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SCHEDA ARTICOLO N. «01404»

CLASSIFICAZIONE: 4
TIPOLOGIA: CONGENERE
AUTORE: RANI
TITOLO: ILLUMINAZIONE, PRIMA, DURANTE E DOPO.(PARTE 1 E 2 MONOGRAFIA LUNGA)
SPAZIATORE bianco

TESTO ARTICOLO

Illuminazione, prima, durante e dopo
(di Rani)

(parte prima)

-

Ogni ricercatore vuole l’illuminazione. Gran parte delle persone la
sente come uno stato di continua beatitudine e unità e crede che una
volta raggiunto questo, la vita sarà per sempre facile e semplice, a
causa di quest’eterna espansione nell’oltre.

Mentre è vero che esiste quello che si definisce «l’esperienza
dell’illuminazione» che possiede tutte queste caratteristiche, la vera
vita illuminata è qualcosa di molto diverso. La beatitudine non è
l’esperienza emozionale che conosciamo attraverso l’ego. E’ al di là
di questa.

La verità è rivelata per così dire in tempi supplementari, pezzo per
pezzo, in relazione alla nostra graduale presa di coscienza di che
cosa siamo e alla perdita della nostra identità legata all’ego. Alcune
parti del processo sono garantite: dobbiamo per primo riconoscere che
siamo al di là del corpo-mente fino al momento in cui accade un
cambiamento di prospettiva, di situazione, però in seguito dobbiamo
precipitare e scendere dal picco dell’illuminazione.

Dobbiamo avere il coraggio di ammettere che ogni esperienza si
decolora anche dopo qualche anno, che possiamo di nuovo perdere la
chiarezza e che l’identificazione con la mente può ritornare. Nulla è
permanente e per raggiungere vette più alte dobbiamo passare da
diverse vallate.

L’insuccesso è una parte essenziale del sentiero. Quando otteniamo un
successo spirituale, il nostro ego cresce in proporzione, quando
abbiamo un insuccesso, esso diminuisce ed è triturato.

L’esperienza dell’illuminazione è la fine della ricerca, ma
sicuramente l’inizio del cammino. (O come dico spesso la ricerca si
muove dalla dimensione orizzontale a quella verticale.) Spesso è
necessaria la perdita dell’esperienza per essere veramente impegnati
nella disciplina della vita spirituale.

Ciò che rimane è che siamo confrontati costantemente con le nostre
mancanze, paure, attaccamenti e disperazioni. Dobbiamo aprirci e
aprirci in profondità nel dolore e nella paura, perché ci cuocia, ci
spezzi e ci polverizzi, in modo che possiamo sparire come sè separato.

Se non abbiamo la giusta comprensione, il giusto contesto, le vallate
sono difficili da percorrere. Quanto segue è il mio proprio percorso
in questo processo. Possa essere di aiuto ad altri viaggiatori in
cammino.

Negli anni novanta la vita sembrava quella che avevo voluto. Almeno
esternamente. Vivevo in India in una zona molto bella fuori città. Ero
un membro rispettato dell’ashram di cui facevo parte. Amavo il lavoro
che facevo come terapeuta, la relazione affettiva in cui mi trovavo
era bellissima, allegra e gratificante. Almeno è quanto raccontavo a
me stessa. La casa che avevamo costruito era splendida: avevamo
collaboratori domestici, gatti, cani e pesci nella vasca ecc.

Vivevamo la vita felice dei neo-sannyasin. La meditazione giornaliera
era piacevole; potevo adagiarmi nel conforto di sapere come
abbandonare la mente ed esperimentare la beatitudine. Avevo trovato un
rifugio dal dolore. Cosa potevo chiedere di più?

Mi dicevo che ero appagata, negando il fatto che mi sentivo inferiore
al mio compagno perché partecipavo con meno denaro, che ero
profondamente insicura sulle mie capacità di terapeuta e vari altri
fatti minori.

In fondo il diniego era diventato quasi un modo di vivere e posso
vedere retrospettivamente che lo sapevo da sempre in modo vago, ma era
troppo pericoloso ammetterlo a me stessa. La compensazione era un’arte
in cui ero molto abile sin dalla tenera infanzia.

