio,
per fare, la tua volont (Eb 10,7).
La sottomissione, per chi ama,
pi che un dovere  una gioia.

Ges Figlio Unigenito del Padre, uguale al Padre, Dio da Dio, Luce da Luce, non sent l'obbedienza al di sotto della sua dignit. Perci:
 accetteremo, ameremo e rispetteremo tutti i nostri legittimi superiori;
 pregheremo sinceramente per loro;
 dimostreremo loro gioiosa fiducia e lealt;
 offriremo un'obbedienza lieta, pronta, semplice e costante senza discussioni n scuse.
Dovremmo obbedire non solo agli ordini dei superiori, ma, se li conosciamo, anche ai loro desideri, in spirito di fede. Essi possono sbagliare nel comandare, ma noi non possiamo sbagliare nell'obbedire.
Ogni volta che i superiori ritengono necessario, per la maggior gloria di Dio, cambiare la nostra residenza, il lavoro, le compagne, accoglieremo questo cambiamento come vera volont di Dio e mostreremo un'obbedienza umile e gioiosa.
Ricordi la superiora che ella  prima per le Suore, poi per il lavoro. Perci tratti le Sorelle maternamente, senza scoraggiarle mai, specialmente quando sbagliano. Abbia speciale cura delle anziane e delle malate e di quelle che non prendono dovuta cura di se stesse. Nei lavori domestici sia sempre la prima a metter mano all'opera. Non abbia niente di speciale o di diverso per quanto riguarda il vitto, il vestiario e l'alloggio. Abbia piena fiducia nelle Sorelle. Sia generosa quando osservano con fervore la povert. Sia, la sua casa, una casa di amore, di gioia e di pace.
La vera obbedienza  un genuino atto di amore che ci fa praticare le altre virt. Essa ci rende simili ai martiri, perch  un martirio molto pi grande perseverare nell'obbedienza per tutta la vita che morire in un momento solo per un colpo di spada.
La superiora  nel posto di Dio. Il posto che le  stato assegnato  come una cattedra. La cattedra rimane, ma la persona pu cambiare. Oggi sei seduta tu, su quella cattedra; domani potrebbe esserci seduta qualche altra. Ma la cattedra  la stessa. La cattedra non si adatta bene a tutte nello stesso modo. Alcune sono troppo piccole, altre troppo alte, mentre ad alcune si addice perfettamente. La cattedra spetta a Dio, il quale ha conferito ai tuoi superiori questa posizione. Devo sottomettermi se desidero progredire nella pace.
E' impossibile che una Sorella obbediente non si faccia santa. L'obbedienza ci d intima gioia e pace. Essa  la sola condizione per una stretta unione con Dio.
Se vogliamo farci sante dobbiamo essere completamente obbedienti. Dio non ci prende mai ci che non siamo disposte a dare. Dobbiamo dare tutto a Lui liberamente e spontaneamente.
Affinch la nostra obbedienza sia gioiosa e pronta, dobbiamo essere convinte che obbediamo a Ges. E come si arriva a questa convinzione? Con la pratica dell'eroica virt dell'obbedienza. Amore per amore. Se volete sapere se amate Dio, fatevi questa domanda: Obbedisco?". Se obbedisco, va tutto bene. Perch? Perch tutto dipende dalla mia volont. Se divento santa o peccatrice, dipende da me. Vedi dunque come  importante l'obbedienza. La nostra santit, oltre che dalla grazia di Dio, dipende dalla nostra volont. Non perdere tempo in attesa di fare grandi cose per Dio. Non avrai la prontezza di dire s nelle grandi cose se non ti eserciti a dire s nelle mille e una occasioni di obbedienza che ti capitano durante la giornata.
A una delle Sorelle che era stata mandata a studiare accadde una cosa. Il giorno in cui doveva ricevere il suo diploma, mor. Mentre stava per morire domand: "Perch Ges mi ha chiamato per cos poco tempo?". E la Madre rispose: "Ges vuole te, non il tuo lavoro". Dopo questo fu perfettamente felice. Conoscenza di Dio, amore di Dio, servizio di Dio: sono il fine della nostra vita e l'obbedienza ci d le chiavi di tutto ci.
Un sacerdote amava i cinesi e voleva fare qualcosa per loro. Si impegn talmente nel lavoro da sembrare che anche i suoi occhi fossero diventati obliqui,
come quelli dei cinesi. Se vivremo costantemente in compagnia di Ges, assomiglieremo a Lui e faremo ci che Egli faceva. Nulla piace di pi a Dio del nostro obbedire. Amiamo Dio non per quello che ci d, ma per quello che si degna di prendere da noi. I nostri piccoli atti di obbedienza ci danno occasione di provare il nostro amore per Lui.

E' molto pi facile conquistare un paese che conquistare se stessi. Ogni atto di disobbedienza indebolisce la mia vita spirituale.  come una ferita che lascia sgorgare il sangue goccia a goccia. Nella nostra vita spirituale non c' nulla come la disobbedienza che possa causare pi velocemente tanta rovina.
Nel Vangelo si trovano tante prove dell'obbedienza di Cristo. Se ci trovassimo a Nazareth in spirito, potremmo innanzitutto sentire la risposta della Madonna all'angelo: "Sia fatto di me secondo la tua parola". Poi sentiremmo dire di Ges: "Torn a Nazareth e stava loro sottomesso"  a un carpentiere e a una semplice ragazza di paese. Poi udremmo Ges dire: "Sono venuto per fare la volont del Padre mio, di Colui che mi ha mandato". Infine vedremmo Ges durante la passione, obbedire ciecamente ai suoi carnefici.
Dobbiamo costruire la nostra obbedienza sull'esempio di Ges nel Vangelo. Che cos' questa obbedienza? Con questo voto di obbedienza io dono a Dio qualcosa che Egli non pu prendere da me senza il mio consenso: la mia volont, di cui ho pieno controllo.
Per considerare la nostra obbedienza dobbiamo astenerci dalla critica. Devo tenermi lontana da qualsiasi cosa, anche piccola, che indebolisca la mia obbedienza. Se non obbediamo, siamo come un edificio senza cemento. Per noi l'obbedienza  come il cemento. L'obbedienza  irrazionale per un'anima superba, ma non per un'anima umile.
L'obbedienza  qualche cosa che mi rende simile a Cristo. Le rinunce che facciamo per la povert sono qualcosa che ognuno nel mondo secolare pu compiere. Lo stesso si pu dire per la castit. Ma amare e stimare il privilegio di vivere sotto obbedienza  di pochi eletti. Perch l'amiamo e la stimiamo? Perch non  solo un mezzo sicuro per compiere la volont di Dio, ma anche una grazia e un onore molto particolare.
Che cosa ci porta l'obbedienza perfetta?  una sorgente inestinguibile di pace. La gioia interiore viene soltanto dall'obbedienza perfetta, il cui risultato  una stretta unione con Dio.
Se desideriamo fare qualcosa di grande per la Chiesa, dobbiamo prima essere obbedienti. Ges  il nostro modello. Egli era povero, obbediente, caritatevole. "In te, Ges, desidero essere pura; desidero obbedire; desidero essere povera". Non posso dire se trover il cammino. No, devo rinunciare totalmente a me stessa, affinch unicamente Ges lo possa compiere in me.

La povert e l'obbedienza sono unite molto strettamente infatti si completano. L'una non pu sussistere senza l'altra: si completano. Ecco perch la Scrittura
dice: "Essendo ricco, si fece povero" e anche: "Ecco, io vengo, o Dio, per fare la tua volont". "Il mio cibo  fare, la volont di Colui che mi ha mandato". Io penso che Ges non sarebbe stato capace di vivere la sua vita se non avesse accettato questo. Egli ha dovuto farsi povero e obbedire a suo Padre pienamente. Si fece povero sia materialmente che spiritualmente. Se, invece, siamo superbe e manchiamo di carit, invece di essere vuote, non possiamo obbedire realmente.
L'obbedienza  pi difficile della povert. La nostra volont  l'unica cosa a cui possiamo aver diritto. Nella povert nulla  nostro. Nell'obbedienza entra in gioco la mia volont, di cui Dio non si appropria per forza. Quanto pi ameremo Dio, tanto pi obbediremo.
Molte Congregazioni hanno abbandonato il voto di obbedienza. Non hanno pi superiori. Ogni membro prende da se le decisioni. Hanno rinunciato completamente all'obbedienza. Sapete che cosa  successo per questo? Solo negli Stati Uniti 50.000 suore hanno lasciato la vita religiosa. Questa distruzione della vita religiosa viene principalmente dalla mancanza di obbedienza. La pura casualit distrugge completamente la vita religiosa.
L'obbedienza  l'atto pi perfetto di amore di Dio. Obbedisco non perch ho paura, ma perch amo Ges. Allora soltanto potr compiere grandi progressi nella santit. Se trascuro l'obbedienza, anche la povert finir. Quando non c' povert, non c' pi nemmeno la castit. Dice la tradizione che agli angeli era stato detto di adorare il Bambino. "Non servir" fu il primo atto di disobbedienza. Avevano avuto libert di scelta.
"Essendo ricco, si fece povero". Per una persona superba  difficile obbedire. Non amiamo piegarci, essere umili. Per essere santi abbiamo bisogno di obbedienza. Il Vangelo  pieno dell'umilt di Maria. Pur essendo immacolata, pur essendo santa, ella obbediva. "Umilt del cuore di Ges, riempi il mio cuore". Durante il giorno, diciamo spesso questa preghiera. Se c' risentimento nel nostro cuore e se non abbiamo accettato l'umiliazione, non impareremo l'umilt. Non possiamo imparare l'umilt dai libri. Ges accett l'umiliazione. Il nulla non pu disobbedire. Nella nostra vita di Missionarie della Carit l'obbedienza  il dono pi grande che possiamo fare a Dio. Ges venne per fare la volont del Padre suo e la fece dal principio alla fine.
Se desideriamo veramente sapere se qualcosa  una tentazione, esaminiamo la nostra obbedienza.  la luce pi sicura nei momenti di tentazione e ci far conoscere esattamente dove siamo e che cosa stiamo facendo.  la luce migliore in quella terribile oscurit. Anche per Ges, il diavolo cercava di scoprire chi fosse. Non era sicuro. Il diavolo si piegher a qualsiasi cosa pur di scoprire qual  il nostro punto debole. Far qualunque cosa per indurci ad accettare quel cattivo pensiero, a dire quella parola scortese, a compiere quell'atto impuro, quell'atto di disobbedienza, a presentarci l'occasione di fare una cosa senza chiedere il permesso, quella negligenza nella preghiera  proprio quella sola cosa. Se ci fosse un premio da dare per la pazienza, dovrebbe essere dato al diavolo. Egli ha moltissima pazienza.
Questa forza di cui abbiamo bisogno, dobbiamo impararla da Ges. Ecco perch abbiamo bisogno dell'Eucaristia. Guarda come il diavolo agiva con Ges. Andava passo passo: una tentazione, poi un'altra. Non riusciva, ma ricominciava da capo. Per questo Ges sapeva quanto abbiamo bisogno di Lui ed  per questo che dovremmo pregare. Guarda gli inizi. Le tentazioni  come le tentazioni contro la purezza quando vengono  hanno soltanto lo scopo di aiutarci a raggiungere un amore pi grande per la purezza. L'obbedienza  la protettrice di tutti i voti e di tutte le virt. Per questo facciamo i voti secondo l'obbedienza. Il diavolo non si preoccupa su cosa tentarci, gli basta distoglierci da Ges.
Uno degli architravi della santit  l'obbedienza. Per poter obbedire, dobbiamo essere liberi. Ecco perch facciamo voto di povert pur non avendo niente. "Ges torn a Nazareth e stava loro sottomesso" (Lc 2,51). Noi dobbiamo scendere nella profondit del nostro cuore per fare in modo di portare la santit attorno a noi.
Molte volte Ges ha detto: "Sono venuto a fare la volont del Padre mio. Il Padre ed io siamo una cosa sola". Quando punisce il Signore nell'Antico Testamento? Quando il suo popolo non obbedisce; quando non mantiene la parola data ed  infedele all'alleanza.
Per quanto tempo si assoggett, Ges? per trenta lunghi anni. Era venuto a portare il lieto annunzio eppure trascorse trenta anni facendo il lavoro di falegname. Era cos chiamato il "figlio del falegname".

Esamina la tua povert.  qualcosa di gioioso? Esamina la tua obbedienza.  abbandono totale? Sono due gemelli. La povert  la sorella e l'obbedienza il fratello. Se conoscerai la povert e l'obbedienza, le amerai. Se le amerai, le osserverai.
 difficile, s. Si intende che  difficile. Ges dice: "Se vuoi essere mio discepolo, prendi la tua croce e seguimi". Egli non ci costringe. Dice: "Se vuoi". Non siamo i soli a dover obbedire. Anche i taxisti devono obbedire. Semaforo rosso, semaforo verde, anche questa  obbedienza.
Non ho mai ricevuto tante grazie quanto attraverso l'obbedienza. Riceverai molte grazie di pi se ti abbandonerai totalmente.
L'amore per l'obbedienza  amore per la volont di Dio.
A tutte le superiore della nostra Congregazione: Siate ci che il nostro Santo Padre disse in pubblico: le serve delle serve di Dio. Voi siete qui per servire, non per essere servite: la parola "collaboratrice" si addice pi a voi che a qualsiasi altra Sorella. Ricordatevelo, voi siete le prime fra le vostre Sorelle. Aiutatele quindi a crescere nella somiglianza con Cristo. Cercate di conoscere meglio ognuna di loro. Allora le amerete e le servirete con amore di dedizione, proprio come Cristo ama ognuno di noi.
L'obbedienza ben vissuta ci libera dall'egoismo e dalla superbia e ci aiuta a trovare Dio e, in Lui, il mondo intero. L'obbedienza porta con se una grazia particolare che genera indefettibile pace, gioia interiore e stretta unione con Dio.
L'obbedienza trasforma piccole cose e occupazioni banali in atti di fede viva; la fede in azione  amore e l'amore in azione  servizio. L'obbedienza vissuta con gioia crea una viva coscienza della presenza di Dio; e cos la fedelt a semplici atti di obbedienza diventa come goccia d'olio che mantiene accesa la luce di Ges nella nostra vita.
Servizio ai pi poveri tra i poveri
Il nostro servizio consacrato ai pi poveri tra i pi poveri  una chiamata che Cristo ci ha rivolto per mezzo della sua Chiesa:
 per amarlo generosamente e liberamente nei diseredati con i quali Egli si identifica e si evidenzia, perch in loro noi possiamo amare e servire la Sua presenza;
 per riparare tutti i peccati di odio, di freddezza, di mancanza di attenzione e di amore che si commettono in tutto il mondo di oggi verso di Lui nella persona dei fratelli, dei pi poveri tra i poveri.
Con questo voto ci impegnamo a prestare un servizio dedito e libero ai pi poveri fra i poveri secondo l'obbedienza.
Dedito significa: con cuore ardente di zelo e di amore per le anime, con indivisa devozione, interamente radicata nella nostra profonda unione con Dio nella preghiera e nell'amore fraterno; libero significa che offriamo loro non solo le nostre mani per servirli, ma anche il nostro cuore per amarli con bont e umilt, interamente a disposizione dei poveri.
Dobbiamo dare servizio immediato ed effettivo ai pi poveri fra i poveri, per tutto il tempo in cui non hanno nessuno per aiutarli:
 dando da mangiare agli affamati: non solo di cibo, ma anche della Parola di Dio;
 dando da bere agli assetati: non solo di acqua, ma anche di conoscenza, di fraternit, di pace, di verit, di giustizia e di amore;
 vestendo gli ignudi: non solo con abiti, ma anche di dignit umana;
 dando alloggio ai senzatetto: non solo un rifugio fatto di mattoni, ma un cuore che comprende, che protegge, che ama;
 curando i malati e i moribondi: non solo il corpo, ma anche lo spirito e la mente.
I pi poveri fra i poveri, senza riguardi a quale categoria, credo o nazionalit appartengano, sono: gli affamati, gli assetati, i nudi, i senza tetto, gli ignoranti, i carcerati, gli storpi, i lebbrosi, gli alcolizzati, gli indigenti malati o moribondi, i non amati, gli abbandonati, gli esclusi, tutti coloro che sono un peso per la societ umana, che hanno perso la fede e la speranza nella vita; ogni membro della nostra famiglia religiosa che accetta di vivere la vita di povert evangelica proprio per il fatto della sua fragilit umana; cos come i peccatori induriti, ostinati; coloro che sono sotto il potere del maligno, quelli che inducono altri al peccato, all'errore, alla confusione; gli atei, gli erranti, quelli che vivono nell'equivoco e nel dubbio, i tentati, i ciechi spiritualmente, i deboli, i tiepidi e gli ignoranti; quelli non ancora toccati dalla luce di Cristo; quelli affamati della Parola di pace di Dio; i difficili, i repellenti, i rifiutati, gli afflitti e le anime del Purgatorio.
La nostra vocazione  una chiamata a seguire l'umilt di Cristo. Manteniamoci ben con i piedi per terra, nel vivere l'attenzione di Ges per i pi poveri e i pi umili in modo da poter recare loro un servizio immediato ed effettivo, finch non abbiano trovato altri che possano aiutarli in maniera migliore e pi duratura.
Come ami Dio, cos devi amare i poveri nelle loro sofferenze. L'amore per i poveri deve traboccare dal tuo amore per Dio. Devi cercare i poveri e servirli. Quando li hai trovati devi prenderteli a cuore. Dobbiamo essere molto grate verso questa nostra gente, perch ci permette in coro di toccare Cristo. Dobbiamo amare i poveri come Lui.
Un ind mi diceva: "So che cosa fate in Nirmal Hriday (la casa dei moribondi): li sollevate dalle strade e li portate in cielo".
La differenza fra la nostra opera e il lavoro sociale sta nel fatto che noi doniamo un servizio libero e generoso per amore di Dio. All'inizio, quando sorse l'opera, mi venne una febbre e feci un sogno: sognai San Pietro, che mi disse: "No, non c' posto per te, qui. Non ci sono agglomerati di baracche in cielo". "Va bene" gli risposi "allora continuer a lavorare. Porter la gente dalle baracche al cielo".
La nostra vocazione non  il lavoro: la fedelt ad umili servizi  piuttosto la maniera in cui mettiamo in atto l'amore. "Che tutti siano una cosa sola. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una sola cosa, perch il mondo creda che tu mi hai mandato" (Gv 17, 21). Se rimarrete uniti Dio si prender cura di voi.
Essendo una comunit religiosa modellata sulla prima Comunit cristiana, la nostra prima grande responsabilit  quella di essere comunit. Rivelando innanzitutto gli uni agli altri qualcosa dell'amore, della premura e della tenerezza di Dio; cosa significa conoscere ed essere conosciuti, amare ed essere amati, e cos essere un segno di testimonianza della vocazione pi profonda della Chiesa, che  di riunire gli uomini di ogni trib e lingua e popoli e nazioni, redenti dal sangue di Cristo, per formare la famiglia di Dio, dove regna l'amore. "Guardate come si amano".
Proprio come Ges mandava i suoi discepoli a due a due, anche noi andremo a due a due con il permesso e con una Sorella come compagna. Per la strada reciteremo il rosario incoraggiandoci allo zelo e al fervore e proteggendoci a vicenda.
La superiora di ogni casa ricorder che la sua disponibilit sar rivolta prima di tutto alle Sorelle e poi al lavoro. Perci:  nei suoi rapporti con le Suore si comporter maternamente, mai scoraggiandole specialmente negli insuccessi;
 incoragger e inviter gioiosamente ogni Sorella affinch dia un contributo personale valido al bene dell'istituto e della Chiesa. Ci ci guider a prendere decisioni pi sagge che si concretizzeranno a beneficio di tutti;

