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SCHEDA ARTICOLO N. «01447»

CLASSIFICAZIONE: 5
TIPOLOGIA: AFFINE
AUTORE: SIMONA VALESI
TITOLO: GIULIA, UNA FARFALLA AMICA DELLA TERRA
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TESTO ARTICOLO

Julia, una farfalla amica della Terra

(di Simona Valesi)

Di aspetto sereno e pacato, decisamente pacifico e con lineamenti molto
femminili, Julia Butterfly Hill, trentaduenne, la ragazza conosciuta al
mondo per aver vissuto per due anni su una sequoia, non può in nessun modo
nascondere un'evidente tempra ferrea da guerriero. Lo vedi nelle convinzioni
delle sue idee, nella chiarezza dei suoi pensieri, nella prontezza delle
risposte.

Non c'è niente che la faccia vacillare. Nessuna domanda che la metta in
crisi. I suoi dubbi più grossi se li è risolti a sessanta metri da terra,
nei momenti più difficili passati su Luna, la sequoia millenaria che ha
salvato dalla deforestazione e per cui è diventata un simbolo dell'attivismo
ambientale. Nessun altro maestro umano avrebbe potuto far meglio
nell'insegnarle
l'arte della fermezza. E, come Luna, dopo l'esperienza in simbiosi che ha
avvicinato in modo imprescindibile le due specie viventi, Julia esprime
radici profonde.

Ogni passo della sua vita è stata una continua evoluzione verso la coerenza
di un'esistenza ambientalista e pacifica. Diventa vegetariana a quattordici
anni, a ventidue è vegana, e da anni mangia prevalentemente verdure e
cereali crudi di provenienza locale, per sostenere i piccoli agricoltori e
non influire sull'inquinamento del pianeta coi trasporti a lunga distanza.

- Come hai deciso di diventare vegetariana?

Non ho avuto nessuno che me ne ha parlato. Un giorno stavo andando in giro
con la mia bicicletta in mezzo alla campagna vicino a dove abitavo, in
Arkansas, e ho visto in un recinto una mucca col suo vitello. Ho lasciato la
mia bici per terra e sono andata a guardare la mucca da vicino e l'ho
guardata negli occhi e ho provato una vicinanza tale, con questo essere che
mi guardava, che decisi che non avrei più mangiato carne da quel giorno.
Arrivai a casa e lo dissi a mia madre, e da quel giorno non mangiai più
carne.

Allora non avevo tutta la conoscenza che ho adesso sull'alimentazione, ma
andavo in biblioteca a leggermi libri e mi sono fatta una cultura. Anche
adesso però, non dico mai di essere vegana, dico che sono vegetariana perché
quando le persone sentono la parola vegano la associano sempre a cibo poco
appetitoso e ad attivisti arrabbiati, quelli che ti fanno vedere video
cruenti sull'uccisione degli animali. Io invece non sono arrabbiata, io sono
una vegana felice (rdr. Infatti porta un t-shirt che dice: "I am a joyous
vegan).

- Il tuo soprannome Butterfly è dovuto alla tua vita sull'albero?

No, durante una camminata in montagna da piccola con i miei genitori, ero
molto triste perché avevo appena ricevuto un rimprovero. Camminavo di fronte
agli altri piangendo senza parlare con nessuno e una farfalla si è posata su
di me ed è stata con me per ore, fino a che sono arrivata a casa. Avevo
sette anni e mezzo e sono rimasta Butterfly da quel giorno.

- Cosa ti ha portato su Luna e perché hai scelto proprio le sequoie?

Le sequoie sono gli esseri viventi tra i più antichi della Terra. Alcuni
raggiungono l'età di 3000 anni e sono degli alberi veramente enormi. Il loro
legno rosso è usato molto per gli arredi esterni perché è bello
esteticamente e non si deforma neanche se esposto alle intemperie, ed è
adatto per le costruzioni perché è molto resistente anche al fuoco. Questo
ne ha fatto un prodotto di mercato molto ambito che ha portato alla
distruzione del 97% delle foreste della California. E continuano ancora a
tagliarne, perché solo la metà di questo 3% rimasto, è protetta.