Poi un bel giorno il mio amante mi lasciò. Profondo fu il buco in cui
caddi; mi sembrava anche che ogni volta che vi cadevo, diventava
sempre più profondo. Determinata a finirla una volta per tutte (l’ego
pensa sempre in termini di soluzioni permanenti) mi buttai a capofitto
in questo abisso per circa un anno, facendo un’intensa terapia, finché
scoprii il gruppo di consapevolezza intensiva. In questo gruppo ti
chiedi il koan: «Chi sono io?» dal mattino presto fino a tarda sera. I
risultati furono sorprendenti.

Durante l’anno successivo participai ad ognuno di questi gruppi di tre
o sette giorni. Di solito mi ci volevano 24 ore di intensa lotta prima
di esplodere in un’altra dimensione, nel regno dell’unità, della
chiarezza e della pace. Divenni una drogata di questi stati
trascendenti perché mi sollevavano immediatamente lontano dal mio
dolore irrisolto. Imparai come «ottenerlo». I koan esplosivi divennero
la mia specialità.

Per qualche tempo questi stati duravano finché frequentavo il gruppo,
ma poi cominciai a notare che questi stati rimanevano. La chiarezza
non mi lasciava più e la pace era più o meno sempre presente. In altre
parole avevo accumulato una gran quantità di energia (shakti).

Vennero poi grosse rivelazioni e squarci di intuizioni. Ero finalmente
libera da ogni mia sofferenza! Mi ricordo anche di frasi
immediatamente respinte del tipo:«Ora non dovrò più preoccuparmi per i
soldi, ho tutto quel che desidero». «Ora non devo più agitarmi
riguardo al sesso e alle relazioni perché sono al di là di tutto
questo!»

L’ego era sempre accanto in agguato e in un certo modo lo sapevo, ma
ero troppo ignorante dei veri meccanismi della mente, per realizzare
quello che significava. Mi dicevo che ero libera dall’ego poiché ne
ero consapevole.

Consultai quello che Osho descrive al riguardo, per capire la mia
situazione, ma non trovai molto. Forse non sapevo come formulare la
domanda perché credevo di essere già illuminata, ma comunque non
trovai nulla di veramente utile.

Mi sentivo molto sola e pensai che era quello che egli voleva dire
quando affermava che alla fine sei solo e così decisi di fidarmi della
mia esperienza. Per qualche tempo incontrai una donna che sosteneva di
essere illuminata e che mi aiutò a chiarire qualche dubbio. Per di più
mi diede tutte le conferme su quanto stavo cercando! (Questo è
esattamente quello che la mente vuole: conferme, e così inconsciamente
cerchiamo qualcuno che ce le possa dare)

Comunque l’esperienza dominante era la gioia e la pace. La
trasformazione era evidente e profonda. Volevo immediatamente
comunicarla a chi la volesse ascoltare. Vi era in me il senso genuino
ed ingenuo di aiutare gli altri a liberarsi dal dolore. Per quanto
potessi vedere, l’intenzione era pulita ed innocente. Non sapevo che
finché c’è un ego l’intenzione non è mai pura al 100%.

Qualcuno poi descrisse la gente che dichiara prematuramente la loro
illuminazione, come bambine che si vestono con gli abiti della madre e
mettono i tacchi alti facendo finta di essere adulte. Ora, guardando
indietro vedo che era quello, in fondo. Ero una bambina con un
sacchetto di caramelle che volevo distribuire.

Ed anche se gli amici mi evitavano come la peste, qualcuno cominciava
a presentarsi per ascoltare quanto avevo da dire. Molti ricercatori
oggi (come io prima) vogliono solo una cosa: trovare una scorciatoia
per liberarsi in fretta dalla sofferenza, ed io ne avevo di
scorciatoie da proporre!

Naturalmente mi mostravano rispetto e riverenza: generavo una quantità
d’energia cosmica; nella stanza chiunque poteva sentirla e la persona
a cui rivolgevo la parola o lo sguardo, si trovava per un pò in uno
stato al di là della mente. Anch’io mi sentivo volar via. Ero ammirata
e riverita. E in fondo mi sentivo degna di questo amore.

L’orgoglio cominciò ad insinuarsi. Dopo tutto una persona che era
stata tanto umiliata (io) ce l’aveva fatta ed era diventata qualcuno.
Vedevo l’orgoglio, ma dicevo che dal momento che lo notavo, non aveva
importanza. Tutto avveniva nell’UNO e quindi era temporaneo.

La mia fama crebbe, sempre più gente veniva ai satsang e aveva delle
esperienze di risveglio. Era la prova che ero nel giusto ed il mio ego
si gonfiava un pò di più.