 sar sempre la prima a dedicarsi ai lavori domestici;
 non avr niente di speciale o di diverso in fatto di vitto, vestiario o alloggio;
 avr completa fiducia nelle Sorelle e sar sempre generosa, specialmente quando osservano veramente la povert;
 rispetter con la massima discrezione quanto le Suore le confidano e desiderano che non sia rivelato, specialmente casi personali. Non le costringer mai a rivelarle i loro segreti;
 soprattutto mediante il suo esempio di umilt, di obbedienza e di unione con i superiori maggiori, insegner alle Sorelle l'arte di "fare sempre le cose che piacciono al Padre".
Memori che la nostra comunit non  composta di persone gi sante, ma da individui che si sforzano nel farsi santi, saremo estremamente pazienti nel tollerare gli errori e le mancanze reciproche.
Il nostro amore reciproco sar:
 altruista, generoso, tenero, personale e rispettoso;
 al di l di simpatie o antipatie, amicizie ed inimicizie, meriti o demeriti;
 fedele, profondo e liberante;
 un non scendere a compromessi per mostrarsi attento, ma compassionevole e capace di perdonare perch comprensivo;
 sempre pronto ad infondere speranza, incoraggiante, fiducioso, dedito e disposto al sacrificio fino alla morte di croce.
I miei voti mi legano alla mia Sorella perch  molto pi povera del povero della strada. Se non sono gentile verso il povero della strada e se non gli sorrido, qualche altro lo far. Ma per le mie Sorelle non c' nessun altro.
Potr capitare che, nei suoi momenti di debolezza, la tua superiora ti appaia come Ges nelle sue apparenze pi miserevoli: ella ha bisogno allora del tuo amore, della tua umilt, della tua fiducia. Stimala con amorosa fiducia lei malgrado, perch Ges non  cambiato, in lei  sempre lo stesso perch di Ges ce n' uno solo.
La nostra Congregazione  ancora giovane. Le nostre superiore non hanno ancora molta esperienza. Sii comprensiva, sii buona. Vedi la mano di Dio che cerca di scrivere un messaggio meraviglioso di amore a te personalmente usando una matita imperfetta o anche spuntata.
Anche cos la mano e la mente di Dio si servono di lei e tu devi cercare di capire e astenerti dall'esaminare la matita. Oggi si serve di una matita inappropriata, per il messaggio di amore  ugualmente l  sempre bello, sempre vero, sempre accorto  soltanto per te. Cristo per te si servir solo di quella matita nel luogo dove ti trovi. Allora bacia la mano, ma non cercare di spezzare la matita.

La nostra vita insieme

Come segno di ingresso in un nuovo stato di vita come la consacrazione religiosa e come segno del nostro desiderio di nascondimento:

 riceviamo un nome religioso nuovo al momento della professione;  tra di noi ci chiamiamo "Sorella".
Il nostro abito religioso consiste in:
 un abito di cotone bianco semplice e modesto;
 un sari di cotone bianco orlato di azzurro sulla testa;
 una cintura di corda;
 sandali;
 un crocifisso e un rosario.
Questi saranno i segni:  del nostro amore consacrato a Dio e alla Chiesa;  della nostra dedizione ai poveri del mondo e un richiamo di edificazione atteso da tutti quelli che lo indossano.
Le candidate desiderose di unirsi alla Congregazione devono:
 avere almeno diciotto anni di et;
 essere libere da impedimenti;
 spinte da retta intenzione;
 sane di corpo e di mente, capaci di sopportare le asperit che comporta questa speciale vocazione;
- in grado di acquisire cognizioni (specialmente la lingua del popolo che servono); 
- di temperamento gioioso;
 in grado di dare un giudizio assennato.
Le Sorelle indosseranno un semplice vestito indiano, cio un abito bianco, un sari bianco ornato di azzurro, una cintura fatta di corda, un crocifisso e sandali.
L'abito bianco e il sari orlato di azzurro sono il segno : della modestia di Maria: dovrebbe ricordarci la nostra separazione dal mondo e dalle sue vanit, la nostra veste battesimale e il nostro impegno a mantenere
puro il cuore.
La cintura fatta di corda  il segno dell'angelica purezza di Maria. Dovrebbe ricordarci che dobbiamo tendere alla stessa purezza, con l'aiuto di un forte guardiano: la santa povert.
I sandali sono un segno di libert: la nostra libera scelta di seguire Cristo in cerca di anime.

Il crocifisso  un segno di amore: segno che dovremmo conoscere, amare ed imitare. Quando indossiamo l'abito dovremmo ripensare con devozione a ci che ciascun elemento del nostro abito religioso significa per noi e recitare ogni preghiera che lo accompagna con grande amore.
S, il nostro abito  un segno di appartenenza  ecco perch dobbiamo averne grande cura.  una protezione per noi, una protezione sia fisica che spirituale. Siate grate per l'abito.
Il lavoro in cui siamo impegnate richiede un corpo sano. Perci ogni Sorella, in coscienza,  tenuta ad aver cura della propria salute. La quantit di cibo, che  tanto saggiamente prescritta per noi, deve essere presa fiduciosamente. Facciamo questo non per la soddisfazione dei sensi, ma per dimostrare al Signore il nostro desiderio di lavorare per Lui e con Lui e che possiamo essere capaci di vivere vite di penitenza e di riparazione.
Sarebbe una mancanza parlare del vitto o lamentarsi riguardo a ci che ci viene servito. Essere occupate da questi pensieri non  mai edificante in nessun momento. Se le vivande sono buone, ringraziamo Dio! Se no, ringraziamolo egualmente e ringraziamolo tanto pi, in quanto ci ha dato occasione di imitare il nostro Salvatore nella sua povert. Cristo certamente non banchettava sontuosamente durante la vita.
I suoi genitori erano poveri e i poveri non indugiano a gustare i piaceri della mensa. Spesso infatti sopport vere privazioni, come ce lo dimostrano la moltiplicazione dei pani e dei pesci e le spighe di grano raccolte camminando attraverso i campi. Questi particolari dovrebbero essere richiami salutari per noi quando i nostri pasti sono frugali.
Per fare parte della nostra Congregazione sono necessarie poche cose. Occorrono soprattutto mente sana e corpo sano.
Capacit di imparare. Molto buon senso e temperamento gioioso. Io ritengo che per un lavoro come il nostro siano indispensabili buon senso e allegria.
Poich il viaggiare diventa sempre pi costoso, abbiamo deciso per il futuro di prendere con noi, oltre ai vestiti, solo il cuscino, la federa, due lenzuola, una coperta, un bicchiere, tazza e piatto. A provvedere il resto penser ogni casa. (Gli oggetti dovrebbero essere numerati. A ogni Sorella verr assegnato un numero corrispondente. Ogni casa dovrebbe avere oggetti secondo il numero delle Sorelle della casa).

Una volta al mese dovete tutte aiutare a pulire il deposito dove si tengono il cibo e le provviste da distribuire ai poveri. Tutte le Sorelle della casa devono sapere che cosa si debba dare, ma occorre che ci sia una Sorella responsabile della distribuzione piuttosto che ciascuna farlo a caso. Sarebbe anche bene che ognuna, compresa la superiora, pulisse bagni e servizi almeno una volta alla settimana e che desse una mano in cucina. Dovunque c' un pezzo di terra, lavoratela e trasformatela in un giardino; piantate pi che potete alberi da frutto in modo da poterne dare ai poveri. Questo vi aiuter a tener vivo lo spirito di dura fatica e di sacrificio che ha sempre caratterizzato la nostra Congregazione.
Siamo state chiamate a donare fino a soffrirne. Le nostre costituzioni dicono che "come segno della nostra consacrazione riceviamo un nome nuovo", con un voto ci consacriamo completamente a Dio, il nuovo nome esprime tale voto. Quando ci chiamano per la prima volta con il nuovo nome, rispondiamo: "Signore mi hai chiamato". Quando cessiamo di udire chiamare il nostro nome ci separiamo da Lui. Possiamo riconoscere la sua voce che chiama il nostro nome solo nel silenzio del cuore. Cambiando nome, testimoniamo di non appartenere pi  noi stesse ma a Ges.
Non perdere mai l'occasione di divenire come Ges. Professiamo di fronte al mondo: "Sono la sposa di Ges crocifisso". Come una donna che all'altare dichiara davanti al mondo il suo matrimonio ad un uomo, in particolare cos anche noi prendiamo un nome nuovo per attestare la nostra completa appartenenza a Ges.

LE NOSTRE PREGHIERE

" Illuminaci tutti quanti
fino a poter vedere
quello che c' di sbagliato nella nostra vita
e riparare
con l'amore, l'impegno
e l'azione verso i poveri
agli errori che abbiamo commesso. "

Preghiera per l'apostolato

O Signore,
nelle cui mani  la salute,
io mi inginocchio davanti a te
poich ogni dono buono e perfetto
da te deve provenire.
Ti prego:
concedi abilit alla mia mano
una chiara visione alla mia mente
gentilezza e comprensione al mio cuore
Concedimi sincerit d'intenti
e la forza di sollevare
almeno una parte dei fardelli
di questi sofferenti e fiduciosi uomini. E concedimi di realizzare il compito che mi spetta. Togli dal mio cuore ogni colpa e impaccio, cos che, con la fede di un fanciullo, possa confidare in te.

Amen.

Preghiera per la gioia

Conserva la gioia del Dio dell'amore nel tuo cuore, e dividi questa gioia con tutti coloro che incontri e Cos trasformati in uno strumento di pace.
Che ogni mia azione sia qualcosa di meraviglioso per Dio.
Preghiamo il lavoro, operando con Ges,
per Ges,
verso Ges.

Amen.


Preghiera per gli esclusi

Signore misericordioso, tu mi hai dato il coraggio di sentire che hai bisogno di me, dammi ancora la forza di amare gli esclusi tanto quanto tu mi ami e hai bisogno di me.
Signore,
tu sai che essere escluso
significa essere il pi povero tra i poveri.
Un uomo ricco o una donna benestante possono essere esclusi, come possono esserlo i poveri di questa piccola terra che tu ci hai dato.
Fa' che siamo tutti ricchi nel tuo Regno sulla terra, sapendo che tu hai bisogno di noi, e che noi abbiamo bisogno l'uno dell'altro.
Il tuo amore, la tua misericordia e la tua presenza sono i tesori pi grandi nella mia vita.

Amen.


Preghiera per la futura mamma

Mio Signore, dalle gioia, 
coraggio e forza per mettere al mondo una nuova meraviglia.

Fa' che sia orgogliosa e riconoscente di essere la pi ricca delle creature, la mamma del suo bambino.
Santa Maria, Madre dolcissima, dai a questa donna il tuo cuore, cos pieno d'amore e umilt, e mostrale quanto dovrebbe essere felice una famiglia, come lo eri tu in una stalla di Betlemme. 
Signore, dai il tuo amore a questa donna, affinch lei lo possa trasmettere al suo bambino appena nato.
Allora il bambino che nascer sar desiderato e amato e impiegher la sua vita per portare il tuo amore alla gente su questa terra.

Amen.


Preghiera
per le Nazioni Unite

Mio Signore, possano le Nazioni essere toccate dal tuo cuore affinch lavorino per l'unit e l'amore come strumenti per diffondere la pace su questa terra.
Concedi ai potenti un cuore pulito colmo di amore l'uno per l'altro.
Fa' che ascoltino la tua Parola d'amore in modo da realizzare la tua pace attraverso il loro lavoro e le loro esistenze.

Amen.

Preghiera per il contadino

Signore, benedici quest'uomo e il suo pezzo di terra, affinch il seme cada su terreno fertile e porti molti frutti. Benedici il frutto di questa terra affinch lui e la sua famiglia possano nutrirsi e non soffrano la fame.
Cos come tu hai diviso con noi tutti i doni del tuo Regno, fai che anche quest'uomo divida il suo raccolto con coloro che non hanno n semi, n terra.
Dai a questo contadino, o Signore, e a tutti noi un cuore puro, affinch il tuo seme porti molti frutti nella nostra vita.

Amen.


Preghiera in guerra

O Signore, c' una guerra e io non possiedo parole...
Tutto quello che posso fare  usare le parole di Francesco d'Assisi.
E mentre prego questa antica preghiera io so che, ancora una volta, tu trasformerai la guerra in pace e l'odio in amore.

Amen.

Preghiera per il disperato

Signore, ti prego, dagli la luce per vedere la cupa profondit della sua tentazione.
Dagli il tuo amore affinch possa almeno intravedere le ricchezze che tu hai preparato per noi.
Infondigli lo Spirito Santo affinch possa vedere che hai bisogno di lui e lo ami, e che ha ancora uno scopo nella vita, quello di trasmettere l'amore e la misericordia che hai per lui ad altra gente che ha bisogno di lui.
Dagli speranza per il futuro. Lascialo vivere, Signore.

Amen.


Preghiera per un bimbo
non ancora nato

O Madre, Maria tu che tutto conosci sulla gioia e la felicit e l'incertezza che ogni madre sente per il proprio figlio non ancora nato.
Benedici i genitori e benedici questo bambino per quanto piccolo e minuto possa essere.
Preparagli una vita
piena di pace e di gioia, di amore e di felicit.
Proteggi questa piccola vita con tutta la tua forza con tutta la tua attenzione.
Carissima Madre, Maria vigila affinch questo piccolo cuore che pulsa nel ventre di sua madre nessuno lo colpisca prima di nascere e prima di aver compiuto la sua missione in questo mondo che il Padre nostro benevolmente ci ha donato.

Amen.


Preghiera per coloro
che vorrebbero pregare

Signore, aiuta gli uomini e le donne che vorrebbero pregare, ma non sanno farlo.
Accetta il loro desiderio di pregare come una preghiera. Ascolta il loro silenzio e incontrali l nel loro deserto.
Tu hai gi guidato la gente fuori dal deserto, e hai mostrato loro la terra promessa. Tu, Signore di tutto l'universo, Re dei re.

Amen.

Preghiera per il carcerato

Signore, sei stato tu stesso in catene ed io ti vedo ancora in ogni prigioniero che vado a visitare.
Dai forza ed onest a questo tuo fratello, perch impieghi il tempo
in prigione per riparare al male fatto.
Illuminaci tutti quanti fino a poter vedere quello che c' di sbagliato nella nostra vita e riparare con l'amore, l'impegno e l'azione verso i poveri agli errori che abbiamo commesso.

