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SCHEDA ARTICOLO N. «01629»

CLASSIFICAZIONE: 3
TIPOLOGIA: YOGA
AUTORE: ANONIMI
TITOLO: LO YOGA DELLA DIVINITÀ (PARTE 1E2 MONOGRAFIA LUNGA)
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TESTO ARTICOLO

LO YOGA DELLA DIVINITA'

(Anonimo)

- Prima parte -

Lo "yoga della divinità" o "yoga di essenza divina" (devayoga) è la pratica
fondamentale ed essenziale delle 4 classi del tantra : in tutti i tantra
infatti è previsto
il devayoga per la rapida accumulazione di meriti e saggezza discriminante.
A partire
da una buona comprensione della Vacuità e di bodhicitta, il praticante
visualizza se
stesso come una particolare divinità e vi si identifica, cancellando
l'immagine
di sè
come essere ordinario e limitato. La pratica di questo yoga ha lo scopo
specifico di
ottenere il sambhogakya di un buddha.

In questo yoga dunque, lo yogi medita su se stesso come se avesse un aspetto
simile ad un corpo divino o Rpakya e al tempo stesso la sua mente
riconosce la
Vacuità : la coscienza della saggezza che comprende la Vacuità e si fonde
con essa,
appare in forma di divinità. In questa pratica, un singolo momento di
coscienza
conosce la forma di una divinità mentre contemporaneamente è consapevole
della
sua natura di Vacuità : qui dunque meditazione sulla divinità e conoscenza
della
Vacuità coesistono in forma completa all'interno di un singolo momento
cognitivo,

cioè vi è la loro piena fusione all'interno di una singola entità di
coscienza (che non
è la semplice congiunzione di due distinti fattori che si completano l'un
l'altro).
Sia il Pramityna che il Vajrayna hanno un Sentiero per conseguire - con
la
meditazione sulla Vacuità - un Dharmakya, ma solo il Vajrayna possiede un
metodo speciale per ottenere un Rpakya : questo metodo è il devayoga. La
saggezza che riconosce la Vacuità è la causa specifica del Dharmakya e una
causa
concomitante del Rpakya ; viceversa, il devayoga è la causa specifica del
Rpakya ma anche la causa concomitante del Dharmakya.

Normalmente siamo insoddisfatti perchè abbiamo una visione ristretta,
limitata e
limitante della realtà e, in particolare, di ciò che siamo e di ciò che
possiamo
diventare : siamo intrappolati nell'insoddisfazione perché l'immagine che
abbiamo
di noi stessi è opprimente, inferiore e negativa. Il nostro potenziale
umano, le nostre
risorse interiori, vanno invece considerate in modo trascendentalmente
bello, puro,
forte, abile e vitale, cioè ci dobbiamo vedere come dèi e come dee. Per far
ciò ci
dobbiamo addestrare nello "yoga della divinità" : più ci abituiamo a
dissolvere
nello spazio vuoto le concezioni ordinarie che abbiamo di noi stessi e a
visualizzarci
nell'aspetto del glorioso corpo di luce del nostro yi-dam, e meno limitati
ci
sentiremo dalle frustrazioni e delusioni della normale e banale vita
quotidiana. Se ci
identifichiamo come dèi (ad es., Majurú) stimoleremo la nostra mente a
risvegliare e sviluppare quelle qualità che essi rappresentano (ad es., la
saggezza) e
che sono latenti in noi (dato che abbiamo dentro di noi la "natura di
buddha") e
saremo in grado di aprirci alle forze positive esistenti dentro e fuori di
noi. Le nostre
ordinarie apparenze (ciò che vediamo, ascoltiamo, gustiamo, ecc.) verranno
trasformate nel godimento pieno di beatitudine della divinità.