Sono arrivata alla Lost Coast, nel nord della California, durante un viaggio
con degli amici. Nel mio primo incontro con le sequoie è stato emotivo: sono
stata investita come da un'onda d'energia prorompente che questi giganti
emanavano mentre si ergevano primordiali ed eterni. Tra me e le sequoie c'è
stato da subito un grande feeling.

- E così sei salita su Luna?

E' successo perché nella contea di Humboldt era in corso un'occupazione di
alberi per protestare contro il disboscamento selvaggio che aveva causato
una frana e aveva distrutto sette case, e danneggiata una, lasciando le
corrispettive famiglie senza tetto. Il continuo disboscamento attuato nel
periodo estivo avrebbe causato un'ulteriore smottamento durante le piogge
invernali che avrebbe distrutto il resto della cittadina. Per questo siamo
saliti sugli alberi.

Nell'ottobre del 1997, il movimento Earth First (Prima la Terra), si era
organizzato con alcuni attivisti per salire sugli alberi e impedire che li
tagliassero. Avevano approfittato di una notte di luna piena per costruire
la piattaforma su cui stazionare ed è per questo che l'hanno chiamata Luna.
Si facevano turni. Ognuno saliva per un po' di giorni e poi qualcun altro
gli dava il cambio.

- Sapevi fin dall'inizio di dover rimanere così a lungo?

All'inizio pensavo che ci sarebbero volute da tre settimane a un mese per
ottenere qualcosa, che già sembrava un tempo lunghissimo. Mai mi sarei
aspettata di dover stare e di poter resistere così a lungo. Ma per le basi
dei miei studi, che erano orientati al business, analizzavo tutto, anche
l'attivismo,
attraverso un concetto base: come ottenere il massimo dal più piccolo
investimento. E in quell'attività c'era un sacco di lavoro e nessuno ne
sapeva niente.

Solo i giornali locali ne parlavano ma nessuno nella nazione era consapevole
di cosa stesse succedendo e secondo il mio punto di vista quello non era
attivismo efficace. Ci doveva essere un modo diverso di far sapere le cose,
perché i ragazzi lì rischiavano la loro vita, e rischiare la vita per una
causa è un grosso investimento! Allora pensai che se fossi stata più a lungo
sarebbe servito a farlo sapere a più gente, e decisi di stare sull'albero
per 3-4 settimane. Alla fine ci volle molto di più.

- Quali sono stati i tuoi momenti più difficili?

Hanno provato di tutto per farmi scendere: con le minacce, gli attacchi e
bloccando i miei rifornimenti di cibo. Ci hanno provato anche avvicinandosi
pericolosamente con gli elicotteri. Lo spostamento d'aria creato delle pale
sposta un vento più forte di un uragano, supera i 300 Km/h. Ho vissuto
momenti di vero terrore. In quei momenti ho pregato molto.

- Cosa ha risvegliato alla fine l'interesse mediatico?

Il mio compleanno. Dopo tre mesi e mezzo che ero su Luna, una rivista
femminile ha parlato della ragazza che festeggiava il suo compleanno su un
albero, e questo ha suscitato un interesse che ha fatto girare la notizia in
tutti gli Stati Uniti. Questo ha dato il via ad un'organizzazione molto più
efficace, con il supporto che avevo a terra, di un vero e proprio ufficio di
comunicazione dove parlavo con il cellulare alle varie testate e coordinavo
visite per le interviste. E non facevo questo per me, non mi preoccupavo che
si sapesse di me, volevo solo che le persone fossero informate.

In ogni momento di ogni giorno pensavo a quale fosse la cosa giusta da fare.
E vedo il mio attivismo come qualcosa che va oltre il punto di rottura dove
gli altri agiscono fino a che si sentono comodi. In questo mi aiuta lo yoga.
Devi allungarti fino al punto in cui non è più comodo, e credo il muscolo
della nostra mente e del nostro cuore funzionino alla stessa maniera. E non
sappiamo mai cosa riusciremo ad ottenere. Infatti il mio attivismo non è
orientato ad un risultato, credo semplicemente che sia giusto farlo.

