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SCHEDA ARTICOLO N. «01684»

CLASSIFICAZIONE: 4
TIPOLOGIA: CONGENERE
AUTORE: ANTHONY DE MELLO
TITOLO: LA MANCANZA DI TEMPO
SPAZIATORE bianco

TESTO ARTICOLO

Tratto da:
ANTHONY DE MELLO
ISTRUZIONI DI VOLO PER AQUILE E POLLI

PIEMME EDIZIONI

V Edizione settembre 1997

La mancanza di tempo -

Questa è la domanda fondamentale: come smettere di vivere meccanicamente?
C'è un esercizio che
ci può aiutare. Sembra facile, ma non lo è. Se persevererete, coglierete la
differenza.

L'esercizio è il seguente: pensate a un episodio del passato recente.
Qualcosa accaduto ieri, o
la settimana scorsa. Non evitate di ricordare un avvenimento spiacevole. Se
è spiacevole, tanto
meglio. Dovete osservare come reagite ai ricordi, che sensazioni provate,
che tipo di
convinzioni e di atteggiamenti avete di fronte a questo episodio. Osservate
solo questo e
chiedetevi a quale voce rispondete. Abbiate il coraggio di chiedervi:
"Questa non sarà la
reazione di un'altra persona che reagisce in me? Qualcuno del passato che mi
porto dentro?".

Questo esercizio dura alcuni secondi, un minuto al massimo. Se volete
ottenerne la massima
efficacia, dovete soffermarvi più a lungo, e osservare diversi episodi della
giornata.

Osservate le vostre reazioni. Osservate senza giudicare, o condannare,
o approvare; siate osservatori imparziali. Guardate! Non dovete
neppure porvi le domande che vi ho suggerito. Se questo vi distrae, lasciate
perdere le
domande. Limitatevi a osservare. Ogni reazione meccanica sparirà e voi
inizierete a vivere.
Allora noterete il cambiamento.

Conosco un paralitico straordinario. Mi disse: "Sa, padre, ho cominciato a
vivere realmente
dopo essere rimasto paralizzato. Per la prima volta in vita mia ho avuto
tempo di osservare me
stesso, la mia vita, le mie reazioni e i miei pensieri. La mia vita è
divenuta molto più
profonda, ricca e molto più attraente di prima". Non è sorprendente che un
paralitico abbia
scoperto cosa significa vivere, mentre tante persone libere di muoversi dove
vogliono non ci
riescono, perché sono paralizzate dentro?

Un grande ostacolo deriva dalla mancanza di tempo. Tutti mi dicono che non
hanno tempo. "Dove
trovo il tempo per fare questo?". Bene, per cosa utilizzate il vostro tempo?
Per mantenere la
vostra esistenza meccanica? Supponiamo che un ladro intimi a un passante: "O
la borsa o la
vita". Costui risponde: "Beh, m-meglio p-pportami via la vita, perché dei
soldi ho bisogno per
la mia vecchiaia!". La storiella vi può sembrare spiritosa, ma pensate alle
persone che dicono:
"È meglio essere derubato della vita, perché del tempo ho bisogno per
continuare a vivere
giorno dopo giorno". Sarebbe comico, se non fosse tragico.

Osservate le vostre reazioni a ogni episodio della giornata, osservate le
vostre convinzioni.
Interrogatevi! Siete disposti a mettere in discussione le vostre
convinzioni? Se la risposta è
negativa, allora siete pieni di preconcetti e reagite meccanicamente.

Mi ricordo di un brillante giovane rabbi, che subentrò al suo altrettanto
brillante
padre, anch'egli rabbi. Gli dicevano allora: "Rabbi, sei
completamente differente da tuo padre!". Il giovane si mise a ridere: "Io
sono esattamente
uguale a mio padre! Mio padre non imitava nessuno e io non imito nessuno.
Egli non era una
fotocopia; e io neppure". Questo significa essere vivi, essere unici.
Sganciarsi dalle voci e
dal controllo remoto. E arriverete a questo osservando voi stessi.



- La catena nel passato -

Un'altra specie di catena, che vi lega interiormente, sono le esperienze
positive del passato.

Si, avete letto bene. È così bello richiamarle alla memoria e trarne
alimento. Ma in ciò si
nasconde un pericolo: potete cadere vittima di quella malattia che chiamiamo
nostalgia cronica.
Sapete cosa succederà? Smetterete di vivere! Abbandonerete il presente.
Anzi, con ogni
probabilità distruggerete il presente.

Supponiamo che abbiate vissuto un'esperienza fantastica con un amico. Per
esempio, insieme
avete ammirato un tramonto. Un'altra volta siete usciti a mangiare con lui.
Prendete la bella
esperienza del passato (per esempio il tramonto), rinchiudetela in una
gabbia dorata e
portatevela appresso, finché siete con il vostro amico; aprite poi in gran
segreto la vostra
gabbia dorata, date un'occhiata e dite: "Non è più bello come una volta!".
Vi rendete conto di
cosa fate? Con un'esperienza passata distruggete il presente. Sarete meno
liberi, meno vivi. La
vostra esperienza vi incatena!

Come liberarsene? C'è un metodo che può essere molto doloroso. Dare alla
luce una nuova vita
può fare male. Ma se siete disposti, pensate ad alcune delle persone che
avete amato in passato
e che ora non sono più con voi, perché si sono allontanate, oppure sono
morte. Parlate con
ognuna di queste persone dicendo: "Hai avuto la fortuna di essere entrata
nella mia vita! Te ne
sono grato! Ti amerò per sempre! Adesso, devo andare. Addio! Se mi attacco a
te, non imparerò
ad amare il presente e non imparerò ad amare le persone con cui sto.
Addio!". Notate come può
risultare doloroso tutto ciò. Poi, rammentate alcune esperienze positive che
avete vissuto in
passato; pensate a esse come a persone e dite loro: "Come è stato
meraviglioso averti, te ne
sono molto riconoscente! Ma adesso, addio!". Questo può essere molto
doloroso, sapete?

