Buon giorno! oggi è Sabato 23 Settembre 2017 ore 7 : 27 - Visite 74989 -

BENVENUTI SUL SITO WWW.ECROS.IT
Logo di Ecros.it con scritta a fuoco
divisore giallo animato
TestataCorsoYoga-510x151.jpg
MENU NAVIGAZIONE
SPAZIATORE bianco
Lineablu

SEZIONE: « CORSO DI MEDITAZIONE, PROPEDEUTICO AL KRIYA YOGA »

Lineablu

IL CORSO A CURA DI ENNIO NIMIS


INTRODUZIONE


Con il termine yoga vengono intese una serie di tecniche innanzitutto mentali e non fisiche (al contrario di come maggiormente si pensa) attraverso le quali si perverrebbe ad una mistica unione dell’anima umana, individuale, con l’anima universale, divina. E’ questa la definizione del termine YOGA, come viene riportato nella stessa Bhagavad-Gita, ovvero il libro sacro indiano nel quale viene rappresentata la lotta tra il bene ed il male. Molte altre definizioni sono state date; alcune finanche in termini da magia ed altre quali la possibilità di controllo esasperato del proprio corpo. Pur riconoscendo che alcuni particolari fenomeni possano verificarsi durante la pratica yogica si insiste nel riaffermare che essa serve a preparare il terreno ad un particolare stato che si chiama “meditativo” e che è l’inizio per la comprensione del nostro “IO” e di verità metafisiche.

TORNA ALL'INDICE


Manina indica Giù Manina indica Giù Manina indica Giù Manina indica Giù
«PARTE 1»
«PARTE 2»
«PARTE 3»
«PARTE 4»

PRIMA PARTE


Questo è un corso di base allo Yoga. Generalmente lo Yoga viene insegnato nelle palestre, e viene presentato come un insieme di esercizi fisici, le famose posizioni. Ma, qui c'è altro, le posizioni qui non vengono insegnate, lo Yoga è qualcosa di più. Cos'è lo Yoga? E' difficile dare adesso una definizione teorica lo Yoga conviene provarlo. La definizione si capisce un pò alla volta mentre si sperimenta lo Yoga e mentre si sente che funziona. Ma cosa vuol dire funziona? Tu che leggi potrai realizzarlo per conto tuo. In parole povere tu sentirai che questi esercizi fanno bene. Nella prima parte parleremo del Pranhajama ossia dell'utilizzo del respiro nello Yoga , nella seconda parleremo del Mantrha ossia delle parole delle vibrazioni, del canto, nella terza parte avremo la fusione delle prime due. Nella quarta parte avremo un perfezionamento, in cui vengono aggiunte alcune cose che non vanno ad aumentare il tempo da dedicare alla pratica, ma solamente a renderla più profonda, sottile. Nella quarta parte non ci saranno delle tecniche in più, anche se così all'inizio potrà sembrare, ma verrà perfezionato quello già imparato nelle precedenti tre parti. Ogni esercizio che ti insegnerò è stato già sperimentato da me e da tante altre persone che ne hanno riscontrato gli effetti benefici. Queste lezioni non sono nate dal prendere un pò qua ed un pò là da vari libri e tecniche e messe poi assieme ma, dallo sperimentare e dall'andare a cogliere ciò che è essenziale. Qui non c'è niente di superfluo, qui ci sono cose semplici, dirette e che funzionano. Funzionano vuol dire che danno serenità, danno chiarezza alla mente e ti permettono di sperimentare qualcosa di più profondo che si chiama gioia.
Naturalmente ci sono molti tipi di persone, a ciascuno possono bastare le prime tre parti, per altri non basteranno nemmeno tutte le quattro parti, ci vorrà qualcosa di più. Per me questo qualcosa di più si chiama Kriya Yoga di cui queste tecniche sono una preparazione. Ti invito fin da ora ad osservarti durante il giorno, a vedere, come io sostengo, se la tua esistenza assumerà un tono diverso, cioè se riuscirai a pensare in modo più limpido. Questo perchè se le cose che fai, anche dopo giorni o settimane, non ti danno nessun risultato, è chiaro che potrai dire che lo Yoga non serve a niente. Ma vedrai invece che i risultati ci sono, però devi osservarti e non devi pensare di ottenere cose stranissime come vedere delle luci, avere visioni di maestri ecc. . . No, io ti dico solamente che constaterai che qualche cosa nella tua mente cambia , cambia nel senso che la tua mente diventa più limpida, c'è più serenità.
Oggi impareremo tre esercizi : i piegamenti, che è un esercizio fisico ma che va vissuto internamente, ossia ha un immediato effetto sulla psiche. Il secondo esercizio si chiama Nadi Sodana, ossia pulizia delle Nadi attraverso la respirazione a narici alternate. Il terzo si chiama Uggiai, e consiste in una respirazione molto semplice. I primi due esercizi porteranno un equilibrio nei due emisferi del cervello. E' noto che l'emisfero sinistro de cervello è in relazione con la parte destra del corpo ed è quella parte che si occupa della sfera razionale, del riconoscimento, dei concetti espressi attraverso le parole, in generale lo chiameremo la parte maschile del cervello. Il lobo destro è collegato con la parte sinistra del corpo ed legato alla sensibilità, alle emozioni, ai sogni, che noi chiameremo la parte femminile.
I primi due esercizi andranno a stimolare entrambi queste due parti e di seguito a creare un equilibrio tra di loro. Il terzo esercizio potrà funzionare nel senso di portare profondità. Il Pranhajama è quella parte dello Yoga che si occupa del respiro. Usare il respiro per fare un lavoro su di noi, è indubbiamente il più grande segreto dello Yoga.
Subito dopo come importanza dei segreti c'è il Mantrha. L'uomo in passato si è accorto che respirando in un modo particolare si può indurre un particolare stato della mente che per definirlo noi usiamo le parole calma, serenità. Da questa semplice osservazione è stata sviluppata un'arte, quella del respiro e della quale ora ti comunico le cose più efficaci, sul Pranhajama infatti si potrebbero insegnare almeno una ventina di esercizi di respirazione ognuno dei quali avrebbe uno scopo ed un senso. Ma qual'é la realtà? Se tu impari venti esercizi li farai solo alcune volte e poi non li farai più, non possiamo infatti portarci avanti nella vita la croce di dover fare ogni giorno venti esercizi diversi, bisogna essere obbiettivi. Quindi impareremo i più importanti, quelli che funzionano subito e di cui si vede l'effetto , poi li perfezioneremo con il Mantrha .

PRIMA PARTE, PRIMO ESERCIZIO: I PIEGAMENTI

Per questo esercizio non è necessario essere capaci di fare la posizione a gambe incrociate, l'importante è tenere la schiena diritta, si può anche essere seduti su di una sedia. La descrizione che farò di questo esercizio deve essere logicamente diversa per chi lo fa sul pavimento e per chi lo fa sulla sedia. Lo spiegherò come se tu fossi sul pavimento ossia sul tappeto poichè questa è la forma tipica dell'esercizio, tuttavia tu potrai adattare queste istruzioni anche se lo fai sulla sedia in quanto il concetto è sempre quello. Questo esercizio riesce anche bene se si è accovacciati nella posizione che i Musulmani usano per pregare, cioè seduti sui talloni.
Tu inali, poi ti pieghi con la fronte fino a toccare il pavimento, a questo punto respirerai normalmente, le mani saranno appoggiate dove più ti è comodo. Se lo si sta facendo seduti si cercherà di arrivare con la fronte al livello delle ginocchia o quasi. Possibilmente tra le ginocchia ci deve essere molto spazio. In questa posizione mentre stai respirando normalmente già qualcosa avviene, già comincia una trasformazione, tu senti la forza, il sangue che circola in più nella zona frontale del cervello. A questo punto, lasciando ferme le gambe, spostarsi con la testa e quindi anche con la schiena verso il ginocchio destro e cercando di arrivare con l'orecchio destro il più vicino possibile al ginocchio destro, mentre la faccia sarà rivolta verso il centro ossia con l'orecchio sinistro in alto . Come già detto in questo esercizio le mani sono dove più ti è comodo, anzi dove più ti sono utili , quindi se sei sulla sedia userai le mani per reggerti in modo tale da non perdere l'equilibrio. La pressione che prima sentivi sulla fronte ora dovresti sentirla sul lato destro , sia del cervello che della faccia. Mentre la faccia è vicina al ginocchio la respirazione dovrà essere normale, cerca di sentire questa sensazione di forza, di pressione. Rimani alcuni secondi in tale posizione poi ritorna nella posizione di partenza, quella centrale, di nuovo con l la fronte sul pavimento, ed effettua l'esercizio sull'altro lato, ossia portati con l'orecchio sinistro verso il ginocchio sinistro mentre la faccia guarda verso destra.
Ritorna ora nella posizione di partenza e vieni su inalando e, quando sei con la schiena diritta fai una bella esalazione, indifferentemente con il naso o con la bocca. Ora non ti chiedo di concentrarti in qualche punto particolare ma, solamente di sentire il cambiamento. Cosa vuol dire cambiamento? Vuol dire che se tu hai iniziato a fare l'esercizio in uno stato di stanchezza, pieno di pensieri di preoccupazioni, leggermente agitato, adesso noti che queste cose se ne sono andate, adesso sei più calmo.Rimani alcuni secondi così e poi ripeti l'esercizio ancora due volte, quindi complessivamente l'esercizio va fatto tre volte. Quando lo perfezioneremo lo faremo un pò più rapidamente e lo faremo quindi sei volte. La maggior parte delle persone hanno detto che questo esercizio rimarrà sempre il più bello ed il più efficace di tutti, per cui è giusto che tu gli dedichi alcuni minuti e che tu lo faccia lentamente per sentirne gli effetti.

PRIMA PARTE, SECONDO ESERCIZIO: NADI SODANA PRANHAJAMA

Vuol dire pulizia delle Nadi che sono dei canali di energia. Qui ci occuperemo solo di due Nadi che sono alla sinistra e alla destra della spina dorsale. Questi due canali verranno puliti perchè noi respireremo in un modo particolare attraverso il naso e, siccome queste Nadi sono collegate con le narici, noi veramente andremo a pulire queste Nadi provocando un enorme effetto di equilibrio sulla nostra coscienza. Usando le mani chiuderemo una narice e respireremo con l'altra e così alternativamente. Inaliamo attraverso la narice sinistra ed esaliamo attraverso quella destra poi, inaliamo attraverso la destra ed esaliamo attraverso la sinistra. Questo è un giro completo e quando lo facciamo diremo che abbiamo fatto un Nadi Sodana. Questo esercizio va fatto dodici volte. Chiaramente le mani devono servire per tappare la narice che in quel momento non sta inalando. Bisogna fare anche una premessa, le narici devono essere libere o abbastanza libere. Se si è affetti da un fortissimo raffreddore è chiaro che questo esercizio non va fatto ma, si deve attendere che il raffreddore passi. La situazione più comune è che le narici mai sono completamente libere, sono una abbastanza libera mentre l'altra è quasi chiusa. Questa è la realtà con la quale facciamo i conti, quindi è anche vero che se vuoi aspettare di avere le due narici completamente libere, questo esercizio non potrai mai farlo. Se tu insisterai nel fare l'esercizio, anche pur non essendo nelle condizioni ideali, comunque avverrà in te un mutamento in cui le narici saranno sempre più aperte ma, la grande cosa è che questo avrà un effetto sulla psiche, ossia sarai sempre più equilibrato. Se per caso si ha per casa un pò di Vix, prenderne appena un pò e allargando le narici respirare profondamente inalando questa essenza che è a base di eucalipto. Con il pollice della mano destra prova a chiudere la narice destra inalando attraverso la narice sinistra, se non riesci prova ad allargarla. Poi cambiare la posizione delle mani chiudendo questa volta la narice sinistra con il pollice della mano sinistra ed inalando con la narice destra. Poi ancora inalare subito con la narice destra esalando poi con la sinistra. L'esercizio non dovrebbe essere per niente difficile ed è questo lo schema da usare sempre. Questo esercizio va ripetuto per dodici volte. Mentre lo fai dovresti riuscire a sentire un senso di rilassamento, il piacere di sentire il fresco dell'aria che entra dentro, il tepore dell'aria che esce. Cerca di rendere il respiro il più possibile tranquillo, cioè fai delle inalazioni e delle esalazioni tranquille, lunghe, l'esercizio è dolce non va fatto in fretta e furia, non ti devi sforzare troppo, deve diventare qualcosa di bello. Questo Pranhajama va fatto dodici volte al giorno, se te la senti, aumenti di uno al giorno fino ad arrivare a ventiquattro, non ha nessun senso andare oltre, infatti quando sei equilibrato basta e devi passare all'altro esercizio che vedremo in seguito. Se hai del tempo in più, quello devi usarlo dopo gli esercizi di respirazione per quella che noi chiameremo la meditazione. Sul Nadi Sodana penso di averti detto tutto. Troverai comunque delle descrizioni un pò diverse sui vari libri, ad esempio sui vari libri insegnano a trattenere (di questo parleremo nella quarta parte dedicata all'approfondimento), a tenere il respiro per dei tempi particolari. Qui ti insegno a tenere inalazioni ed esalazioni grosso modo uguali, sui libri potrai trovare che usano le mani e precisamente quella destra in un particolare Mudrha, cioè tengono l'indice ed il medio della mano destra piegati sul palmo della mano, e quindi, usano solamente il pollice, l'anulare ed il mignolo per lavorare sulle narici. Con un pò di abilità riuscirai anche tu a farlo. Questo è un Mutrha ma, se si è capita la meccanica dell'esercizio, non è importante avere padronanza di questo Mudrha, per perfezionare l'esercizio bisogna semplicemente far si che diventi bello, che diventi gradevole e ciò, per esperienza, viene quando tu senti il fresco, il tepore del respiro ed anche un pò il suono.Sul suono avremo modo di parlare con la spiegazione del prossimo esercizio: l'Uggiai dove il suono acquisisce un ruolo fondamentale.

