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SCHEDA ARTICOLO N. «00861»

CLASSIFICAZIONE: 4
TIPOLOGIA: CONGENERE
AUTORE: G. BONFANTE
TITOLO: RUNE: SCRITTURA, SIMBOLOGIA, MISTERO.
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TESTO ARTICOLO

RUNE - scrittura, simbologia, mistero

(Tratto da "Le rune: origini di un mistero",
di G. Bonfante, ARCHEO, n°29, luglio 1987)

Le rune sono un'antichissima scrittura germanica, che compare in iscrizioni
del II o III sec. d.C. presso gl'Islandesi, i Norvegesi, i Danesi, gli
Svedesi, gl'Inglesi e i Goti.

Se ne trovano in Romania, a Venezia, in Grecia, in Bosnia e altrove.
Deriverebbero da un alfabeto etrusco settentrionale, di tipo chiusino.
Questo venne conosciuto al nord attraverso l'alfabeto venetico del VI sec.
a.C., derivato dalla scrittura etrusca.

La connessione fra rune e alfabeto etrusco pone un problema: quello della
trasmissione. Le nostre rune più antiche possono risalire al massimo al II
sec. d. C.: non se ne sono scoperte di anteriori. Come mai?

La più antica attestazione dell'uso delle rune ci è data dallo storico
romano Tacito, del I sec. d. C. Egli, nella sua Germania, scrive che i
Germani, per trarre gli auspici, «tagliano un ramo d'un albero da frutta in
piccoli pezzetti, e li segnano con certi segni». Nel piovoso clima tedesco,
come del resto in quello (pur meno piovoso) dell'Italia, il legno marcisce
presto. Ecco perché dei pezzetti di legno di cui parla Tacito si è perduta
la traccia.

Invece sono arrivate fino ai nostri tempi due iscrizioni, in alfabeto
venetico, ma ormai fuori dal Veneto, incise su elmi di bronzo: l'elmo di
Negau (Austria), e l'elmo di Vace (odierna ex-Iugoslavia) del VI o V sec. d.
C. Tali iscrizioni si sono conservate proprio perché incise su oggetti di
bronzo: esse ci portano, dunque, una conferma indiretta che a questa data si
stava già formando l'alfabeto runico.

Prima dei mercanti romani, giunsero in Germania i mercanti etruschi,
portando colà i prodotti meravigliosi della civiltà mediterranea.
Probabilmente il nome tedesco del "minerale", Erz, non è che una forma
germanizzata del nome della città etrusca di Arezzo, famosa per la
lavorazione del bronzo. A quel tempo la scrittura giunta mediante gli
Etruschi era considerata, dai popoli settentrionali che l'avevano adottata e
che a lungo la riservarono per scopi magici, un'innovazione misteriosa, che
li avrebbe aiutati e protetti e aiutati nelle crisi e nei pericoli della
loro vita.

L'uso magico restò in funzione, e la parola RUNA mantenne il suo significato
di "segno misterioso". Questi segni magici venivano incisi per esempio sulle
punte delle frecce, per renderle più efficaci; o sugli elmi di bronzo,
perché proteggessero il loro padrone. Spesso un popolo che ha appena
imparato a scrivere considera che i segni sono belli, decorativi, misteriosi
e magici. Le rune ritennero sempre questa forza magica, fino a tempi quasi
moderni.

Le donne avevano un talento particolare nell'impiego delle rune, come
attesta il nome, assai frequente ancora in Germania e in Inghilterra, di
Gudrun, "Buona Runa". L'impressione che le donne fossero specialmente
rispettate in questo campo è confermata da Tacito, che dice nella Germania:
«Considerano poi che le donne hanno un dono inspiegabile e profetico; non si
vergognano di consultarle e prendono sul serio i loro responsi».

Anche l'ambra, considerata magica e medicinale, veniva in varie culture
riservata alle donne. Ne sono state trovate grandi quantità in tombe di
donne in Etruria, nella Slovenia e in altre regioni dove veniva importata
dal Baltico. Una perlina di ambra trovata a Weimar che recava incisa
un'iscrizione runica è interessante in questo contesto.

Nel corso dei diciotto secoli durante i quali furono usate le rune - si
adoperavano ancora nel secolo scorso in Scandinavia - ne sono stati creati
degli esemplari bellissimi, alcuni molto curiosi (come il Codex Runicus, un
manoscritto scritto interamente con i segni runici). Oggi sappiamo che
questa fioritura culturale ha la sua origine nell'Italia antica, presso gli
Etruschi.

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