Dunque, il tantra è l'antidoto che cura l'immagine molto limitata che
abbiamo di
noi stessi, fondata sull'auto-commiserazione. Essa è il principale ostacolo
alla
crescita di amore e saggezza. La cura consiste in una catarsi generata da un
processo
di alchimia psichica : ci emaniamo visualizzandoci come una divinità
(yi-dam),
riconoscendo le nostre qualità positive. E' questo il cd. "yoga della
divinità", in cui
contempliamo l'orgoglio divino abbinato alla consapevolezza della Vacuità.
Il metodo del tantra è di eliminare gli stati mentali grossolani,
superficiali, illusi e
dualistici facendo in modo che si manifesti la mente (o coscienza) sottile,
originaria
e fondamentale (che risiede ed opera nell'inconscio) mediante tecniche come
il
gtum-mo o la meditazione sugli stadi di assorbimento del processo della
morte. Al
momento, questa mente sottile - che è fonte di chiarezza e di pace - è fuori
uso, è
come addormentata ; ma con quelle tecniche essa verrà attivata
nell'avadhti,
cioè
diverrà operativa.

L'identificazione del meditante col dio comporta la sua disidentificazione
dagli
aspetti parziali e dualistici del proprio essere. Percependo il proprio io
come se fosse
già quintessenziato dalla bellezza e dalla forza della divinità -
anticipando perciò
l'effetto alla causa - si giunge alla maturazione dello "Stadio di
Generazione".
In questo stadio il praticante prende progressiva famigliarità con la sua
vita
interiore, astenendosi però ancora dall'intervenire sul proprio "corpo
sottile" - la
cui trasmutazione darà per risultato (nello "Stadio di Perfezionamento") la
trasformazione della persona nella divinità.

LA DIVINA APPROSSIMAZIONE.

Quando riceviamo un'iniziazione, il maestro-vajra ci dà una divinità
(yi-dam) da
visualizzare in accordo col nostro temperamento (intellettuale, passionale,
ecc.).
Ora, la "divina approssimazione" (lha'i bsen-pa) o "approccio preliminare"
(sÒon-du bsen-pa byed-pa) è il periodo iniziale del devayoga, in quanto ci
si
familiarizza con quella determinata divinità avvicinandosi sempre più alla
sua
condizione.

Prima di meditare su un corpo divino, occorre stabilire attraverso il
ragionamento
la propria esistenza non-intrinseca ; poi questa stessa mente che ha come
oggetto la
propria Vacuità, si manifesta sotto forma di volto, di membra, ecc. della
divinità (ad
es., Vairocana). Questi due elementi (la saggezza che riconosce l'esistenza
nonintrinseca
e l'idea della divinità) sono un'unica entità : la mente che constata la
Vacuità sotto forma di divinità ha come suo oggetto referente la Vacuità e
come suo
oggetto apparente e convenzionale un corpo divino. Con l'esercizio,
gradualmente
ci si abitua a questa manifestazione di una divinità priva di esistenza
reale, simile ad
un'illusione. La forma divina, come pure i suoni, ecc. si manifesteranno
ancora, ma
la nostra mente constaterà o coglierà esclusivamente la Vacuità.

Avvicinandosi sempre più alla condizione della divinità del devayoga, la
divinità
stessa elargisce allo yogi le siddhi - o direttamente o conferendo alla
mente del
praticante una determinata capacità.

Dopo il completamento dell' "approssimazione divina" avviene la vera e
propria
acquisizione delle siddhi mediante il compimento delle pratiche prescritte
(offerta di
olocausti, ripetizione di mantra, ecc.). Infine, tali siddhi vengono
impiegate dal
praticante per il bene altrui, cosicchè si ha un'ancor più grande
accumulazione di
meriti (che ci faranno raggiungere la buddhità più rapidamente che non col
Veicolo
dei Sutra).

"AUTO-FONDAMENTO" ED "ETERO-FONDAMENTO".
Meditando sulla Vacuità, si immagina che tutte le cose si dissolvono in luce
e si
assorbono nel nostro corpo, che diviene vuoto e scompare : la nostra mente
percepisce solo chiarezza e vuoto. La divinità può sorgere da questa chiara
vacuità
in due modi : o tutta ad un tratto (cioè istantaneamente) nell'interezza
delle proprie
sembianze oppure dalla trasformazione di un disco lunare e di una
sillaba-seme. In
questo secondo caso, nel posto dove ci troviamo compare un fiore di loto,
che si
trasforma nel bianco disco di una luna piena ; su questo appare l'essenza
della
nostra mente o coscienza nell'aspetto di una sillaba-seme (búja) ; questa si
trasforma nella divinità, cioè assume il suo aspetto : la nostra mente si
manifesta in
tale forma divina e ci identifichiamo totalmente con questa. Il meditante è
convinto
di essersi trasformato nello yi-dam, cosicchè visualizza se stesso con quel
corpo
divino, che è luminoso e vuoto (gsal-sto lha-sku).