PRIMA PARTE, TERZO ESERCIZIO: UGGIAI PRANHAJAMA

Questo si fa respirando liberamente attraverso il naso. Quindi avendo fatto l'esercizio numero due in cui le narici sono state entrambe pulite, aperte, adesso il respiro fluirà liberamente attraverso entrambe, e quindi potrai veramente goderti questo terzo esercizio. L 'unica cosa che devi imparare è a produrre un certo suono nella gola. Questo suono non ha nulla d misterioso, è semplicemente l'attrito dell'aria che passa attraverso la gola producendo un rumore, ciò perchè la gola viene leggermente contratta. Esiste anche un trucco per produrlo, e consiste nel tenere la lingua rivolta indietro, questo può chiamarsi Bebi Kechari Mudrha (da non confondersi con il Kechari Mudrha che è una cosa molto più sottile, molto più difficile e complicata). Tenere la lingua indietro dilata la gola e quindi questo suono viene fuori molto più facilmente. Se non riesci a fare il rumore, comunque ti verrà spontaneo dopo qualche giorno, addirittura se io non dessi questa istruzione, dopo qualche giorno il rumore viene da solo sinstintivamente. Fare una respirazione completa. Quindi inizia ad inalare dilatando la parte bassa dei polmoni cioè buttando in fuori la pancia, poi allargando il torace e poi cerchi di respirare anche nella parte alta dei polmoni. Praticare l'esercizio senza contrarre eccessivamente il collo, senza che si formino queste vene nel collo come quando uno fa proprio uno sforzo fisico. Deve essere bello e confortevole. Quando espiri, svuoti la parte alta , poi la parte media ed infine la parte bassa. Una inalazione ed una esalazione formano un respiro completo. Questo esercizio si può farlo da dodici a ventiquattro volte già da subito, poi si può aumentare fino ad un massimo di trentasei volte.Mentre lo si fa la mente prova una sensazione di pa e, di leggerezza, l'esercizio diventa veramente piacevole tanto da voler continuare a farlo. Tuttavia io ti insegnerò quanto è ancor più bello stare un pò di minuti a gioire dell'effetto. E' sconsigliabile invece, appena averlo finito alzarsi ed andare, è bene che questi esercizi servano a qualcosa, ed allora bisogna alla fine gioire. Cosa vuol dire gioire, cosa vuol dire meditazione, cercherò pian piano di fartelo capire. Meditazione significa andare oltre la mente, non usare la mente. Non adopererò mai il termine concentrazione, molti sono convinti che lo Yoga è concentrazione. No, non è importante avere concentrazione non è un prerequisito, nè è una cosa che si sviluppa un pò al giorno. Negli stati finali dello Yoga la concentrazione viene automaticamente. Questo non perchè la mente viene incatenata in un punto ma, perchè la mente si rilassa. Lahiri Mahasay infatti, colui che ha insegnato il Kriya Yoga nel mondo, non usava il termine concentrazione, lui parlava di tranquillità. Diceva che si arriva alla tranquillità, che cosa sia questa tranquillità, quanto sia diversa da quello che noi intendiamo in senso comune, te ne accorgerai, spero, facendo questa pratica. Durante la giornata la mente sarà più calma, i pensieri non avranno più quel dominio, quel carattere ossessivo che potevano avere prima. Dopo aver fatto dodici, ventiquattro o trentasei di questi Uggiai, tu rimani fermo e cerchi solamente di pensare il meno possibile. Ciò però senza creare una nuova tecnica, come ad esempio quella di allontanare i pensieri. Dopo aver fatto questi esercizi automaticamente i pensieri saranno più calmi. Ora sei in uno stato particolare, devi gioire di questo, non ti importa di pensare a questa cosa o a quell'altra, di visualizzare questo o quello. Rimani solo sentendo che c'è qualcosa di nuovo, c'è qualcosa di bello nel tuo essere che non conoscevi e che non avevi mai sperimentato prima, una calma, una serenità, oserei dire quasi una gioia pura e ciò, senza una ragione, senza un motivo e che non ha niente a che vedere con i piaceri a cui noi siamo abituati. Noi siamo abituati a passare da un piacere all'altro e coltivarlo con il pensiero. Qui, è tutta un'altra cosa, è si' una gioia ma una gioia tranquilla.
Fai un progetto per riuscire a far si che ogni giorno ci sia questo momento, che tu possa avere il tempo per riuscire a fare questi esercizi, di farli regolarmente. Non serve farli una volta a lungo e poi niente, oppure solo due o tre giorni per settimana. Così facendo vuol dire che la finestra che tu hai aperto, ritornerà a cchiudersi. Questo deve essere fatto ogni giorno ma, se un giorno non hai tempo di farlo non è una tragedia. Se non sei disposto a fare questo piccolo sacrificio, perlomeno per un certo periodo di tempo, non potrai dire di aver conosciuto che cos'è lo Yoga. Facendolo ogni giorno c'è una trasformazione nel senso che il lavoro che tu hai fatto ieri ti prepara al lavoro di oggi ed il lavoro di oggi farà si che domani riuscirai ad andare ancora più in profondità, sempre più in profondità. Tra un giorno e l'altro il lavoro continua cercando di vivere in un modo diverso, come ti spiegherò, ecco allora che questa diventa una grande azione che tu fai, un'azione risanante che tu fai sulla tua vita e non diventa una curiosità o una moda. La routine, cioè lo schema in cui tu fai le tecniche, può essere quella che fin qui ti ho spiegato. Per esempio al mattino se hai tempo fai i piegamenti, Nadi Sodana Uggiai poi 5 minuti di meditazione. Oppure puoi riuscire a farli la sera o, farne un pò al mattino ed un pò alla sera. Si può anche così, purchè ci sia anche un periodo di ripresa, per esempio se al mattino tu fai i piegamenti ed il Nadi Sodana , la sera fai magari un solo piegamento e magari due o tre Nadi Sodana prima di fare l'Uggiai . Farli al mattino è diverso che farli la sera. Per esempio se lo fai al mattino tu avrai l'effetto benefico di questo Pranhajama per tutta la giornata. Chi non riesce ad alzarsi volentieri al mattino potrà farlo la sera prima di dormire e comunque il giorno dopo avrà un certo effetto, anche se un po’ meno, in ogni caso lo aiuterà a dormire meglio. Quello che vorrei dirti è che quando fai l'Uggiai e la meditazione, se puoi, fa in modo che nessuno ti disturbi, perchè se ciò avverrà ti produrrà un pò di nervosismo infatti sarà come ferire il proprio sistema nervoso. Inoltre, se tu hai una stanzetta dove poter fare questi esercizi cerca di renderla gradevole, di circondarla di cose belle, di una luce che sia nè troppo forte nè il buio totale. Anche se tieni gli occhi chiusi fa che ci sia intorno a te un pò di luce, altrimenti rischi di addormentarti. Questi esercizi non hanno controindicazioni, non creano problemi, hanno effetti benefici. Il fatto che siano benefici ti potrebbe far venire un pensiero e cioè: chissà che facendo semplicemente gli esercizi e basta, tutta la mia vita non si metta a posto, ossia che io non riesca ad eliminare, nevrosi, cose represse, complessi ecc.. No, questi esercizi ti danno la base, la forza di cambiare ma, se nella vita ci devono essere delle cose che vanno risolte, devi essere tu con la tua volontà a risolverle. Quindi le cose avvengono automaticamente fino ad un certo punto, ci vuole anche volontà. Durante il giorno bisogna anche imparare ad usare l'intelligenza, lo Yoga crea l'ambiente ideale. Volendo fare un paragone, fare Yoga e poi affrontare il lavoro con se stessi, è come quando si ha un grosso problema che ci sta tormentando e decidere di andare a fare una passeggiata, essere in un bel posto in mezzo alla natura e far si che questa tranquillità ci aiuti a trovare la soluzione. Chiaramente non è la natura che ci ha dato la soluzione ma, siamo noi che siamo riusciti a pensare in modo più calmo. Ecco che cos'è lo Yoga. Quando pensi alla tua vita potrai riuscire a pensare in modo più chiaro, in modo più limpido e, delle cose che prima non vedevi adesso le vedi nella giusta luce. Quando avviene questa realizzazione, questa è la base per un vero cambiamento. Lo Yoga dunque non è mai una fuga dalla vita, chi fa Yoga combatte la vita con i suoi problemi, non li ignora ma cerca di affrontarli in una situazione di calma, di sicurezza, di salute mentale. Vedremo in seguito come è possibile non solo ottenere una mente calma, una mente che ragiona ma anche trascendere lo stesso ragionamento per arrivare alla pura intuizione. Naturalmente tutto questo potrai capirlo solo con la pratica. Per qualche persona è necessario praticare questi esercizi per dei mesi prima di riuscire a vedere chiaro in tutti i problemi della propria vita. Il fatto è che noi siamo molto condizionati e tali condizionamenti che abbiamo avuto dall'educazione si sono proprio incisi in noi. Molte persone facendo lo Yoga notano che i sogni diventano molto più forti, molto più vivi per cui qualcuno si chiede, è giusto analizzare i propri sogni? Devo interpretare? Io dico che è una cosa quasi impossibile. La natura dell'inconscio è quasi della stessa materia del conscio, è sempre il regno del pensiero. Il nostro scopo non è districare mille problemi ma arrivare alla calma, alla tranquillità, trascendere la mente. Ed è proprio in questa situazione che appare la vita e, vivere la vita è molto più importante che non passare l'esistenza ad analizzare se stessi. Lo Yoga non è la base per analizzare se stessi, certo ci sono dei momenti in cui devi fare un'analisi di una situazione, di ciò che è avvenuto, ma non iniziare adesso ad analizzare tutto, non è possibile questa è un'altra illusione. Ciò che ritengo molto utile è di tanto in tanto soffermarsi a pensare alle cose più contorte più complicate della propria esistenza. All'inizio cerca di recuperare un modo di pensare limpido non governato da un pensiero ossessivo e non governato dalle emozioni, dalle forte emozioni che ti accecano. Devi riuscire a distaccarti dal tutto e, lo Yoga ti aiuta. Osserva la tua vita. Tu hai una mente, riesci a distaccarti dalla mente? Riesci a metterla a riposo? E' un pò difficile. Bene questo è lo Yoga. La mente è importante, essa è lo strumento che tu usi quando lavori, la mente è preziosa ma se è preziosa la mente è anche preziosa l'abilità in certi momenti di metterla a tacere. Così potrai accorgerti che oltre la mente c'è pura coscienza, una coscienza calma, tranquilla. L'importante è riuscire a nutrirsi di questo stato, a provarlo ogni giorno, questo è il nettare di cui abbiamo bisogno. Come il sonno è importante per il corpo, così è indispensabile riuscire a trovare uno stato che sia come un sonno per la mente. Perchè la mente non dorme nemmeno di notte, la mente produce sogni in continuazione. Quando la mente riposa non è che si diventa idioti ma c'è la pura intuizione. Lo Yoga aiuta ad arrivare a questo, gli esercizi spiegati hanno una stretta relazione con questo stato. Com'è possibile? C'è un legame strettissimo tra la mente ed il respiro, agendo sul respiro tu sei riuscito ad agire sulla mente. Gli esercizi spiegati servono a creare equilibrio tra i due emisferi del cervello, con questo equilibrio hai fatto anche i Nadi sodana in cui l'equilibrio è stato proprio aumentato, ed infine l'Uggiai Pranhajama in cui il respiro è stato lungo e lento e ciò è strettamente legato al modo di pensare ed alla velocità dei pensieri. Si scopre che ad ogni respiro c'è un pensiero della mente che si forma e svanisce. Se tu fai Uggiai, in quel momento tu pensi in modo più lento e limpido e, questo modo di pensare si stabilisce poi nella tua mente diventando il tuo modo di pensare usuale. Durante il giorno avvengono delle cose che feriscono il nostro sistema nervoso, abbiamo proprio come dei colpi. Ebbene questo esercizio può arrivare anche a curare queste ferite. Quante volte nella giornata capitano degli avvenimenti che sono degli shock, il Pranhajama può curare queste ferite.