Amen.

Preghiera per la pace

Signore,
tu sai che non mi occupo di armi.
Desidero soltanto essere tuo strumento nel portare pace al mondo.
Mio Signore, dove c' la pace le armi non hanno importanza.
Dove c' la pace la gente si pu amare
come tu ci ami.
Dacci la pace, o Signore, e fa' che le armi siano inutili in questo mondo meraviglioso.

Amen.

Preghiera per il tempo

O Signore, noi ti ringraziamo per il tempo.
Quando tu lasci la pioggia cadere noi ti ringraziamo. Quanto tu fai splendere il sole noi ti preghiamo. Quando tu scateni la tempesta noi confidiamo in te. Quando ci fai sentire il freddo, noi cerchiamo il calore del tuo amore.
O Signore, creatore del sole, della luna e delle stelle, del vento, delle tempeste e del mare, noi sappiamo che al centro di tutto l tu sei, insieme con noi.
Grazie per il tempo, o Signore.

Amen.


Preghiera per i rifugiati

Mio Signore! Tutta questa gente ha perduto terra e case e molti sono stati privati anche degli affetti pi cari.
Dammi forza, Signore, di intercedere per loro presso il Padre ma soprattutto di innestare nell'azione la preghiera.

Amen.

Preghiera per chi  in viaggio


Ges mio, in fondo Giuseppe era un conducente quando guid la Madonna a dorso d'asino verso Betlemme.
Benedici tutti i guidatori e quelli che con i loro veicoli aiutano la gente ad arrivare a destinazione.
Voglio ringraziarti per i tanti tassisti e piloti che mi hanno aiutata e sono stati gentili con me.
Grazie per tutti loro.
Guidali,
proteggili, spiana la loro strada, fa' che i loro viaggi siano sicuri
e, signore, d loro la fede perch sentano in cuor loro che li ami e che la loro meta  un posto nella Casa del Padre.

Amen.


Preghiera per l'ospite

Ges mio, nato in una stalla perch nella locanda non c'era posto per te e per la tua famiglia, benedici tutti quelli che offrono ospitalit. Fa' che abbiano sempre posto per i poveri e per i viaggiatori in cammino.
Da' loro il coraggio e la forza di accogliere tutti i loro ospiti e fa' che ricordino che tutto quello che avranno fatto per loro l'avranno fatto per te.
Ges mio, benedici tutti quelli che danno ospitalit.
Lo Spirito Santo dica loro che saranno bene accetti e privilegiati nel Regno dei Cieli che ospita tanta gente, e soprattutto i pi poveri tra i poveri.

Amen.

Preghiera sull'uso della ricchezza

O Signore,
tu ci hai rivelato che il Padre nostro nei Cieli
si prender cura di noi, nello stesso modo in cui
si prende cura dei gigli dei campi e degli uccelli
che volano nell'aria;
tu che non hai avuto neppure un luogo dove poter riposare e adagiare il tuo capo affaticato, ti prego, insegnaci: insegnaci ad aver fede nella provvidenza di Dio e a non confidare nella nostra umana avidit. L'avidit non ha mai reso felice nessuno.
Fa' che ci arrendiamo a te rendendoci strumenti della tua volont.
Benedici il denaro che nel mondo  usato cos che l'affamato possa essere nutrito, l'ignudo rivestito, il povero preso a cuore, l'ammalato curato.
Signore, donaci il tuo Santo Spirito, cos che, con la fede che tu ci concedi, noi si possa chiaramente sentire di essere per te pi preziosi anche del giglio pi bello, anche dell'allodola che canta nel cielo.

Amen.

Meditazione sul pregare

Amore del pregare senti spesso, durante il giorno, il bisogno di pregare. E preoccupati di farlo. La preghiera allarga il cuore fino a renderlo capace di contenere il dono che Dio fa di se stesso. Chiedi e cerca, e il tuo cuore crescer in misura adeguata per riceverlo. E conservarlo come te stesso. In unione con tutti i santi sacrifici che ti vengono offerti dall'ecumene cattolica io ti offro il mio cuore. Rendilo umile e mite come il tuo.

Amen.


Meditazione sulla vita spirituale

Sento il bisogno della preghiera? Uso gli strumenti per pregare meglio:
concentrazione, custodia dello sguardo,
silenzio...
Vivo l'eucaristia come fonte della mia unione con Cristo?  sincera la mia partecipazione al sacrificio eucaristico? Vivo la messa durante il giorno? Considero i momenti spirituali della comunit come occasioni durante il giorno per una speciale intimit con Cristo? E sono questi momenti quelli in cui Ges  in modo particolare in mezzo a noi unendoci saldamente al suo amore? Mi sforzo di essere puntuale alla chiamata di Cristo? Faccio derivare dalla meditazione quotidiana una pi profonda conoscenza di Ges Cristo?
Scelgo una lettura di libri spirituali che mi aiuti in una pi profonda comprensione dell'amore di Dio per noi e della risposta d'amore che egli attende da me?

Amen.


Meditazione sul peccato

Quanto terribile e reale dov'essere il peccato. Dio crocifigge suo figlio Ges
per espiare il. peccato, e crea l'inferno per punirlo.
Guardo alla vita come a un fardello o come a una grazia? Mi sento veramente libera di amare gli altri poich ho un solo amore? Alla fine del mio lavoro sono consapevole della vicinanza del mio amato?
Gioisco perch Ges  presente nella mia comunit? Prendo le necessarie precauzioni per restare fedele al mio amato? Sono pura e ispiro purezza in coloro per cui lavoro?
Posso ripetere di fronte a Ges ci che dico alle mie sorelle?
E di fronte al povero? Tratto ogni persona con un amore sostanziale ed esclusivo?

Amen.


Meditazione sulla povert spirituale

Sono consapevole di essere veramente ricca quanto possiedo il Regno e dunque sono veramente felice di essere povera? Sono povera nell'essere e nell'avere quando cerco di ottenere qualcosa? Sono lieta quando vengo privata delle comodit materiali e sono distaccata da esse?
Mi prendo veramente cura delle cose che il Padre mi ha affidato ma che gli appartengono? Mi rendo disponibile proprio in virt del mio essere povera e sono aperta a Cristo?

Amen.


CONTEMPLAZIONE
E SERVIZIO

" Sii gentile, molto gentile verso i poveri che soffrono.
Non ci rendiamo abbastanza conto delle difficolt in cui si trovano. L'avvilimento pi penoso deriva dalla sensazione di essere indesiderati."

Poveri in casa

Non ho bisogno di danaro proveniente dal vostro superfluo. Ho bisogno che condividiate il lavoro, che tocchiate con mano, che comprendiate. Venite quando abbiamo qui la nostra gente, venite a vedere. Stasera ho incontrato alcune delle persone che vengono qui a cercare la loro cena. Sono persone magnifiche. Ringraziano dal profondo del cuore. Non hanno nulla. D'altra parte noi non diamo loro gran che, solo qualche panino e una tazza di t. Non  certamente molto. Ma sentono di essere accolti, sentono che vi  un posto dove possono venire, dove possono sperimentare di essere amati, di essere rispettati. Io voglio che voi condividiate questo, perch  questa condivisione ci che deve distinguere un collaboratore. Piccole cose. Non voglio che diate del vostro superfluo, della vostra abbondanza. Voglio che diate come quel bambino che disse: "Per tre giorni non manger zucchero; voglio dare il mio zucchero a Madre Teresa". Quello che dovete dare  una cosa piccola come questa.  questo che io voglio che sentiate, che gustiate.
Dovete sperimentare di essere in grado di capire quello che sto dicendo. Anch'io ho dovuto sperimentarlo per poterlo capire. Lo stesso deve essere per ognuno di voi. Lo dovete sperimentare anzitutto in casa vostra. Dovete fare della vostra casa, della vostra famiglia, un'altra Nazareth, dove regnano amore, gioia, unit. Solo allora potrete rivelare tutto questo e darlo a quanti sono attorno a voi, al vostro prossimo della porta accanto.
Perci vi supplico: cercate di trovare anzitutto l, nella vostra casa, i vostri poveri. Non permettete a nessuno di sentirsi solo, indesiderato, non amato, ma non permettetelo anzitutto a quelli di casa vostra, al vostro prossimo. C' qualcuno che  cieco? Andate a leggergli il giornale, a fargli le spese, a fargli le pulizie. Non si richiede nient'altro che questo.

Amatevi gli uni gli altri

Qualche tempo fa, verso mezzanotte un ragazzo buss alla nostra porta. Scesi ad aprire. Il ragazzo piangeva e diceva: "Sono andato da mia madre, ma mia madre non mi ha voluto. Sono andato da mio padre, ma mio padre non mi ha voluto. Lei mi vuole?".  una scena che si ripete ogni giorno in molti luoghi.

Anche qui a Melbourne abbiamo persone che non sono desiderate, non sono amate, e tuttavia appartengono a lui, sono lui. E sono nostre. Sono i nostri fratelli e le nostre sorelle.
In India, in Europa, in tutti i luoghi dove le Sorelle incontrano Cristo nascosto sotto le sembianze dei poveri, vi  la stessa fame. Probabilmente qui in Australia, come in Europa e in America, le persone non hanno fame di un pezzo di pane, di un pezzo di stoffa, e tuttavia c' questa terribile solitudine, questa terribile sensazione di non essere voluti, di non essere amati, di non aver nessuno da poter considerare come proprio.
Sono forme di grande povert e noi dobbiamo credere a Cristo, il quale non pu ingannarci e che ha detto: "Avevo fame e mi avete dato da mangiare; ero nudo e mi avete rivestito; ero senzatetto e mi avete accolto... lo avete fatto a me".
A Calcutta, abbiamo raccolto dalla strada pi di 27.000 persone. Vengono da noi oppure le raccogliamo per strada e le portiamo nel nostro centro. Fanno una buona morte, fanno veramente una buona morte con Dio. Finora non ho mai visto o incontrato un solo uomo o una sola donna che si sia rifiutato di chiedere "scusa" a Dio o di dire: "Ti amo, mio Dio". E anche le Sorelle possono dire la stessa cosa.
Seguiamo e curiamo migliaia di lebbrosi. Sono cos grandi, cos belli nei loro volti e nei loro corpi sfigurati. Ogni anno a Natale organizziamo per loro un piccolo ricevimento. Lo scorso Natale sono andata da loro e ho detto loro che quello che hanno  un dono di Dio, che Dio li ama in modo particolare, che sono molto cari al suo cuore, che la malattia che li ha colpiti non  peccato. Allora un uomo anziano, completamente sfigurato, mi venne vicino e mi disse: "Ripetilo ancora una volta. Mi ha fatto bene sentirlo. Ho sempre sentito dire che nessuno ci ama.  meraviglioso sapere che Dio ci ama. Ripetilo ancora una volta".
Qui a Melbourne abbiamo una casa per persone abbandonate, dove abbiamo raccolto persone che non hanno nessuno, che vivono per strada, persone per le quali i soli posti disponibili sono, forse, la prigione e la strada. Orbene, una di queste persone era stata gravemente ferita da un compagno. Pensando che si trattasse di una cosa grave, qualcuno gli chiese: "Chi ti ha fatto questo?". L'uomo cominci a dire un sacco di bugie, ma non voleva dire il nome della persona che lo aveva ferito. Quando la persona che lo aveva interrogato si fu allontanata, gli chiesi: "Perch non hai detto il nome di chi ti ha colpito?". Quell'uomo mi guard e disse: "La sua sofferenza non servir certo a ridurre la mia sofferenza". Ecco che cosa significa: "Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato".
Sii gentile, molto gentile, verso i poveri che soffrono. Non ci rendiamo abbastanza conto delle difficolt in cui si trovano. L'avvilimento pi penoso deriva dalla sensazione di essere indesiderati. Questa  la prima pi terribile esperienza che un lebbroso patisce anche oggi. Dimostra il suo amore per loro con l'essere molto gentile, agisci con bont, parla cortesemente. Preferisco che le Sorelle sbaglino per bont piuttosto che operino miracoli con durezza e scortesia.
Fra i poveri abbiamo i poveri ricchi: bambini pi dotati, pazienti pi puliti, ecc. Dobbiamo guardarci dal preferire, dallo scegliere. Ci sono bambini mentalmente ritardati che non sono in grado di corrispondere, perci l'inclinazione naturale sarebbe di trascurarli. Sono queste le occasioni che richiedono il dovere del dedito e gratuito servizio. Il bambino povero "ricco" pu trovare sempre un posto:  il bambino chiuso, ritardato, affamato che io devo soprattutto considerare.

A casa dobbiamo amare le nostre Sorelle. Anche loro sono le pi povere tra i poveri. Dopo di questo ci sar pi facile con gli altri all'esterno.
I nostri poveri diventano di giorno in giorno pi poveri. Sii loro conforto e preoccupati di aiutarli. Apri gli occhi sui loro bisogni. Realizza le parole "prestare servizio dedito e gratuito ai poveri". Dai a Cristo che si nasconde sotto le loro misere vesti.  Ges che tu nutri, vesti, ospiti, nel povero; fai tutto ci con grande indiviso amore.
Ai bambini e ai poveri, a tutti coloro che soffrono e sono soli, offri sempre un bel sorriso; non dare loro soltanto le tue cure, ma anche il tuo cuore.
La bont ha convertito pi persone che non lo zelo, la scienza o l'eloquenza. Facciamo voto di prestare servizio dedito e gratuito ai poveri. Questo non significa forse amore per i poveri? I poveri non sono al nostro servizio. Se vogliamo che i poveri vedano Cristo in noi, dobbiamo prima noi vedere Cristo in loro.

Il volto di Cristo

Ges si  fatto il pane di vita per poter saziare la nostra fame di Dio, il nostro amore di Dio. E poi, per saziare la sua propria fame del nostro amore, si  fatto affamato, nudo, senzatetto, e ha detto: "Quando lo avete fatto al pi piccolo dei miei fratelli, lo avete fatto a me". Noi siamo contemplative nel mondo perch tocchiamo Cristo ventiquattro ore al giorno. La nostra unione eucaristica con Cristo deve produrre questo frutto poich Ges ha detto: "Io sono la vite e voi i tralci" e noi portiamo frutto non sulla vite ma sul tralcio. Quale tremenda responsabilit per voi e per me, per tutti noi! Il frutto dipende dall'unione del tralcio alla vite.  quindi necessario che la nostra unione con il Cristo sia reale, non immaginaria. E' necessario che sia viva, convinta. E dobbiamo cominciare dalle nostre case. Se non amiamo la nostra famiglia e coloro che vivono accanto a noi, ci esponiamo in realt a un grande inganno. Nessuno pu amare da solo. La vostra vocazione  frutto di una scelta da parte di Cristo. Perch voi e non altri? Perch me e non altri? Non so,  un mistero. Il fatto di vivere insieme dovrebbe aiutarci ad approfondire il nostro amore per Ges, la nostra conoscenza di Dio. Questa conoscenza ci porter ad amarlo e l'amore ci porter a servirlo.
Ges ha detto: "Avevo fame, ero nudo, ero senzatetto". Dobbiamo occuparci anzitutto dei nostri bambini, delle nostre famiglie e poi degli altri. C' molta, moltissima sofferenza nel mondo. Sofferenza per la fame, per la mancanza di casa, per ogni sorta di malattie. Ma io penso che la sofferenza pi grande sia quella di essere soli, indesiderati, non amati, senza nessuno che si occupi di noi. Penso che la sofferenza pi grande sia quella di aver dimenticato che cosa significa essere toccati in modo umano, essere amati, essere desiderati, essere circondati dalla propria gente. Penso che tutto questo possa trovarsi anche nelle famiglie ricche. Ed  per questo che non mi stanco di ripetere che dobbiamo esercitare la nostra missione di amore e di compassione anzitutto nelle nostre case. Per poterlo fare abbiamo bisogno di preghiera e di sacrificio. Qualche tempo fa, vennero a trovarci a Calcutta quaranta professori dagli Stati Uniti. Parlammo un po' insieme e poi uno di loro mi chiese: "Ci dica qualcosa che possa aiutarci a cambiare la nostra vita". Dissi loro: "Sorridetevi a vicenda, prendete tempo gli uni per gli altri, fatevi scambievolmente piacere". Allora uno di loro mi chiese: "Lei  sposata?". Risposi: "S, e a volte faccio molta fatica a sorridere a Ges". Penso che abbiano capito molto bene quello che intendevo dire. A volte Ges pu essere molto esigente.
Se offri alla gente un Cristo rotto, un Cristo zoppicante, storto e deforme  deformato da te  questo  tutto ci che essi riceveranno. Se tu desideri che lo amino, prima devono conoscerlo. Perci presenta un Cristo intero, prima alle Sorelle, poi alla gente delle periferie.
Mostro il Cristo pieno di zelo, di amore, di gioia e di splendore? Sono una testimonianza vera? O sono una luce opaca, una luce falsa, una lampada senza contatto, che non riceve la corrente e perci non illumina? Risolvi con tutto il cuore di essere una luce risplendente. "Aiutami a diffondere la tua fragranza dovunque vada".
Fai che il povero, vedendoti, si senta attratto da Ges. La miseria inasprisce molto i poveri, che parlano e agiscono senza rendersi conto di quello che dicono e che fanno. Ma si ricordano di Cristo quando ti vedono  anche se sono esasperati  perch tu glielo ricordi?
Portali a Dio e non attirarli mai e poi mai a te. Non li avvicini a Dio quando cerchi te stessa e le persone ti amano per te stessa e non perch tu ricordi loro il Cristo.

