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SCHEDA ARTICOLO N. «01626»

CLASSIFICAZIONE: 4
TIPOLOGIA: CONGENERE
AUTORE: JIDDU KRISHNAMURTI
TITOLO: SU DIO, DOMANDE A JIDDU KRISHNAMURTI
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TESTO ARTICOLO

Su Dio

(Jiddu Krishnamurti)

-

Domanda: Che cos'è Dio?

J. Krishnamurti: Come pensate di scoprirlo? Accetterete le indicazioni di
qualcun altro? O cercherete di scoprire da soli che cosa è Dio? Fare domande
è facile, ma fare esperienza della verità richiede una grande intelligenza,
una grande quantità di indagini e ricerche.

La prima domanda è: accetterete ciò che un altro dice su Dio?

Non importa chi sia costui, se Krishna, Buddha, o Cristo, perché potrebbero
essersi tutti sbagliati, così come può sbagliarsi il vostro stesso guru.
Certamente, per trovare la verità, la nostra mente deve essere libera di
indagare, il che significa che non può semplicemente accettare o credere.
Potrei darvi una descrizione della verità, ma non sarebbe mai uguale alla
vostra personale esperienza della verità. Tutti i testi sacri danno una
descrizione di Dio, ma quelle descrizioni non sono Dio. La parola "Dio" non
è Dio, non è forse così?

Per trovare ciò che è vero, non dobbiamo mai accettare, non dobbiamo mai
farci influenzare da quello che i libri, i maestri e chiunque altro possano
dirci. Se ci facciamo influenzare da loro, troveremo soltanto quello che
loro vogliono farci trovare. Dobbiamo sapere che la nostra mente può creare
l'immagine di ciò che desidera; può immaginare Dio con la barba, o con un
occhio solo; vederlo blu o viola. Dobbiamo quindi essere consapevoli di
avere dei desideri personali e non farci ingannare dalle proiezioni dei
nostri stessi bisogni e desideri.

Se desideriamo vedere Dio sotto una certa forma, l'immagine che ne avremo
sarà conforme ai nostri desideri, e quell'immagine non sarà Dio, non è così?
Se siamo afflitti e vogliamo essere confortati, o tendiamo al
sentimentalismo e al romanticismo nelle nostre aspirazioni religiose,
finiremo per creare un Dio che soddisfi le nostre aspettative, ma ancora non
sarà Dio.
Pertanto la nostra mente deve essere completamente libera; solo allora
possiamo trovare ciò che è vero, e non accettando una qualche superstizione,
né leggendo un cosiddetto testo sacro o seguendo qualche guru. Solamente
quando siamo liberi, quando siamo realmente liberi dalle influenze esterne
come dai nostri desideri e dalle nostre aspirazioni così che la mente sia
completamente sgombra, solo allora è possibile trovare cosa è Dio. Ma se ci
fermiamo a fare congetture, allora le nostre supposizioni valgono quanto
quelle del nostro guru, e sono altrettanto illusorie.

Domanda: Vi sono vari concetti di Dio nel mondo di oggi. Qual è il suo
pensiero riguardo a Dio?

J. Krishnamurti: Prima di tutto dobbiamo scoprire cos'è che noi intendiamo
per concetto. Che cosa intendiamo per processo del pensiero? Perché, dopo
tutto, quando formuliamo un concetto, diciamo di Dio, la nostra formula o
concetto deve essere il risultato dei nostri condizionamenti, non è così? Se
crediamo in Dio, indubbiamente il nostro credo è il risultato dell'ambiente
che ci circonda. Vi sono coloro che vengono educati a negare Dio sin
dall'infanzia
e coloro che vengono educati a credere in Dio, come è per la maggior parte
di voi. Dunque noi formuliamo un concetto di Dio a seconda della nostra
educazione, delle nostre esperienze passate, delle nostre avversioni, di
quello che ci piace o non ci piace, delle nostre speranze e paure.
Ovviamente dunque, fino a quando non comprendiamo il meccanismo del nostro
stesso pensiero, i meri concetti di Dio non hanno nessun valore, non è così?
Perché il pensiero può proiettare quello che vuole. Può creare e negare Dio.
Ognuno di noi può inventare o distruggere Dio in base alle proprie
inclinazioni, ai propri piaceri e dolori. Quindi, fintanto che il pensiero
rimane attivo, inventando, formulando, non potremo mai scoprire ciò che è al
di là del tempo. Dio, o il reale, può essere scoperto solo quando il
pensiero giunge alla fine.

Adesso, quando lei mi chiede: "Qual è il suo pensiero riguardo a Dio?", lei
ha già formulato un suo proprio pensiero, non è vero? Il pensiero può creare
Dio e fare esperienza di ciò che esso stesso ha creato. Ma certamente questa
non è vera esperienza. Il pensiero sta sperimentando soltanto la propria
proiezione, dunque non è reale. Ma se lei e io possiamo vedere la verità di
tutto ciò, allora forse avremo esperienza di un qualcosa molto più grande
che non una mera proiezione del pensiero.