TORNA ALL'INDICE


Manina indica Giù Manina indica Giù Manina indica Giù Manina indica Giù
«PARTE 1»
«PARTE 2»
«PARTE 3»
«PARTE 4»

PARTE2


SECONDA PARTE: IL MANTHRA

In questa seconda lezione parleremo del Mantrha, ossia del valore del puro suono pronunciato a voce alta oppure mentalmente nello Yoga. Apprenderai questa pratica che è abbastanza semplice, poi cercherai di percepirne gli effetti. Nella terza lezione ci sarà il passo successivo, cioè la fusione del Mantrha con il respiro. Cominceremo ora con le vocali, questo è un esercizio che ti sembrerà anche troppo semplice ma, come ti ho detto prima devi cercare di percepirne gli effetti, per renderti conto come anche una cosa così semplice veramente può dare un risultato così chiaro.Ti chiedo di trovare durante la giornata cinque minuti di tempo per fare queste vocali, anche se è corretto farle prima della meditazione. Durante il giorno però, siamo più liberi, abbiamo uno stato d'animo migliore per farle. Queste vocali sono anche l'introduzione in generale ai Mantrha. Si comincia qui con un suono semplicissimo, un suono a cui siamo abituati sin da piccoli, ossia il suono delle vocali. Questi non sono Mantrha strani. Questo metodo fu sviluppato in occidente da secoli ma, le sue origini potrebbero addirittura risalire al tempo degli Egizi. Recentemente un austriaco, Leser Lasariu, morto quasi un secolo fa, scrisse un libro che conteneeva tutti i segreti di queste vocali. La cosa strana è che questo libro non esiste più in quanto gli eredi dell'autore rifiutarono di pubblicarlo, perchè se ne vergognavano giudicandolo una cosa poco seria. Quindi oggi noi lo abbiamo imparato da coloro che ne avevano sentito dire e da discepoli che lo avevano imparato da lui ma, non c'è sui libri. questo Leser Lasario era una persona che ebbe delle malattie e, riuscì a curare le sue malattie proprio con queste vocali. Lui indirizzava questi suoni verso le parti del corpo malate. Noi useremo questo metodo solo per risvegliare in maniera equilibrata le sei parti in cui divideremo la spina dorsale. Questo sarà estremamente importante per arrivare ad una condizione di equilibrio, di cui ti ho già parlato nella prima parte.
Sarebbe opportuno munirsi di una catenina con cento oppure centotto grani, quella che in India si chiama Mala. La si può trovare su qualche bancarella di cose orientali. E' anche possibile fare la catenina per conto proprio, si prendono due rosari, si tolgono le palline e si fa un unico rosario, stando attendi di fare un nodo tra un grano e l'altro. Si può fare di cento, se si hanno delle simpatie per l'Islam, oppure centotto se si hanno delle simpatie per l'India. Quindi tu per cento oppure centotto volte dici la vocale i,/ i,/ i,/ i,/ i,/ i,/ i,/ i,/ Ad ogni i,/ si va avanti di un grano. Questo suono è in realtà un'azione volta a stimolare il centro della testa che inizierà a vibrare. Il centro, ma quale centro? Dal punto di vista anatomico si tratta della ghiandola ipofisi, del terzo ventricolo del cervello oppure di un'altra parte. No, non pensare così, non preoccuparti. Il sesto centro, il sesto Chakra ( Ajna Chakra ) lo senti internamente, non serve che tu dal punto di vista anatomico sappia esattamente quale punto deve vibrare. preoccupati solo di fare questa i,/ i,/ i,/ e di sentire che la parte centrale della testa vibra. Questo può essere fatto anche in piedi e con gli occhi aperti, guardando magari un bel paesaggio. Ti ho parlato di un centro, di un Chakra ma, tu sai cosa sono i Chakra? Non c'è libro di Yoga che non parli dei Chakra, io approfitto di queste vocali anche per introdurti ai Chakra nel caso tu non ne sappia niente. Tu fai una catenina con la vocale i,/ i,/ i,/ i,/ ,/ i,/ e fai vibrare il sesto centro. Poi una catenina con la vocale e,/ e,/ e,/ e,/ e,/ e,/ per far vibrare il quinto centro che è un punto nella spina dorsale che corrisponde alle vertebre cervicali all'altezza del pomo di Adamo. Farai poi un'altra catenina facendo vibrare la vocale a,/ a,/ a, a,/ a,/ a,/ e la farai vibrare in un punto che si trova all'altezza del cuore nella spina dorsale, quarto Chakra Poi ancora un'altra catenina di o,/ o,/ o,/ o,/ o,/ o,/ o,/ una o,/ che sia di tono elevato, all'altezza dell'ombelico sempre nella spina dorsale, questo è il terzo Chakra. Di seguito farai vibrare un'altra o,/ ma questa volta di tono basso, quasi una u,/, in un punto che si trova nella zona dell'osso sacro. Però, un punto che si trovi a metà strada tra il terzo ed il primo Chakra di cui parlerò tra poco e che si trova alla base della spina dorsale, vicino alla zona anale. A metà strada fra questi due c'è la zona sacrale e lì tu devi cercare di sentire il secondo Chakra facendo vibrare questa o,/, di tono basso. L'ultima vocale da far vibrare è la u,/, destinata per il Chakra numero uno, ossia il Muladara, il centro che è proprio la radice, la base del nostro essere. Certamente tu avrai sentito che i Chakra sono sette ma, in realtà quelli che contano sono sei. Il settimo Chakra non è un punto ma uno stato che descriverò nella prossima parte e che corrisponde all'assenza di respiro. E' uno stato che non è situato nel corpo, per questo si chiama il loto dai mille petali( mille nel senso di infinito. Non è corretto dire che è situato sopra la testa.
L'esercizio consiste dunque in sei catenine, una per ogni centro si tratta di cantare queste vocali chiaramente non con una sola espirazione, ci si può interrompere tutte le volte che si vuole per prendere fiato. Dopo aver fatto questo esercizio avrai fatto vibrare l'energia, la tua coscienza dal sesto già fino al primo Chakra, distribuendo questa energia, questa coscienza in modo uniforme nella spina dorsale. Se tu hai tempo e se ti piace, potresti fare una risalita, rifare cioè una catenina per il primo Chakra, poi per il secondo e così via. La serenità che questo esercizio ti da la puoi percepire già con questi cinque minuti di pratica. Alcune volte lo stato di serenità si fa percepire dopo due ore. Perchè questo esercizio funziona? Funziona perchè l'energia è stata distribuita in maniera equilibrata lungo tutta la spina dorsale, questo corrisponde ad un qualcosa di sottile, ad un riequilibrio dell'intero cervello. Queste sei parti della spina dorsale infatti, sono collegate con il cervello, sono come degli interruttori di zone del cervello. Lavorando su queste zone, si fa un'azione sul cervello stesso. Su ogni libro di Yoga sono spiegati i Chakra, ma lì vi sono molte cose che non hanno base scientifica. Non ti invito infatti a studiare tutte le cose fantastiche che sono dette sui chakra, gli autori hanno l'abitudine di copiare un libro dall'altro e, tutti quanti si basano sui testi antichi. Testi complicatissimi in cui in ogni Chakra vi sono dentro varie divinità, vari mantrha , ogni chakra ha dei poteri, tutte cose queste che intanto non puoi sperimentare e poi anche la pura conoscenza intellettuale non ha alcun valore, non ti serve perdere tempo su queste cose. Quello che io ti ho detto, ossia che l'energia si distribuisce uniformemente nella spina dorsale e che ciò corrisponde anche a qualcosa che avviene nel cervello, credo che possa bastare. Mentre fai le vocali però, falle con rispetto , non solo per far passare il tempo. Capisci che tu vuoi che con ogni vocale una certa zona della spina dorsale vibri, venga attivata, vuoi sentire quella parte. Questo è importante, perchè avviene un risveglio anche dei plessi nervosi che sono vicini a quelle zone , anche le ghiandole endocrine ne vengono stimolate in tal modo. Lo Yoga infatti si potrebbe anche dimostrare tutto quanto su di una base medica, ossia quello che avviene nello Yoga avviene sì nella mente, in un'azione che tu fai sulla mente ma, di riflesso, qualcosa avviene anche nel corpo. Il lavoro che tu fai è un lavoro fatto con la tua coscienza ma, a un risultato anche fisico, questo è possibile se ogni vocale viene fatta con un certo rispetto ed usando quella attenzione che deve avere. Non ti parlo di concentrazione precisa su di un punto, il fatto che tu faccia cento volte la i, i, i, i, i, non può essere una concentrazione puntiforme, altrimenti ti avrei detto di fare una i,/ unica e prolungata, ma in tal caso la mente si annoia e scappa. C'è qualche persona a cui in passato è venuta un'idea folle, quella di fare le vocali solo dei Chakra elevati, per elevarsi lui stesso. La persona idiota che fa questo ragionamento è fuori con la testa e farà quelle cose che possono coltivare la sua malattia, chi è fuori con la testa ha dei Chakra elevati che già funzionano molto Di più di quello che dovrebbero funzionare. Quella persona ha bisogno di radicarsi al suolo, di porre le radici, di trovare la possibilità per una vita sana e quindi deve, semmai lavorare con i Chakra bassi. La migliore soluzione è sempre però quella di lavorare con tutti i Chakra in maniera equilibrata. Fare l'esercizio delle vocali all'aperto è il massimo, perchè succede che mentre lo fai cominci a guardare le cose e le vedi che ti cambiano, le vedi in modo diverso, ti sembrano attorno le cose più belle, anche se è una giornata di pioggia ti sembra più bella. Cerca di stare più che puoi a contatto con la natura, essa è equilibrio e ti spiega, se riesci a capire. E' la vita frenetica di ogni giorno che ci porta lontano dalla natura, dalla naturalezza, ci porta nelle complicazioni.
E' anche possibile una variante all'esercizio. Dopo aver fatto vibrare i sei punti di cui ti ho parlato e limitarti ad essi, puoi estendere il campo ossia la tua sensazione a ciò che circonda quei punti, in questo modo. Mentre fai le vocali i,/ i,/ i,/ i,/ cerca di sentire come un movimento a spirale che parte da questo punto e che poi da lì si allarga prendendo poi ad esempio dentro tutta la testa. Quando farai la e, e, e, e, e, senti che prende dentro tutto il collo. Con la a, a, a, a, a, tutto il torace, ma ciò solo quando avrai imparato bene l'esercizio. Questo serve a tante cose.Si è scoperto per esempio che esistono dei centri spirituali sottili che sono vicino ai Chakra d cui abbiamo parlato, facendo l'esercizio spiegato prima potrai farli vibrare. Inoltre l'energia che c'è nella spina dorsale si distribuisce uniformemente in queste zone. Quindi questo esercizio ha uno scopo mentale ed uno fisico. Avendo capito bene questo esercizio, i piegamenti spiegati nella prima parte si possono ora modificare, dedicando ciascun piegamento ad un Chakra diverso. Questo significa fare sei piegamenti, magari un pò più veloci, ognuno che và ad attivare una parte diversa della spina dorsale.Ogni piegamento và iniziato con una inalazione, durante questa inalazione quindi, prova ad essere consapevole del sesto centro ed immagina che si sollevi in alto, che si sposti in alto con l'inalazione e che vada fin sopra la testa. E' l'immaginazione ma, non dovrebbe essere troppo difficile sentire che cosa avviene. Appena finita l'inalazione tu fai il piegamento come già spiegato nella prima parte, ed, al termine quando dovrai esalare, immagina che ciò che sta sopra la testa venga già rientrando nel sesto centro. Con l'inalazione tu hai portato il centro sopra la testa, con l'esalazione invece, riporti il centro nella sua sede. Questo con il primo piegamento.Durante l'inalazione del secondo piegamento, immaginerai di prendere il quinto centro e di portarlo al di sopra della testa, esiste ora solo il quinto centro da portare sopra la testa, gli altri centri in questo momento non devono esistere. Con l'esalazione il quinto centro viene riportato nella sua sede E così continuando sarà la volta del quarto centro, poi del terzo e così via. Ogni piegamento ti dà una possibilità, quella di diventare consapevole di un centro ma, non è solo questo. C'è anche una cosa nuova, sei consapevole del centro ma, dovresti riuscire a sentire che come collegato col respiro c'è la possibilità di creare un movimento di energia e che durante l'inspirazione questa energia sale per discendere poi durante l'espirazione. Vedrai che con il tempo ciò diventerà una reale esperienza. Con l'inalazione tu vuoi andare sopra il tuo corpo, cioè questo è anche un simbolo di voler andare oltre la mente. Con l'esalazione invece, tu inviti ciò che sta sopra di te, cioè oltre la mente, il regno della pura intuizione, della pura coscienza, lo inviti quasi a venire giù, a prendere possesso di una parte del tuo corpo, giù giù fino a portarlo con l'ultimo piegamento attraverso la spina dorsale fino al Muladara, il centro numero uno. Questo è il significato sottile di questi piegamenti, ed ecco perchè diventano un esercizio veramente bello ed anche il motivo per cui dopo averli fatti, si sente il risultato. Imparando i piegamenti in questo modo, puoi decidere se fare le vocali prima dei piegamenti, può essere possibile, in quanto con le vocali si risvegliano i punti e con i piegamenti si risvegliano ancora di più. Se tu fai le vocali prima dei piegamenti, vuol dire che sei già sceso fino all'ultimo Chakra e, da lì, puoi inìziare i piegamenti partendo dal primo Chakra Muladara fino a salire al sesto Chakra. L'importante è che ogni centro sia stato portato sù , che ogni centro sia stato toccato, quindi in un perfetto equilibrio. Dopo i piegamenti puoi fare il Nadi Sodana, l'uggiai e ti accorgerai come diventeranno più belli.

