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SCHEDA ARTICOLO N. «00331»

CLASSIFICAZIONE: 3
TIPOLOGIA: YOGA
AUTORE: SRI AUROBINDO
TITOLO: LE FORZE AVVERSE
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TESTO ARTICOLO

Dal libro: SRI AUROBINDO l'avventura della coscienza di Satprem

Le forze avverse

C'è un'altra difficoltà: le vibrazioni provenienti dagli altri o
dal vitale universale non sono le sole a disturbare il ricercatore
(né del resto sarebbe molto facile distinguerle una dall'altra,
essendo gli individui semplici R E L È del vitale universale, sicché
le vibrazioni passano incessantemente da un relè all'altro
come in un circuito chiuso). Ci sono comunque vibrazioni di
un tipo particolare che si distinguono per la loro immediatezza
e violenza. Il ricercatore se le sentirà piombare addosso improvvise
come una mazzata; e in pochi secondi si ritroverà ad
essere 'un altro', totalmente dimentico dei suoi fini, dei suoi
sforzi, della sua ragion d'essere, come se tutto fosse stato
spazzato via, spogliato di senso, distrutto. Sono manifestazioni
di queIle che Sri Aurobindo e Mère chiamano FORZE AVVERSE.
Si tratta di forze molto coscienti, che sembrano avere come
solo fine quello di scoraggiare il ricercatore o di farlo deviare
dal cammino intrapreso. Il primo sintomo della loro comparsa
è subito percepibile: la gioia si vela, si vela la coscienza e
tutto viene avvolto in un'atmosfera di dramma. Quando c'è
una sofferenza possiamo stare certi che li si nasconde il nemico.
Il dramma è lo scenario prediletto delle forze avverse,
poiché è nel dramma che possono fare più danni. Ma esse
hanno dentro di noi un vecchio alleato che, nostro malgrado,
ama il dramma anche quando gridiamo 'basta!'. Di solito, la
prima cosa che fanno le forze avverse è spingerci a decisioni
improvvise, estreme, irrevocabili, che ci allontanino il più
possibile dalla strada che abbiamo scelto: è una vibrazione via
via sempre più martellante, che esige di concretizzarsi IMMEDIATAMENTE.
In altri casi si metterà a smontare, con notevole
abilità, tutto il meccanismo della nostra ricerca per dimostrarci
che ci stiamo illudendo e che non arriveremo mai a niente.
In altri ancora, ed è il caso più frequente, ci faranno cadere in
uno stato di depressione, con l'aiuto di un altro ben noto
alleato. che Sri Aurobindo chiama L'UOMO DI DOLORE: Un
tipo che si ricopre di un settulplice mantello di tragedia e di
tristezza e che non sentirebbe nessuna ragione di esistere se
non potesse essere immensamente infelice.
Tutte queste vibrazioni di disordine, che chiamiamo la NOSTRA
tristezza o i NOSTRI guai, producono subito un risultato:
indeboliscono o disfano la nostra distesa di neve protettiva,
aprendo appunto la porta alla forze avverse. Le quali hanno
mille modi per attaccarci - perché è proprio di ATTACCHI che
si tratta, tanto più accaniti quanto più ci vedono determinati
nel perseguire il nostro fine. Se qualcuno crede che sia un'esagerazione,
vuol dire che non ha mai tentato di progredire.
Finché avanziamo intruppati nel gregge, infatti. la vita è relativamente
facile, coi suoi alti e bassi (mai troppo bassi e nemmeno
troppo alti). Ma appena dal gregge cerchiamo di uscirne
ecco saltar fuori mille forze che hanno il massimo interesse a
farci 'fare come tutti gli altri'. Scopriamo allora quanto la
nostra prigione sia ben custodita. Scopriamo anche che siamo
capaci di scivolare altrettanto in basso di quanto riusciamo a
salire in alto, e che in realtà i nostri abissi sono esattamente
proporzionali alle nostre altezze: sono tante le scaglie che ci
cadono dagli occhi. Insomma, con un minimo di onestà ci
rendiamo conto che siamo proprio capaci di tutto e che, come
dice Sri Aurobindo, la nostra virtù è pretenziosa impurità.
Bisogna non aver mai fatto un passo fuori dalla personalità di
facciata per nutrire qualche illusione in proposito.
A queste forze avverse, nella storia spirituale del mondo,
sono stati dati una quantità di nomi demoniaci e oscuri, come
se loro fossero lì unicamente per far dannare il ricercatore e
per mettere senza ragione nei guai la brava gente. La realtà. e
un po' diversa: dove potrebbe essere il diavolo se non in Dio?
E se non fa parte di Dio, allora in Dio resta ben poco, dato
che questo mondo - ma gli altri inondi non sono meglio - è
davvero piuttosto malvagio. Non resta quindi granché di puro,