Al giorno d'oggi, mentre all'esterno vi è una sempre maggiore insicurezza,
cresce ovviamente un intenso desiderio di sicurezza interiore. Dal momento
che fuori non possiamo trovare sicurezza, la cerchiamo in un'idea, nel
pensiero, e così creiamo ciò che chiamiamo Dio, e quel concetto diventa la
nostra sicurezza. Adesso, una mente che cerca la sicurezza certamente non
può trovare ciò che è reale, vero. Per capire quello che è al di là del
tempo il pensiero deve porre fine alle proprie invenzioni. Il pensiero non
può esistere senza le parole, i simboli, le immagini. Soltanto quando la
mente è quieta, affrancata dalle sue stesse creazioni, vi è una possibilità
di scoprire ciò che è reale. Quindi il semplice chiedere se vi sia o no Dio
è una risposta immatura al problema, non è così?

Formulare opinioni su Dio è davvero infantile.

Per avere esperienza, per capire ciò che è al di là del tempo, dobbiamo
ovviamente capire il processo del tempo. La mente è il risultato del tempo,
è basata sui ricordi di ieri. Ed è possibile liberarsi da quella
moltiplicazione di ieri che costituisce il processo del tempo?

Questo è certamente un problema molto serio; non è questione di credere o
non credere. Il credere o non credere sono processi dell'ignoranza, mentre
la comprensione della qualità vincolante del tempo nel pensiero porta a
quella libertà soltanto nella quale la scoperta è possibile. Ma la maggior
parte di noi vuole credere solo perché è più comodo; ci dà un senso di
sicurezza, un senso di appartenenza a un gruppo. Indubbiamente questa
convinzione ci separa; voi credete in una cosa e io in un'altra. Così le
credenze agiscono da barriera; è un processo di disintegrazione.

Quello che è quindi importante non è credere o non credere, ma comprendere
il processo della mente. E la mente, è il pensiero che crea il tempo. Il
pensiero è tempo, e qualsiasi cosa progettata dal pensiero deve appartenere
al tempo; per tale ragione il pensiero non ha alcuna possibilità di andare
oltre se stesso. Per scoprire quello che è al di là del tempo il pensiero
deve giungere alla fine, e questa è una cosa estremamente difficile perché
la fine del pensiero non giunge attraverso una disciplina, né attraverso il
controllo, o il diniego, o la repressione. Il pensiero finisce solo quando
comprendiamo l'intero processo del pensare, e per comprenderlo è necessaria
la conoscenza di sé. Il pensiero è il sé, è la parola che identifica se
stesso come il 'me`, e qualunque sia il livello, basso o alto, in cui è
posto il sé, si troverà sempre nell'ambito del pensiero.

Per trovare Dio, ciò che è oltre il tempo, dobbiamo comprendere il
meccanismo del pensiero - vale a dire, il processo di se stessi. Il sé e
molto complesso; non si trova a un livello qualunque, ma è costituito da
molti pensieri, molte entità, ognuna in contraddizione con le altre. E
necessaria una costante consapevolezza di tutto, una consapevolezza senza
scelta, né condanna o paragoni; ciò significa che vi deve essere la capacità
di vedere le cose così come sono, senza distorcerle o interpretarle. Nel
momento in cui giudichiamo o traduciamo ciò che abbiamo visto, lo
distorciamo in base alla nostre esperienze precedenti. Per scoprire la
realtà o Dio non dobbiamo avere credenze, perché l'accettazione o il diniego
sono barriere che poniamo alla scoperta. Noi tutti vogliamo essere sicuri
sia esteriormente sia interiormente, ma la mente deve capire che la ricerca
della sicurezza è un'illusione. E soltanto la mente insicura, la mente
completamente libera da ogni forma di possesso, quella che può scoprire - e
questo è un arduo compito. Non significa che bisogna ritirarsi nei boschi o
in un monastero, o isolarsi in qualche credo particolare; al contrario,
nell'isolamento
non può esistere nulla. Esistere è porsi in relazione; è soltanto nelle
relazioni che possiamo spontaneamente scoprire noi stessi così come siamo. È
proprio questa scoperta di noi stessi come veramente siamo, senza alcun
senso di condanna o giustificazione, che porta a una fondamentale
trasformazione in ciò che siamo. Questo è l'inizio della saggezza.

Domanda: La funzione della mente è pensare.

Ho passato molti anni pensando a quelle cose che noi tutti sappiamo -
affari, scienza, filosofia, psicologia, arte, e via dicendo - e adesso penso
molto a Dio. Studiando le testimonianze di un grande numero di mistici e di
altri scrittori religiosi, mi sono convinto dell'esistenza di Dio, e posso
dare al riguardo il contributo del mio pensiero. Cosa c'è di sbagliato in
questo? Il pensare a Dio non aiuta a portare alla Sua realizzazione?