SECONDA PARTE: ESERCIZIO GIAPA, LA PRATICA DEL MANTRHA INSEGNATA IN INDIA

Si tratta di una pratica che tu potrai fare durante il giorno, anche quando vai a lavorare. Se infatti fai un lavoro abbastanza calmo, abbastanza meccanico, puoi anche farlo. Così facendo potresti arrivare a casa la sera con la mente già riposata, e poi se fai un Pranhayama allora vedrai gli effetti di questa tecnica. Ti propongo questo mantrha: sri ram, gey ram, gey gey ram, om. La parola Om, può anche essere non pronunciata. Nel Mantrha ciò che conta è la vibrazione, il suono , questo sri ram, gey ram, gey gey ram, om, crea un senso di forza e gioia, è un qualcosa che ti dà forza ed anche coraggio per realizzare quello che ti proponi di realizzare, cioè riuscire ad andare oltre i pensieri. sri ram, gey ram , gey gey ram, om, In passato ho insegnato vari Mantrha a varie persone ma, tutti mi hanno detto che questo era il migliore. Se tu hai già un tuo mantrha puoi usare benissimo quello. Questo mantrha è come un'arma con la quale puoi veramente creare lo stato di silenzio mentale, questo mantrha è dolce e forte nello stesso tempo. sri ram, gey ram, gey gey ram, om, non c'è problema di concentrarsi su qualcosa, nè di tenere lontani i pensieri no, il mantrha pensa lui a fare questo. Mentre vai avanti nel mantrha tu noterai che ti viene la tendenza a mettere a posto gli oggetti che sono nella stanza. E' normale, è irresistibile, ciò perchè questo mantrha crea ordine dentro di te e lo stesso ordine tu vorrai vederlo anche fuori di te.Una catenina di questo mantrha ( 100 oppure 108 ) può durare da tre a sei, sette minuti, dipende naturalmente dalla lentezza e dalla dolcezza con la quale lo canti. Qui è importante gioire subito di questa vibrazione, il mantrha diventa quasi una sostanza che ti circonda, che prende dentro la stanza e poi si dirada sempre di più. Se tu farai questo mantrha mentalmente ad esempio mentre alcune persone stanno baruffando, noterai che dopo un pò esse si calmeranno, non è un miracolo, è una cosa spiegabilissima. Questo mantrha fu praticato da Swami Ramdas , c'è un bellissimo libro intitolato "In cerca di Dio" pubblicato dalla casa editrice Vidiananda un pò difficile da trovare ma esiste nel catalogo Ananda Assisi. Altro libro molto interessante è: "I racconti di un pellegrino russo" di un autore anonimo, pubblicato dalla Rusconi o anche dalla casa editrice il Punto D'Incontro. Tornando al mantrha, io ti consiglio di fare una catenina, poi di continuare magari ancora un pò mentalmente. Una cosa meravigliosa è poter fare il mantrha durante una passeggiata, mentre cammini tu cominci a sentire come se tu fossi circondato da una corazza di pace che nulla può turbare, e cominci a vedere le cose che ti stanno intorno, le vedi più belle. Prima tu non vedevi tante cose perchè c'era l'ossessione dei pensieri, ora nella mente invece c'è un suono, un suono puro. E' solo in questo modo che si inizia a percepire la calma. Molte persone praticano questo mantrha ed hanno detto che esso riesce a calmare la mente perchè ha in se una forza enorme per mettere in ordine le cose della tua vita e darti la forza di distruggere alla base quelle cose complicate, dannose che l'educazione, la civiltà, la stessa tua volontà ha posto nella mente e che ti stanno rovinando la stessa vita. Questo mantrha mette a posto le cose, può farlo. Mentre fai il mantra ti verranno su anche ricordi di cose passate, ti verranno su in un modo molto dolce, come se tu per la prima volta riuscissi a capirle, a comprendere che valore avevano a quel tempo.Questo mantrha ha in sè una forza positiva che scende come un martello pneumatico nell'inconscio, e può mettere a posto delle cose, purchè poi tu non faccia nella vita gli stessi errori. Questo mantrha ha la forza di proteggere la mente da sè stessa, una forza di risanare la mente. Esso è un'azione lenta ed inesorabile che riesce a spezzare i condizionamenti, eppure sembra un'attività banale, quasi stupida. Però sin dai primi giorni in cui lo farai, tu vedrai che quando siedi a meditare alla fine dell'Uggiai, il respiro si calmerà molto molto di più. Se tu passi una giornata intera studiando libri spirituali, avrai lo stesso effetto che se passi una giornata facendo GiapaE' molto più importante fare che leggere, e per quanto riguarda il giapa non vi sono scuse, puoi farlo infatti, in autobus, in treno, mentre lavori (chiaramente intendo mentalmente). Se tu lo fai a voce alta, ti si imprime molto di più nella mente, tanto che poi senza nessuna fatica può continuare ad andare avanti automaticamente anche per delle ore, ed è come se tu lo facessi consapevolmente. L'effetto è garantito, ecco perchè ti consiglio sempre di iniziarlo a voce alta e, mentre lo fai, tu vedrai che i pensieri certamente ci sono, vengono avanti, però, tutto quanto avviene in un modo più calmo. La mente non si stanca come prima. Nel silenzio mentale perfetto, che ti insegnerà come raggiungere, la mente veramente troverà riposo completo, la m nte si ricaricherà. Ma qui, già durante la giornata la mente non si consuma come fa di solito, questo suono: sri ram, gey ram gey gey ram, om porta calma nella tua mente, in una mente che durante il giorno riceve continui stimoli positivi e negativi, questo mantrha mette a posto le cose. Avrai la sensazione che puoi farcela a sollevarti al di sopra della mente, cosa che senza mantrha non è impossibile ma, è veramente difficile.
Mantrha è un termine Sanscrito, formato da man e tra. Man vuol dire mente e tra vuol dire proteggere. Mantrha quindi è colui che protegge la mente, che guarisce la mente. Alcuni traducono tra, come in senso di espansione ossia che espande la mente ma, è più corretto dire che protegge la mente. Proprio per questo in India usano il mantrha in tutti quei momenti in cui la mente non serve, se ad esempio devo risolvere un problema di matematica, è chiaro che devo concentrarmi al massimo sul problema, e che quindi non posso fare il mantrha. Immaginiamo che una persona venga a trovarti e che sia molto agitata,tu parli con quella persona ma, tra un tuo intervento e l'altro, possono passare dei minuti, in quel momento tu puoi fare mantra, senza che quella persona se ne accorga. Vedrai come quella persona si calma sempre di più, esprimendosi in modo da mostrarti veramente qual'è il problema. Questa è un'applicazione ma, di sicuro, la più bella sorpresa sarà cosa avviene in te dopo la pratica dell'Uggiai. Ossia, se tu durante il giorno fai il mantrha, quando poi vai a meditare alla fine di essa, in quel momento capirai che cosa di meraviglioso ha creato il Giapa. La spiegazione di ciò è molto semplice. Il fatto è che nella vita noi abbiamo delle ferite nella nostra mente, (come già accennato precedentemente) e, quando queste ferite vengono curate, restano però le cicatrici. Cioè se per esempio c'è stata una cosa che ci ha fatto arrabbiare, quando questa rabbia sarà passata, lascerà comunque un effetto sottilissimo, che io chiamo cicatrice. Quindi anche se tutta la rabbia ti è passata, o la preoccupazione è sparita, comunque quando vai a meditare, quando cerchi di andare in profondità, ad un certo punto c'è un limite che non riesci a valicare. Perchè questo? Perchè c'è qualcosa che rimane, come un residuo, come una specie di rumore di fondo, ossia le cicatrici . Il mantrha ha il valore di curare di lenire queste cicatrici.Qualche persona che ha voluto nella vita fare solo pranhayama, non è mai riuscita ad andare in progond tà perchè c'era questo ostacolo. Quando, per curiosità, per fortuna o non so per quale altro motivo, ha deciso di fare anche il mantrha, solo allora facendo il Pranhayama ha scoperto che poteva raggiungere una profondità mai immaginata prima. E' possibile che questo mantrha ti faccia raccogliere i frutti che tu in queste settimane hai seminato, con l'esercizio che ti ho insegnato. sri ram, gey ram, gey gey ram, om, ed ad un certo punto la calma, la calma, la calma profonda, la calma perfetta, la tua mente diventa come un cielo limpido senza nuvole, questa è l'immagine del silenzio mentale come l'ha data Sri Aurobindo. Lui diceva, immaginate un cielo limpido senza nubi ed uno stormo di uccelli che passa (ossia i pensieri). Loro passano, non turbano l'aria, l'aria rimane lì, tutto rimane come prima. Così è la mente di chi ha realizzato il silenzio mentale. Cosa significa? Significa che, se adesso in questo momento viene un pensiero, ad esempio cosa farò domani? Tale pensiero viene, c'è la presa di coscienza, c'è l'idea di cosa farai domani, quindi una risposta, poi il pensiero se ne va e nulla cambia, non avviene il minimo mutamento, non c'è la minima agitazione. Con la pratica del Giapa, il silenzio mentale, la calma diventa stabile. Considera che potresti trovare la ripetizione dello stesso mantrha noiosa, addirittura nei prossimi giorni ti può venire l'idea che si tratti di una pratica stupida, una pratica che può intontire una persona, come anch'io pensai a suo tempo. Decisi però, di proseguire lo stesso per andare a vedere cosa si nasconde in questo mantrha tanto decantato in India. Ed ho scoperto che la mente riposa ma appare l'intuizione quindi, non si può dire che sia una pratica che porta all'intontimento. Sarebbe come dire che l'andare a dormire possa intontire la mente, la mente trova riposo. Ti esorto quindi a superare questi dubbi ed a fare questa pratica per lo meno una settimana, prima di dire che non fa niente. Suppongo e mi auguro che tu un giorno impari delle forme di Yoga più evolute come ad esempio il Kriya Yoga che per sua natura è ciò che di più elevato sia mai stato insegnato all'umanità. E' una tecnica concepita in modo tale, che ti può portare facilmente nello stato di silenzio mentale perfetto. Se tu in quei giorni ti ricorderai di ciò che ti sto dicendo oggi, ti ricorderai del mantrha, del Giapa e vorrai così per curiosità vedere cosa succede praticandolo durante la giornata, ti accorgerai di sicuro che, anche il Kriya Yoga che fai, diventerà più facile, più bello, più efficace, porterà degli effetti dei risultati molto più chiari che non prima. Spero che tu possa fare questa pratica che fin qui ti ho insegnato senza tanta fatica, sentendo che essa porterà serenità nel grigiore delle cose più banali di ogni giorno (per grigiore intendo ad esempio il lavoro in una fabbrica, in officina, fare ogni giorno lo stesso lavoro ripetitivo ecc.) Parlando del Giapa abbiamo toccato dei punti profondi dello Yoga. Adesso per te qualcosa è diventata più chiara, spero tu abbia capito un pò di più di che cosa sia lo Yoga.
Mi chiedo che valore abbiano le distinzioni che qualcuno fa dello Yoga, come ad esempio Ata Yoga, raja Yoga, Mantrha Yoga, Bacthi Yoga, Karma Yoga ecc... Il problema è la mente umana, se tu riesci ad andare oltre la mente, quello Yoga, se non riesci tu hai una finzione, una recita. Spesso sento dire, io faccio Bacthi Yoga. Allora chiedo e cioè? Ossia sviluppo solo la devozione. Ma, io mi chiedo, se la mente è scassata, quando la mente è a pezzi ma, che devozione vuoi sviluppare da te stesso? Ma cosa tiri fuori se non il profumo del tuo delirio. Qualche altro può dire, io faccio lo Jana Yoga, lo Yoga della saggezza, ossia leggo passando così le giornate e le notti. La mia domanda anche in questo caso è sempre la stessa. Ma se la tua mente è scassata, agitata, ma che saggezza vuoi tirare fuori? Se non la ripetizione di concetti che saprai anche ripetere, ma dei quali non hai capito niente. Altri ancora dicono, io faccio il Karma Yoga, ossia lavoro ma non mi preoccupo dei frutti dell'azione. Ed ancora io mi chiedo, ma se la tua mente è scassata, se la tua mente è la mente di ogni essere umano, quando qualcuno viene a toccare i tuoi interessi, oppure a toccare i confini della tua casa, allora tu reagirai come una belva. Dov'è allora in quel momento il Karma Yoga? Dov'è la tua serenità? Quante sciocchezze si dicono in nome della cultura, per far vedere che sappiamo pronunciare i termini indiani. Lo Yoga è una cosa soltanto, è la mente che si calma. E, per arrivare a questo noi usiamo più mezzi e li fondiamo insieme, proprio perchè è difficile arrivare al di sopra della mente e quindi abbiamo bisogno di più cose e le fondiamo insieme. Preparati dunque, nella terza parte, a fare un deciso passo in avanti perchè lì fonderai in maniera meravigliosa il Pranhayama con il Mantrha.