tranne forse un punto matematico, invisibile e senza dimensione.
L'esperienza ci mostra però che queste forze perturbatrici
hanno un loro posto nell'economia universale e che ci
possono disturbare solo a livello della nostra piccola coscienza
momentanea, e per giunta con un preciso fine. Prima di tutto
sono lì per colpirci nel punto debole dell'armatura: se fossimo
saldi e tutti d'un pezzo, non potrebbero sfiorarci neanche per
un attimo. In secondo luogo, se invece di star lì a lamentarci e
ad accusare il diavolo o la cattiveria del mondo, cominceremo
- grazie proprio alle loro interferenze - a guardarci dentro,
ci accorgeremo che ognuno di questi attacchi ha smascherato
una delle innumerevoli 'disonestà da uomo onesto'; o, come
si esprime Mère, ha sollevato un poco quei cappottini che ci
buttiamo addosso per non vedere. Cappottini, o cappottacci,
che non ricoprono solo le nostre pustole, ma quelle di tutti: le
piccole insufficienze e le enormi sufficienze di ciascuno. E se
a volte le forze perturbatrici ce li strappano di dosso un po'
brutalmente non è per caso o per gratuita malignità, ma per
farci vedere chiaro e costringerci ad una perfezione dinanzi a
cui recalcitriamo. Perché, appena afferriamo un filo di verità
o un filino d'ideale. noi tendiamo malauguratamente a rinchiuderli
a tripla mandata in un'ermetica e infallibile struttura,
e a non muoverci più di lì. In altri termini, queste forze poco
garbate rappresentano strumenti di progresso sia per ciascun
individuo che per il mondo. 'Quel che ti fa cadere a terra è
quel che ti fa rialzare', dice nella sua saggezza il Kularnava
Tantra. Noi ci lamentiamo delle 'catastrofi' apparentemente
inutili e arbitrarie che vengono a colpirci al cuore o nella
carne e accusiamo il 'Nemico': ma non sarà magari proprio
l'anima - non la mente esterna, ma lo spirito interiore - ad
avere accettato e SCELTO tutto ciò come parte del suo sviluppo,
per poter attraversare rapidamente le esperienze necessarie,
per abbreviarle - durchhauen -. anche a rischio o a
prezzo di un grande danno per il corpo e per la vita esteriore?
Per l'anima in crescita, per lo spirito dentro di noi, difficoltà,
ostacoli e attacchi non possono essere magari un mezzo per
crescere, per acquistare nuova forza, per allargare le proprie
esperienze, per esercitarsi alla vittoria spirituale?
Noi ci scagliamo contro il male: ma se il male non stesse sempre lì ad assediarci e a sfidarci, da un pezzo avremmo inscatolato la Verità eterna in un breviario
di piccole virtù, da un bel pezzo l'avremmo sistemata una volta per tutte.
La Verità è sempre
in movimento, invece, la Verità corre sempre avanti, e i prìncipi delle tenebre servono a vigilare, magari un po' brutalmente, che non si addormenti.
Le negazioni di Dio ci aiutano
quanto le sue affermazioni, dice Sri Aurobindo. E Mère
aggiunge: L'Avversario sparirà solo quando non sarà più indispensabile
al mondo. Noi sappiamo benissimo che è necessario,
come la pietra di paragone lo è per l'oro, per indicarci il
nostro grado di verità.
Forse, tutto sommato, Dio non è un puro punto matematico
fuori dal mondo. Forse tutto questo mondo è Lui, è Lui tutta
questa imperfezione che soffre e fatica per diventare perfetta
quaggiù e per ricordarsi di Sé.
Di fronte alle forze avverse il rimedio è lo stesso che per le
altre vibrazioni: il silenzio, un'immobilità interiore che lasci
passare l'ondata. Forse non riusciremo a far sparire subito gli
attacchi; ma sempre di più ci sembreranno toccare soltanto la
superficie del nostro essere. Potranno magari scuoterci, sconvolgerci;
ma sentiremo, in fondo a noi, quel 'testimone' che
non viene scalfito da nulla - che non è mai scalfito - e che
non soffre mai. Cadremo e ci rialzeremo di nuovo, ma ogni
volta saremo diventati più forti. I1 solo peccato è lo scoraggiamento.
In pratica, il ricercatore dello yoga integrale sarà
molto più esposto degli altri (Sri Aurobindo diceva spesso che
il suo yoga è una BATTAGLIA), perché vuole TUTTO INGLOBARE
NELLA SUA COSCIENZA, senza scartare niente, perché sa
che non esiste solo un passaggio da forzare per andare verso
la beatitudine superiore, o solo un guardiano del tesoro da
sconfiggere; ma molti passaggi, a destra e a sinistra, in alto e
in basso, a tutti i livelli dell'essere, e che i tesori da scoprire sono più d'uno.

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