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SCHEDA ARTICOLO N. «00174»

CLASSIFICAZIONE: 3
TIPOLOGIA: YOGA
AUTORE: GIAMPIERO CARA
TITOLO: SRI AUROBINDO, RIVOLUZIONARIO DELLO SPIRITO
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TESTO ARTICOLO

SRI AUROBINDO, RIVOLUZIONARIO DELLO SPIRITO
(Giampiero Cara)

A più di duemila anni dalla nascita del suo più grande profeta, la razza
umana sta giungendo ad un momento cruciale della sua storia. Negli ultimi
decenni, sono stati molti i maestri e gli iniziati che hanno presentito la
svolta. Ma uno soltanto ha portato alle estreme conseguenze questo
presentimento. "L'uomo", diceva Sri Aurobindo, "non è il culmine
dell'evoluzione. L'evoluzione continua, e l'uomo sarà superato".

Secondo questo grande guru indiano, una delle figure spirituali più
importanti della nostra epoca, la specie umana, la prima dotata di
autocoscienza tra le innumerevoli altre specie che si sono finora succedute
sulla Terra, è in grado di accelerare il proprio processo evolutivo. Per
farlo, però, deve superare gravi periodi di crisi.

Secondo Satprem, la guida spirituale francese che ha presentato al mondo
l'insegnamento di Sri Aurobindo, la crisi attuale non è semplicemente di
carattere morale, politico, religioso o economico. Si tratta piuttosto di
una vera e propria "crisi evolutiva", all'interno della quale "ci troviamo
allo stesso punto in cui, ad un certo punto dell'evoluzione, è stato
necessario passare da una respirazione branchiale ad una polmonare,
altrimenti era l'asfissia".

E proprio per accelerare questo passaggio evolutivo della specie umana, Sri
Aurobindo e la sua compagna Mère (la Madre, ossia la Shakti sanscrita che,
nella tradizione indiana, rappresenta l'energia che muove tutte le cose)
trasformarono se stessi in una sorta di laboratorio alchemico per la sintesi
di una nuova specie, guidati da un principio che Sri Aurobindo esprimeva con
queste parole: "Divengo ciò che vedo in me stesso. Quel che il pensiero mi
suggerisce posso farlo; ciò che il pensiero mi rivela, posso divenirlo.
Questa dovrebbe essere l'incrollabile fede dell'uomo in sé, poiché Dio lo
abita".

DALLA "DIVINA COMMEDIA" ALLA LOTTA PER L'INDIPENDENZA DELL'INDIA

Sri Aurobindo nasce a Calcutta nel 1872 (e precisamente il 15 agosto, lo
stesso giorno in cui oggi si festeggia l'indipendenza dell'India) in una
famiglia dominata dall'amore del padre, il dottor Krishnadan Ghose, per la
cultura occidentale, che lo zelante medico condotto considerava
infinitamente superiore al fumoso e arretrato misticismo dell'India. Lui
stesso aveva studiato medicina in Inghilterra, e voleva che anche i suoi tre
figli maschi, di cui Aurobindo era il più giovane, diventassero dei veri
inglesi, senza conoscere neppure la lingua e le tradizioni della terra
madre.

Aurobindo, infatti, fu affidato ad una governante inglese e frequentò una
scuola di suore irlandesi. A sette anni partì per l'Inghilterra insieme ai
suoi fratelli e vi rimase per ben tredici anni, sotto il controllo di un
pastore anglicano che, secondo gli ordini del dottor Ghose, doveva fare in
modo che i tre ragazzi non frequentassero indiani, ma non ricevessero
neppure alcuna educazione religiosa, affinché da grandi potessero poi
scegliere da soli.

Anche a questa disposizione paterna è probabilmente dovuto il fatto che Sri
Aurobindo, pur dotato di una grande spiritualità, non fu mai legato ad una
religione in particolare. "La vera teocrazia", avrebbe scritto in seguito,
"è il regno di Dio nell'uomo, non il regno di un papa, di una Chiesa, o di
una casta sacerdotale".

Quando, all'età di dodici anni, si trasferì a Londra coi suoi fratelli,
Aurobindo conosceva perfettamente oltre all'inglese, sua lingua madre, anche
il francese e il latino. Poi imparò il greco, il tedesco e l'italiano,
leggendo addirittura tutta la Divina Commedia. Quando, durante gli ultimi
anni di permanenza in Inghilterra, s'interruppero quasi completamente i
sussidi dall'India, Aurobindo fu costretto a mantenere se stesso e i suoi
fratelli con una borsa di studio che gli permise d'iscriversi alla facoltà
di lettere classiche della famosa università di Cambridge. Fu nel corso dei
suoi studi universitari che, appassionatosi alla causa indiana, entrò a far
parte della società segreta "Loto e Pugnale", attirandosi addirittura i
sospetti della polizia.

A vent'anni, in seguito alla morte del padre, Aurobindo ritorna in India.
Poco dopo muore anche la madre, lasciandolo senza denaro, né lavoro, in un
Paese sconosciuto. Aurobindo trova da mantenersi insegnando inglese e
francese, e contemporaneamente prende a cuore le sorti del suo Paese,
spronando gli indiani a liberarsi dell'egemonia britannica. Con una buona
dose di temerarietà, intende organizzare una vera e propria rivoluzione.