Questo procedimento è detto "AUTO-FONDAMENTO" (bdag-gi gi) o
"AUTO-GENERAZIONE" (mdun-bskyed) o "generazione di se stessi come
divinità" (bdag-bskyed) : si tratta della creazione mentale dello stato
fenomenico
dello yi-dam, della sua "forma di voto (samaya)" - perchè è solo sotto
questo
aspetto che esso può manifestarsi per adempiere al voto di aiutare gli
esseri
senzienti1. La persona che s'immagina come divinità è detta appunto
"samayasattva" ("Essere d'impegno") : essa non è la divinità vera e propria,
ma ne
è il simbolo.

Successivamente si evoca l'effettiva divinità, che è detta "jnasattva"
("Essere
di saggezza trascendentale"), invitandola ad abbandonare la sua Terra Pura
(che è
un'estensione del Dharmakya) e ad approssimarsi a noi. Questa divinità
viene
pertanto visualizzata davanti allo yogi : è una divinità simile al
samayasattva, un
secondo yi-dam sistemato e presente difronte ad esso2. Questo procedimento è
chiamato "ETERO-FONDAMENTO"

Infine si visualizza che il jnasattva entra nel samayasattva e fondendosi
vi si
dissolve, per cui lo yogi diventa la divinità vera e propria3. Questo
processo è detto
"INGRESSO" (gug-pa) di un "essere di saggezza".

Dunque, nelle pratiche di visualizzazione tantrica, la dimensione di
soggetto ed
oggetto viene trasformata in due aspetti della divinità. Ad es., io mi
visualizzo come
Tara e ciò prende il nome di "samayasattva" (divinità della promessa) perché
sottintende la mia intenzione e il mio impegno di realizzarmi ; difronte a
me invece
visualizzo un'altra immagine di Tara, detta "jnasattva" (divinità della
saggezza)
perché rappresenta l'energia degli Illuminati.

Samayasattva e jnasattva sono quindi i due livelli d'esistenza della
divinità :
a) il jnasattva è l'aspetto ultimo della divinità : lo stato di
Illuminazione, la
conoscenza originale. Appartiene al dominio della Vacuità, onnipresente ed
onnipenetrante ; esiste nell'eterno presente, l'immortalità. Poichè questo
aspetto trascende ogni concetto ordinario, si utilizza l'aspetto formale (il
samayasattva) attraverso il quale il jnasattva si rivela ;
b) il samayasattva è l'aspetto visualizzato della divinità ; è il
ricettacolo e il
veicolo della sua influenza spirituale. E' l'espressione stessa del
jnasattva
con la quale si sviluppa una relazione : meditazione e recitazione del
mantra.
Tutti questi processi meditativi (auto-generazione, ecc.) prevedono numerose
varianti a seconda del grado di avanzamento dello yogi, grado che
corrisponde al
tipo di tantra utilizzato, come descritto nei vari paragrafi dedicati alle 4
classi di
tantra.
****


(Anonimo)

- Prima seconda -

1 Quando ci si trova ancora nelle fasi iniziali della pratica, è meglio invertire questo processo col
successivo, compiendo prima l'etero-fondamento e poi l'auto-fondamento.

2 Lo yogi gli presenta allora le varie offerte e ne riceve benedizioni (byin-rlabs) ; gli chiede anche i
benefìci che gli stanno a cuore : la pioggia, l'allontanamento dei demoni, ecc.

3 In questo momento la divinità è realmente presente. Ciò fu dimostrato, ad es., dal fatto che - dopo la
loro evocazione attraverso la meditazione - le divinità rappresentate in un dipinto ne siano uscite, vi
abbiano fatto un giro attorno e vi siano rientrate : si è potuto allora osservare che i loro abiti ed accessori
avevano assunto posizioni diverse sul dipinto.

LE 4 "COMPLETE PUREZZE".

