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SCHEDA ARTICOLO N. «00105»

CLASSIFICAZIONE: 1
TIPOLOGIA: ESOTERISMO
AUTORE: DIZIONARIO ESOTERICO
TITOLO: CHAKRA
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TESTO ARTICOLO

CHAKRA.

I Chakra sono i centri di energia psichica e cosmica presenti nel corpo umano.
Il risveglio duraturo dei Chakra consiste in una risalita cosciente e volontaria di Kundalini ("Shakti") dalla base della colonna vertebrale al sommo della testa.
Al momento del suo passaggio in ciascuno di tali centri, generalmente situati sull'asse della colonna vertebrale, Kundalini libera i poteri ("siddhi") specifici dell'essere umano ("iiva"). Questa salita è nello stesso tempo un'ascensione spirituale, mediante la quale lo Yogi ripercorre coscientemente e retrospettivamente tutta l'esperienza antropologica. Al suo compimento, all'apertura delle porte del Chakra della corona, lo Yogi è un liberato in vita ("jivamukti"), cioè uno spirito non più sottoposto alle leggi karmiche dell'incarnazione. Non affetto dalla sua natura ("maya pakriti"), egli è come l'Atma, in quanto Purusha, principe di tale natura, che esso anima. Come Ishvari, lo Yoga ha un corpo puro (internamente "sattvaguna"), un corpo di diamante (come nel "vajrayana"). E' il compimento dell'unione con la coscienza cosmica fino ai livelli più elevati della pura beatitudine ("Sat-Chit-Ananda"), che giustifica più lo Yoga, il cui senso è quello di un congiungimento e di un'unione (1), che le tecniche che ad esse conducono.
L'obiettivo ultimo del risveglio dei Chakra si distingue dunque dall'idea riduttiva di uno sviluppo personale. Si tratta del risveglio di un potere universale, creatore delle forme, attraverso cui la coscienza finita si trasforma nel Sé trascendente. Il corpo è così abituato, vivificato, animato, trasmutato, ma non negato, martirizzato, al contrario di quanto ha potuto esigere una devianza teologica del cristianesimo (l'esicasmo cristiano tuttavia riprende molti dei temi spirituali e delle tecniche dello Yoga).
Né il corpo costruito degli Hathayogi, dei tantristi, degli alchimisti, 'corpo dell'uomo-dio', come lo chiama M. Eliade (2), sottolineando "la lunga preistoria indoariana e preariana", né i concetti cristiani e paolini dell'"uomo e della creatura nuovi" implicano il martirio dei corpi. Essi segnalano al contrario l'esistenza di una filosofia esoterica del corpo, di un corpo di luce, di un corpo glorioso (3).
In tale prospettiva il corpo non è riducibile a un insieme di funzioni e di organi. Lo studio dei Chakra è lo studio di una fisiologia sottile, spesso espresso in un linguaggio simbolico in cui le 'vene', i 'nervi' (nadi) e i vari nodi o plessi non rimandano strettamente ai soli significati fisiologici (4).
Il corpo è un microcosmo (5): esso contiene la coppia Shakti-Shiva, i due principi cosmici, insieme a Pakriti-Shakti, con tutti i suoi prodotti, di cui lo stesso corpo è una creazione. La dimora privilegiata dell'energia universale si situa alla base della regione coccigea, il Chakra Muladara, dove risiede Kundalini avvolta su se stessa come un serpente arrotolato. Kundalini, "forma della "Shakti" suprema" (6), contiene tutti gli attributi di tutti gli dei e di tutte le dee. "Il supremo discende allora nelle due manifestazioni dal sottile al grossolano sotto la forma dei sei Deva e delle sei "Shakti" nelle loro sei dimore lungo l'asse del mondo, e sotto la forma dei sei centri dell'asse del corpo o colonna vertebrale" (7).
La forza pranica o vitale circola attraverso tre canali principali di cui uno, "Sushumna", corrisponde all'asse centrale, 'associato' al canale centrale del midollo spinale; gli altri due nadi, "Ida" e "Pingala", rappresentano rispettivamente il canale della corrente lunare negativa e quello della corrente solare positiva. Essi vengono talora associati, con una certa inesattezza, ai cordoni sinistro e destro del sistema simpatico, ai due lati dell'asse centrale, "Sushumna". Essi abbracciano Sushumna alternativamente da una parte e dall'altra, formando così il caduceo di Ermete, che abbina in tal modo a un'antropologia esoterica ariana una cosmologia di origine semita (Sefirot). "Ida" termina nella narice sinistra, "Pingala" in quella destra. La prima è di colore biancastro, giallo pallido, la seconda è rossa (8).
Il lavoro dello Yogi prima del risveglio di Kundalini consiste nel 'liberare il canale centrale', in particolare mediante la respirazione con le due correnti "apana" e "pana". Questa purificazione è necessaria a causa dell'intensità del fuoco di Kundalini, che 'attiva l'intera vita psichica dell'uomo' e 'brucia tutto' sul suo passaggio (9).