Ogni tanto la vecchia insicurezza bussava alla mia porta, ma non
volevo aprire. Non volevo riconoscere che esisteva ancora. Devi
capire la grande sottigliezza della situazione. Senti che hai trasceso
la sofferenza, che era il motivo della tua ricerca. Realizzare però
che non è vero, non è facile. L’ego lo combatte. L’anima ha un
impronta di protezione dell’ego che ha secoli di vita. Non cede così
facilmente.

Per molti anni nel nostro cammino, tutto ciò che desideriamo è di
essere liberi dalla sofferenza. Solo più tardi la nostra intenzione
diventa abbastanza pura per desiderare solo quello che è, per quanto
sia penoso e scomodo.

Così mi sentivo molto espansa, perché il risveglio era forte e potevo
incanalare enormi quantità di energia, ma non sapevo che erano
temporanee e colorate dall’ego. Tutto il tempo il mio ego si allargava
al di là delle più incredibili fantasie, senza che me ne accorgessi.
Divenne sempre più trasparente, accorto e spirituale, raccontava a se
stesso che non era nessuno e che non c’era nemmeno!! Riusciva
veramente bene nell’intento di prendere in giro perfino se stesso.

L’ego è molto abile. Dal momento che condividevo con i miei studenti
ogni trabocchetto, pensavo di esserne libera. E non vedevo che il
fatto di condividere le esperienze non era sufficiente ad abbattere
l’ego. E’ necessaria un’assoluta dedizione e la volontà di essere
vigile costantemente. Credevo che il fatto di condividere era di per
sè essere onesto e vigile. E in un certo modo era anche vero.

L’esperienza dell’illuminazione è sempre un misto di intenzione chiara
ed onesta e di un ego affamato di potere. Se non abbiamo un maestro
vivente al momento del risveglio, siamo nei pasticci. In quei momenti
non possiamo viaggiare da soli; precisamente perché possiamo vedere a
mala pena l’ego da soli.

La mia fama cresceva e viaggiavo per tutto il pianeta senza sosta,
pensando di fare qualcosa di molto valido per l’umanità. Ora vedo che
era di nuovo la vecchia storia antica: avevo bisogno di aiutare tutti
quelli che soffrivano altrimenti non avevo il diritto di vivere.

Dopo due anni di questa vita ero esausta. Il corpo era affranto e fui
sconvolta scoprendo che il primo pensiero che mi venne, quando il
dottore mi disse che dovevo riposare, fu: «Chi mi amerà adesso?»

***
« Illuminazione, prima, durante e dopo>

(di Rani)

(parte seconda e fine)

In un certo modo fu l’inizio della caduta. Naturalmente, onesta
com’ero, condividevo tutto questo con gli studenti durante il satsang,
mostrando loro quanto ego accompagna l’esperienza del risveglio.
Condivisi la mia sofferenza ed i miei errori, ma trovai con meraviglia
che non molti volevano ascoltare la verità a meno che non fosse
beatificante.

Durante i quattro anni del mio insegnamento, trovai pochi disposti ad
ascoltare la verità. Molti vengono ai satsang per trovare delle
scorciatoie o per adorare qualcuno. Non molti vogliono ascoltare quel
che riguarda il diligente lavoro di purificazione della mente e la
guarigione delle nostre ferite.

Infatti durante i nuovi satsang, come li chiamo, circolano numerose
storielle sul lavoro su se stessi. La bellezza ed anche la difficoltà
dei nostri tempi è che per la conoscenza spirituale ed i suoi segreti
basta solo cliccare con un mouse. Tutti gli scritti sono pubblici. In
passato questo non era possibile, l’informazione veniva data a seconda
dell’avanzamento e della pratica spirituale del discepolo/studente.

Ora non dobbiamo praticare la meditazione o fare qualche lavoro per
ricevere l’insegnamento e quindi il pericolo è che l’assorbiamo solo
intellettualmente. Nel frattempo trovai una nuova relazione affettiva
(con proteste iniziali da parte mia) e questo fu per me un altro modo
di verificare la realtà delle cose.

Presi un anno sabbatico e affrontai molte vecchie sofferenze legate
all’infanzia e alla solitudine attuale. Prima i miei vecchi amici mi
avevano disprezzato, ma ero stata accolta a braccia aperte dalla
comunità del neo-satsang, ora però la comunità del satsang mi aveva
respinta.