Nel devayoga ogni cosa che appare è congiunta con la vacuità e con la divinità, il
che significa attuare l'esperienza delle "4 complete purezze" di ambiente, di corpo,
di risorse e di attività:

1. il nostro ambiente esterno, le case e le città sono visti come la residenza pura e
straordinaria delle divinità (cioè come il palazzo, luminoso e fatto di pietre
preziose, di un maala divino) e l'intero universo va identificato con la Pura
Terra di un Buddha1 : ogni cosa contenutavi è considerata e sperimentata come
intrinsecamente perfetta, sacra e bella ; tutti i suoni che sentiamo sono
percepiti come la melodiosa sonorità del mantra di quella divinità (anzichè
come vuoto chiacchierio o rumore disturbante) ; e ogni pensiero ordinario e
tutto quanto può avvenire vanno concepiti come divino svago, come un gioco
del Dharmakya (cioè quale manifestazione della suprema saggezza [jna] di
quel buddha, saggezza che comprende la Vacuità) ;

2. il nostro corpo (ed ogni altro essere) è visto come una manifestazione della
non-sostanza pura ed indifferenziata, ed è rispettato perchè dotato delle qualità
e capacità di un buddha potenziale. In una parola : ogni essere è considerato
un nostro compagno divino, un Buddha, un Bodhisattva o un ka (perchè
siamo consapevoli del valore e della positività della sua esistenza), che sono
qui per aiutarci a realizzare l'Illuminazione ;

3. i nostri mezzi, godimenti ed oggetti desiderabili (es. cibi e bevande) sono visti
come nettare (che provoca la beatitudine) da offrire a noi stessi che siamo
visualizzati nell'aspetto di quel buddha (cioè quali cose sacre perché offerte a
un buddha) o come le alte qualità di cui è dotato un buddha ;

4. qualunque azione da noi compiuta è vista come la suprema e pura attività
illuminata di un buddha, consistente nel dare aiuto agli esseri e tesa alla loro
maturazione spirituale.

Anche nelle attività quotidiane si dovrebbero purificare così tutte le
manifestazioni del sasra ed integrarle nella Vacuità auto-illuminante,
intravedendo così l'unità di tutte le cose.
In tal modo si mette in moto un processo di trasformazione che permette di
sostituire le visioni ordinarie della nostra mente dal contenuto impuro con visioni
pure.

Lo "yoga della divinità", se effettuato a partire da una buona comprensione
intellettuale della vacuità, protegge la mente dalle apparenze e dai concetti ordinari
attraverso le suddette "4 complete purezze". Il maggior ostacolo alla pratica tantrica
è considerare noi stessi, e il mondo che ci circonda, impuri : per cui dobbiamo
trasformare la normale visione impura in visione pura.

La pratica tantrica o esperienza dove percepiamo e visualizziamo il nostro corpo,
gli esseri, le azioni e i fenomeni come puri e divini è detta "chiara apparenza" : ci
concentriamo sulla chiara percezione di noi stessi come divinità e il nostro ambiente
come maala finchè riusciamo a comprendere simultaneamente la visione globale
fin nei minimi dettagli.

1 Così, invece di pensare al nostro ambiente come a un luogo pericoloso, colmo di inquinamento,
radiazioni e veleni, lo consideriamo positivo, piacevole e attraente, perchè la natura, l'acqua, gli alberi,
gli esseri umani si aiutano gli uni con gli altri.

2 In altre parole, questo mondo ordinario e samsarico viene trasformato nel maala del sabhogakya,
cioè nella dimensione della totale ricchezza e soddisfazione dell'esperienza vissuta (dimensione che non
si basa su passioni ed impulsi, ma sui 5 aspetti della saggezza primordiale).
Tutto ciò serve ad evitare che sorgano le nostre ordinarie apparenze dualistiche1 e
la concettualizzazione del nostro ambiente, del nostro corpo ordinario, dei nostri
averi e delle nostre azioni, e a eliminare l'attaccamento a tali apparenze e la credenza
che siano realmente ed intrinsecamente esistenti. In altre parole : lo scopo di questo
tipo di meditazione è non solo quello di fare una vera esperienza del carattere
illusorio della nostra realtà, ma anche quello di liberarsene, dissolvendo i legami che
ineriscono a questo mondo fenomenico.