- A quali altri progetti stai lavorando?

Con la mia associazione 'Circle of Life' organizziamo eventi e tour
informativi e aiutiamo le associazioni e i movimenti a fare comunicazione
efficace per farsi conoscere e far conoscere le loro attività e azioni. Li
aiutiamo a raggiungere la gente comune parlando il loro linguaggio e in modo
costruttivo, perché il nostro obiettivo è che sia invogliata e incuriosita a
partecipare agli eventi e ad informarsi.

Abbiamo acquistato un bus e lo abbiamo trasformato in un modello di cultura
ecologista, che dimostra come uno stile sostenibile e rispettoso della Terra
sia possibile. Funziona con olio vegetale riciclabile al 100%, come del
resto tutti i motori diesel potrebbero. Rudolf Diesel, quando inventò il
suo motore, l'aveva ideato pensando ai contadini, a come renderli
indipendenti senza che fossero lasciati fuori dall'avvento
dell'industrializzazione.
Doveva essere un motore forte per macchinari agricoli e che funzionasse con
colture che i contadini potessero coltivare, dando loro maggior
sostenibilità oltre a quella del cibo. Infatti, il primo motore Diesel ha
funzionato con olio di arachidi, e noi andiamo in giro dai contadini a
spiegare queste cose: che è stata l'industrializzazione, con gli interessi
economici correlati, che ha divulgato l'informazione che i motori diesel
venissero alimentati solo con prodotti derivati del petrolio, che poi sono
molto tossici.

Il nostro bus, non solo funziona ad olio, ma ha pannelli solari sul tetto
che forniscono elettricità per luce e computer, frigorifero ad alta
efficienza, tutto ciò che viene utilizzato all'interno è riciclabile ed è
rifinito con dettagli di altissima qualità ed estetica, anche se ottenuti da
materiali riciclati e riciclabili, perché non vogliamo che le persone comuni
pensino che siamo i soliti rivoluzionari trasandati.

Quando vedono un bus così bello lo vogliono tutti. Costa molto poco, tutti
se lo possono permettere, e noi intanto abbiamo ottenuto che si contribuisca
a una migliore società. Quindi organizziamo eventi molto professionali per
far conoscere tutte le associazioni. Circle of Life è diventata un punto di
riferimento e facciamo lavoro di mediazione indirizzando le persone che
vogliono essere coinvolte in qualche attività verso il tipo di associazione
che soddisfi i loro orientamenti. Ci sono già abbastanza associazioni
impegnate nei diversi temi, noi cerchiamo di unirle e farle lavorare
insieme. Il nostro scopo è coinvolgere il più persone possibile.

- E' finita la protesta contro la distruzione di South Central Farm in Los
Angeles?

Noi non ci arrendiamo mai. Era un'oasi felice che ospitava e dava lavoro a
350 famiglie principalmente provenienti dal Messico e dal Central America
che producevano, oltre a colture biologiche locali, erbe officiali e
medicine con cui avevano anche aperto una farmacia. Era la più grande
fattoria urbana degli Stati Uniti, un paradiso sociale dove anche i bambini
erano protetti dai pericoli della città.

Abbiamo organizzato grandi eventi per far sapere alla gente cosa stavano
facendo e sensibilizzare l'opinione pubblica. Il fatto che l'abbiano
distrutta non ha fatto perder le speranze ai residenti, che sono disposti a
ricomprarla e ricostruirla dalla polvere per la seconda volta. Abbiamo
raccolto già più di cinque milioni di dollari, ma la causa per riacquistare
il terreno va avanti ancora e non sappiamo ancora come andrà a finire.

- Cos'è il Gratitude Cafè?