Smessi gli abiti occidentali, indossa quelli tradizionali indiani -- tunica
di cotone e babbucce con la punta rialzata -- e si lascia crescere i
capelli. Impara da solo il sanscrito, in modo da poter leggere in versione
originale i testi sacri del suo Paese. Si avvicina anche all'antica
disciplina dello yoga, ma rifiuta il ritiro dal mondo che essa richiede,
affermando che "uno yoga che esiga l'abbandono del mondo non è fatto per me.
Una salvezza solitaria che lasci il mondo alla sua sorte quasi mi disgusta".

LA SCOPERTA DELLO YOGA

Ma quando suo fratello Barin, che insieme a lui tentava di organizzare la
resistenza indiana nel Bengala, si ammala di una febbre che i medici non
riescono a curare, Aurobindo scopre nello yoga dei poteri che gli erano
sconosciuti. Un giorno, infatti, bussa alla sua porta un asceta errante che,
vedendo Barin tremante di febbre, riesce a guarirlo con delle particolari
tecniche yoga.

Allora Aurobindo comincia a liberarsi del tipico scetticismo occidentale e
capisce che forse lo yoga può dargli quel potere di cui ha bisogno per
liberare l'India. E così, pur continuando ad insegnare ed a svolgere in
segreto la sua attività rivoluzionaria, comincia a praticare lo yoga fino a
sei ore al giorno, ma i risultati che ottiene -- migliori condizioni di
salute, una maggiore creatività, particolari visioni -- non gli bastano. Non
riesce ad andare al di là dei limiti della mente.

Per aiutarlo a compiere questo passo interviene allora lo yogi Visnù Baskar
Lelé, che gli insegna a meditare osservando i pensieri provenire dal di
fuori e scacciandoli prima che penetrino nella mente. E così in tre giorni
Aurobindo, il quale non aveva mai preso in considerazione l'idea che i
pensieri potessero essere qualcosa di esterno alla mente, raggiunge la
libertà interiore.

Il suo essere diviene in grado di ricevere una conoscenza superiore,
proveniente dall'alto, che successivamente Sri Aurobindo chiamerà "principio
sopramentale". Si tratta di un principio che comincia a lavorare dentro di
noi per il perfezionamento e la liberazione del nostro essere, e
rappresenta, secondo le parole dello stesso Sri Aurobindo, "l'unica energia
in grado di produrre una trasformazione dinamica davvero integrale e
irreversibile della materia".

Il sopramentale di Sri Aurobindo costituisce dunque una nuova tappa
dell'evoluzione dell'anima che "ha avuto un passato pre-umano ed ha un
avvenire super-umano". Tale evoluzione può consentire all'uomo di prendere
coscienza del divino, inteso non come qualcosa di trascendente, bensì come
ciò che l'uomo può diventare. "Il soprannaturale", scrive Sri Aurobindo, "è
un naturale che non abbiamo ancora raggiunto, o che ancora non conosciamo, o
del quale ancora non possediamo la chiave".

INDIA ADDIO...

Nel 1908, Sri Aurobindo viene arrestato dalla polizia britannica perché una
bomba usata per un attentato fallito contro un magistrato inglese risulta
fabbricata nel giardino di suo fratello Barin. Quest'ultimo, infatti, verrà
condannato a morte, ma vedrà commutata la sua pena nella deportazione a
vita. Sri Aurobindo, invece, verrà assolto, non prima però di aver trascorso
un anno di carcere ad Alipore. Durante la sua prigionia, si rende conto che
la liberazione dell'India, il grande compito che si era proposto, era in
realtà soltanto un "elemento parziale di una meta che dilatava sempre più i
suoi confini e che riguardava il futuro dell'uomo". Secondo lui, infatti,
l'oppressione e la violenza che soffocano l'umanità non sono che la
manifestazione di una crisi della specie, di una svolta evolutiva destinata
a segnare il passaggio dall'"uomo mentale" di oggi all'"uomo sopramentale"
di domani.

Nel 1910, per sfuggire ad un altro arresto e ad una probabile deportazione,
Sri Aurobindo lascia per sempre l'India settentrionale e si stabilisce a
Pondicherry, una piccola colonia francese situata nella parte meridionale
del Paese, al di fuori della giurisdizione britannica, e abbandona la lotta
politica. A Pondicherry, tra il 1910 e il 1920, prendono corpo le opere più
importanti del guru, tra cui soprattutto e dello Yoga>. Sri Aurobindo scrive con notevole rapidità, lavorando
contemporaneamente a più opere, senza sforzo.

"Ho lasciato lavorare il Potere superiore", spiega ad un discepolo, "e
quando non voleva lavorare non mi sforzavo affatto. Prima, nei vecchi giorni
dell'intelletto, tentavo talvolta di forzare le cose; ma non più da quando
ho cominciato a fare della poesia e della prosa mediante lo yoga... E' nel
silenzio mentale che scrivo, e quello che scrivo mi arriva già formato
dall'alto".

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