In effetti, siccome in ogni stadio di questa meditazione si deve mantenere una
costante consapevolezza della vacuità, questo è un metodo efficace per vincere le
"apparenze ordinarie" e le "concezioni ordinarie" e per purificare i nostri ambiente,
mezzi, corpo, parola e mente.

Le apparenze ordinarie e le concezioni ordinarie sono la radice del sasra.
"Apparenza ordinaria" è ogni apparenza dovuta ad una mente impura, "concezione
ordinaria" è ogni mente che concepisce qualcosa dovuta a un'apparenza ordinaria. I
fenomeni ci appaiono come ordinari e noi li concepiamo come ordinari. Le
concezioni ordinarie dipendono dalle apparenze ordinarie. Le apparenze ordinarie
sono 'ostruzioni all'onniscienza', le concezioni ordinarie sono 'ostacoli alla
liberazione' : ad es., mi considero una persona ordinaria (penso "Io sono Aldo"),
perché alla mia mente mi appaiono aggregati ordinari, cioè un corpo grossolano e
impuro e una mente grossolana e impura ; e sotto l'influenza di tali concezioni
ordinarie, creo continuamente karma negativo. Per ovviare a ciò, dovrei invece
visualizzarmi come una divinità, sviluppando l'orgoglio divino di essere - ad es. -
Heruka o Vajrayoginú.

Per il praticante tantrico i principali oggetti da abbandonare durante la pratica non
sono i klea ma le apparenze ordinarie e le concezioni ordinarie, perché quando
queste si manifestano fortemente, la pratica tantrica non funziona.

L' "ORGOGLIO DIVINO".

Nel contemplare il mondo esterno come un mandala divino, ci dobbiamo sentire
orgogliosi di essere divini anche noi. Con la scomparsa dell'aspetto ordinario e
impuro del proprio corpo e mente a seguito dell'immaginarsi - col devayoga - sotto
una forma divina, non si ha più il senso di un "io" imperfetto (perchè si è
trasformato nei puri skandha mentali e fisici della divinità) : da ciò si sviluppa l'
"orgoglio divino" (lha'i a-rgyal), cioè la forte certezza d'avere raggiunta
l'identificazione con lo yi-dam e quindi il senso di un "puro io", la fierezza del
proprio rango di divinità, un senso elevato della nostra identità fondato su
quell'apparenza divina - per cui vengono eliminati i nostri pensieri di autocommiserazione
e la nostra solita concezione delle apparenze ordinarie, ponendo
invece in risalto le nostre qualità positive e facendoci identificare con esse :
riconosciamo che la perfezione è racchiusa dentro di noi, per cui dobbiamo avere
fiducia in noi stessi, eliminando l'idea di avere questa o quella limitazione. Questo
"orgoglio divino (o "fierezza, dignità divina") fa emergere il potenziale
d'illuminazione che è dentro di noi (la nostra "natura vajra"), facendoci
comprendere che la nostra persona è la manifestazione di una spiritualità

1 Propriamente, l' "apparenza ordinaria" è la percezione di se stessi, del corpo, dell'ambiente, dei
fenomeni e dell'azione come impuri, ordinari e della natura della sofferenza ; l' "apparenza dualistica" è
la maniera di relazionarsi al mondo considerandolo solido e permanente, e credendo che tutti i fenomeni
siano reali, totalmente indipendenti e separati dal nostro corpo e mente.
onnipervadente : il che ci influenza positivamente in modo tale che si agirà (con
corpo, parola e mente) con la dignità conforme ad essa e farà scomparire la
preoccupazione per noi stessi come costituiti di carne ed ossa.
Prima del devayoga i desideri e i pensieri che si basavano sugli oggetti ci
legavano al sasra, mentre ora - considerando ogni cosa come divina - questa può
essere usata come mezzo d'aiuto per la Liberazione (come il veleno usato in
medicina serve per la guarigione). Questa "fierezza" dunque non è una forma di
esaltazione psichica basata su un senso di deificazione, ma un mezzo per
controbilanciare il modo in cui abitualmente sperimentiamo la mondanità della
nostra esistenza, che si basa su passioni ed impulsi.

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Manina indica Giù Spaziatore Manina indica Giù
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