TORNA ALL'INDICE


Manina indica Giù Manina indica Giù Manina indica Giù Manina indica Giù
«PARTE 1»
«PARTE 2»
«PARTE 3»
«PARTE 4»

TERZA PARTE


TERZA PARTE: ESERCIZIO AGIAPA GIAPA

In questa terza lezione noi fonderemo Pranhayama con mantrha, ottenendo quindi il sesto esercizio. Nella prima parte hai imparato tre esercizi, due nella seconda e qui, imparerai il sesto esercizio che prende il nome di Agiapa Giapa. Giapa vuol dire che c'è un mantrha, Agiapa invece, vuol dire che è spontaneo. Il mantrha connaturato con il respiro, il mantrha spontaneo del respiro.Questo è un metodo molto antico, non è un metodo inventato recentemente da qualcuno, oppure un metodo segreto che non si può spiegare no, esso esiste sull'Eupanishad, quindi sui testi sacri dell'India. Vediamo di renderci conto ora come mai ci può essere un mantrha spontaneo nel respiro, quindi un mantrha adatto più di ogni altro ad essere fuso con il respiro. Qui ti insegnerò a percepirlo. Quindi tu adesso non andrai ad imparare un nuovo mantrha o, usare i mantrha che hai già imparato ma, cercherai di sentire nel tuo stesso respiro un suono particolare, un mantrha particolare in modo tale che tu con questo esercizio, con questa tecnica, ascolti il tuo stesso respiro.
Tu adesso prova respirando attraverso il naso, ad ascoltare se il respiro che entra, ha un particolare suono. Molto dolcemente prova a fare alcune inalazioni, se tu fai una inspirazione calma, sottile, tranquilla, tu associ senz'altro una s a questo suono. Ora prova a fare alcune esalazioni e, anche questa volta, a cercare di sentire che suono produce la tua esalazione. Esalando, sentirai come una specie di h, come un hum,.Quindi una s, nell'inalazione, ed una specie di h, nell'esalazione. Gli antichi hanno detto che il suono so, ham, il primo nell'inalazione il secondo nell'esalazione. Da adesso sarà questo suono so, ham, che cercheremo di percepire nel respiro, questo ci aiuterà a calmare la mente ancora di più di quanto non siano riusciti gli esercizi precedenti. Sperimenteremo quindi, come il respiro si calma, quasi a scomparire. Vedremo poi come qualche volta, in certi livelli profondi della meditazione, il suono è come capovolto, ossia ti verrà più facile dire ham, nella inalazione e so, nella esalazione. Questa è però una cosa che tu sperimenterai più avanti per conto tuo. Tu fai Uggiai, quindi un respiro lungo, prova, e durante tutto questo respiro lungo, cerca di sentire so, una so lunga sssoooooo nell'inalazione e, una lunga haaaaammmm nell'esalazione. Quindi adesso fai l'Uggiai che è Pranhayama con un mantrha, so, ham, ora che le due cose sono fuse insieme, proverò a descriverti cosa succede. Tu farai dodici o ventiquattro respiri in questo modo, questa è solo la prima parte, solo per cominciare. Vediamo adesso cosa succede. Vai avanti in questo modo, una lunga respirazione in cui il suono del respiro si sente anche nella gola. Tutta la tua mente è portata a percepire, non tanto a concentrarsi su am, proprio a percepire, ad aderire a questo suono, a questo so, am. Questa è la prima parte dell'esercizio. Quindi respiro lungo, c'è dentro tutto il potere dell'Uggiai, potere che tu hai costruito nelle precedenti settimane di lavoro ma, c'è anche qualcosa di più. Vediamo ora cosa avviene adesso. Prova adesso a non guidare il respiro, lascialo fruire liberamente, immediatamente in tal modo il respiro diventa più breve. Noterai che ti viene spontaneo fare l'inalazione fino ad un certo livello e poi subito l'espirazione, come una specie di sospiro. Adesso tu lo osservi e sempre accompagni l'inalazione con so e l'esalazione con am. Osserva questo respiro, come quando inali il respiro entra attraverso il naso, attraverso le due narici per unirsi poi nel punto dietro le sopracciglia, scendere giù nella trachea e poi, quando esce da un unico flusso diventa due. Cerca di seguire tutto il percorso del respiro, in questo momento esso è naturale, non è controllato, continua a farlo per un pò. Cosa dovrebbe succedere a questo punto? La mente potrebbe andare per suo conto, potresti cominciare a pensare ad altre cose, ciò avviene senz'altro se tu stai creando un ritmo al canto di so, ham. Se tu crei un ritmo la mente dopo un pò se ne va per conto suo, sei completamente distratto, ciò perchè la mente si annoia, non resiste neanche per un minuto. Per riuscire ad andare avanti, per riuscire ad andare in profondità, dobbiamo ora fare una cosa nuova. Siamo giunti ora al terzo punto, prima c'era l'Uggiai, poi il respiro è diventato libero ma adesso, dopo pochi respiri, già c'è una cosa nuova ed importantissima. Quale cosa? Cosa avviene se tu non crei un ritmo? Se tu crei un ritmo, pensi che il respiro sia libero? No, il respiro segue il ritmo. Alcuni, sbagliando totalmente, quando spiegano questa tecnica, invitano a riportare sul respiro la mente che divaga. Questa è una mera illusione, perchè dovresti riportarla mille volte, tanto che alla fine ti provocherebbe solo nervosismo. Io ti dico che se la mente divaga, è perchè tu non hai permesso che quando il respiro è fuori rimanga fuori tanto quanto vuole rimanere fuori. Cosa significa? Tu hai fatto so, ham, e chiaramente dopo aver fatto ham, proprio per il fatto che prima tu hai fatto l'Uggiai, proprio per il fatto che stai usando il mantrha, è cosa comunissima che il respiro rimanga fermo per alcuni istanti. E' un fatto umano e scientifico. Quando tu fai questo esercizio, dopo aver fatto i piegamenti, il Nadi Sodana, arrivi in quest'ultimo momento della pratica, indubbiamente molto calmo, quindi non c'è bisogno di respirare molto. Farai so , ham , e per alcuni istanti il respiro si ferma. Qui nasce il grande miracolo, questa è la cosa fondamentale, il terzo punto da ricordare. In questo momento non c'è nulla, allora avviene qualcosa di meraviglioso in questa pausa. Infatti, succede che i pensieri si fermano, il pensiero si apre proprio come quando in un cielo annuvolato si apre uno spazio di azzurro. Allora tu quella pausa la trattieni, non il trattenimento classico in cui tu tieni il respiro un tot di secondi ma, la trattieni anche solo qualche istante, per inalare poi non appena senti la necessità di farlo. Quando tu entri nel giusto equilibrio, quando lasci che la pausa esista, senza esagerare nella pausa stessa, senza stare troppo con il respiro fuori, ecco che dopo ogni esalazione c'è una pausa. Noterai poi che queste pause tendono ad aumentare in durata, magari di poco forse anche solo qualche frazione di secondo, però ciò avviene. Questo era il terzo punto ma, c'è anche un'altra cosa che può avvenire, solo se tu permetti che avvenga. Che cosa? Esaminiamo un pò la respirazione che stai facendo. Tu fai so, ham e dopo ogni ham, ossia dopo ogni esalazione, ti fermi per una pausa. Ma per quale motivo non ti fermi mai dopo il so, ossia dopo l'inalazione? La risposta è semplicissima, tu non ti fermi dopo l'inalazione perchè quando hai inalato,i tuoi polmoni che assomigliano ad una cassa elastica, si sono dilatati e quindi, subito dopo l'inalazione questa elasticità butta fuori il respiro. Se tu con la tua volontà non permetti che il respiro si possa fermare anche dopo l'inalazione, esso non si fermerà mai. Prova adesso con la forza di volontà a voler gioire per qualche istante della calma del respiro, quindi di quella pausa di cui abbiamo parlato prima, anche dopo l'inalazione. Se tu fai in modo che la pausa dopo il so, sia troppo lunga, quando fai ham, il respiro non rimane fuori ma ti viene subito da inalare di nuovo anzi, di fare una lunga inalazione quasi per recuperare ossigeno. E' normale che all'inizio, prima di trovare il giusto mezzo, il giusto atteggiamento, si sbaglia, andando dal niente al troppo nelle pause. Bisogna trovare il giusto mezzo dove c'è una breve pausa dopo l'inalazione, ed una breve pausa dopo l'esalazione. Andando avanti ciò non comporta una maggiore necessità di respirare ma, il respiro si calma sempre di più. Questo è il quarto punto, il quarto segreto. Tu hai vinto la tendenza del ritmo ma, hai anche vinto il fatto dell'elasticità dei polmoni. Vincendo entrambe le cose hai usato la forza di volontà, non è stato veramente un respiro libero, hai condizionato la tua attenzione per condizionare un pò il corso del respiro, però arrivi in questo modo ad ottenere uno stato di respiro libero.La tecnica o la si fa correttamente, o è meglio non farla proprio.
Dopo aver fatto l'Uggiai, per ricaricare d'ossigeno il corpo e per stabilire chiaramente il mantrha so, ham, nella mente ed affinchè tutto l'essere risuoni del so, ham, bisogna lasciare il respiro libero. Lasciare il respiro libero vuol dire vincere il ritmo e l'elasticità della cassa toracica, solo in tal modo le pause esistono e poi si dilatano in modo che l'esercizio diventa sempre più bello. A cosa conduce questo esercizio? Il solo fatto che questi spazi tra due respiri esistono, vuol dire che esistono anche nella tua mente e che quindi i pensieri si fermano. Qui tu gusti, forse per la prima volta, cos'è la non mente, cosa vuol dire vivere fuori da essa. Questo puoi portarlo avanti per cinque, dieci minuti, tutto l'esercizio dalla seconda parte in poi, ossia dopo l'Uggiai dovrebbe durare dai cinque ai venti minuti, questa è la meditazione vera e propria. L'esercizio si finisce aprendo gli occhi lentamente, guardando senza guardare, senza posare l'occhio su niente di preciso, continuando così a sentire la calma interiore mentre gli occhi sono aperti. Dopo dolcemente ti alzi per fare ciò che devi fare, la meditazione è finita. Hai finalmente conosciuto l'unica cosa che realmente merita di essere conosciuta, tutta la vita tu sei stato dentro la mente, nel regno della mente, dei tuoi pensieri, dei tuoi ragionamenti, delle tue illusioni, dei tuoi condizionamenti, dei tuoi deliri, della tua paranoia, ed adesso finalmente la mente si è fermata, in queste pause tu non pensi niente pur essendo cosciente. Ciò è paradossale, sei cosciente, sai che esisti, però non c'è un pensiero, questa è la cosa meravigliosa, questa è la meditazione. Questo è un punto di arrivo in cui il lavoro fatto nelle due lezioni precedenti, si fonde, tu qui puoi conoscere lo stato oltre la mente. La routine di meditazione non dovrebbe cambiare da quella che già stai seguendo quindi,i piegamenti, Nadi Sodana, Uggiai. A questo punto puoi decidere se fare tutto l'Uggiai usando il so, ham, come ti consiglio, o se per qualche motivo vuoi fare qualche Uggiai libero come avevi già imparato fin ora. In ogni caso già nell'Uggiai inizierai ad introdurre il so, ham. Ciò che si fa dopo l'Uggiai, si chiama Agiapa giapa, quello che si fa prima è solo preparazione. Nella prima parte ti dicevo, rimani lì e senti l'effetto benefico dell'esercizio ora invece, ti ho dato qualcosa di preciso da fare che và ad approfondire quello stato che tu hai già conosciuto, ossia quello stato di gioire della calma che c'è in noi. Questa calma diviene più profonda perchè il respiro si ferma molto di più. Questo puoi conoscerlo una volta al giorno, tutti i giorni. A questo punto viene spontanea una domanda, se questo mantrha è così bello, perchè non posso farlo tutto il giorno? Cioè, durante il giorno come ho imparato a fare con il Giapa? Perchè quando vado a lavorare invece di dire sri ram , gey ram, gey gey ram , om, non posso invece dire so, ham, so, ham? Il fatto è che questo mantrha è specifico per calmare il respiro. Quando lavoro il respiro non può essere calmo, certo se sono seduto in treno, allora si, ma in tal caso è come se tu stessi meditando. Le cose che noi facciamo lavorando fanno sì che il respiro non si calmi, non è possibile, quindi in questo caso conviene usare il mantrha sri ram, gey ram, gey gey ram om, Quello che dovrebbe avvenire è che ad un certo punto il so, ham, scompare e si entra in uno stato in cui non c'è niente, non c'è nè il respiro, nè i pensieri e questo è veramente la meta dello Yoga, questo è la coscienza pura.