Non avrei dovuto provar dolore ed essere onesta su questo. Alla fine
tuttavia, fui capace di accettarlo e viverlo senza ulteriori
manipolazioni. Passai qualche mese in silenzio e sentii di nuovo il
bisogno di meditare. (naturalmente negli anni in cui non ero nessuno,
non c’era nessuno che meditava). Eppure durante tutto il tempo
assaporai la beatitudine e la pace di essere in unità con tutto.

Poi venne il colpo duro. Alla mia migliore amica e partner fu
diagnosticato il cancro. Per qualche mese ci siamo fatte coraggio
dicendo che era ok, che non sentivamo nè paura nè sofferenza, che
morire era altrettanto buono quanto vivere e che ciò che viene se ne
va un giorno. Poi siamo crollate entrambe. Passai le ultime settimane
al suo fianco curandola, finché morì tra le mie braccia.

Questo fatto mi fece a pezzi. C’era troppo dolore. Ero sopraffatta,
consumata, senza aiuto e non pretesi più nulla, nemmeno di poter
offrire la benché minima scorciatoia o miracolo. Naturalmente venne
sempre meno gente. Mi resi conto lentamente che rimaneva solo un pugno
di cercatori sinceri ai quali potevo offrire solo la mia amicizia, una
limitata esperienza e un pò di saggezza.

Realizzai che avevo bisogno di una guida. Cercai dappertutto tra le
antiche e moderne saggezze, finché trovai il mio nuovo maestro Aziz. I
suoi colpi duri alla zen erano dolorosi e non li apprezzavo, ma col
tempo capii e ricevetti una mappa della realtà che era in risonanza
con me.

Il mio vecchio maestro era stato troppo aperto, troppo ricco di
indicazioni perché io potessi discernere un sentiero chiaro e pratico.
Parlava di tante pratiche e mi lasciava scegliere. Questo mi aveva
portato dov’ero adesso. Provavo rispetto e gratitudine per lui, ma
avevo bisogno di qualcosa di più.

Avevo bisogno di una guida vivente. Ora avevo trovato questo
insegnamento preciso che risuonava nella mia anima come un riflesso
della realtà. Egli mi guidò nella mia pratica e m’insegnò un metodo
totalmente nuovo di meditazione. Mi disse di smettere di insegnare, ma
avevo paura perché era il solo reddito che avevo.

Credevo di aver bisogno di soldi, avevo bisogno di essere riconosciuta
e di mantenere una posizione (più per me che per gli altri). Ma
soprattutto avevo bisogno di non informare me stessa che era tutto
finito. Che avevo avuto un’apertura immensa ed un’esperienza
d’illuminazione, durata anni, ma che ora questa stava spegnendosi poco
alla volta.

Poco alla volta compresi che la corruzione è in tutti noi e che non è
possibile essere totalmente incorrotti. Dopo tutto, quello che
facciamo, lo facciamo quasi sempre per noi stessi. Continuando i miei
insegnamenti ed incontri con i ricercatori, avrei potuto nascondermi
che non tutto era finito. Avrei continuato a sognare ancora un pò e
raccontarmi che sarebbe ricominciato come prima. O peggio avrei potuto
criticare la poca motivazione dei ricercatori se non fossi stata più
richiesta.

Ma la vita è generosa se l’intenzione è onesta. Pregavo
quotidianamente per la verità e le preghiere sincere sono sempre
ascoltate. Partii per l’occidente, ritornai al mio paese natale, ma
trovai difficile riadattarmi a quella cultura dopo 16 anni in India.
Ci fu un momento in cui i soldi erano finiti. Amici e familiari ci
aiutavano a sopravvivere. Crollai. Tutto il lato ombra della mia
personalità apparve.

L’ego era diventato più forte (cresce in concomitanza alle nostre
realizzazioni; più potenti diventiamo e più forte diventa l’ego.) Il
super-ego ritornò con la sua vendetta. L’autotortura e l’autoaccusa
assunsero le forme di un tornado. L’Ombra era presente e si
manifestava chiaramente e a voce alta. Pensavo di aver trovato la mia
ombra tanti anni prima, ma non in quella profondità. Mi resi conto che
l’ombra si rivela rispetto alla quantità di luce, più c’è luce e più
forte è l’ombra.

Tutt’a un tratto fui di nuovo identificata con ogni singolo pensiero.
Ero emotiva dalla mattina alla sera tranne quando meditavo. E
meditavo, eccome! e pregavo e mi muovevo per tenere a bada la
depressione finché fu impossibile impedirla. Ero in un inferno e capii
che la guarigione doveva avvenire proprio qui nell’inferno.

