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SCHEDA ARTICOLO N. «01623»

CLASSIFICAZIONE: 4
TIPOLOGIA: CONGENERE
AUTORE: GUIDO DA TODI
TITOLO: L'ULTIMO DEGLI EGOISMI UMANI
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TESTO ARTICOLO

L'ULTIMO DEGLI EGOISMI UMANI

(di Guido Da Todi)

-

Io non so cosa intendano coloro che si riferiscono bisogna portare a Dio>.

Tralascerei, per il momento, di parlare dei soliti concetti sul monismo e
sul dualismo (possono, a
lungo andare, stancare.diciamoci la verità).

In essi, probabilmente, affermare che Tutto è Uno, significa, anche e di
conseguenza, dire che -
giunto all'estremo della perfezione - l'individuo è forzato a considerare un
amore astratto e non
meglio definibile, che va in una sola direzione: appunto, l'Uno Tutto.

E, portata la questione in questi termini, essa può mostrarsi
giustificabile.

No, non voglio dire questo.

Io mi riferisco, invece, a coloro (uomini e donne) che - sicuramente non
avendo raggiunto la vera
percezione di Dio - insistono ad affermare che il fine ultimo dell'uomo sta
nel dedicarsi Lui>, ed amare .

Iniziamo a vedere il fenomeno - spropositatamente messo in evidenza - nei
monasteri di clausura,
negli eremitaggi, nei conventi.

Colui e colei che si dedicano al Signore, molto spesso, hanno sicuramente
escluso il resto del
mondo da questo totale amore. O, per lo meno, lo hanno posto in secondo
piano, rispetto alla loro
dedizione individuale a Dio.

Già essi iniziano la frattura, prima del dono della loro vita all'Ordine
Religioso. Raccolgono, da una
parte, come cocci senza valore, tutti gli affetti, tutti i valori umani -
non strettamente dedicati a
quello celeste - ed ogni altro sentimento umano; e li rinnegano. Dall'altra,
invece, evidenziano solo
Dio. E verso di Lui iniziano ad proiettare il dono assoluto del proprio io.

Da quel momento, prende forma un terribile ; questo amore altero,
direi glaciale, perfetto
di una perfezione eburnea; ma, in effetti, intriso del più forte ed acuto
egocentrismo personale, e di
una ignoranza di fatto, riguardo a ciò che, invece, è la natura spontanea
del fenomeno.

Chiamo, questo: .

E vi prego di studiarne il processo soggettivo, con più attenzione. Esso
appare anche in spirituali> che potrebbero sembrare, nella facciata, fuori di ogni sospetto.

Il fatto che la meta dell'uomo è
una formula tradizionale
diffusa più di quanto non sembri, a prima vista.

Fateci attenzione, e comincerete a scorgere tale atteggiamento un pò
dappertutto.

Ora, non vorrei essere frainteso.

Dico anche io che la meta dell'uomo è , con intensità pari a
quella di ogni sua altra
esperienza materiale, la sottile e penetrante Vita onnipervadente della
divinità. Dico anche io che la
sperimentazione di codesta catartica destinazione attende ogni uomo e donna
al termine del
Sentiero; ed affermo che la gioia assoluta (come dicono le Upanishad)
accompagnerà, in eterno, chi
ha fuso la propria anima individuale con quella infinita di Dio.

Ma, codesto, è un altro discorso.

Si dà il caso, tuttavia (e lo può immediatamente testimoniare solo colui che
ha, per lo meno, un
minimo barlume di verace rapporto con l'Uno) che il primo fenomeno reattivo
che egli riceve dalla
fusione con Dio sia una spinta immediata a donarsi in ogni direzione, e ad
amare tutto ciò che la sua
coscienza riconosce come vita.

È difficile comprendere e - ancora - spiegare la dimensione in cui e con cui
si esprime la Nota
sacra dell'Uno.

Essa, intanto, ha la connotazione dell'universale. Cosa vuol dire ciò? In
ultima analisi, significa
accettare che tra noi ed il resto delle cose tutte non vi è un margine, una
separazione, un qualunque
tipo di demarcazione.

Proprio così. Prima noi ci rendiamo conto che quella gabbia posticcia e
mentale che ci siamo
costruiti a schermo dell'universo, e che chiamiamo i personale> (sublime o
meschino che sia) rappresenta il volano diretto della nostra illusione
(Maya) e prima cominceremo a
vacillare, perplessi, nella constatazione reale e magica che non esiste nè
una giuntura, nè una
frattura fra noi ed il resto del cosmico.

È un'esperienza che attende tutti coloro che si trovano nel sentiero
dell'evoluzione.

Gradatamente, penetreremo nella quotidiana consapevolezza del grandioso
fenomeno - avvertibile
in ogni sua risonanza - del nostro essere Uno e Tutto.

Però, più che avere la consapevolezza sempre maggiore della costante
riduzione, sgretolamento e
dissoluzione della nostra mente individuale, e più che percepire
un'intensificazione
crescente di
quella che, altrove, è stata chiamata la , altro non
riusciremo a realizzare, in
questa dimensione.

L'assoluto, proprio in quanto tale, pone dei termini categorici ad ogni suo
aspetto relativo.
Cosa può mai venire pensato, nello stato di mancanza del pensiero? Cosa può
realizzarsi, nella
realizzazione ultima? Cosa può articolarsi, lì dove tutto è già articolato?

Di solito, a questo punto, cessa la via del monismo ed inizia quella del
dualismo.