J. Krishnamurti: Può pensare a Dio? Può essere convinto dell'esistenza di
Dio perché ha letto tutte le testimonianze? Anche l'ateo ha le sue
testimonianze; probabilmente l'ateo ha studiato tanto quanto lei, e dice che
Dio non esiste. Lei crede che vi sia Dio, e lui crede il contrario; entrambi
avete le vostre convinzioni, entrambi avete passato del tempo pensando a
Dio. Ma prima di pensare a qualcosa che non conoscete, dovete scoprire cosa
sia il pensare, non è vero? Come potete pensare a qualcosa che non
conoscete? Potete aver letto la Bibbia, la Bhagavad Gita, o altri libri in
cui vari studiosi eruditi hanno abilmente descritto cosa è Dio, asserendo
una cosa e smentendone un'altra; ma fintantoché non conoscete i meccanismi
del vostro stesso pensiero, qualsiasi cosa pensiate di Dio potrebbe essere
stupida e meschina, e generalmente lo è. Potete accumulare una grande
quantità di prove sull'esistenza di Dio, e scrivere articoli davvero
intelligenti sul tema, ma sicuramente la prima domanda sarà: come sapete che
ciò che pensate è vero? Può il pensare portare all'esperienza di ciò che è
inconoscibile? Il che non significa che voi dobbiate accettare

emotivamente o sentimentalmente delle sciocchezze su Dio. Quindi non sarebbe
importante scoprire se la vostra mente è condizionata, piuttosto che cercare
ciò che è non condizionato? Certamente se la vostra mente è condizionata, e
lo è, per quanto possa indagare la realtà di Dio, potrà solo mettere insieme
conoscenze o informazioni a seconda del proprio condizionamento. Perciò il
vostro pensare a Dio è una completa perdita di tempo, un congetturare senza
valore. È come il mio stare seduto in questo boschetto desiderando di essere
sulla cima di quella montagna alle mie spalle. Se
voglio davvero scoprire cosa c'è sulla cima della montagna e oltre, devo
scalarla. Starmene seduto qui a fare ipotesi, costruire templi, chiese, ed
emozionarmi a proposito di tutto ciò, non serve a niente.
Quello che devo fare è alzarmi, camminare, lottare, sforzarmi, arrivare li e
scoprire; ma poiché la maggior parte di noi non vuole farlo, ci
accontentiamo di starcene qui seduti facendo congetture su qualcosa che non
conosciamo. E io dico che questo congetturare è un ostacolo, un
deterioramento della mente, non ha assolutamente alcun valore; conduce
soltanto l'uomo a una maggiore confusione, a una maggiore sofferenza.

Dio è qualcosa di cui non si può parlare, che non può essere tradotto in
parole, perché deve rimanere per sempre il non conosciuto. Nel momento in
cui il processo di riconoscimento ha inizio, siete ritornati nell'ambito
della memoria. Avete capito? Diciamo, per esempio, che voi avete
un'esperienza
momentanea di qualcosa di straordinario. In quel preciso istante non vi è
nessuno che pensa: "Devo ricordarmi di questo", vi è soltanto lo stato in
cui si sperimenta. Ma non appena quel momento passa, il processo di
riconoscimento si manifesta. Vi prego di seguirmi. La mente dice: "Ho avuto
un'esperienza meravigliosa e vorrei che si ripetesse", e così comincia la
lotta per avere di più. L'istinto di acquisizione, il perseguimento del
possesso, dell'ottenere di più, si manifesta per vari motivi: perché vi
procura piacere, prestigio, sapere, perché vi fa diventare un'autorità, e
tutte le altre sciocchezze del genere.

La mente persegue ciò di cui ha avuto esperienza, ma ciò di cui ha avuto
esperienza è già passato, morto, andato. Per scoprire ciò che è, la mente
deve morire a ciò di cui ha avuto esperienza. Non si tratta di qualcosa che
può essere nutrito giorno per giorno, messo insieme, accumulato, trattenuto,
per poi parlarne e scriverci sopra.

Tutto quello che possiamo fare è vedere che la mente è condizionata, e
comprendere il meccanismo del nostro stesso pensare attraverso la
consapevolezza di sé. Devo conoscere me stesso non come mi piacerebbe essere
idealmente, ma come sono realmente, per quanto brutto o bello, per quanto
geloso, invidioso, avido. Ma è molto difficile vedere quello che siamo senza
provare il desiderio di cambiario, e lo stesso desiderio di cambiamento è
un'altra
forma di condizionamento; ed è così che procediamo, andando da un
condizionamento a un altro, senza mai fare esperienza di qualcosa che sia al
di là di ciò che è limitato.

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