C'è un altro esercizio che alcuni possono considerare ancor più doloroso:
pensate a qualche
vostra qualità del passato, qualità di cui andavate orgogliosi, come la
vostra giovinezza, la
vostra forza, la vostra bellezza. Rivolgetevi a essa come a una persona. Può
suonare un po'
infantile, ma non abbiate paura di essere come bambini. Potrete trovare il
regno! Dialogate con
loro e dite: "Come è stato meraviglioso avervi! Come sono riconoscente per
avervi avute nella
mia vita! Ma adesso devo andare. Addio!". Molti anziani non hanno mai
vissuto e non hanno mai
provato tutta la dolcezza, la profondità e la ricchezza che l'età avanzata
arreca, perché non
si sono lasciati alle spalle la gioventù, la forza, la vitalità. "Il meglio
deve ancora venire.
La fine della vita è stata la prima a essere fatta". Il meglio deve ancora
venire. Molti
perdono il miglior periodo della propria vita, gli ultimi anni, perché sono
troppo concentrati
sul passato, incatenati alle belle esperienze del passato.

Ecco due catene che ci impediscono di essere felici. Un uccello ferito non
può volare, ma
neppure un passero che si attacca a un ramo può volare. Smettetela di
attaccarvi al passato!
Ripetete l'adagio indù: "L'acqua diventa pulita scorrendo, l'uomo andando
avanti".

--

- Altre invisibili catene -

Adesso viene la terza catena. L'angoscia e la paura del futuro. Ricordate il
generale
giapponese? Gesù parla del medesimo atteggiamento interiore con un
linguaggio più poetico:
"Guardate gli uccelli del cielo, guardate i gigli del campo. Non si
preoccupano. Per questo non
hanno angosce!".

Come è difficile realizzare ciò! Perfino Gesù, di fronte alla morte, rimase
sconcertato. Si sentì
depresso, sperimentò un forte senso di angoscia. Se vogliamo spezzare la
catena dell'angoscia
dobbiamo fare ciò che fece Gesù: affrontare il timore e dialogare con esso
come se fosse una
persona. Amorevolmente, senza violenza, perché la paura sta dentro di noi,
travestita da
prevenzione. Dite alla paura: "Capisco perché sei qui. Ma ho fiducia in
Dio". E se in cuor
vostro vi rendete conto di poterlo fare, ringraziate in anticipo per le sue
conseguenze. Questo
vi sarà di grande aiuto. Ringraziate Dio per tutto ciò che potrà succedere.

Anche la prossima catena interiore che ci rende schiavi ha a che vedere con
il futuro:
l'ambizione. Essere ambiziosi può essere una cosa meravigliosa. Ma, cadere
in schiavitù
dell'ambizione è orribile! Le persone governate dall'ambizione non vivono
affatto! Non c'è
bisogno di spiegarlo. Tutti noi conosciamo persone così. Cosa fare se siete
vittima
dell'ambizione? Mettetevi alla presenza di Dio, fate un atto di fede che il
futuro sta nelle
sue mani. Ditegli: "Signore, ho fiducia che dirigi il mio futuro, farò tutto
ciò che mi è
possibile per realizzare i miei sogni, ma lascio il risultato nelle tue
mani". Poi, ringraziate
per il risultato di questo vostro atteggiamento interiore. Avrete pace e
libertà.

La catena seguente è l'attaccamento alle cose presenti. Il cuore umano è una
grande calamita e
non c'è bisogno di dirvelo, perché tutti ne avete fatto l'esperienza.
Vogliamo possedere cose,
persone e da esse non separarci mai. Diventiamo dipendenti e perdiamo la
libertà. Spesso non
lasciamo liberi neppure gli altri. Suggerisco un esercizio per liberare il
vostro cuore da
questo tipo di attaccamento. Pensate a una persona a cui siete profondamente
attaccati, tanto
attaccati da non volerla lasciare. Con il pensiero parlate con quella
persona, immaginatela
seduta di fronte a voi; parlate con lei. Parlatele amorevolmente. Dite a
questa persona ciò che
ella significa per voi e poi aggiungete la seguente formula, che
inizialmente potete trovare
dolorosa. Come vi ho detto fin dal principio, però, non sforzatevi. Se fosse
troppo doloroso,
interrompete per riprendere un'altra volta, quando ne sarete capaci. Dite
alla persona: "Come
tu significhi molto per me, così io ti voglio bene, ti amo, ma tu non sei la
mia vita! Io ho
una vita da vivere, un destino da compiere, diverso dal tuo". Sono parole
dure, ma la vita non
è sempre facile.

Pensate, poi, a luoghi, attività, a cose che considerate preziose, dalle
quali vi è difficile
allontanarvi e rivolgete a esse più o meno le stesse parole: "Quanto sei
prezioso per me! Ma
non sei la mia vita, ho una vita da vivere, un destino da compiere, diverso
dal tuo". Poi dite
lo stesso alle cose più intimamente legate a voi. Cose che sono quasi una
parte del vostro
essere, come la reputazione, la salute. Dite alla vita stessa che un giorno
sarà ingoiata dalla
morte: "Quanto sei preziosa e quanto ti amo, ma non sei la mia vita. Ho una
vita da vivere e un
destino da compiere, diversi da te . C'è da sperare che, ripetendo
coraggiosamente questa
frase, raggiungerete la libertà spirituale.

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