Sincerit ed umilt

L'umilt  verit, per cui in tutta sincerit dobbiamo saper guardare in alto e dire: "Tutto posso in colui che mi d forza". Grazie a questa affermazione di Paolo dovete essere fiduciosi nel compimento del vostro lavoro, o piuttosto del lavoro di Dio, e farlo bene, efficacemente e perfettamente, con Ges e per Ges.
Siate anche convinti che da soli non potete fare nulla, non potete avere nulla se non il peccato, la debolezza e la miseria, dato che tutti i doni di natura e di grazia che avete vengono da Dio.
 bello vedere l'umilt del Cristo, "il quale, pur essendo di natura divina, non consider un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio, ma spogli se stesso assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini" (Fil 2, Quest'umilt di Ges rifulge soprattutto nel presepe, nell'esilio in Egitto, nella vita nascosta, nell'incapacit di farsi capire dalla gente, nell'abbandono dei suoi apostoli, nell'odio dei giudei, in tutte le terribili sofferenze della sua passione e morte e ora nel suo stato permanente di umilt nel tabernacolo, dove si  ridotto a una minuscola ostia che il sacerdote pu tenere tranquillamente fra due dita. Pi svuotiamo noi stessi, pi lasciamo a Dio spazio da riempire.
Supplichiamo la Vergine che renda i nostri cuori miti e umili come il cuore del suo figlio.  da lei e in lei che  stato formato il cuore di Ges. Cerchiamo di pregare incessantemente per ottenere la mitezza e l'umilt. Impariamo l'umilt accettando di buon grado le umiliazioni. Non lasciatevi sfuggire una sola occasione.  cos facile essere orgogliosi e scostanti, imbronciati ed egoisti.  facilissimo, ma noi siamo stati creati per cose ben maggiori. Perch allora abbassarci a cose che rovinano la bellezza dei nostri cuori?
La sola cosa che Ges ci ha chiesto  di essere miti ed umili di cuore e, per diventarlo, ci ha insegnato a pregare. Per primo ha messo "miti". Da questa parola derivano gentilezza, premura, semplicit, generosit, sincerit. Verso chi? Gli uni con gli altri. Ges ha collocato l'umilt dopo la mitezza. Non possiamo amarci scambievolmente senza ascoltare la voce di Dio nei nostri cuori.
Che cosa dobbiamo apprendere prima di tutto? Ad essere miti ed umili. Solo se saremo miti ed umili acquisteremo l'esperienza della preghiera. Se impareremo a pregare apparterremo a Ges. Se apparterremo a Ges impareremo a credere e se crederemo impareremo ad amare e se ameremo impareremo a servire.
Sii sincero nelle tue preghiere. Preghi veramente quando dici le tue preghiere? Sai pregare? Ti piace pregare? La sincerit non  altro che umilt e tu acquisti l'umilt solo accettando le umiliazioni. Tutto ci che  stato detto riguardo all'umilt non  sufficiente per insegnarci l'umilt. Tutto quello che hai letto riguardo all'umilt non  sufficiente per insegnarti l'umilt. Tu impari l'umilt solo accettando le umiliazioni. E incontrerai l'umiliazione per tutta la vita.
La pi grande umiliazione  sapere che sei un nulla. Questo arrivi a riconoscerlo quando incontri Dio nella preghiera. Quando sei faccia a faccia con Dio non puoi riconoscere altro che di essere un nulla, di non avere nulla. Dio parla nel silenzio del tuo cuore. Se ti metti davanti a Dio in preghiera e in silenzio, Dio, sicuramente, ti parler. Solo allora conoscerai la tua nullit. E solo quando ne sarai veramente persuaso Dio ti riempir.


Il silenzio

La nostra missione non  forse quella di portare Dio ai poveri nelle strade? Non un Dio morto ma un Dio vivo, un Dio di amore. Gli apostoli dissero: "Noi ci consacreremo alla preghiera e al ministero della Parola".
Pi riceviamo nella nostra preghiera nel silenzio, pi possiamo dare nel nostro lavoro. Il silenzio ci offre un nuovo modo di vedere le cose. Abbiamo bisogno di questo silenzio per poter toccare le anime. La cosa essenziale non  quello che diciamo noi ma quello che Dio dice a noi e quello che egli dice attraverso di noi, del nostro apostolato.
Ges  sempre l ad aspettarci in silenzio. In questo silenzio egli ci ascolta e parla alle nostre anime. L noi ascoltiamo la sua voce. Il silenzio interiore  molto difficile, ma dobbiamo fare lo sforzo di pregare intensamente.
In questo silenzio troviamo una nuova energia e la vera unione. La forza di Dio passa in noi, permettendoci di fare bene le cose che dobbiamo fare, di sintonizzare perfettamente i nostri pensieri con i suoi pensieri, le nostre preghiere con le sue preghiere, le nostre azioni con le sue azioni, la nostra vita con la sua vita.
Le nostre parole sono inutili se non escono dalle profondit del cuore.
Le parole che non trasmettono la luce di Cristo non fanno che aggravare l'oscurit.
Sforzatevi di camminare alla presenza di Dio, di vedere Dio in ogni persona che incontrate e di vivere la vostra meditazione del mattino durante tutta la giornata. Per le strade soprattutto irradiate la gioia  di appartenere a Dio, di vivere con lui e di essere sue. Per questo, nelle strade, nelle case, nel vostro lavoro, ovunque vi troviate, dovreste pregare sempre con tutto il vostro cuore e con tutta la vostra anima. Custodite quel silenzio che Ges conserv per trent'anni a Nazareth e che continua a conservare nel tabernacolo, dove intercede per noi.
Pregate come la Vergine Maria, che conserv ogni
cosa nel suo cuore attraverso la preghiera e la meditazione, e che continua a farlo come mediatrice di tutte le grazie.
L'insegnamento di Cristo  talmente semplice che
anche un bambino pu capirlo.
Gli apostoli, pieni di fede, gli chiesero: "Insegnaci a pregare". Ges rispose: "Quando pregate, dite: Padre nostro..."

Dio ama il silenzio. Il suo linguaggio  il silenzio. "State calmi e conoscete che io sono Dio". Ci chiede di fare silenzio per scoprirlo.
Ci parla nel silenzio del cuore.
Ges ha passato quaranta giorni nella solitudine e nel silenzio prima di iniziare la sua vita pubblica. Si  spesso ritirato in disparte, tutto solo, passando la notte sui monti nel silenzio e nella preghiera. Colui che parlava con autorit ha passato la prima parte della sua vita nel silenzio.
La Parola di Dio oggi tace. Nell'eucaristia, il suo silenzio  la lode del Padre pi alta e pi autentica.  l'adorazione di Dio. Abbiamo bisogno di silenzio per essere soli con Dio, per parlargli, per riandare le sue parole in profondit nei nostri cuori. Abbiamo bisogno di essere soli con Dio nel silenzio, per essere rinnovati e trasformati. Il silenzio ci permette una nuova percezione della vita. In esso veniamo colmati della forza di Dio, quella forza che ci permette di fare tutto con gioia. Il silenzio  il fondamento della nostra unione con Dio e fra di noi. Il frutto del silenzio  la preghiera;
il frutto della preghiera  la fede;
il frutto della fede  l'amore;
il frutto dell'amore  il silenzio.
Per rendere possibile un vero silenzio interiore praticheremo:
 silenzio degli occhi, cercando di vedere sempre la bellezza e la bont di Dio dovunque, chiudendoli sulle colpe altrui e a tutto ci che  peccaminoso e nocivo all'anima;
 silenzio delle orecchie, prestando sempre ascolto alla voce di Dio e al grido del povero e del bisognoso, chiudendole a tutte le altre voci che vengono dal maligno o dalla natura decaduta: per esempio, chiacchiere, pettegolezzi o parole poco caritatevoli;
 silenzio della lingua, lodando Dio e annunziando la sua vivificante parola che  verit che illumina e ispira, apporta pace, speranza e gioia, astenendoci cos da ogni autodifesa e da ogni frase che possa causare oscurit, agitazione, pena e morte;
- silenzio della mente, aprendola alla verit e alla conoscenza di Dio nella preghiera e nella contemplazione, come Maria che custodiva nel cuore le meraviglie del Signore e chiudendola a tutte le insincerit, distrazioni, pensieri disfattisti, giudizi temerari, falsi sospetti, sentimenti e desideri di vendetta;
 silenzio del cuore, amando Dio con tutto il cuore, con tutta la nostra anima, con tutta la nostra mente, con tutte le nostre forze; amandoci l'un l'altra come Dio ci ama, desiderando Dio solo ed evitando ogni egoismo, odio, invidia, gelosia e cupidigia.
Il silenzio del cuore, non solo delle labbra,  anch'esso necessario. Allora tu puoi ascoltare Dio dovunque: nella porta che si chiude, nella persona che ha bisogno di te, nel canto degli uccelli, nei fiori, negli animali; quel silenzio  meraviglia e lode. Perch? Perch Dio  dovunque e tu puoi vederlo e ascoltarlo in ogni luogo. Il corvo loda il Signore. L'insignificante corvo lo posso sentire bene. Possiamo vedere e sentire Dio in quel corvo, ma non possiamo vederlo e sentirlo se il nostro cuore non  puro.
Se saremo attente a custodire il silenzio ci sar facile pregare e pregare fervorosamente. C' tanto da dire e da riferire, tante cose da raccontare a voce e per iscritto.
La nostra vita di preghiera deve risentirne molto perch i nostri cuori non sono in silenzio poich come tu sai: "Dio parla solo nel silenzio del cuore". Soltanto dopo aver molto ascoltato possiamo parlare per la sovrabbondanza del cuore.

La vita spirituale

Che cos' la nostra vita spirituale?  un'unione di amore con Ges..., un'unione di amore nella quale il divino e l'umano si danno completamente l'uno all'altro.
"Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente". Questo  il comandamento di Dio ed egli non pu comandare l'impossibile. L'amore  un frutto di stagione in ogni tempo dell'anno ed  a portata di mano di ognuno. Ognuno pu raccoglierlo ed esso  inesauribile. Ognuno pu appropriarsi di questo amore attraverso la meditazione, lo spirito di preghiera, il sacrificio, un'intensa vita interiore.
Non  possibile impegnarsi nell'apostolato diretto senza essere un'anima di preghiera. Dobbiamo essere consapevoli di essere una cosa sola con il Cristo, cos come egli era consapevole di essere una cosa sola con il Padre. La nostra attivit  veramente apostolica solo nella misura in cui gli permettiamo di lavorare in noi e attraverso di noi, con il suo potere, il suo desiderio, il suo amore. Dobbiamo diventare sante, non per il piacere di sentirci sante, ma per permettere a Cristo di vivere pienamente la sua vita in noi. Dobbiamo essere tutto amore, tutta fede, tutta purezza, per amore dei poveri che serviamo.
Quando avremo imparato realmente a cercare Dio e la sua volont, i nostri contatti con i poveri diventeranno strumento di maggiore santit per noi stesse e per gli altri...
Amate la preghiera, sentite spesso durante il giorno  il bisogno di pregare, prendetevi la briga di pregare.  La preghiera allarga il cuore fino a renderlo capace di contenere il dono che Dio fa di se stesso. Chiedete e cercate e il vostro cuore crescer abbastanza per poter ricevere lui e per poterlo conservare sempre come vostro...
Il nostro progresso nella santit dipende da Dio e da noi stesse: dalla grazia di Dio e dalla nostra volont di essere sante. Dobbiamo essere veramente decise a raggiungere la santit. "Voglio essere santa" significa voglio spogliarmi di tutto quello che non  Dio,
 voglio spogliare il mio cuore di tutte le cose create, voglio vivere in povert e distacco, voglio rinunciare alla mia volont, alle mie inclinazioni, ai miei desideri e alle mie immaginazioni, per rendermi schiava volontaria della volont di Dio. 
Spesso con il pretesto dell'umilt, della fiducia, dell'abbandono, non trascuriamo forse di servirci della nostra volont? Dobbiamo essere veramente risolute se vogliamo raggiungere la santit. Santa Teresa dice che Satana ha orrore delle anime risolute. Tutto dipende da queste due parole: voglio o non voglio. In questo "voglio" devo porre tutte le mie
 energie. "Voglio" hanno detto san Giovanni Berchmans, san Stanislao, santa Maria Margherita e sono diventati santi. Che cos' un santo se non un'anima risoluta, un'anima che usa tutte le sue energie e agisce? Non  forse questo che intende san Paolo quando afferma: "Tutto posso in colui che mi d forza"?

La famiglia

La carit comincia in casa. Perci, il nostro primo sforzo dovrebbe essere quello di fare delle nostre case delle nuove Nazareth, dove regni l'amore e la pace. Ma questo pu avvenire solo se la famiglia vive unita e prega unita.
Oggi nel mondo vi  tanta sofferenza. Io sono convinta che gran parte di questa irrequietezza e sofferenza dipende dalla famiglia. La famiglia  sempre pi slegata: non prega pi unita, non condivide pi la gioia, si va sgretolando.
Voi, nostri collaboratori, avete una magnifica occasione di vivere insieme a noi la stessa nostra missione di amore, di pace e di unit. Nella vostra vita potete proclamare a tutti che Cristo  vivo...
Le Missionarie della Carit e i collaboratori dovrebbero vivere la loro vita nel modo pi pieno possibile. Noi siamo contemplativi nel mondo dato che tocchiamo il Cristo ventiquattro ore al giorno. La nostra unione eucaristica con Cristo dovrebbe portare questo frutto, dal momento che Ges ha detto: "Io sono la vite e voi i tralci" (Gv 15,5). I frutti sono sui tralci e non sul tronco. Come  grande allora la vostra e la mia responsabilit, la responsabilit di tutti noi, se il frutto dipende dall'unione dei tralci alla vite!

La nostra unione con Cristo deve essere dunque qualcosa di reale e non pura fantasia; deve essere viva, profondamente sentita, frutto di vera convinzione. E deve portare frutto anzitutto nella famiglia. Se non amiamo la nostra famiglia dal di dentro e se non amiamo il nostro prossimo, allora la nostra vita sar un fallimento.
Cristo vi ha scelti perch possiate vivere questa grande vocazione, la vostra vocazione di amore come collaboratori. Perch voi e non altri? Perch me e non altri? Non sa,  un mistero. Ma il fatto di essere uniti ci dovrebbe aiutare ad approfondire la nostra conoscenza di Dio. La conoscenza ci porter ad amarlo e l'amore ci porter a servirlo.
Quando insieme, voi ed io, cerchiamo di scoprire il volto di Cristo negli altri, Ges non pu deluderci. E' stato lui a dire: "Avevo fame, ero nudo, ero senzatetto..." (cfr. Mt 25,3146). E tuttavia il nostro primo dovere  quello di tener dietro ai nostri figli, alle nostre famiglie. Solo dopo dobbiamo occuparci anche degli altri.
Esiste tanta sofferenza nel mondo. La sofferenza materiale  la sofferenza della fame, dell'esilio, di ogni sorta di disgrazie. Ma io credo che la sofferenza pi grande sia quella di sentirsi soli, indesiderati, non amati.
Penso che la sofferenza pi grande sia quella di non aver nessuno che si occupi di noi, di aver dimenticato che cosa sia un vero contatto umano, che cosa sia l'amore umano, che cosa significhi essere desiderati, amati, che cosa significhi appartenere a un gruppo umano.
Ora questo pu avvenire anche nelle famiglie dei ricchi.  per questo che insisto tanto sul fatto che il nostro primo dovere  quello di compiere la nostra missione di amore anzitutto e soprattutto nelle nostre famiglie.