Se durante il giorno farai giapa, avverrà che le pause di cui abbiamo parlato saranno percepite da te non solo molto prima ma, queste stesse pause si dilateranno ed il respiro rimane per lungo tempo fuori. Potrebbe anche capitare che il respiro che è breve, diventa così breve quasi come un palpito.Ad un certo punto tu ragionando dirai, sicuramente il mio corpo sta respirando, infatti è impossibile che non respiri, ma non me ne acorgo. Mi sembra di essere libero dal respiro. Perchè capita questo? Perchè come già detto, il Giapa fa sì che anche le cicatrici, le ferite della vita scompaiano, e quando tu ti mettti a meditare, veramente la mente è in uno stato naturale, questo è il segreto del Giapa. Ecco perchè se tu durante il giorno fai Giapa, tu semini per poi raccogliere quando farai questa tecnica. Il risultato ha veramente dell'incredibile, ti riempirà di entusiasmo e di gioia pura. PENSARE IN UN ALTRO MODO E VIVERE SECONDO LO YOGA Dopo aver imparato l'ultima tecnica, bisogna cominciare a pensare ed a vivere in un altro modo. Vedere la realtà della mente, del pensiero, ciò per non rovinare tutto con la vita. Questo quindi è un discorso teorico, potrebbe sembrare filosofia, ma non lo è. Questo è un discorso molto serio perchè riguarda noi stessi. Vorrei chiederti adesso se tu sei disposto a seguirmi in una fatica, perchè è proprio faticoso riuscire a non continuare a pensare sempre nello stesso modo, a fermarsi ed ad aprire gli occhi a vedere qual'è la realtà della nostra condizione umana. Ti chiedo adesso di riflettere per poi finire la riflessione in un momento di calma della tua giornata. Lo scopo è quello di riuscire, in un certo tempo, a liberarsi da tutti i condizionamenti a cui siamo stati sottoposti dall'infanzia. Questo è il più grande lavoro che adesso tu puoi fare. La tendenza generale delle persone è quella di leggere tanti libri, comprare tutto ciò che riguarda l'India, io ritengo che le cose che contano veramente sono il lavoro che tu fai per conto tuo, la tua presa di consapevolezza, quello che realizzi da te soprattutto nel campo che più ci riguarda. Poniamoci una domanda e cerchiamo di dare una risposta con sincerità. Per quale motivo hai iniziato a fare Yoga? Perchè avevi qualche problema, e da cosa deriva questo problema? Deriva dal male che il tuo pensiero ha fatto alla tua stessa mente, dai condizionamenti a cui sei stato sottoposto fin dalla prima infanzia, questa è l'origine di tutti i nostri problemi. Il pensiero umano per molte persone è tutto, è la cosa più nobile dell'essere umano, la cosa che ci distingue dagli animali, la cosa che rappresenta proprio il massimo. Il pensiero ha prodotto il progresso tecnologico che avrebbe dovuto migliorare la qualità della vita, forse c'è riuscito. Quando noi lavoriamo, usiamo il pensiero, nessuno dice che si deve vivere senza pensiero. La vita però, non è fatta solo di lavoro. C'è qualcos'altro che è la parte più importante in cui il pensiero non deve entrarci più niente. Per capire questo chiediamoci, qual'è la natura del pensiero? Se tu rifletti ti accorgi che il pensiero è strettamente legato alla memoria, cio se tu per ipotesi assurda tagliassi fuori tutta la memoria, non riusciresti ad avere il minimo pensiero. Il pensiero è qualcosa che lavora macinando continuamente i ricordi, ossia quello che è vecchio. Per sua natura quindi il pensiero non potrà mai incontrare il nuovo, l'esperienza della vita, l'esperienza attuale. Quando nella vita incontri o una persona nuova, o una persona che hai già conosciuto però in quel momento è nuova, ogni volta che vai in un posto nuovo, ogni volta che ritorni in un posto in cui eri già stato e lo trovi nuovo, in quel momento il pensiero non c'entra niente in quel momento il pensiero deve essere messo da parte. Devi essere in quel momento, morto al passato, morto alla memoria, solo così potrai incontrare il nuovo. Supponiamo che tu incontri una persona che ti viene presentata in quel momento, riesci ad evitare di paragonarla a chi già conosci? Riesci a cercare di evitare di catalogarla, di prevenire questa persona, di essere totalmente vuoto davanti a lei, affinchè l'esperienza dell'incontro possa avvenire? Riesci a far sì che non sia l'incontro tra due immagini, tra una persona che voleva porti una domanda e tu che hai posto in mezzo tanti pensieri, tanto da non aver capito niente? Ti accorgerai che il problema non vale solo per le persone nuove, ma anche per le persone di sempre. Ti accorgerai che ogni incontro dovrebbe essere l'incontro tra due esseri umani e non tra i pensieri, tra le immagini che ognuno proietta dell'altro. Riuscirai ad incontrare realmente quella persona se il tuo pensiero è fermo. Ti accorgerai che in quel momento il tuo pensiero non c'entra niente, non deve entrarci e, se il pensiero interviene, rovina. Non vi è alcuna possibilità che il pensiero possa essere utile nel momento dell'incontro quando tu ascolti una persona. Certamente il pensiero potrà intervenire dopo, ed interviene è ovvio. La qualita pura della vita, le cose vere importanti di cui è fatta la vita, quelle cose non prevedono l'intervento del pensiero umano. Infatti, quante volte recandoti in un posto nuovo vorresti essere invece da un'altra parte? Oppure, quante volte ritornando in un posto dove sei già stato vorresti riprovare le stesse sensazioni che hai già provato precedentemente? Ma ciò è impossibile. Quante volte tu nella vita non incontri la vita, ossia il nuovo, ma incontri un povero avanzo del ieri, di ciò che è vecchio. Ecco perchè ho tanto insistito sul fatto che il pensiero deve calmarsi, deve diventare tranquillo, bisogna riuscire a metterlo da parte. Perchè si dovrebbe andare oltre la mente? Forse perchè c'è questa sete di esoterismo che ci spinge a cercare cose oltre la mente? No, ma soltanto perchè è una questione di vita, proprio per poter vivere la vita, altrimenti tu non la vivi. Chiamala pure se vuoi salute mentale. Il fatto di andare oltre la mente, diventa la condizione essenziale per riuscire a vivere. Lo Yoga si fa per riuscire a vivere, tu il primo passo lo hai già fatto imparando le tecniche che ti ho insegnato, ed ancora questo difficile lavoro di prendere coscienza della natura del pensiero. Il secondo passo è che non appena conosci la natura del pensiero, tu ti accorgi che connaturato con il pensiero stesso c'è la paura, l'ansia, l'avidità, l'ego, l'orgoglio, tanti difetti che sono connaturati con il pensiero. A cosa serve capire questo? Ti serve per capire la natura reale di altri fenomeni umani. Prendiamo ad esempio il fenomeno religioso. Prendiamolo nella forma più detestabile ossia quella di un teologo, quella di una persona che passa tutta la vita solo perso sui libri a tentare di capire dei segreti, dei dogmi,ecc... Ci sono persone che passano la vita a studiare come dovrebe essere l'aldilà, ossia l'Escatologia. Studiano come dovrebbe essere l'aldilà e, si dimenticano come dovrebbe essere la vita. Allora a cosa serve capire la natura del pensiero umano? Serve perchè quando tu incontri qualcuno di questi esseri,in realtà vedi l'incarnazione della degenerazione della mente umana in maniera ingigantita e capisci dove questo delirio può condurre. Studiando te stesso, studiando la natura del tuo pensiero umano, tu puoi arrivare a vedere chiaramente cos'è in realtà una cosa che magari prima ammiravi. Forse eri convinto che un teologo fosse un pozzo di scienza. No, è un pozzo di pensieri, di idee, di parole, di nomi che non dicono niente. Così allora puoi vedere cosa sono le religioni. La religione è forse la stessa cosa di colui che ha creato quella religione? Ad esempio il Cristianesimo, il Cattolicesimo, la gerarchia, la Chiesa, i Dogmi, sono la stessa cosa che il Cristo stesso? No, perchè Cristo era autentico, Egli non è un prodotto del pensiero, Cristo non è un labirinto di pensieri ed idee, Cristo è una realtà, è un'esperienza che è stata, che è e che sarà. La stessa cosa dicasi di Buddha, Krishna, Shivah. La religione ha costruito attorno a se tanti paramenti che, se almeno servissero ad avvicinare il Cristo, sarebbero bene o male accettabili. Il fatto è che ciò non accade. Hanno creato uno stereotipo così potente che costituisce una barriera invalicabile tra il singolo e l'autentica realtà del Cristo. Ecco che allora i santi che ci sono stati, che ci sono e che ci saranno, non li troverai mai tra coloro che passano la vita solo leggendo od ostentando agli altri la loro scienza. Può anche capitare di un teologo, come San Tommaso, che diventa sì Santo ma, non in virtù della Teologia ma della sua visione della vita. Comprendendo la natura del pensiero umano capisci la natura di tanti fenomeni intorno a te, ciò ti serve perchè così forse ti renderai conto qual'è la natura dei condizionamenti a cui tu stesso sei stato esposto dalla prima infanzia. Noi dovremmo liberarci da ogni condizionamento, dovremmo riuscire a pensare con la nostra testa, siamo però condizionati. Come facciamo a distinguere le cose corrette che ci hanno insegnato dalle cose folli che ci hanno comunicato? A mio avviso la strada è quella che ti sto indicando, prima riuscire a capire i limiti del nostro pensiero, poi i limiti del pensiero degli esseri umani attorno a noi, poi i limiti delle organizzazioni, delle istituzioni, delle religioni. Oggi quelli che passano da una religione ad un'altra, da una setta ad un'altra, non hanno capito questo meccanismo, non sanno riconoscere che la setta non è una culla dorata in cui si vive bene. Essa è l'abbraccio micidiale di un ragno velenoso che si chiama mente umana, portata all'esasperazione, alle estreme conseguenze. Una setta per quanto grande, organizzata e diffusa in tutto il mondo, ha sempre all'interno quest'avidità, questo senso di insicurezza, per cui vuole costruire dei templi, accumulare danaro ecc.. Nelle sette c'è sempre un senso di vendetta, di maledizione, per chi lascia e va via. Ed ecco che ad esempio il Cristiano dirà: tu andrai all'inferno; l'Induista dirà: tu ti reincarnerai per mille volte; e così via. Quindi si odia colui che si libera e se ne va da un'organizzazione, egli è uno che ha tradito, che ha abbandonato. Forse ti chiederai perchè me la prendo tanto con le religioni, il fatto è che esse sono la fonte dei più gravi condizionamenti. Quando comprederai che questi condizionamenti hanno un'unica matrice, la mente, ecco che forse comincia ad apparire in te il barlume del valore dello Yoga. Lo Yoga comincia con la propria mente, ma si estende in maniera inesorabile a tutto ciò che essa ha prodotto, a tutto ciò che la mente incarna, fino alle estreme conseguenze, fino agli estremi deliri. Cosa intendo per estremi deliri? Se ad esempio un gruppo di persone inizia a proclamare che entro il duemila avverrà la fine del mondo e che per questo motivo conviene magari suicidarsi prima, se questo avviene,è indispensabile riuscire a capire che non è un messaggio che viene dall'Aldilà e che non ci sono entità strane che annunciano questo tipo di cose. No, questo è l'estremo parto, è l'estremo parto della mente umana,la stessa che ha portato sangue e disperazione nel mondo. Le guerre infatti non nascono per esempio dalla natura ma solo e soltanto dalla mente umana. Questa stessa mente umana che non ha esitato ad uccidere il proprio simile, perchè adesso dovrebbe forse esitare a rendere a molte persone la vita miserabile? Il fatto che tu a questo punto della tua vita abbia incontrato lo Yoga, vuol dire per te la possibilità di liberarti per sempre da tutto questo. Non ritieni che questa sia la cosa più bella, più nobile che ti sia potuta capitare? E possibile liberarsi da tutto questo? La risposta è si, è possibile, ed è proprio per questo che usiamo queste tecniche e magari in seguito tecniche ancora più sottili e potenti, come il Kriya Yoga.
Questa liberazione cosa apporta? forse che tu diventerai come Sai baba, un santone capace di fare miracoli? No, per noi questa liberazione vuol dire semplicemente una vita naturale, completa, senza condizionamenti, e in questa vita riusciremo a vivere tante esperienze, ed a vivere in mezzo ai nostri simili creando dei rapporti veri, basati sulla verità. Comunemente si pensa che chi fa Yoga si isoli, vada verso l'isolamento, in realtà egli fa un lavoro meraviglioso su sè stesso per riuscire poi veramente ad essere unito con gli altri. Nello Yoga essere solo vuol dire essere senza alcun condizionamento, solo nel senso che non sei condizionato, ossia libero. I condizionamenti se ne sono andati e con essi anche il loro stesso ricordo. In questo modo puoi incontrare gli altri perchè il tuo rapporto diventa vero e hai la forza anche di distruggere i condizionamenti nell'altra persona, magari lentamente, ma con il tuo esempio puoi farlo. Ecco cos'è lo Yoga. In questo lavoro può essere utile la lettura. Shibendu Lahiri, colui che mi ha iniziato al Kriya Yoga, consiglia la lettura di Krishnamurti che ama molto, ed al quale è stato vicino per tanto tempo. Vi sono molte opere, quelle imperniate su domanda e risposta, sono le più difficili. Il libro "La sola rivoluzione" è decisamente consigliabile. Leggere in una maniera moderata è sempre opportuno, se tu ìnfatti non leggi niente, se non frequenti delle persone con le quali poter fare questi discorsi tenendo viva questa consapevolezza, ecco che in una maniera sottile, subdola, l'ambiente vince su di te. I vecchi condizionamenti vincono provocando una catastrofe, tu ritorni come prima. Addirittura anche il ricordo delle cose migliori che hai sperimentato nello Yoga viene cancellato come se non fosse mai successo niente, tu ritorni nelle complicazioni, abbandonerai queste pratiche, farai altre cose magari dannose e te ne accorgerai quando sarà troppo tardi. Shibendu diceva che queste cose non basta sentirle una volta, bisogna essere esposti a queste cose più volte. La mente deve essere come colpita da queste cose. Quando Shibendu viene qui, per dare iniziazione al Kriya Yoga, nei discorsi che fa di premessa, parla sempre di questi concetti. Lui dice: comincerete a realizzare solo quando annodopo anno mi vedrete qui e vi ripeterò questi concetti. Quando sarai padrone di queste tecniche ti renderai conto di quanto sono semplici, quando le farai non avrai strumenti con te, le tue mani saranno libere, avrai solo il tuo respiro.

