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SCHEDA ARTICOLO N. «00316»

CLASSIFICAZIONE: 4
TIPOLOGIA: CONGENERE
AUTORE: MIYAMOTO MUSASHI
TITOLO: IL LIBRO DEI CINQUE ANELLI
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TESTO ARTICOLO

Il libro dei cinque anelli

PROLOGO

" Per la prima volta voglio rendere testimonianza scritta della mia
esperienza nella Via durante molti anni e di quel sentiero di Heiho a cui ho
dato il nome di Niten Ichi-ryu. Siamo nella prima decade del decimo mese del
ventesimo anno di Kanei. Sono salito sul monte Iwato, nella provincia di
Higo nel Kyushu, per rendere omaggio al Cielo, pregare Kwannon e sedermi in
Buddha.

Sono Shinmen Musashi-no-kami Fuji-wara-no-genshin, nato come bushi nella
provincia di Arima, giunto all'età di sessanta anni. Fin da giovane mi sono
dedicato al sentiero di Heiho, combattendo per la prima volta all'età di
tredici anni e vincendo contro uno spadaccino di nome Arima Kihei di
Shinto-ryu. A' sedici anni vinsi un formidabile combattente, tale Akiyama
della provincia di Tajìma. A ventun anni sono venuto nella capitale per
conoscere maestri d'armi di ogni parte del paese; li ho affrontati in un
gran numero di duelli, in nessuno dei quali mi è sfuggito il successo. Poi
ho vagato di provincia in provincia, accettando la sfida degli esperti di
varie scuole, senza mancare di vincere in più di sessanta incontri.

Questo avvenne tra l'età di tredici e ventinove anni.

Allo scadere dei trenta anni ho riflettuto sulla mia vita passata e ne ho
concluso che le mie vittorie non erano dovute alla piena padronanza dei
segreti dell'Arte: forse avevo per essa una predisposizione naturale, o
quella era la volontà del Cielo, o semplicemente era dovuto al basso livello
delle altre scuole di scherma. Allora ho cercato di raggiungere una
conoscenza più profonda e, dedicandomi giorno e notte, ho realizzato in me
stesso l'essenza di Heiho all'età di cinquanta anni.
Dopodiché ho passato il mio tempo senza più una Via da ricercare.

Ho applicato l'illuminazione sui principi di Heiho a varie arti e mestieri
senza sentire la necessità di avere in tali campi alcun insegnante, o
maestro. Ugualmente per scrivere questo libro non mi ispiro alla Legge del
Buddha o agli insegnamenti di Confucio, ne' riprendo gli antichi libri di
cavalleria e di tattica militare. Nella luce del sentiero del Cielo e di
Kwannon, la notte del decimo giorno, del decimo mese, all'ora della Tigre,
semplicemente prendo il pennello e incomincio a scrivere."

Questo era il prologo del libro dei cinque anelli scritto da Miyamoto
Musashi, un noto samurai vissuto nella prima meta' del 1600. Il libro dei
cinque anelli e' composto da cinque libri, il libro della terra,
dell'acqua, del fuoco, dell'aria e l'ultimo, il piu' breve, ma anche piu'
significativo (pur nei suoi limiti), del vuoto.

--

KU-NO-MAKI
IL LIBRO DEL VUOTO

"Espongo in questo Libro del Vuoto la Via di Heiho di Niten Ichi-ryu. 'Ku'
significa 'vuoto'; 'Ku' è ciò che non si può conoscere. Naturalmente il
vuoto è il nulla. Praticando la forma, si percepisce il vuoto. Questa è la
natura di 'ku'. In genere, quando non si può capire qualcosa, si tira fuori
'ku' ; ma questo non è veramente 'ku'. Questo è ignoranza. Se un bushi sulla
Via di Heiho non comprende il suo dovere, questo è 'non-Ku'.

Quando si ha avuto un cattivo insegnamento, o si seguono falsi princìpi e
non si riesce a risolvere i problemi essenziali, chiamare questo 'ku', non è
far uso del vero significato.

Per un bushi, conoscere a fondo la Via di Heiho, studiando le altre

discipline, comprendendo chiaramente il suo dovere senza coltivare ambizioni
nel cuore, affinando la saggezza e la forza di volontà, sviluppando
l'intuizione e il potere dell'attenzione, giorno e notte, quando i veli
dell'illusione sono scomparsi, allora avviene la comprensione del vero 'ku'.

Finché uno resta ignaro della vera Via è convinto di essere nel giusto
perché crede nell'insegnamento di Buddha, o in qualsiasi altra fede del
mondo. Ma quando assume il punto di vista della vera Via e vede la realtà
del mondo dalla giusta prospettiva, si accorge quanto divergano quelle
vedute a causa dei pregiudizi dell'individuo e delle errate posizioni di
partenza. Giungi alla corretta considerazione prendendo per base la
sincerità di spirito e l'onestà interiore; pratica Heiho quotidianamente;
sforzati di percepire correttamente e chiaramente la realtà.

Fai di 'ku' la tua Via e che la tua Via sia 'ku'.

Il dodicesimo giorno del quinto mese del secondo anno di Shoho."

Questo era il quinto libro...e tutti e cinque libri parlano in sostanza
della via di Haiho, l'arte, la via del guerriero. Un praticante di tale via
era un esperto di armi e tecniche di combattimento, ma la sua vera forza,
non era nella spada e nella destrezza manuale con cui sapeva maneggiarla,
ma nella fermezza interiore e nel distacco.

Un samurai era tale solo agli occhi altrui, non ai suoi, non ne aveva, era
gia' morto. Per un samurai non c'era un domani, non c'era un ieri, non c'era
nemmeno il presente, c'era solo il qui e ora, era il qui e ora, era il Ku.
Il Ku era tutta la sua vita, tutta la sua esistenza, tutti i suoi ieri,
oggi, domani.

"Un colpo, una vita" una massima tratta dal celeberrimo libro "Lo zen ed il
tiro con l'arco". Un colpo, una vita; tutta la vita, tutta l'esistenza in un
solo colpo, qui e ora. Questo era il senso, il significato, non c'e' il
combattente, non c'e' il combattuto, non c'e' il combattimento, c'e' solo
il qui e ora, un colpo, un colpo solo che e' tutta la vita, tutta
l'esistenza del combattente, del combattuto, del combattimento.

Non provava avversione ne' timore per l'avversario, cosi' come non provava
attaccamento per la sua o altrui vita. Un samurai non aveva una vita,
perche' non c'era nessuno a possederla. Il samurai agli occhi altrui era il
peggior nemico che si potesse incontrare, non aveva niente da perdere, a
cominciare dalla cosa piu' preziosa, la sua stessa vita.

La via di Heido era una via del distacco, una via di centratura interiore,
una via del qui e ora, una via quindi realizzativa. Non a caso Zen e samurai
vissero profonde correlazioni.

La spada, le tecniche, i combattimenti, divenivano solo aspetto esteriore,
manifesto, fenomenico, di una fermezza, di una costante, di un distacco che
era tutto interiore.

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