I sei Chakra attraversati successivamente da Kundalini appartengono a quello che l'antropologia indiana chiama in generale i 'corpi sottili', su cui agiscono gli esercizi yoga. I loro nomi, in ordine ascendente, sono: Muladhara, Svadhistana, Manipura, Anahat, Vishudda, Ajna (sede della parte mentale del corpo sottile) e Sahasrara (il loto dei mille petali (10)), che non appartiene più al corpo sottile, ma già al corpo causale. Ogni Chakra è caratterizzato dalla sua posizione fisiologica sottile: il plesso sacro tra l'ano e i genitali, il secondo Chakra sopra ai genitali, il terzo in corrispondenza del centro spinale della regione ombelicale, Anahat nella regione del cuore, Vishudda in gola, Ajna nel centro della regione tra le sopracciglia, Sahasrara al sommo della testa. Ai Chakra viene attribuito un dato numero di petali che, secondo Arthur Avalon, sono "figure formate dalla posizione dei nadi in ogni dato centro" (11). Vengono inoltre loro assegnate determinate lettere corrispondenti a suoni ("bijamantra"), con i loro "devata" e le loro "Shakti (12), i loro principi di manifestazione ("tattva" della "Maya-Shakti"), associati a un colore e a una forma di mandala (13), il cui simbolismo si ritrova nelle viste prospettiche dei templi, che, analogamente al corpo umano, sono luoghi sacri in cui si realizza la "rottura di livello" e si ripete "l'inserimento iniziatico" (14).
Lo studio comparato degli esoterismi antropologici propri delle varie tradizioni tantriche e cabalistiche, perfino cristiane, evidenzia degli isomorfismi di strutture che la sola considerazione del numero dei Chakra o del numero delle porte, sei per l'India, dodici per la Gerusalemme celeste (tempio del corpo glorificato), potrebbe occultare. Parimenti la sola considerazione, termine per termine, delle cinque virtù cristiane e delle sei o sette facoltà psichiche che contraddistinguono il risveglio di ciascun Chakra non è facile, per non parlare della loro possibile corrispondenza somatica con le ventisei coppie di gangli del sistema linfatico! Ora, gli studi molto interessanti di O.M. Avanhov (15) mettono in luce, ripetutamente, questo sistema di corrispondenze, purché si proceda alla loro analisi da un punto di vista strutturale, e non solo simbolico. E' così che i tre gangli intracranici e i tre gangli cervicali corrisponderebbero al mondo divino studiato dalla cabala, o ancora a due virtù, la Verità e la Sapienza, che ricordano i due Chakra superiori, Sahasrara e Ajna. I dodici gangli dorsali, con i loro plessi, cardiaco e solare, collegati anatomicamente al cuore, ai polmoni, allo stomaco, all'intestino tenue, al fegato, al pancreas, ai reni, simboleggiano il mondo spirituale dell'amore, la cui manifestazione è espressa, come per l'astrologia, dal numero 12 ("maya-Shakti"). Si può allora stabilire una corrispondenza tra Vishudda e Anaht da una parte e le due funzioni del plesso cardiaco anatomico dall'altra; Manipura, il cui "tattva" è appunto l'"ardente teja" (16), in relazione con Agni e con il fuoco, pur non corrispondendo esattamente al plesso solare (che è piuttosto situato nella regione ombelicale), rappresenta una zona di confine tra due livelli del mondo vitale o spirituale, il quale costituisce il dominio dell'Amore.
Seguono il plesso mesenterico con i suoi quattro gangli lombari e il plesso ipogastrico con i suoi quattro gangli sacri. La relazione dell'ultimo plesso con il retto, gli organi genitali e la vescica permette di identificare a colpo sicuro la sua corrispondenza con Muladhara, mentre l'altro plesso risulterebbe associato a Svadisthana. Le due virtù cristiane sono allora, in senso ascendente, la purezza (Muladhara) e la giustizia (Svadisthana) (17). Questi due plessi appaiono come una replica del mondo fisico ("sthula"), campo dell'operatore concreto dell'alchimia.
La correlazione tra fisiologia, facoltà sottili e funzioni biologiche si evidenzia con la ripartizione fatta da Shri Aurobindo nella sua sintesi dello Yoga. Citeremo le relazioni tra 'vitale-mentale' e 'cuore-gola' come "centro" Vishudda; tra 'vitale-emotivo' e 'cuore-ombelico' come "regione" di Manipura; tra vitale inferiore e Svadhistana e 'fisico materiale e sottile' (18).
Quale che sia nei particolari il sistema di corrispondenze che qualsiasi ricerca antropologica dovrebbe fin dall'inizio cercare di stabilire, le convergenze citate bastano a mostrare come la conoscenza di sé proposta dalle tradizioni esoteriche delle varie religioni presupponga una struttura antropologica del sacro i cui diversi paradigmi possono articolarsi tra loro. In definitiva, però, spetta alla pratica stessa, cioè all'impegno spirituale del soggetto in prima persona, realizzare quello che Shri Ramakrishna aveva saputo realizzare secondo Siddheswarânanda: l'"armonia delle religioni" (19).

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