Non c’erano più soldi, trovai un impiego come donna delle pulizie ed
ero pronta a trovare qualsiasi lavoro, sempre con la segreta speranza
che dopo questa prova tutto era finito, che un miracolo sarebbe
avvenuto e sarei stata di nuovo innalzata nell’empireo. La vita
sarebbe stata per sempre felice. Ma la verità non vive alla presenza
della speranza.

Abbandonare le nostre speranze è uno dei prezzi da pagare per la perla
senza prezzo. L’ego gridava, urlava. Non voleva separarsi dai tempi
gloriosi. Tutta la mia vita con le sue sofferenze non digerite e
negate, ritornò in superficie per un altro giro. Pensieri di suicidio
divennero i miei compagni.

Senza l’aiuto del mio partner e di alcuni cari amici, familiari ed un
buon terapista, sarebbe stato più difficile. L’amore che ricevevo mi
sosteneva e mi curava. Tuttavia mi sentivo persa, non sapevo bene cosa
stava succedendo. Avevo bisogno di aiuto.

Una cosa era certa. Non c’era una via d’uscita ma solo una via dentro
e attraverso, il mio solo interesse fu di rimanere presente nel dolore
e in qualunque emozione si presentasse. Mi sentivo sottoterra come non
ero mai stata. In seguito cominciò a balenarmi l’idea che il fatto di
scendere così in basso in realtà ci faceva salire in alto.

Fui grata ad Aziz di essere venuto in occidente per un altro ritiro
silenzioso! Ma alla fine della settimana annunciò che sarebbe andato a
vivere in solitudine e che non sarebbe più stato disponibile come
guida ed insegnante! Di nuovo mi ritrovavo da sola e non sapendo cosa
stava succedendo pregai per avere aiuto.

Ebbi allora la fortuna di trovare per caso un libro intitolato
«Halfway up the mountain» («A metà strada verso la montagna») di
Mariana Caplan. Esso mi procurava i pezzi mancanti alla mia
comprensione. Era un libro che parlava di me. La mia storia nei
dettagli. Inquel libro lessi tutto quello che riguardava i tranelli in
cui ero caduta. Mi diede una visione chiara del processo e del
contesto in cui mi trovavo.

Leggere quel libro fu come ritrovarsi in un ritiro. Mi ricordò più
volte che vi era una forza di guarigione in questa crisi. Era quello
che volevo. La mia dignità fu risanata quando cominciai a capire che
essa era una risposta meccanica della mente e non una sconfitta o
impresa personale. La mia sofferenza fu più dignitosa.

Capii che la disillusione è non solo necessaria sul cammino, ma un
vero dono della grazia divina. E’ come essere svezzati dal seno di Dio
e aver il permesso di camminare. Per forza barcolli a destra e a
sinistra, come ogni bambino ai primi passi, ma alla fine trovi il tuo
equilibrio e cammini. La caduta dal paradiso sembra parte integrante
del processo d’illuminazione. Infatti molti insegnanti affermano che
devi guadagnartelo per meritarlo.

Quando realizziamo che il sentiero sul quale camminiamo non è quello
che credevamo e che la realtà è qualcosa di completamente diverso
dalle fantasie che avevamo su di essa, siamo sconvolti. Non è una
transizione facile da farsi. E’ estremamente dolorosa e sembra di
essere spellati vivi. Eppure questa sofferenza ci apre magicamente la
profondità di quello che veramente siamo.

L’illuminazione avviene quando abbracciamo la nostra oscurità allo
stesso modo. Realizziamo che la nostra realtà umana ci sarà sempre,
che la sofferenza è parte integrante della vita umana. Soffriamo sia
consciamente che inconsciamente. Realizziamo che la libertà che
avevamo pensato di trovare nella beatitudine e gioia del picco
dell’Illuminazione, non è affatto la vera libertà. E’ più profonda.
Significa accettare veramente quello che E’.

Non appena giunta alla fine del libro lasciai del tutto la presa,
l’abbandono fu completo. Rinunciai a tutte le attività d’insegnmento,
annullai il biglietto per l’India ed ora sono pronta per un nuovo
capitolo in quest’avventura chiamata vita. Questa volta può capitare
proprio qui dove sono. E sinceramente non so proprio dove mi porterà.

Nessuna speranza, nessun progetto.

Om shanti

Rani

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