TORNA ALL'INDICE


Manina indica Giù Manina indica Giù Manina indica Giù Manina indica Giù
«PARTE 1»
«PARTE 2»
«PARTE 3»
«PARTE 4»

QUARTA PARTE


QUARTA PARTE ESERCIZIO: BANDA E SVINIMUDRA

Questa settima tecnica ti chiederò di praticarla come tecnica a se stante, solo per il primo mese, dopo diventerà una parte integrante del Nadi Sodana, dell’Uggiai e dello stesso Agiapa Giapa. Le Banda importanti sono quattro, si chiamano: Giarandarabanda, mulabanda,Uddialabanda, Mahabanda. Giarandarabanda è quella che riguarda il collo. Mulabanda riguarda la base della spina dorsale, il perineo. L’Uddialabanda riguarda l’ombelico. Il mahalabanda prevede una pratica combinata di tutti e tre. Fatto ciò, impareremo la Svinimudra.
QUARTA PARTE: ESERCIZIO: GIARANDALABANDA

Tu sei seduto con la schiena diritta nella posizione di meditazione, abbassi il mento cercando di avvicinarlo sempre di più al petto mantenendo la perpendicolarità della spina dorsale. Senza piegarti in avanti, senza piegare la schiena. E normale e naturale che anche il petto venga un pò in sù quasi per venire incontro, per facilitare questo mudra. Mentre tieni la testa rivolta in basso, cerca di sentire lo stiramento, la tensione nella spina dorsale anzi, una sensazione all’interno, come se questo Banda potesse portare la tua coscienza nella spina dorsale, quasi liberarla. Dopo venti secondi torna nella posizione normale, cerca ancora di sentire la trasformazione che è avvenuta in te, stai un pò di secondi fermo così, poi rifai l’esercizio. Quello che devi capire è che questo non è un esercizio puramente fisico, devi sentire proprio qualcosa all’interno della spina dorsale. Ti consiglio di fare l’esercizio senza sforzi eccessivi e per almeno sei volte per ogni Banda che ora ti spiegherò. La Svinimudra invece, và fatta almeno cento volte.

QUARTA PARTE: ESERCIZIO MULABANDA

QUARTA PARTE: ESERCIZIO UDDIALABANDA

Esso riguarda l’ombelico, l’addome. L’Uddialabanda viene fatto con il respiro fuori. Tu devi esalare, meglio una doppia esalazione, e con il respiro fuori prova a tirare in dentro la pancia. Questa è l’istruzione più banale che posso dare. Certamente i libri di Yoga non dicono così. Lì potrai leggere: contrai i muscoli attorno all’ombelico, tirali indietro verso la spina dorsale ecc.. Io sono realista, so che le persone hanno la pancia e che per qualcuno addirittura questo esercizio resta un ideale, un sogno da raggiungere. Tirando un pò la pancia in dentro e tenendo il respiro fuori, certamente qualcosa si mette in moto. Sicuramente tu riesci a fare un’azione sull’ombelico, sul plesso solare, sul centro del sistema nervoso automatico che controlla le emozioni. Per questo motivo questo Banda và a rendere più completo l’effetto degli altri. Si unisce in maniera meravigliosa al Giarandalabanda il quale apre la spina dorsale, al Mulabanda che sblocca l’energia alla base della spina dorsale, poi tutto il corpo e lì tu agisci sul plesso solare. Questo Banda ha l’effetto di rendere meno patologica la paura, l’ansia. Attenzione, questo Banda non è che ha il potere di sollevarti da uno stato di depressione (per questo caso occorre il Mulabanda) ma, aiuta in quei casi di ansia o depressioni lunghe e snervanti.

QUARTA PARTE: ESERCIZIO MAHABANDA

Vuol dire grande Banda, ossia tutti e tre insieme. Tutti e tre insieme si può fare solo dopo che i tre Banda che ti ho spiegato fin qui, sono stati eseguiti singolarmente. Non tentare di farlo all’inizio, perchè così facendo uno o due di essi li trascuri, diventa uno predominante, ed in realtà fai solo quello. Vediamo in che modo puoi farli tutti e tre insieme: butta fuori il respiro, abbassa il mento sul petto sentendo la tensione della spina dorsale e, contemporaneamente, contrai i muscoli alla base della spina dorsale e tira in dentro la pancia. Resta poi in questa posizione più o meno per venti secondi o, per il tempo che ci riesci. Anche questo esercizio và fatto per sei volte. La cosa più bella è il suo effetto, riuscire a sentire proprio il potere che esso ha. E’ quasi impossibile che una persona non riesca a sentire un qualcosa di particolare nella spina dorsale. Può essere una sensazione di gioia, come un solletico, un vento elettrico che sale. Questo lo provi durante la pratica, durante la giornata invece, ti verrà una gioia improvvisa senza un motivo, senza un perchè. Addirittura dopo questa pratica e dopo la tua meditazione, vedrai le cose intorno a te con altri colori, come se tutto fosse diventato più bello. Quindi c’è un effetto fisico che si sente al momento della pratica, ed un’azione psichica che è la cosa più importante di tutto. Questo rende veramente questi esercizi preziosi.

QUARTA PARTE: ESERCIZIO SVINIMUDRA

Questo esercizio consiste nel contrarre solo i muscoli anali velocemente, circa una contrazione al secondo o anche due al secondo.Assomiglia al Mulabanda, perchè riguarda la stessa zona, però questa volta non è tanto il perineo ma, un pò più indietro, ossia i muscoli anali. Ti consiglio di fare un’intera catenina quindi cento oppure centotto, contrazioni. Anche questo và a portare serenità, gioia interiore, ad aumentare questo bell’effetto nella spina dorsale. Qui valgono tutte le cose che ho detto per il Mulabanda o per il Manhabanda, però il grande effetto di questo verrà visto solo quando parleremo del perfezionamento dell’ultima tecnica, ossia dell’Agiapa Giapa. Solo lì diventerà prezioso, diventerà la cosa più bella di tutte, perchè lì sarà qualcosa di interiorizzato, ci sarà pochissimo, movimento fisico, ma sarà una cosa interiore. E’ logico che per riuscire a provare la cosa interiore, devi fare un sacrificio, quello di allenarti in maniera fisica, come se facessi esercizi fisici, per la durata minima di un mese. Questo mese in cui tu farai queste Banda regolarmente, sarà importante, rimarrà nel ricordo. Ti capiteranno delle cose particolari nella vita, non solo questi momenti di gioia ma, anche dei momenti in cui hai il coraggio di essere te stesso di fronte alle altre persone. Avrai il coraggio di manifestare la tua volontà, le tue idee, anche di fronte a persone che prima ti consideravano una persona che sta sulle sue, prudente e con la quale non è possibile litigare. Addirittura potrebbe capitare anche qualche baruffa. Ciò non perchè facendo questi esercizi tu diventi più cattivo, ma il fatto è che essi ti danno una svegliata, tu ti svegli. Tu ti risvegli ma le altre persone non lo sanno, magari continuano a trattarti nella stessa maniera e, chiaramente, rimangono meravigliate dalle tue reazioni.