E' un ristorante vegano, perché credo che non si possa essere ambientalisti
senza essere vegetariani, ma di alta qualità perché il termine vegano venga
finalmente associato a qualcosa di gustoso, attraente, irresistibile e sexy.
I nomi dei piatti e delle bevande non illustrano i cibi ma uno spirito di
apprezzamento e positività che desideriamo contagi gli ospiti. Nel menù si
trovano bevande come: «Sono ringiovanito», «Sono effervescente» e piatti
come: «Sono energetico», «Sono amato», «Sono coraggioso», senza far mancare
«Sono solo caffè».

Hanno aperto a San Francisco e a Berkeley ma ne hanno richiesto uno anche a
New York. Noi non facciamo niente da soli se la gente non è coinvolta,
quindi abbiamo detto che, se lo volevano, dovevano contribuire ad aprirlo
diventando soci in affari per la percentuale che donavano. E credo che si
farà.

- E quante persone siete a portare avanti tutte queste iniziative?

Tre.

- Parleranno ancora della tua esperienza su Luna?

Faranno un film a Hollywood. Ho rifiutato i produttori più commerciali che
mi avevano offerto un sacco di soldi ma ho preferito scegliere un produttore
e un regista che hanno dimostrato integrità nei confronti del rispetto
dell'ambiente
durante le riprese. Sarà il primo film prodotto a Hollywood che avrà un
setting completamente ecologico, con riciclaggio dei materiali usati e
fornitura di cibo biologico al cast e allo staff. No, non parteciperò come
attrice, io sono brava ad organizzare, mobilizzare e coordinare, ma stare in
pubblico è per me la cosa più difficile. Lo faccio perché devo, ma la mia
natura è più per stare nascosta.

Penso che un film prodotto a Hollywood possa arrivare e coinvolgere molte
persone con il suo messaggio, e quindi lo faccio per questo, perché è
importante ai fini dell'attivismo. Perché per me l'attivismo non è andare
per le strade a protestare. L'attivismo non è solo per un certa categoria di
persone. Per me, se hai a cuore i problemi del mondo e sei disposto a fare
qualcosa, sei già un'attivista. Non sono per essere contro ma per essere a
favore di qualcosa e nel contempo costruire senso di comunità e relazioni. E
costruire una comunità con interrelazioni è quello che vogliamo fare con
questo film.

- Se potessi scegliere, che buona notizia ti piacerebbe leggere su un
giornale?

Mi piacerebbe leggere di quello che chiamo lo specchio interiore. Uno
specchio che ti permetta di vedere ciò che altrimenti nessuno conoscerebbe.
Viviamo a stretto contatto con migliaia di persone, che salutiamo ogni
giorno e che non conosciamo, e poi moriamo. Immagina invece se ognuno
pensasse di fare qualcosa che possa far felice se stesso e qualcun altro.
Potremmo fare della nostra comunità un posto migliore in cui vivere. Ogni
giorno io mi guardo in giro per cercare ispirazione per fare qualcosa di
nuovo e di costruttivo che mi possa rendere felice e rendere felici gli
altri.

Credo che non sia importante tanto cambiare ciò che è sbagliato, ma
celebrare ciò che è giusto, ciò che è positivo, come fai tu con la tua
rivista. Può essere una cosa naturale. La gente può sorridere, per esempio.
Molti dicono che non possono fare niente. Ma io dico che uno può anche
andare in un parcheggio e piantare una pianta anche solo per il piacere di
farlo, senza una ragione precisa, e già quello sarebbe qualcosa. Costruire
una comunità piena di gioia è più che qualcosa.

Tutto è possibile. Infatti, credo che quando le persone sono più felici
consumano di meno e sostengono meno questa economia malata. I media sono al
90% pieni di messaggi per farti acquistare qualcosa per essere più felici.
Io vorrei vedere nei giornali più contenuti e meno pubblicità, messaggi che
parlino di essere contenti di quello che si è e quello che si ha.

-

Detto da lei, che ha dimostrato fin troppo bene come anche uno può fare
molto, fa comprendere come la sociètà odierna del commercio e dello smercio
dei valori, giri solo sul denaro perché siamo noi, con la nostra pigrizia e
sacrificando il nostro agire con coscienza, ad alimentarla con le nostre
scelte e preferenze. Thank you, Julia!!

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