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SCHEDA ARTICOLO N. «01876»

CLASSIFICAZIONE: 3
TIPOLOGIA: YOGA
AUTORE: MRINALINI MATA
TITOLO: DUE ERANO LE FRASI CHE PARAMAHANSAJI NON PERMETTEVA DI DIRE
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TESTO ARTICOLO

DUE ERANO LE FRASI CHE PARAMAHANSAJI NON PERMETTEVA DI DIRE.

Tratto da: Il rapporto Guru-discepolo

di Mrinalini Mata

(Conferenza tenuta dal vice-presidente della Self-realization
Fellowship/Yogoda Satsanga society per la Convocazione del cinquantesimo
anniversario 7 luglio 1970

L'aiuto del Guru

Il Guru aiuta il discepolo per vie infinite. La più grande di tutte,
forse, è questa: Egli ispira il chela con l'esemplificazione dei suoi
attributi divini; Egli è la -voce parlante del Dio silenzioso*- e
l'incarnazione della più alta saggezza e dell'amore più puro. Egli incarna
le qualità dell'anima che riflettono Dio. Il Guru simboleggia la via e la
Meta. Gesù Cristo ha detto: -Io sono la via, la verità e la vita-. (Giovanni
14,6). Il Guru è la via: come supremo esempio del sadhana che Egli dà ai
suoi discepoli, Egli dà la dimostrazione delle divine leggi di Verità e
insegna ad applicarle per realizzare Dio. Egli dà al chela ispirazione
spirituale e vitalità per seguire il sentiero che porta alla vita eterna in
Dio.

All'inizio, il discepolo può pensare che, poiché il Guru è divino, il
chela non possa sperare di emularlo. Un tale discepolo, a cui Paramahansa
Yogananda aveva chiesto di eseguire un compito che gli considerava al di là
delle proprie capacità, protestò dicendo che non poteva farlo. La risposta
di Paramahansaji fu veloce e decisa: -Io posso farlo!- -Ma, Gurudeva, lei é
Yogananda, è uno con Dio-. Il discepolo si aspettava che Paramahansaji gli
dicesse: -Sì, hai ragione, fai pure con comodo. Alla fine ce la farai-.
Invece Gurudeva rispose: -C'è una sola differenza fra te e Yogananda. Io ho
fatto lo sforzo; ora sei tu che devi farlo!-

Due erano le frasi che Paramahansaji non permetteva mai di dire al
discepolo che era sotto la sua guida: -Non posso- e -Non voglio-. Egli
insisteva che il discepolo fosse pronto a fare uno sforzo.

-La vita è come un fiume che scorre rapidamente- diceva spesso
Paramahansaji. -Se vuoi cercare Dio, devi nuotare contro la corrente delle
tendenze del mondo che trascinano la tua mente verso la limitata coscienza
materiale e sensoria. Devi sforzarti di nuotare -contro corrente- ad ogni
istante. Se ti rilassi, la forte corrente dell'illusione ti trascinerà via.
I tuoi sforzi devono essere costanti-.

Le Scritture Vediche affermano che lo sforzo spirituale del discepolo
costituisce solo il venticinque per cento delle forze spirituali richieste
per riportare la sua anima a Dio. Un altro venticinque per cento viene dato
dalle benedizioni del Guru; il rimanente cinquanta per cento viene concesso
dalla grazia di Dio. Lo sforzo del devoto , quindi, è uguale a quello del
Guru e Dio fa quanto Guru e discepolo compiono insieme. Sebbene lo sforzo
del discepolo costituisca un quanto dell'intero, il discepolo deve andare
avanti e fare tutto quello che deve senza aspettare di ricevere le
benedizioni di Dio e del Guru. Se il devoto compie il massimo sforzo per
fare la sua parte, le benedizioni del Guru e la grazia di Dio saranno
automaticamente con lui.

Il Guru, inoltre, aiuta il discepolo assumendosi gran parte del suo
karma. Egli può anche, su comando di Dio, assumersi una parte della massa
karmica dell'umanità.

-Il Figlio dell'uomo non è venuto per essere servito, ma per
servire e per dare la sua vita per il riscatto di molti- (Matteo 21,28) Gesù
permise al proprio corpo di essere crocifisso per assumersi una parte del
karma collettivo dell'umanità. Spesso noi abbiamo veduto tale potere
dimostrato da Paramahansa Yogananda; a volte si manifestavano nel suo corpo
i sintomi di una malattia dalla quale aveva guarito una persona. Durante la
guerra in corea, mentre era in stato di samadhi, egli gridava dal dolore
perché soffriva con i soldati feriti e morenti sul campo di battaglia.

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