Il monista è pago di questa indicibile esperienza del riconoscersi Uno
Tutto; un'esperienza che -
come vuole la regola di questa magnifica Scuola tradizionale - non può, nè
deve essere descritta:
ma, solo sperimentata.

Il dualista - secondo Ramakrishna - è la faccetta speculare del monista (e
viceversa).

Malgrado le due scuole sembrino antinomiche tra di esse, si esprimono
proprio come asseriva
Ramakrishna; che diceva:" Brahman è saguna e nirguna, allo stesso tempo;
cioè, Brahman è Dio
con forma e Dio senza forma: l'Assoluto.

In qualche maniera, allora, dobbiamo accettare la lezione di immortali
Scritture, come la Bhagavad
Gita; oppure, il modo di essere e di realizzarsi di grandi Maestri
(Ramakrishna, Vivekananda,
Aurobindo, Sri Yukteswarj), i quali si rivolgevano all'Incarnazione
dell'Assoluto,
parlando - in
modo sicuramente non illusorio - alla Grande Madre, Shakty; al Padre (Gesù,
il Cristo); a Krishna
(Arjuna).

Non è possibile proseguire oltre, sulla via della realizzazione, se non
combiniamo in noi - in modo
equilibrato - i due aspetti della cosmicità: saguna e nirguna. Il Dio senza
forma, e il Dio con la
Forma.

Fratelli miei, non ascoltate - vi prego - coloro che vogliono trascinarvi in
una sola delle strade
spirituali: quella astratta, oppure la concreta. Ambedue, se privilegiate -
pur possedendo, ognuna,
affascinanti smerigliature - sono destinate a perdervi, alla fine, se non
riuscirete ad unirle,
equilibrandole in voi.

Le grandi sentenze dei Veda esprimono l'identità di Brahman e del Sè.
L'anima individuale - lo
jivatman e l'Anima Suprema - il Paramatman - sono Uno. Nessun abisso le
separa.
Ed eccoci tornati al punto che ci interessa.

Vista sotto l'ottica della sua natura universale, la Vita Una non può venire
scissa dagli apparenti
aspetti parziali che la formano.

Vostra moglie e vostro marito; i vostri genitori; i figli, e coloro che
formano l'ambiente usuale che
frequentate; l'intensa e formicolante vita umana, e non umana, che pulsa, si
muove e vive, alacre,
sul nostro pianeta, ed oltre, sono proprio quella Vita Una di cui parliamo:
quella in cui non appare
alcuna frattura separativa tra gli elementi che la compongono.

Tutto ciò è esattamente Dio.

Come possono illudersi, coloro che fanno la scelta di amare solo Lui, di
separare dal Suo Essere
ogni cellula che ne forma l'infinita organicità mistica?

Non vi accorgete dell'enorme illusione in cui sono immersi?

Come si può affermare di voler amare solo Dio se Egli è ?
Ossia, è tutti coloro
che appaiono come onde dell'oceano, ed è l'oceano stesso?

Se amerete con tutti voi stessi una sola onda dell'oceano, amerete l'oceano
intero. Amerete
Brahman.

Ogni atto di dedizione, ogni atto di altruismo, ogni atto di totale e
gioiosa offerta del proprio io a
qualunque individuo della specie umana, e no; ogni puro sentimento che vada
al nostro prossimo
(dal sincero amore verso il coniuge, a quello dei giovani che fanno servizio
sociale) si dirige
automaticamente anche a Dio.

Quindi (con buona pace di noialtri, ..), anche coloro
che non si interessano di
Dio e delle teologie metafisiche, ma vivono ed esprimono l'amore puro e
laico del loro cuore, nel
mondo degli affetti e dei doveri umani; anche costoro amano l'assoluto,
donandosi alle sue
relative.

Di conseguenza, volere escludere la Vita Una, l'Antico dei Giorni, Krishna
dal resto degli altri
nostri amori è, per contro, la più sottile delle illusioni ed il più freddo
degli egoismi spirituali.
Non preoccupatevi, amici cari, se ritenete di non sapere raggiungere Dio.
Perchè lo avete, lì,
accanto a voi, nelle sembianze di ogni persona che vi accompagna, da presso,
nel vostro viaggio
reincarnativo.

Amate l'onda! Ed essa trasmetterà - automaticamente e naturalmente - il
vostro amore all'oceano.
Questo è il grande valore che soggiace nel concetto indiano del dharma e del
karma yoga.
Compiendo strettamente i vostri doveri, amando coloro che vi circondano, e
servendoli, voi amate e
servite Dio; che è Uno con Tutto ciò che esiste.

Sarà solo allora che avrete il dono e la benedizione del contatto personale
con il Dio della Forma; e
che il Signore si mostrerà a voi - come solo Lui sa fare - in
quell'esperienza
di amore infinito e
personale che Egli ha sempre avuto con i Suoi figli.

Vi sembra una teoria mistica ed infantile?

Sono, a questo punto, ben pazzi i grandi Guru della tradizione millenaria
che abbiamo alle nostre
spalle!

Ognuno di essi ha avuto questa identica esperienza di fusione con l'Uno, e,
da allora, risiede in Lui,
nella felicità che attende tutti, tutti noi.

Quindi: amore per l'Anima Universale e per l'anima individuale.

Questo è l'unico modo di unirsi con l'Uno Tutto!

Vi auguro ardentemente che possiate riconoscere il Profumo di Dio nella
prima persona che
incontrerete - dopo aver finito di leggere queste mie parole.

Vi accorgerete che la dedizione e la tenerezza verso il nostro prossimo sono
le sole catene che
riescono a legare a voi la stesso Dio Vivente.

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