QUARTA PARTE: ESERCIZIO PERFEZIONAMENTO DEL NADISODANA CON I BANDA

QUARTA PARTE: ESERCIZIO PERFEZIONAMENTO UGGIAI

Come ricorderai io ti ho spiegato l’Uggiai che è un respiro fatto attraverso le narici ed è un respiro lungo e lento. Ti ho anche insegnato a percepire in questo respiro il mantrha so, ham. 1) Se questo è riuscito, se hai fatto tutta la pratica dei Banda e della Svinimudra, ora non dovrebbe essere difficile durante la pratica dell’Uggiai, fare contemporaneamente anche la Svinimudra. Quindi, fai un bel respiro lungo per l’inalazione, accompagna tutto con il mantrha so, nell’inalazione, e ham, nell’esalazione. Con l’inalazione avviene che senti un qualcosa di indefinito, è infatti molto importante non definirlo perchè deve essere qualcosa di spontaneo, che viene in sù, che si solleva, che viaggia verso l’alto. Quando esali avverti in maniera indefinita, debole, un qualcosa che và verso il basso. Man mano che vai avanti, la Svinimudra diventa sempre più interiorizzata, per il fatto che è una contrazione unita ad un rilassamento. Diventa poi come un palpito, una pulsazione, diventa quasi come un ritmo. Qualche persona può trovare molto utile sù questo ritmo contare il tempo dell’inalazione e dell’esalazione. La cosa importante è che la Svimimudra diventi un fatto interiore, è come se toccassi, mettessi in tensione, l’intera spina dorsale, sentendo un qualcosa di dolce che viene sù e dopo và giù.
Lahiri Masahi consigliava degli esercizi di preparazione al Kriya Yoga, il più importante di questi era proprio il so, ham, nella spina dorsale. Quello che da questo momento ti insegnerò è una mia elaborazione, mi ci sono voluti anni di prove e di ricerche per spiegarti queste cose in modo chiaro. Quello che sto per spiegarti innanzitutto , non è Kriya Yoga puro, in quanto io non posso insegnarlo, lo imparerai quando verrai iniziato al Kriya Yoga. Se qualcuna delle cose che qui io ti dico, qualche altro insegnante, dice che sono Kriya Yoga, è certamente in errore. Tutto quello detto e fatto fin qui, è solo preparazione al Kriya Yoga.
2) Agiapa Giapa, quindi un Giapa so, ham, Agiapa cioè senza sforzo. Il respiro quindi non sarà più Uggiai, ti spiegherò cosa fare dopo, ciò è talmente sottile, delicato, che sarebbe corretto attendere un pò prima di impararlo. Può essere anche conveniente prendere appunti per imparare le cose a memoria. In questo secondo punto il respiro è una via di mezzo fra quello dell’Uggiai, quindi un respiro lungo, ed il respiro che va avanti per conto suo, quindi un respiro calmo. E’ un respiro di transizione. Adesso noi facciamo intervenire in maniera naturale, dolce, spontanea, la coscienza dei Chakra. Come nei piegamenti, ora dedichi ogni respiro che ti viene spontaneo, ad un Chakra. Dopo aver fatto Uggiai, dimentica l’ossessione di fare il suono nella gola, lascia che il respiro sia un pò più calmo e tranquillo. Farai comunque un’inalazione decisa immaginando di prendere il sesto Chakra, e di spostarlo sopra la testa. Poi con l’esalazione, da lì riportarlo nella sua sede, il tutto accompagnato dal so, ham,. Il respiro seguente sarà dedicato per fare la stessa cosa ma questa volta con il quinto Chakra, e così di seguito per il quarto, terzo, secondo e primo. Se vorrai fare un altro ciclo di respirazioni, ripartirai dal primo Chakra, ciò per avere sempre i giusto equilibrio tra tutti i Chakra. Per quanto tempo devi fare questo esercizio, dipende dal tempo che hai a disposizione e dalla sensazione di calma che vuoi raggiungere. A mio avviso un ciclo completo, ossia dodici respiri, può anche bastare. Il respiro non è nè lungo come nell’Uggiai, nè corto corto, è quel tanto necessario a far sì che l’azione di spostare il Chakra avvenga. Questa è una fase di transizione che ti prepara a quello che viene dopo e che è la cosa importante.
3) Questa parte è proprio il cuore di tutto, è anche la parte che può richiedere più tempo, anzi è la parte oltre la quale una persona molte volte non riuscirà ad andare più in avanti.. Ossia i successivi quarto, quinto, sesto e settimo punto non sono facilmente realizzabili in quanto troppo sottili. Il terzo punto si può fare e riesce a tutti, gli altri riescono solo a chi ha lavorato bene nei mesi precedenti. Il terzo punto è il respiro veramente libero, proprio come ho già spiegato nella terza parte. Restano valide tutte le cose che lì ho già detto. Tu senti l’inalazione con so , e poi se il respiro vuole fermarsi lascia che si fermi. Esalando poi con ham, se il respiro vuole fermarsi, lascia che si fermi. Tutta la questione delle pause, che un fatto delicatissimo, qui rimane. Nulla viene modificato solo che ti sposti nei Chakra mentre fai questa cosa. Ma cosa vuol dire ti sposti nei Chakra? Può voler dire ad esempio di sentire il respiro come se fosse lì ma può voler dire anche molte altre cose, ed ognuno deve percepire a modo suo. Per esempio fai finta adesso che per alcuni respiri, diciamo tre, questo so, ham, avvenga nel sesto Chakra. Allora attendi di inalare e, quando inali, il respiro viene a te e tu lentamente dici so, ed immagini di sentire che quel chakra venga toccato. Ma in che modo? Puoi immaginare una forza che lo sospinga un pò verso l’alto, poi c’è la pausa del respiro, poi c’è l’esalazione ed il Chakra torna nel suo punto. Ma questa visualizzazione può essere che per te non vada bene e quindi potresti immaginare una qualche altra maniera. Potresti ad esempio immaginare come se il respiro venisse dall’esterno ed andasse a toccare il chakra, come se addirittura lo muovesse imprimendogli un moto circolare. Se una di queste visualizzazioni produce il risultato di portarti sempre più in uno stato di calma, possono andare bene per il tuo scopo, altrimenti puoi elaborarne una che ti aiuti meglio. L’importante è che durante i tre respiri di cui abbiamo parlato, noi restiamo in quel centro. Proseguendo nell’esercizio, vieni giù nel quinto Chakra e rifai la stessa cosa per tre respiri. Poi ancora nel quarto, terzo, secondo e primo, e poi ancora nel primo, secondo, terzo, quarto, quinto e sesto. Ogni respiro che farai sarà dedicato ad un Chakra diverso, questa volta però a differenza del secondo punto, non andrai così veloce facendo un respiro per ogni centro ma, resterai un pò più fermo su ciasscun Chakra. Questo chiaramente perchè andando veloci, non si riesce a percepire niente. Ossia, bisogna sentire come se fossimo entrati in sintonia con quel centro, sentire come una dolcezza particolare, sentire come se qualcosa si sciogliesse. Sciogliesse è proprio il termine più appropriato perchè è la reale sensazione che si percepisce.
4) Ma cosa avviene andando avanti nella pratica? Se sei in una stanza dove nessuno ti disturba, se non hai il problema che la posizione non è comoda, se riesci ad essere immobile come una statua, avviene che le pause di cui ti ho parlato si allargano sempre di più, tanto che ti sembrerà di non respirare affatto. Avviene che il respiro è così breve, quasi un palpito, tanto da farti passare spontaneamente al quarto punto, ossia quello in cui il mantrha non c’è più, perchè sembra quasi che il respiro stesso non ci sia, o meglio che sia diventato un punto e la pausa sia la realtà. La situazione ora si è capovolta. Nel respiro di solito la realtà dell’inalazione e dell’esalazione, sono quello che contano, mentre le pause sono come due punti. Qui invece, è cambiato inalazione ed esalazione sono come due punti, quasi un palpito. In questo stadio quindi, non esiste nè so, nè ham, c’è solo la pausa e tu sei un pò in un centro, un pò nell’altro, percependo una dolcezza sempre più grande, sempre più chiara, bella, ciò sempre che tu non ti muova e sia calmo. Spero che tu possa avermi capito, tutto sta nel terzo punto, nel far sì che quello che senti in ciascun centro, non sia una cosa complicata, ma spontanea. Quello che conta è ciò che avviene. Dovrebbe infatti avvenire in te un evento, un fenomeno. Cioè che il respiro si calma sempre di più ma in un modo estremamente più facile di quello che ti ho spiegato nella terza lezione. In realtà ora non stiamo imparando una nuova tecnica, è sempre quella della terza lezione ma, molto più perfezionata in quanto ora lo stiamo facendo nella spina dorsale, cercando così di realizzare, di capire le istruzioni di Lahiri Masahi.
5) L’assenza di respiro verso cui ti stai muovendo è uno stato reale che ha delle basi scientifiche. Ossia in questo stato tutte le cellule del corpo, comprese quelle del cervello, vengono sostenute, vengono tenute in vita da un’energia che si scopre esistere all’interno dello stesso corpo. Il fatto meraviglioso dell’assenza di respiro viene aiutato se adesso, in contemporanea a tutto quello che fai, diventi anche cosciente di tutto il tuo corpo, di tutte le cellule del tuo corpo. Chiaramente ciò è un fatto impossibile, è un’immaginazione, quindi devi fare quel poco che ti riesce. Devi sentire tutto il tuo corpo immobile come una statua.
6) Il sesto punto è davvero una cosa meravigliosa. Qui dovresti riuscire a sentire la libertà dal respiro. Porti la coscienza nel tuo corpo ma, ad un certo punto, scatta come una intuizione che è in realtà una realizzazione, che esiste nel tuo corpo una fonte di sostentamento e che non ha bisogno dell’ossigeno. In quel momento c’è la più grande gioia che si può provare in tutta questa pratica, il senso di libertà dal respiro. E’ una cosa che veramente ti auguro di provare.
7) Il settimo punto consiste semplicemente nel fatto che, quando ritorni in te, cioè ad alzarti, a muoverti, a lavorare, ossia quando la meditazione è finita, non devi farlo bruscamente. Ma, quando sei nel sesto punto, lentamente apri gli occhi mantenendo quello stato, cioè ti verrà di guardare quello che sta attorno, però senza guardare. La tua attenzione non si poserà su niente di particolare,in questo modo la gioia “potrebbe” aumentare ancora di più. Ciò perchè percepirai questo fatto. Molte persone hanno paura dello Yoga perchè pensano che sia un abbandono della vita, che sia una fuga, qui invece, realizzi il suo grande significato. Quando nel quinto punto ti ho chiesto di pensare al tuo corpo, alle cellule del tuo corpo, ti ho riportato l’attenzione dai Chakra, dalla spina dorsale, al tuo corpo. Questo fatto al contrario di quello che si pensa, invece di farti perdere tutto il bello che avevi, nella mia intenzione era quello di aumentare la libertà dal respiro. Lo Yoga che fai diventa ancora più perfetto. Questo è quello che io mi permetto di chiamare l’unione dei due mondi, quello spirituale e quello fisico. Cosa vuol dire aver portato la coscienza nel proprio corpo? Vuol dire essersi resi conto che noi facciamo parte dell’universo, che esiste, che anche in esso c’è la stessa energia che lo sostiene. Quando si realizza questo, scatta la libertà dal respiro. Aprendo gli occhi questo dovrebbe aumentare perchè in te c’è l’universo, lo vedi davanti, sei cosciente del tuo corpo, c’è tutto il mondo della non mente, il mondo dello spirito,cioè che sei libero dal respiro. Questo è un fatto inspiegabile per i fisici, per i medici, non possono spiegare quello che avviene, e tu sei libero dalla vita e poi stai per entrare di nuovo nella vita dopo la meditazione, portando con te questa realizzazione. Questo è il vertice di tutto il perfezionamento, dopo di questo, se vorrai, viene solo il Kriya Yoga. Con il Krya Yoga in un certo senso riparti di nuovo, riponi le basi, perchè ti verrà insegnata qualcosa che sarà una base. Imparerai il Talabiakryia per riuscire un giorno a raggiungere il perfetto Kechari Mudra. Imparerai il Navi Kriya, che ti insegna ad equilibrare Prhana ed Aphana ed ancora lo lo Yoni mudra, il maha mudra, e poi il Kriya Prahanaiama come lo insegnava Lahiri. Volendo ci sono poi ancora tecniche superiori che servono per liberare i nodi, cioè gli ultimi e più difficili legami che abbiamo e che ci tengono continuamente schiavi della nostra stessa mente. Anche se noi abbiamo realizzato tutte queste cose, possiamo facilmente perderle, e possono passare anni prima che li ritroviamo, questo perchè ci sono questi nodi dentro di noi che ci riportano alle vecchie abitudini. Il Kriya è una cosa completa che da la sicurezza che quello che hai realizzato diventi la tua vita. Sul Kriya posso aggiungere solo che vi sono molte contraffazioni, io mi occupo solo del Kriya originale come insegnato da Lahiri Masahi. Oggi lo si può imparare dal suo pronipote, Scibendu Lahiri, che passa in Italia ed Europa ogni anno.

TORNA ALL'INDICE


Manina indica Giù Manina indica Giù Manina indica Giù Manina indica Giù
«PARTE 1»
«PARTE 2»
«PARTE 3»
«PARTE 4»