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SCHEDA ARTICOLO N. «01703»

CLASSIFICAZIONE: 5
TIPOLOGIA: AFFINE
AUTORE: GABRIELLA DE MARCO
TITOLO: UNA BEATA VISIONE
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TESTO ARTICOLO

Questa notte ho avuto una visione e tutte le parole del mio essere si
dischiudevano balzando di qua e di là e tutto il divenire voleva
imparare.

Ma dove mi trovavo sembrava vano qualsiasi discorso.

Forse che la saggezza è tacere e passare oltre?

Mi trovavo fra tanta gente e tutti volevo comprendere e avrei dovuto
toccare e guardare tutto, ma le mie mani però erano troppo pulite e
così pure i miei occhi.

In quel luogo tutti parlavano e nessuno faceva attenzione, il mio
animo si esprimeva attraverso la saggezza, ma sul mercato sembrava
bastasse il tintinnio del denaro per sovrastare il tutto.

Tutti parlavano e nessuno era capace di intendere, tutto veniva
logorato a forza di parole e veniva messo in piazza.

E ciò che un tempo chiamavano intimità di anime profonde veniva
strombazzato per le strade.

Bizzarra natura degli uomini; mi accorsi che il pericolo più grande
era risparmiare sempre gli altri e averne una grande compassione.

Il mio cuore era infatuato, ricco di disponibilità verso il prossimo.

Così vivevo in mezzo a loro, travestita e disposta a disconoscere me
stessa per stare ad aiutarli e ripetendo sempre:

Folle, tu forse non conosci gli uomini, troppo e in tanti uomini vi è
solo facciata.
A che servono loro in fondo, occhi che mirano e cercano oltre?

Si potrebbe rischiare di disimparare da queste miserie umane.

Come punzecchiata da molte gocce d'invidia, stavo in mezzo a loro con
la mia innocenza.

Nascondere me stessa fu forse la mia ricchezza infondo i piccoli non
hanno colpa della loro piccolezza.

In mezzo a questo frastuono di ricercatori e sperimentatori imparai a
scambiare le parole.

In sogno mi trovai su un promontorio al di là del mondo e tenevo in
mano una bilancia come se volessi pesare il mondo e così la mia
visione trovò il mondo.

Fu forse la mia saggezza a parlarmi in gran segreto:

Dove vi è forza e coraggio anche i numeri diventano preghiere.
All'improvviso fu un albero che mi fece cenno, un albero dai rami
lunghi di forte volontà e come piegato da chi è stanco dopo un lungo
cammino mi suggerì una cosa umanamente buona.

Come è buono il mondo di cui tanto male si dice.
Oggi, sono riconoscente a quella visione e di aver pesato ogni giorno
del mio tempo in questo tempo.

Misi sulla bilancia i miei pensieri percorrendo l'oggi per giungere al
domani, costrinsi me stessa a stare nella bassura per giungere
all'altezza.

Nella culla ci vengono date pesanti parole: "bene e male", grazie ad
esse ci viene perdonato di vivere e se ci inzuppiamo di fatica allora
ci dicono:

Eh, la vita è un grande fardello!
Invece è l'uomo che è per se stesso un pesante fardello e questo
perché si trascina sulle spalle troppe cose estranee.

In verità ho imparato col tempo l'arte di attendere, attendere
soltanto me stessa.

E sopra ogni cosa ho imparato a camminare, a saltare, a danzare e ad
arrampicarmi.

Ad arrampicarmi tra gli occhi della gente a palpitare come una
fiammella nei cuori della gente.

Ma chi vuole imparare un giorno a volare, deve prima di tutto imparare
a stare con se stesso, a camminare, a saltare, a danzare e ad
arrampicarsi.

Questo dunque è il mio cammino e il vostro qual'è?

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