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SCHEDA ARTICOLO N. «01611»

CLASSIFICAZIONE: 4
TIPOLOGIA: CONGENERE
AUTORE: GUIDO DA TODI
TITOLO: LA GENTILEZZA
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TESTO ARTICOLO

LA GENTILEZZA

(di Guido Da Todi)

Molti di noi - ne sono profondamente convinto - seguono la scoscesa vita
spirituale con
una fedeltà senza pari.

Giocano il loro ruolo di padri e madri, di mariti e mogli, di figli, di
studenti; e, dentro, un
geroglifico insistente, infiammato li affascina e attrae, nei suoi
significati, sovente inespressi in
modo integrale alla loro consapevolezza esteriore..

Sovente, per varie, ovvie ragioni, la vostra strada è difficile.

Conciliare gli interessi sociali, personali, che vi sono propri, e le vostre
innumerevoli
attività; armonizzarvi con chi vi sta vicino; ed accordare, pure, il
desiderio di che, a
volte, si alza nel vostro orizzonte interiore, con la che
continua ad ardere, non è, di
solito, facile.

Ma, forse, il difetto di noi - donne ed uomini di questo secolo, e di questa
razza planetaria -
continua ad essere un desiderio, estremamente premuto, verso il
perfezionismo accentuato, verso
una vita che, in fin dei conti, vorremmo rendere diversa dalla semplicità
integrale, che possiede la
levigatezza e la forma cosmica del semplice uovo: simbolo efficace e
completo dell'esistenza
perfetta.

Continuiamo a credere che la divinità esiga - lungo il sentiero - delle
atroci forme di
sacrificio personale, dei salti evolutivi rapidi ed improvvisi, ed esprima
delle torturanti esigenze, per
decidersi, infine, a rendere terso quel nostro famoso e ego, sì
da fargli percepire le
Radici di cui è parte; e, di conseguenza, darci la gioia ultima della
fusione con l'universale.
È stancante, allora, lo stress che ne risulta. E diviene responsabile di un
obiettivo ritardo ed
impaccio lungo la nostra quotidianità di jiva in evoluzione.

Parliamo, allora, della .

Questo atteggiamento umano, questa forma di naturale approccio verso le
persone e le cose,
può essere paragonato - senza alcun stridore simbolico - all'olio che siamo
abituati ad aggiungere
nel motore della nostra auto, nella sua periodica manutenzione. E lo
vedremo.

Privo di olio, il motore entra - presto - nell'usura dei suoi componenti; e,
alla fine, si rovina
in modo irrimediabile, e viene posto da parte.

Mettendo a fuoco la carenza di gentilezza generale di un individuo,
riusciremo ad isolare,
nella nostra mente, l'importanza vitale - e non esagero! - di tale abitudine
soggettiva, capace di
costituire una potente chiave, nei rapporti umani di ognuno di noi: la
chiave che rende felice il
nostro impatto con il cosmico.

La gentilezza è una delle tante e poliedriche forme di quell'amore verso cui
ci spingono le
Sacre Scritture di ogni tempo, e le esortazioni di ogni Guida dell'umanità.

Solo che non ci si pensa, a causa della presunta ovvietà del concetto.

Se comprendiamo che la gentilezza, sinceramente espressa e sentita
nell'animo,
non ha nulla
di diverso dalla tanto decantata manifestazione di tenerezza verso il
prossimo, ci renderemo conto
del come sia - poi, e in definitiva - molto facile e gradevole la strada
dell'evoluzione.

Questo sentimento è la manifestazione di fusione democratica più sociale che
esista. È una
via a doppio senso. È rivolta ad ogni aspetto della rete sociale che ci
coinvolge. Si dirige - con
eguale diritto e dovere - all'umile sconosciuto, ed al grande affetto
personale e quotidiano - che
vive sotto il nostro medesimo tetto.

E rigenera qualunque tipo di rapporto, che si fosse infeltrito e consunto.

Un uomo ed una donna, naturalmente e spontaneamente gentili, attraggono
l'intera
umanità
che contattano, per tutto il tempo della loro esistenza in questa terra.

La gentilezza non fa due pesi e due misure. Non si rivolge solo agli
estranei.

Se spontanea, nel proprio cuore, si esprime anche verso la propria moglie e
verso il proprio
marito; di mattino, appena levati; di giorno; e di sera, prima di
addormentarsi.

E, in effetti - fateci caso - è solo grazie ad essa che molti matrimoni si
perpetuano,
costantemente rinnovati; o, anche, sono capaci di rigenerarsi.

Il Sentiero è fatto - come ci insegna il nobile Taoismo - di piccole scaglie
dorate.
Spesso, ho notato che dei fratelli e delle sorelle più avanzati, lungo la
strada evolutiva,
adoperano un modo autorevolmente brusco e lapidario per esporre i loro
commenti e i loro consigli
a neofiti, ovviamente meno pratici di cose spirituali.

Essi probabilmente pensano che il loro debba essere un tradizionale>, di chi faccia
parte dell'Enigma Primordiale.

In tal caso prevalgono una serie di complessi di un particolare subconscio
raffinato: quello
dello spiritualista. Nei quali, per il momento, non vorremmo mettere il
naso.

Una cosa è certa. Nessuno di noi - di fronte alla Natura Assoluta che
serviamo
quotidianamente - può presumere di pontificare, nel variegato modo a cui
facciamo riferimento.
E, comunque, che l'istruttore, non gentile nei suoi interventi, dà più
valore a quanto dice,
che all'animo di chi ha di fronte.

Questo, è un altro esempio di necessità alla gentilezza; questo, non è
amore.

La gentilezza con tutti, e con se stessi, porta, in tempi brevi, all'armonia
soggiacente alle
cose.

Chi è gentile, è amico di Dio. E Dio - annidato in ogni suo delicato
rapporto con gli altri -
non manca di rispondere indicibilmente all'appello.

Avete mai notato come siete attratti da una persona di indole gentile?

Vi sentite rispettati, amati, considerati. E ciò vi basta, per stabilire un
nesso di natura
superiore con quell'uomo e quella donna.

In definitiva, ciò vuole la natura universale. Che si
saldino tra di loro.
Un atto di gentilezza, una volta espresso, lascia un incantevole alone
elettromagnetico
attorno a sè, che costituisce una fiorente benedizione occulta per coloro
che ne sono il soggetto e
l'oggetto.

Una qualunque manifestazione non gentile, sdrucisce qualcosa nella vita
interiore di chi la
esprime - e di chi non sa difendersi da essa; e ci vorrà qualche tempo per
recuperare l'equilibrio
interiore, necessario a tutti per attingere alla creatività personale ed
all'armonia
innata della vita.

Ora, noi ci lasceremo.

E ognuno di noi tornerà nel gioco abituale dei suoi rapporti umani.

Quante persone incontreremo?

Proviamola, questa chiave! Essa non contiene, nella propria natura, nulla di
smielato, o di
artefatto.

La gentilezza nasconde l'originale rapporto tra Dio e gli individui, e tra
gli individui, con
loro stessi.

Una persona che non conoscesse nulla dei Grandi Misteri Elesiaci, ma che -
comunque -
vivesse un costante, tenero e sincero rapporto con i suoi simili,
raggiungerebbe - senza alcun
dubbio - la meta riservata ad ogni ciclo umano: l'armonia definitiva con il
Tutto.

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