La forza della preghiera

Quando Maria visit santa Elisabetta accadde una cosa strana: il bambino non ancora nato sussult di gioia nel grembo della madre.  veramente strano che Dio si sia servito di un bambino non ancora nato per dare il primo benvenuto al suo figlio fatto uomo.
Ora impera ovunque l'aborto e il bambino fatto a immagine di Dio viene gettato nella spazzatura. Eppure quel bambino, nel grembo della madre,  stato creato per lo stesso grande fine di tutti gli esseri umani: amare ed essere amato. Oggi che ci troviamo riuniti qui insieme ringraziamo anzitutto i nostri genitori che ci hanno voluto, ci hanno dato questo meraviglioso dono della vita e con esso la possibilit di amare e di essere amati. Per la maggior parte della sua vita pubblica Ges ha continuato a ripetere la stessa cosa: "Amatevi gli uni gli altri come Dio vi ama. Come il Padre ha amato me, io ho amato voi. Amatevi gli uni gli altri".
Guardando alla croce sappiamo a qual punto Dio ci abbia amati. Guardando al tabernacolo, sappiamo a qual punto continui ad amarci.
Se vogliamo amare ed essere amati,  molto importante che preghiamo. Impariamo a pregare. Insegniamo ai nostri figli a pregare e preghiamo con loro, poich il frutto della preghiera  la fede  "io credo"  e il frutto della fede  l'amore  "io amo"  e il frutto dell'amore  il servizio  "io servo"  e il frutto del servizio  la pace. Dove comincia questo amore? Dove comincia questa pace? Nella nostra famiglia...
Preghiamo dunque, preghiamo continuamente, poich la preghiera ci dar un cuore puro e un cuore puro potr vedere il volto di Dio anche in un bambino non ancora nato. La preghiera  realmente un dono di Dio, poich ci d la gioia di amare, la gioia di condividere, la gioia di tenere unite le nostre famiglie. Pregate e fate pregare assieme a voi i vostri figli. Sento tutte le cose terribili che avvengono oggi. Dico sempre che se una madre pu arrivare ad uccidere il suo bambino, allora non c' da stupirsi che gli uomini si uccidano fra di loro. Dio dice: "Se anche una madre potesse dimenticare il proprio figlio, io non mi dimenticher di voi. Vi ho nascosti nel palmo della mia mano, voi siete preziosi ai miei occhi. "Io vi amo".
 Dio stesso che parla: "Io vi amo".
Se potessimo soltanto comprendere che cosa significa "pregare il lavoro"! Se potessimo soltanto approfondire la nostra fede! La preghiera non  un semplice passatempo e un proferire di parole. Se avessimo fede quanto un granello di senape, potremmo dire a questa cosa di muoversi ed essa si muoverebbe... Se il nostro cuore non  puro non possiamo vedere Ges negli altri.
Se trascuriamo la preghiera e se il ramo non resta unito alla vite, seccher. Questa unione del ramo con la vite  la preghiera. Se quest'aggancio c', allora c' amore, e gioia; allora soltanto saremo l'irradiazione dell'amore di Dio, la speranza dell'eterna felicit, la fiamma di amore ardente. Perch? Perch siamo una cosa sola con Ges. Se tu vuoi sinceramente imparare a pregare osserva il silenzio.

Apprestandoti a curare i lebbrosi inizia il lavoro con la preghiera e usa particolare gentilezza e compassione per il malato. Questo ti aiuter a ricordare che stai toccando il Corpo di Cristo. Egli  affamato di questo contatto. Vorresti non darglielo?
I nostri voti non sono null'altro che adorazioni di Dio. Se sei sincero nelle tue preghiere allora i tuoi voti hanno un senso; altrimenti non significheranno niente. Emettere i voti  preghiera, perch fa parte del culto a Dio. I voti sono promesse fra te e Dio solo. Non ci sono intermediari.
Tutto si svolge fra Ges e te.
Passa il tuo tempo in preghiera. Se pregherai avrai fede, e se avrai fede desidererai naturalmente di servire. Chi prega non pu che avere fede e quando c' fede si desidera trasformarla in azione.
La fede cos trasformata diviene gioia perch ci offre l'occasione di tradurre il nostro amore per Cristo in opere.
Significa cio incontrare Cristo e servirlo.
Tu hai bisogno di pregare in modo particolare, perch nella nostra congregazione il lavoro  soltanto frutto di preghiera...  il nostro amore in azione. Se sei veramente innamorata di Cristo, non importa l'insignificanza del lavoro, lo farai il meglio possibile, lo farai con tutto il cuore. Se il tuo lavoro  sciatto, anche il tuo amore per Dio  di poco conto; il tuo lavoro deve provare il tuo amore. La preghiera  veramente vita di unione,  essere uno con Cristo... Perci la preghiera  necessaria come l'aria, come il sangue nel corpo, come qualunque cosa che ci mantiene in vita, che ci mantiene in vita nella grazia di Dio.

L'aborto

Oggi la realt che pi distrugge la pace  l'aborto. Se noi siamo qui, significa che i nostri genitori ci hanno voluti. Non saremmo qui se i nostri genitori non ci avessero voluti.
Noi vogliamo i nostri figli, li amiamo. Ma che avviene dei milioni di bambini mai nati? Molti si preoccupano sinceramente per i bambini dell'India, per i bambini dell'Africa, che muoiono di malnutrizione, di fame, ecc. Ma ben pochi pensano ai milioni di bambini che muoiono per volont delle loro madri. Oggi  questa la realt che pi distrugge la pace.
Se infatti una madre pu giungere ad uccidere il proprio figlio, che cosa potr impedire che io uccida voi e che voi uccidiate me? Non vi  nulla che possa impedirlo.
Lo dico in India. Lo ripeto ovunque vado. Salviamo i bambini. Che cosa abbiamo fatto per l'infanzia? All'inizio dell'anno ho parlato ovunque, ho potuto e ho detto: Sia questo l'anno in cui ci impegniamo a far s che ogni bambino, nato e non nato, sia desiderato. Ora l'anno volge alla fine. Abbiamo veramente fatto tutto quello che stava in noi perch i nostri bambini fossero desiderati?
Noi cerchiamo di combattere l'aborto attraverso le adozioni. Abbiamo salvato migliaia di vite umane. Abbiamo avvertito tutte le cliniche, gli ospedali, le stazioni di polizia, di non gettar via i bambini, ma di segnalarceli, che noi li avremmo presi. Ci prenderemo cura di voi, prenderemo il vostro bambino e gli troveremo una casa. Abbiamo moltissime richieste da parte di famiglie che non hanno bambini. Per noi, questa  una benedizione di Dio. E stiamo facendo anche un'altra cosa molto bella. Stiamo insegnando ai nostri mendicanti, ai nostri lebbrosi, agli abitanti dei quartieri poveri, alla gente che vive per strada, i metodi naturali di pianificazione familiare.
Solo a Calcutta, in appena sei anni, abbiamo avuto 61.273 bambini in meno da famiglie che li avrebbero certamente avuti, se non le avessimo convinte a praticare il metodo naturale della continenza, dell'autocontrollo, come forma di amore vicendevole. Insegniamo ai genitori a usare il metodo della temperatura, un metodo molto bello e molto semplice. E i nostri poveri capiscono. E sapete che cosa mi hanno detto? Mi hanno detto: la nostra famiglia  sana, la nostra famiglia  unita e noi possiamo avere un bambino quando vogliamo. Sono persone di strada, mendicanti, eppure hanno capito e io penso che se la nostra gente pu fare questo, tanto pi lo potete fare voi e tutti gli altri che conoscono i modi e i metodi, cessando di distruggere la vita che Dio ha creato in voi.
I poveri sono formidabili. Possono insegnarci tante cose belle. L'altro giorno, uno di loro  venuto a ringraziarmi. Mi ha detto: "Voi che praticate la castit, siete i pi adatti per insegnarci la pianificazione familiare, dal momento che essa non chiede nient'altro che un po' di autocontrollo come forma di amore scambievole".  meraviglioso. Sono persone che forse non hanno nulla da mangiare, non hanno una casa dove abitare, ma sono grandi, stupende.

La santit non  un lusso

La vostra non  una semplice professione, ma una vocazione.  una vita consacrata, dal momento che, toccando i malati, guarendo i malati, Ges ha detto: "... lo avete fatto a me". Come devono essere traboccanti di amore i vostri cuori per poter amare come Ges. Dato che i malati, gli abbandonati, i disabili vi avvicinano con grande speranza, devono poter ricevere da voi questo grande tenero amore, questa grande compassione.
I malati e i sofferenti non hanno bisogno di piet e di simpatia ma di amore e di compassione. Per questo  molto importante che meditiate e comprendiate le parole di Ges: "... l'avete fatto a me". Nell'ora della nostra morte saremo giudicati su quello che saremo stati per lui nei poveri: "Ero malato, ero affamato, ero nudo, ero senzatetto e... voi lo avete fatto a me". Dove comincia effettivamente questo amore? Nella propria casa, nella propria famiglia. L'amore comincia in casa. E come possiamo cominciare ad amare? Possiamo cominciare in famiglia, pregando insieme. La famiglia che prega unita vive unita. E se vivete uniti, vi amerete gli uni gli altri come Ges vi ama.
Voi non potete amare i malati e i sofferenti se non amate quelli che vivono con voi sotto lo stesso tetto. Per questo  assolutamente necessario che preghiamo. Il frutto della preghiera  l'approfondimento della fede; il frutto della fede  l'amore; il frutto dell'amore  il servizio. La preghiera ci d il cuore puro e il cuore puro pu vedere Dio. E vedendo Dio gli uni negli altri, ci ameremo scambievolmente. E vedendo Dio gli uni negli altri ci ameremo scambievolmente come ci ama Ges. Quello che Ges  venuto a insegnarci facendosi uomo sta tutto qui: amarci gli uni gli altri.
Prima di toccare un sofferente, prima di ascoltare un sofferente, pregate. Per poter amare quel sofferente, avete infatti bisogno di un cuore puro. Per poter toccare quel sofferente, avete bisogno di mani pure. Oggi la professione medica  diventata un affare. Perci sono molto contenta di vedervi qui, sono molto contenta che siate venuti a condividere la gioia dell'amore con le Sorelle. Importante non  tanto quello che facciamo quanto l'amore con cui lo facciamo. Per questo sono molto riconoscente a ognuno di voi che siete venuti a condividere la nostra gioia di amare Ges nei sofferenti.

Pregher per voi perch, attraverso quest'opera delle vostre mani e dei vostri cuori possiate crescere in santit. La santit non  un lusso per pochi eletti.  un dovere vostro e mio, un dovere di tutti... Qualunque cosa facciate ai malati e ai sofferenti, la fate a Ges.
La gente del mondo lavora tanto per guadagnare danaro. Io desidero che tu operi il bene per la maggior gloria di Dio. Che cosa importa se tutto il mondo conosce o no le Missionarie della Carit? Non cambia nulla. Ma la vostra Madre desidera fare per i poveri le cose migliori che gli altri acquistano con il danaro.
Per quanto bello sia il lavoro, siine distaccato  pronto anche ad abbandonarlo. Mentre stai facendo un gran bene in un posto, l'obbedienza pu chiamarti altrove. Sii pronto a partire. Il lavoro non  tuo. Stai lavorando per Ges. L'obbedienza e l'umilt sono un'unica e stessa cosa. Se desideri sapere se sei umile chiediti: "Obbedisco perch vedo Cristo in ogni comando?". Alla povert ci si pu abituare, ma ogni atto di obbedienza  un atto della volont e diventa pi difficile invecchiando perch richiede la rinuncia alle proprie idee. Ogni umiliazione  un vero sacrificio.
Puoi essere esausto per il lavoro, puoi perfino essere stremato di forze, ma se il tuo lavoro non  intessuto di amore,  inutile.
Non fare mai il lavoro con negligenza perch desideri nascondere i tuoi talenti. Ricordati, il lavoro  suo. Tu sei il suo collaboratore, perci egli conta su di te per questo lavoro particolare. Fai il lavoro con lui e il lavoro sar eseguito per lui. I talenti che Dio ti ha dato non sono tuoi, ti sono stati dati perch tu li usi per la gloria di Dio. Non ci possono essere mezze misure nel lavoro. Ti puoi sentire molto imperfetto, ma le nostre sensazioni non sono la misura del nostro amore per Cristo. Quello che conta  la nostra volont e il nostro lavoro. Sii generoso, usa tutto ci che  in te per il Buon Maestro.
Ho imparato realmente a trasformare il lavoro in preghiera? Forse non ho ancora imparato a pregare il mio lavoro perch il mio spirito  incessantemente centrato sul solo "Lavoro".
Ecco alcune parole che ti aiuteranno: "Con Ges, per Ges, a Ges".
Se desideri sapere quanto ami Ges, non occorre che tu vada a chiederlo a qualcuno. Lo capirai nella sincerit del tuo cuore, se praticherai il silenzio.
Hai lavorato tanto in questi giorni? Hai fatto tutto bene? Ma lo hai dato al tuo intimo? Tutto il tuo prodigarti, che senso ha avuto per te? Hai dato con amore, con rispetto? Se non hai pregato, tutto il tuo dare  stato solo un gesto esteriore.
La gente ti ha visto impegnata nel darti con amore e rispetto? Hai somministrato con fede quel medicinale al Cristo malato? Qui sta la differenza fra te e un'assistente sociale.
Abbiamo bisogno di essere puri di cuore per vedere Ges nella persona dei pi poveri tra i poveri. Perci, quanto pi il lavoro  ripugnante o l'immagine di Dio  sfigurata e deformata nell'individuo, tanto pi grande sar la nostra fede e amorosa la dedizione nel cercare il volto di Ges e nel servirlo amorosamente sotto il suo miserevole travestimento.
Dobbiamo lavorare con grande fede, con costanza, con efficienza, e soprattutto con grande amore e gioia, perch senza questo il nostro lavoro sar solo un lavoro da schiavi a servizio di un duro padrone.

La croce

Ges disse ai giovani del suo tempo: "Se volete essere miei discepoli prendete la vostra croce e seguitemi". Ancor prima di prendere la sua propria croce, Ges sapeva che noi avevamo bisogno di lui.
Perci si trasform per noi in pane di vita e disse che se non avessimo mangiato la sua carne e bevuto il suo sangue non avremmo potuto vivere, non avremmo potuto seguirlo, non avremmo potuto essere suoi discepoli...
Oggi in voi, in me, nei giovani del mondo, egli rivive la sua passione. La rivive nel bambino affamato che mangia un pezzo di pane, briciola dopo briciola, perch teme che finisca e che dopo abbia ancora fame.
Mi rendo conto di questo? Spesso guardiamo ma non vediamo. Tutti dobbiamo prendere la croce, tutti dobbiamo seguire Ges al calvario, se vogliamo risorgere con lui. Penso che Ges ci abbia dato il suo corpo e il suo sangue, prima di morire, proprio per questo: per farci vivere, per darci il coraggio, per darci la vita, in modo da poter portare la croce e seguirlo, passo dopo passo.
Noi vediamo Ges. Ma siamo pronti ad aiutarlo?
Siamo l pronti con il nostro sacrificio, con il nostro pane, con il vero pane? Vi sono migliaia di persone che muoiono per un pezzo di pane. Vi sono migliaia di migliaia di persone che muoiono per un briciolo
di amore, per un briciolo di riconoscimento...
Siamo come una madre per coloro che soffrono?
Una madre piena di amore, di comprensione? Siamo l per capire i nostri giovani, quando cadono, quando sono soli, quando si sentono indesiderati? Siamo l pronti a soccorrerli?
Simone di Cirene prese la croce e segu Ges. Aiut Ges a portare la croce. E Veronica? Siamo una Veronica per i nostri poveri? Per coloro che si sentono soli, per coloro che si sentono indesiderati? Siamo li pronti per cancellare la loro pena? Siamo l pronti a condividere la loro sofferenza? Siamo presenti?
O siamo gli orgogliosi che passano oltre, che guardano e non riescono a vedere?
Quante volte abbiamo raccolto gente dalle strade, gente vissuta come gli animali e che desidera morire in modo angelico? Siamo li per raccoglierla? Riuscite a vedere le persone che siedono nei parchi, sole, indesiderate, senza nessuno che si occupi di loro, miserabili e tristi? Troppo spesso ci diciamo gli uni gli altri: sono degli alcolizzati; peggio per loro. Eppure Ges ha bisogno di voi per rasserenare il loro volto. Lo fate o passate oltre?
Ges  caduto per voi e per me.  stato spogliato dei suoi abiti. Oggi, spesso il bambino viene spogliato dell'amore ancor prima della nascita.  costretto a morire, perch noi non lo vogliamo.  costretto ad andarsene nudo, perch noi non lo vogliamo. E tuttavia Ges ha accettato quella terribile sofferenza. Quel bambino non nato accetta quella terribile sofferenza, dal momento che non ha scelta. Ma io posso volerlo, amarlo, conservarlo. Mio fratello, mia sorella.
Ges crocifisso. Quanti handicappati, ritardati mentali, giovani riempiono gli ospedali? Quanti ve ne sono nelle nostre stesse case? Li visitiamo mai? Andiamo mai a condividere con loro questa crocifissione? Ges ha detto: "Se volete essere miei discepoli prendete la vostra croce e seguitemi". Voleva dire che prendessimo la croce, dandogli da mangiare nei poveri, vestendolo negli ignudi, accogliendolo nelle nostre case, permettendogli di essere dei nostri.
Abbiamo Ges, il pane di vita, per darci la vita, per darci la forza, per esser la nostra forza. La sua gioia  la nostra forza e la sua passione  la nostra forza. Senza di lui non possiamo fare nulla.
Non sprecate le vostre energie in cose inutili. Guardate e vedete. Guardate e vedete il vostro fratello e la vostra sorella e non solo in casa vostra. Guardate e vedete. Guardate e vedete, ovunque vi sono persone affamate che vi fissano, ovunque vi sono persone nude che vi fissano, ovunque vi sono senzatetto che vi fissano. Non volgete le spalle ai poveri, poich i poveri sono Cristo.

L'amore per Dio e per il prossimo

Ges ha detto: "Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato". Queste sue parole non dovrebbero essere solo una luce per noi, ma una vera fiamma che consuma l'egoismo che ci impedisce di crescere in santit. Ges ci ha amato fino alla fine, fino all'estremo dell'amore, fino alla croce. Questo amore deve procedere dall'interno, dalla nostra unione con Cristo. Deve essere la sovrabbondanza del nostro amore per Dio. Amare deve essere per noi cos naturale come vivere e respirare, giorno dopo giorno, fino alla morte. Teresa del Bambin Ges ha detto: "Quando agisco e penso con carit, sento che  Ges che opera in me". Per capire e praticare tutto questo abbiamo bisogno di molta preghiera, di una preghiera che ci unisce a Dio e che ci spinge continuamente verso gli altri. Le nostre opere di carit non sono Sull'altro che il riversarsi all'esterno dell'amore di Dio che c' dentro di noi. Per questo, chi pi  unito a Dio pi ama li suo prossimo.
Trasformate il vostro lavoro in preghiera, facendolo con Ges, per Ges e a Ges.
Chiediamoci:
Prego?
Come prego?
Quanto prego?
Sento il bisogno di pregare? Mi sforzo di pregare bene?
Quando non riesco a pregare, cerco di aiutarmi con un libro? Cerco di pregare pi a lungo e pi spesso quando faccio fatica a pregare? In quei momenti cerco di pregare con pi fedelt?
Se fate fatica a pregare, continuate a supplicarlo: "Ges, vieni nel mio cuore, prega in me e con me, in modo che possa imparare da te a pregare". Pregando di pi, pregherete meglio. Quando pregate, aiutatevi con tutti i vostri sensi. In realt, non esiste che una sola preghiera vera, sostanziale: Cristo stesso. Esiste una sola voce capace di innalzarci sulla faccia della terra: la voce di Cristo. La sua voce unisce e collega in se tutte le voci che salgono dagli uomini in preghiera.
Spesso le nostre preghiere non sono efficaci, perch non fissiamo la nostra mente e il nostro cuore in Cristo.  solo attraverso di lui che le nostre preghiere possono salire fino a Dio. Spesso la preghiera pi intensa pu essere un semplice profondo fervente sguardo a Ges. La preghiera pi perfetta  quella del contadino di Ars: "Io guardo lui e lui guarda me".

Nonostante la nostra nullit

Penso che Dio voglia dimostrare la sua grandezza servendosi della nullit. Nonostante tutti i nostri difetti, Dio  innamorato di noi e continua a servirsi di voi e di me per accendere la luce dell'amore e della compassione nel mondo.
Ogni volta che Ges ha voluto dimostrare il suo amore per noi  stato rifiutato dagli uomini. Quando stava per nascere, i suoi genitori chiesero un semplice giaciglio e non lo ebbero perch erano poveri. L'albergatore gett uno sguardo al vestito di Giuseppe, il falegname, pens che non sarebbe stato in grado di pagare e lo rifiut. Ma la madre terra apr la sua grotta e accolse il Figlio di Dio.
Nell'imminenza della passione e risurrezione, Ges venne rifiutato dal suo popolo. Non vollero saperne di lui; gli preferirono Cesare. Non vollero saperne di lui;
gli preferirono Barabba. Infine, sembr che il suo stesso Padre non volesse saperne di lui, dato che era ricoperto dei nostri peccati. Nella sua solitudine, Ges grid:"Dio mio, Dio mio, perch mi hai abbandonato?".
Per Dio non esiste il passato; tutto  presente. Per cui anche oggi nel mondo Ges  coperto dei nostri peccati e si presenta nascosto sotto le sembianze della mia sorella, del mio fratello. Sono disposto ad accoglierlo?
Nella nostra vita, Ges viene come pane di vita per essere mangiato, per essere consumato da noi.  questo il suo modo di amarci. Ges viene nella nostra vita come l'affamato, come l'altro, sperando di essere sfamato con il pane della nostra vita, di essere amato dal nostro cuore, di essere servito dalle nostre mani.
Cos facendo, dimostriamo di essere stati creati a immagine e somiglianza di Dio, dato che Dio  amore e che quando amiamo siamo come Dio.  quanto Ges intendeva dire quando disse: "Siate perfetti come  perfetto il Padre vostro celeste".

Qualcosa di bello per Dio

Questo Ges che ha fame di amore e di pane, questo Ges che  privo di pane e di dignit umana, questo Ges che manca di casa e di amore comprensivo  presente oggi ovunque nel mondo, anche qui negli Stati Uniti.
Egli guarda a voi e a me e dice: "Mi ami? Sei disposto ad alleviare questa sofferenza, che  la sofferenza di migliaia e migliaia di esseri umani in tutto il mondo, di uomini che mancano non solo di pane ma di amore e che vogliono essere compresi e riconosciuti come nostri fratelli e sorelle, di uomini che sono creati dalla stessa mano amorosa e compassionevole di Dio?".
In India, in Africa, e anche negli Stati Uniti, vi sono certamente persone che annegano nella solitudine. Vi sono certamente persone del genere nelle vostre case, nelle vostre famiglie. Siamo coscienti di questo?
Oggi specialmente, quando il mondo  cos indaffarato e tutti hanno sempre terribilmente fretta, sembra che nessuno di noi abbia pi tempo per sorridere a chi gli sta accanto, per dedicare un po' di tempo agli altri, al nostro prossimo. E questa solitudine cresce ogni giorno di pi. Quanta solitudine nelle case dei malati costretti a letto, dei malati che non possono pi uscire di casa!
Per poter fare quello che fanno, le nostre Sorelle  hanno bisogno di sapere che cosa significa la povert. Per poter conoscere e amare i poveri, hanno bisogno di sperimentare la povert come stile di vita.  per questo che le Sorelle professano i loro voti religiosi. Esse si affidano interamente a Ges, per amarlo con amore indiviso nella castit, con libert nella loro povert, con totale sottomissione nell'obbedienza e in un servizio assolutamente volontario e gratuito reso ai pi poveri dei poveri e cio a Cristo nascosto sotto le sembianze pi umili.
Dobbiamo nutrire continuamente la nostra vita di eucaristia. Se non fossimo in grado di vedere Cristo sotto l'apparenza del pane, non riusciremmo neppure a scoprirlo sotto le umili apparenze dei corpi ammaccati dei poveri. L'opera di Dio ha bisogno di voi e di me. Portiamo avanti tutti insieme quest'opera. Facciamo tutti insieme qualcosa di bello per Dio. Quello che voi potete fare noi non possiamo farlo e quello che noi stiamo facendo voi non potete compierlo. Insieme potremo fare qualcosa di bello per Dio con la nostra totale dedizione, la nostra fiducia e la nostra gioia amorosa nel servizio a Dio attraverso il servizio ai pi poveri dei poveri.



Lo spirito della congregazione

La gioia  uno degli elementi essenziali nella nostra congregazione. Una Missionaria della Carit deve essere una Missionaria della Carit di gioia. Deve irradiare gioia verso tutti. Da questo segno il mondo riconoscer che siete Missionarie della Carit. Tutti nel mondo vi vedono e vi osservano e parlano delle Missionarie della Carit, non per ci che fanno, ma perch sono felici di fare il lavoro che fanno e di vivere la vita che vivono. "Che la mia gioia possa essere in voi", dice Ges. Che cosa  questa gioia di Ges? E' il risultato della sua continua unione con Dio facendo la volont del Padre. Questa gioia  il frutto dell'unione con Dio, di una vita alla presenza di Dio. Vivere alla presenza di Dio ci riempie di gioia. Dio  gioia. Per donarci la gioia Ges si fece uomo. Maria fu la prima a ricevere Ges: "Il mio spirito esulta in Dio mio salvatore". Il bambino balz di gioia nel grembo di Elisabetta, perch Maria gli portava Ges.
A Betlemme, tutti erano pieni di gioia: i pastori, gli angeli, i re, Giuseppe e Maria. La gioia era anche il segno caratteristico dei primi cristiani. Durante la persecuzione, si cercavano quelli che avevano questa gioia radiosa sul volto. Da quella particolare gioia si capiva quali fossero i cristiani e cos li perseguitavano. San Paolo, che cerchiamo di imitare per quanto riguarda lo zelo, era un apostolo di gioia. Egli esortava i primi cristiani a rallegrarsi sempre nel Signore. Tutta la vita di Paolo si pu riassumere in una frase: "Appartengo a Cristo". Niente pu separarmi dall'amore di Cristo, n sofferenza, n persecuzione, proprio nulla. "Non sono pi io che vivo, ma Cristo vive in me". Ecco perch san Paolo era tanto pieno di gioia.
La gioia  amore, il risultato spontaneo di un cuore ardente di amore. Se siamo ricolme di gioia, la nostra lampada arder per i sacrifici fatti per amore. E lo sposo ci dir: "Venite e possedete il regno preparato per voi". Una suora gioiosa  quella che d di pi. Ognuno ama chi dona con gioia e Dio fa altrettanto. Non  forse vero che ci rivolgiamo sempre a chi dona lietamente e senza brontolare?
"La gioia  una rete d'amore con la quale prendiamo le anime". E perch siamo piene di gioia, tutti desiderano stare con noi e ricevere la luce di Cristo che possediamo. Una suora piena di gioia predica senza predicare. Quotidianamente chiediamo: "Aiutami a diffondere la tua fragranza", la tua, Signore,
non la mia. Ci rendiamo conto di che cosa ci
significhi? Ci rendiamo conto che la nostra missione  diffondere questa gioia, irradiare questa gioia quotidianamente dovunque si svolga la nostra vita?

Ho visto in azione
l'amore di Dio

Il fatto di portare o meno Cristo agli altri dipende da come facciamo quello che facciamo per i poveri. Potremmo farlo in un certo modo, ma potremmo farlo in un altro modo. Non dimenticher mai il giorno in cui quell'uomo visit la nostra casa per i moribondi. Arriv proprio nel momento in cui le Sorelle stavano portando dentro alcuni moribondi raccolti per strada. Ne avevano raccolto uno nelle fogne ed era tutto coperto di vermi. Senza accorgersi di essere osservata, una Sorella si accost a quell'uomo e cominci a prendersi cura di lui. Il visitatore pot osservare con quanto amore e tenerezza quella Sorella si occupava di quel paziente, di come lo andava ripulendo, senza mai cessare di sorridergli, di come non tralasciava nessun particolare nella sua amorosa attenzione per lui. Quel giorno, per caso, anch'io mi trovavo nella casa dei moribondi.
Dopo aver attentamente osservato quella Sorella, il visitatore si rivolse a me e mi disse: "Quando oggi sono giunto qui non credevo in Dio, avevo il cuore pieno di odio, ma ora lascio questo posto credendo in Dio. Ho visto in azione l'amore di Dio. Nelle mani di quella Sorella, nei suoi gesti, nella sua tenerezza cos piena di amore per quel pover'uomo, ho visto scendere su di me l'amore di Dio. Ora credo". Non sapevo neppure chi fosse quel visitatore, n che fosse ateo...
Volete fare lo stesso per quanti vi circondano? Tutto quello di cui avete bisogno  di essere uniti in Cristo, di pregare. Il vostro servizio deve sgorgare da un cuore pieno di Dio.

Come i tralci...

In ogni nazione i collaboratori hanno un presidente, ma il nome che vorrei usare  molto pi semplice. Vorrei che si parlasse piuttosto di "collegamento", nel senso di ramo, rapporto, giunto. Vorrei che realizzassimo nella nostra vita il capitolo 15 del Vangelo di Giovanni. Ges dice: "Io sono la vite e voi i tralci" Cerchiamo di essere come i tralci. La congregazione delle Missionarie della Carit  il ramo e tutti i collaboratori sono piccoli tralci uniti a questo ramo e tutti insieme uniti a Ges. Penso che sia una bellissima immagine per descrivere quello che noi dovremmo essere nel mondo. Tutti i collegamenti nei diversi paesi sono uniti a questo ramo, la congregazione delle Missionarie della Carit, e le Missionarie della Carit sono unite all'unico ceppo, Ges. E tutti i frutti sono in tutti i tralci, nei diversi paesi.  un'immagine molto bella, molto viva, di quello che noi, Missionarie della Carit e collaboratori, dovremmo essere, strettamente collegati  uniti. E non dimentichiamo che il frutto  sul tralcio e non da qualche altra parte. Voi dovete essere tutti uniti, dovete conoscervi tutti personalmente ed essere uniti nel modo che ho appena descritto.
Sento che cos saremo profondamente presenti nel mondo.
Dipendiamo dalla divina Provvidenza. Non voglio che la gente pensi che stiamo correndo dietro ai loro soldi, che vogliamo i loro soldi e che siamo un gruppo di uomini, donne e bambini, tutti indaffarati a spillare loro qualcosa. Questa  l'ultima cosa cui potrei pensare. E voglio che sia anche per voi l'ultima cosa cui pensare. E non diamo neppure l'impressione di lavorare in base a quello che possiamo raccogliere, spendere, avere in banca. Anche i collaboratori devono dipendere dalla divina Provvidenza. Se la gente vi d danaro o cose, ringraziate il Signore, ma per favore non intraprendete assolutamente iniziative regolari che vi inducano a spendere tempo ed energie per ammassare danaro e fare soldi. Preferirei che spendeste il vostro tempo in un concreto servizio alla gente e non a fare propaganda, a scrivere lettere per chiedere offerte, a confezionare cose da vendere.
Portiamo uno spirito di sacrificio nella vita della nostra gente. Penso che questo voglia Ges da noi e, se necessario, non mi stancher di ripeterlo. Offriamo tutto il nostro lavoro per la gloria di Dio e anche perch possiamo diventare strumenti di pace, di amore, di compassione.

Fame di amore

Non si ha fame solo di pane. Si ha fame anche di amore. Vi sono moltissime persone anziane, handicappate, psichicamente malate che non hanno nessuno e che non sono amate da nessuno. Hanno fame di amore. Pu darsi che questa fame di amore esista anche nella nostra stessa casa, nella nostra stessa famiglia. Avete mai pensato di poter dimostrare il vostro amore per Dio, regalando un sorriso, dando un semplice bicchier d'acqua, sedendovi semplicemente a parlare per un momento con una persona sola?
Vi sono moltissime di queste persone anche nei paesi ricchi, come ad esempio il Giappone. Le Sorelle vi hanno trovato moltissime persone che hanno dimenticato che cosa sia l'amore umano, dato che nessuno le ama. Cominciate dunque a spargere il dono dell'amore a partire dalla vostra famiglia e dal vostro vicino di casa. Pu darsi che nella vostra scuola la ragazza che vi siede accanto si senta molto sola. Le fate un sorriso? Pu darsi che il bambino seduto dietro di voi non possa studiare come voi. Lo aiutate? Anche questa  fame e la condivisione  un bel modo di mostrare il vostro amore, di mostrare che amate veramente Dio e il vostro prossimo.
Ges ha detto: "Ero nudo e mi avete ricoperto". Vi sono molte persone nei paesi freddi che non hanno nulla per coprirsi e che muoiono di freddo.
Ma esiste una nudit molto pi grave ed  la mancanza di dignit umana, la mancanza di quella bella virt che  la purezza. Si tratta di una nudit ben pi grave ed  qui che voi potete condividere quello che avete con gli ignudi. Pregare per loro, fare sacrifici e proteggere la vostra purezza in modo da essere sempre ricoperti della gioia della purezza.
E poi vi sono i senzatetto. Non ho mai visto nelle strade di Tokyo persone che dormono per strada. Ma la mancanza di casa non  solo mancanza di una casa fatta di mattoni. Vi sono molti senzatetto nelle nostre societ: gli alcolizzati; i tossicodipendenti; gli indesiderati; i non amati; i pazzi. Le nostre societ tendono ad espellerli. Oh, quello  un pazzo. Fuori! Quello  uno stupido. Fuori! Anche questo  essere senzatetto. Anche l dobbiamo guardare, guardare attentamente e fare qualcosa. Ecco un cieco che attraversa la strada. Anche quello  essere senzatetto. Allora voi vi avvicinate, gli prendete la mano e camminate assieme a lui. Di fronte ai malati mentali si  portati a ridere. Ma voi non ridete, vi avvicinate, li sostenete, li aiutate, siete gentili, compassionevoli. Ges vi dir: Ero forestiero e voi mi avete ospitato. Mi avete avvicinato, mi avete amato, vi siete presi cura di me... Questo  amore in azione.

Che cos' la santit?

La gente dice un sacco di cose intelligenti, grandiose, belle, meravigliose, mentre io dico cose apparentemente stupide, cose che anche i bambini possono capire, e tuttavia la gente  affamata di queste cose, di cose che pu capire e fare proprie, poich la santit non  un lusso per pochi eletti. La santit  un dovere per tutti, per voi e per me. Ma che cos' la santit? La santit  accettare la volont di Dio con un grande sorriso...  tutto qui. Accettare la volont di Dio, accettarlo quando viene nella nostra vita, accettare che prenda da noi quello che vuole, accettare che ci usi come vuole... senza consultarci. Purtroppo non amiamo non essere consultati! Santit  lasciare che lui ci usi, ci adoperi, ci faccia a pezzi, ci svuoti completamente di noi stessi. Accettare di essere svuotati, di essere fatti a pezzi, di riuscire e di fallire, di restare sotto gli sguardi di tutti.
Credo che ieri fossi il primo cittadino... Dov'ero ieri? Dissi tante grazie, ma ora non capisco che cosa significa tutto questo. Non ha importanza. Tutto viene dalla stessa mano. E se domani la gente volesse gridare crucifige, benissimo. Tutto viene dalla stessa mano amorevole. Quello che Ges vuole da voi e da me  questa disponibilit ad accettare,  questo permettergli di usarci... senza consultarci.  questa l'opera della vite e dei tralci. Penso che voi e io abbiamo una grande responsabilit nel mondo oggi. Non importa quello che la gente dice o pensa. Questa  l'ultima cosa di cui dobbiamo preoccuparci, l'ultima cosa di cui inquietarci.
Guardiamo ancora nelle nostre case... Come si presenta l'amore di Dio nella nostra casa, nella nostra comunit? A volte mi  pi facile sorridere agli estranei che non alle mie consorelle. A volte faccio fatica a sorridere a loro ed  possibilissimo che lo stesso capiti anche a voi. Portiamo dunque questo amore ardente nelle nostre case!


Il giudizio di Cristo

Nell'ora della nostra morte, Cristo ci giudicher su quello che avremo fatto ai poveri, su quello che saremo stati per i poveri. "Avevo fame e voi non mi avete dato da mangiare". Ero affamato di amore, affamato di cibo, affamato di giustizia, affamato di dignit umana... e voi siete passati oltre. Ero nudo, nudo di rispetto, nudo di giustizia, nudo del riconoscimento che anche lui  uno di noi, creato dalla stessa mano amorosa di Dio per amare ed essere amato. Ero senzatetto a causa della solitudine.
I malati costretti a letto, gli indesiderati, gli abbandonati, i lebbrosi, i ciechi, gli storpi dove sono? Li conosco? Conosco anzitutto i poveri che abitano nella mia stessa casa? So che forse nella mia stessa casa, nella mia stessa comunit, vi pu esser qualcuno che si sente tremendamente solo, indesiderato, handicappato? Lo so? Dove sono gli anziani, oggi? Vengono parcheggiati nei ricoveri. Perch? Perch sono indesiderati, perch sono di peso. Ricordo che tempo addietro visitai una magnifica casa per anziani. Erano una quarantina e avevano assolutamente tutto. Ma tutti indistintamente avevano lo sguardo fisso sulla porta di entrata. Tutti indistintamente avevano un'aria triste. Mi rivolsi alla suora che li curava e le chiesi: "Sorella, come mai questa gente non sorride? Perch guarda fissa verso la porta?". La suora dovette ammetterlo e rispose candidamente: " cos ogni giorno. Desiderano che qualcuno venga a trovarli. Tengono lo sguardo fisso sulla porta e pensano: "Oggi forse mio figlio, forse mia figlia, forse qualcuno verr a trovarmi"". Ecco la vera povert! Ricordo che un giorno raccolsi una donna da un cassonetto della spazzatura. Stava morendo. La portai al convento. Continuava a ripetere sempre la stessa frase: "Mio figlio mi ha fatto questo". Non disse una sola volta: "Ho fame", "Sto morendo", "Soffro". Continu a ripetere: "Mio figlio mi ha fatto questo". Ho fatto molta fatica a farle dire prima di morire: "Perdono mio figlio". Questa  la vera povert.

Chi  Ges per me?

Il Verbo fatto carne, il Pane di vita, la Vittima offerta sulla croce per i nostri peccati il Sacrificio offerto nella messa per i peccati del mondo e miei personali, la Parola che deve essere pronunciata, la Verit che deve essere detta, la Via che deve essere percorsa, la Luce che deve essere accesa, la Vita che deve essere vissuta, l'Amore che deve essere amato, la Gioia che deve essere condivisa, il Sacrificio che deve essere offerto, la Pace che deve essere data, il Pane di vita che deve essere mangiato, l'Affamato che deve essere nutrito, l'Assetato che deve essere appagato, il Nudo che deve essere vestito, il Senzatetto che deve essere accolto, il Malato che deve essere guarito, il Solo che deve essere amato, l'indesiderato che deve essere voluto, il Lebbroso che deve essere curato, il Mendicante al quale deve essere sorriso, l'Ubriaco al quale si deve prestare attenzione, il Malato mentale che deve essere protetto, il Piccolo che deve essere accarezzato, il Cieco che deve essere guidato, il Sordo per il quale si deve parlare, lo Storpio con il quale si deve camminare, il Tossicodipendente che si deve soccorrere, la Prostituta che si deve togliere dalla strada, il Prigioniero che si deve visitare, l'Anziano che si deve servire.

Per me Ges  il mio Signore Ges  il mio Sposo Ges  la mia Vita Ges  il mio solo Amore Ges  il mio Tutto in tutti Ges  il mio Ogni cosa.
Io amo Ges con tutto il mio cuore, con tutto il mio essere. Gli ho dato tutto, anche i miei peccati ed egli mi ha fatta sua sposa nella tenerezza e nell'amore. Ora e per tutta la vita, io sono la sposa del mio Sposo crocifisso. Amen.

La gloria cristiana

La gioia non  semplicemente una questione di temperamento. Al servizio di Dio e delle anime,  sempre difficile essere gioiosi, ma questo  un motivo di pi per diventarlo e per far crescere la gioia nei nostri cuori.
La gioia  preghiera; la gioia  forza; la gioia  amore; la gioia  una rete di amore con la quale prendiamo le anime. Dio ama chi dona con gioia e chi dona con gioia dona di pi. Se nel lavoro incontriamo delle difficolt e le accettiamo gioiosamente, con un largo sorriso  in questo atteggiamento come in qualunque altra cosa  vedranno le nostre opere buone e glorificheranno il Padre. Il miglior modo di dimostrare la nostra gratitudine  accogliere tutto con gioia. Un cuore lieto  il risultato normale di un cuore ardente di amore.
Anche fisicamente la gioia  per noi un bisogno e una forza. Una suora che  preoccupata di mantenere vivo lo spirito di gioia si sente meno stanca ed  sempre disposta a continuare a fare del bene. La gioia  una delle migliori salvaguardie contro le tentazioni. Il diavolo  un portatore di polvere e fango: egli approfitta di tutte le occasioni per gettare su di noi quello che ha. Un cuore gioioso sa come proteggersi da tanta sporcizia: Ges pu prendere pieno possesso della nostra anima solo se essa si abbandona gioiosamente. Santa Teresa si preoccupava per le sue suore solo quando vedeva che qualcuna perdeva la gioia. Dio  gioia, Dio  amore. Una suora gioiosa  come un raggio dell'amore di Dio, la speranza della felicit eterna, una fiamma ardente di amore.
Nella nostra congregazione, un temperamento allegro  sicuramente una delle qualit pi importanti che si richiedono. Lo spirito della nostra congregazione  abbandono totale, fiducia amorosa e allegrezza.
Questo perch la societ aspetta da noi che siamo disposte ad accogliere lietamente le umiliazioni; che viviamo una vita di povert con fiducia gioiosa; che imitiamo la castit di Maria, causa della nostra gioia; che offriamo obbedienza gioiosa con intima letizia; che serviamo Cristo nel suo miserevole travestimento con gioiosa dedizione.

Beati gli afflitti

La sofferenza in se non vale nulla, ma la sofferenza unita alla passione di Cristo  un dono meraviglioso e un segno di amore. Dio  molto buono a darvi tanta sofferenza e tanto amore. La vostra sofferenza  per me fonte di vera gioia e mi d tanta forza.
E la vostra vita di sacrificio a darmi tanta forza. Le vostre preghiere e le vostre sofferenze sono come il calice nel quale quelli fra di noi che lavorano possono versare l'amore delle anime che incontrano. Voi siete perci altrettanto necessari quanto noi. Noi e voi insieme possiamo fare tutto in lui che ci d la forza. La vostra vocazione di collaboratori sofferenti  cos bella! Voi siete i messaggeri dell'amore di Dio. Portiamo nei nostri cuori l'amore di Dio che  assetato di anime. Voi potete placare la sua sete con la vostra incomparabile sofferenza, alla quale  strettamente unito il nostro duro lavoro. Siete voi ad aver assaporato il calice della sua agonia.
Senza la nostra sofferenza, la nostra attivit sarebbe una semplice azione sociale, certamente molto bella e utile, ma non sarebbe l'opera di Ges. Non sarebbe parte della redenzione.
Ges  voluto venire in nostro soccorso, condividendo la nostra vita, la nostra solitudine, la nostra agonia, la nostra morte. Per salvarci  dovuto diventare uno di noi.
Anche a noi  consentito di fare lo stesso. Ci che deve essere redento sono le afflizioni dei poveri, non solo la miseria materiale, ma anche la loro solitudine spirituale. Noi dobbiamo condividere queste afflizioni, perch solo diventando poveri saremo in grado di salvarli, cio di portare Dio nella loro vita e di portarli a Dio.
Quando la sofferenza bussa alla porta della nostra vita, accogliamola con un grande sorriso. Il dono pi grande che Dio ci pu fare  il coraggio di accettare con un sorriso tutto quello che ci dona e tutto quello che ci chiede.
Per essere autentico, il sacrificio deve svuotarci di noi stessi.
Noi spesso chiediamo a Cristo di renderci partecipi delle sue sofferenze, ma quando qualcuno ci tratta in modo brusco e si mostra insensibile nei nostri confronti, facciamo presto a dimenticare che  proprio quello il momento di condividere la sofferenza di Cristo. Basterebbe che pensassimo che  Ges stesso a offrirci, attraverso quella persona o circostanza, l'occasione di poter fare qualcosa di bello
per lui.

A partire dalla nostra povert...

Una donna molto povera venne a trovarmi e mi disse: "Vorrei partecipare alla sua attivit, aiutarla nel suo lavoro. Faccio la lavandaia. Potrei venire una volta alla settimana a lavare la biancheria nella casa dei bambini". Sapevo che questo per lei voleva dire danaro, voleva dire sacrificio, per cui le dissi: "Vieni pure!". Poi feci anche un'altra esperienza. Mi trovavo su un tram, in seconda classe. Un signore mi venne vicino e mi chiese: "Lei  Madre Teresa?". Gli risposi: "Si". Disse: "Ho sempre desiderato partecipare al suo lavoro, ma sono molto povero. Mi permette di pagarle il biglietto del tram?". Se rifiutavo si sarebbe certamente offeso, se accettavo forse lo avrei privato di tutto quello che possedeva. Pensai comunque che fosse meglio privarlo forse di tutto quello che aveva, piuttosto che farlo sentire offeso, per cui dissi: "S". Allora estrasse dalla tasca un fazzoletto tutto sporco, prese la monetina che vi aveva nascosto e la diede al bigliettaio per pagarmi il biglietto. Era felicissimo. Disse: "Finalmente, sono riuscito a condividere qualcosa di mio". Forse sarebbe rimasto senza mangiare o forse avrebbe dovuto fare tanta strada a piedi, ma soprattutto risaltava la gioia di quell'uomo meraviglioso che voleva condividere e che aveva condiviso facendo un gesto di amore.

Segni di amore

Le Sorelle che lavorano in Venezuela una volta hanno celebrato una settimana di solidariet, un giorno per i bambini, un altro per i malati e un altro ancora per gli anziani. Il giorno destinato ai malati abbiamo confezionato dei pacchi per loro. In quell'occasione ho visto una donna anziana talmente ricurva da toccare le ginocchia con il viso. Pur cos storpia, non aveva nessuno che si prendesse cura di lei. Dato che anche in quel paese abbiamo i nostri collaboratori, dissi loro: "La sola cosa che possiate fare per me  di darmi una casa per questa gente, in modo che possiamo prenderci cura di loro". La presidentessa dei collaboratori, persona abbastanza ricca, se ne torn a casa e insistette tanto con il marito, mattina, mezzogiorno e sera, che il pover'uomo fu costretto a cedere e darsi da fare per ottenere alle Sorelle il vecchio edificio dove ci troviamo ora. E senza dir nulla, mandarono gli operai a ripulire, riparare e ridipingere quel vecchio edificio. Il giorno previsto per la mia partenza, vennero a dirmi: "Madre, abbiamo un piccolo dono per lei, per i suoi malati e per i suoi moribondi". Che cosa stupenda!
Anche a Calcutta, la gente comincia a essere pi caritatevole e solidale. Nel dicembre del 1966, alcuni ragazzi furono sorpresi a rubare. Non li consegnarono alla polizia, ma li portarono da me. Chiesi loro: "Perch fate questo? Perch vi comportate cos male? Siete ancora tanto giovani!". Mi dissero: "Ogni giorno, fra le 16,30 e le 19, veniamo avvicinati da alcuni adulti, i quali ci insegnano a rubare e a fare il male". Allora pensai che sarebbe stato bello se avessimo potuto fare qualcosa per quei ragazzi e allontanarli da quelle persone. E cos avviammo una scuola superiore per i ragazzi di strada  maschi e femmine  in modo che non restassero per strada durante quelle ore del pomeriggio. Non disponendo di un nostro proprio edificio, utilizziamo a questo scopo una scuola che termina le lezioni alle 15,30 e che noi occupiamo dalle 16, 30 alle 19, 30.
Un giorno incontrai un signore ind abbastanza ricco. Gli parlai della scuola e di altre cose. Mi disse: "Madre, finanzier la costruzione della scuola in ricordo di mia moglie". L'anno scorso, alla fine dell'anno,  venuto a visitare la scuola e mi ha detto: "Non ho mai lavorato tanto in vita mia come quest'anno". Chiesi: "Ma perch lavora cos tanto? Lei  un milionario, ha tutto, non ha bisogno di lavorare". E lui di rimando: "Lavoro per lei, perch pi guadagno pi posso aiutarla". Ed  proprio cos, perch l'anno precedente ci aveva dato la met della somma che poteva mettere a nostra disposizione in occasione di quella sua visita. Ora egli  completamente coinvolto nella nostra attivit. Grazie anche a lui, attualmente riusciamo a tenere lontani dalla strada 350 ragazzi e ragazze di et compresa fra gli 11 e i 18 anni. E abbiamo diversi collaboratori che ci aiutano a procurare a questi ragazzi un buon pasto caldo  l'unico che ricevono  prima di recarsi a scuola.
In Danimarca, un insegnante ha iniziato una forma di aiuto da ragazzo a ragazzo. Tutte le settimane, in molte scuole danesi, ogni ragazzo offre un barattolo di latte condensato per un ragazzo indiano, il che ci permette di dare ogni giorno ad ognuno dei nostri ragazzi un bicchiere di latte condensato e una pastiglia di vitamine. Sono pi di 1.000 le scuole danesi impegnate in questo programma di aiuto, per cui sono migliaia i bambini indiani che ogni giorno possono ricevere un bicchiere di latte.

PROFILO BIOGRAFICO
DI MADRE TERESA


A un certo punto... suor Teresa del Bambin Ges
ricevette la sua misteriosa 'chiamata dentro la chiamata'...
ebbe l'assoluta certezza di dover lasciare
la sicurezza del convento
andare a vivere nei quartieri poveri della citt,
povera in mezzo ai poveri,
e servire coloro con cui il Cristo nel Vangelo di Matteo si era identificato in un modo cos speciale. "

Agnese Bojaxhiu, universalmente conosciuta come Madre Teresa di Calcutta,  nata il 26 agosto 1910 a Skopje, oggi in Albania. Nella sua infanzia, Agnese si distinse unicamente per la sua "ordinariet". Anche la sua piet giovanile non fu niente di diverso da quello che si poteva trovare in una normale famiglia cattolica del tempo.
I genitori di Agnese, Dranafile e Nicola, erano albanesi ed erano fieri della loro patria. Nicola era impegnato con successo negli affari. Il suo lavoro lo portava spesso in giro per l'Europa, da dove, al ritorno, sapeva incantare Agnese, suo fratello e sua sorella maggiori di lei, con i suoi racconti di viaggio. Nicola si interessava anche alla politica e appoggiava decisamente coloro che avevano lottato per la libert dell'Albania negli anni precedenti alla prima guerra mondiale, quando le relazioni con la Serbia erano peggiorate. Nel 1912, l'indipendenza dell'Albania dalla Serbia fu motivo di grandi festeggiamenti In casa Bojaxhiu.
Nel 1919, quando Agnese aveva otto anni, la tranquilla vita familiare fu bruscamente interrotta dall'improvvisa morte di Nicola. Il suo socio in affari si prese tutti i beni dell'azienda, lasciando alla famiglia Bojaxhiu soltanto la casa in cui abitava. I genitori di Agnese si erano sempre preoccupati di instillare nei loro figli sentimenti di solidariet con quanti erano pi poveri di loro. Ora la famiglia Bojaxhiu sperimentava la povert direttamente sulla propria pelle. Non solo sopravvisse ma riusc anche a essere felice e unita.
Gi da bambina Agnese aveva sempre sentito una particolare attrazione per i poveri e all'et di 12 anni si sent chiamata alla vita religiosa, nonostante fosse molto felice in casa e la sua conoscenza della vita religiosa fosse praticamente nulla. A quell'et non aveva mai visto e tanto meno parlato con una suora.
L'immaginazione di Agnese fu attratta anzitutto dall'Africa, ma poi rivolse il suo pensiero all'India. Le suore della congregazione internazionale Loreto lavoravano a Calcutta.
Agnese chiese di poter entrare nella loro congregazione e, nell'ottobre del 1928, lasci la sua terra natale per Parigi e poi per la Casa Madre della congregazione a se sei settimane. Vi  ben poco nel suo postulato e noviziato e nella sua vita di professa che attiri l'attenzione e meriti di essere segnalato. Postulante in Irlanda, Agnese scelse il nome di "Teresa" in onore di Santa Teresa del Bambin Ges, la carmelitana francese del XIX secolo, che aveva raggiunto le vette della santit grazie alla fedelt a Dio nelle piccole cose della vita di tutti i giorni. Da
quel momento in poi Agnese fu conosciuta come suor Maria Teresa del Bambin Ges. Le sue sei settimane in Irlanda furono spese a studiare l'inglese.
Nel dicembre del 1928, suor Maria Teresa del Bambin Ges lasci Dublino per Calcutta, dove giunse il 6 gennaio 1929. Non sappiamo nulla del suo primo impatto con la citt che sarebbe diventata la sua patria e sulla quale avrebbe attirato l'attenzione del mondo intero. In realt, vi pass una sola settimana, andando poi a raggiungere le altre novizie a Darjeeling, dove nel 1931 fece i suoi voti temporanei di povert, castit e obbedienza. Dopo la professione religiosa fu mandata a insegnare storia e geografia in una delle sei scuole dirette dalle Suore Loreto a Calcutta.
Durante i suoi primi anni in India, suor Maria Teresa del Bambin Ges dovette imparare una terza lingua  il bengalese  per poter lavorare in mezzo alle ragazze bengalesi nella scuola superiore Santa Maria, situata nello stesso recinto della scuola Loreto.
Per distinguerla da una suora irlandese che aveva lo stesso nome, si prese l'abitudine di chiamarla "Teresa bengalese".
Nel 1939, due anni dopo la professione perpetua di Teresa nella congregazione Loreto, scoppi la seconda guerra mondiale. I conventi di Calcutta furono costretti a evacuare i loro studenti. I pi lo fecero, ma per molte ragazze non rimase altra scelta che restare in citt. La "Teresa bengalese" rest con loro per aiutarle a proseguire la loro formazione. Alcune di quelle ragazze presero l'abitudine di accompagnarla nelle sue visite regolari ai bustees o quartieri poveri della citt. Esse sarebbero diventate in seguito le prime Missionarie della Carit.
Negli anni '40, lo stato di salute di Madre Teresa si aggrav in modo preoccupante. Temendo che si trattasse di tubercolosi, la superiora delle Suore Loreto ordin a Teresa di andare a riposarsi nella casa di montagna di Darjeeling. A un certo punto, durante quel viaggio, suor Teresa del Bambin Ges ricevette la sua misteriosa "chiamata dentro la chiamata", il cui anniversario viene celebrato ancor oggi dalle sue consorelle e dai suoi collaboratori. Arrivando a Darjeeling Teresa ebbe l'assoluta certezza di dover lasciare la sicurezza del convento, andare a vivere nei quartieri poveri della citt, povera in mezzo ai poveri, e servire coloro con cui il Cristo nel Vangelo di Matteo (25,3536) si era identificato in un modo cos speciale. E questo nonostante, con la sua fragile salute, sembrasse del tutto inadatta per una missione del genere.
La sola persona con cui Teresa parl di questa "chiamata nella chiamata" fu il suo direttore spirituale, il gesuita padre Celeste Van Exem, il quale le chiese di pazientare, che a tempo debito lui avrebbe presentato la richiesta all'arcivescovo di Calcutta. Le sugger anche di non parlarne con la sua superiora della congregazione Loreto, tanto pi che era lui stesso molto perplesso circa l'opportunit della presenza di una suora nei quartieri poveri.
In quei giorni, l'arcivescovo di Calcutta cadde gravemente ammalato. Impaziente di cominciare la sua nuova vita, suor Teresa gli fece pervenire un messaggio assicurandolo delle sue preghiere. Se fosse guarito, avrebbe visto in questo un segno che la sua chiamata veniva realmente da Dio e le avrebbe permesso di iniziare la sua nuova vita? L'arcivescovo guar, ma continu a rinviare la concessione del permesso, finch un giorno permise a suor Teresa di scrivere alla Madre generale della congregazione Loreto e di chiedere un indulto di secolarizzazione che, se concesso, l'avrebbe ridotta allo stato laicale e quindi autorizzata a lasciare il convento.
Pur desiderando lasciare il convento, ma restando religiosa, suor Teresa fece quanto le aveva suggerito l'arcivescovo.
A questo punto, ella stessa parla di un intervento della divina Provvidenza. Sia la Madre generale che Roma ignorarono la sua richiesta di un indulto di secolarizzazione e le concessero quello che veramente desiderava e cio un indulto di exclaustrazione, che le permetteva di lasciare il convento e di continuare a essere religiosa.
Il 16 agosto 1948, all'et di trentotto anni, suor Teresa del Bambin Ges lasci il suo convento con un sari di ricambio, cinque rupie e un biglietto ferroviario per Patna, dove avrebbe seguito un breve corso di infermieristica presso le suore della missione medica prima di iniziare il suo lavoro nei quartieri poveri.
Ritornando a Calcutta, Madre Teresa dovette anzitutto procurarsi un alloggio. Dopo molte ricerche, pot disporre di una stanza al piano superiore di una casa di propriet dei quattro fratelli Gomez, musulmani, situata in Creek Lane 14, da dove ella partiva ogni giorno per recarsi ad insegnare nella sua "scuola", uno spiazzo all'aria aperta fra le baracche. L tracciava nel fango le lettere dell'alfabeto davanti a un numero crescente di ragazzi.
I primi giorni furono difficili sia spiritualmente che fisicamente. Madre Teresa sent la mancanza di quella vita comunitaria che aveva condotto fino a quel momento. Era sola e spesso soffriva letteralmente la fame. Allora lasciava un bigliettino a pian terreno della casa dei Gomez: "Signor Gomez, non ho nulla da mangiare. Per favore, mi dia qualcosa da mangiare". La famiglia Gomez non si sottrasse mai a questi appelli.
Nel marzo del 1949, buss alla porta di Creek Lane la prima delle ex allieve di Madre Teresa, la futura suor Agnese, che avrebbe aperto un continuo flusso di aspiranti suore. Dieci anni dopo, si resero assolutamente necessari locali pi spaziosi. Un musulmano, che lasciava definitivamente Calcutta per far ritorno in Pakistan, cedette alle suore la sua casa per un prezzo inferiore al prezzo del terreno sul quale era costruita.
Cedendo quella che  ancor oggi la Casa Madre della congregazione delle Missionarie della Carit, esclam: "Ho ricevuto questa casa da Dio; a Dio la restituisco".

Tutto venne in risposta alla preghiera. Si racconta che a volte le Sorelle non avevano nulla per la cena e che inaspettatamente arrivava uno sconosciuto con sporte piene di riso. In ogni caso si riusc sempre a rispondere alle necessit dei poveri. Anzi sembra che Madre Teresa non dovesse fare altro che gettare una medaglia della Vergine Maria oltre il muro di cinta di una propriet sulla quale aveva fatto un pensiero perch quella propriet si rendesse subito disponibile per quel lavoro che ella presentava sempre non come suo, ma come lavoro di Dio.
Oggi, quella per cui le Missionarie della Carit sono pi conosciute  forse la loro attivit in mezzo ai morenti. Madre Teresa chiese alle autorit municipali una "casa" da adibire a questo scopo. Ottenne una costruzione annessa al tempio ind della dea Kali, che serviva come dormitorio per i pellegrini. Quella costruzione venne battezzata "Nirmal Hriday" o
"Luogo del Cuore immacolato", e fu ben presto conosciuta in tutto il mondo come "La casa dei moribondi".
Nel 1955, Madre Teresa apr, a pochi passi dalla Casa Madre, Shishu Bhavan, la prima casa per i bambini. Fra le priorit di Madre Teresa vi fu sempre quella della cura dei lebbrosi. Essi avevano certamente bisogno di ospedali e di alcune cliniche mobili, ma Madre
Teresa si preoccup anche di lottare contro la paura che suscitava quella malattia. Fece di tutto per far comprendere all'opinione pubblica la situazione dei lebbrosi e soprattutto l'infondatezza del timore di contagio, attraverso una vera e propria campagna con lo slogan: "Tocca un lebbroso con la tua compassione".
La lebbra non era necessariamente una malattia contagiosa. Essa poteva essere curata e i malati di lebbra potevano ritornare tranquillamente in seno alla comunit. Bastava solo che le loro famiglie fossero disposte a riceverli. Madre Teresa insisteva sempre sul fatto che non bastava fare delle offerte, ma che bisognava coinvolgersi personalmente con i poveri.
La campagna a favore dei lebbrosi ebbe un insperato successo. Oltre a sensibilizzare le coscienze sul problema essa produsse anche abbastanza danaro per aprire un importante dispensario. La prospettiva di dover parlare ai convenuti in occasione della sua apertura terrorizzava letteralmente Madre Teresa, la quale riusc a farsi sostituire in questo dalla sua amica e collaboratrice Ann Blaikie.
L'amicizia fra queste due donne port alla fondazione del Movimento dei Collaboratori di Madre Teresa, un'organizzazione mondiale di laici che offrono aiuto materiale alle Missionarie della Carit.
I collaboratori hanno avuto un ruolo fondamentale nella crescita e nella riuscita dell'azione di Madre Teresa, soprattutto attraverso la costituzione del ramo "malato e sofferente". Si tratta di una rete che collega un Missionario della Carit, Fratello o Sorella, con un "secondo s", il quale, pu non potendo prendere parte attiva al lavoro a causa della sua malattia, desidera offrire le proprie sofferenze a Dio per un determinato Missionario della Carit e per il suo lavoro.
Alla fine degli anni '50 l'attivit della congregazione delle Missionarie della Carit era ancora confinata all'arcidiocesi di Calcutta, ma le Missionarie erano ormai pronte a spiccare il volo. Inviti stavano giungendo da altre parti dell'India, compresa Delhi. Nel 1959 l'arcivescovo di Calcutta permise a Madre Teresa di accettare tre inviti. Il Primo ministro, Jawaharlal Nehru, presenzi all'apertura della casa per bambini di Delhi. Il sostegno di Nehru fu di grande importanza per la rapida diffusione dell'attivit di Madre Teresa. Furono aperte case persino a Bombay, nonostante gli abitanti fossero riluttanti ad ammettere che anche la loro opulenta citt possedesse quartieri poveri.
Nel 1965 la nuova congregazione ebbe l'approvazione ufficiale di Roma. Nel luglio di quell'anno Madre Teresa con cinque consorelle apr la prima fondazione estera in Venezuela. Nel 1968 Paolo VI invit le Missionarie della Carit a lavorare in mezzo ai poveri di Roma. Seguirono poi molti altri inviti.
Nel 1968, in occasione di una delle sue prime visite a Londra, Madre Teresa fu intervistata per la televisione inglese da Malcolm Muggeridge. Muggeridge non sapeva nulla di quella suora, a parte le poche notizie che era riuscito a racimolare mentre si recava allo studio televisivo. Tecnicamente parlando, quell'intervista fu un totale disastro. Fu comunque trasmessa una domenica sera ed ebbe un successo strepitoso. Arrivarono soldi e montagne di lettere, tutte pressapoco dello stesso tenore: "Quella donna mi ha interpellato come non era mai successo, per cui mi sento obbligato ad aiutarla". L'anno seguente Muggeridge condusse un'quipe cinematografica a Calcutta per girare il film Something Beatiful for God (Qualcosa di bello per Dio). Se mai Madre Teresa aveva sperato di restare anonima, quel film pose fine a ogni sua speranza in tal senso.
Nel 1970, durante una visita a Londra, Madre Teresa fu condotta a visitare alcuni di coloro che dormivano sotto i ponti della ferrovia o sui marciapiedi. Si rese chiaramente conto che i pi poveri dei poveri non sono  necessariamente coloro che soffrono di gravi malformazioni fisiche. La povert dell'Occidente era, semmai, un problema ancora pi difficile da risolvere. Cristo chiedeva di essere amato anche in coloro che soffrivano di solitudine, nei tossicodipendenti, negli alcolizzati e negli anziani trascurati dei paesi occidentali. Per Madre Teresa l'aspetto spirituale della sua attivit era capitale. Nei poveri di cui si prendeva cura, assieme alle sue consorelle, ella credeva veramente di toccare il corpo piagato di Cristo. La sua attivit trovava la sua forza in Dio. Madre Teresa  stata la prima a sottolineare che l'attivit delle Missionarie della Carit
 non si spiega affatto con le capacit delle suore. "Umanamente parlando  impossibile,  fuori discussione. Nessuna di noi ha l'esperienza. Nessuna di noi possiede le cose che il mondo cerca.  questo il miracolo di tutte quelle piccole sorelle e di tutte quelle piccole persone sparse nel mondo".
L'eucaristia  il mezzo principale di cui dispongono le
Sorelle e i Fratelli per sostenersi. Madre Teresa non
cess mai di ricordare l'assoluta necessit della preghiera e del silenzio del cuore "nel quale Dio parla". Il quadro  completato da un po' di sofferenza personale. "Senza sofferenza, il nostro lavoro sarebbe semplice attivit sociale, certamente molto bella e utile, ma non sarebbe l'azione di Ges. Non sarebbe parte della redenzione".
Forse sorprende vedere come Madre Teresa sia riuscita a "sposare" la sua convinzione della centralit di Cristo e della verit del cristianesimo con il pi profondo rispetto di tutte le concezioni religiose. Ella e le Sorelle sono assolutamente convinte che il loro scopo, in tutto quello che fanno,  di fare di un ind un migliore ind, di un cristiano un miglior cristiano e di un musulmano un miglior musulmano. In questo madre Teresa seguiva la stessa strada di Charles de Foucauld, l'aristocratico francese che, all'inizio del nostro secolo, abbandon un'inutile carriera militare per seguire Cristo in totale povert fra i Tuareg del Nord Africa. Ella aveva spesso con s una copia sgualcita di Come loro di Ren Voillaume, un volume che riproduce gli insegnamenti di Charles de Foucauld.
Anche se parlava di se stessa come di "una piccola matita nelle mani di Dio", volendo indicare con questo che nessuno guarda alla matita quando legge una lettera, Madre Teresa non riusc a sfuggire alle luci della ribalta e non pot realizzare il suo grande desiderio: quello di "ritirarsi" negli ultimi anni a lavorare nella casa dei moribondi.
Nonostante i suoi tentativi di farsi da parte, adducendo motivi di et e di salute, nel 1992 fu riconfermata superiora generale delle Missionarie della Carit. I suoi viaggi la portarono sempre pi lontano e la sua attivit si estese anche agli ammalati di AIDS degli Stati Uniti e ai poveri di Mosca e della Georgia.
Negli anni '70 fu fondato anche un ramo contemplativo di suore e un gruppo contemplativo di uomini. Cos pure fu creato un ramo per sacerdoti che desideravano esercitare il loro ministero nello spirito di Madre Teresa. Nel 1989 nacquero i Missionari Laici della Carit per riunire coloro che, sposati o no, desiderassero fare una professione annuale dei voti privati di povert, castit (coniugale) e obbedienza e dedicarsi volontariamente al servizio dei pi poveri dei poveri.
Nel 1991 la parabola di Madre Teresa torn al suo punto di partenza. In quell'anno "Nona Teresa" port le Missionarie della Carit nella sua terra d'origine, l'Albania, dove ricevettero una calorosa accoglienza. Madre Teresa aveva sperato di ritornarvi gi molti anni prima, quando sua madre, morente, aveva chiesto di vedere la sua figlia pi giovane, ma non aveva potuto esaudire quel desiderio poich non era certa che poi avrebbe ottenuto il permesso di lasciare il paese. Ritornando nella sua terra natale, nel 1991, Madre Teresa rimase molto commossa al vedere che mani sconosciute avevano amorevolmente tenuto in ordine le tombe di sua madre e di sua sorella.
Negli ultimi anni continu a viaggiare per il mondo esortando gli uomini alla generosit nei confronti dei loro simili pi bisognosi.
Madre Teresa si  spenta a Calcutta il 5 settembre 1997 all'et di ottantasette anni. I suoi funerali sono stati seguiti da milioni di telespettatori in tutto il mondo.


Fine.


